Visualizzazione post con etichetta lettere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettere. Mostra tutti i post

domenica 13 marzo 2011


Tel Aviv. Molo presso la centrale Reading

Israele. Pagine da un diario di viaggio. Tel Aviv e la sua spiaggia (uno dei partecipanti al viaggio di dicembre)

Israele non cessa mai di stupire e di far innamorare anche per i luoghi che non ci si aspetterebbe. Penso a Tel Aviv, al suo lungomare alla sua spiaggia, un luogo per me, innamorato della montagna, che non avrebbe avuto certo nulla da dire. Eppure… Ricordo la prima volta che ‘ci siamo incontrati’. Avevo lasciato il gruppo in centro e me ne andavo tutto solo verso il mare. Il tempo era variabilissimo e pieno di nuvolosi che promettevano degli squarci certamente non indifferenti almeno sul piano della fotografia. Così mi sono ritrovato a camminare per quel lunghissimo (quasi infinito…) lungomare, sferzato dal vento (era inverno) e tutto preso a scattare foto dopo foto in genere verso Yaffo che appariva e scompariva, con la sua classica silouette, tra nubi e sprazzi di sole. I miei piedi camminavano su quel particolare selciato pieno di linee curve, un po’ chiare ed un po’ scure, mentre dalla spiaggia una rena finissima veniva spinta dal vento. Oltre le palme, piegate dal vento, il flusso incessante del traffico che, tuttavia non disturbava: quello che si udiva era soltanto il rumore delle onde che si infrangevano sulla larga spiaggia.Mentre, quasi una sorta di miraggio, tra gli alti hotel sbuca, improvvisamente, la sagoma di una moschea la Hassan Bek con tanto di minareto. Incongrua? Forse, ma ha una storia. Stava andando a pezzi e gli israeliani hanno provveduto a restaurarla ed ora gli arabi la frequentano. Nonostante il tempo fosse più che incerto non mancavano i ‘telavivini’ impegnati a passeggiare, a pescare, a fare jogging. Insomma davvero ho cominciato a rendermi conto che davvero quella città non si fermava davvero mai. Una sensazione che si può provare girando anche ad ore piccole e trovando sempre una varietà di personaggi normali o pittoreschi intenti a farla vivere ad ogni ora. Ricordo che una mattina, erano circa le tre, mentre mi dirigevo al Ben Gurion (e l’autista che, con fare tipicamente israeliano, mi chiedeva per quale squadra di calcio tifassi e, allungando il cellulare fuori dal finestrino, mi snocciolava i risultati dell’ultima giornata di campionato) quando abbiamo incrociato, tra le tante persone…un individuo vestito da orso che avvicinatosi ad un chiosco si faceva servire…quello che gli orsi mangiano la mattina presto senza che nessuno dei tanti presenti ci facesse caso più di tanto. Essendo nato questo ‘nuovo amore’ il mese scorso, dopo un viaggio in gruppo, ho deciso di passare cinque giorni da solo cercando di cogliere ancor meglio le caratteristiche di questa metropoli che, apparentemente con i suoi enormi grattacieli sembrerebbe una sorta di Miami (almeno quella che ci mostrano i vari sceneggiati, tipo CSI Miami), ma che è ben più di una semplice città di mare. Direi che si potrebbe definirla come una città poliedrica, dove mille sfaccettature (non per nulla è sede del Diamonds Exchange!) si incontrano senza creare fratture.
Certamente accanto agli edifici modernissimi di acciaio, vetro e cemento s’incontrano case fatiscenti in attesa di recupero e proprio insieme a molte di quelle costruzioni caratteristiche del Movimento Bauhaus (in virtù della quale c’è stato pure il riconoscimento quale Patrimonio dell’Umanità) anch’esse in attesa di essere riportate all’antico splendore. Tutto questo è vero, ma non bisogna mai scordare che questa moderna città è stata fondata nel 1909 e dove oggi svettano i grattacieli non c’erano che dune di sabbia… Sono indubbiamente belli anche i viali del centro (penso alla stupenda Rotschild Avenue), ma a me è restato (e resta) il piacere di percorrere il lungomare. Guardando, gustando paesaggi e persone. Che via via mutano.Colpiscono le panchine semicircolari (quello che da noi viene definito 'arredo urbano') rivolte verso il mare e con una copertura in assi di legno. Luogo ideale per fermarsi, leggere, guardare. Come ho fatto io traendone un piacere non piccolo. E’ bello notare come queste strutture siano praticamente tutte uguali e invitino a seguire il loro rincorrersi lungo tutta la costa. Dove non mancano i locali dove fermarsi per un caffè accompagnato da una fetta di torta…o anche di qualche cosa di più consistente. Certo occorre fare attenzione. E’ necessario sapere (ma a questo ha già pensato la stupenda Angela Polacco in precedenza) dove sia possibile bere non solo il caffè americano, ma anche un espresso che non spinge a rimpiangere quello di casa.
Accennavo all’attenzione: circa il locale da sceglie, ma anche al conto. Già a volte il servizio non è compreso (ma nella ricevuta è evidenziato) ed occorre lasciare un’aggiunta, in altri no. Questione di abitudine. Tra l’altro (senza la necessità di alcun ‘editto Brambillesco’ come da noi) nei locali trovano, generalmente accoglienza anche gli amici a quattro zampe ed anche questo fa sentire in famiglia. Già perché se anche entri unicamente per un caffè (e magari lo fai perché ti ha sorpreso uno scroscio improvviso di pioggia) nessuno ti caccia se continui a restare, magari leggendoti il giornale. O fumando. Già e la cosa è davvero un po’ buffa. Gli israeliani tengono un sacco alla forma fisica (la spiaggia è infatti piena di aree attrezzature che vengono sfruttate praticamente in ogni ora del giorno) e la figura tipica che si incontra è quella di chi (giova o non più tale, uomo o donna) fa jogging ascoltando musica, come mostrano gli auricolari che un po’ tutti portano durante questa attività. Eppure nei caffè ci sono i posacenere e le persone fumano. E quel che più conta nessuno ha nulla da eccepire. Direi che anche questa è la dimostrazione di quali siano i ‘costumi’ e la capacità di accettare anche chi ha ‘vizi’ presente a Tel Aviv. Il passeggiare lungo lo stupendo lungomare richiede anche una diversa forma di attenzione: quella relativa ai ciclisti. Che sembrano un po’ indisciplinatelli (un po’ come gli automobilisti del resto). Anche perché la suddivisione tra pedoni e ciclisti a volte (a volte per questioni di spazio, ma non sempre) non sempre esiste. E quando esiste…non sempre è rispettata. Probabilmente per questo motivo quando i due flussi sono l’uno accanto all’altro su quello riservato a pedoni è dipinta la figura di un padre che tiene per mano un bambino (mai notato che la figura dell’adulto è generalmente quella di una figura maschile? Probabilmente perché le mamme lo fanno…automaticamente, senza necessità lo si ricordi loro). Andando verso nord si trova il la Marina di Tel Aviv e si possono ammirare degli stupendi natanti oltre a vascelli più modesti. Più oltre il vecchio porto ha visto gli antichi capannoni ristrutturati e divenuti oggi diventato vero e proprio luogo delle ‘grandi Firme’, un vero e proprio invito allo shopping. E proprio l’area del Porto appare del tutto rinnovata: con pavimentazione in listerelle di legno che, con grandi ondulazioni, sembrano riproporre quelle dune di sabbia che qui erano 100 anni fa. Un saliscendi gradevole per chiunque, ma una vera manna per i piccoli che ne sfruttano le pendenze con biciclettine e skate. In tutta sicurezza vista l’assenza di traffico. O si divertono, com’è comprensibile a cercare di sfuggire (a volte riuscendo ed a volte no) agli spruzzi delle onde più alte che si infrangono sulla balaustra.Continuando un ponte pedonale supera lo Yarkon (il fiume di Tel Aviv), presso la centrale elettrica Reading e permette di proseguire costeggiando l’area dell’aeroporto di Dov (utilizzato per voli turistici, ma all’interno del quale si possono vedere anche velivoli militari, e che l’’area sia ‘sensibile’ lo dimostrano i cani alla catena che corrono, all’interno, lungo tutta la recinzione con guinzagli che scorrono su cavi d’acciaio permettendo ad ogni animale di vigilare su una ben definita sezione del reticolato). Il tutto avendo sempre davanti agli occhi, lo stupore che riserva questo mare infinito e la sua costante altrettanto infinita risacca. Generalmente potendo contare su un sole capace di abbronzare anche in inverno. E, nei capelli, la brezza del mare. Mentre mi chiedo, senza riuscire a darmi una risposta convincente,: cosa ha di particolare e di bello questo luogo rispetto alle amate Dolomiti… Piero P.

lunedì 21 febbraio 2011






dalle alture del Golan.........

Per chi si fosse perso qualche puntata, o magari le avesse perse tutte, niente paura: qui

http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/post/2599197.html

trovate tutto il mio quarto viaggio.
Se poi qualcuno avesse curiosità interesse voglia e tempo di conoscere anche gli altri, li trova qui:

http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/post/2059747.html

Shavua tov a tutti Barbara Mella


Ritagli rimasugli frattaglie 3

E poi abbiamo visto il museo d’Israele da poco riaperto, col miracolo dei rotoli del mar Morto miracolosamente riemersi grazie a una capra beduina che si era data alla fuga e al pastore intenzionato a recuperarla a qualunque costo, e le sinagoghe di varie comunità della diaspora ricostruite nello stile originario e arredate con gli arredi originali donati dalle comunità stesse (assolutamente strepitosa quella dei Caraibi, tutta di un bianco abbagliante e col pavimento ricoperto di sabbia candida e sottile come farina per purificarsi quando si entrava).E la vecchia stazione di Tel Aviv ricostruita come luogo di intrattenimento, con locali e negozi e alberi giganteschi e i capannoni in cui avevano alloggiato gli inglesi al tempo del mandato britannico.E la danza improvvisata in Ben Yehuda a Gerusalemme da un gruppo di ragazzi fra cui una deliziosa soldatina dal viso pieno di lentiggini.E il locale di Max Brenner, da cui si esce letteralmente strafatti di cioccolata – e magari, approfittando di quella magica invenzione che è la carta di credito, con una borsa stracolma di dolci e cosmetici al cioccolato, oltre che delle più strepitose scatole mai viste da occhio umano.E gli stambecchi dell’oasi naturale di Ein Gedi, vicino al mar Morto.E le alture del Golan, da cui i cecchini siriani facevano il tiro al piccione sui contadini e sugli abitanti dei villaggi sottostanti e di cui le anime belle, incuranti di questi precedenti, incuranti del fatto che dalla Siria continuino ad arrivare segnali non solo tutt’altro che rassicuranti, ma anche sempre più minacciosi su ciò che accadrebbe se riavessero in mano quelle alture, e incuranti dell’infinità di reperti archeologici di insediamenti ebraici antichissimi – ossia risalenti a molto prima dell’invasione araba, con relativa pulizia etnica delle popolazioni autoctone - trovati in tutta l’area, continuano a chiedere a gran voce la restituzione – guardandosi bene, naturalmente, dal chiedere alcunché alla controparte.E poi l’incanto del golfo di Haifa – sì, lo so, ve l’ho già mostrato, ma non così – immerso nelle brume del crepuscolo.E poi Giaffa e le sue case antiche e i suoi vicoli lastricati e le sue scale e le sue piazzette e le sue palme e il Mediterraneo verso Tel Aviv .......Barbara Mella

venerdì 18 febbraio 2011



Nahalat Benjamin nel 1914 e oggi
E l’orgia di colori (sempre dal viaggio di dicembre)

delle meravigliose opere di artigianato sulle bancarelle di Nahalat Benjamin, di cui nel 1910 si sono cominciate a scavare le fondamenta.E l’altra orgia di colori, profumati questa volta, di Mahane Yehuda, il grande mercato di Gerusalemme – e Paolo il Grande che non è stato neanche un po’ contento e anzi ha anche fatto una faccia strana quando gli ho detto ma lo sai che qua ci sono stati un sacco di attentati terroristici, perché insomma, a me sembra che a uno dovrebbe interessare di conoscere la storia dei posti che sta vedendo, no? E lui ha detto che sì, però magari era meglio se glielo dicevo dopo. Io comunque mi sono rimpinzata di fragole fresche profumatissime e di dolcissimi datteri e un sacco di altre cose che non mi ricordo più. C’erano anche le uova col guscio bianco, che da noi non si vedono praticamente più. Cinzia, che lavora nel ramo, ha spiegato che il guscio, siccome è poroso, trattiene la polvere che vi si posa; siccome sul bianco la polvere è chiaramente visibile, un occhio esperto è in grado di calcolare, dalla quantità di polvere trattenuta, quanto è vecchio l’uovo, e per questo sono state selezionate quelle uova dal guscio circa ocra, in cui tutto questo non si vede.E poi quell’altra orgia di colori ancora delle vetrate di Chagall nella sinagoga dell’ospedale Hadassah, dedicate ai dodici discendenti di Giacobbe che hanno dato origine alle dodici tribù di Israele,una delle quali colpita dai giordani durante la guerra dei Sei giorni, e per questo ora protette e non più visibili dall’esterno. Ed è per questo motivo che quando mi ci ha portata il tassista di Fiamma Nirenstein la volta che ho girato mezzo Israele con tutte e due le zampe rotte, non le ho potute vedere, ma adesso per fortuna ho finalmente potuto riempire anche quella lacuna.Barbara Mella


il "nostro" circasso
Ritagli rimasugli frattaglie 2 (dal viaggio di dicembre)

Vi ho già detto che siamo stati dai circassi, ma non vi ho raccontato come ci siamo arrivati. E dunque arriviamo nel loro villaggio, scendiamo dall’autobus, percorriamo le poche stradine per arrivare al loro museo e... il museo non c’è. Non c’è proprio niente di niente. Angela dice eppure mi pare proprio che dovrebbe essere qui, io dico sì, anche a me pare che fosse qui, da quella terrazza là ho fatto le foto quando siamo usciti, l’altra volta... Però il museo non c’è, e questo è un fatto. Prende il cellulare, chiama, e le dicono ah sì, ci siamo trasferiti, prendete quella strada così e così che adesso veniamo a prendervi. E difatti di lì a un po’ che però era un po’ abbastanza tanto arriva una signora in macchina che ci dice di riprendere l’autobus e poi lei si mette davanti all’autobus e insomma abbiamo girato per strade e stradine a non finire per raggiungere la nuova sede del museo, della quale, al momento della prenotazione della visita, non era stato fatto il minimo cenno. E poi mi ero dimenticata anche di raccontarvi della lingua ma niente paura, tra le frattaglie adesso raccattiamo su anche quella. E dovete dunque sapere che l’alfabeto circasso originariamente aveva un numero di lettere che adesso non mi ricordo di preciso ma più o meno doveva essere sulle centocinquanta o giù di lì. Poi un bel giorno hanno detto basta con sto macello, semplifichiamo! E così adesso sono solo poco più di una sessantina. Altra caratteristica della lingua circassa è che non gli è mai venuta l’idea di attaccare le sillabe tra di loro, e quindi tutte le parole circasse sono monosillabiche. Va da sé che le sillabe possibili, anche con tutte quelle lettere, non sono illimitate, per cui le sillabe hanno più di un significato. Mooolto più di uno, e per dimostrarlo ci ha fatto l’esempio di una bella frase lunga, completa, con soggetto e verbo e un po’ di complementi col loro accompagnamento di aggettivi, tutti consistenti in un’unica sillaba ripetuta tipo scioglilingua. Forse sarà per quello che uomini e donne, per scegliersi, usano la danza con tutti i vari movimenti del corpo e delle braccia e delle mani: evidentemente così sono più sicuri di capirsi. Barbara Mella

venerdì 11 febbraio 2011


I suoni e le luci e la magia (sempre dal nostro viaggio di dicembre)

Il sabato mattina mi è improvvisamente piombato addosso un micidiale attacco di artrosi lombare, che mi ha letteralmente paralizzata, oltre che martellata con dolori disumani. Sono stata così costretta a rinunciare alle visite della giornata e a restarmene tutto il giorno immobile a letto, impasticcandomi peggio di una quindicenne discotecara sgallettata per poter sopportare il dolore e recuperare un minimo di movimento.La sera piovigginava – anzi, spiovizzicava, come disse una volta con una simpatica invenzione una giornalista sportiva, ingiustamente, a mio avviso, bacchettata dai beghini della lingua italiana – e minacciava di fare peggio, e qualcuno del gruppo ha rinunciato allo spettacolo, che si teneva all’aperto, ma io, che quello spettacolo lo conoscevo per averlo visto due anni fa, per niente al mondo avrei rinunciato a rivederlo, e così, pur muovendomi ancora con notevole fatica, aggrappata al braccio di Paolo il Grande per poter percorrere le poche decine di metri da fare a piedi, barcollante e dolorante, con un paio di maglie di lana addosso e un’altra avvolta intorno alla vita per tenere ulteriormente al caldo la schiena, sono andata a rivederlo, a rivedere la storia di Gerusalemme scorrere sulla torre di David e sulle mura adiacenti... E poiché qualcuno ha avuto la brillante idea di fermare alcune di quelle immagini e farne un power point, io a mia volta ho sottratto e ridimensionato le più significative, per dare anche a voi almeno un’idea dell’incanto di quello spettacolo, che meritava davvero una battaglia all’ultimo sangue con l’artrosi lombare.Barbara Mella

mercoledì 9 febbraio 2011


parte del gruppo durante un incontro
Itzik (sempre dal nostro viaggio di dicembre)

Itzik era il nostro autista, quello per cui occorre rispolverare il fatidico ho visto cose che voi umani eccetera. Mica che non fosse bravo, per carità, anzi, onore al merito, diciannove siamo partiti, venti con la guida, e diciannove, venti con la guida, siamo arrivati. Tutti con due gambe e due braccia ecc. ecc. No no, su quello niente da dire. È solo che il nostro Itzik, prima di fare l’autista di autobus, stava nell’esercito e faceva l’autista di semicingolati. E a quanto abbiamo avuto modo di verificare, nessuno ha ancora provveduto a spiegargli chea) un autobus non è un semicingolatob) se lui non sa la strada e la guida sì e lui vuole girare a destra e la guida gli dice di girare a sinistra, anche se la guida non è un ufficiale di grado superiore al suo non è disonorevole fare come dice leic) se la guida insiste che bisogna girare a sinistra non è obbligatorio per legge dare in escandescenzed) sulla strada, a differenza che nei campi dove si fanno le esercitazioni, c’è un sacco di gente, che non va solo dove ha deciso il comandante. A volte capita addirittura che abbiano diritto di precedenza, e non sarebbe male lasciarglielad) un autobus non ha le dimensioni di una Cinquecento, per cui se in un certo spazio una cinquecento ci passa, ciò non significa automaticamente che ci passi anche un autobusPerò era simpatico, sul serio. E anche noi gli eravamo simpatici perché, ci ha spiegato, salendo la mattina lo salutavamo. Gli chiedevamo come stava. A volte scambiavamo anche qualche parola con lui. E lui a tutto questo non è abituato: i turisti di solito si comportano come se lui fosse un robot, parte dell’attrezzatura dell’autobus, e lui li percepisce come se fossero dei numeri anziché delle persone. Evidentemente si tratta delle solite comitive di pellegrini che vanno in Terrasanta a visitare i Luoghi Santi: lui, in quanto ebreo israeliano, non fa evidentemente parte dei soggetti meritevoli di attenzione.Barbara Mella

domenica 6 febbraio 2011


E bisogna riparlare di Luzzati

È stato a Gerusalemme, presso il Tempio italiano: è lì che la comunità italiana (grazie, credo, principalmente se non esclusivamente, a Cecilia Nizza) ha organizzato una splendida serata che siamo arrivati giusto in tempo a gustare. Bisognerà, certo, stendere almeno un velo pietoso sull’abbigliamento della pur brava pianista, nell’impossibilità di stendere una coperta matrimoniale sulle sue considerevoli grazie esposte, ma, a parte questo, è stata una serata davvero memorabile. Abbiamo ascoltato, in pregevoli interpretazioni, arie di Rossini, Bellini, Puccini, Donizetti, Verdi. Abbiamo avuto la gradita sorpresa di un tenore scovato casualmente all’ultimo momento che con il soprano ci ha gratificati, fuori programma, del duetto Croce e delizia. Ma soprattutto abbiamo avuto il grande, immaginifico, geniale Lele Luzzati, le sue animazioni nei cortometraggi del Temporale dal Barbiere di Siviglia, l’Ouverture dell’Italiana in Algeri,il Duetto dei gatti, e l’Ouverture della Gazza ladra. E se tutto il resto ha raccolto il massimo apprezzamento, l’animazione della Gazza ladra ha scatenato un autentico delirio. E poiché non esistono parole umane per descrivere un tale capolavoro, vi dico una cosa sola: guardatelo!Barbara Mella


il nostro ospite circasso
Le genti (ancora dal viaggio di dicembre 2010)

Perché il tema del viaggio era “Un piccolo Paese per tante genti”. E quindi la cosa principale che abbiamo fatto è stata quella di incontrare genti: beduini, drusi, circassi, bahai, i francescani della Custodia di Terrasanta, gli ortodossi cabalisti di Safed, la comunità tedesca di Migdal...Dai beduini abbiamo imparato che la legge israeliana non è per niente buona. Perché se una donna per esempio cornifica il marito, allo stato non gliene frega niente e non la punisce, lasciando così che la famiglia venga disonorata, e questo non va bene neanche un po’. Così come non va bene che se un ladro trova un buon avvocato riesce a farsi assolvere. E si è potuto intuire, anche se non l’ha detto esplicitamente, che un’altra cosa negativa della legge israeliana è che non applica la pena di morte (in teoria la pena di morte in Israele c’è, ma è stata applicata solo con Eichmann). E quindi è molto meglio regolarsi secondo la legge beduina.I drusi invece sono molto più accomodanti. Sarebbero una specie di musulmani, ma per i musulmani “veri” sono assolutamente eretici. In linea di massima da giovani si divertono, poi quando si sono divertiti abbastanza diventano religiosi, ma senza particolari fanatismi, sembra. Hanno come norma il rispetto delle leggi dello stato in cui vivono, e infatti prestano servizio militare. Naturalmente anche i drusi libanesi sono fedeli allo stato libanese, e da buoni libanesi odiano Israele, però non odiano i fratelli drusi israeliani. Difficile alchimia, ma sembra che riescano a farla funzionare. Quello che a me invece appare davvero poco chiaro è: i drusi non si distinguono per la religione, non si distinguono per la lingua, non si distinguono per la cultura, non si distinguono per la nazionalità, meno che mai si distinguono per i tratti somatici; in che cosa consiste dunque l’identità drusa?Il tipo circasso che ci ha spiegato i circassi è piaciuto un sacco a tutti. Tranne che a me. Perché uno che di mestiere dovrebbe fare quello che spiega le cose e poi si mette a parlare a raffica e non si lascia interrompere dalla persona che dovrebbe tradurre, e quando quella finalmente riesce a inserirsi non riesce mai a finire perché lui riparte e in definitiva agli ascoltatori non riesce ad arrivare neanche la metà delle cose, che razza di guida sarebbe? Anyway, dai circassi, nonostante siano musulmani, pare che le donne se la passino piuttosto bene, si vestono come vogliono, lavorano, si possono scegliere il fidanzato, e se poi cambiano idea lo possono anche lasciare senza alcuna conseguenza, il che rispetto alle sorelle musulmane di altri gruppi etnici o nazionalità è privilegio davvero non da poco. Di come i circassi allevano i bambini vi ho invece già parlato, e non lo ripeterò.Poi ci sarebbe da dire dei cabalisti di Safed ma non sono sicura di poter dire granché. Abbiamo incontrato un tizio piccoletto barbuto di origine toscana, non mi ricordo se fosse un rabbino o solo uno studioso, ha parlato ma non abbiamo mica tanto capito che cosa dicesse, poi ogni tanto faceva un po’ di confusione fra i vari personaggi della Bibbia e lo dovevamo correggere, insomma tutta una roba così, però la cittadina è un gioiello. Erano un gioiello anche i negozi, ci si sarebbe potuto spendere uno stipendio intero se non fosse che lo stipendio intero era già andato per il viaggio e quindi niente. Ma anche solo vederle, quelle opere d’arte, ha rappresentato una festa per gli occhi. Barbara Mella




Piove, governo ladro! (cronaca del viaggio di dicembre 2010)




No cioè voglio dire, che piova in un Paese in gran parte desertico, in cui la penuria d’acqua è problema forse più grave ancora del terrorismo, non può che fare piacere, ci mancherebbe. Però insomma potrebbe anche scegliere momenti migliori, no? Per esempio mentre imperversava quello spaventoso incendio che ha distrutto decine di vite umane, milioni di alberi, un secolo di lavoro, non poteva piovere lì? O almeno, se proprio doveva piovere mentre eravamo lì noi, piovere di notte? O mentre stavamo al ristorante, in un museo, in una sinagoga? No? No. E vabbè.Eravamo andati a Haifa per visitare il tempio Bahai........Pioveva. Che uno dice vabbè, piove, e allora? Abbiamo le giacche a vento, abbiamo i cappucci, abbiamo gli ombrelli, e che sarà mai? Certo, con la pioggia non si può vedere tutta questa meraviglia, ma insomma non si può mica avere tutto dalla vita, no? E dunque arriviamo, e siccome siamo in giro da diverse ore per prima cosa chiediamo di andare un momento in bagno. Finito di sbrigare l’incombenza si vorrebbe uscire per raggiungere la guida che ci dovrebbe portare in giro e mostrare e spiegare eccetera eccetera, e ci troviamo di fronte questa cosa qui:(vedi foto)È stato allora che abbiamo dovuto lanciare l’SOS perché ci venissero a salvare, e alla fine sono venuti ad aprirci un altro passaggio, attraverso il quale siamo arrivati al punto di incontro con la nostra guida fradici fino al midollo, nonostante giacche a vento e cappucci e ombrelli, ma insomma più o meno vivi. La guida era una signora americana, perché tutti i Bahai del mondo hanno l’obbligo di prestare servizio per almeno nove giorni nel corso della loro vita presso il tempio di Haifa, è un dovere religioso, e la signora stava per l’appunto prestando tale servizio. Quello di Haifa è il centro principale di questa religione, e lì è sepolto il suo fondatore, approdato a Haifa in fuga dalla natia Persia, dove la religione era perseguitata – come lo sono tuttora in tutto il Medio Oriente, con l’unica eccezione di Israele, tutte le minoranze. La religione, se ho capito bene, consiste nel credere all’esistenza di un solo Dio e nella convinzione che la rivelazione divina non è stata consegnata in un pacchetto unico ma continua nel tempo. Il seguace della religione bahai ha l’obbligo di comportarsi bene, di astenersi da alcol e droghe, di rispettare le leggi del Paese in cui vive, e di considerare gli esseri umani tutti uguali (in teoria dovrebbero essere uguali anche uomo e donna, ma pare che nella pratica le cose stiano in maniera un tantino diversa). Ho detto “se ho capito bene” perché tutte le spiegazioni, nonostante l’esistenza di una sala di accoglienza, ci sono state date all’aperto, sotto il portico colonnato che circonda, tipo tempio greco, il mausoleo, con un vento gelido che soffiava da tutte le parti e noi ancora fradici per tutta l’acqua presa per arrivare fin lì e insomma non eravamo proprio nelle condizioni ottimali per fornire il massimo della concentrazione alla nostra pur piacevole e simpatica guida.I giardini, comunque, sono talmente belli che anche in quelle condizioni era possibile rendersi conto della loro straordinaria bellezza: è infatti convinzione dei bahai che la bellezza induca all’elevazione dello spirito (san Paolo e Bin Laden difficilmente ne potrebbero essere entusiasti), e per questo costruiscono i loro centri con la massima cura per l’estetica. Per nostra fortuna, direi. Barbara Mella, http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2011/01/23/e_quattro_13.html

sabato 5 febbraio 2011


il nostro gruppo a Tsad Kadima
Israele nel cuore. Sempre

È trascorso un mese dal viaggio in Israele, e ora che i ricordi hanno preso il loro giusto posto nella memoria, posso liberare le emozioni, le sensazioni e i segni che questo viaggio ha lasciato nel cuore.Innanzitutto voglio ringraziare l’amica Chicca che con tenacia, anno dopo anno, organizza viaggi meravigliosi, indimenticabili, intellettualmente ricchi e densi di significati, per far conoscere Israele, questo fantastico Paese tanto piccolo per estensione geografica quanto grande per cultura, storia e tradizioni.E cosa dire di Angela, la nostra bravissima guida? Semplicemente una persona eccezionale che non solo riesce a coinvolgere tutti con la sua carica di energia e di calore umano, ma sa anche e soprattutto fare amare Israele. Le sue non sono le solite spiegazioni di una guida, sono piuttosto lezioni di storia, insegnamenti di ebraismo, nonché lezioni di vita.
Questi viaggi rientrano in un progetto più ampio di lotta alla disinformazione nei confronti di Israele, e di battaglia contro il razzismo, l’antisemitismo e l’antisionismo. È un progetto che guarda lontano con la fede di un sognatore che crede nella forza dell’utopia e nell’antico augurio “l’anno prossimo a Gerusalemme”.Per questi motivi ho deciso di partecipare per la seconda volta ad un viaggio organizzato da Chicca e condotto da Angela. Queste poche righe non vogliono essere un diario di viaggio, una carrellata di suoni, colori o profumi, bensì una sintesi emozionale.
Abbiamo visitato molti luoghi, siamo venuti a contatto delle varie etnie che vivono sul suolo israeliano, siamo rimasti incantati di fronte al silenzio e alla maestosa calma del deserto, ci siamo bagnati nelle acque salate del mar Morto, abbiamo visto da vicino luoghi di guerre remote ma anche campi di battaglie attuali, e per ciascuna di queste esperienze si potrebbe scrivere molto.
Io invece vorrei soffermarmi su un luogo che non rientra tra i siti frequentati dai turisti, un luogo ricco di umanità e di solidarietà che sicuramente ha lasciato una traccia nel nostro cuore: mi riferisco al nuovo centro di Tsad Kadima costruito a Beer Sheva nel deserto del Negev. Tsad Kadima (un passo avanti) è un’associazione non profit fondata da genitori per l’educazione e la riabilitazione di bambini e ragazzi con disabilità muscolari dovute a lesione cerebrale, attraverso il metodo di “educazione conduttiva” che sviluppa e stimola la loro indipendenza e ne migliora la qualità della vita. Raccontare la visita a questo centro non è difficile, descrivere la struttura architettonica nella sua modernità e funzionalità non è complesso, elencare le attrezzature specifiche e i coloratissimi ausilii didattici, dove i colori predominanti sono il rosso, il blu e il giallo, non è complicato, dire che Tsad Kadima:
- organizza il percorso formativo di questi ragazzi a prescindere dalla religione, dal credo o dall’appartenenza etnica;
- vede come scopo principale l’integrazione dei bambini e ragazzi cerebrolesi nella società normale e si adopera per rendere la cosa possibile nonostante le loro gravi limitazioni fisiche;
- si occupa di più di 350 ragazzi educati e riabilitati nei vari asili nido, classi scolastiche, appartamenti di apprendimento e di abitazione;
- ha educato e riabilitato ragazzi che ora studiano all’Università, sono soldati nell’esercito, vivono in appartamenti adattati e lavorano secondo le proprie possibilità; non è difficile.
Difficile, invece, è esprimere le emozioni che una tale visita ha provocato, difficile è descrivere le sensazioni avvertite, la commozione affiorata e i turbamenti che ci hanno accompagnati. Impossibile parlare di questi piccoli angioletti senza piangere. E allora mi limito a fare qualche riflessione e a dare merito a chi dedica la propria professionalità, la propria esperienza, il proprio tempo a questi ragazzi che hanno bisogno di tutto, che hanno bisogno soprattutto di amore.Noi, genitori fortunati, noi che viviamo lontani da queste sofferenze non possiamo comprendere, non possiamo immaginare di quante pene, di quante speranze, di quante delusioni possano testimoniare i genitori di questi ragazzi.Cosa provano, cosa pensano, come reagiscono?Io non sono un esperto e non posso rispondere a queste domande, ma so che se non si ha tanto amore nel cuore e tanta fiducia in D-o Benedetto, la vita diventa un tormento. Ed è proprio per alleviare questo tormento che sorge Tsad Kadima, per dare una speranza a tante famiglie, per condividere i momenti duri nel difficile processo di crescita psicofisica dei loro ragazzi.E i ragazzi? Come vivono la loro condizione? Come reagiscono? Come vivono nelle struttura di Tsad Kadima?
Sono sicuro che vivono bene perché Tsad Kadima è una grande famiglia, una famiglia coraggiosa e meravigliosa dove i bambini e i ragazzi possono forse?... ancora sognare di essere in riva al mare e guardare laggiù, dove il cielo bacia il mare, e vedere un arcobaleno, un arcobaleno di ragazzi che fanno giochi di colori con gabbiani e delfini, che giocano parlano e raccontano, con parole di ragazzi, storie di colori, storie di luce, storie d’amore.Penetrare nella solitudine interiore di questi ragazzi,riscaldare la nebbia della mente,provocare un sorriso a fior di labbra,guidare i primi passi incerti,infondere coraggio nei piccoli cuori,risvegliare lo sguardo lontano, legare alla vita le giovani vite.Questo è il cuore di Tsad Kadima. Un cuore ebraico che ama la vita e aiuta nella vita e per la vita bambini e ragazzi che la vita non possono viverla come i loro coetanei “fortunati”.Perciò noi dobbiamo sentire intimamente l’esigenza di aiutare questi profeti dell’amore offrendo non solo il nostro sostegno morale ma anche quello puramente materiale in occasione di un lieto evento, in memoria di una persona cara, in onore di un avvenimento, contribuendo a far fare a questi ragazzi un passo avanti (Tsad Kadima) verso una vita più felice. Antonio Tirri
Per informazioni: Alessandro Viterbo: alexviterbo@hotmail.com
Per donazioni: a nome “Amici Tsad Kadima in Italia” Banca Sella - agenzia 82 Corso Sommeiller – Torino IBAN: IT7710326801007053845334160
(è consigliabile notificare via mail eventuali offerte) Tsad Kadima: http://www.tsadkadima.org.il/

martedì 18 gennaio 2011


Le 2 vincitrici del concorso di Cuneo con Yosh Amishav a Tel Aviv
Questo viaggio per me è stata un’avventura straordinaria.

Tutto è iniziato sui banchi di scuola, frequentando un corso-concorso organizzato dall’associazione Italia-Israele di Cuneo sul tema “Conoscere Israele”. Al termine delle lezioni, ho partecipato a un esame e il premio finale consisteva in un viaggio in Israele. Quando ho scoperto, piuttosto inaspettatamente, di essere una delle due vincitrici l’emozione è stata fortissima! Il giorno della partenza, nonostante la levataccia, ero eccitatissima all’idea di volare verso la scoperta di un Paese di cui avevo sentito così tanto parlare che, il poterlo vedere con i miei occhi, mi sembrava veramente un sogno! Anche i miei compagni di viaggio mi incuriosivano molto: non conoscevo nessuno prima di partire, ma fin dal primo giorno si è instaurata un’amicizia speciale, che ha permesso lo svolgimento del viaggio in armonia e allegria. In realtà, però, ciascuno di loro mi ha donato qualcosa di molto speciale, attraverso le proprie esperiena, il proprio bagaglio culturale, le proprie particolarità e stranezze, ciascuno ha contribuito a farmi notare dei dettagli e dei punti di vista che non avrei mai colto da sola.La città dove abbiamo trascorso più tempo, Gerusalemme, sarebbe valsa da sola l’intero viaggio: una babele di popoli, culture, tradizioni, bizzarrie, monumenti, edifici di culto che non ha paragoni al mondo. Una delle esperienze più speciali è stata la magnifica occasione di poter festeggiare l’entrata dello Shabbat con una famiglia italiana trasferitasi a Gerusalemme: sono stata catapultata nel cuore pulsante della tradizione ebraica e sono stata accolta come una di famiglia.Abbiamo visto gli scenari più disparati: la moderna metropoli di Tel Aviv, l’eterna Gerusalemme, le alture del Golan e… sarebbero troppi da citare di più! Gli ambienti che mi hanno affascinato maggiormente sono stati il deserto del Negev (e la sua miracolosa agricoltura) e la singolare comunità del Kibbutz Lavi.Abbiamo anche avuto l’opportunità di incontrare tantissime comunità che vivono in Israele, molte delle quali io ignoravo esistessero! I più simpatici di tutti sono stati i Circassi, che mi hanno colpito in particolare per il loro modo curioso di vivere le relazioni amorose e il matrimonio.Grazie a questa esperienza ho potuto soddisfare molte mie curiosità, approfondire diverse tematiche, ma il fatto più straordinario è che essa ha stimolato in me un interesse ancora maggiore per le complicate vicende di questo Paese… in cui vorrei già di nuovo tornare!Ringrazio molto l’associazione Italia-Israele di Cuneo per avermi offerto la possibilità di partecipare a questo viaggio, Chicca per aver organizzato tutto alla perfezione, la nostra guida Angela che è ha reso ogni tappa interessantissima e tutti i compagni di viaggio! Marta

sabato 15 gennaio 2011


Pierbattista Pizzaballa (dal viaggio in Israele di dicembre 2010)

Sinceramente, non me l’aspettavo. Perché conosco la storia. E conosco, nello specifico, la triste e trista storia dei francescani. I secoli passati a battere palmo a palmo tutta l’Europa, città per città, villaggio per villaggio, parrocchia per parrocchia, vomitando le loro prediche infiammate e infiammanti, scatenando sistematicamente micidiali pogrom, seminando sul proprio cammino morte e distruzione. E i trecento francescani che con le armi benedette da Sua Eminenza Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria, elevato all’onore degli altari da Sua Santità Giovanni Paolo II (santo subito!) – quello che tuonava “non muri ma ponti” (santo subito!) perché i muri impediscono ai terroristi di macellare gli ebrei, e ciò è male; quello della “terra del Risorto messa a ferro e fuoco” (santo subito!); quello della “occupazione che si fa sterminio” (santo subito!) e mai una parola sul terrorismo (santo subito!) – i trecento francescani, dicevo, che con quelle armi andavano insieme agli ustascia a fare strage di serbi e di ebrei nei campi di sterminio croati. E il predecessore di Pierbattista Pizzaballa, Giovanni Battistelli – sia cancellato il suo nome – e il suo odio e le sue menzogne, anche lui conosciamo fin troppo bene. E dunque, ecco, non me lo aspettavo, e quando ho saputo che avremmo incontrato il Custode di Terrasanta avevo promesso: gli farò vedere i sorci verdi. E invece no: padre Pizzaballa è una persona degna del massimo rispetto. Non ci ha propinato il solito, frusto mantra che “i cristiani in terrasanta continuano a diminuire” ma ha detto, correttamente, che i cristiani continuano a diminuire a Gaza e in Cisgiordana, e in Israele invece no. Non ha tentato di raccontarci la storiella che i disagi dei cristiani dipendono dal “muro”: ha detto che il problema è il fondamentalismo islamico. E ha persino osato parlare del COSIDDETTO assedio della Natività (sì, proprio così: marcando la parola). E ha confessato di essere arrivato lì, come tanti, con un sacco di pregiudizi, e di aver dovuto fare un duro lavoro su se stesso per liberarsene. Potrebbe sorgere spontaneo il sospetto che adatti, ipocritamente, le proprie esternazioni a seconda del pubblico che ha di fronte, ma ciò che ha detto a noi, lo ha detto davanti a due registratori, cioè sapendo che ogni sua parola poteva essere diffusa e documentata. In breve, è stato un incontro bello e appagante, che neanche per un momento mi ha ispirato la tentazione di essere cattiva – e chi mi conosce si renderà conto di che cosa ciò significhi. E per definire padre Pizzaballa mi viene un solo aggettivo: una persona onesta, qualità che tutti gli riconoscono. ................... Ma preferisco fermarmi qui, che tanta attenzione un tale personaggetto non la merita davvero, e ritornare, per concludere, a padre Pierbattista Pizzaballa, che in questo bellissimo viaggio, contrariamente a quanto mi aspettavo, anziché il neo ha rappresentato una perla di non secondaria grandezza. Barbara Mella


Sinagoga Trieste

Sono una cittadina qualunque che ha, però, a cuore l'onore e il senso civico dell'Italia. Esprimo il mio sdegno per la clamorosa dimostrazione di antisemitismo espressa dai compilatori di una tremenda lista di imbroglioni ma in cui porre in evidenza "cognomi di origine ebraica" diviene una colpa infamante più della disonestà degli approfittatori e getta una cupa ombra del più spregevole nazismo su chi ha avuto l'idea di fare quella sottolineatura. E' deprimente che atteggiamenti simili si mantengano sino ad oggi dopo che il genere umano ha conosciuto l'ignominia della Shoah, ma, certamente, i coautori staranno sgomitando per entrare nella sempre troppo affollata schiera dei negazionisti della stessa! Grazie per la battaglia sostenuta per stigmatizzare questi degradanti atteggiamenti, vi do tutto il mio più convinto sostegno. Luisa Fazzini (Trieste) 13 gennaio

venerdì 14 gennaio 2011


tetto del Museo del Libro
Tra le tante emozioni scelgo, come prima, il Museo di Israele.(dal viaggio in Israele di dicembre 2010)

Dalla preistoria alle neoavanguardie, dall’archeologia alle installazioni dell’arte contemporanea, dal patrimonio ebraico alle diverse declinazioni della tradizione monoteistica, con la sua ineguagliabile raccolta di vestigia della tradizione ebraica. Nel museo di Israele c’è un affascinante panorama della civiltà ebraica, dall'epoca biblica fino ai giorni nostri, attraverso l'archeologia, l'etnologia e l'arte. L'orgoglio di questo museo è il santuario del Libro. Non fa tanta meraviglia, dunque, che un antico disegnatore di mappe pose Gerusalemme al centro del mondo. Secondo la leggenda, quando Dio creò la Terra, le diede dieci misure di bellezza. Nove le diede a Gerusalemme, quella che rimaneva fu distribuita al resto del mondo.Ci siamo stupiti di fronte ai Rotoli del Mar Morto, visto la magnifiche collezioni di antichità e arte moderna, passeggiato tra le antiche e splendide sinagoghe …. Come quella di Vittorio Veneto, meglio di Ceneda che con Serravalle ha dato origine a Vittorio Veneto nel 1866.Ho riletto una ricerca eseguita dall’ITC, istituto superiore di Vittorio Veneto: “Gli Ebrei a Ceneda”. Lionella Livieri

giovedì 13 gennaio 2011


Tsad Kadima (ancora dal viaggio di dicembre 2010)

Proprio a Be’er Sheva si trova uno dei centri Tsad Kadima, che significa “un passo avanti”: passo avanti materiale e passo avanti metaforico. Perché questa istituzione si occupa di bambini cerebrolesi. Quelli che una volta erano, come ho scritto altrove, destinati al macero, abbandonati a se stessi, senza alcun tentativo di recuperarli perché considerati irrecuperabili.(Confesso: mi riesce difficile scrivere questo post. È la quinta volta che apro questo foglio, e non sono riuscita a scrivere che questo paio di righe che sta qua sopra. L’impatto emotivo è stato molto forte, nonostante avessi tentato di prepararmici, e ancora non ho recuperato del tutto la lucidità necessaria a scriverne con serenità. Ho visto quei bambini, ho visto le operatrici all’opera... Poi sono uscita perché avevo bisogno di “aria”, e ancora tutte quelle sensazioni, tutte quelle emozioni mi si affastellano addosso e nella mente e nelle dita che dovrebbero battere sui tasti e invece continuano a inciampare)Passo avanti, dicevo: passo avanti mentale, nel superare antiche e radicate convinzioni e persuadersi che vegetare non è necessariamente l’irrimediabile destino di un bambino cerebroleso, e passo avanti materiale, quello che queste persone riescono a far compiere a bambini precedentemente condannati all’immobilità. Con passione e con competenza, con pazienza infinita e con infinito amore, a Tsad Kadima riescono a restituire a questi bambini – di qualunque religione e di qualunque etnia – diverse funzioni e diverse abilità, non di rado dando loro addirittura la possibilità di rendersi, almeno parzialmente, autonomi. Credo che chiunque si rechi in Israele dovrebbe andare a visitare questa struttura: avrebbe modo, tra l’altro, di verificare una volta di più che credere nei miracoli è quanto di più realistico si possa immaginare. Solo, non possiamo purtroppo dimenticarlo, certi miracoli costano parecchio (addestramento del personale, strutture e attrezzature, non di rado su misura per un unico, singolo bambino...). Se qualcuno volesse dare una mano alla realizzazione di questi miracoli, lo può fare qui:BANK HAPOALIM Branch 690 - King-George - conto 160120 TSAD-KADIMA. Barbara Mella (sua anche la foto dell'edificio) Conto “Amici Tsad Kadima” in Italia: IBAN IT 77I0326801007053845334160

mercoledì 12 gennaio 2011


Foto gruppo dicembre 2010
Eccoci tornati!(ancora dal viaggio di dicembre 2010)

Come tutti Voi , è giunto anche il nostro momento .. il duro ritorno alla realtà … d’altronde” non si può fare altrimenti” mi direte, ma resta comunque il fatto che questa vacanza ha lasciato il segno. E tutto questo lo devo a Ghila in primis che mi ci ha portato e mi ha fatto scoprire questo paese dalle mille sfaccettature, a Chicca per l’organizzazione impeccabile e al gruppo di viaggio di ottima compagnia.Questa vacanza mi ha dato molto, è stata assolutamente formativa … mi sono reso conto della realtà che vive questo paese, delle difficoltà che ha nel far interagire tutte queste diverse popolazioni , e ciò nonostante, nella sua buona riuscita. Circassi, Drusi, Bahai, Arabi-Cristiani … popoli che hanno avuto anch’essi una passato difficile ma che ora convivono tutti insieme in questo “enorme condominio” che è lo stato di Israele.Un paese pieno di storia insomma, che se solo potesse parlare la più piccola delle pietre, seppur apparentemente insignificante , staremmo intere giornate ad ascoltarla nei suoi avvenimenti vissuti. Altra “Chicca”, permettetemi la battuta:Migdal – la caparbietà e l’audacia di un uomo determinati dal senso di responsabilità nei confronti della Shoah,in conflitto con la piena coscienza di esser tedesco e cristiano . Assolutamente toccante il momento in cui il Sig. Günther si è raccontato in tutta la sua storia.Tsad Kadima – Studio e ricerca sempre più in sviluppo per l’assistenza di bambini ebrei e beduini con problemi psico – motori.Inoltre, il confronto con i vari relatori sicuramente è stato il momento di maggior interazione e coinvolgimento da parte di tutti noi. D’altronde è giusto che si ascolti e ci sia dialogo anche con persone di opinioni differenti, è la strada migliore per farsene una propria.Ma assolutamente Yad VaShem ha lasciato un segno, come giusto che sia … preservando la memoria di ognuna delle sei milioni di vittime - per mezzo di testimonianze, archivi, video, e soprattutto la testimonianza diretta degli oggetti personali delle vittime della Shoah … affinché non si smetta mai di ricordare.Insomma ci sarebbe da commentare ogni ora di questi intensi 10 giorni passati insieme ma poi diventerei prolisso e noioso, quindi concludo rinnovando il ringraziamento a tutti voi per la fantastica esperienza!
Ognuno di noi aveva un “suo perché” per esser lì, quindi è stato interessante e piacevole conoscere tra una tavolata e l’altra, la storia di ognuno di noi ed in fondo questa è stata l’anima di questo percorso.Un abbraccio Umberto

martedì 11 gennaio 2011


Günther (ancora dal viaggio di dicembre 2010)

Günther è nato in Germania, nel 1940: il padre non l’ha conosciuto: è morto in guerra. Nel 1963, alla ricerca di qualcosa di meglio della volgarità del suo ambiente di lavoro, è approdato in Israele, come volontario in un kibbuz. E qui si è trovato a fare i conti fra la sua coscienza di tedesco e la realtà della Shoah. La sua storia comincia da qui, da questo. Volontario in un ospizio per vecchi, molti sopravvissuti ai campi di sterminio, bisognosi di parlare, di liberarsi dell’inferno vissuto, lui che sente il dovere, come tedesco, come cristiano – ad un certo punto in conflitto anche col suo essere cristiano a causa del male fatto dal cristianesimo agli ebrei, dell’odio accuratamente coltivato, delle persecuzioni perpetrate nel corso dei secoli – di offrire una sorta di risarcimento. Ma la sofferenza ad un certo punto diventa insostenibile, chiede di essere adibito a un altro incarico, gli affidano dei bambini handicappati, mette in piedi una falegnameria per far imparare a questi ragazzi un mestiere e per rendersi finanziariamente autosufficiente. Per alcuni anni fa mezzo anno lì e mezzo in Germania, alla fine si stabilisce definitivamente lì, sposando una volontaria anch’essa tedesca e cristiana. Oggi Günther ha 71 anni. Non è in condizioni ottimali perché anni fa a causa di una caduta è rimasto tre giorni in coma e la sua memoria ne ha un po’ risentito, ma continua a portare avanti, infaticabilmente, l’opera iniziata quasi mezzo secolo fa, di pagare colpe non sue ma di cui la sua coscienza ha sentito di doversi fare carico. Vive presso la comunità tedesca di Migdal in Galilea, dove con pochi familiari conduce una residenza per anziani. Non si è mai convertito formalmente, ma tutti i suoi figli si sono convertiti e vivono da ebrei ortodossi. Racconta con molta semplicità quello che ha fatto (come raccontava Giorgio Perlasca, come raccontano tutti i veri grandi, inconsapevoli della propria grandezza), ma ancora gli si arrochisce la voce e gli si appannano gli occhi quando deve parlare delle sofferenze inflitte dal suo popolo agli ebrei.Barbara Mella


Il gruppo di dicembre in visita a famiglia Drusa


Cara Chicca,
la mia alunna Cassandra di Cuneo è tornata entusiasta dal suo viaggio in Israele.
Oggi ha raccontato la sua esperienza in classe.Grazie ancora per gli splendidi viaggi che organizzi sempre!Buon anno Paolo Bogo

domenica 9 gennaio 2011


E QUATTRO (di ritorno dal viaggio che Chicca ha organizzato tra dicembre e gennaio)

Perché come dice il proverbio e come tutti i saggi sanno perché se non sapessero che razza di saggi sarebbero, non c’è tre senza quattro e dunque eccomi qui alla tornata numero quattro. Che vi racconterò un po’ alla volta perché tra una cosa e l’altra con la storia che sto qui in questo buco fuori dal mondo per rientrare ho praticamente viaggiato due giorni e sono appena arrivata e non sono proprio proprio freschissima e d’altra parte le cose da raccontare sono davvero tante e dovrò parlarvi di tutte le cose che ho visto e sentito e vissuto e bisognerà che vi racconti di Itzik perché per lui è proprio il caso di rispolverare il fatidico Ho visto cose che voi umani neanche vi immaginate, e di quando abbiamo dovuto lanciare l’SOS (“Siamo al cesso, venite a salvarci!”) e di bambini destinati al macero ridonati alla vita e alla società grazie alla testardaggine del popolo dalla dura cervice e dei tubi che fanno fiorire il deserto e di una senzazionale botta di vita che ci siamo regalati tutti insieme appassionatamente in una notte di cupa follia e dell’addetta alla sicurezza piegata in due dal ridere mentre inseguiva un passeggero e nonostante fosse molto più veloce di lui parevano Achille e la tartaruga e non vi parlerò delle centinaia di migliaia di milioni di miliardi di gatti grassi e pasciuti che sembrano vitelli perché ve ne ho già parlato la prima volta quando grazie a una cervice non meno dura di quella del popolo dalla dura cervice ho attraversato tutta la Terra d’Israele con due zampe rotte però voglio comunque rassicurarvi che sono sempre tutti lì, non uno di meno anzi forse forse anche qualcuno di più e dunque abbiate pazienza, e un po’ alla volta saprete tutto. Per adesso, dopo un doveroso ringraziamento ai miei splendidi compagni di viaggio, a Chicca infaticabile organizzatrice di viaggi unici e indimenticabili e ad Angela, guida appassionata come pochi altri, aggiungo ancora solo il meraviglioso regalo d’addio che mi ha fatto Israele al momento della partenza. (vedi foto ripresa dall'aereo) Barbara Mella