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martedì 28 maggio 2013
Una bambina siriana di 4 anni, vittima di gravi problemi cardiaci, è stata strappata alla morte con un delicato (e fortunato) intervento chirurgico realizzato in un paese nemico, precisamente al Wolfson Medical Center di Tel Aviv, Israele.
INTERVENTO SALVAVITA – La piccola, che fino a poco
fa aveva difficoltà perfino a camminare o parlare è ricoverata, ora
convalescente, in un reparto insieme a bambini provienienti da
Cisgiordania, Striscia di Gaza, Sudan, Romania, Cina e Israele. “Sarebbe
sicuramente morta se non fosse arrivata qui”, ha spiegato Ilan Cohe,
uno dei medici che ha curato la paziente. “Molto pazienti – ha aggiunto –
arrivano da paesi nemici e vedono gli Israeliani come demoni”. “Questa è
la prima volta che li vedono senza divisa e credo sia una bella
sorpresa”. Intervento e cura sulla bambina siriana sono frutto del
lavoro dell’organizzazione no profit israeliana “Save a Child’s Heart”,
fondata da Ami Cohen e che dal 1992 ad oggi ha contribuito a curare
3.200 piccoli pazienti provenienti da 45 paesi. Anche con un po’ di
rammarico: “Abbiamo una capacità limitata e non siamo in grado di curare
tutti i milioni di bambini che avrebbero bisogno di aiuto”.IDENTITA’ SEGRETA – Il viaggio della bambina di 4
anni dal territorio martoriato dalla guerra civile tra le truppe del
presidente Bashar al Assad e ribelli anti-regime è stato lungo e
pericoloso. Madre e figlia hanno raggiunto il territorio di Israele
attraverso un paese terzo e la loro identità non è stata svelata per
ragioni di sicurezza. La donna non ha voluto rilasciare alcuna
dichiarazione. La bambina è stata operata ad uno dei ventricoli
cardiaci. Ora cammina liberamente per i corridoi dell’ospedale. E gioca
con i bambini di diversa nazionalità. Lontana da povertà, bombe e paura.
Almeno per un po’.http://www.giornalettismo.com/(Credit Photo: Nbcnews.com / Jim Hollander / EPA)
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Israele: non abbiamo stretto alcun accordo con la Russia per gli S-300
Foto: RIA Novosti
|
I mezzi d’informazione israeliani
in contatto con fonti governative confutano le notizie diffuse dal
britannico “The Sunday Times” secondo le quali sarebbero stati annullate
le consegne di sistemi missilistici S-300 alla Siria.Il
The Sunday Times, in contatto con una fonte fra la gerarchia russa,
aveva già annunciato che Mosca si era rifiutata di concludere la vendita
degli S-300 in Siria per timore che le armi possano finire nelle mani
dei terroristi, accordo che sarebbe stato concluso nell’ultimo incontro
fra il presidente Putin e il primo ministro israeliano Netnayahu.Un
esponente del governo israeliano ha annunciato che “Non è stato
concluso alcun accordo fra Putin e Netanyahu, è un’altra fantasia. I
russi utilizzeranno questo contratto come moneta di scambio contro di
noi”.http://italian.ruvr.ru/
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Fonti, spari da Libano verso Israele
Un
razzo sarebbe stato lanciato dal Libano meridionale in direzione di
Israele oggi, secondo quanto hanno detto residenti in Libano e fonti di
sicurezza, ma non è chiaro dove sia caduto e da Israele non è giunta
notizia di danni.L'esercito israeliano sta investigando sulle
testimonianze di cittadini di Metula che hanno udito lo scoppio. Una
fonte militare ha detto che molto probabilmente l'esplosione sarebbe
stata causata da un colpo di mortaio.http://www.ticinonews.ch
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Tornano le manifestazioni di odio razziale e antisemita nella curva
della Lazio. Nel derby capitolino che ha assegnato la Coppa Italia ai
biancocelesti è infatti comparso lo striscione “La storia è sempre
quella, sul petto vuoi una stella” con chiaro riferimento alla Stella di
Davide. Uno dei tanti episodi squalificanti di questa giornata di
‘sport’ caratterizzata da vari incidenti e persino dal lancio di sassi
contro il pullman della Roma (Gazzetta dello sport e Messaggero, tra gli altri).In Francia intanto, mentre al Festival di Cannes vince un film
sull’amore tra due donne, decine di migliaia di persone in piazza contro
le unioni omosessuali. Una nuova prova di forza dei movimenti
conservatori vissuta sul filo della tensione con invasioni e tafferugli.
Frigide Barjot, leader della protesta, alza però bandiera bianca:
“Ormai la battaglia è persa” (Repubblica). A Roma, nella chiesa valdese, prima benedizione di una coppia gay (Repubblica Roma).Terrorismo: dopo i drammatici fatti di Londra e Parigi cresce l’inquietudine. Tahar Ben Jelloun, in un testo pubblicato su Repubblica, racconta i jihadisti “di casa nostra” che spaventano l’Occidente. “Folli, solitari e imprevedibili”, scrive l’intellettuale.In Medio Oriente si allarga il contagio siriano con il lancio, a
Beirut, di alcuni razzi su postazioni di Hezbollah. Un’azione di cui
nessuno rivendica la paternità, come riporta Aldo Baquis sulla Stampa, ma che sembra a tutti un chiaro messaggio politico.A margine del Forum economico mondiale svoltosi in Giordania il capo
di Stato israeliano Shimon Peres ha invitato a una ripresa urgente del
processo di pace. “Non bisogna sprecare il tempo – ha affermato – perché
la pace tra israeliani e palestinesi è una possibilità reale” (Tempo).(27 maggio 2013),http://moked.it/blog
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Tel Aviv, l'altra Silicon Valley
«In Israele ci sono troppe buone idee: il problema è capire quali sono utili», quelle cioè che servono alla gente e al mercato e fanno guadagnare. A dispetto dei suoi 28 anni, Yoav Oz di Star-Tau, fisico da Navy Seals israeliani con i quali ha effettivamente prestato servizio di leva, insegna a chi ha quelle idee a farne un business. A trasformare un'intuizione in un'impresa.Delle 20 domande di ammissione che ogni giorno riceve da quando ha aperto i battenti cinque mesi fa, Star-Tau ha selezionato 32 idee meritevoli di diventare una start-up. Questo stesso centro di educazione all'impresa creato da un gruppo di studenti all'ombra della Tau, l'Università di Tel Aviv, è una nuova impresa. La Tau aveva dato loro 1.500 dollari e oggi muovono un capitale da un milione.Quando trova il suo terreno naturale, una start-up è un cromosoma culturale ed economico in continua mutazione. Secondo lo start-up Ecosystem Report 2012 nessun luogo al mondo dopo la Silicon Valley gli è più congeniale di Tel Aviv. Seguono Los Angeles, Seattle, New York, Boston e Londra. Per essere precisi, più di Tel Aviv, il quartiere Nord orientale di Ramat Hahayal. L'universo israeliano dell'hi-tech e dei media digitali lo ha sviluppato in questo quindicennio semplicemente perché nel folle mercato immobiliare della città, i prezzi erano i più bassi. E per la vicinanza all'Università: della fenomenale impresa israeliana delle start-up, i 57 college e le otto università del Paese sono un approdo fondamentale.È più complesso spiegare perché in Israele è accaduto tutto questo. Perché in un Paese di 7,8 milioni di abitanti, con qualche serio problema geopolitico alle porte, operino 5mila start-up: alcune muoiono, molte diventano imprese consolidate, altre sono acquistate da stranieri. «Dopo 24 mesi una start-up deve incominciare a prendere i soldi dal mercato», dice Ziv Min-Dieli di The Time, uno dei 25 incubatori privati del Paese: in questo crescono 40 start-up e 400 sperano di entrare. Ma ogni anno ne nascono di nuove: 546 nel 2011, 575 l'anno scorso. Un programma statale iniziato un ventennio fa con 100mila dollari ha creato un'industria da quattro miliardi. «Un master plan non è mai esistito», spiega Benny Zeevi, co-presidente di Israel Advanced Technology Industries, una piattaforma delle start-up. «In un certo senso eravamo come Cristoforo Colombo: era partito con una mappa sbagliata eppure ha scoperto l'America».Ma se negli Usa e in Europa le start-up sono genio e iniziativa privati con il corollario di amministrazioni locali lungimiranti, in Israele è molto di più. È l'impresa collettiva che definisce una nazione. Come i kibbutz 65 anni fa. Le start-up sono il kibbutz tecnologico del XXI secolo. Per spiegarne il senso, il miliardario Yossi Vardi usa la parabola della "madre ebrea": «La tecnologia è ovunque. Ma in Israele tutti i figli sanno che la mamma dirà loro: con tutto quello che ho fatto per te, è troppo chiederti almeno un Nobel?». Negli ultimi dieci anni Israele ne ha prodotti sei: le mamme dovrebbero essere soddisfatte.Tutto incomincia nel 1985 (Primo ministro Shimon Peres) con il programma di stabilizzazione economica che trasforma Israele da Stato del welfare socialdemocratico in neo-liberale. Prosegue con la rivoluzione tecnologica delle Forze armate (Shimon Peres); con la Perestroika che permette a migliaia di scienziati, matematici, inventori russi di emigrare in Israele: il passaggio dal bagaglio teorico della loro educazione sovietica a quello applicativo e commerciale ha richiesto forse cinque anni, non una generazione. Poi c'è stato il dividendo della pace di Oslo: nel 1973 le spese militari erano il 35% del Pil, a partire dagli anni 90 scendono al 9. In maniera totalmente bipartisan, i governi assemblano il valore aggiunto di tutti questi avvenimenti politici e investono nei nuovi incubatori. A partire dal decennio scorso gli incubatori passano interamente ai privati. La nuova frontiera delle start-up ora è la ricerca nella neuro-biotecnologia. Senza lo Stato, tecnologia e start-up non avrebbero avuto queste dimensioni. «Israele è piccolo e non è uno Stato federale: per Gerusalemme è più facile determinare quel che accade a Tel Aviv», spiega Avi Hasson, responsabile dell'ufficio del Chief Scientist del ministero dell'Industria. Hasson è il regolatore del mondo delle start-up e dei suoi finanziamenti: controlla i 25 incubatori del Paese, garantisce le infrastrutture e molto denaro. «Noi non diamo soldi alle imprese ma ai progetti di ricerca», precisa Hasson, 46 anni, venti dei quali da venture capitalist privato, triennio di leva nello Shmoneh-Matayim. È l'Unità 8200 dove i giovani geni del Paese passano i tre anni di leva obbligatoria a inventare cose. Prima della pillola con la nanocamera per indagare nell'intestino, il suo creatore aveva concepito la microcamera sulla punta delle bombe sganciate dall'aviazione.Fissate le regole, ogni università, ogni incubatore è libero di fare ricerca e raccogliere fondi. Anzi, ha il dovere di farlo. Get Taxi è incominciato con un app e ora non è solo più semplice chiamare da un cellulare un'auto pubblica in tutto Israele, 200 black cabs se sei a Londra e 200 taxi a San Pietroburgo. È nata una filosofia: «È più facile e meno dispendioso andare da un punto A a un punto B, riduce il traffico, è tutto più ecologico», dice Nimrod May, Global VP marketing di Get Taxi. Ma quando Dov Lautman di Delta, capitano storico dell'industria tradizionale, stabilisce che «prima della stoffa c'è il corpo» e vende 300 milioni di canotte e mutande nel mondo dopo un processo produttivo di 18 gradi d'innovazione, anche la grande manifattura gode delle ricadute delle start-up.Ugo Tramballi, http://www.ilsole24ore.com/
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lunedì 27 maggio 2013
In Parlamento il Movimento Cinque Stelle di
Beppe Grillo dimostra ancora una volta il proprio pregiudizio contro Israele
Roma, 21 Maggio 2013 – “Il 5 giugno verrà
inaugurata la Coppa UEFA di calcio under 21 in Israele. Ora il 5
giugno è una data particolare perché è la data in cui Israele
attaccò e occupò la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan e parte
del Sinai. Quindi rappresenta una giornata di conquista per Israele e
probabilmente l’inizio della sofferenza per molte altre
popolazioni. Gli israeliani in questo momento stanno praticando
discriminazione e violenza anche in ambito sportivo perché si stanno
distruggendo stadi, stanno facendo ostruzionismo agli eventi che
prendono in considerazione il lato palestinese. Noi crediamo che
neppure lo sport possa esimersi dal rispetto dei diritti umani e che
un evento così importante a livello mondiale debba chiaramente
essere sotto l’occhio della riflessione collettiva anche da questo
punto di vista. Quindi, mi rivolgo al Ministro Idem, il nostro
Ministro dello sport, chiedendo che il 5 giugno non rimanga in
silenzio ma esprima la nostra solidarietà al popolo palestinese che
non può godere della libertà di questi eventi come tutti gli altri
popoli liberi“.Con
queste parole , seguite da applausi dei rappresentanti dell’M5S
edi SEL, il deputato del Movimento Cinque Stelle Manlio di Stefano,
già a noi noto per aver scritto il 5 Maggio scorso sulla
propria pagina Facebook che “E’
sconcertante che Israele possa bombardare sostanzialmente chiunque
senza alcuna reazione degli stati “democratici” occidentali“,
ha utilizzato il proprio tempo a disposizione alla Camera dei
Deputati durante il question-time al Governo.Quel
che stupisce di questo intervento non è solo la quantità di idiozie
e falsità dette in così poco tempo (La Guerra
dei Sei Giorni fu una guerra in cui lo Stato di Israele si difese
dalla aggressione dei paesi confinanti, e solamente vincendola riuscì
a salvare se stesso e il proprio popolo, e nel tempo Israele ha
restituito la Penisola del Sinai all’Egitto e si è poi ritirato
dalla Strscia di Gaza, passando il controllo della stessa e di parte
della Cisgiordania alle varie autorità palestinesi, nell’ottica
dell’accordo “terra in cambio di pace”), quanto piuttosto il
fatto che nonostante tutti i problemi che l’Italia ha in questo
periodo, ci siano dei deputati che utilizzino il proprio tempo a
disposizione per invitare il Governo italiano ad un boicottaggio
antisraeliano in ambito sportivo. Siamo proprio sicuri che le finali
dell’Europeo Under 21 in Israele siano una priorità per i politici
italiani? Piuttosto siamo curiosi di sapere se e quando risponderà
il Movimento Cinque Stelle alle domande che abbiamo
posto in più di una occasione, e quando chiarirà Beppe Grillo
la
propria posizione e quella del Movimento di cui è leader indiscusso
a proposito di Israele.Infine
una piccola annotazione in ambito comunicativo: il “cittadino” Di
Stefano aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook anche il video
del suo intervento (per il quale aveva ammesso di essersi informato
su Wikipedia e su siti di propaganda palestinese….), che dopo
qualche giorno è miracolosamente sparito, ma per fortuna qualcuno
ha fatto in tempo a salvarlo.Thanks
to Progetto
Dreyfus
Nella foto in alto:
Manlio di Stefano, deputato del Movimento Cinque Stelle, durante il
proprio intervento alla Camera dei Deputati il 21 Maggio scorsoEmanuel Baroz, 26 maggio
2013
Facebook
FOCUS ON ISRAEL https://www.facebook.com/FocusOnIsrael
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giovedì 23 maggio 2013
Se l’Unione Europea etichetta i prodotti in base alla «linea verde»
Editoriale del Jerusalem Post,http://www.israele.net/
Che si tratti del vino delle alture del Golan, dei bretzel di Ariel o
dei cosmetici del Mar Morto, sta di fatto che l’Unione Europea ha preso
di mira tutte le merci israeliane prodotte al di là della “linea verde”.
Lo scorso dicembre il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea ha
ribadito il suo “impegno a garantire continua, piena ed efficace
attuazione della legislazione UE in vigore e degli accordi bilaterali
relativi ai prodotti degli insediamenti”. Quello che intendono dire è
che l’etichetta “made in Israel” deve valere esclusivamente per i beni
prodotti all'interno della “linea verde” affinché i consumatori europei
possano distinguerli. Il mese scorso i ministri di Spagna, Portogallo,
Francia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi,
Belgio, Austria, Slovenia, Lussemburgo e Malta hanno firmato una lettera
indirizzata al responsabile della politica estera della UE, Catherine
Ashton, in cui ribadiscono il loro sostegno all'etichettatura
differenziata dei beni prodotti nelle città, nei villaggi e nei parchi
industriali che sorgono in Giudea e Samaria (Cisgiordania). E tredici
paesi costituiscono quasi la metà dei 27 stati membri dell’Unione
Europea.A quanto risulta, Washington ha già fatto notare che questa decisione
non farebbe altro che complicare ulteriormente i rinnovati sforzi
americani ed europei per mediare un accordo di pace fra Israele e
Autorità Palestinese. A nostra volta vorremmo aggiungere alcune ragioni
che dimostrano quanto questa fissazione dell’etichettatura in base alla
"linea verde" sia sbagliata.Innanzitutto, l’ipotesi che ne sta alla base è che soltanto Israele sia
da ritenere responsabile, e dunque da penalizzare, per lo stallo del
processo di pace, ignorando completamente le responsabilità della parte
palestinese (rifiuto intransigente delle più avanzate offerte di
compromesso, continuo incitamento e indottrinamento all'odio verso
l’esistenza stessa di Israele, rifiuto di riprendere i negoziati diretti
senza precondizioni). Di più. Incolpando solo Israele, si incoraggia i
palestinesi a persistere con l’istigazione, col rifiuto di tornare al
tavolo delle trattative, con la mortificazione delle forze più moderate
all'interno della loro società.In secondo luogo, un’etichettatura pensata per favorire il boicottaggio
dei prodotti israeliani finirebbe col colpire l’economia palestinese. Le
aziende israeliane al di là della “linea verde” danno lavoro a decine
di migliaia di palestinesi. E poiché i legami economici sono difficili
da districare, il boicottaggio inevitabilmente si tradurrebbe in una
punizione collettiva degli ebrei che vivono su entrambi i versanti della
“linea verde” e degli stessi palestinesi.Infine, nessuno sa dove verranno fissati i confini definitivi. L’idea di
uno scambio di terre grazie al quale Israele cederebbe aree all'interno
della “linea verde” in cambio dell’annessione dei blocchi di
insediamenti più popolosi al di là della "linea verde" (e che non
costituiscono più del 2% della Cisgiordania) da tempo è diventata uno
dei principi centrali del negoziato fra israeliani e palestinesi.
Proprio di recente anche la Lega Araba sembra aver accettato il concetto
che le linee armistiziali del 1949 non sono sacre e che “limitati”
scambi di territorio sono del tutto accettabili. Dunque, soltanto i
negoziati determineranno l’assetto finale dei territori contesi di
Cisgiordania. Nel frattempo, i futuri confini restano ignoti: solo il
negoziato diretto israelo-palestinese li potrà definire. Etichettando i
prodotti, l’Unione Europea si arroga la facoltà di decidere (al posto
degli interessati) che tutti gli insediamenti al di là della “linea
verde” dovranno essere smantellati e che tutta la Cisgiordania dovrà
essere resa Judenrein (epurata dalla presenza ebraica). Un’idea che la
stessa Lega Araba non sostiene più.L'etichettatura dei prodotti israeliani ricorda piuttosto il vecchio
boicottaggio diplomatico, economico e culturale che gli stati arabi
decretarono contro Israele sin dal momento della sua fondazione, quando
la Cisgiordania era occupata dalla Giordania e tutti gli insediamenti
ebraici che sorgevano al di là delle linee armistiziali del 1949 avevano
subito la ripulitura etnica ed erano stati distrutti.Davvero un bell'aiuto al dialogo e alla ricerca di un compromesso di pace.(Da. Jerusalem Post, 19.5.13)
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Terrorismo: fonti Ue, presto Hezbollah nella lista nera
(AGI) - Bruxelles, 21 mag. - L'Unione europea si accinge a inserire l'ala militare del movimento sciita libanese Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici, dopo che la Gran Bretagna ha avanzato formale richiesta. Lo hanno rivelato fonti diplomatiche, specificando che la questione sara' discussa all'inizio di giugno. "Speriamo di arrivare a un accordo per la fine di giugno", ha affermato un diplomatico, spiegando che una commissione speciale di esperti si riunira' appositamente all'inizio del mese. E' da tempo che Stati Uniti e Israele fanno pressioni sui Ventisette affinche' Hezbollah sia inserito nella lista dei gruppi terroristici, ma sul tema le posizioni sono diverse. Se Londra e' apertamente a favore, piu' riluttanti sono Roma e Parigi, con quest'ultima preoccupata per il potenziale effetto destabilizzante sul Libano, dove il movimento sciita partecipa al governo, e per la sicurezza dei caschi blu schierati. Ad aumentare la pressione hanno concorso l'attentato dell'anno scorso in Bulgaria contro turisti israeliani, per il quale Sofia ha accusato il movimento sciita libanese, e il coinvolgimento di miliziani Hezbollah nella crisi siriana al fianco del regime di Damasco .
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Colpito veicolo militare israeliano
L'esercito siriano ha detto di avere colpito e distrutto un veicolo militare israeliano che aveva oltrepassato la linea di demarcazione sulle Alture del Golan. Lo riferisce la Tv di Stato. Stamane, Tel Aviv aveva detto che un suo veicolo era stato colpito mentre si trovava di pattuglia la notte scorsa e che i suoi soldati avevano risposto.ISRAELE,NESSUN VEICOLO MILITARE DISTRUTTO Nessun veicolo militare israeliano è stato distrutto la scorsa notte sulle alture del Golan. Lo ha detto all'ANSA una portavoce militare israeliana, commentando informazioni divulgate dalla televisione di Stato siriana. In seguito a quell'incidente il capo di stato maggiore gen. Beny Gantz si è recato sulle alture del Golan per un sopralluogo. La sensazione di Israele è che il fuoco sia stato indirizzato con precisione verso la pattuglia israeliana, che di conseguenza ha avuto ordine immediato di reagire. Secondo radio Gerusalemme, i militari israeliani hanno fatto ricorso a un razzo 'Tamuz' che - secondo la versione della emittente - ha centrato il bersaglio. In quello scontro a fuoco non si sono avute vittime israeliane.http://www.ansa.it/
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Voci a confronto
Una forte denuncia a proposito dell’odio antiebraico che rende
irrespirabile il clima nella città svedese di Malmo, considerata simbolo
del multiculturalismo, arriva dal Foglio. La sezione cultura del Corriere della Sera
apre con la presentazione del volume “Eichman o la banalità del male”
di Hannah Arendt e Joachim Fest in questi giorni in libreria grazie alla
Giuntina, che contiene inedite lettere e documenti di scambi fra i due,
a 50 anni dalla pubblicazione della banalità del male. Presentata nella
Capitale la sezione italiana dell’Associazione ambientalista Beautiful
Israel (Messaggero Roma).
Il Centro internazionale Primo Levi di New York ha assegnato il Centaur
Award all’attore John Turturro. A consegnarlo John Elkann, che ha
ricordato il forte legame fra Primo Levi e la nonna Carla Ovazza
(Maurizio Molinari sulla Stampa). Sull’Osservatore romano Anna
Foa interviene sulla vicenda dell’ufficiale della Wermacht premiato
come Giusto fra le Nazioni. Nella sua rubrica di lettere sul Corriere,
Sergio Romano risponde a un lettore in merito al diverso grado di
riconoscimento delle proprie responsabilità rispetto al periodo del
nazi-fascismo tra Italia e Germania.Rifiuto della procura generale di Stoccarda di riaprire l’indagine
sull’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema. Ora l’ultima possibilità è
la Corte costituzionale tedesca (tra gli altri, il Giornale).(22 maggio 2013),http://moked.it/
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Napoli: Holocaust Days of Remembrance
Il 14 maggio presso la Base della Marina Americana di Napoli in
occasione del Holocaust Days of Remembrance si è svolto l’incontro con i
sopravvissuti dalla Shoah.L’evento che ha visto la partecipazione di oltre 200 Marines per
ascoltare la testimonianza di Piero Terracina e di Mario Venezia (figlio
di Shlomo Venezia) è stato realizzato grazie alla collaborazione della
Fondazione del Memoriale della Shoà di Milano (rappresentata da Daniela Di Veroli, con delega del Vicepresidente Jarach ndr) con il Protocollo Relazioni Esterne della Base dei Marines.Tutto è iniziato dopo l’incontro avuto nell’aprile scorso presso la
sede di Londra con i rappresentanti del Holocaust Educational Trust (www.het.org) durante il quale si è “stretta” una collaborazione reciproca ed un gemellaggio per interventi e progetti europei.Quando la Base dei Marines di Napoli ha contattato la HET di Londra
per organizzare l’evento con un sopravvissuto della Shoà, gli è stato
suggerito di contattarmi per valutare la possibilità di una
collaborazione.Grazie ai contatti con la sede ANED di Roma, e dopo un’organizzazione
durata oltre un mese, è stato possibile realizzare l’incontro.
Arrivata a Napoli nel tardo pomeriggio del 13 maggio sono stata
accolta presso la Base, mentre una loro delegazione andava ad incontrare
Piero Terracina per accompagnarlo alla Base.La sera ci ha visti riuniti a cena (kosher parve) insieme a delle famiglie ebraiche americane residenti presso la base.La mattina abbiamo accolto l’arrivo di Mario Venezia e alle 12.30
presso il Teatro della Base ha avuto inizio l’evento vero e proprio in
perfetto orario rispetto al programma distribuito: Apertura a cura di
LCDR Jason Levy (Relazioni Esterne); Inno nazionale Italiano; Inno
nazionale Americano; Bandiere; Preghiera a cura Chaplain Rav Blum (testo
di Chief Rabbi Lord Sacks); Benvenuto a cura del Comandante Generale
RDML Frederik J. Roegge; Intervento di Mario Venezia; Intervento di
Piero Terracina.Vedere il teatro gremito di Marines, uomini e donne, ascoltare rapiti
gli interventi degli ospiti e scorgere nei loro occhi un velo di
commozione è stato davvero toccante, specie per chi ha nel proprio
immaginario la figura del Marine come inattaccabile ed emotivamente
freddo.Al termine dell’intervento di Piero, che concludeva l’evento, l’intera platea si è alzata in un applauso sentito e partecipe.Mario ha fatto personalmente dono al Comandante Roegge del libro del
padre Shlomo con la seguente dedica: “Thank you for having such a
wonderful event to help us all remember what great losses can occur in a
world when few stand-up for what is right. Thank you for your service
in the defense of freedom everywhere”.Abbiamo lasciato la Base augurando alle famiglie ebraiche presenti un
felice Shavuot e con la promessa di organizzare presto altri incontri
ed eventi. Con l’Ufficio Protocollo abbiamo concordato di organizzare
annualmente incontri ed eventi in occasione del Holocaust Days of
Remembrance.http://www.mosaico-cem.it/
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mercoledì 22 maggio 2013
Spari al confine Israele-Siria
Il confine tra Israele e Siria (Foto: AFP)
21 maggio 2013, Nena News - Fuoco al confine tra Siria e
Israele: secondo quanto riportato oggi dalle forze mlitari israeliane,
ieri notte degli spari provenienti dal territorio siriano hanno colpito
una pattuglia israeliana nelle Alture del Golan, danneggiando il
veicolo. "I colpi erano probabilmente proiettili, non sappiamo se fossero
intenzionali", ha affermato una portavoce dell'esercito israeliano. "In
risposta, l'esercito israeliano ha colpito la fonte del fuoco", si
legge in una dichiarazione ufficiale dell'esercito di Tel Aviv, dove si aggiunge che l'IDF ha denunciato la vicenda all'UNDOF, la missione Onu responsabile di pattugliare il confine. È la terza volta in pochi giorni che alla frontiera si assiste a
eventi simili, ma sono ormai due anni - i due anni della guerra civile
siriana - che le Alture del Golan sono tornate ad essere un confine
caldo.Intanto, in casa europea, si continua a parlare di Siria: ieri il
ministro degli Esteri britannico, William Hague, è tornato a perorare la
causa delle opposizioni, affermando la necessità di fornire armamenti
nella guerra anti-Assad. Un rifornimento di armi che, secondo Hague, dovrebbe essere gestito in collaborazione con altri Paesi, nel momento in cui il presidente siriano non si sforzi di rispondere agli sforzi internazionali per la pace.Una proposta che giunge mentre il segretario di Stato americano, John
Kerry, sbarcava in Oman per una serie di incontri incentrati sulla crisi
siriana. Ma non solo: ieri Kerry ha trattato con l'emirato un
contratto da 2.1 miliardi di dollari per rifornire il Paese di un
sistema di difesa anti-missile contro eventuali attacchi di droni. I
dettagli vanno ancora definiti, ma la firma potrebbe essere apposta
oggi o domani. Obiettivo americano è garantirsi il controllo dello
Stretto di Hormuz, luogo strategico per il passaggio dell'80% del
petrolio diretto in Europa e "minacciato" dall'Iran che in passato ha
chiuso a piacimento lo stretto impedendo il transito delle petroliere.Sul fronte siriano, Kerry volerà domani ad Amman dove si incontrerà con i rappresentanti di dieci Paesi arabi e europei:
l'obiettivo è disegnare un piano di transizione politica e discutere
delle modalità per portare entrambe le parti - opposizioni e governo -
al tavolo dei negoziati. Nena News
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Israele: annulla missione Unesco a Gerusalemme, "politicizzata"
(AGI) - Gerusalemme, 20 mag. - Il governo israeliano ha cancellato all'ultimo momento la missione di una delegazione dell'Unesco che avrebbe dovuto ispezionare lo stato di conservazione nella Citta' vecchia di Gerusalemme. La decisione e' stata presa per la "politicizzazione" dell'evento da parte palestinese, ha spiegato un portavoce del ministero degli Esteri israeliano. Israele aveva acconsentito alla prima missione dell'Unesco nella Citta' Vecchia di Gerusalemme dal 2004 dopo le pressioni della Giordania e dei palestinesi, che avevano chiesto l'intervento del presidente americano, Barack Obama. "I palestinesi non hanno rispettato i patti", ha denunciato il ministro degli Esteri israeliano, "la visita doveva essere professionale, ma hanno preso iniziative per politicizzare l'evento, senza lasciare il modo alla delegazione di dedicarsi agli aspetti professionali". Israele ha rapporti difficili con l'Unesco, doprattutto dal novembre 2011 quando l'agenzia dell'Onu per l'educazione, la scienza e la cultura ha ammesso l'Anp come membro a tutti gli effetti e ha inserito la Basilica della Nativita' a Betlemme nel Patrimonio dell'Umanita'.
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Israele, gli congelano il conto corrente Entra in banca, fa strage poi si uccide
Si è suicidato l’uomo che oggi ha rapinato una banca a Beer Sheva,
nel sud di Israele, uccidendo quattro persone, e poi prendendo un
ostaggio. Lo riporta la televisione israeliana Channel 2, precisando che
la donna tenuta in ostaggio è stata liberata.Secondo la ricostruzione della polizia, l’uomo - un israeliano di 40
anni circa - ha ucciso tre uomini ed una donna e ferito diverse persone
all’interno della banca, dove poi si è asserragliato con la donna presa
in ostaggio che ha rilasciato dopo circa un’ora di negoziati con la
polizia. Poco dopo che la donna è stata fatta uscire dalla banca, l’uomo
si sarebbe suicidato, secondo quanto si legge sul sito di Ynet. Il
ministro per la sicurezza interna, Yitzhak Aharonovitch, ha detto che
«molto probabilmente vi era un solo rapinatore e non siamo neanche
sicuri che si sia trattato di una rapina, in questo momento stiamo
vagliando ipotesi in tutte le direzioni». Infatti le persone che erano
nella banca sopravvissute al massacro hanno detto che il rapinatore dopo
aver fatto irruzione nei locali non ha chiesto soldi. «Forse siamo di
fronte all’azione di una persona instabile mentalmente», affermano fonti
della polizia. Ad innescare il raptus dell’uomo sarebbe stato il congelamento del
suo conto bancario, che aveva accumulato un debito di 1200 euro. Dai
primi dettagli dell’inchiesta è emerso che l’uomo era un ufficiale della
riserva dell’esercito israeliano e che nel 2002 aveva partecipato
all’uccisione di due palestinesi che avevano appena compiuto un
attentato. Per il suo intervento, ottenne dalle autorità un encomio. Un testimone ha raccontato che l’uomo ha sparato alle persone mentre
erano sdraiate a terra: «Il rapinatore ha sparato due proiettili ad
entrambe le persone che si trovavano accanto a me, ha semplicemente
sparato, senza chiedere nulla». La prima persona ad essere uccisa
sarebbe stato una delle guardie di sicurezza e l’uomo, dopo aver
sparato, si sarebbe avvicinato alla vittima per assicurarsi che fosse
morta, prima di ricaricare l’arma e sparare di nuovo, ogni volta poi
controllando il polso della vittima. http://www.lastampa.it/
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Difendere l’ambiente con Beautiful Israel
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Voci a confronto
A proposito dell’importanza per la Chiesa cattolica delle
organizzazioni di volontariato, si cità ancora una volta l’omelia di
papa Francesco sulle “comunità chiuse (Corriere della Sera).“Verso l’America, Terra promessa” è il titolo del libro che verrà
presentato oggi a Genova con la partecipazione del vicepresidente della
Comunità ebraica cittadina Ariel Dello Strologo (Secolo XIX ).Il cancelliere tedesco Angela Merkel punta il dito contro i metodi nazisti del premier ungherese Viktor Orban (Corriere).All’Olimpico di Roma prevista la chiusura della Curva Sud in
occasione della prossima partita casalinga in seguito ai cori razzisti
contro Balotelli (Corriere Roma). Al tema è dedicato anche un editoriale sulla pagina delle opinioni dello stesso quotidiano milanese.Il presidente della Camera Laura Boldrini scrive al quotidiano della Conferenza episcopale Avvenire in merito al tema della legge contro l’omofobia e delle nozze gay. Le risponde il direttore Marco Tarquinio, mentre sul Corriere
Fabio Cavalera illustra i guai del premier britannico Cameron con il
suo partito proprio per la legge in materia attualmente in discussione
in Parlamento.A Milano oggi in programma una cerimonia di conferimento della
cittadinanza simbolica a 200 bambini figli di immigrati con il ministro
dell’integrazione Cecile Kyenge (Corriere Milano).Manca un censimento dei lager italiani che faccia luce sulle
deportazioni durante il secondo conflitto mondiale. A denunciarlo è Avvenire.Fiamma Nirenstein sul Giornale analizza i rinnovati rapporti tra Turchia e Israele, mentre Maurizio Molinari sulla Stampa riferisce di un appello degli Usa all’Italia per lavorare alla stabilizzazione della Libia.Il Fatto quotidiano
riprende (con toni alquanto tendenziosi) una notizia che domina la
stampa israeliana in questi giorni. Il bambino di 12 anni il cui pianto
disperato divenne icona della seconda intifada non sarebbe stato ucciso
in quell’occasione dal fuoco dei soldati israeliani, secondo
un’inchiesta israeliana commissionata dal premier Netanyahu.Repubblica
riferisce di tensioni fra Israele e l’Unesco, con lo Stato ebraico che
ha sospeso una visita degli ispettori ai luoghi della Città vecchia,
perché inficiata da strumentalizzazioni politiche secondo il governo
israeliano.(21 maggio 2013),http://moked.it/
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Pace "a tutto gas" tra Turchia e Israele
Il Giornale, 21 maggio 2013, Fiamma Nirenstein
Tayyip
Erdogan, il primo ministro turco, è un acrobata capace di camminare
in contemporanea su un filo, fare il doppio salto mortale e cadere in
piedi per ricevere l’applauso. Lo scopo è fare della Turchia
il Paese che riesce a usare a scopi egemonici la sua fama di Paese a
cavallo fra Islam e Occidente, e rafforzare il suo regime molto
vicino ai Fratelli Musulmani, mentre si presenta come forza moderata.
Non ha remore morali: oggi è il peggior nemico di Assad, ai tempi
della rivolta libanese per cacciarlo dalla Siria era il suo migliore
alleato. Era un amico strettissimo di Gheddafi, di cui accettò il
“Premio Internazionale Gheddafi per i diritti umani”. Tuttavia
l’Europa conserva la memori! a speranzosa di Kemal Ataturk e il
senso di colpa per aver tenuto la Turchia fuori dall’UE. Ma intanto
le cose sono cambiate, l’islamizzazione è prepotente, la libertà
è crollata, la politica estera è aggressiva. La Turchia agisce
anche spinta dalla necessità di resistere al terremoto siriano che
la pervade di profughi e di terrorismo e la mette a rischio di una
guerra chimica. Ma al di là di questa evenienza c’è l’ambizione
ottomana di Erdogan, che si vede come il grande rifondatore di un
impero che ha quasi fagocitato l’Europa e il Medio Oriente per
secoli, fino al 1918.Erdogan ha dato esempio di grande disinvoltura
proprio nelle ultime settimane. Il 22 marzo su esplicita richiesta
del Presidente Obama,accetta graziosamente le scuse di Benyamin
Netanyahu, premier israeliano, per l’incidente del maggio 2010.
Allora furono uccisi nove attivisti turchi sulla Mavi marmara diretti
a Gaza sulla flottilla antisraeliana. Essa portava anche membri del!
gruppo paraterrorista IHH. Erdogan continua dopo l’incidente
la strada che lo aveva portato a inveire contro Shimon Peres a Davos
urlandogli “Voi sapete uccidere”, dichiara di recente, fra
l’altro, che il Sionismo è “un crimine contro l’umanità”.
Invita a Ankara Khaled Mashaal, il capo dell’organizzazione
terrorista Hamas. Gli dedica una standing ovation, dichiara che i
suoi uomini sono “combattenti della resistenza che difendono la
loro terra”. L’odio per Israele gli conquista molti consensi nel
Medio Oriente. E ciò che cerca, dato che intanto i suoi accordi con
Assad si sciupano. Ma il 15 marzo Erdogan accetta la proposta di far
pace con Israele in cambio di ricompense per le famiglie degli
uccisi. Obama lo vuole, ed è una vittoria morale. Ma intanto gli
analisti che scavano nei colloqui circostanti all’accordo scoprono
un interesse della Turchia che non c’entra con l’onore: il gas
naturale trovato in quantità a largo delle coste di Ha! ifa attrae
Erdogan. La Turchia, si dice, vuole partecipare con due milioni di
dollari alla costruzione del condotto sottomarino che dovrebbe
portare il gas fino alle sue coste e forse poi verso l’Europa. Big
business. Oggi essa è in gran parte dipendente dalla Russia per il
gas, lo scontro sulla Siria con Putin rende Israele ben più
affidabile. Ma la Turchia, lo è? Perché lo stato ebraico dovrebbe
far scorrere il suo gas in tubi lungo coste libanesi e siriane, dopo
che l’Egitto dei Fratelli Musulmani ha fatto saltare gli accordi e
i tubi stessi in pochi mesi di nuovo potere? Perché dovrebbe fare un
dispetto a Cipro, nemico della Turchia?Erdogan
è andato a Washington da Obama meno di una settimana fa, ha spinto
per la destituzione di Assad, e certamente Obama, in cambio di una
posizione decisa gli chiede l’abbandono della linea estremista su
Israele. Ma Erdogan ha confermato, fra un abbraccio e una pacca !
sulla spalla, che alla fine del mese andrà in visita a Gaza, e
probabilmente lo farà insieme al primo ministro egiziano Morsi,
leader dei Fratelli Musulmani. Ha anche riaffermato di essere molto
favorevole al previsto accordo Fatah-Hamas. Hamas, il cui scopo
istituzionale è non solo la distruzione di Israele ma anche
l’uccisione di tutti gli ebrei (basta guardare lo statuto e i
discorsi dei leader, o il terrorismo che ha sterminato migliaia di
innocenti) non può, ragionevolmente, essere l’interlocutore di un
amico di Israele o di qualsiasi paese democratico. Ovvero: non c’è
comune buon senso che possa spingere chicchessia a un accordo vitale
con la Turchia di Erdogan.
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