domenica 2 ottobre 2011

CALCIO: STRISCIONE "JIHAD" CONTRO HAPOEL, BUFERA SU LEGIA

Polemiche in Polonia per il lungo striscione con la scritta "Jihad" esposto dagli ultrà del Legia Varsavia durante la partita di Europa League contro l'Hapoel Tel Aviv. Le organizzazioni ebraiche hanno denunciato il gesto "antisemita" di una tifoseria nota per le sue simpatie di estrema destra. Il club rischia una multa dell'Uefa fino a un milione di euro e il divieto di trasferta per i suoi tifosi in occasione della gara in Israele del 15 dicembre. http://sport.repubblica.it/


Mar Morto: perché si chiama così? I piani per salvarlo da una morte certa

Il Mar Morto si trova al confine tra lo stato di Israele e la Giordania, e costituisce il punto più basso esistente al mondo, trovandosi a circa 395 metri sotto il livello del mare. Il grado di salinità, molto più elevato rispetto a quello degli oceani, impedisce quasi ogni forma di vita.l nome di molti mari talvolta è legato alle caratteristiche cromatiche che assume, mentre il Mar Morto si chiama in quanto modo perché le sue acque godono di un tasso di salinità talmente elevato da non permettere la vita: sono infatti presenti solo microrganismi, alghe e un'unica specie di gamberetto. Nei documenti storici si trovano altri nomi per definirlo fra cui Mare Salato, Mare Aggressivo e Mare del Destino. Questo mare è in realtà un grande bacino lacustre, che ha la peculiarità di essere situato nel punto più basso della Terra, quasi 400 metri al di sotto del livello marino: si tratta di un lago terminale, ovvero privo di emissari, alimentato unicamente dalle acque del fiume Giordano e qualche altro corso d'acqua minore.La salinità media del Mar Morto raggiunge addirittura il 33.7%, valore elevatissimo se lo confrontiamo con la nostra acqua salata: per esempio il Mar Adriatico ha una salinità media del 3.8%, che corrisponde a 38 grammi di sale disciolti in un kg di soluzione. Questa fortissima concentrazione di sale sul Mar Morto è dovuta a due motivi fondamentali: l'afflusso continuo per migliaia di anni delle acque ricche di sali (asportati dalle rocce e dai suolo) del Giordano. Inoltre, le perdite per la forte evaporazione dovuta al clima caldo e arido (scarsissime precipitazioni) hanno col tempo favorito l'aumento inevitabilmente della salinità sul bacino che ha la caratteristica di essere chiuso e, come già detto, senza emissari per smaltire e rimescolare le acque così salate. Nel nostro Pianeta, solamente alcuni laghi antartici e il Lago Assal etiope hanno un contenuto di sale di qualche unità più elevato.In acque così salate la caratteristica è quella che può galleggiare chiunque, ed è anche questo il motivo per cui si è sempre pensato che quasi nulla potesse sopravvivere alle sue acque ipersature. I ricercatori della Ben-Gurion University hanno tuttavia scoperto che il Mar Morto, in realtà, non è così defunto come si pensava. Sul fondo ci sarebbe infatti dell'acqua dolce che sgorga in continuazione, dove riuscirebbero a vivere alcune colonie di microrganismi particolarmente resistenti alle elevate salinità. L'acqua dolce sembra sgorgare da crateri dalle pareti ripide, con un diametro di circa 15 metri e profondi almeno 20. I crateri sono collegati ad un complesso sistema di fonti sottomarine lunghe decine di metri e profonde fino a 30.Le rarissime volte che la pioggia riesce a cadere in modo accettabili, il lago si "desalinizza" tramite l'acqua dolce raccolta nel bacino, e può dare il via ad esplosioni di vita microscopica. Nel 1980, ad esempio, dopo un inverno particolarmente piovoso, il Mar Morto si popolò diffusamente di una specie particolare di alghe tanto da colorare l'intero lago di rosso. Esiste però un dato di fatto di cui non si può tener conto: il Mar Morto sta velocemente sparendo, sia per ragioni geografico-fisiche, sia per motivi direttamente riconducibili all'intervento umano. Il livello delle acque del Mar Morto era da 100 a 250 metri più elevato fino a 12.000 anni fa: se consideriamo però che questo lago salato si trova in una regione estremamente secca che sprigiona temperature estive fino ad oltre 45 gradi è facile immaginare perché stia lentamente sparendo.Ci sarebbero anche colpe dell'uomo. Il fiume Giordano, in qualche modo fonte di vita del Mar Morto, da una cinquantina d'anni viene sfruttato per un progetto di irrigazione su larga scala che sottrae molta dell'acqua che ha storicamente alimentato il lago salato. Ecco il motivo per cui il livello del Mar Morto è sceso di 27 metri in circa 35 anni, con un abbassamento che prosegue ad un ritmo medio di un metro all'anno. Tra i piani per salvarlo, il più ambizioso (al tempo stesso quasi irrealistico) è stato proposto nel 2009: l'intenzione sarebbe quella di estrarre 300 milioni di metri cubi d'acqua all'anno dal Mar Rosso, desalinizzarli, e utilizzare l'acqua dolce per il consumo domestico o agricolo, e gli scarti per ripristinare l'acqua perduta del Mar Morto attraverso una serie di condotti sotterranei. Si sono già stanziati 15 milioni di dollari americani per lo studio di fattibilità, vedremo presto se il progetto avrà davvero un futuro.Mauro Meloni
http://www.meteogiornale.it/

L'esercito egiziano a piazza TahrirL'esercito egiziano a piazza Tahrir

La 'transizione' di Tantawi assomiglia sempre più a una 'restaurazione'

La domanda che ormai ci si dovrebbe porre quando si pensa all'Egitto è la seguente: con il dopo Mubarak, l’Occidente ha perso veramente un vecchio e prezioso alleato in Medio Oriente?La risposta sembrerebbe essere ‘no’, almeno questo è quello che verrebbe da pensare leggendo alle ultime notizie rilasciate dalle agenzie stampa e dalle organizzazioni umanitarie su quello che succedein Egitto oggi.Vero è piuttosto il contrario: è il popolo delle piramidi (e della sharia) ad aver perso il prezioso alleato occidentale. Gli egiziani sembrano proprio essere caduti dalla padella (del vecchio rais) alla brace del plenipotenziario Mohamed Hussein Tantawi, il padrone dell’Egitto ‘made in Tahrir square’. E’ il settantenne feldmaresciallo a dettare regole e tempi di questa lunga transizione e per gli egiziani non c’è più nessun garante o filtro al potere militare. In fondo Hosni Mubarak era pur sempre un militare che aveva dismesso la divisa per indossare gli abiti civili.Il clima politico sotto la giunta è andato deteriorandosi. L’attacco all’ambasciata israeliana ne è un chiaro esempio. Appena avvenuto l'attacco al presidio diplomatico israeliano, il governo di Gerusalemme aveva tentato di contattare telefonicamente Tantawi, il quale pare si fosse reso ‘irreperibile’. Stesso trattamento è stato riservato agli Stati Uniti, benché alla fine due chiacchere con il Dipartimento di Stato, il feldmaresciallo deve averle fatte.Neanche Obama era più tanto sicuro del buon esito della sua telefonata (avrebbe risposto a Netanyahu un poco rassicurante “farò quello che posso”). Quello di Tantawi è stato un chiaro messaggio per far capire chi oggi possiede le chiavi del Cairo (e con esse quelle del canale di Suez e del Sinai) ora che Mubarak non c’è più, oggi tristemente costretto a interpretare il malato dietro le sbarre.Dopo la prova di forza, comunque, il peggio è stato scongiurato per il personale diplomatico di Gerusalemme ma è chiaro ormai che l'alleato statunitense che prometteva - e soprattutto promuoveva - libertà nel mondo, attualmente ha abdicato a ricordare alla regione mediorientale – Egitto compreso - che i diritti e di doveri delle genti in genere, delle minoranze religiose, e anche di Israele devono essere rispettati. Ricorda niente la ‘freedom agenda’ di G. W. Bush? Quanto alla minoranze cristiane, la loro condizione non è cambiata granché sotto Tantawi. Dalle rivolte di Febbraio scorso sono circa centomila i cristiani copti fuggiti alla sciabola cairota dei maomettani che li perseguitano. È quanto conferma una ricerca pubblicata dall’Egyptian Union for Human Rights del Cairo. Secondo le stime del direttore dell’organizzazione per i diritti umani Naguib Gabriel, nonostante il cambio di regime, continuano le violenze e le discriminazioni contro i cristiani egiziani, quel 10% della popolazione nazionale e nerbo dell’economia locale.La causa dell’esodo sono le intimidazioni dei fondamentalisti salafiti e la mancanza di protezione da parte del nuovo governo. A preoccuparsi del nuovo Egitto, comunque, non c’è solo “Dio” ma anche Cesare. L’architettura politica costruita secondo i consigli del ‘geometra per caserme’ non promette niente di buono agli elettori che si presenteranno alle urne per uno scrutinio in tre turni che inizierà il 28 novembre prossimo.Ma i partiti politici egiziani hanno minacciato di boicottare le elezioni del prossimo novembre se non verrà cambiata la legge elettorale che riserva 1/4 dei seggi parlamentari a candidati singoli senza partito.Ciò che contestano i candidati egiziani è che questo sistema elettorale non solo favorisce gli ex membri del regime di Mubarak, ma anche iil demerito di favorire i partiti più ricchi, i quali avranno la possibilità di candidare più persone, schiacciando i movimenti nati proprio con la caduta del rais. Secondo padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, intervistato da Asia News, “questo sistema permette ai personaggi facoltosi al di fuori del panorama politico di concorrere alle elezioni, influenzando a loro piacimento questo o quel partito I principali favoriti saranno gli ex membri del regime, invisi da tutti i partiti dopo la caduta di Mubarak, ma con grandi risorse finanziarie e mezzi di propaganda”. Neanche la data per le elezioni presidenziali, giorno in cui l’autorità del Paese verrà consegnata alla popolazione civile, è stata ancora fissata. I generali sono sospettati di ritardarne i preparativi così da rallentare la transizione politica.“Durante la rivoluzione” continua padre Greiche “l’obiettivo era far cadere Mubarak con la speranza di un cambiamento. Ora questi ideali si sono logorati. Nessuno sa come agire”. E nemmeno si può sperare nella garanzia offerta dalla Comunità internazionale.Il ‘Consiglio supremo delle forze armate’ rifiuta l’appoggio degli osservatori internazionali per garantire la trasparenza del voto. L’esercito ha però assicurato massima efficienza e chiarezza, affidando il controllo delle elezioni alla magistratura e riservando ai militari il compito di mantenere la sicurezza.Anche su quest'ultimo fronte, le cose non sono molto cambiate. Secondo Amnesty International, i nuovi egiziani non si sentono molto sicuri nelle mani delle autorità militari. L’associazione per i diritti umani ha parlato di un video dove agenti di polizia e dell'esercito torturano i detenuti ed espresso la preoccupazione che i reclusi potrebbero essere ancora sottoposti a tortura fino all'uso di scariche elettriche.In un comunicato stampa pubblicato da Amnesty si legge: “Le uniformi possono essere state sostituite con altre nuove, ma il comportamento delle forze di sicurezza sembra essere lo stesso di prima”. di Costantino Pistilli 1 Ottobre 2011 http://www.loccidentale.it/


Israele: passi avanti contro l'Alzheimer

L’azienda israeliana Brainsway Ltd. ha annunciato risultati positivi nei test clinici della propria tecnologia non invasiva per trattare pazienti affetti da Alzheimer. Il trattamento in via di studio si basa su stimolazione magnetica transcranica; la sperimentazione – ancora parziale – comprende 24 pazienti divisi in tre gruppi.Le cure durano otto settimane e la loro efficacia viene controllata dopo altre otto settimane, tenendo conto di vari parametri cognitivi. «I malati – ha dichiarato la compagnia – non hanno sofferto effetti collaterali, con un’unica eccezione. Ma in quel caso erano problemi non legati al trattamento». I dati raccolti finora sono molto incoraggianti, sebbene ancora incompleti. E’ stato osservato uno stop nel processo di deterioramento delle funzioni cognitive, e persino alcuni miglioramenti, in particolare presso il gruppo di pazienti sottoposti più intensamente alla cura. http://www.focusmo.it/



Israele: migliorie per ponte di Allenby

L’Autorità aeroportuale israeliana ha stanziato 20 milioni di euro per modernizzare il ponte di Allenby, alla frontiera tra la Giordania e l’area della Cisgiordania amministrata dallo Stato ebraico. I lavori previsti serviranno a facilitare il transito di merci e turisti. Di recente, erano già state apportate alcune migliorie: oggi, il posto di frontiera dispone di un nuovo ingresso, di un sistema di climatizzazione e di porte elettriche. Il tutto è costato 2,5 milioni di euro. Il nuovo finanziamento verrà invece utilizzato per costruire grandi hangar, parcheggi, una hall riservata ai turisti, una strada e un nuovo sistema di illuminazione. Il tutto dovrebbe essere ultimato entro il 2014. Nel 2011 è stato registrato un aumento del 60% del volume di merci transitate sul ponte di Allenby rispetto al 2010.
http://www.focusmo.it/

In Israele scoppia lo scandalo intercettazioni illegali

Piccolo o grande fratello, si vedrà. Resta il fatto che in Israele è scoppiato da qualche giorno il problema intercettazioni. Stavolta, a differenza nostra, non c’entrano né le Procure e nemmeno premier ricattati. Stavolta è tutta colpa della tecnologia. E di clienti – mogli e mariti, soprattutto – che per rispondere alla loro gelosia prendono strade al limite della legge. In tutto questo c’è un giallo vero e proprio: a un certo punto è stato tirato in ballo anche il gabinetto del primo ministro.E allora. Si è saputo che centinaia di telefonini di cittadini israeliani potrebbero essere in questo momento spiati potenzialmente da chiunque. Quasi tre settimane fa la polizia ha arrestato 22 persone sospettate di aver prodotto, venduto e utilizzato un software in grado di spiare gli smartphone

La notizia, tenuta nascosta per qualche giorno, è piombata nelle redazioni dei giornali da una fonte interna alla polizia. Ad allarmare gli utenti di telefonia è stato il fatto che il dispositivo incriminato, SpyPhone, si poteva comprare tranquillamente via web. Il software costa da un minimo di 315 euro a un massimo di 600 e l’azienda produttrice promette «risultati altamente professionali». Tra le opzioni dell’utente c’è pure quella di ricevere via e-mail una copia di tutti i messaggi inviati e ricevuti da un determinato apparecchio, oltre alla lista delle chiamate.Le indagini però hanno iniziato a prendere una piega diversa dopo un paio di giorni. Quando uno degli accusati ha raccontato che l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto e installato SpyPhone per poter ascoltare le conversazioni dei cittadini. La polizia non ha né confermato, né smentito. Mentre dal gabinetto del premier è arrivata una smentita.Israele non è però nuova a questo tipo di scandali. Tra vittime e mandanti, decine di compagnie erano state coinvolte sei anni fa in una vicenda di spionaggio industriale gestito da investigatori privati che si erano infiltrati nei telefonini della concorrenza dei propri clienti. L’anno successivo, nel 2006, scoppiò un nuovo scandalo quando venne fuori che il telefono del capo di gabinetto dell’allora primo ministro, Ehud Olmert, veniva tenuto sotto controllo. http://falafelcafe.wordpress.com/

L’italiana Micoperi, il metano e l’appalto da 100 milioni di euro

Toccherà a una società italiana risolvere i problemi di rifornimenti di metano d’Israele. Secondo il quotidiano economico-finanziario dello Stato ebraico «Globes», con ogni probabilità sarà la Micoperi Marine Contractors srl ad aggiudicarsi l’asta per la costruzione delle piattaforme per l’estrazione del gas naturale.Il progetto tocca i 500 milioni di nuovi shekel (circa 100 milioni di euro) e dovrebbe iniziare a concretizzarsi a partire dalla fine del 2012 al largo di Hadera, nei pressi di Haifa, nel nord del Paese. Una volta finiti i lavori, il metano consentirà all’Ente israeliano dell’elettricità (Iec) di compensare in parte il deficit causato dai continui intoppi nel rifornimento di gas egiziano. In queste settimane, infatti, lo Iec sta ricorrendo al petrolio per soddisfare tutta la domanda di elettricità.La Micoperi Marine Contractors srl ha la sede legale a Ravenna, il centro delle operazioni di base a Ortona, in provincia di Chieti, e due uffici distaccati in Egitto e Croazia. E si occupa, tra le altre cose, di costruzione, trasporto e installazione di strutture offshore, pontili e terminali marini. http://falafelcafe.wordpress.com/

Voci a confronto

Poche notizie anche sulla rassegna di oggi. C’è un tentativo di montare due casi intorno a Israele, uno perché, con tutte le cautele del caso, il servizio di sicurezza ha preteso di esaminare i reggiseno delle giornaliste che partecipavano a una conferenza stampa del primo ministro israeliano Netanyahu (cronaca della redazione della Voce repubblicana). Il secondo perché in Israele, come in tutti i paesi democratici, ci sono dei conflitti sociali, in questo momento uno sciopero dei medici e un’agitazione di giovani contro il caro casa. Giorgio Michele sul Manifesto cerca di marciarci e di vedere in questa faccenda una crisi del sistema politico ed economico israeliano, che invece in questo momento gode di una salute invidiabile, è la sola economia occidentale in forte espansione; ma deve ammettere che, a suo dispetto, i ragazzi che protestano contro il caro case a Tel Aviv non hanno legato questo fenomeno con “i costi delle colonie”. Che peccato… Meno tendenziosa, ma anch’essa decisamente fuori misura la cronaca di Davide Frattini sul Corriere, che parla di violazione del patto fondativo di Israele, per il fatto che nel boom vi sono profitti industriali notevoli e il mercato immobiliare è forte, e invoca il ritorno al mitico “spirito dei kibbutz”, che peraltro sono ancora lì, per chi vuole accettarne le regole. Certamente esiste un problema immobiliare in Israele, paese densamente popolato, e soprattutto al centro. Questo il governo lo sa e ha preso impegni per cambiare la situazione. Peccato che Giorgio e forse anche Frattini vorrebbero vietare le nuove costruzioni in Giudea e Samaria e anche a Gerusalemme…Da leggere infine due articoli interessanti sui giornali anglosassoni. Sul Wall Street Journal Ariel Cohen invita l’America ad appoggiare Israele nella disputa sui confini marittimi (cioè sui giacimenti di gas) col Libano degli Hizbullah. Sheera Frenkel sul Times fa scandalo delle minacce israeliane di non adempiere più le clausole del trattato di Oslo se l’autorità palestinese infrangesse una proibizione esplicita del trattato andando a cercare il riconoscimento della sua statualità e dei suoi confini all’Onu, come minaccia di fare. E’ una polemica infondata, perché il trattato esclude esplicitamente che vi siano altri percorsi oltre alla trattativa fra le parti; ma temo che sarà un ritornello che sentiremo spesso.Ugo Volli http://moked.it/


Guardare indietro, guardare avanti

Non serve citare Edgar Lee Masters o Ugo Foscolo. Entrando in un cimitero si prova un effetto strano, tra straniamento e nostalgia. Gli ebrei usano recarsi sulle tombe dei propri cari nei giorni che precedono il capodanno, Rosh-ha-shanà. Sono molto affezionato a quest’usanza, che trovo assai proficua. Prima di iniziare il nuovo anno, e una nuova vita, si torna per un attimo indietro. Si traccia un bilancio di ciò che ci è accaduto, e in un certo senso ci si consulta con chi, direttamente o indirettamente, ha accompagnato il nostro percorso.
Dopo aver deposto le pietre (non i fiori) e aver terminato il rito, gli ebrei usano lavarsi le mani e andare a mangiare qualcosa (nel mio caso: tramezzini squisitissimi!). È una lezione sulla memoria: un elemento imprescindibile che non deve essere castrante, che non deve impedire di guardare avanti. Ci si lavano le mani e si mangia, come a dire che la vita deve continuare, con le sue gioie e i suoi dolori.I cimiteri raccontano la nostra storia. Ma spiegano anche le società in cui viviamo. Domenica scorsa un gruppo di ebrei romani convocatisi su Facebook – finalmente un uso virtuoso del social network! – si è dato appuntamento al cimitero di Prima Porta per ripulire il reparto israelitico. Un’iniziativa bellissima e meritevole. Una circostanza che non sarebbe necessaria se le pubbliche amministrazioni funzionassero, tributando la giusta considerazione alla nostra storia (e al Verano, l’altro cimitero di Roma, la situazione non è migliore).Ma non è solo un problema di incuria e malagestione. A pensarci bene, per quale motivo i cimiteri dipendono dall’azienda di igiene urbana? Un cimitero non assomiglia più a un museo che a un cassonetto? Buon anno a tutti.Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas http://www.moked.it/




Un altro shanah tovah in video:


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ZW57auru_9c

da Barbara

GERMANIA 2011 l'antisemitismo video:

http://www.youtube.com/watch?v=naE5T2gSpHI&feature=youtu.be