lunedì 13 ottobre 2008

Gerusalemme

ISRAELE E PALESTINA Sion: storia di un’idea

di Martin Buber, Ed. Marietti, € 15,00

Storia di un’idea: appunto della storia di un’idea qui si tratta; non dunque della ricostruzione dei precedenti ideologici di una realizzazione storica. L’idea di Sion, che accompagna con la sua ricchezza spirituale e con il suo pathos affettivo tutta la tradizione di Israele, è qui presentata nel suo immutato impulso ideale, nella sua forza ispiratrice, che nessun evento storico, nessuna contingenza politica, è in grado di soffocare, nemmeno con l’illusione di una realizzazione ormai compiuta.Certo, chi conosce l’infaticabile lotta di Buber contro l’idealismo sa che l’“idea” di Sion non può essere intesa nel senso di una concezione astratta, “filosofica”, ma come un preciso “evento” per Israele, popolo e individui. Si tratta di un’idea “religiosa”, dello “spirito di una fede”. La fede, per Buber, è evento, è incontro; farne la storia significa rileggere e rivivere questo incontro e riproporne il significato di domanda per l’uomo, di elezione a una responsabilità.
Il rapporto di Israle con la sua Terra non è fondato su un presunto legame naturale di sangue o di razza. Israele ha certo un rapporto essenziale con la sua Terra, ma si tratta di un rapporto etico: la Terra non è madre, ma sposa. Tra Israele e la sua Terra vi è il legame di un patto tra sposo e sposa, il cui significato è incluso nel più fondamentale patto di Alleanza tra Dio e Israele. Nella Terra promessa Israele è chiamato a realizzare Sion: la società giusta con la Terra, giusta con gli uomini e perciò giusta con Dio. Questo è il messaggio che Buber vuole affidare con quest’opera al movimento sionista del suo tempo e, in generale, a Israele. (Andrea Poma)
Martin Buber (Vienna 1878 – Gerusalemme 1965) è uno dei padri dell’ebraismo contemporaneo.Molto attivo sulla scena intellettuale tedesca, anche oltre l’avvento del nazismo e l’inizio della persecuzione antisemita, emigra nel 1938 in Palestina. Di qui continuerà ad irradiare il suo intenso magistero spirituale, adoperandosi tra l’altro per l’opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Numerosi gli scritti, dedicati a temi molteplici, quali il chassidismo e la mistica giudaica, la filosofia dialogica, la Bibbia, di cui insieme a Franz Rosenzweig ha curato un’originale traduzione tedesca. Presso Marietti sono state tradotte le seguenti opere: La fede dei profeti (2002), La regalità di Dio (1989), Mosè (2002), Il problema dell’uomo (2004).

sabato 11 ottobre 2008

Posto di blocco militare in Israele durante la guerra del Kippur

Israele celebra la festa del kippur I generali facevano scaricabarile

Festività ebraica ricordando la guerra di 35 anni fa
TEL AVIV - Lo Yom Kippur, che in Israele è cominciata ieri, è la festività ebraica più sentita. È il giorno dell’espiazione per i mali commessi e di propositi per l’anno appena iniziato. È anche pausa di riflessione e di bilanci, come quello sulla guerra del Kippur, di cui ricorre il 35esimo anniversario e sulla cui conduzione emergono ora lacune e giudizi non lusinghieri. Nella guerra del Kippur lo Stato ebraico fu attaccato in un’azione simultanea da Egitto e Siria. Il primo da sud, l’altra da nord. Israele, colto di sorpresa nel pieno della ricorrenza, inizialmente sembrò sul punto di soccombere. Poi lo spirito di sopravvivenza, la superiorità tecnica e la maggiore preparazione strategica ebbero ragione sulla preponderanza del nemico, che fu respinto su entrambi i fronti, subendo gravi perdite. Anche quelle israeliane furono alte, più di 2.600 morti e 7.000 feriti. A 35 anni di distanza, documenti sinora secretati dallo Stato ebraico hanno fatto emergere uno scaricabarile di responsabilità da parte di generali e uomini politici, assieme a molte lacune, anche di comportamento, fatte registrare anche nel conflitto del 2006 tra Israele e gli Hezbollah libanesi. Nel 1973 a ribaltare le sorti di un conflitto che per Israele inizialmente appariva perso, contribuì in misura decisiva Ariel Sharon. Fu lui, generale della riserva, a comandare la divisione che varcò il canale di Suez, aggirando le posizioni egiziane. In una deposizione da lui fatta al tempo e solo ora resa pubblica, Sharon attribuì «la maggior parte delle perdite e dei danni subiti all’assenza degli alti ufficiali dal campo di battaglia». Dai documenti è uscita ridimensionata anche la figura del ministro della Difesa Moshe Dayan, mitico capo di stato maggiore nella guerra contro l’Egitto nel 1956. Minimizzando il proprio ruolo nella rotta iniziale, Dayan sostenne di essere stato «solo un politico» e dal punto di vista tecnico militare “uno fra tanti generali ed ex generali che davano la propria opinione”. 2008-10-09 http://www.corriere.com/

Haifa - la metropolitana

Care amiche, cari amici,per l’ inizio del nuovo anno sociale abbiamo organizzato queste due gite riferite alla cultura israeliana:
Il Padiglione israeliano alla Biennale di Venezia: “Aggiunte – Architettura in continuum”Visita guidata da Giovanni Matteo Quer Domenica 19 ottobre 2008, ore 12 Punto di incontro: ingresso della Biennale a S. ELENAP.S. Disponiamo di alcuni biglietti d’ingresso offerti dal Padiglione israeliano. Per informazioni e prenotazioni scrivere al nostro nuovo indirizzo avii1975@gmail.com oppure telefonare. e ancora:Impressionisti e post-impressionistiCapolavori dall’Israel Museum di GerusalemmeMart di RoveretoMuseo di arte moderna e contemporanea Domenica 9 novembre 2008, ore 11Visita guidataP.S. Eventuale viaggio in pullman Verona-Rovereto e ritorno se il numero di adesioni è adeguato. Per informazioni e prenotazioni scrivere al nostro nuovo indirizzo avii1975@gmail.com oppure telefonare In attesa della vostra rapida risposta vi inviamo un cordiale saluto
ASSOCIAZIONE VERONESE ITALIA-ISRAELE

Tel Aviv

Giovinco: "Contro Israele è la partita della vita"

........."Contro Israele è la partita della vita e non possiamo fallire - ha spiegato oggi dal ritiro azzurro proiettandosi alla sfida di sabato ad Ancona - Ci sono in ballo due anni di lavoro, sarebbe assurdo buttare all'aria tutto quello che abbiamo costruito con il lavoro e il sacrificio. Ogni partita è un esame, si sa, ma noi questa volta non possiamo sbagliare"........Rispetto a qualche mese fa la formazione di Casiraghi ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi: "La condizione del gruppo è buona - le parole di Giovinco - mentre contro la Croazia e la Grecia, reduci dalle Olimpiadi, non eravamo al meglio. Tutti ci chiedono di vincere e di dare spettacolo, ma non sempre è facile. E non lo sarà contro Israele, per la posta che c'è in palio e perchè quella israeliana è una nazionale tosta, con buonissime individualità. Il futuro? Adesso devo pensare all'Under, per la Nazionale maggiore c'è tempo". 9 ottobre 2008, http://quotidianonet.ilsole24ore.com/

giovedì 9 ottobre 2008

Betlemme - particolare pavimento Chiesa

Under 21: Acquafresca `Non sottovalutare Israele`

(AGM-DS) - 07/10/2008 16.10.43 - (AGM-DS) - Milano, 7 ottobre - Robert Acquafresca predica prudenza in vista della gara di Ancona in programma sabato contro Istraele. L’attaccante del Cagliari, appena rientrato da un infortunio, che nel novembre 2007 a Fermo ando` in gol contro l`Azerbaijan e vorrebbe ripetersi in maglia azzurra nelle Marche. `Il piu` grave errore sarebbe sottovalutare la partita. Non e` facile, se Israele e` arrivato fin qui dobbiamo essere preparati a tutto. Studieremo gli avversari guardando filmati. L`andata in casa? Speriamo di vincere entrambe le partite`.

ISRAELE: MONASTERO SOVRASTANTE SANTO SEPOLCRO RISCHIA IL CROLLO

Gerusalemme, 7 ott. - (Adnkronos) - Il monastero Deir Sultan, sul tetto della basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, rischia il crollo ma la ristrutturazione e' ostacolata dallo scontro sulla proprieta' del luogo sacro che da lunghissimo tempo oppone la Chiesa ortodossa etiope a quella copta. L'allarme appare oggi sul quotidiano israeliano "Haaretz" che cita un recente rapporto tecnico secondo il quale "il pericoloso stato" dell'edificio "mette in pericolo la vita dei monaci e dei visitatori" e pone un rischio anche per le chiese vicine, compreso la Basilica del Santo Sepolcro. Composto da due cappelle e 26 celle monacali, il Deir Sultan e' abitato da monaci etiopi, ma la Chiesa copta ne rivendica la proprieta'. Gia' nel 2004, prima che la situazione dell'edificio peggiorasse ulteriormente, il ministero israeliano degli Interni si era offerto di pagare i lavori a patto che i contendenti trovassero un accordo. Ora l'arcivescovo Matthias, capo della Chiesa etiope a Gerusalemme, ha inviato una lettera denunciando l'urgenza della situazione e chiedendo al governo israeliano d'intervenire come parte neutra e realizzare i lavori. La condizione di un'accordo con i copti "e' per noi inaccettabile"- scrive l'arcivescovo- "perche' noi non riconosciamo nessun diritto alla Chiesa copta su quest'area". La vicenda e' purtroppo un tipico esempio dei conflitti che oppongono le diverse confessioni cristiane sulla proprieta' e la gestione del Santo Sepolcro, tanto complessi da far si' che le chiavi di accesso alla Basilica siano affidate a musulmani.


Cucina/ Il Libano vuole Israele fuori dal mercato dell'hummus

Confidustria Beirut pronta ad andare in tribunale

Beirut, 7 ott. (Ap) - Il Libano all'attacco di Israele: per l'hummus, la deliziosa purea di ceci che ritiene un piatto nazionale e che gli intraprendenti imprenditori israeliani stanno commercializzando nel mondo. Il presidente della Confindustria libanese, Fadi Abboud, accusa lo Stato ebraico di "furto" e non ci va leggero: starebbe preparando un processo internazionale, per contestare l'uso del nome hummus e di altri piatti.
Secondo Abboud, il Libano avrebbe dovuto avere la preveggenza di registrare i nomi dei suoi piatti più famosi, ma Israele non ha il diritto di usurpare i nomi e i proventi della loro commercializzazione. Abboud ha detto alla Associated Press che sta seguendo il precedente della Grecia, che nel 2002 si vide riconosciuto il marchio "dop" per la feta. Quella sentenza però fu pronunciata dalla Corte europea del Lussemburgo e regola ovviamente una disputa fra stati Ue. Mentre non è chiaro davanti a quale tribunale gli imprenditori libanesi potrebbero portare il loro caso; Libano e Israele oltretutto sono paesi ufficialmente in guerra, e un libanese che abbia contatti con lo Stato ebraico è punibile con il carcere.
L'hummus è una pasta di ceci, sesamo, olio, aglio, limone e sale che viene consumata da secoli in Medio Oriente; l'origine esatta è ignota. Ma è diventato molto popolare anche in Israele.
Abboud spiega che gli industriali libanesi hanno chiesto al Ministero dell'Economia di avviare una procedura per registrare non solo il marchio "hummus" ma anche quello della crema di melanzane, "baba ghannouj", e della semola condita con pomodori e prezzemoli, il "tabouleh".


Testimoni del non provato. La terza generazione della Shoah

di Di Castro Raffaella, Ed Carocci, Prezzo: € 26.00

Siamo sicuri che l'inarrestabile scomparsa dei testimoni diretti della Shoah sia "il problema cruciale" della nuova era della memoria? Chi e come sarà il "nuovo testimone"? Non potrebbe rivelarsi un falso problema che rischia di mascherare e confondere idolatricamente altre questioni? Il volume lascia parlare coloro su cui sono puntati i riflettori dell'attenzione pubblica: l'ultima o terza generazione di ebrei ad aver ricevuto una trasmissione diretta della memoria delle persecuzioni fasciste e naziste. Le caratteristiche e le problematiche della terza generazione sono le stesse con cui la società post-Shoah per intero deve fare i conti: essere nati dentro una ferita che per quanto non vissuta comunque ci riguarda e ci richiede di ricostruire attorno ad essa un corpo, al tempo stesso individuale e collettivo.

mercoledì 8 ottobre 2008


David Grossman intervistato sul suo ultimo romanzoa "Che tempo che fa" di Fabio Fazio Testata: Rai 3 Lunedì 6 ottobre 2008

Il 7 ottobre uscirà il suo ultimo romanzo “A un cerbiatto somiglia il mio amore” edito dalla casa editrice Mondadori. David Grossman, uno fra gli scrittori israeliani più apprezzati in Italia, è stato ospite domenica sera del programma televisivo “Che tempo che fa” condotto da Fabio Fazio per presentare il libro che ha dedicato al figlio Uri morto nella seconda guerra del Libano. L’amore, la guerra, la tolleranza, il rispetto per l’altro, il valore della donna, i limiti della scrittura sono alcuni fra i temi che lo scrittore ha affrontato. Dopo un breve ricordo dei suoi primi passi nel mondo della radio con la partecipazione ad un quiz su Shalom Aleikem, le cui opere conosceva così bene grazie al padre che gli aveva donato i libri di questo importante scrittore ebraico della diaspora e che gli avevano consentito, fra l’altro, di conoscere l’infanzia del padre, Grossman si sofferma sui contenuti del romanzo, secondo alcuni critici “un’opera definitiva attraverso la quale è possibile conoscere Israele” e il cui titolo originale è “Una donna in fuga da una notizia”. Alla domanda del conduttore se la fuga dalla realtà sia l’unica possibilità di sopravvivere Grossman risponde che, invece, è indispensabile confrontarsi con la realtà perché fuggire è pericoloso come purtroppo vediamo fare ogni giorno nel mondo. Per Orah, la protagonista del libro, che intraprende un viaggio per allontanarsi dall’eventualità che le giunga la notizia della morte del figlio soldato, la fuga non è passiva; Orah non vuole assolutamente essere vittima della situazione e pertanto conoscendo i meccanismi della realtà israeliana e di come le notizie vengano portate dai rappresentanti dell’esercito pensa che allontanandosi da casa potrà salvare la vita del figlio. Durante il viaggio inizia a raccontare ad un suo vecchio amore adolescenziale che risulterà poi legato al figlio, tutto ciò che riguarda la vita del ragazzo, cosa significhi crescere un uomo e narrando questa storia vuole infondere vitalità ed essere di protezione al figlio sul campo di battaglia. Per David Grossman è stato un grande piacere descrivere questa donna. “In un libro d’amore si descrivono le cose fondamentali della vita. Una donna per sua natura è più vicina rispetto all’uomo a questi processi primigeni. Le donne dispongono di elementi che le fanno diventare delle sovversive impedendo loro di essere, per così dire, fedeli ai sistemi, alle religioni. Le donne sono più fedeli ai propri istinti primari”. “Volevo raccontare una storia d’amore – continua Grossman – nell’ambito di questo grosso contenitore che è la guerra. Esiste una contraddizione di fondo fra l’amore e la guerra e dovremmo ricordarci che l’amore è tutto ciò che rende un essere umano diverso da qualsiasi altra cosa. Con la guerra cerchiamo di disumanizzare il nostro prossimo e vivendo in Israele la contraddizione fra queste due situazioni è così forte che si riscontra in moltissime persone. Quando si vive la propria vita in una realtà catastrofica il primo istinto è rinchiudersi in se stessi. Per questo ho cercato di dimostrare il potere, la forza della vitalità esplorando la vita in tutte le sue sfaccettature”. Alla domanda di Fazio se ha mai avuto la tentazione di andar via da Israele Grossman risponde, come molte altre volte, che “Israele è l’unico luogo dove non sono straniero, dove posso sentirmi a casa”. “Sono stato fortunato – spiega lo scrittore – perché sono nato quando c’era già lo Stato, abbiamo creato la letteratura, la lingua e penso ad Israele come a un parente che non sta bene e proprio per questo non lo si abbandona ma si cerca di fare qualcosa per migliorare la sua situazione”. Nei suoi scritti Grossman ribadisce agli israeliani che esiste un’alternativa e che non “siamo condannati a vivere una vita sotto terra, passando da una guerra all’altra”. E la pace non significa soltanto risolvere i problemi pubblici con i palestinesi. “La pace è qualcosa di diverso: dobbiamo entrare in un'altra dimensione ed essere in grado di esplorare tutte le possibilità che la vita ci offre. Attualmente viviamo una vita parallela rispetto a quella che ci meritiamo di vivere. E per questo abbiamo bisogno della pace”. Sul “limite” consentito alle parole David Grossman non ha dubbi. “Ci sono molti limiti proprio perché le parole non sono sufficienti a descrivere le situazioni cruciali della vita. Dopo la catastrofe che ha colpito la mia famiglia due anni fa ricevo molte lettere di scrittori che pur volendo confortarmi scrivono di non essere in grado di esprimere i loro sentimenti. Sono convinto che quando ci troviamo ad esprimere le situazioni primarie della vita manchino le parole. Gli scrittori sanno che scrivere è avvicinarsi il più possibile all’indicibile, all’impronunciabile. Questo è il nostro compito” E leggere l’ultimo romanzo dello scrittore israeliano è davvero accostarsi all’indicibile.Greco Giorgia

Haifa - quartiere tedesco

La Suprema Corte israeliana sospende costruzione di un ponte nei pressi della Porta dei Magrebini.

Gerusalemme - Infopal. La Corte Suprema israeliana ha ordinato una sospensione temporanea nella costruzione di un ponte nell'area della Porta dei Magrebini, nella Spianata delle Moschee.
La Corte ha chiesto l'interruzione dei lavori a seguito della presentazione di numerosi esposti legali. La decisione della Corte obbliga il governo di Israele a interrompere gli scavi per il posizionamento di 88 colonne di supporto al ponte. 06-10-2008 http://www.infopal.it/