
Lo storico Yerushalmi, di cui Giuntina ha opportunamente edito il volume “Zakhor”, valutava il messianesimo come una visione che si originava dalla disperazione, eliminando la dimensione della speranza, un sentimento e un immaginario che, a suo avviso, invece meritavano un’indagine culturale di tutto rispetto nella storia della sensibilità ebraica. La questione non è banale perché obbliga a considerare il processo storico non solo attraverso la coppia storia/memoria, ma appunto anche attraverso quella disperazione/speranza. Uno dei documenti da prendere in considerazione potrebbe essere l’inno israeliano. Il fatto che si chiami “La speranza” forse questo potrebbe anche indicarci che il sionismo non appartiene, o non voleva appartenere, alla famiglia dei messianesimi politici, e dunque non aveva un obiettivo massimo da realizzare, bensì uno minimo da garantire in cui non si riversavano né l'amarezza, né il risentimento.David Bidussa,
storico sociale delle idee, http://www.moked.it/
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