Israele perde la guerra delle immagini
E se la ormai celebre fotografia del funerale di Gaza
premiata dalla World Press Photo Foundation fosse un falso? L'organismo
che presiede il prestigioso riconoscimento ha avviato una revisione
dell'immagine. Non sarebbe la prima immagine rilanciata dai quotidiani
di tutto il mondo che si rivela un'arma di propaganda contro Israele. Ci
fu Tuvia Grossman, il ragazzo sanguinante sulla prima pagina del New
York Times con alle spalle un poliziotto israeliano. Quel ragazzo fu
spacciato per palestinese, ma era un israeliano salvato dal linciaggio
degli arabi all'inizio della Seconda Intifada. Il danno fu enorme per lo
stato ebraico. Poi c'è stato il libello del sangue di Mohammed al Dura,
il bambino palestinese al centro di uno dei più grandi scandali
mediatici realizzati ad arte dalla televisione francese. E la Reuters,
che durante la guerra in Libano del 2006 mostrò una donna sotto più
macerie, in luoghi diversi, usata come manichino di guerra. E sempre la
Reuters fece sparire dalle mani dei terroristi turchi della Mavi Marmara
asce, coltelli e spranghe, dovevano passare per "pacifisti". La
barriera di sicurezza di Israele è fotografata più di qualsiasi star di
Hollywood, ma solo nelle sezioni di cemento con graffiti. Ci fu infine
l'invenzione del “massacro di Jenin”, corpi che si rialzavano per
cambiare posizione e una bambina che alla fine è risultata viva e
vegeta. Foto e notizie che incitano all’odio. Purtroppo Israele sta
perdendo questa guerra delle immagini.© - FOGLIO QUOTIDIANO di Giulio Meotti
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