Nelle prime ore di martedì, dopo un’estenuante trattativa durate diverse ore, Nethanyau ha sorpreso tutti sancendo un accordo fra il Likud, il suo partito, e Kadima, la formazione centrista fondata da Ariel Sharon nel 2005. Mentre sino a poche ore prima egli stesso aveva preannunciato lo scioglimento della Knesset e le elezioni anticipate, l’accordo fra lui e il capo di Kadima Shaul Mofaz, ex ufficiale paracadutista, ex Capo di stato Maggiore e Ministro della Difesa, garantisce al governo di poter arrivare alla scadenza naturale della legislatura nell’ottobre 2013. Il governo israeliano può ora contare su una maggioranza talmente ampia (94 parlamentari) che non si vedeva dal 1984.Kadima ha concesso il suo appoggio solo dopo ampie e pubbliche rassicurazioni su alcuni impegni politici relativi alla politica estera e a quella interna. I punti salienti di tale accordo sono quattro: l’adozione di una legge sul servizio militare che imponga anche agli ebrei ortodossi, finora esentati, l’obbligo di servire il paese in armi; interventi di politica economica volti a ottenere maggiore giustizia sociale; riforma del sistema elettorale e ripresa del processo di pace con i palestinesi. Inoltre tale accordo sancisce l’ingresso dello stesso Mofaz come vice Primo ministro e Ministro senza portafoglio riguardo alcune tematiche importanti come il processo di pace israelo-palestinese e la riforma del servizio militare.Molti commentatori sono propensi a ritenere come gli effetti maggiori di tale accordo sono relativi alla politica interna piuttosto che alla politica estera. Ciononostante Israele è uno dei pochi paesi al mondo, forse l’unico, dove politica interna ed estera si fondono e si compenetrano completamente. Data la sua estensione geografica limitata e i suoi perenni problemi di sicurezza ogni aspetto di politica interna ha un suo diretto effetto in quella estera e viceversa. Di conseguenza l’accordo Nethanyau-Mofaz costituisce un momento essenziale per comprendere l’evoluzione della politica estera israeliana e la sua risposta alle sfide di sicurezza che la affliggono.La visione di Mofaz è meno slegata al mantra del nucleare iraniano e più orientata al raggiungimento di una pace coi palestinesi. Il nucleare iraniano è stato persino assente dalla conferenza congiunta effettuata l’altro ieri dai due leader. Secondo Mofaz, il maggiore problema di sicurezza di Israele è la possibilità che esso perda il suo carattere di stato ebraico a causa della crescita demografica dei palestinesi. La creazione di uno stato palestinese sarebbe la soluzione a questo problema.Nel 2009 Mofaz ha presentato un suo piano di pace che prevede il riconoscimento di uno stato palestinese, la fine della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania e il risarcimento ai palestinesi delle aree occupate dagli insediamenti già costruiti con altri territori. Egli ha inoltre auspicato un maggiore allineamento di Israele con gli Stati Uniti dopo aver posto una forte enfasi sulla soluzione di problemi economico-sociali che affliggono parte della classe media israeliana.L’ingresso al governo di un partito moderato come Kadima, come segnalato da Robert M. Danin del Council on Foreign Relations, annacqua il potere di veto tenuto negli scorsi tre anni dal Ministro degli Esteri Lieberman, generalmente indicato come un falco. Elliot Abrams (sempre del CFR), paventa addirittura la possibilità che Mofaz possa presto sostituire Lieberman alla guida del Ministero degli Esteri.L’effetto Mofaz sembra poter avere un ruolo determinante in tutti i maggiori dossier di politica estera. Riguardo la questione palestinese, la sua reiterata proposta di un piano di pace che contempla il principio “due popoli, due stati” riavvicina Israele ai governi europei e a buona parte della comunità internazionale. Inoltre, e questo pare l’aspetto più interessante dell’intera faccenda, l’approccio di maggior apertura verso i palestinesi potrebbe garantire ad Israele il miglioramento dei suoi rapporti con i vicini, in particolare con la Turchia, oggi più che mai sensibile al destino del popolo palestinese.Riguardo la questione sul nucleare iraniano, Mofaz ha in passato pubblicamente criticato l’approccio di Nethanyau, contestandogli un’eccessiva enfasi che lo avrebbe portato a trascurare questioni anche più importanti per la sicurezza di Israele. Mofaz non ha mai escluso l’opzione militare, ma ha sempre indicato come essa debba essere l’ultima ratio, da attuarsi solo in determinate circostanze che allo stato non paiono esserci.A dispetto di ciò l’importanza della sua entrata al governo è in particolare legata alla questione sul nucleare iraniano. Fra i commentatori non vi è comunanza di vedute. Alcuni ritengono che ora un attacco all’Iran sia meno probabile, mentre altri indicano esattamente il contrario. Mofaz, al contrario di altri esponenti politici israeliani, pare avere un approccio basato su una visione generale dei problemi internazionali nella quale l’uno è strettamente legato all’altro. In questa chiave la sua volontà di risolvere la questione dello stato palestinese, il suo favore verso l’azione del presidente Obama nei confronti dell’Iran e la critica verso i falchi che parlano già di attacco aereo sembrano essere elementi di una strategia di ampio respiro.Tale strategia pare volta da una parte a rafforzare Israele (e l’entrata di un governo di unità nazionale è il primo fattore di questo disegno), anche con una politica magari più dialogante con i paesi arabi, per far sì che Israele esca dall’isolamento in cui si trova nella regione. Dall’altra, l’altro obiettivo sarebbe quello di indebolirne i nemici (scommettendo sulla forza di USA e paesi europei in particolare) e di forzare l’Iran a trattare efficacemente. In caso contrario, col favore esplicito o implicito di molta parte della comunità internazionale, Israele potrebbe avere molte più carte in regola per effettuare lo strike. Se ci si dovesse chiedere se la guerra è ora più vicina o meno, si potrebbe rispondere con le parole di Mofaz dell’aprile scorso: “ Se vedessimo l’Iran arrivare più vicino ad ottenere la capacità nucleare militare e gli Stati Uniti agissero contro i loro propri interessi permettendo che una spada penda sul nostro collo, io sarò il primo a supportare un intervento di Israele (…) In questo caso non ci sarebbe né coalizione (con gli Stati Uniti -NdR) o opposizione. Ma quella spada ancora non pende”.http://www.loccidentale.it
lunedì 14 maggio 2012
domenica 13 maggio 2012
Aerei e industria: Israeli Aerospace Industries sceglie Joseph Weiss
Tel Aviv, Israele - Nuova nomina a capo di una delle realtà aerospaziali più avanzate del mondo
(WAPA) - Israeli Aerospace Industries, uno dei nomi più popolari e conosciuti nel mondo della ricerca e sviluppo di nuove tecnologie belliche applicate all'aeronautica, rende noto alla stampa internazionale il suo prossimo cambio al vertice. A prendere le redini della società, impegnata su numerosi fronti e in numerosi appalti che spaziano dall'upgrade tecnologico di prodotti stranieri allo sviluppo di tecnologia locale e progetti interamente interni al Paese (come ad esempio le classi di droni-Uav medi e pesanti Heron ed Hermes), sarà Joseph Weiss, eletto come nuovo presidente e amministratore delegato. Weiss, che negli scorsi sei anni è stato general manager e vice-presidente della Iai Systems, Missiles & Space Group (una controllata di Iai), prenderà il posto di Itzhak Nissan. La storia di Weiss inizia nella marina israeliana, nella quale ha prestato servizio per 27 anni per poi congedarsi con il grado di capitano. Tra i suoi ultimi incarichi con la marina vi furono il controllo e la supervisione di numerosi progetti legati alla tecnologia di difesa delle unità navali, quali sistemi radar e missilistici in una configurazione di tipo Aegis. Altro punto di forza della carriera di Weiss è stata la partecipazione attiva nella progettazione e lo sviluppo dei sommergibili classe Dolphin, le prime unità di questo tipo prodotte e in uso da Israele. La nomina ad amministratore delegato sarà ufficializzata non appena verrà approvata dal ministero della difesa e da quello dell'economia locali. (Avionews)
Moti Gaber, un residente di Kfar Yonah, un sobborgo di Netanya, Israele, stava tornando a casa con suo figlio Mercoledì sera dalle 08:00 circa dai festeggiamenti del Lag Ba'omer , quando vide qualcosa di letteralmente fuori di questo mondo. "Ho visto qualcosa di molto strano", ha detto alla stampa ebraica giovedi mattina."Sono arrivato al posto del parcheggio nel mio complesso residenziale, alzo lo sguardo e, accanto alla parte superiore degli edifici, vedo queste luci arancioni. Essi si muovevano in formazione, otto del tutto". Gaber è convinto che gli oggetti che ha ripreso non sono riconducibili a velivoli noti, volavano perfettamente in formazione, silenziosi, non ricondicubili secondo il testimone ad elicotteri o droni. Gaber ha militato nell'unita di combattimento IDF, e dice che conosce bene la differenza tra razzi, fuochi d'artificio, velivoli convenzionali e quello che ha visto e ripreso:"non sembrava nessuna di queste cose". Gaber ha aggiunto: "non avevano l'aspetto di razzi o fuochi d'articficio. Per quanto riguarda palloni, cosa posso dirvi, non ha senso per un pallone muoversi orizzontalmente in quel modo. Poi all'improvviso sono scomparsi".http://www.zazoom.it

Libano: Hezbollah, possiamo colpire ovunque in Israele
«La Sharia va implementata, Israele è un nemico». Il dibattito elettorale in Egitto
È stato il primo dibattito televisivo tra due politici nella storia dell’Egitto. Entrambi vogliono diventare presidente del paese nelle elezioni del 23 e 24 maggio prossimi, entrambi sono musulmani, entrambi sono “ex” e hanno un passato da cui vogliono affrancarsi. Il primo è Amr Moussa, ex ministro degli Esteri dell’era Mubarak, il secondo è Abdel Moneim Abouel Fotouh, favorito per la vittoria finale ed ex membro di Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani, da cui è fuoriuscito. Le presidenziali egiziane si svolgono in un clima teso: diversi candidati sono stati estromessi dalla corsa da decisione giudiziarie, la Commissione che doveva redigere la nuova Costituzione è stata sciolta, il Consiglio supremo delle forze armate, che guida de facto il paese con pugno di ferro, non sembra intenzionato a lasciare il potere, soprattutto dopo gli ultimi scontri della scorsa settimana con gruppi salafiti prima e folle di egiziani poi, che hanno portato a centinaia di arresti e decine di morti.I candidati, che hanno dibattuto per ben quattro ore davanti a milioni di telespettatori egiziani e più in generale arabi (è anche il primo dibattito televisivo della storia araba), si sono sfidati sulla concezione di Sharia, sul rapporto con Israele, sull’economia, la società, sulla rivoluzione e sul vecchio regime. Fotouh ha puntato tutto sulla militanza nel regime di Mubarak di Moussa, questi ha attaccato Fotouh per i suoi rapporti con Fratelli Musulmani e salafiti. Fotouh ha subito stoccato l’ex ministro chiedendogli, «in quanto membro del passato regime», come potesse considerarsi «parte della soluzione» per la rinascita del paese. Moussa non si è scomposto, aspettandosi la domanda, e ha preso le distanze dall’ex rais, affermando che quando il regime è caduto, l’11 febbraio, lui già non faceva più parte del governo. Di contro, ha rilanciato accusando Fotouh di essere ancora un membro dei Fratelli Musulmani e di essere in combutta con gli islamisti.Per questo gli ha rivolto la domanda: «Una volta in una intervista televisiva hai detto che i musulmani possono convertirsi al cristianesimo e viceversa. Pensi ancora così?». La risposta è stata netta: la libertà religiosa è importante ed è necessaria una comprensione più moderata dell’islam. E il ruolo delle donne? «Le donne hanno un ruolo importantissimo nell’islam. Chi dice il contrario, è uno strumentalizzare». Poi ha rilanciato: «Quando dici che l’Egitto deve ispirarsi ai principi della Sharia, che cosa intendi?». Pronta la risposta dell’ex ministro: «Dovrebbero essere applicati i principi generali della Sharia come nella Costituzione del 1971. Tu invece, in che modo intendi applicare la legge islamica, visto che gruppi di radicali islamici ti appoggiano e che niente viene fatto senza qualcosa in cambio?». Fotouh è girato intorno alla risposta, negando l’assunto della domanda.Su una cosa però si sono trovati d’accordo, a parte qualche lieve differenza semantica. Che cosa ne pensate di Israele e dell’Iran, ha chiesto loro un giornalista? L’ex Fratello Musulmano, se così si può chiamare, ha risposto: «Israele è un nemico occupante, che possiede 200 testate nucleari, che non rispetta le decisioni internazionali e attacca i simboli religiosi. La maggioranza degli egiziani ritiene Israele un nemico. L’accordo con Israele (Il trattato di pace del 1979, ndr) dovrebbe essere rivisto, le sezioni che sono contro il nostro interesse dovrebbe essere subito rimosse. Per quanto riguarda l’Iran invece io non sono contrario ad avere un rapporto con loro. Ma loro non devono fare proselitismo e diffondere la fede sciita in Egitto, così come noi non dovremmo cercare di portarli a quella sunnita». Moussa dal canto suo ha detto: «Israele è un nostro avversario e il Trattato va rivisto. Per quanto riguarda l’Iran, è un paese arabo e quindi non appoggerei mai una guerra contro di esso».Moussa e Fotouh non sono gli unici candidati alle presidenziali egiziane. Ce ne sono altri 11, ma secondo i sondaggi il 21 giugno, data in cui il presidente verrà ufficialmente nominato, sulla bocca di tutti ci sarà uno di loro due. Fotouh è uscito meglio dal confronto televisivo ma a prescindere da chi vinca, certe affermazioni su Israele e Sharia non gettano una bella luce su uno dei passaggi fondamentali della Primavera araba.http://www.tempi.it/@LeoneGrotti
Israele: Peres operato per ernia
(ANSA) - TEL AVIV, 11 MAG - Il presidente israeliano, Shimon Peres, premio Nobel per la pace nel 1994 con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, e' stato sottoposto a un intervento chirurgico per un'ernia duodenale nell'ospedale Tel Hashomer vicino a Tel Aviv. L'intervento, considerato di routine dai medici malgrado l'eta' del paziente (89 anni ad agosto), non sembra aver avuto intoppi. Peres dovrebbe essere dimesso gia' domenica.

Gerusalemme - Scoperta una colonna dell'epoca di Procopio




