martedì 14 ottobre 2008

Giorgio Perlasca


L’infanzia e la giovinezza: Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Dopo qualche mese, per motivi di lavoro del padre Carlo, la famiglia si trasferisce a Maserà in provincia di Padova.Negli anni Venti aderisce con entusiasmo al fascismo, in particolar modo alla versione dannunziana e nazionalista. Tanto che per sostenere le idee di D’Annunzio litiga pesantemente con un suo professore che aveva condannato l’impresa di Fiume, e per questo motivo è espulso per un anno da tutte le scuole del Regno.Gli anni Trenta: Coerentemente con le sue idee, parte come volontario prima per l’Africa Orientale e poi per la Spagna, dove combatte in un reggimento di artiglieria al fianco del generale Franco.Tornato in Italia al termine della guerra civile spagnola, entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania, contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima, e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938 che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette perciò di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.Gli anni di Budapest: Scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato come incaricato d’affari con lo status di diplomatico nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano.L’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) lo coglie a Budapest: sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici.Quando i tedeschi prendono il potere (metà ottobre 1944) affidano il governo alle Croci Frecciate, i nazisti ungheresi, che iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le deportazioni verso i cittadini di religione ebraica.Si prospetta il trasferimento degli internati diplomatici in Germania. Approfittando di un permesso a Budapest per visita medica Perlasca fugge. Si nasconde prima presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l’Ambasciata spagnola, in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest e l’Ungheria per non riconoscere de jure il governo filo nazista di Szalasi che chiede lo spostamento della sede diplomatica da Budapest a Sopron, vicino al confine con l’Austria.Il giorno dopo, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case protette perché é venuto a conoscenza della partenza di Sanz Briz.È qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: “Sospendete tutto! State sbagliando! Sanz Briz si è recato a Berna per comunicare più facilmente con Madrid. La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza”.E’ creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese.Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina ad Ambasciatore spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono accolte senza riserve.Dicembre 1944 – Gennaio 1945: i 45 giorni di Jorge Perlasca: Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’Ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile “impostura” che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in “case protette” lungo il Danubio.Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Wallenberg, l’incaricato personale del Re di Svezia, alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorità tedesche di occupazione, rilascia salvacondotti che recitano “parenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei resterà qui sotto la protezione del governo spagnolo”.Li rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) sparsi nel mondo.La legge Rivera è dunque la base legale dell’intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.La Shoah in Ungheria: Sino alla Prima Guerra Mondiale gli ebrei si sentivano ed erano pienamente integrati (nel 1910 erano 911.227 il 4,3% della popolazione della Grande Ungheria) con un volontario processo di "magiarizzazione" in tutti i campi. Questa fedeltà alla nazione e fervente patriottismo ottenne in cambio un'attenzione particolare nel reprimere ogni atteggiamento antisemita. Questo rapporto di amicizia con il popolo ungherese iniziò ad incrinarsi subito dopo la sconfitta del 1918. L'Ungheria con il Trattato di Trianon" dovette cedere oltre i due terzi del suo territorio e circa 14 milioni di abitanti. In tale atmosfera maturarono una serie di movimenti ultranazionalistici il cui scopo principale fu quello di trovare un colpevole a cui attribuire le responsabilità di tale situazione. Il capro espiatorio fu trovato negli Ebrei. Venne introdotto nel 1920 il "Numerus clausus", stabilendo che la percentuale degli ebrei ammessi a frequentare le scuole superiori e le università non potesse superare il 6% del totale degli iscritti. Negli anni '30 vi fu un sostanziale avvicinamento con la Germania nazista e nel triennio 1938-41 furono promulgate tre leggi razziali sul modello delle leggi di Norimberga. La politica verso gli Ebrei si caratterizzò da accelerazioni e rallentamenti determinati innanzitutto dagli interessi della politica ungherese che li usava come merce di scambio per ottenere "favori" da Hitler. L'Ungheria, dopo aver recuperato la quasi totalità dei territori perduti con il Trattato di Trianon, esauriva il desiderio di collaborare pienamente con i Tedeschi e di fare alla Germania ulteriori concessioni sulla "questione ebraica". Ma quando nel giugno 1941 l'Ungheria entrò in guerra alleata alla Germania, le condizioni degli Ebrei peggiorarono notevolmente. I cittadini ebrei dai 22 anni in avanti dovettero prestare servizio nei "Battaglioni di lavoro" in abiti civili e un collare al braccio che li identificasse come ebrei. Peggiorando le sorti della guerra, l'Ungheria tentò di riprendersi una autonomia consumando la rottura totale nel settembre 1943 quando riconobbe la legittimità del governo italiano di Badoglio ma soprattutto quando prese posizione in difesa degli Ebrei. A quel punto l'unica soluzione valida per la Germania fu quella di rovesciare il governo ungherese e l'operazione "Margarethe I" fu il nome in codice scelto per l'occupazione del Paese (12 marzo 1944) e il 22 venne nominato un governo gradito ai Tedeschi. In quei giorni Eichmann e i suoi più fidati collaboratori arrivarono in Ungheria e il 28 aprile partirono i primi convogli: in meno di tre mesi Eichmann riuscì a deportare oltre 300.000 persone verso i campi di sterminio. Il 6 giugno lo sbarco in Normandia degli Alleati apriva un nuovo fronte di guerra: Horthy, il Reggente, sempre più preoccupato chiese il ritiro delle truppe tedesche senza risultato. Il 28 agosto l'Armata rossa raggiungeva la Transilvania minacciando direttamente l'Ungheria. Horthy tentò di trattare una pace separata. L'11 ottobre accettava le condizioni imposte dai Russi e il 15 annunciò l'armistizio alla radio. I nazisti ungheresi, le croci frecciate, spalleggiati dai tedeschi, occuparono la sede della radio annunciando che Horthy era stato deposto incitando la popolazione ungherese a continuare la lotta a fianco dei Tedeschi. A Budapest si trovavano tra i 150.000 e i 160.000 Ebrei ed altrettanti sopravvivevano ancora nel resto dell'Ungheria utilizzati nei "Battaglioni di lavoro". Il 17 Eichmann tornava a Budapest per riprendere l'opera lasciata interrotta pochi mesi prima. Il 21 squadre di nylas iniziavano a rastrellare casa per casa gli Ebrei di Budapest. Molti vennero impegnati in lavori disumani in città, altri organizzati in 70 "Battaglioni di lavoro" e mandati in Germania, a piedi, oltre 200 chilometri in 7 giorni, al freddo e senza cibo. Chi non resisteva veniva ucciso. Altri inviati nei campi di sterminio, altri uccisi e gettati nel Danubio, altri concentrati nel Ghetto a morire di stenti. Alla liberazione dei 786.555 ebrei ungheresi (censimento del 1941) solo 200.000 sopravvissero
Il ritorno a casa: Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia.Da eroe solitario diventa un “uomo qualunque”: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà.Gli anni Ottanta: la scoperta di un uomo Giusto: Grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio.Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Non certo per protagonismo, ma proprio perché ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinché tali follie non abbiano mai più a ripetersi.Giorgio Perlasca è morto il 15 agosto del 1992. È sepolto nel cimitero di Maserà, a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un’unica frase: “Giusto tra le Nazioni”, in ebraico.
Le onorificenze:Una volta emersa la vicenda, Giorgio Perlasca riceve numerose onorificenze, a cominciare da Israele che, concedendogli la cittadinanza onoraria, nel 1989 lo proclama Giusto tra le Nazioni e lo invita a Gerusalemme a piantare nel Giardino dei Giusti l’albero che porta il suo nome.A ruota seguono altri Paesi: l’Italia gli conferisce la Medaglia d’Oro al Valor Civile ed il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica; l’Ungheria gli assegna la massima onorificenza nazionale, la Stella al Merito, durante una sessione speciale del Parlamento; la Spagna, l’onorificenza di Isabella la Cattolica; gli Stati Uniti nel 1990 lo invitano a posare la prima pietra del Museo dell'Olocausto di Washington.Innumerevoli sono anche i riconoscimenti di associazioni e fondazioni private, così come in moltissime città italiane vi sono vie e piazze che portano il suo nome. http://www.giorgioperlasca.it/

traffico a Daliat Karmel

Auto elettrica, è in Israele la terra promessa

Lo tsunami finanziario sequestra le prime pagine: sembrano lontani i giorni del petrolio a 140 dollari, si attenua l'impulso verso le emissioni zero. Ma i trend di fondo persistono: Cina, India, Brasile e Russia continuano a crescere e hanno fame di energia; le tensioni geopolitiche nelle zone del petrolio e degli oleodotti (Iran, Georgia, prossimamente Crimea...) covano sotto la cenere in attesa dell'esito delle elezioni americane; entro l'anno avremo le norme europee di controllo delle emissioni.In questo quadro, il progetto Renault-Israele "Better Place" è un elemento di novità concreta e proietta scenari interessanti. Lo spettro del "supply crunch" con il barile a 200 dollari a breve termine è meno sbandierato ma non per questo meno realistico. Le nuove grandi scoperte di olio e gas (in Brasile, sotto l'Artico, nel Mare di Barents) cambiano la stima delle riserve e la graduatoria dei Paesi produttori, ma i costi di esplorazione e produzione sono enormi e il prezzo del prodotto sarà sostanzialmente superiore a quello arabo............Israele è un "best fit" per un progetto pilota che propone di pagare a chilometro l'energia consumata. In Israele la percorrenza media è inferiore a 70 km, le città sono relativamente vicine e il circolante è inferiore ai due milioni di veicoli. Piccole distanze, piccolo mercato, forti incentivi per l'auto a impatto zero, insieme alla volontà di ridurre la dipendenza dal petrolio e a grandi potenzialità di sviluppo della generazione fotovoltaica.Insomma, il laboratorio perfetto per un esperimento innovativo. Il progetto Renault-Nissan-Agassi è un'applicazione esemplare del precetto della Blue Ocean Strategy: come recuperare il tempo perduto mettendosi nelle condizioni migliori e con i minimi rischi. In mercati più grossi gli investimenti nella struttura distributiva sarebbero inavvicinabili. Già in Israele si parla di 500mila stazioni di ricarica (numero che sembra francamente eccessivo, ndr) ed emerge che il posizionamento delle batterie sotto il veicolo implica servomeccanismi specifici per ciascun modello, con moltiplicazione dei costi e della complessità di servizio..............13 ottobre 2008. http://www.ilsole24ore.com/


Israele-Italia verso tutto esaurito

(ANSA) - TEL AVIV, 13 OTT - Si va verso il tutto esaurito, a Tel Aviv, per Israele-Italia, ritorno dello spareggio che vale la qualificazione all'Europeo Under 21. Ottomila biglietti sono gia' stati venduti e mercoledi' sulle tribune dello stadio Blumfield di Ramat Gan si dovrebbe raggiungere la capienza massima di 15mila spettatori. Per l'occasione il prezzo di biglietti e' calato a 10 shekel, l'equivalente di due euro. L'andata, finita 0-0, si e' giocata sabato ad Ancona.

Matthaeus arrestato in Israele Il tecnico aveva il visto scaduto

Brutta avventura per Lothar Matthaeus. L'ex giocatore di Inter e Bayern Monaco, oggi allenatore del Maccabi Netanya, è stato arrestato all'aeroporto "Ben Gurion" di Tel Aviv perché non in possesso del permesso di lavoro richiesto e il suo visto da turista era scaduto. Ci sono volute parecchie ore e telefonate, tra cui quelle di alcuni politici locali, per risolvere la situazione e far rilasciare il tecnico.La disavventura di Matthaeus è accaduta lo scorso venerdì, ma è stata raccontata solo oggi dal magazine tedesco "Kicker". "Non mi era mai successo di essere in club incapace di risolvere una questione da poco come questa", siè sfogato Matthaeus, in Israele da tre mesi.Alla fine al tecnico è stato prolungato il visto da turista di una settimana, in attesa che il Maccabi regolarizzi la sua situazione e non finisca nuovamente in cella.
13 ottobre 2008, http://www.sportmediaset.it/

lunedì 13 ottobre 2008

Tel Aviv

UNDER 21, QUATTRO VOLTI NUOVI PER L'IMPRESA IN ISRAELE

AGI/ITALPRESS) - Roma, 12 ott. - Fare di necessita' virtu'. Essere piu' forti delle assenze e della tensione per vincere, dare una risposta alle critiche ma soprattutto per non mancare all'appuntamento piu' importante di un intero ciclo. Dopo lo scialbo 0-0 nel match di andata dei play-off per l'ammissione alla fase finale dell'Europeo Under 21, per la Nazionale di Gigi Casiraghi si avvicina la prova d'appello. Mercoledi' a Tel Aviv, nel match di ritorno, sara' tempo di spareggio negli ultimi novanta minuti che decideranno chi tra Italia e Israele andra' a fare parte delle otto nazionali che si contenderanno la vittoria finale a Svezia 2009. Vietato sbagliare, dunque, contro la squadra allenata da Moti, che ieri ha imbrigliato gli azzurrini mettendo in campo maggiore determinazione. In casa Italia ora si fanno i conti con le numerose assenze. Tra infortunati e squalificati Casiraghi dovra' fare sicuramente a meno di quattro pedine fondamentali e cosi' in questi giorni il quartier generale azzurro e' un vero e proprio porto di mare: gli ultimi due arrivi risalgono a questo pomeriggio e rispondono ai nomi di Davide Bottone (Vicenza) e Davide Di Gennaro (Reggina). Scelta quasi obbligata quella di Casiraghi, che gia' ieri sera aveva convocato Matteo Rubin (Torino) e Daniele Capelli (Atalanta). La speranza e' che in terra di Israele i quattro possano dare qualcosa in piu' in termini di incisivita' e concretezza. L'assenza piu' dolorosa sara' quella di Giovinco. Il piccolo centrocampista della Juventus saltera' la trasferta di Tel Aviv per via della squalifica. Stessa sorte anche per Marchisio e Dessena, altri pezzi portanti di un'Under 21 che sembra aver perso la strada della vittoria. Non ci sara' neanche Andreolli (ko per via di una ferita allo zigomo), mentre e' ancora in forse la presenza di De Ceglie.

Gerusalemme

ISRAELE E PALESTINA Sion: storia di un’idea

di Martin Buber, Ed. Marietti, € 15,00

Storia di un’idea: appunto della storia di un’idea qui si tratta; non dunque della ricostruzione dei precedenti ideologici di una realizzazione storica. L’idea di Sion, che accompagna con la sua ricchezza spirituale e con il suo pathos affettivo tutta la tradizione di Israele, è qui presentata nel suo immutato impulso ideale, nella sua forza ispiratrice, che nessun evento storico, nessuna contingenza politica, è in grado di soffocare, nemmeno con l’illusione di una realizzazione ormai compiuta.Certo, chi conosce l’infaticabile lotta di Buber contro l’idealismo sa che l’“idea” di Sion non può essere intesa nel senso di una concezione astratta, “filosofica”, ma come un preciso “evento” per Israele, popolo e individui. Si tratta di un’idea “religiosa”, dello “spirito di una fede”. La fede, per Buber, è evento, è incontro; farne la storia significa rileggere e rivivere questo incontro e riproporne il significato di domanda per l’uomo, di elezione a una responsabilità.
Il rapporto di Israle con la sua Terra non è fondato su un presunto legame naturale di sangue o di razza. Israele ha certo un rapporto essenziale con la sua Terra, ma si tratta di un rapporto etico: la Terra non è madre, ma sposa. Tra Israele e la sua Terra vi è il legame di un patto tra sposo e sposa, il cui significato è incluso nel più fondamentale patto di Alleanza tra Dio e Israele. Nella Terra promessa Israele è chiamato a realizzare Sion: la società giusta con la Terra, giusta con gli uomini e perciò giusta con Dio. Questo è il messaggio che Buber vuole affidare con quest’opera al movimento sionista del suo tempo e, in generale, a Israele. (Andrea Poma)
Martin Buber (Vienna 1878 – Gerusalemme 1965) è uno dei padri dell’ebraismo contemporaneo.Molto attivo sulla scena intellettuale tedesca, anche oltre l’avvento del nazismo e l’inizio della persecuzione antisemita, emigra nel 1938 in Palestina. Di qui continuerà ad irradiare il suo intenso magistero spirituale, adoperandosi tra l’altro per l’opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Numerosi gli scritti, dedicati a temi molteplici, quali il chassidismo e la mistica giudaica, la filosofia dialogica, la Bibbia, di cui insieme a Franz Rosenzweig ha curato un’originale traduzione tedesca. Presso Marietti sono state tradotte le seguenti opere: La fede dei profeti (2002), La regalità di Dio (1989), Mosè (2002), Il problema dell’uomo (2004).

sabato 11 ottobre 2008

Posto di blocco militare in Israele durante la guerra del Kippur

Israele celebra la festa del kippur I generali facevano scaricabarile

Festività ebraica ricordando la guerra di 35 anni fa
TEL AVIV - Lo Yom Kippur, che in Israele è cominciata ieri, è la festività ebraica più sentita. È il giorno dell’espiazione per i mali commessi e di propositi per l’anno appena iniziato. È anche pausa di riflessione e di bilanci, come quello sulla guerra del Kippur, di cui ricorre il 35esimo anniversario e sulla cui conduzione emergono ora lacune e giudizi non lusinghieri. Nella guerra del Kippur lo Stato ebraico fu attaccato in un’azione simultanea da Egitto e Siria. Il primo da sud, l’altra da nord. Israele, colto di sorpresa nel pieno della ricorrenza, inizialmente sembrò sul punto di soccombere. Poi lo spirito di sopravvivenza, la superiorità tecnica e la maggiore preparazione strategica ebbero ragione sulla preponderanza del nemico, che fu respinto su entrambi i fronti, subendo gravi perdite. Anche quelle israeliane furono alte, più di 2.600 morti e 7.000 feriti. A 35 anni di distanza, documenti sinora secretati dallo Stato ebraico hanno fatto emergere uno scaricabarile di responsabilità da parte di generali e uomini politici, assieme a molte lacune, anche di comportamento, fatte registrare anche nel conflitto del 2006 tra Israele e gli Hezbollah libanesi. Nel 1973 a ribaltare le sorti di un conflitto che per Israele inizialmente appariva perso, contribuì in misura decisiva Ariel Sharon. Fu lui, generale della riserva, a comandare la divisione che varcò il canale di Suez, aggirando le posizioni egiziane. In una deposizione da lui fatta al tempo e solo ora resa pubblica, Sharon attribuì «la maggior parte delle perdite e dei danni subiti all’assenza degli alti ufficiali dal campo di battaglia». Dai documenti è uscita ridimensionata anche la figura del ministro della Difesa Moshe Dayan, mitico capo di stato maggiore nella guerra contro l’Egitto nel 1956. Minimizzando il proprio ruolo nella rotta iniziale, Dayan sostenne di essere stato «solo un politico» e dal punto di vista tecnico militare “uno fra tanti generali ed ex generali che davano la propria opinione”. 2008-10-09 http://www.corriere.com/

Haifa - la metropolitana

Care amiche, cari amici,per l’ inizio del nuovo anno sociale abbiamo organizzato queste due gite riferite alla cultura israeliana:
Il Padiglione israeliano alla Biennale di Venezia: “Aggiunte – Architettura in continuum”Visita guidata da Giovanni Matteo Quer Domenica 19 ottobre 2008, ore 12 Punto di incontro: ingresso della Biennale a S. ELENAP.S. Disponiamo di alcuni biglietti d’ingresso offerti dal Padiglione israeliano. Per informazioni e prenotazioni scrivere al nostro nuovo indirizzo avii1975@gmail.com oppure telefonare. e ancora:Impressionisti e post-impressionistiCapolavori dall’Israel Museum di GerusalemmeMart di RoveretoMuseo di arte moderna e contemporanea Domenica 9 novembre 2008, ore 11Visita guidataP.S. Eventuale viaggio in pullman Verona-Rovereto e ritorno se il numero di adesioni è adeguato. Per informazioni e prenotazioni scrivere al nostro nuovo indirizzo avii1975@gmail.com oppure telefonare In attesa della vostra rapida risposta vi inviamo un cordiale saluto
ASSOCIAZIONE VERONESE ITALIA-ISRAELE

Tel Aviv

Giovinco: "Contro Israele è la partita della vita"

........."Contro Israele è la partita della vita e non possiamo fallire - ha spiegato oggi dal ritiro azzurro proiettandosi alla sfida di sabato ad Ancona - Ci sono in ballo due anni di lavoro, sarebbe assurdo buttare all'aria tutto quello che abbiamo costruito con il lavoro e il sacrificio. Ogni partita è un esame, si sa, ma noi questa volta non possiamo sbagliare"........Rispetto a qualche mese fa la formazione di Casiraghi ha ritrovato la fiducia nei propri mezzi: "La condizione del gruppo è buona - le parole di Giovinco - mentre contro la Croazia e la Grecia, reduci dalle Olimpiadi, non eravamo al meglio. Tutti ci chiedono di vincere e di dare spettacolo, ma non sempre è facile. E non lo sarà contro Israele, per la posta che c'è in palio e perchè quella israeliana è una nazionale tosta, con buonissime individualità. Il futuro? Adesso devo pensare all'Under, per la Nazionale maggiore c'è tempo". 9 ottobre 2008, http://quotidianonet.ilsole24ore.com/

giovedì 9 ottobre 2008

Betlemme - particolare pavimento Chiesa

Under 21: Acquafresca `Non sottovalutare Israele`

(AGM-DS) - 07/10/2008 16.10.43 - (AGM-DS) - Milano, 7 ottobre - Robert Acquafresca predica prudenza in vista della gara di Ancona in programma sabato contro Istraele. L’attaccante del Cagliari, appena rientrato da un infortunio, che nel novembre 2007 a Fermo ando` in gol contro l`Azerbaijan e vorrebbe ripetersi in maglia azzurra nelle Marche. `Il piu` grave errore sarebbe sottovalutare la partita. Non e` facile, se Israele e` arrivato fin qui dobbiamo essere preparati a tutto. Studieremo gli avversari guardando filmati. L`andata in casa? Speriamo di vincere entrambe le partite`.