martedì 10 aprile 2012

Membro Hamas, rapire soldati Israele

(ANSA) - GAZA, 9 APR - Un esponente di Hamas e' tornato oggi ad auspicare il rapimento di soldati israeliani - dopo quello di Ghilad Shalit, sfociato nei mesi scorsi in uno scambio con 1.027 detenuti palestinesi - incoraggiando tutte le fazioni a coordinarsi per pianificare nuove ''operazioni''. Occorre cercare di catturare altri militari israeliani per ottenere ''la liberazione dei prigionieri palestinesi'' in carcere nello Stato ebraico, ha tuonato da Gaza Ahmed Bahari, gia' speaker di Hamas nel parlamento.


Monti, la diplomazia della bilancia

Sul Medio Oriente l’Italia gira pagina. Nessuna rivoluzione, sia chiaro: semmai il suo contrario. Dopo la lunga parentesi berlusconiana, torniamo nel solco della più limpida tradizione tricolore: ancorati agli indirizzi dell’Unione europea, in perfetto equilibrio tra i duellanti, ovunque vi sia un conflitto.I quattro giorni del premier tra Libano, Palestina, Israele ed Egitto resteranno un caso da manuale di diplomazia «super partes». Nessun colpo d’ala, però in compenso zero sbavature e neppure gaffes dalle ricadute mondiali cui Silvio ci aveva abituati. Monti non è il tipo da improvvisare. Tutti i discorsi, anche brevi, se li era scritti in anticipo; cosicché al momento di pronunciarsi su questioni dove ogni virgola scatena guerre, ha estratto dalla tasca il suo foglietto ricco di annotazioni a penna, frutto dei colloqui con i protagonisti della politica mediorientale. Li ha consultati tutti, quasi un corso accelerato nei panni dell’apprendista. Spiccano gli incontri col presidente palestinese Abbas, con il primo ministro israeliano Netanyahu, col capo dello Stato ebraico Peres e con tutti i protagonisti della «primavera» egiziana: dai militari ai Fratelli musulmani. Il risultato è un bilanciamento quasi ossessivo, ad ogni gesto ne sono corrisposti altri di segno uguale e contrario, a riprova che l’Italia va d’accordo con tutti. Rispetto alla fase politica precedente, siamo un filo meno schierati con il governo di Tel Aviv e un altro filo più attenti alle ragioni palestinesi.Mai Berlusconi avrebbe sentito il bisogno di sollevare il tema degli insediamenti ebraici nei Territori; tantomeno avrebbe auspicato un ritorno alle frontiere del 1967; casomai l’avesse fatto, non si sarebbe affrettato a precisare come le eventuali modifiche debbano trovare concordi le parti, una garanzia in più per i palestinesi. Monti stesso, nel ricevimento all’ambasciata italiana del Cairo, vista sul Nilo, ha parlato ieri sera di «riposizionamento». Fonti vicine al premier si preoccupano di aggiungere che non c’è nulla contro Israele come dimostra la nostra ferma posizione favorevole all’embargo nei confronti dell’Iran. Inutile dire che, soprattutto domenica con Netanyahu (in vacanza sul mare a Cesarea) Monti ha cavalcato parecchio questa decisione, segnalando quanto sia poco consona ai nostri interessi, specie petroliferi. Le solite fonti garantiscono che Netanyahu ha apprezzato, passando sopra certe mosse del Prof, come la conferma del nostro contingente Unifil in Libano, che il governo di centrodestra aveva ridotto e meditava addirittura di riportare a casa (sia per dare un taglio alle spese, sia per far contenti gli israeliani).La puntata di Pasqua a Ramallah molto ha impressionato i palestinesi. Tra l’altro Monti è tornato ieri nei Territori per visitare Betlemme. L’omaggio composto allo Yad Vashem (sacrario dell’Olocausto) e alla Sinagoga italiana di Gerusalemme fa pari e patta con la Messa di Pasqua nella cappella del Santo Sepolcro. E i seguaci di Maometto? Niente paura, Monti ha teso la mano anche al Grande Imam della moschea di Al Azhar, nella capitale egiziana. E al Cairo non ha lasciato fuori dai suoi incontri proprio nessuno, partiti di maggioranza e di opposizione, governo provvisorio, Parlamento e Lega Araba. Tornando stasera in Patria, i bizantinismi della politica italiana gli sembreranno a confronto un gioco da ragazzi.http://www.lastampa.it/

Il diktat delle star inglesi: «Niente israeliani a teatro»

La cultura che eleva gli uomini, affratella i popoli e scardina i pregiudizi. E' la cultura che Londra rischia seriamente di mettere all'indice, come nei tempi e nei regimi più bui, con l'iniziativa plateale e faziosa di diversi artisti più o meno noti, tra i quali Emma Thompson, Mike Leigh e Mark Rylance.Peccato che a finirci in mezzo sia Shakespeare, il genio universale al di sopra di qualunque fanatismo. Proprio al grandissimo d'Inghilterra è dedicata una bella sezione nelle Olimpiadi della cultura, in programma nel Regno Unito: trentasette compagnie teatrali di tutto il mondo chiamate a portare sul palcoscenico del Globe, nella loro lingua, un'opera del sommo. Tra i gruppi invitati l'«Habima», il teatro nazionale israeliano, con la produzione in ebraico del «Mercante di Venezia». «Habima», ovvero «Il Teatro», è una compagnia che ha più di un secolo di storia alle spalle: l'esperienza nasce già nella Russia zarista d'inizio Novecento, prosegue a New York e alla fine degli anni '20 trova a Tel Aviv la sua sede definitiva. La sua missione è mantenere viva la tradizione, la cultura e la lingua ebraica, ma non solo.Eppure è proprio questo invito a scatenare una furiosa reazione in una certa parte del mondo artistico inglese, L'«Habima» non è gradito. In una lettera al «Guardian», firmata da una trentina fra attori, registi, sceneggiatori, si legge: «Apprendiamo con costernazione e rammarico l'invito rivolto al teatro nazionale israeliano, Habima. Habima è vergognosamente coinvolto con gli insediamenti illegali israeliani nei Territori Occupati. Il Teatro Globe, con il suo invito, si associa alle politiche di esclusione praticate dallo stato israeliano e condivise dalla compagnia del suo teatro nazionale. Chiediamo perciò che il Globe ritiri l'invito, così da non rendere il festival complice della violazione dei diritti umani e della colonizzazione illegale delle terre occupate».La pesante chiusura, che sottrae brutalmente all'arte il suo insostituibile ruolo ideale, si sposa in questi giorni con l'iniziativa di Gunter Grass, accusato da Israele di filo-nazismo mascherato, per la pubblicazione del contestato poema «Le cose che vanno dette», scritto sferzante sulla politica israeliana verso l'Iran. Non a caso, dopo averlo definito «persona non gradita», Israele ha ricordato subito il passato giovanile di militare SS dello stesso scrittore, per tanti anni tenuto debitamente nascosto.L'eterno tema dell'antisemitismo, che riaffiora ciclicamente nei contesti aridi e degradati delle bande giovanili, del tifo negli stadi, del fanatismo settario, torna prepotentemente anche al centro del dibattito culturale. La crociata contro «Habima» ripropone il solito gioco degli equivoci e delle incomprensioni: gli artisti inglesi accusano Israele per il suo atteggiamento contro i palestinesi, accomunando la compagnia teatrale alle scelte politiche del governo. Israele, da parte sua, si sente costantemente al centro di un pregiudizio insuperabile. E nemmeno stavolta, nemmeno per Shakespeare, sembra di intravedere la possibilità che almeno l'arte sia lasciata fuori, o al di sopra, della feroce contesa.Quanto meno, gli organizzatori del Festival fanno sapere che la partecipazione di «Habima» non viene «in alcun modo messa in discussione». Sembra qualcosa. Anche nei momenti più cupi resta sempre accesa una timida luce. E' la ragione. di -http://www.ilgiornale.it/


Israele: Monti, leggi razziali del '38 infami e atroci

(AGI) - Gerusalemme - Le leggi razziali emanate in Italia nel 1938 furono "infami e atroci". Il giudizio di Mario Monti sul provvedimento voluto da Benito Mussolini e' arrivato in un discorso pronunciato dal presidente del Consiglio di fronte alla comunita' ebraica italiana di Israele riunita nel Tempio italiano di Gerusalemme, dove si trova la settecentesca sinagoga di Conegliano Veneto. "La partecipazione attiva e fruttuosa delle comunita' ebraica alla vita nazionale italiana sin dai suoi albori - ha detto Monti - ha reso ancora piu' atroce l'infame scelta di introdurre quelle leggi razziali che hanno brutalmente interrotto questa simbiosi, condannando migliaia di ebrei italiani all'esclusione e infine allo stermino". Monti ha poi voluto "rendere omaggio all'insostituibile contributo di tanti ebrei italiani alla crescita civile e democratica dell'Italia".

Egitto: esplosione gasdotto Israele

(ANSA) - IL CAIRO - Una nuova esplosione ha colpito oggi il gasdotto egiziano che rifornisce Israele e Giordania: e' la quattordicesima volta dalla rivolta scoppiata l'anno scorso contro il presidente Hosni Mubarak. L'esplosione e' avvenuta nel nord del Sinai, nei pressi della citta' costiera di Al-Arish, sul Mediterraneo. Al momento l'attacco non e' stato rivendicato. Il gasdotto colpito e' chiuso dal 5 febbraio, in seguito ad un'altra esplosione.

Vertice italo-israeliano il 25 ottobre

(ANSA) - CESAREA (ISRAELE), 8 APR - Si terrà in Israele, il 25 ottobre, il prossimo vertice intergovernativo tra Italia e Israele. Lo ha annunciato il premier Mario Monti in dichiarazioni alla stampa assieme al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu seguite al colloquio tra i due a Cesarea, in Israele. Il presidente del Consiglio, nel corso della missione, ha sottolineato ''l'eccellente'' stato delle relazioni e l'amicizia tra i due Paesi.

Palestina, Monti schiera l'Italia su posizioni più «europee»

GERUSALEMME – Mario Monti fa un’immersione piena, dall’alba alla notte, nell’intrigo medio-orentale. In poche ore compie un enorme passo avanti nel suo training da primo ministro «politico», non solo super esperto di economia. Vede all’opera due protagonisti della scena mondiale, il presidente palestinese Abu Mazen e il premier israeliano Netanyahu. Al mattino, incontro con Abu Mazen al Muaqata, il palazzo presidenziale di Ramallah (mezz’ora da Gerusalemme, numerosi check point da superare), dove viveva blindato Arafat. Monti schiera saldamente l’Italia sulle posizioni europee, correggendo appena il governo Berlusconi, che stava nella scia di Israele e degli Stati Uniti.L'ITALIA CON L'UE - Monti, in conferenza stampa, esordisce con «sukran», grazie in arabo. Poi, la frase chiave: «L’Italia, come la Ue, non riconoscerà modifiche dei confini del ’67 diverse da quelle concordate dalle parti». Con la guerra del ’67 Israele conquistò terreno a est, Gerusalemme e oltre, in Cisgiordania, territorio palestinese. La richiesta dei palestinesi è il ritorno ai confini del ’67 e la posizione europea, espressa da Monti è che solo le parti – israeliani e palestinesi - possono, assieme, segnare confini diversi. La questione è complessa, perché continuano in quella direzione gli insediamenti israeliani, ormai i coloni a est sarebbero circa 500 mila e tornare indietro pare impresa impossibile. La strada, delineata più volte negli anni scorsi, ma mai concretizzata, è quella di una compensazione, per i palestinesi, con territori a sud, un allargamento della striscia di Gaza. Il nodo più duro da sciogliere resta quello di Gerusalemme, per Israele unica capitale possibile e indivisibile.CON NETANYAHU - Nel pomeriggio Monti si è spostato sul mare a Cesarea, la residenza estiva di Netyanahu e qui ha parlato innanzitutto di economia, della fornitura dell’Italia a Israele dei veicoli di addestramento Alenia-Aermacchi. Ha ripetuto, come aveva detto ad Abu Mazen, che la linea italiana (come quella del «quartetto» Onu, Ue, Usa, Russia) è «due popoli due Stati, in pace e sicurezza». Ha detto che bisogna fare il possibile affinché «non riesploda la violenza nei territori palestinesi». Netanyahu ha parlato quasi solamente della minaccia Iran con la sua escalation di arricchimento del materiale nucleare. Clima molto cordiale, controlli antiterrorismo ai massimi livelli (anche sulle mani di tutti gli addetti ai lavori, per cercare tracce di esplosivi).MESSA DI PASQUA - La giornata del premier era cominciata prima delle 7, con la Messa privata al Santo Sepolcro, assieme alla moglie Elsa: «Un’esperienza incredibile», ha detto all’uscita Monti, cattolico convinto. Poi, l’incontro col ministro degli esteri israeliano Liberman, esponente della destra più radicale. A sera, cena al King David Hotel con il presidente socialista Peres.Andrea Garibaldi, http://www.corriere.it/

Porte sbarrate per Grass, Israele: "Persona non grata"

Günter Grass è un ex nazista con "l’uniforme delle Ss" ancora cucita addosso e Israele gli sbarra le porte dichiarandolo "persona non grata".È questa la durissima risposta del ministro dell’Interno dello Stato ebraico, Eli Yishai (destra religiosa), al controverso poemetto con cui lo scrittore premio Nobel tedesco ha puntato il dito giorni fa contro la politica nei confronti dell’Iran e contro l’arsenale nucleare isareliano.Il caso - accolto fin da subito con sdegno in Israele - ha fatto irruzione oggi anche nel tour mediorientale del presidente del Consiglio Mario Monti: protagonista in queste ore di un colloquio a Gerusalemme con il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, sfociato da parte di quest’ultimo in un aspro atto d’accusa contro Grass, e poi di un faccia a faccia a Cesarea con il premier, Benyamin Netanyahu. Il picco della polemica è stato tuttavia toccato - al di fuori della visita di Monti - dal titolare del dicastero dell’Interno, che in dichiarazioni di fuoco ha proclamato il Paese off limits per l’autore di Tamburo di latta. "I versi di Grass - ha denunciato Yishai - sono un tentativo di alimentare fiamme di odio verso lo Stato d’Israele e il popolo israeliano, e di diffondere le idee di cui egli fu complice quando indossava (in gioventù, come ammesso dallo scrittore dopo 60 anni di silenzio, ndr) l’uniforme delle Ss".Il provvedimento che dichiara Grass "persona non grata" ha alcuni precedenti, come nel caso di due intellettuali ebrei americani della sinistra radical (entrambi assai polemici verso Israele) quali Noam Chomsky o Norman Finkelstein. Ma mai vi era stata una denuncia implicita di nazismo ai destinatari. Grass aveva provato ieri a ridimensionare lo scandalo, affermando di aver voluto censurare in poesia la politica del governo attuale e non il popolo israeliano. Ma la precisazione non ha certo placato le acque. Già pesantemente criticato da Netanyahu, lo scrittore è stato infatti attaccato oggi con toni accesi pure da Lieberman: che nel colloquio con Monti - trapelato attraverso media e fonti diplomatiche - lo ha additato a cattivo esempio "dell’egoismo di quegli pseudo-intellettuali occidentali disposti a sacrificare per la seconda volta il popolo ebraico sull’altare di antisemiti folli, solo per vendere qualche6 libro in più o farsi una reputazione".di , http://www.ilgiornale.it

Israele, Monti in visita allo Yad Vashem. ''Impegno dell'Italia contro antisemitismo''

Gerusalemme, 9 apr. (Adnkronos/Aki) - "Visita commovente e sconvolgente". Così il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la visita allo Yad Vashem, il memoriale dell'olocausto a Gerusalemme. "Con profonda emozione e rispetto ho reso omaggio alla forza e al coraggio del popolo ebraico e alla sua storia millenaria, in particolare all'inumana tragedia dell'olocausto", ha scritto Monti sul libro d'onore degli ospiti al termine della visita al memoriale."La memoria - ha aggiunto Monti - parli alle nuove generazioni affinché tragedie del genere non si ripetano più"."L'Italia rinnova il suo impegno a tenere viva nella società civile la consapevolezza contro ogni sorgere di antisemitismo. Tragedia, memoria, speranza, come ci insegna l'inno nazionale israeliano", prosegue il messaggio lasciato da Monti.Durante un incontro al Tempio italiano di Gerusalemme, Monti si è rivolto alla comunità ebraica italiana in Israele sottolineando che ''la partecipazione attiva e fruttuosa delle comunità ebraiche alla vita nazionale italiana, fin dai suoi arbori, ha reso ancora più atroce l'infame scelta di introdurre quelle leggi razziali che hanno brutalmente interrotto questa simbiosi, condannando migliaia di ebrei italiani all'esclusione e infine allo sterminio''.La due giorni in Israele e Territori palestinesi è stata l'occasione per Monti per affrontare l'annosa questione israelo-palestinese, sottolineando che la linea dell'Italia, ancorata a quella dell'Ue, è basata sull'opzione 'due popoli, due Stati', contigui e in pace, entro i confini del '67. Sono stati due giorni fitti di appuntamenti con le massime autorità dello Stato ebraico, durante i quali Monti ha anche fatto visita a Ramallah al presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas. La visita si è chiusa con un incontro con il leader del partito di opposizione Kadima, Shaul Mofaz.Oltre agli incontri istituzionali con le autorità israeliane e palestinesi, durante la visita mediorientale c'è stato spazio anche per la politica interna. In primo piano la riforma del lavoro e il rapporto con i partiti ("prima non si parlavano", mentre ora lo fanno, "nel segno di una responsabilità nazionale che molti all'interno e all'estero non accreditavano alla classe politica italiana"). L'occasione per tornare a parlare della situazione italiana, riferendo dei progressi compiuti dall'Italia negli ultimi mesi, è stata la cena con il presidente israeliano Shimon Peres a Gerusalemme, durante la quale il premier è tornato a difendere la riforma del lavoro spiegando che renderà ''il mercato del lavoro molto più flessibile a beneficio delle imprese e meno dualistico".Oggi Monti è in Egitto, terza tappa del tour mediorientale, accolto al Cairo dall'ambasciatore d'Italia in Egitto, Claudio Pacifico. Il trattato di pace tra Israele ed Egitto, ha detto il premier al termine dell'incontro con il primo ministro egiziano Khamal el Ganzouri, rimane ''un pilastro'' per un Medioriente ''stabile e pacifico''. ''Ho trasmesso al primo ministro la convinzione forte del governo italiano e ho trovato riscontro sulla grande priorità che il trattato di pace rimanga fermo e rispettato'', ha proseguito Monti.''Sono venuto a portare la testimonianza del sostegno politico ed economico perché possa affermarsi nel nuovo Egitto una democrazia che sia espressione dei diritti umani, delle libertà religiose e dei principi di tolleranza, giustizia e moderazione'', ha affermato il presidente del Consiglio. Monti ha quindi sottolineato ''la capacità di sorprendere'' dell'Egitto, esprimendo grande apprezzamento per il fatto che ''in un anno così difficile e drammatico sia stato capace'' di organizzare le elezioni ''cui hanno partecipato milioni di persone''. ''Ho ribadito al primo ministro - ha aggiunto il premier - la volontà dell'Italia ad accompagnare il Paese nel tormentato processo di transizione democratica''.Monti ha poi chiesto che il governo del Cairo garantisca ''un ambiente business frendly'' per le imprese italiane che operano in Egitto, offrendo parametri di sicurezza adeguati.


Voci a confronto

La coincidenza, e la quasi sovrapposizione, delle festività ebraiche (al riguardo la nota AlefBet di Daria Gorodinsky su il Corriere della Sera) e cristiane (Gianfranco Ravasi per l’Osservatore Romano come Enzo Bianchi sulla Stampa ) sembrano corrispondere ad un periodo di relativa tregua sul fronte delle notizie più o meno spicciole. La qual cosa, come già si è avuto modo di osservare, non implica che non siano avvenuti fatti degni di un qualche rilievo. Così allora Luca Geronico Caputo, per Avvenire riguardo alla guerra (civile) in corso in Siria o altri ancora, come Francesco Battistini sul Corriere della Sera (dove è intervistato il presidente palestinese Abu Mazen, in occasione della visita del nostro premier in Medio Oriente, resocontata sul Sole 24 Ore da Dino Pesole e Alberto Negri) nonché Livio Caputo, per il Giornale. Al di là di questi frammenti, più o meno interessanti, sono gli scenari nazionale ed internazionale a non offrire spunti per considerazioni inedite o di una qualche urgenza. Una qualche eccezione andrebbe fatta per le vicende che stanno coinvolgendo il Mali, sul quale si avrà probabilmente modo di tornare nei tempi a venire, essendo un’altra potenziale area di infezione della patologia fondamentalista. Dopo di che alla giornata in corso si confanno di più le riflessioni introspettive e cogitabonde, come quella di Giulio Sapelli per il Corriere della Sera in merito ai suicidi per ragioni economiche, o di Bruno Forte, teologo e vescovo, che ragiona su Pesach e Pasqua su il Sole 24 Ore. Sulla medesima testata si segnala l’articolo di Irene Soave e Domenico Scarpa sulla storia di un sillogismo, l’«essere ebrei di qualcun altro», affermazione attribuita a Primo Levi ma in realtà farina del sacco di Filippo Gentiloni, in un articolo comparso allora, ossia nel 1982, su il Manifesto. Più in generale, Carlo Ossola ci offre uno spaccato interessante delle molteplici articolazioni del cantiere intellettuale che Alberto Cavaglion ha aperto da tantissimi anni sullo scrittore e testimone torinese. Siamo molto lontani dal sensazionalismo che ha fatto di Levi, suo malgrado, una sorta di personaggio da usare, più o meno propriamente, per fargli dire qualsiasi cosa, insieme al suo immediato contrario. Una sorta di moderno oracolo, dove alla misura e alla mestizia che accompagnavano le sue opinioni, formulate mai assertivamente né, tanto meno, prescrittivamente, si sostituiva lo sguardo stranito e ossessivo della Cassandra. Nulla di più lontano, evidentemente, dall’indole morale e civile che accompagnava la scrittura di un sopravvissuto che sapeva quanto quella condizione non si fosse conclusa con la liberazione da Auschwitz. Ci sia infine consentito, in questa breve nota, un rimando alla guerra jugoslava di cui, in questi giorni, ricorre il ventesimo anniversario dell’inizio dell’assedio di Sarajevo (dove perirono più di diecimila persone), attraverso l’articolo di Matteo Sacchi su Libero.Claudio Vercelli http://moked.it/blog/