Mercoledì 27 Aprile 2011 http://www.focusmo.it/Un nuovo impianto per il riciclaggio dell’acqua sta per sorgere nel Negev. Il progetto – del valore di 80 milioni di NIS, circa 16 milioni di euro – porta la firma congiunta del ministero della Difesa israeliano e del consiglio regionale interessato (Ramat Negev). La struttura sarà in larga parte finanziata dallo Stato, anche perché le risorse idriche che consentirà di risparmiare saranno destinate in parte a un nuovo campo di addestramento che l’esercito è intenzionato a costruire nel deserto. Migliaia di soldati vi verranno alloggiati entro la fine del 2013. Alcuni giorni fa, il capo del governo, Benjamin Netanyahu, aveva spiegato che la prossima realizzazione di questo nuovo campo punta a incentivare lo sviluppo della regione, e non solo: consentirà anche di liberare dalle strutture militari attualmente presenti i dintorni di Tel Aviv, i quali saranno a loro volta convertiti in terreni edificabili. Inoltre, l’impianto di riciclaggio fornirà, nella prima fase operativa, trecentomila metri cubi di acqua purificata, che sarà utilizzata per l’irrigazione dei campi di olivi locali.
giovedì 28 aprile 2011
Israele, Negev: 80milioni di Nis per impianto idrico
Mercoledì 27 Aprile 2011 http://www.focusmo.it/Un nuovo impianto per il riciclaggio dell’acqua sta per sorgere nel Negev. Il progetto – del valore di 80 milioni di NIS, circa 16 milioni di euro – porta la firma congiunta del ministero della Difesa israeliano e del consiglio regionale interessato (Ramat Negev). La struttura sarà in larga parte finanziata dallo Stato, anche perché le risorse idriche che consentirà di risparmiare saranno destinate in parte a un nuovo campo di addestramento che l’esercito è intenzionato a costruire nel deserto. Migliaia di soldati vi verranno alloggiati entro la fine del 2013. Alcuni giorni fa, il capo del governo, Benjamin Netanyahu, aveva spiegato che la prossima realizzazione di questo nuovo campo punta a incentivare lo sviluppo della regione, e non solo: consentirà anche di liberare dalle strutture militari attualmente presenti i dintorni di Tel Aviv, i quali saranno a loro volta convertiti in terreni edificabili. Inoltre, l’impianto di riciclaggio fornirà, nella prima fase operativa, trecentomila metri cubi di acqua purificata, che sarà utilizzata per l’irrigazione dei campi di olivi locali.
Mercoledì 27 Aprile 2011 http://www.focusmo.it/Un nuovo impianto per il riciclaggio dell’acqua sta per sorgere nel Negev. Il progetto – del valore di 80 milioni di NIS, circa 16 milioni di euro – porta la firma congiunta del ministero della Difesa israeliano e del consiglio regionale interessato (Ramat Negev). La struttura sarà in larga parte finanziata dallo Stato, anche perché le risorse idriche che consentirà di risparmiare saranno destinate in parte a un nuovo campo di addestramento che l’esercito è intenzionato a costruire nel deserto. Migliaia di soldati vi verranno alloggiati entro la fine del 2013. Alcuni giorni fa, il capo del governo, Benjamin Netanyahu, aveva spiegato che la prossima realizzazione di questo nuovo campo punta a incentivare lo sviluppo della regione, e non solo: consentirà anche di liberare dalle strutture militari attualmente presenti i dintorni di Tel Aviv, i quali saranno a loro volta convertiti in terreni edificabili. Inoltre, l’impianto di riciclaggio fornirà, nella prima fase operativa, trecentomila metri cubi di acqua purificata, che sarà utilizzata per l’irrigazione dei campi di olivi locali.
Etichette:
Curiosità
Netanyahu: Anp scelga fra pace con Israele o con Hamas
Gerusalemme, 27 apr. (TMNews) - L'Autorità Nazionale palestinese deve "scegliere fra la pace con Israele e la pace con Hamas": lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, commentando l'accordo raggiunto fra Al Fatah e Hamas su un governo di transizione palestinese.
Gerusalemme, 27 apr. (TMNews) - L'Autorità Nazionale palestinese deve "scegliere fra la pace con Israele e la pace con Hamas": lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, commentando l'accordo raggiunto fra Al Fatah e Hamas su un governo di transizione palestinese.
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Nuovo sabotaggio al gasdotto per Israele
Minaccia: attentato nel Sinai. Sondaggio in Egitto: cancellare il trattato di pace con Gerusalemme.
Israele sente stringere una morsa pericolosa intorno a sé. Le rivolte arabe stanno mettendo in crisi l'equilibrio esistente. La fine dei regimi autocratici non corrisponde a un miglioramento delle relazioni. La caduta di Mubarak, infatti, ha coinciso con il ritorno dei Fratelli Musulmani sulla scena politica egiziana e con la conseguente recrudescenza dei sentimenti anti israeliani. Il nuovo quadro è confermato da un sondaggio tra la popolazione egiziana condotto dal Pew Research Center, centro di ricerca con sede negli Stati Uniti: il 54% degli egiziani è favorevole alla fine del trattato di pace con Israele. La ricerca ha mostrato la tradizionale freddezza degli egiziani anche nei confronti degli Usa: infatti, solo il 15 per cento vorrebbe relazioni più strette con Washington, a fronte di un 43 per cento che chiede maggiore distanza. Da giorni su Facebook e sui social network si inseguono slogan che riprendono quelli scanditi durante la rivoluzione di gennaio, come «il popolo vuole l'annullamento dell'accordo di pace con Israele». Ieri centinaia di persone hanno manifestato davanti all'ambasciata d'Israele a Il Cairo per chiedere la fine del trattato di pace e «la liberazione» di Gerusalemme est. A confermare la rinnovata ostilità verso Israele, ieri, un nuovo attentato ha sabotato il gasdotto che trasporta gas naturale dall'Egitto verso Israele, Giordania e Siria. Per la seconda volta in due mesi un attentato ha bloccato il flusso dal gasdotto nei pressi di El Arish nel Sinai. Ci vorranno tre settimane per rimettere in sesto la struttura, ha spiegato il governatore del Sinai del Nord, Abdel Wahab Mabrouk, secondo il quale i cinque uomini che in nottata hanno piazzato le cariche esplosive per farle saltare a distanza erano addestrati per atti di sabotaggio. Israele e Siria hanno fatto sapere che il blocco della fornitura di gas non avrà ripercussioni sull'erogazione dell'energia elettrica, perché le loro centrali verranno alimentate con altri combustibili. Ma il secondo attacco in pochi mesi ha fatto dire al ministro delle Infrastrutture israeliano, Uzi Landau, che questa è la prova che Israele deve trovare alternative al gas egiziano. L'esportazione di gas verso Israele è diventata oggetto in Egitto d'una campagna politica e ora anche giudiziaria: l'accusa espressa più volte durante la rivoluzione che ha deposto Hosni Mubarak l'11 febbraio è che il passato regime abbia venduto il gas sottocosto rispetto al prezzo di mercato. L'accusa è diventata la base di un'inchiesta della magistratura che ha portato all'arresto la scorsa settimana dell'ex ministro del petrolio, Sahem Fahmi, e al coinvolgimento nell'inchiesta dei due figli di Mubarak. La rivolta in Siria che rischia di sfociare in una guerra civile come in Libia è l'altro fronte che non fa dormire sonni tranquilli al governo Netanyahu. Lo stato di allerta non è stato annullato. All'orizzonte non si vedono alternative a Bashar Assad se non i gruppi islamisti, meglio organizzati delle opposizioni laiciste. Non solo. Damasco ha fin qui protetto e finanziato le milizie palestinesi, ma ne ha anche controllato la loro operatività. La caduta di Bashar Assad potrebbe coincidere con la presa di potere dei Fratelli Musulmani: nonostante la dura repressione del regime alawita, sono sempre molto potenti in Siria. Tel Aviv verrebbe così assediata a Nord e a Sud dei suoi confini da due regimi islamisti i cui esponenti non hanno mai nascosto la loro avversione per lo Stato d'Israele. La crisi siriana mette a rischio anche il Libano che pur tra tante difficoltà resta per ora escluso dai movimenti di protesta che agitano il mondo arabo. Maurizio Piccirilli 28/04/2011http://www.iltempo.it/
Minaccia: attentato nel Sinai. Sondaggio in Egitto: cancellare il trattato di pace con Gerusalemme.
Israele sente stringere una morsa pericolosa intorno a sé. Le rivolte arabe stanno mettendo in crisi l'equilibrio esistente. La fine dei regimi autocratici non corrisponde a un miglioramento delle relazioni. La caduta di Mubarak, infatti, ha coinciso con il ritorno dei Fratelli Musulmani sulla scena politica egiziana e con la conseguente recrudescenza dei sentimenti anti israeliani. Il nuovo quadro è confermato da un sondaggio tra la popolazione egiziana condotto dal Pew Research Center, centro di ricerca con sede negli Stati Uniti: il 54% degli egiziani è favorevole alla fine del trattato di pace con Israele. La ricerca ha mostrato la tradizionale freddezza degli egiziani anche nei confronti degli Usa: infatti, solo il 15 per cento vorrebbe relazioni più strette con Washington, a fronte di un 43 per cento che chiede maggiore distanza. Da giorni su Facebook e sui social network si inseguono slogan che riprendono quelli scanditi durante la rivoluzione di gennaio, come «il popolo vuole l'annullamento dell'accordo di pace con Israele». Ieri centinaia di persone hanno manifestato davanti all'ambasciata d'Israele a Il Cairo per chiedere la fine del trattato di pace e «la liberazione» di Gerusalemme est. A confermare la rinnovata ostilità verso Israele, ieri, un nuovo attentato ha sabotato il gasdotto che trasporta gas naturale dall'Egitto verso Israele, Giordania e Siria. Per la seconda volta in due mesi un attentato ha bloccato il flusso dal gasdotto nei pressi di El Arish nel Sinai. Ci vorranno tre settimane per rimettere in sesto la struttura, ha spiegato il governatore del Sinai del Nord, Abdel Wahab Mabrouk, secondo il quale i cinque uomini che in nottata hanno piazzato le cariche esplosive per farle saltare a distanza erano addestrati per atti di sabotaggio. Israele e Siria hanno fatto sapere che il blocco della fornitura di gas non avrà ripercussioni sull'erogazione dell'energia elettrica, perché le loro centrali verranno alimentate con altri combustibili. Ma il secondo attacco in pochi mesi ha fatto dire al ministro delle Infrastrutture israeliano, Uzi Landau, che questa è la prova che Israele deve trovare alternative al gas egiziano. L'esportazione di gas verso Israele è diventata oggetto in Egitto d'una campagna politica e ora anche giudiziaria: l'accusa espressa più volte durante la rivoluzione che ha deposto Hosni Mubarak l'11 febbraio è che il passato regime abbia venduto il gas sottocosto rispetto al prezzo di mercato. L'accusa è diventata la base di un'inchiesta della magistratura che ha portato all'arresto la scorsa settimana dell'ex ministro del petrolio, Sahem Fahmi, e al coinvolgimento nell'inchiesta dei due figli di Mubarak. La rivolta in Siria che rischia di sfociare in una guerra civile come in Libia è l'altro fronte che non fa dormire sonni tranquilli al governo Netanyahu. Lo stato di allerta non è stato annullato. All'orizzonte non si vedono alternative a Bashar Assad se non i gruppi islamisti, meglio organizzati delle opposizioni laiciste. Non solo. Damasco ha fin qui protetto e finanziato le milizie palestinesi, ma ne ha anche controllato la loro operatività. La caduta di Bashar Assad potrebbe coincidere con la presa di potere dei Fratelli Musulmani: nonostante la dura repressione del regime alawita, sono sempre molto potenti in Siria. Tel Aviv verrebbe così assediata a Nord e a Sud dei suoi confini da due regimi islamisti i cui esponenti non hanno mai nascosto la loro avversione per lo Stato d'Israele. La crisi siriana mette a rischio anche il Libano che pur tra tante difficoltà resta per ora escluso dai movimenti di protesta che agitano il mondo arabo. Maurizio Piccirilli 28/04/2011http://www.iltempo.it/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
PITTURA. Le opere di Emanuele Luzzati a Cremonabooks
Non rientra ufficialmente nella rassegna Il violinista sul tetto, ma il tema è di sicura attinenza. Domenica 1 maggio (ore 17.30) presso la libreria Cremonabooks sarà inaugurata la mostra Ebraismo, personale di Emanuele Luzzati che potrà essere visitata fino al 28 maggio. La mostra di Luzzati (1921-2007), noto scenografo, costumista e illustratore, è composta da 29 serigrafie che hanno come soggetto la cultura e la religione ebraica. I temi trattati sono legati alle origini ebraiche dell’artista: le feste del popolo d’Israele, alcune scene tratte dal libro di Ester e dall’Antico testamento, le sinagoghe, oltre a ulteriori sette opere. Emanuele Luzzati nasce a Genova nel 1921; nel 1940 è costretto ad abbandonare la sua città a causa delle leggi razziali. Trasferitosi a Losanna, studia e si diploma all’Ecole des Beaux Arts. Nel corso della sua carriera realizza più di cinquecento scenografie per prosa, lirica e danza nei principali teatri italiani e stranieri, illustra e scrive diversi libri dedicati all’infanzia, esegue svariati pannelli, sbalzi ed arazzi collaborando con architetti per arredi navali e locali pubblici. Le mostre e i riconoscimenti, anche a livello internazionale, non si contano e in particolare si ricordano due nomination all’Oscar. Il suo stile è assolutamente inconfondibile, frutto di una fantasia fiabesca e immaginifica e della capacità di lavorare e assemblare materiali assai diversi. Emanuele Luzzati muore a Genova la sera del 26 gennaio 2007. Il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere il Grifo d’Oro, massimo riconoscimento della città di Genova. La sua città gli ha dedicato un museo a Porta Siberia, nella zona del Porto antico.mer 27 aprile 2011 http://www.cremonaonline.it/
Non rientra ufficialmente nella rassegna Il violinista sul tetto, ma il tema è di sicura attinenza. Domenica 1 maggio (ore 17.30) presso la libreria Cremonabooks sarà inaugurata la mostra Ebraismo, personale di Emanuele Luzzati che potrà essere visitata fino al 28 maggio. La mostra di Luzzati (1921-2007), noto scenografo, costumista e illustratore, è composta da 29 serigrafie che hanno come soggetto la cultura e la religione ebraica. I temi trattati sono legati alle origini ebraiche dell’artista: le feste del popolo d’Israele, alcune scene tratte dal libro di Ester e dall’Antico testamento, le sinagoghe, oltre a ulteriori sette opere. Emanuele Luzzati nasce a Genova nel 1921; nel 1940 è costretto ad abbandonare la sua città a causa delle leggi razziali. Trasferitosi a Losanna, studia e si diploma all’Ecole des Beaux Arts. Nel corso della sua carriera realizza più di cinquecento scenografie per prosa, lirica e danza nei principali teatri italiani e stranieri, illustra e scrive diversi libri dedicati all’infanzia, esegue svariati pannelli, sbalzi ed arazzi collaborando con architetti per arredi navali e locali pubblici. Le mostre e i riconoscimenti, anche a livello internazionale, non si contano e in particolare si ricordano due nomination all’Oscar. Il suo stile è assolutamente inconfondibile, frutto di una fantasia fiabesca e immaginifica e della capacità di lavorare e assemblare materiali assai diversi. Emanuele Luzzati muore a Genova la sera del 26 gennaio 2007. Il giorno dopo avrebbe dovuto ricevere il Grifo d’Oro, massimo riconoscimento della città di Genova. La sua città gli ha dedicato un museo a Porta Siberia, nella zona del Porto antico.mer 27 aprile 2011 http://www.cremonaonline.it/
Etichette:
Cultura
Hamas e Autorità Palestinese: No a qualunque piano di pace se non c’è “diritto al ritorno”
Hamas e Autorità Palestinese hanno entrambe respinto separatamente, sabato scorso, un piano di pace attribuito al presidente americano Barack Obama giacché esso prevedrebbe, fra l’altro, che i palestinesi abbandonino la rivendicazione del cosiddetto “diritto al ritorno” (vale a dire il “diritto” dei profughi palestinesi e dei loro discendenti di stabilirsi all’interno di Israele anche dopo la nascita del futuro stato palestinese accanto a Israele). Secondo un articolo pubblicato sul New York Times la scorsa settimana, l’amministrazione Usa starebbe lavorando a una nuova iniziativa di pace che ruota attorno ad alcuni principi chiave: creazione di uno stato palestinese senza “diritto al ritorno”, Gerusalemme come capitale di entrambi gli stati, sottolineatura delle vitali esigenze di sicurezza di Israele (rispetto al Medio Oriente in generale). “L’Autorità Palestinese ha già detto che rifiuterà qualunque iniziativa di pace che chieda ai palestinesi di rinunciare al diritto al ritorno”, ha dichiarato Nabil Sha’ath, esponente di rilievo della squadra negoziale palestinese che fa capo a Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Ribadendo che il cosiddetto “diritto al ritorno” costituisce un “diritto fondamentale” a cui i palestinesi non possono rinunciare, Sha’ath ha specificato: “Noi respingeremo qualunque piano di pace americano che ci chieda di cedere su uno dei nostri diritti basilari, il diritto al ritorno dei profughi”. Sha’ath ha sottolineato che gli Accordi di Oslo, firmati da Israele e Olp nel 1993-95, prevedono negoziati su tutte le questioni centrali: dunque anche sui profughi, oltre a Gerusalemme, confini e sicurezza. (Israele, infatti, ricorda sempre che, stando a Oslo, anche i confini sono oggetto di negoziato, per cui le linee pre-’67 non possono essere considerate come il futuro confine fra i due stati). “Come può Washington pianificare una tale soluzione – si è chiesto Sha’ath a proposito dell’iniziativa attribuita a Obama – mentre non ci sono contatti fra Washington e Autorità Palestinese su questo tema?”. Dal canto suo, il “governo” di Hamas che controlla la striscia di Gaza ha definito l’iniziativa attribuita a Obama un “campanello d’allarme che mette a repentaglio il diritto al ritorno”. Facendo appello a tutti i popoli arabi e islamici affinché sostengano il “diritto al ritorno” dei palestinesi, Hamas si è dichiarata totalmente contraria alla nuova iniziativa. “Il diritto al ritorno è un diritto legittimo e sacro che nessuno può cedere”, ha ribadito Hamas. (Da: Jerusalem Post, 23.4.11)
DOCUMENTAZIONE
Cosa intendano i palestinesi per “diritto al ritorno” venne messo in chiaro in un memorandum della squadra negoziale palestinese guidata da Yasser Abed Rabbo, presentato il 1 gennaio 2001 in risposta ai parametri del presidente Bill Clinton per un accordo israelo-palestinese. Vi si legge: «It is important to recall that Resolution 194, long regarded as the basis for a just settlement of the refugee problem, calls for the return of Palestinian refugees to 'their homes', wherever located. The essence of the right of return is choice: Palestinians should be given the option to choose where they wish to settle, including return to the homes from which they were driven». [traduz: “È importante ricordare che la risoluzione 194, da tempo considerata la base per una giusta composizione del problema dei profughi, prevede il ritorno dei profughi palestinesi alle loro case, ovunque situate. L’essenza del diritto al ritorno sta nella scelta: ai palestinesi deve essere data la possibilità di scegliere dove vogliono insediarsi, compreso il ritorno alle case da cui furono allontanati”].http://www.israele.net/
Hamas e Autorità Palestinese hanno entrambe respinto separatamente, sabato scorso, un piano di pace attribuito al presidente americano Barack Obama giacché esso prevedrebbe, fra l’altro, che i palestinesi abbandonino la rivendicazione del cosiddetto “diritto al ritorno” (vale a dire il “diritto” dei profughi palestinesi e dei loro discendenti di stabilirsi all’interno di Israele anche dopo la nascita del futuro stato palestinese accanto a Israele). Secondo un articolo pubblicato sul New York Times la scorsa settimana, l’amministrazione Usa starebbe lavorando a una nuova iniziativa di pace che ruota attorno ad alcuni principi chiave: creazione di uno stato palestinese senza “diritto al ritorno”, Gerusalemme come capitale di entrambi gli stati, sottolineatura delle vitali esigenze di sicurezza di Israele (rispetto al Medio Oriente in generale). “L’Autorità Palestinese ha già detto che rifiuterà qualunque iniziativa di pace che chieda ai palestinesi di rinunciare al diritto al ritorno”, ha dichiarato Nabil Sha’ath, esponente di rilievo della squadra negoziale palestinese che fa capo a Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Ribadendo che il cosiddetto “diritto al ritorno” costituisce un “diritto fondamentale” a cui i palestinesi non possono rinunciare, Sha’ath ha specificato: “Noi respingeremo qualunque piano di pace americano che ci chieda di cedere su uno dei nostri diritti basilari, il diritto al ritorno dei profughi”. Sha’ath ha sottolineato che gli Accordi di Oslo, firmati da Israele e Olp nel 1993-95, prevedono negoziati su tutte le questioni centrali: dunque anche sui profughi, oltre a Gerusalemme, confini e sicurezza. (Israele, infatti, ricorda sempre che, stando a Oslo, anche i confini sono oggetto di negoziato, per cui le linee pre-’67 non possono essere considerate come il futuro confine fra i due stati). “Come può Washington pianificare una tale soluzione – si è chiesto Sha’ath a proposito dell’iniziativa attribuita a Obama – mentre non ci sono contatti fra Washington e Autorità Palestinese su questo tema?”. Dal canto suo, il “governo” di Hamas che controlla la striscia di Gaza ha definito l’iniziativa attribuita a Obama un “campanello d’allarme che mette a repentaglio il diritto al ritorno”. Facendo appello a tutti i popoli arabi e islamici affinché sostengano il “diritto al ritorno” dei palestinesi, Hamas si è dichiarata totalmente contraria alla nuova iniziativa. “Il diritto al ritorno è un diritto legittimo e sacro che nessuno può cedere”, ha ribadito Hamas. (Da: Jerusalem Post, 23.4.11)
DOCUMENTAZIONE
Cosa intendano i palestinesi per “diritto al ritorno” venne messo in chiaro in un memorandum della squadra negoziale palestinese guidata da Yasser Abed Rabbo, presentato il 1 gennaio 2001 in risposta ai parametri del presidente Bill Clinton per un accordo israelo-palestinese. Vi si legge: «It is important to recall that Resolution 194, long regarded as the basis for a just settlement of the refugee problem, calls for the return of Palestinian refugees to 'their homes', wherever located. The essence of the right of return is choice: Palestinians should be given the option to choose where they wish to settle, including return to the homes from which they were driven». [traduz: “È importante ricordare che la risoluzione 194, da tempo considerata la base per una giusta composizione del problema dei profughi, prevede il ritorno dei profughi palestinesi alle loro case, ovunque situate. L’essenza del diritto al ritorno sta nella scelta: ai palestinesi deve essere data la possibilità di scegliere dove vogliono insediarsi, compreso il ritorno alle case da cui furono allontanati”].http://www.israele.net/
Nelle immagini in alto: La pubblicistica palestinese raffigura costantemente il “diritto al ritorno” (rappresentato dal simbolo della chiave) come la “riconquista demografica” di Israele e la sua cancellazione in quanto stato sovrano del popolo ebraico Si veda anche: Un negoziato onesto e coraggioso (nel 1997 Germania e Repubblica Ceca hanno firmato una dichiarazione di riconciliazione che affronta di petto la questione dei profughi tedeschi dai Sudeti)
http://www.israele.net/sezione,,197.http Basta col doppio gioco palestinese
http://www.israele.net/articolo,3086.htm
http://www.israele.net/sezione,,197.http Basta col doppio gioco palestinese
http://www.israele.net/articolo,3086.htm
Il ''diritto al ritorno'' e' contro la pace
http://www.israele.net/articolo,1652.htm
Esiste gia' la giusta formula per i profughi
http://www.israele.net/articolo,1639.htm
Haniyeh ai leader arabi: Niente compromessi sul ritorno in Israele
http://www.israele.net/articolo,1638.htm
Intoccabile il cosiddetto diritto al ritorno
http://www.israele.net/articolo,1623.htm
Il diavolo nei dettagli
http://www.israele.net/articolo,1958.htm
Abu Mazen: nessun cedimento sul diritto al ritorno L’eterna questione dei profughi
Il Tempio Italiano a Gerusalemme: garantire il futuro di un punto d’incontro storico tra Italia e Israele Università di Gerusalemme Per i lettori di israele.net La serie SCENE DAL LIBRO DI ESTER 4 serigrafie di EMANUELE LUZZATI firmate dall'artista DVD “Israele, una storia per immagini”: disponibile per i lettori di israele.net
http://www.israele.net/articolo,3120.htm
http://www.israele.net/articolo,1652.htm
Esiste gia' la giusta formula per i profughi
http://www.israele.net/articolo,1639.htm
Haniyeh ai leader arabi: Niente compromessi sul ritorno in Israele
http://www.israele.net/articolo,1638.htm
Intoccabile il cosiddetto diritto al ritorno
http://www.israele.net/articolo,1623.htm
Il diavolo nei dettagli
http://www.israele.net/articolo,1958.htm
Abu Mazen: nessun cedimento sul diritto al ritorno L’eterna questione dei profughi
Il Tempio Italiano a Gerusalemme: garantire il futuro di un punto d’incontro storico tra Italia e Israele Università di Gerusalemme Per i lettori di israele.net La serie SCENE DAL LIBRO DI ESTER 4 serigrafie di EMANUELE LUZZATI firmate dall'artista DVD “Israele, una storia per immagini”: disponibile per i lettori di israele.net
http://www.israele.net/articolo,3120.htm
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Israele:iniziano i lavori della più grande centrale elettrica
Martedì 26 Aprile 2011 http://www.focusmo.it/Iniziano i lavori di costruzione della più grande centrale elettrica privata israeliana. Il cantiere è stato affidato alla Wood Group plc., compagnia con sede in Scozia, dalla società Dorad Energy Ltd. Il contratto – del valore di 870 milioni di dollari – è stato firmato giorni fa: e per Wood Group si tratta della prima volta in Israele. Gli impianti sorgeranno nei pressi di Ashkelon, nel sud del Paese, su terreni di proprietà della Eilat Ashkelon Pipeline Company Ltd. Il progetto comprende dodici turbine azionate da gas naturale e destinate a produrre 840 megawatt di elettricità, pari a circa l’8 per cento del fabbisogno elettrico del Paese. Wood Group ha fatto sapere che per realizzare questa centrale sarà necessario assumere altri 300 impiegati; quasi tutti saranno israeliani. I lavori, hanno aggiunto gli scozzesi, verranno ultimati nel 2013. «La nostra azienda – ha commentato il responsabile per Israele, Shlomo Cohen – considera questo progetto la pietra miliare per una futura espansione nello Stato ebraico. E’ una sfida e una svolta allo stesso tempo».
Martedì 26 Aprile 2011 http://www.focusmo.it/Iniziano i lavori di costruzione della più grande centrale elettrica privata israeliana. Il cantiere è stato affidato alla Wood Group plc., compagnia con sede in Scozia, dalla società Dorad Energy Ltd. Il contratto – del valore di 870 milioni di dollari – è stato firmato giorni fa: e per Wood Group si tratta della prima volta in Israele. Gli impianti sorgeranno nei pressi di Ashkelon, nel sud del Paese, su terreni di proprietà della Eilat Ashkelon Pipeline Company Ltd. Il progetto comprende dodici turbine azionate da gas naturale e destinate a produrre 840 megawatt di elettricità, pari a circa l’8 per cento del fabbisogno elettrico del Paese. Wood Group ha fatto sapere che per realizzare questa centrale sarà necessario assumere altri 300 impiegati; quasi tutti saranno israeliani. I lavori, hanno aggiunto gli scozzesi, verranno ultimati nel 2013. «La nostra azienda – ha commentato il responsabile per Israele, Shlomo Cohen – considera questo progetto la pietra miliare per una futura espansione nello Stato ebraico. E’ una sfida e una svolta allo stesso tempo».
Etichette:
Curiosità
Lega A: Montegranaro, l'israeliano Drucker è il nuovo coach
h Ex giovane prodigio (nel 2004 con l'Hapoel Gerusalemme ha vinto l'UJeb Gip), resterà anche la prossima stagione solo in caso di salvezza ^ì, io sono l'allenatore della Sutor fino a ''^quando qualcuno non mi dice il contrario», rispondeva Pillastrini sabato sera a chi gli chiedeva se continuava a sentirsi il coach di Montegranaro dopo il tracollo a Teramo (76-47). Ma il suo destino era già stato deciso: poche ore dopo è stato esonerato, nonostante un triennale firmato in estate tornando nel club che aveva lasciato nel 2007. Essere esonerati a soli 3 turni dalla conclusione della stagione regolare è inconsueto, ma la situazione aveva ormai superato i livelli di guardia: dal 30 gennaio ad oggi la Fabi ha vinto solo contro Brindisi; soprattutto, nelle ultime giornate lo scollamento tra la squadra e il coach era divenuto troppo evidente (così come evidente è sempre stato il pessimo apporto ed atteggiamento di Ray...). Gli appena 47 punti segnati sabato e la caduta nella zona retrocessione hanno accelerato un ingaggio che era nell'aria , quello di Sharon Drucker, primo tecnico israeliano del nostro campionato (Blatt, ex Treviso, è nato negli Usa). Il contratto firmato ovviamente è legato a come si concluderà questa stagione: durerà fino al 30 giugno 2012 solo in caso di salvezza. Chi è Drucker? Nato a Petah Tikva (Israele) nel 1967, ex giocatore dall' 1985 al 1993, ha allenato dal 1999 il Maccabi Ra'anana, poi l'Hapoel Galil Helion, l'Hapoel Gerusalemme, con la quale ha vinto la Uleb Cup 2004 battendo il Real Madrid. Nel 2005/2006 in Russia ha guidato l'Ural alla conquista del-l'Eurocup Challenge. Poi in Lituania al Lietu- vos e a Ostenda (Bel) ove vinse il campionato nazionale. Nel 2008/2009 il rientro in Israele al Maccabi Tel Aviv come assistente di Gershon. Aveva iniziato questa stagione nell'Aris Salonicco prima del suo esonero a febbraio. I tifosi della Fortitudo lo ricordano bene: nel 2008/2009 il club bolognese gli fece firmare un triennale salvo poi tirarsi indietro, lui si rivolse alla Fiba e vinse il lodo. «Accetto questa sfida - ha detto Drucker - e chiedo a tutti la massima compattezza per essere un'unica forza che scende in campo per centrare la salvezza. Se ragioneremo come "Noi", potremo farcela». a.b. Sharon Drucker, 43 anni, esonerato a febbraio dall'Aris Salonicco (Ciamillo) E' LA QUINTA PANCHINA CHE SALTA Quinto cambio di allenatore nella stagione, con Sharon Druker che proverà a risollevare una Montegranaro in crisi. Prima di lui sia Bechi (38% di vittorie) che Ramagli (43%), nella lotta per non retrocedere, sono riusciti a dare una svolta alla stagione, cosa che non è avvenuta invece per Peterson e Filipovski. (f.car/infopress) 24 aprile
http://news.tuttobasket.net/
h Ex giovane prodigio (nel 2004 con l'Hapoel Gerusalemme ha vinto l'UJeb Gip), resterà anche la prossima stagione solo in caso di salvezza ^ì, io sono l'allenatore della Sutor fino a ''^quando qualcuno non mi dice il contrario», rispondeva Pillastrini sabato sera a chi gli chiedeva se continuava a sentirsi il coach di Montegranaro dopo il tracollo a Teramo (76-47). Ma il suo destino era già stato deciso: poche ore dopo è stato esonerato, nonostante un triennale firmato in estate tornando nel club che aveva lasciato nel 2007. Essere esonerati a soli 3 turni dalla conclusione della stagione regolare è inconsueto, ma la situazione aveva ormai superato i livelli di guardia: dal 30 gennaio ad oggi la Fabi ha vinto solo contro Brindisi; soprattutto, nelle ultime giornate lo scollamento tra la squadra e il coach era divenuto troppo evidente (così come evidente è sempre stato il pessimo apporto ed atteggiamento di Ray...). Gli appena 47 punti segnati sabato e la caduta nella zona retrocessione hanno accelerato un ingaggio che era nell'aria , quello di Sharon Drucker, primo tecnico israeliano del nostro campionato (Blatt, ex Treviso, è nato negli Usa). Il contratto firmato ovviamente è legato a come si concluderà questa stagione: durerà fino al 30 giugno 2012 solo in caso di salvezza. Chi è Drucker? Nato a Petah Tikva (Israele) nel 1967, ex giocatore dall' 1985 al 1993, ha allenato dal 1999 il Maccabi Ra'anana, poi l'Hapoel Galil Helion, l'Hapoel Gerusalemme, con la quale ha vinto la Uleb Cup 2004 battendo il Real Madrid. Nel 2005/2006 in Russia ha guidato l'Ural alla conquista del-l'Eurocup Challenge. Poi in Lituania al Lietu- vos e a Ostenda (Bel) ove vinse il campionato nazionale. Nel 2008/2009 il rientro in Israele al Maccabi Tel Aviv come assistente di Gershon. Aveva iniziato questa stagione nell'Aris Salonicco prima del suo esonero a febbraio. I tifosi della Fortitudo lo ricordano bene: nel 2008/2009 il club bolognese gli fece firmare un triennale salvo poi tirarsi indietro, lui si rivolse alla Fiba e vinse il lodo. «Accetto questa sfida - ha detto Drucker - e chiedo a tutti la massima compattezza per essere un'unica forza che scende in campo per centrare la salvezza. Se ragioneremo come "Noi", potremo farcela». a.b. Sharon Drucker, 43 anni, esonerato a febbraio dall'Aris Salonicco (Ciamillo) E' LA QUINTA PANCHINA CHE SALTA Quinto cambio di allenatore nella stagione, con Sharon Druker che proverà a risollevare una Montegranaro in crisi. Prima di lui sia Bechi (38% di vittorie) che Ramagli (43%), nella lotta per non retrocedere, sono riusciti a dare una svolta alla stagione, cosa che non è avvenuta invece per Peterson e Filipovski. (f.car/infopress) 24 aprile
http://news.tuttobasket.net/
Etichette:
Curiosità
MINISTRO ISRAELIANO DIMENTICA DOCUMENTI 'TOP SECRET' IN ALBERGO
(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 26 apr - Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha dimenticato alcuni documenti classificati come ''top secret'' in una stanza d'albergo a Londra, dove aveva fatto tappa il mese scorso per recarsi per New York. Lo ha riferito il secondo canale televisivo privato in Israele. Barak dimentico' questi documenti presso il Park Plaza Westminster e sui alcuni fogli erano contenute anche delle note a margine scritte di suo pugno. A ritrovarli e' stato un uomo d'affari israeliano, cui era stata assegnata la camera d'albergo dopo Barak, che ha avvertito i servizi segreti che hanno dunque potuto recuperare il materiale. Secondo il ministero, citato dalla televisione, l'incidente sarebbe da attribuire a un agente che avrebbe dovuto passare al setaccio la camera dopo la partenza di Barak e non lo fece con la dovuta attenzione.
(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 26 apr - Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha dimenticato alcuni documenti classificati come ''top secret'' in una stanza d'albergo a Londra, dove aveva fatto tappa il mese scorso per recarsi per New York. Lo ha riferito il secondo canale televisivo privato in Israele. Barak dimentico' questi documenti presso il Park Plaza Westminster e sui alcuni fogli erano contenute anche delle note a margine scritte di suo pugno. A ritrovarli e' stato un uomo d'affari israeliano, cui era stata assegnata la camera d'albergo dopo Barak, che ha avvertito i servizi segreti che hanno dunque potuto recuperare il materiale. Secondo il ministero, citato dalla televisione, l'incidente sarebbe da attribuire a un agente che avrebbe dovuto passare al setaccio la camera dopo la partenza di Barak e non lo fece con la dovuta attenzione.
Etichette:
Curiosità
mercoledì 27 aprile 2011
Amedeo Ciccanti
Ciccanti dell'UDC: i palestinesi di oggi non sono gli ebrei di ieri.
San Benedetto del Tronto Bella la manifestazione di ieri al Comune, indovinata l'idea di farne fare testimonianza ai giovani, ma vorrei dire che è stata stonata l'affermazione, che ha paragonato la persecuzione contro gli ebrei a quella degli israeliani contro i palestinesi. Il gruppo di lavoro del Prof. Bruni e degli insegnanti dovrebbero fare una visita a Gerusalemme oltre quella dei campi di concentramento tedeschi e forse capirebbero che una similitudine del genere e' arbitraria, fuorviante e forse gravemente antisemita, che infonde lo stesso odio e risentimento verso gli ebrei che portarono all'olocausto. Pertanto, mentre condivido la manifestazione, mi dissocio con sdegno da questo passaggio della manifestazione che, essendo pubblica, poteva essere meglio controllata. Infatti, voglio pensare che sia sfuggito al controllo. Comunque credo che si debba chiedere subito scusa all'Ambasciata dello Stato di Israele da parte del Sindaco Gaspari, che non credo si riconosca in tale similitudine". Lo ha dichiarato l'On. Amedeo Ciccanti, Deputato UDC e componente dell'Associazione interparlamentare Italia-Israele a margine della manifestazione sul 25 aprile organizzata dal Comune di San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno. 26/04/2011,http://www.ilquotidiano.it/
Ciccanti dell'UDC: i palestinesi di oggi non sono gli ebrei di ieri.
San Benedetto del Tronto Bella la manifestazione di ieri al Comune, indovinata l'idea di farne fare testimonianza ai giovani, ma vorrei dire che è stata stonata l'affermazione, che ha paragonato la persecuzione contro gli ebrei a quella degli israeliani contro i palestinesi. Il gruppo di lavoro del Prof. Bruni e degli insegnanti dovrebbero fare una visita a Gerusalemme oltre quella dei campi di concentramento tedeschi e forse capirebbero che una similitudine del genere e' arbitraria, fuorviante e forse gravemente antisemita, che infonde lo stesso odio e risentimento verso gli ebrei che portarono all'olocausto. Pertanto, mentre condivido la manifestazione, mi dissocio con sdegno da questo passaggio della manifestazione che, essendo pubblica, poteva essere meglio controllata. Infatti, voglio pensare che sia sfuggito al controllo. Comunque credo che si debba chiedere subito scusa all'Ambasciata dello Stato di Israele da parte del Sindaco Gaspari, che non credo si riconosca in tale similitudine". Lo ha dichiarato l'On. Amedeo Ciccanti, Deputato UDC e componente dell'Associazione interparlamentare Italia-Israele a margine della manifestazione sul 25 aprile organizzata dal Comune di San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno. 26/04/2011,http://www.ilquotidiano.it/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Egitto: sondaggio boccia accordi con Israele, maggioranza chiede stop
(Aki 26 aprile) - L'accordo di pace stilato tra Egitto e Israele va interrotto. E' quanto sostiene la maggior parte della popolazione egiziana secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center, centro di ricerca con sede negli Stati Uniti, secondo cui il 54% degli egiziani è favorevole alla fine del trattato di pace. Il sondaggio è stato condotto su mille egiziani tra il 24 marzo e il 7 aprile. L'accordo a cui si fa riferimento è stato firmato nel 1979 e prevedeva che l'esercito israeliano si ritirasse dalla Penisola del Sinai, nella parte in territorio egiziano, che Israele aveva occuoato nel 1967.Secondo i dati raccolti, inoltre, solo il 15% degli intervistati è a favore di strette relazioni tra Egitto e Stati Uniti, il piu' antico e forte alleato di Israele. Per il 43% degli interpellati, invece, tra i due Paesi dovrebbe esserci una certa distanza.
(Aki 26 aprile) - L'accordo di pace stilato tra Egitto e Israele va interrotto. E' quanto sostiene la maggior parte della popolazione egiziana secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center, centro di ricerca con sede negli Stati Uniti, secondo cui il 54% degli egiziani è favorevole alla fine del trattato di pace. Il sondaggio è stato condotto su mille egiziani tra il 24 marzo e il 7 aprile. L'accordo a cui si fa riferimento è stato firmato nel 1979 e prevedeva che l'esercito israeliano si ritirasse dalla Penisola del Sinai, nella parte in territorio egiziano, che Israele aveva occuoato nel 1967.Secondo i dati raccolti, inoltre, solo il 15% degli intervistati è a favore di strette relazioni tra Egitto e Stati Uniti, il piu' antico e forte alleato di Israele. Per il 43% degli interpellati, invece, tra i due Paesi dovrebbe esserci una certa distanza.
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Iscriviti a:
Post (Atom)








