domenica 26 ottobre 2008

Rehovot - casa Weizmann

Ghana: rapito uomo d'affari Israele

(ANSA) - ACCRA, 25 OTT - Un uomo d'affari israeliano e' stato rapito in Ghana da sconosciuti che hanno chiesto un riscatto di 300mila dollari per liberarlo. L'israeliano e' stato rapito domenica scorsa in circostanze ancora non chiarite. Una cellula che raggruppa diverse agenzie di sicurezza e' stata allestita per liberarlo. Il quotidiano israeliano Jerusalem Post afferma che l'uomo ha una sessantina d'anni. I sequestri sono rari in Ghana, ma frequenti nella vicina Nigeria.

i ragazzi del “Beresheet LaShalom”
A volte, rispondendo con calma, si ottengono buoni risultati......

Gentile Padre Giovanni,
……………….Ci sarebbe molto da dire e da scrivere ma, ahime, io ho pochissimo tempo a disposizione!
Le diro' in due parole cosa mi ha affascinato della Sua lettera: il suo slancio. Ecco penso che questo sia un dono che i nostri vicini , in tutte le loro sofferenze, abbiano ricevuto. Lo slancio con cui molte persone si sforzano di aiutarli. Non so cosa darei per avere un po di gente come Lei che si batte per far si che si capiscano i dolori di ambo le parti. Persone che sappiano vedere le sofferenze delle due parti, che riescono a capire che sia gli israeliani che i palestinesi sono vittime di chi continua a gestire la guerra. Che sono consapevoli del fatto che un centro commerciale scintillante non significa che le madri d'Israele dormano piu' tranquille delle madri palestinesi che possono acquistare solo nei mercati. Cosa penso della barriera di difesa?
Penso che ha creato un po' di calma. Che ha bloccato di molto il traffico di stupefacenti verso Israele. Che sarebbe stato meglio, molto meglio se non avessimo mai dovuto costruirla. Perche' i muri, quelli visibili e quelli invisibili, sono sempre un freno, una divisione...ma che fare? Le case sono fatte di muri...e solo a casa si e' sicuri....lei lascia tutto aperto quando esce? Magari lei si! Ma quanta gente conosce che lascia la casa aperta quando esce? Che forse ha paura dei ladri?
Noi avevamo paura che ci rubassero la cosa piu preziosa: la vita, la vita dei nostri cari...quando salivamo sull'autobus o quando andavamo a mangiarci una pizza. E i possibili ladri di questi beni preziosi erano dei poveri disperati che qualcuno aveva convinto a credere che noi ebrei fossimo la causa di tutti i loro mali!Vede,con la sua forza, il suo entusiasmo e la sua volonta'...se solo lo volesse, potremmo veramente fare grandi cose. Per tutti, per tutti coloro che soffrono. Per quelli che vorrebbero vivere e basta.Mi creda, c'e' tanta gente cosi anche da questa parte.
Io, per ora ho raccolto 12 ragazzi di 18 anni, meta' arabi e meta' ebrei. Vivono insieme in due villette sul Monte Meron a pochi km da casa mia e insieme danno un anno di volontariato nei villaggi e nei kibbuzim della zona....un modo come un altro per avvicinare i cuori.
Allora,un sincero abbraccio da Angelica

mercoledì 22 ottobre 2008

Haifa

Precaria premiata da Israele per ricerca sul cancro

di Carla MassiROMA - Ha scoperto che una tossina estratta da una spugna del Mediterraneo può diventare un’arma vincente contro il tumore del polmone. A novembre, per questo lavoro, Laura Paleari, 36 anni, da 12 precaria all’Istituto tumori di Genova, verrà premiata a Gerusalemme durante la più importante assise mondiale sulle ricerche sul cancro. Sarà premiata per questo brevetto che, una volta sviluppato, diventerà un farmaco da prescrivere appena fatta la diagnosi di neoplasia. Parliamo di un successo italiano che la Paleari è riuscita a conquistare insieme ad altri tre ricercatori (tutti precari come lei) del Cnr e dell’università di Genova. Erano in quattro, poco prima del 2005 quando hanno iniziato a studiare la spugna. Oggi sono rimasti in due a continuare a lavorare sulla tossina salva-polmone. Perché il gruppo si è dimezzato? Semplice. Perché solo due dei quattro sono riusciti a sostenere la vita da precari in laboratorio........................http://www.ilmessaggero.it/


TOP 10 LIBRI: L'ISRAELIANO GROSSMAN IRROMPE AL 1° POSTO CON IL NUOVO ROMANZO

21 ott. - Forte della notorietà, dei passaggi televisivi, della sua storia familiare triste e commovente, l'autore israeliano David Grossman entra in prima posizione nella classifica dei libri più venduti secondo l'istituto Demoskopea di Milano con "A un cerbiatto somiglia il mio amore", storia di Avram, Ora e Ilan, che si conoscono sedicenni, mentre sono ricoverati nel reparto di isolamento di un piccolo ospedale di Gerusalemme. "Brida" di Coelho , che a Francoforte ha festeggiato i suoi cento milioni di copie vendute nel mondo e che la settimana scorsa aveva conquistato la vetta, adesso fa due passi indietro, superato pure da Giordano e tallonato da Federico Moccia.
Quello di Grossman è un «romanzo mondo», pensato e scritto in gran parte prima della drammatica notizia, una lunga (quasi 800 pagine) e lacerante traversata nel deserto del lutto - al centro c’è qui una madre, che ama e combatte e resiste - ed è insieme il bilancio di una vita traboccante d’amore, sullo sfondo un Paese, Israele, e i suoi conflitti senza fine, dai Sei Giorni a oggi. L’altro ingresso tra i primi 10 è l’ormai tradizionale libro annuale di Bruno Vespa, per un terzo inchiesta sul campo su paure e guai dell’Italia (immigrazione, scuola, rifiuti, carovita), e per due terzi cronaca e retroscena del ritorno di Berlusconi gran risolutore di problemi (Napoli, Alitalia) e lo speculare tracollo della Sinistra, non solo «radicale». Dopo i best seller di saggistica politica e di storia moderna, e lo straordinario successo di "L'amore e il potere", il giornalista compie un viaggio in presa diretta nella rivoluzione silenziosa che ha determinato - e seguito - lo sconvolgimento elettorale della primavera 2008, e fruga tra le paure degli italiani.
Così la saggistica, pur sempre guidata da Augias, torna ad essere il parterre dei giornalisti: Franco, Gruber, De Gregorio, Zucconi, Dragoni Meletti e nella varia pure Caprarica. I saggisti «puri» possono consolarsi con Schopenhauer (Sulla lettura e sui libri, La vita felice): «... le persone leggono, anziché il meglio di ogni epoca, sempre solo le cose più recenti». Saldi in classifica "L'eleganza del riccio" e "Gomorra" che da alcune settimane chiude la top dieci.

...ma anche a Natale.....


Composta di mele e pere (dolce per Sukkot)
INGREDIENTI:10 mele, 6 pere, ¼ di tazza d’acqua, 1 confezione di fragole surgelate non dolcificate, 3 cucchiai di zucchero, o quando basta secondo il proprio gusto, 1 cucchiaino di succo di Lime, ¼ di cucchiaino di buccia di lime.
PREPARAZIONE: Sbucciare e tagliare a dadini le mele e le pere, unire l’acqua. Cuocere su fuoco basso fino a che la frutta non sia morbida, circa 35 o 40 minuti. Dieci minuti prima di togliere dal fuoco, aggiungere le fragole, lo zucchero nella quantità voluta, il succo e la buccia di lime
Sullam Bollettino Comunità Napoli n.17

Sessant’anni di Israele “oltre il chiostro”

di Fabrizio Gallichi
Chi avrebbe potuto, sessanta anni fa, immaginare possibile festeggiare l’anniversario di Israele nella bella cornice di una storica istituzione cattolica? Nessuno certamente, eppure ciò è avvenuto! Ospiti della Associazione “Oltre il Chiostro” e con essa la Comunità Ebraica di Napoli e la Associazione Italia-Israele, nella meravigliosa cornice di S.Maria La Nova, hanno dato vita ad un momento indimenticabile fatto di celebrazione e di convivialità. I diversi interventi, quello dell’ambasciatore forse troppo attento ad aspetti contingenti, hanno rappresentato una vicinanza
affettuosa e partecipe alla vita di quello che è il compimento di una millenaria aspirazione ebraica. La cosa che più di altre, mi pare, rappresenti l’evento è la manifestazione della amicizia che padre Giuseppe Reale, a nome della sua associazione, ha manifestato a noi ebrei ed a tanti altri amici di Israele.
Essa risulta amicizia autentica perché non tende, come fanno altri, ad escludere alcune delle nostre peculiarità e aspettative dal rapporto, non si priva di essere critica ed attenta e luogo di condivisione di gioia, non solo di reciproca conoscenza. Quanto dimostratoci non è un semplice interesse culturale, ma molto di più e di più articolato. Il momento conviviale, poi, ci ha donato momenti di vera partecipazione; abbiamo celebrato una ricorrenza che si dimostra essere non esclusiva del popolo ebraico. Ritornando a quell’evento non possiamo dimenticare che il tempo da allora trascorso è stato ancora segnato dal dramma della migrazione appare trasformare il Mediterraneo in un cimitero di disperati ed anche dal palesarsi delle privazioni, violenze, omicidi che colpiscono i cristiani in una rilevante parte del pianeta. Sento di esprimere, anche con la forza che viene dalla nostra memoria, la nostra solidarietà e determinazione a schierarci al fianco dei nostri amici cristiani fosse solo per far sentire loro, nella attuale accidia della politica, il calore della nostra vicinanza. Parimenti ritengo che si debba affrontare insieme e su di un piano più alto ed altro il tema della ospitalità verso i migranti. Perché non promuovere con i nostri amici momenti di confronto proprio sulle parole semplici, come amicizia, ospitalità, gioia, solidarietà ...?
Sullam Bollettino Comunità Napoli n.17

Gli oggetti che hanno una storia


di Alberta Levi Temin
Ho in casa alcuni oggetti che mi sono particolarmente cari, perché hanno una storia: mi ricordano qualche evento familiare ,o qualche mio caro ,amico o parente che sia. Oggi il mio sguardo si è posato su di una vaschetta d’argento, ovale, stile S.Marco , cioè abbellita da un cordone d’argento sul bordo. Su di un lato, nella parte esterna, si legge, inciso in bei caratteri : A.D.E.I. Napoli maggio 1937 La sua storia? E’ stata donata dalle socie dell’A.D.E.I. di Napoli a mia zia, Alba Levi nata Ravenna, fondatrice e prima Presidente dal 1933della sezione napoletana, in occasione della sua partenza da Napoli perché il marito, Mario Levi, ingegnere alla SME, era stato trasferito a Roma per un avanzamento della sua carriera. C’era di che rallegrarsi per la ragione stessa della loro partenza. Erano a Napoli da 10 anni con Giorgio, il loro unico figlio che nel novembre del 1937 avrebbe compiuto11 anni. Tornavano a Roma dove già avevano abitato appena sposati, dove Giorgio era nato, dove avevano la loro casa, in Via Flaminia 21. Sembrava una partenza sotto i migliori auspici: era il maggio del 1937: nel settembre del 1938, un anno dopo, le leggi razziali cambiarono la situazione. E’ un vento che passa, diceva mio padre ,e invece era il preludio della bufera.
Il 16 ottobre 1943, alle ore 6 del mattino, 2 SS si presentarono alla loro porta, baionetta innestata, urlando intimarono di seguirli per altra destinazione e in meno di venti minuti portarono via tutti. La prima deportazione dall’Italia è stata quel giorno a Roma. 1023 persone furono deportate; arrivarono ad Auschwitz dopo 8 giorni, selezionarono 149 uomini e 47 donne per lavorare (di questi, a fine guerra, solo 16 tornarono). Tutti gli altri 827, di cui 244 bambini sotto i 10 anni, furono portati alle camere a gas e dopo poche ore una colonna di fumo salì al Cielo. Sono numeri che fanno la storia. Oggi è il 16 ottobre 2008. Sono passati 65 anni. Le amiche che hanno regalato la vaschetta d’argento ad Alba non ci sono più. Siamo ormai in pochi a ricordarla per averla conosciuta, stimata, amata. Sia benedetta la memoria sua, dei suoi cari, dei
martiri di quel giorno e quelli di tutte le epoche. Sullam Bollettino Comunità Napoli n.17

martedì 21 ottobre 2008

Andrea Gottfried

Ci è gradito trasmettervi la lettera del tenore Angel Harkatz (Cantore della Sinagoga di Verona e Tenore nel Coro della Fondazione Arena).Vi consigliamo di ascoltare i brani immessi su You Tube, come indicato sotto: si tratta di musica bellissima, di autore contemporaneo israeliano, suonata in modo magistrale dal complesso orchestrale e dal tenore Angel Arkatz che la esegue con una performance particolarmente felice.Associazione Veronese Italila-Israele

Cari Amci,Il 7 settembre del 2008 sono stato invitao al Teatro dal Verme Milano per partecipare ad un concerto di musica ebraica con la Nuova Orchestra di Camera di Milano diretta dal M° Andrea Gottfried, in chiusura della Giornata Europea della Cultura Ebraica.Ho il piacere di condividere questo momento con voi. 1- Entrare a You Tube2- Cercare Celestial Dialogues3- Cliccare Adar 744- Cliccar see all5- Selezionare la registrazione : Ani maamin - Sheecheianu - La rosa enflorece Il concerto Celestial Dialogues è un oratorio del compositore israeliano Ben Amots. Shalom,Angel Harkatz

Abraham B. Yehoshua

Ebreo non uccide ebreo

Da sempre le minacce esterne hanno costretto a mantenere un minimo grado di solidarietà

di ABRAHAM B. YEHOSHUA
Parecchi anni fa il rettore dell’universitא in cui insegnavo, un rispettabile docente di Scienze politiche, citע un aforisma: «Un ebreo non ne uccide un altro, gli rende solo la vita impossibile». E difatti nella lunga storia della diaspora i casi di omicidio di matrice ideologica commessi da ebrei contro loro confratelli sono rari, anche se episodi poco edificanti saranno certamente sfuggiti agli occhi degli storici. L’assenza di violenza omicida nelle comunitא ebraiche ט dovuta a tre motivi:
1. Tutti gli ebrei, indipendentemente dal loro credo ideologico, erano, in un modo o nell’altro, minacciati dal milieu nel quale vivevano. Cosל, nonostante le feroci diversitא di opinioni all’interno della comunitא, erano costretti a mantenere un minimo grado di solidarietא e di sostegno reciproco, fatto che impediva violenze interne.
2. I temi sui quali si accendevano le divergenze erano essenzialmente di natura ideologica o teologica, non inerenti a un territorio, a questioni di proprietא o a volontא di dominio, fattori scatenanti le guerre civili presso altri popoli sovrani con un loro territorio.
3. Gli ebrei non disponevano di mezzi di predominio sui loro confratelli. Non possedevano un esercito, forze dell’ordine, un sistema carcerario o organi istituzionali in grado di imporre sanzioni punitive. Non potevano reclutare milizie, confiscare beni o condannare all’esilio. Quando Baruch Spinoza, per esempio, disconobbe i principi della religione ebraica, i membri della sua comunitא non poterono arrestarlo o sottoporlo a tortura, ma si limitarono a scomunicarlo e a bandirlo dalla comunitא e lui potי continuare a condurre una vita relativamente sicura ai margini della societא dalla quale era stato allontanato. Per questi motivi la violenza fra gli ebrei si ט sempre manifestata sostanzialmente su un piano intellettuale. Gli ebrei si accanivano l’uno contro l’altro con lettere violentissime, zeppe di ingiurie e invettive, talvolta arrecavano danno ai beni di un avversario o gli procuravano leggere lesioni fisiche, ma erano lontanissimi dal raggiungere il livello di violenza registrato nelle sanguinose guerre civili di molti popoli. Anche dopo la comparsa dei primi germogli di indipendenza, prima della fondazione dello Stato di Israele, gli ebrei mantennero l’autocontrollo che li aveva caratterizzati negli anni della diaspora. E una volta fondato lo Stato, nonostante possedessero organi istituzionali e strumenti giudiziari e penali, il rifiuto arabo di riconoscere Israele e la minaccia che ne derivava per i suoi abitanti fecero sל che il livello di violenza tra i diversi schieramenti politici si mantenesse basso. Nei sessant’anni di vita di Israele soltanto tre ebrei hanno trovato la morte per mano di loro confratelli per motivi politici, e tutti e tre gli assassini provenivano dalle file della destra. L’omicidio piש famoso ט, naturalmente, quello del primo ministro Yitzhak Rabin, freddato da un giovane estremista religioso. Anche nel grande dibattito che da anni divide la societא israeliana in merito alla restituzione dei territori conquistati nel 1967 e alla nascita di uno Stato palestinese a fianco di quello israeliano si sono registrati manifestazioni violente e scontri con le forze dell’ordine ma, finora, nessun versamento di sangue. E pure lo sgombero delle colonie e delle basi militari nella Striscia di Gaza ט avvenuto con relativa calma. Nessuno ha mai nemmeno osato toccare gli intellettuali di sinistra che, giא quarant’anni fa, in un periodo di attentati terroristici, si esprimevano controcorrente e lanciavano appelli per riconoscere l’Olp e fondare uno Stato palestinese in Cisgiordania. Fra gli esponenti piש battaglieri dello schieramento per la pace c’era il defunto professor Yeshayahu Leibowitz, docente di chimica e ebreo osservante, che, pur criticando aspramente i coloni, gli insediamenti nei territori occupati e il governo, rimaneva una figura molto rispettata nella comunitא. Nessuno tentע mai di fargli del male e, nonostante le sue posizioni e quelle dei suoi seguaci sollevassero reazioni infuocate, tutti i media gli erano aperti. Lo stesso posso dire di me. Malgrado abbia ricevuto qua e lא qualche lettera minatoria per aver espresso opinioni contro la destra e la presenza di coloni nei territori occupati, nessuna porta mi ט mai stata chiusa.L’attentato di un mese fa contro il professor Zeev Sternhell, sopravvissuto alla Shoah, ex ufficiale dell’esercito, insignito del «Premio Israele» e accademico di fama internazionale nel campo della ricerca sul fascismo, segna dunque una svolta nel livello di violenza da parte della destra con l’avvicinarsi di un accordo tra noi e i palestinesi? Cosל sembrerebbe. Una violenta lotta fratricida ט forse alle porte e ciע che avverrא in Israele nei prossimi anni potrebbe ricordare il ritiro francese dall’Algeria alla fine degli Anni Cinquanta. I coloni francesi e i loro difensori in madrepatria fondarono a quel tempo una brutale organizzazione clandestina denominata Oas che compל attentati terroristici contro algerini e francesi sostenitori del governo di De Gaulle. Alcuni ex ufficiali attentarono persino alla vita del presidente De Gaulle, senza successo.Primi segnali di violenza sono dunque giא visibili ma tra Israele e l’Algeria ci sono delle differenze che potrebbero rendere la situazione anche peggiore per noi.
1. Gli algerini non consideravano Parigi e la Francia come loro madrepatria, mentre molti palestinesi ancora credono e sperano in un annientamento dello Stato ebraico.
2. Tra noi e i territori occupati non c’ט un mare come tra la Francia e l’Algeria. I simpatizzanti dei coloni potrebbero quindi riversarsi con facilitא in Cisgiordania e complicare notevolmente lo sgombero degli insediamenti.
3. L’esperienza dell’evacuazione della Striscia di Gaza tre anni fa non rende piש facile un nuovo ritiro, visto che, dopo averla effettuata, Hamas ha cominciato a lanciare razzi su Israele.
4. Infine, almeno per il momento, Israele non ha un leader come De Gaulle in grado di guidare un’operazione tanto complessa in forza della sua autoritא, del suo prestigio e della sua visione radicale.Cosa dunque tiene a freno la violenza e contribuisce a evitare una guerra civile? Secondo me la prolungata esperienza degli ebrei nel risolvere conflitti con negoziati e non con le armi. Se quindi tutti i partiti dell’arco politico, di destra e di sinistra, condanneranno - come hanno fatto nei giorni scorsi - ogni atto di violenza di matrice ideologica di un ebreo contro un altro ebreo, i valori storici del rispetto della vita e della libertא di pensiero potrebbero agire come fattori immunizzanti contro i germi di violenza fratricida che minacciano una possibile e fragile pace nel turbolento Medio Oriente.
Tredici anni fa l’omicidio Rabin
Quello del premier laburista Yitzhak Rabin ט il piש famoso dei tre soli omicidi politici nei sessant’anni di vita dello Stato ebraico. Combattente durante la guerra d’indipendenza del 1948, tra i fondatori delle squadre d’assalto Palmach e capo di stato maggiore nella guerra dei Sei giorni, Rabin nel 1993 fu tra i promotori degli accordi di pace di Camp David tra Israele e Olp. La sua azione gli valse il Nobel per la pace nel ‘94, ma l’anno successivo gli costע la vita: il 4 novembre 1995, durante un comizio a Tel Aviv, fu ucciso da un colono ebreo estremista, Ygal Amir. Un mese fa a Gerusalemme, la sera del 24 settembre, ט invece sfuggito a un attentato il noto storico israeliano Zeev Sternhell, giא sopravvissuto alla Shoah: per lui soltanto lievi ferite, ma in Israele si ט diffuso il timore che si tratti di una svolta nel livello di violenza da parte della destra radicale, di fronte alla prospettiva di un accordo con i palestinesi. 21/10/2008 http://www.lastampa.it/

lunedì 20 ottobre 2008

Daliat - Karmel

Israele: gay palestinese chiede asilo per non essere ucciso da familiari

GERUSALEMME - Ha chiesto al Tribunale il permesso di residenza in Israele, nonostante sia palestinese, per poter vivere con il suo compagno, un ebreo, ed evitare di essere ucciso dai propri familiari, che si oppongono all'unione gay già da anni. Protagonista un omosessuale palestinese 33enne di un villaggio della Cisgiordania, che temendo appunto per la propria incolumità ha chiesto all' Alta Corte di Giustizia di concedergli la residenza permanente in Israele. (Agr) 19.10.08