lunedì 6 giugno 2011



Chagall: schizzi da un milione di dollari

Un quaderno di schizzi da un milione di dollari? Ebbene sì, non soltanto perché le 85 pagine di disegni e acquarelli che andranno all'asta da Sotheby's New York, il prossimo 17 giugno, appartenevano a Marc Chagall (1895-1985). Ma soprattutto perché sono inediti e rappresentano il suo diario pittorico, uno struggente dialogo d'amore tenuto vivo per oltre vent'anni, tra gli anni 40 e 60, con chi non c'era più. L'artista russo (naturalizzato francese) lo iniziò nel settembre del 1944, subito dopo la morte per un'infezione virale della sua adorata compagna di una vita.Il quaderno, infatti, originariamente appartenuto alla scrittrice Bella Rosenfeld – che lo aveva iniziato a riempire di traduzioni in Yiddish di alcune poesie francesi – racchiude oggi un ricco repertorio figurativo di simboli religiosi, sia cristiani che ebraici. Sono tratteggiati da Chagall a matita, a pastelli colorati e a sanguigna, accanto ai ritratti della moglie Bella, ora con gli occhi chiusi, ora aperti e cerchiati di occhiaie, ora in un fresco abitino fantasia.C'è il ricordo della sua famiglia di umilissime condizioni e dalle radici ben salde nella tradizione ebraica, ci sono i tumultuosi eventi storici che funestarono la sua esistenza, dalla Rivoluzione di ottobre, a cui prese parte in prima persona, alla repentina fuga dalla Francia occupata dalle truppe naziste; dall'esilio volontario negli Stati Uniti alla continua angoscia per la drammatica sorte degli ebrei nel periodo delle deportazioni razziali. Ma ci sono anche i temi ricorrenti nei suoi più celebri quadri, ad esempio gli scorci di Vitebsk, il suo paese natale in Bielorussia, e molti autoritratti; in uno è di profilo, dipinto di blu, mentre osserva un quadro nel quadro: è l'istantanea in rosso di lui e Bella, teneramente abbracciati; nell'altro ha le fattezze di un satiro con tavolozza e pennelli in mano, in un altro ancora è un bevitore che si consola davanti a una bottiglia, con le iniziali MC sull'etichetta. Altrove l'artista si dipinge con Bella nel cielo, sono una coppia di sposi che si allungano nell'aria e galleggiano con la luna crescente, con un gallo e un asino violinista.Questo "sketchbook" sarà battuto all'asta di Libri e Manoscritti con la stima di 600mila-900mila dollari; tra gli album di schizzi di Chagall noti (cinque lì donò al Museo di Israele di Gerusalemme) è l'ultimo ancora in mani private e il primo a finire in un pubblico incanto.5 giugno


guerra '67
Golan, scontri e vittime sul confine israelo-siriano


Cambia – di poco – il nome, restano i morti. Anzi: si aggiungono. Un’altra domenica di sangue ha segnato questa primavera mediorientale. Nell'anniversario della “Naqsa” – la sconfitta degli eserciti arabi nella “Guerra dei sei giorni” del 1967 – dimostranti siriani e palestinesi si sono lanciati all'assalto dei reticolati di frontiera presidiati dall'esercito israeliano sulle alture occupate del Golan, nel nord-est dello Stato ebraico.I militari hanno risposto prima con i lacrimogeni, poi anche con le armi. Secondo la tv di Stato siriana (che ha taciuto sui morti nelle manifestazioni contro il regime Assad) 23 persone sarebbero state uccise e oltre 220 ferite. Da Gerusalemme, però, fanno sapere che in realtà ci sarebbero solo feriti.In un'atmosfera di mobilitazione regionale, l'esercito israeliano ha elevato lo stato di allerta su diversi fronti, sulla falsariga di quanto fatto il 15 maggio scorso, giornata della “Naqba”. Ma se al confine con il Libano, in Cisgiordania e ai margini della striscia di Gaza la giornata è trascorsa relativamente tranquilla (tranne degli scontri a Qalandiya), sul Golan in centinaia hanno tentato di invadere il suolo israeliano. A un certo punto, in serata, si sono sentite anche esplosioni da mine anticarro, secondo i cronisti sul campo.Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva ordinato all'esercito di agire «con autocontrollo e determinazione per impedire ai dimostranti provenienti dalla Siria di abbattere di nuovo le barriere di frontiera sul Golan». Nulla da fare. La giornata piena zeppa di incidenti e scontri è iniziata nella cosiddetta “Collina delle urla”, vicino al paesino druso di Majdal Shams: centinaia di dimostranti palestinesi e siriani si sono lanciati contro le postazioni israeliane.In un primo tempo, aiutati dai megafoni, i militari dello Stato ebraico hanno avvertito in arabo che chi avesse oltrepassato i reticolati di frontiera sarebbe stato colpito da proiettili. La folla non s’è fermata. È a quel punto che i soldati hanno sparato alcuni colpi in aria, per spaventarli, poi hanno sparato alle gambe di chi si stava avvicinando pericolosamente al suolo israeliano. Secondo un portavoce militare di Gerusalemme, «nella prima ondata sono state colpite circa venti persone». Al di là del confine, la tv siriana parlava di tre morti.Qualche ora dopo, il secondo assalto: un migliaio di individui che si erano radunati a Quneitra hanno cercato di forzare da là le linee israeliane. Secondo alcune fonti i dimostranti «hanno lanciato bottiglie incendiarie e hanno provocato incendi locali i quali, a loro volta, hanno fatto esplodere diverse mine anticarro». Per Damasco il bilancio ufficioso parla di 14 morti e di oltre cento tra contusi, intossicati e feriti. Mentre Israele non è stata in grado di commentare queste stime. Intanto, quando s'è fatto buio, restano accampati lungo il filo spinato centinaia di palestinesi che sperano di cogliere di sorpresa l'esercito ebraico.L'opposizione siriana, intanto, ha denunciato che il regime del presidente Bashar Assad avrebbe pagato fino a mille dollari per ogni manifestante anti Israele che si fosse mosso contro lo Stato ebraico. Secondo gli anti-regime, Assad avrebbe distolto così l'attenzione dalle manifestazioni interne al Paese interrotte con un bagno di sangue. L'accusa è stata raccolta dal governo di Gerusalemme a sostegno delle dichiarazioni fatte in mattinata dove si puntava il dito contro Damasco per le violenze scoppiate domenica 5 giugno.E comunque. Nonostante i morti, gli arabi annunciano che non è finita. «Quello di oggi è solo un episodio di una campagna molto più vasta», hanno detto. «Dopo il 15 maggio e dopo il 5 giugno, ci saranno altre giornate di mobilitazione palestinese: in Cisgiordania, a Gaza, nei Paesi confinanti e nello stesso territorio israeliano fra la minoranza araba».5 giugno http://www.linkiesta.it/


Bis israeliano in Lettonia

Grazie alle reti di Yossi Benayoun e Tal Ben Haim Israele batte la Lettonia per la seconda volta nel Gruppo F di qualificazione a UEFA EURO 2012 e riaggancia la Croazia.Israele passa in vantaggio al 19’ con Yossi Benayoun e raddoppia poco prima dell’intervallo dal dischetto con il difensore Tal Ben Haim. La Lettonia accorcia le distanze su rigore con Aleksandrs Cauņa, ma non riesce mai a impensierire seriamente gli ospiti. Grazie a questo successo Israele aggancia di nuovo la Croazia - vittoriosa ieri 2-1 contro la Georgia – in testa al girone a quota 13, ma con una partita in più.Già vittorioso 2-1 all’andata a Tel Aviv lo scorso 26 marzo, Israele vorrebbe puntare al bis, ma l’inizio è favorevole ai padroni di casa. Artjoms Rudņevs manca di un soffio il cross basso di Cauņa, con la palla che termina un paio di metri al lato.Israele non tarda a reagire e sfiora il gol con il legno centrato da un gran tiro da fuori di Maor Bar Buzaglo. Con il passare dei minuti la Lettonia inizia a pagare l’inesperienza in mezzo al campo: 17 presenze in due tra Maksims Rafaļskis e Artis Lazdiņš.Benayoun porta in vantaggio gli ospiti con un tiro di prima intenzione al termine di un’azione manovrata nell’area di rigore locale. Il terzino destro ospite Yuval Shpungin spinge con insistenza e guadagna un calcio di rigore poco prima dell’intervallo quando viene atterrato da Lazdiņš: dal dischetto Ben Haim firma il 2-0.La Lettonia parte meglio nella ripresa e costringe Israele sulla difensiva. Il neo entrato Jurijs Žigajevs impegna Dudu Aouate con un tiro da fuori, prima che un fallo di mano in area di Almog Cohen consenta a Cauņa di accorciare le distanze dal dischetto.L’ingresso in campo di una punta, l’esordiente Edgars Gauračs, non sortisce gli effetti sperati per i locali. Anzi, sono gli ospiti a rendersi pericolosi con Tomer Hemed e Eran Zahavi che impegnano l’estremo locale Andris Vaņins. La Lettonia avrebbe un’ultima occasione per pareggiare nel recupero, ma il colpo di testa di Ritus Krjauklis è salvato sulla linea. Israele se la vedrà adesso il 2 settembre in casa contro la Grecia, mentre la Lettonia giocherà in trasferta con la Georgia. 4 giugno http://it.uefa.com/




Aggiornamenti al sito italiano dedicato alla Brigata Ebraica Celebrazioni 2011 in memoria del caduti, le foto: http://www.brigataebraica.org/italiano/celebrazioni2011.html


La signora Bartali ha incontrato l' ebreo salvato dal suo Gino

LAURA GUERRA FIRENZE Dopo quasi 70 anni, proprio nel giorno della festa della Repubblica, Giorgio Goldenberg ha incontrato per la prima volta Adriana ed Andrea Bartali: lui che, ebreo di origine istriana, a 12 anni, nel 1944, fu salvato da Gino Bartali che lo nascose nella sua cantina durante il periodo della persecuzione nazifascista. «Sono vivo grazie a suo marito - ha detto stringendo la mano di Adriana -. Trovarmi qui è una forte emozione. Ero piccolo, ma ricordo bene quel periodo, lì giù in appartamento e poi in cantina insieme ai miei genitori e a mia sorella. Ci conosceva, e fu Bartali a proporci di nasconderci lì. Di lui oggi ho solo una foto con dedica ed autografo. Appena tornerò in Israele, andrò di persona a sincerarmi che il processo per riconoscerlo tra i Giusti del Yad Vashem stia procedendo bene». E' stato un incontro unico, quello tra i Bartali, Goldenberg, la moglie Mina e Nardo Bonomi, che a dicembre ha fatto venire alla luce questa storia assieme alla comunità ebraica fiorentina. «Sono incontri che lasciano senza parole - ha detto Andrea Bartali -. Papà non ci disse mai nulla ed è un' emozione forte oggi poter stringere la mano a una persona che sappiamo essere qui grazie a lui». E la signora Adriana, a 92 anni, ha scoperto ancora «quanto bene ha fatto il mio Gino». Che durante la guerra nascondeva nel manubrio e nel telaio i documenti da portare agli ebrei nascosti in Umbria: 360 km, andata e ritorno, da Firenze. Guerra Laura, 4 giugno http://archiviostorico.gazzetta.it/


Libri al bando in Scozia: scrittori israeliani vietati

di Fiamma Nirenstein, 5 giugno http://www.ilgiornale.it/
Ci sono tanti modi di cancellare qualcuno che odi, con un bazooka, con le bombe, con la delegittimazione, la negazione della dignità della sua esistenza fisica e psichica. La marcia dei vicini in guerra con Israele (palestinesi, siriani, giordani...) preparata per oggi al fine di scavalcarne in massa i confini da ogni parte, come non esistessero, dice una cosa precisa: Israele non c'è. Ne neghiamo l'esistenza. Ed è francamente orrido che a questa affermazione di prepotenza internazionale senza precedenti si accompagni un'altra forma di seppellimento in vita dello Stato Ebraico, quello culturale. Il boicottaggio culturale di Israele è cosa vecchia, anche in Italia la Fiera del Libro di Torino del 2008, le liste di proscrizione delle università di varie città italiane, il blocco di progetti scientifici e artistici comuni, la manifestazione come quella progettata per i prossimi giorni a Milano per cancellare una mostra sulle meraviglie scientifiche di quel Paese, ci hanno allenato. A questo si uni il boicottaggio di merci della Coop e della Conad, poi ritirato.Queste azioni smodate si chiamano antisemitismo, e come altri potrebbe chiamarsi l'accusa a Israele di apartheid o di pulizia etnica, del tutto priva di fondamento, nel momento in cui ci se ne infischia delle stragi di cristiani nel mondo islamico o delle stragi di massa in Africa, o in questi giorni in Siria e in Yemen. Ma stavolta, nonostante gli episodi di boicottaggio fioriscano in un clima di beota confusione mentale come quello che ha ispirato i centri sociali al Parco Ruffini di Torino a creare un bersaglio sull'immagine Shimon Peres, un episodio colpisce: ci è toccato immaginarci uno scozzese col suo kilt che si alza una mattina e non sapendo come passare la giornata in assenza del mostro di Lochness, decide di boicottare i libri israeliani. Non solo i cetrioli o i pompelmi, ma i capolavori di Aleph Beth Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, magari di Shmuel Yosef Agnon, premio Nobel della letteratura nel 1966. Si, i cittadini scozzesi in vari distretti non potranno più acquistare le edizioni inglesi di libri di autori israeliani. Prima i volenterosi scozzesi partirono, dopo l'operazione Cast Lead in cui Israele si difese dall'attacco di migliaia di missili da Gaza, con il boicottaggio di merci. Poi, insistendo su un punto chiaro, ovvero la proibizione a difendersi, il consiglio regionale del Dunbartonshire Occidentale è passato alla cultura col suo bel rogo di libri, seguito da Dundee che però, dato che il boicottaggio è proibito, si limita a affiggere sui muri manifesti di invito alla cittadinanza al boicottaggio. Il brillante portavoce del Dunbartonshire ha ammesso che Israele è l'unico boicottato, e che non c'è intenzione di occuparsi dell'Iran, o della Siria. Intanto il consigliere regionale James Bollan ha dichiarato che Hamas è un'organizzazione di combattenti per la libertà, e che è eletta con una maggioranza più grande di quella del governo israeliano.Questa deiezione scozzese, assai prossima a molte espressioni antisraeliane inglesi, dove il motore è un misto di opinione islamista e di perbenismo, non è certo isolata. Restando al boicottaggio culturale e lasciando da parte mille altri segni di ostilità, nel 2006 il più grande sindacato inglese di professori ha escluso i rapporti con accademici israeliani, nel 2009 la Spagna ha chiuso i progetti di ricerca solare con l'Università Israeliana, nel 2010 cinquecento professoroni americani hanno supportato il boicottaggio accademico, Johannesburg nel 2011 ha sospeso le ricerche universitarie sulla purificazione dell'acqua. Brian Eno, Roger Waters, Ken Loach, Jean Luc Godard, Carlos Santana, Elvis Costello, i Pixies, 500 artisti di Montreal, 100 intellettuali norvegesi, 300 irlandesi, tutti questi signori hanno sdottoreggiato, condannato, hanno ritenuto che gli israeliani non siano degni di una loro visita artistica o culturale e che gli debba essere proibito l'accesso… No, non c'è qui estremismo nel ricordare che proprio due giorni or sono il mentore di Ahmadinejad ha dichiarato che è cosa santa uccidere donne e bambini israeliani; non è fuori tema ricordare che i palestinesi marciano verso un riconoscimento unilaterale all'ONU da cui è cancellata la trattativa, come se Israele non esistesse. Non facevano prima i nostri scozzesi a dire che il mentore di Ahmadinejad gli è simpatico piuttosto che boicottare Amos Oz e ignorare Bashar Assad? non farebbero meglio a unirsi alla seconda Flottilla sperando che qualche altro shahid dia il via al treno delle condanne internazionali sempre in corsa; o a unirsi al movimento nuovo della Naksa (non nakba!) che oggi cercherà di penetrare i confini di uno Stato sovrano, bersaglio ormai di tutta la stupidità e di tutta l'aggressività mondiale. Non capite il nesso? Siete fatti per la cultura? Non ci credo.


Israele protagonista alla Biennale

Peres biennale“One man’s floor is another man’s feelings”. Una variazione del modo di dire “one man’s floor is another man’s ceiling”. Questo il titolo dell’installazione di Sigalit Landau inaugurata oggi all’interno del padiglione israeliano in occasione della 54esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.Nei tre piani della palazzina modernista del padiglione israeliano ai Giardini della Biennale, troviamo la rappresentazione di tematiche esistenzialiste e di problemi legati alla sopravvivenza. Al centro dell’apparato simbolico c’è il sale, simbolo della precarietà dell’esistenza umana che si cristallizza in un effimero attimo, e l’acqua, metafora della conoscenza e dei sentimenti. Curata da Jean de Loisy e Ilan Wizgan, la mostra ha come fulcro l’idea di libertà, il sogno di confini tracciati nella sabbia e cancellati dalle onde del Mediterraneo. Una messa in discussione del concetto di confine tra uomo e uomo, dove, come dice il titolo, non solo il pavimento di un uomo è il soffitto di un altro, ma dove anche i sentimenti di uno equivalgono sul piano valoriale a quelli di un altro. Un viaggio che esplora il legame tra israeliani e palestinesi, che traccia una via seppur onirica sul futuro che li accomuna.Ed è proprio il sogno al centro del messaggio del presidente di Israele Shimon Peres, Premio Nobel per la Pace, arrivato ai Giardini della Biennale per inaugurare il padiglione israeliano : “Bisogna allargare la portata dei sogni affinché essi si sostituiscano a una realtà già troppo amara. La nostra testa è divisa in due parti: il cervello e la mente. La mente controlla il cervello e quando si va a dormire essa cade addormentata, mentre il cervello rimane vigile. Non si può sognare, fantasticare o sentirsi liberi senza l’utilizzo della mente. L’arte di Sigalit Landau è priva di un controllo razionale, prescinde da ogni forma di protocollo e da ogni legge. Questo è il vero messaggio che ci trasmette l’arte moderna israeliana.”Tra gli interventi anche quello dell’ambasciatore di Israele a Roma, Gideon Meir, che ha ringraziato il responsabile del padiglione israeliano, Arad Turgeman e le molte autorità intervenute per l’occasione alla cerimonia tenutasi al Bar Paradiso della Biennale: dal Ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Limor Livnat, al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, a Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, Amos Luzzatto, presidente della Comunità ebraica di Venezia, e Paolo Baratta, presidente della Fondazione Biennale di Venezia. “Questo è il quinto anno in cui prendo parte all’apertura della Biennale di Venezia” ha spiegato l’ambasciatore Meir. “Ma quest’anno è diverso per tre motivi. Prima di tutto per l’artista Sigalit Landau che onora Israele e offre una visione diversa dal solito del nostro Stato. Il secondo motivo è la presenza qui oggi della persona che ha in mano le sorti della cultura israeliana, il ministro Limor Livnat. Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, la presenza qui oggi del presidente di Israele, Shimon Peres, istituzione che gode della massima stima da parte di tutti i cittadini e che rappresenta con la sua personalità il volto migliore del nostro paese”.M.C. http://www.moked.it/


Ucei e Comunità contro il razzismo antisionista

Monito e ferma reazione in una nota congiunta
gattegnaleviIl Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e il Presidente della Comunità ebraica di Torino Tullio Levi hanno emesso la seguente nota congiunta riguardo agli episodi di razzismo e intolleranza registrati sabato nella città."La violenza si può anche nascondere in un gioco, trasformandolo in un veicolo di odio e di intolleranza. Un classico e vergognoso esempio è quello escogitato dall'"International Solidarity Mouvement palestinese", sigla apparentemente innocua, che nel parco Ruffini di Torino, al prezzo di un euro, forniva una scarpa da lanciare contro una sagoma raffigurante il presidente dello stato di Israele Shimon Peres con una stella di David.L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Comunità di Torino danno atto al sindaco Fassino e alla Forze dell'ordine di essere prontamente intervenuti per far cessare la vergognosa e illecita esibizione e si augurano che in futuro un'accurata attivitá di prevenzione eviti che simili episodi si ripetano, a Torino come in ogni altro luogo che ambisca a far parte del mondo progredito".http://www.moked.it/

domenica 5 giugno 2011


La ricerca della terra felice

Questa è la storia di Eliusha, cinque anni, che all'inizio della Seconda guerra mondiale si trasferisce con la sua famiglia dalla cittadina in cui vive nell'Unione Sovietica in una zona desolata del Kazakistan. Mentre suo padre raggiunge l'esercito russo per combattere contro i nazisti, Eliusha e la sua famiglia devono affrontare la nuova vita in un villaggio sperduto, dove gli abitanti hanno abitudini completamente diverse dalle loro. Gli inizi sono duri, ma Eliusha lentamente conquista l'amicizia dei coetanei. Quando finisce la guerra, la madre decide di intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, e di trasferirsi in Israele, la terra che molti chiamano 'casa'.Così il piccolo è catapultato nella vita di uno dei primi kibbutz, simbolo della nascita dello Stato di Israele. Ispirato a una vicenda vera come Corri ragazzo, corri, il nuovo romanzo di Uri Orlev è un'avventura densa di emozioni, ma anche una fonte preziosa per conoscere la Storia più recente e l'impatto che ogni guerra produce sulla vita di adulti e bambini innocenti.http://fuoridalghetto.blogosfere.it/l


Lorraine Levy
Le fils de l’autre: scambio di bebé palestinese-israeliano


Sono in corso da due settimane a Tel Aviv le riprese del terzo lungometraggio di Lorraine Levy: Le fils de l’autre. Dopo due commedie (La première fois que j'ai eu 20 ans nel 2004 e Mes amis, mes amours [trailer] nel 2008, che hanno rispettivamente totalizzato 169 000 e 674 000 entrate), la regista tratta un soggetto familiare più delicato in quanto abbraccia il conflitto israelo-palestinese. Nel cast figurano Jules Sitruk (scoperto in Moi César, 10 ans 1/2, 1m39 e visto di recente in Mon père est femme de ménage [trailer]), Mehdi Dehbi (rivelazione di La folle histoire d'amour de Simon Eskenazy [trailer]), Emmanuelle Devos (prossimamente sugli schermi in Pourquoi tu pleures? [trailer]), Pascal Elbé (Tête de turc [trailer]), Areen Omari e Khalifa Natour.Scritta dalla regista e da Nathalie Saugeon con la collaborazione di Noam Fitoussi, la sceneggiatura è centrata su Joseph (Jules Sitruk), un ebreo israeliano prossimo a entrare nell'esercito per il servizio militare, e su Yacine (Mehdi Dehbi), un arabo palestinese fresco di diploma e residente in Francia. Non erano destinati a incontrarsi. Ma in seguito ad alcuni esami clinici, si scopre che i due ragazzi sono stati scambiati alla nascita, in un ospedale di Haifa e nel caos dei bombardamenti. Un errore che stravolgerà la loro visione del mondo e le loro famiglie israeliana (Emmanuelle Devos e Pascal Elbé) e palestinese (Areen Omari et Khalifa Natour).Prodotto da Virginie Lacombe e Éric Amouyal per Rapsodie Production, Le fils de l’autre beneficia di un budget di circa 2,7M, che include le coproduzioni di France 3 Cinéma, Cité Films e Solo Films, e il pre-acquisto di Orange Cinéma Séries. Sostenuto anche da Touscoprod, il film sarà girato in Israele per sette settimane. Haut et Court assicurerà la distribuzione nelle sale francesi e Roissy Films guida le vendite internazionali.http://www.cineuropa.org/