sabato 10 gennaio 2009


venerdì 9 gennaio 2009

Herzelya - marina

Facciamoci una risata....

Da Arutz7, IsraelNetNews
Un tecnico, evidentemente annoiato, stava guardando un canale erotico satellitare che accidentalmente, è andato in onda sulla stazione televisiva dell'organizzazione terrorista Al Aqsa.
Il canale erotico veniva dalla Polonia e le immagini sono andata in onda mercoledì scorso per 6 minuti, fino a che non è stato rimosso. (fonte MEMRI)

Herzelya - centro commerciale

Ma Hamas e Israele non sono in guerra. E’ che l’uno fa il terrorista in casa dell’altro

Avete mai provato a fare da pacieri tra due pensionati in fila alla posta, uno dei quali ha scavalcato con un trucco l'altro? E tra moglie e marito, quando lei (o lui) ha tradito a freddo il coniuge? E tra due automobilisti scontratisi ad un incrocio perché uno dei due è passato col semaforo al rosso? Se volete essere preso a schiaffi, giustamente, non dovete far altro che avvicinare entrambi e dire: "Non fate così, sù, fate la pace. Ciascuno di voi ceda su qualcosa, e vedrete che riuscirete a mettervi d'accordo..."Ecco, è proprio quello che i soliti ipocriti in Europa stanno suggerendo, dopo che Israele, che ha sopportato a lungo lo stillicidio di razzi inviati quotidianamente da Hamas sulla popolazione civile inerme (e prima dell'erezione del provvidenziale muro, anche i più sanguinosi attentati diretti, con i terribili uomini-kamikaze), ha deciso di attaccare finalmente con aerei e carri armati i siti di Gaza dove si nascondono i terroristi. Siti che - si noti il disumano cinismo dei terroristi palestinesi - sono stati scelti oculatamente da Hamas: scuole, asili, collegi, ospedali, comunità, ospizi di anziani, case private con donne e bambini.I morti innocenti nella presunta "scuola dell'ONU"? Provocati da Hamas che da lì sparava razzi contro gli israeliani. Nell'edificio, non più scuola da anni ma ricovero per sfollati, sono stati trovati i corpi di due miliziani. Israele ha diffuso nomi e foto. Le falsità della disinformazione palestinese sono senza fine. E i tanti giornalisti europei antisemiti fanno finta di cascarci.Insomma, il proprio stesso popolo usato come "scudo umano", in modo da incolpare di genocidio ogni eventuale reazione israeliana. La peggiore abiezione, il peggiore crimine contro l'umanità. Questo è il partito militare di Hamas, questo il terrorismo palestinese. Che non ha molto a che fare col popolo palestinese, la vera vittima dei suoi fascisti e corrotti dominatori, da Arafat in poi.Non è certo contro il popolo palestinese che Israele indirizza la sua dura reazione. E infatti l'altro importante partito palestinese, Al Fatah, e lo stesso leader dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, questo lo hanno capito, non intervenendo nella contesa. Hamas, va ricordato, è avversato da Al Fatah e da gran parte del popolo palestinese, che come tutti i popoli vuole solo vivere in pace e nella libertà, e che è la prima vittima dei terroristi islamici.Non si tratta, dunque, di una "guerra" tra Stati, tra soggetti legittimi e in qualche modo paritari, ma di un attacco asimmetrico: Hamas contro Israele. Il terrorismo contro uno Stato e un popolo. Al terrorismo segue ora una giusta rappresaglia che mira a distruggere la logistica e i capi dell'organizzazione terroristica che ha nel proprio statuto l'eliminazione dalla faccia della terra di Israele e di tutti i suoi abitanti.Tante cose si possono pensare sul "perché proprio ora" gli israeliani abbiano deciso l'azione. Certo, sono alla vigilia di elezioni, e la mano ferma sulla sicurezza del fronte esterno può giovare (anche se in Israele se ci sono state proteste e cortei contro la guerra, e perfino cortei di arabi israeliani, tutte opposizioni impensabili a Gaza e nei Paesi arabi). Certo, a giorni sta per entrare alla Casa Bianca il nuovo presidente Obama, probabilmente un po' meno amico di Israele del presidente Bush. Tutti fattori che hanno spinto ad agire ora.Ma resta il fatto che si tratta di una guerra asimmetrica che lo Stato ebraico ha subìto per tanti anni, e a cui vuole mettere un freno.Israele non odia gli arabi, non odia i palestinesi. Anzi, vorrebbe come la manna nel deserto uno Stato indipendente, democratico e autorevole di Palestina. Sono i Paesi arabi, tutti autoritari, che non lo vogliono. Come non lo vollero negli anni 50. Per lo sarebbe una pietra di paragone, una serpe democratica in seno. E al suo interno Israele dà diritto di voto e rappresentanza politica ai cittadini arabi. Mentre nessun Paese arabo tollera al proprio interno la presenza degli ebrei (l'unica eccezione è stata il più liberale Egitto, prima che il fanatismo islamico vi penetrasse).Israele è accerchiata da Stati ostili e da numerose organizzazioni terroristiche che, finanziate e aizzate da Iran e Siria, hanno giurato la morte degli ebrei con un fanatismo certamente superiore a quello del Nazismo. Lo Stato di Gerusalemme, perciò, a differenza dei suoi nemici che lo stringono d'assedio, vive sempre la sua ultima e definitiva battaglia tra la vita e la morte. E pur essendo nato pacifista, pur vivendo ogni guerra come un dramma, una contraddizione insostenibile con la propria natura, ora non può permettersi di perdere.Se negli scontri degli anni passati, tanto criticati dalle solite ciniche anime belle, avesse perso, Israele oggi non esisterebbe più. E' questo che vogliono gli ipocriti che auspicano che aggrediti e aggressori "facciano la pace", costringendo perciò gli ingiustamente aggrediti da 50 anni a riconoscere gli stessi torti dei loro fanatici e violenti nemici?Perciò, ha ragione da vendere Federico Punzi quando nel suo blog dice chiaramente che i terroristi di Hamas devono essere distrutti e basta, altro che "tregua tra belligeranti" vergognosamente chiesta dalla solita, vile, Europa. O vogliamo un secondo, definitivo Olocausto, per poi far finta di "onorare" gli ebrei come vittime ingiuste nei secoli avvenire?

Jaffo (Giaffa)

Ignoranza degli Italiani in storia: “E nel '48 Israele invadeva lo Stato palestinese…”
Nei primi giorni dell'aprile 2002 fu diffuso un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostrò la crassa ignoranza degli Italiani sulla storia di Israele e dei Palestinesi. E dai commenti di oggi, dai discorsi nei bar e negli uffici, nei forum su internet, non sembra che nel frattempo gli Italiani abbiano guadagnato posizioni. Famosi per essere ultimi in lettura di libri e quotidiani nell'Europa più sviluppata, con questa televisione del duopolio Rai-Mediaset, con la stampa che ci ritroviamo, quasi tutta - Destra e Sinistra - in mano a mediocri giornalisti raccomandati e legati al potere politico, non potrebbe essere altrimenti.La mistificazione, anche storica, regna sovrana, specialmente quando si parla di ebrei o di Israele, trovando terreno fertile nell'antico e sempre presente antigiudaismo cattolico e poi nel diffuso antisemitismo strisciante di Destra e Sinistra. La controprova? Fino a tutti gli anni 80 gli unici partiti benevoli verso Israele e gli ebrei erano tre partitini ultra-minoritari che insieme non superavano il 5-7 per cento: i repubblicani, i liberali e i radicali. Tutti gli altri, cioè oltre il 90 per cento, erano più o meno contro. Ma torniamo al sondaggio..Pubblicato dal Corriere della Sera, il sondaggio di Mannheimer rivela che gli italiani credono innanzitutto che sia esistito uno "Stato palestinese", addirittura "prima" di Israele, e che poi gli israeliani ne abbiano "invaso" il territorio; che la città di Gerusalemme, prima dell’invasione israeliana degli ultimi anni, fosse una "città araba". E così via. Ma nulla di tutto ciò è vero.Ne uscì un quadro sconfortante. In particolare, quasi la metà degli intervistati (il 47 per cento) era convinto che fu l’Onu nel 1947 a "dividere" la regione in due Stati, e fin qui tutto abbastanza bene. Ma poi i due terzi non erano al corrente della circostanza che furono gli Stati arabi a tentare di impedire la nascita di Israele, e non viceversa. La maggioranza credeva che le terre su cui era nato lo Stato di Israele fossero state conquistate con la forza dagli ebrei (che invece le avevano regolarmente comprate dai proprietari arabi).La maggior parte degli italiani riteneva che il conflitto con i palestinesi fosse iniziato nel 1967 quando Israele occupò le loro terre (errore comprensibile per come la vicenda fu trattata dai media); e che - questo è clamoroso - uno Stato palestinese fosse già costituito nel 1948 quando gli israeliani ne "invasero" una parte. Anzi, qui si dividevano tra quelli che pensavano che l’invasione israeliana dello Stato palestinese (il quale, come dovrebbe esser noto, non è mai esistito se non nella delibera dell’Onu del 1947, appunto, violata dai Paesi arabi) fosse avvenuta nel 1948, e quelli che la collocavano nel ’67, all’epoca della Guerra dei sei giorni.Infine pochissimi degli interpellati sapevano che Gerusalemme nel 1880 era già abitata in maggioranza assoluta da israeliti; credevano che gli ebrei non fossero in quelle terre da decenni (e una minoranza da secoli) ma che fossero giunti nella regione in seguito agli orrori della Seconda guerra mondiale..Un brevissimo sommario storico sui rapporti Israele-Palestinesi servirà a contrastare meglio i soliti luoghi comuni intrisi di antisemitismo:.1. Già nel 1880 Gerusalemme era una città in maggioranza assoluta ebraica (*).2. Prima della nascita dello Stato di Israele, le terre acquisite dagli ebrei furono regolarmente acquistate, a carissimo prezzo (ai prezzi di mercato non valevano nulla perché aride e improduttive) da grandi proprietari latifondisti arabi, che così si arricchirono. Si conservano gelosamente i relativi contratti di compravendita. Questa "colonizzazione" pacifica inizia intorno al 1882 3. Nel 1897 il giornalista ungherese Theodor Hertzl pubblica "Lo Stato ebraico", documento che segna la nascita del sionismo politico.4. Nel 1917 Balfour, primo ministro britannico, si dichiara a favore della costituzione di uno Stato ebraico in Palestina. In quegli anni la Palestina non era altro che un territorio amministrato dalla Gran Bretagna. Dal 1926 al 1936 si contarono varie rivolte dei palestinesi contro gli inglesi. 5. La fondazione dello Stato di Israele non è certo avvenuta con la forza, ma in seguito ad una precisa risoluzione dell’ONU nel 1947 (n.181), che divideva la regione in due stati sovrani e indipendenti: uno ebraico e l’altro arabo. Più una zona internazionale (Gerusalemme e Betlemme). Gli ebrei, da parte loro, per opera di Ben Gurion, dettero sùbito seguito alla risoluzione e fondarono lo Stato di Israele nel maggio 1948. 6. Al contrario, i palestinesi non fondarono il loro stato, perché gli Stati arabi circostanti – tutti monarchici e autoritari – si opposero alla creazione nella zona di un nuovo Stato arabo indipendente, che oltretutto sarebbe stato sicuramente repubblicano. Gli Stati arabi si opposero anche alla fondazione di uno Stato ebraico. Per di più, quando nel ’48 gli israeliani furono attaccati dagli Stati arabi, questi ultimi convinsero i palestinesi ad abbandonare le loro case e a fuggire, consentendo così agli israeliani di conquistare nuovi territori, e creando in tal modo i profughi palestinesi. 7. I profughi palestinesi furono sempre sopportati o trattati male dagli arabi (Giordania, Egitto, Libano, Siria) a causa della loro indipendenza e del carattere ritenuto "rivoluzionario". I campi profughi furono creati dagli arabi, che poi però si accorsero di avere una spina nel fianco e arrivarono addirittura ad eliminare gli abitanti dei campi (strage di Sabra e Chatila, il 14 settembre 1982, ad opera di miliziani cristiani libanesi e giordani. 8. Nel 1956 Israele partecipa alla guerra di Gran Bretagna e Francia contro l’Egitto (che aveva chiuso il canale di Suez agli stranieri) e conquista il Sinai e Gaza. L’ONU ordina il ritiro dai territori occupati. 9. Il 6 giugno 1967 scoppia la "guerra dei sei giorni". Israele occupa la striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan (da cui i cannoni arabi sparavano facilmente sui territori israeliani). L’ONU (risoluzione 242) chiede il ritiro dai territori occupati. Israele, anni dopo, si ritira solo dal Sinai. 10. Nel 1973 il 6 ottobre Egitto e Siria attaccano Israele: è la guerra del Kippur. 11. Nel 1982 Israele lancia un’offensiva militare contro Libano e Olp. 12. Scoppia la prima Intifada (lotta dei palestinesi con lancio di pietre ecc) 13 Il resto, come la seconda e terza Intifada, la creazione dell'ANP o Autorità Nazionale Palestinese, la leadership e la morte di Arafat, i vari "cessate il fuoco", tra cui l'ultimo interrotto per mesi dai razzi di Hamas, e la conseguente reazione israeliana, sono fatti recenti.(Aggiornamento in corso).* gen. 08, 2009 http://salon-voltaire.blogspot.com/

7 gennaio a New York

Riflessioni su Gaza

Assistiamo da anni alla manipolazione dell'informazione a scopi propagandistici filo-palestinesi. Dal caso di Riccardo Cristiano, preoccupato per la messa in onda del linciaggio di due riservisti israeliani in una caserma palestinese di Ramallah al video dei finti funerali di defunti che cadono e si rialzano per essere accompagnati alla sepoltura, dal controverso caso di Mohammad al Dura all'ancora più controverso caso del "massacro" di Jenin, dal mai avvenuto bombardamento di un funerale alle modifiche al computer delle immagini della guerra in Libano fino alle attuali "sviste" giornalistiche (da chi parla di razzi che colpiscono le "colonie israeliane" facendo intendere che Sderot, Ashkelon e Beer Sheva non siano vere e proprie città israeliane, ma colonie istituite su terra palestinese, a chi parla di "lingua palestinese" gli esempi si sprecano).
Nulla è cambiato, se si tratta di puntare il dito contro Israele.
Si parla delle vittime civili palestinesi e c'è il sospetto che il computo non sia del tutto corretto. Si prenda ad esempio Riyad Mansour, il rappresentante all’Onu di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che ha sostenuto davanti al Consiglio di Sicurezza che a Gaza “sono stati uccisi o feriti tremila palestinesi”, per poi denunciare come un “crimine immorale e contro l’umanità” il fatto che Israele “spari su un milione e mezzo di palestinesi”. Nel momento in cui Mansour parlava di tremila vittime, secondo fonti palestinesi e delle Nazioni Unite dall’interno della Striscia di Gaza, citate dalla Associated Press, i morti palestinesi erano circa 500, di cui almeno 400 terroristi armati. Le fonti israeliane riferivano di 50 vittime autenticamente civili. Puntualizzare questi dati non toglie nulla alla tragedia della perdita di vite palestinesi innocenti : dimostra, tuttavia, che l'esercito israeliano continua a fare tutto il possibile per evitare i cosiddetti “danni collaterali”.
Ma se è corretto ricordare le vittime civili palestinesi, altrettanto corretto dovrebbe essere ricordare le vittime civili israeliane: più di 1500 da quando nel 1993 Israele ha incominciato a cedere "terra" sperando di avere in cambio la "pace". Israele, uno Stato più piccolo del Piemonte e privo di risorse come petrolio o simili, ha sempre creduto nella pace, ma in risposta ha sempre ottenuto la guerra. Fin dalla sua nascita, nel 1948. Che si sia trattato di guerre regolari o di attrito o di terrorismo, alla base c'è sempre e soltanto stato il desiderio di "ributtare gli ebrei a mare", mai quello di creare “due stati per due popoli”. Soltanto questo può spiegare perchè dal 1993, data della storica stretta di mano tra Rabin e Arafat, gli attentati palestinesi abbiano deliberatamente fatto strage di donne, bambini, anziani israeliani colpiti alle fermate degli autobus, nelle stazioni, sugli scuolabus, nelle pizzerie, nei mercati, nelle discoteche, nei centri commerciali. E può farci comprendere perchè la situazione sia persino peggiorata dal 2000, quando Israele si è ritirato dalla fascia di sicurezza del sud del Libano ed era pronto a suddividere Gerusalemme con i palestinesi pur di addivenire alla pace. Ma la pace non è qualcosa che si può imporre e i governanti palestinesi non l'hanno mai voluta. Ecco perchè dall'estate del 2005 - quando gli israeliani hanno evacuato TUTTI i loro concittadini dalla Striscia di Gaza (al contrario, in Israele vivono e hanno cittadinanza e rappresentanza in Parlamento quasi 2 milioni di arabi musulmani e nessuno ritiene che sia sbagliato!) - i palestinesi di Hamas hanno scambiato quel desiderio di pace per debolezza e hanno intensificato i loro attacchi contro le città israeliane.
Di fatto Israele è ora coinvolto in un conflitto che non ha provocato, ma che è costretto a combattere per proteggere i propri cittadini che sono stati e continuano ad essere deliberatamente attaccati da Hamas. E dal momento che le guerre ormai si vincono anche mediaticamente - provocando la morte del numero più alto possibile dei propri concittadini, meglio se donne e bambini, per suscitare "l'orrore del mondo" - i terroristi palestinesi nascondono le loro armi e se stessi negli ospedali e nelle moschee. Proprio come, anni fa, i terroristi suicidi raggiungevano Israele nascosti nelle ambulanze.Israele, l'unica democrazia mediorientale, si è sempre comportata diversamente. Questo è il solo motivo per cui i razzi palestinesi fanno attualmente poche vittime tra i civili israeliani. Infatti sono anni, ormai, che Israele perde la guerra mediatica, ma protegge la sua popolazione, prima dai terroristi suicidi (con la costruzione della barriera di sicurezza) e ora dalle decine di missili - Kassam, Katiusha e Grad - che i palestinesi lanciano quotidianamente sui civili israeliani. A differenza delle tecniche palestinesi, adottate allo scopo di aumentare le vittime civili, in Israele le sinagoghe e le scuole vengono chiuse se c’è pericolo. Niente che non sia una struttura militare dichiarata viene usato per lo stoccaggio di armi o come caserme. I missili palestinesi cadono su strutture evacuate alla sirena: infatti molti sono gli edifici distrutti, comprese le scuole, ma pochi i caduti.
Hamas dice “noi amiamo la morte mentre Israele ama la vita”. E' vero. Per questo la protegge. Invece Hamas piazza le strutture militari dentro quelle civili o in mezzo alle città, usa le famiglie come scudi umani: non fa inorridire tutto ciò? Hamas ha acquisito missili che possono raggiungere le città israeliane di Ashod, Ashkelon e Beer Sheva (nei cui ospedali si curano anche i feriti palestinesi...), e così tiene sotto tiro 800mila cittadini. Cosa potrebbe fare Israele se non difendersi? Daniela Santus
Nr. Sono assolutamente d'accordo su quanto esposto molto bene dalla Professoressa Santus, tranne per quel "nulla è cambiato". Trovo infatti che molte voci della stampa e della televisione italiana siano molto migliorate rispetto al passato. Non tutte certamente, ma dobbiamo accontentarci e sperare, in futuro, nel coraggio della verità dei giornalisti. Chicca

giovedì 8 gennaio 2009

Tel Aviv
Manifestazione “con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”, mercoledì 14 a Montecitorio

Cari amici,questo è in buona parte il risultato della risposta positiva all'appello a scendere in piazza, insieme all'entusiasmo dimostrato da un gruppo di parlamentari dell'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele. E' una bellissima occasione per essere vicini a Israele, per sostenere l'unica democrazia in Medioriente, la libertà e la lotta contro il terrorismo.Spero di vedervi numerosi."Dopo 8 anni di attacchi missilistici e il rifiuto da parte di Hamas di rinnovare la tregua, Israele ha deciso di fare ciò che qualsiasi altro stato avrebbe fatto da tempo: difendere i suoi cittadini, cercare di fermare il continuo attacco proveniente da Gaza, cambiare la situazione sul terreno così da garantire il proprio diritto alla sicurezza.Il conflitto è sempre doloroso: auspichiamo la fine delle sofferenze dei civili innocenti da ambo le parti e sosteniamo l’Italia nel suo sforzo umanitario. Ma non possiamo fare a meno di notare come questo scontro sia reso particolarmente duro a causa dell’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas. Resta in noi la speranza che da questo conflitto possa uscire un Medioriente meno tormentato dall’odio integralista e meglio predisposto alla pace.Hamas è un gruppo terroristico particolarmente distruttivo, come riconosciuto dalla stessa Unione Europea. Esso non rappresenta solo se stesso: i suoi stretti rapporti con l’Iran, la Siria e gli Hezbollah e la presenza a Gaza di Al Qaeda, rendono questo confronto un episodio decisivo nella guerra delle democrazie contro il terrorismo. Tutti noi speriamo che presto si ritorni a una situazione di quiete, ma, proprio per questo, pensiamo che sia indispensabile evitare che Hamas torni a bombardare i cittadini israeliani e che cessi la sua politica di esportazione dell’odio e dell’intolleranza.Per questo, l’ufficio di presidenza dell’Associazione parlamentare di Amicizia Italia-Israele ha ritenuto di dover promuovere una manifestazione “con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”. La manifestazione si terrà, nella forma di una maratona oratoria, mercoledì 14 gennaio, dalle h. 18:30 alle h. 20:00, di fronte a Montecitorio".Ufficio di presidenza: On. Enrico Pianetta, On. Fiamma Nirenstein, On. Gianni Vernetti, Sen. Rossana Boldi. Fiamma Nirenstein

Jaffo (Giaffa) - mercato delle pulci

Gentile Paolo Mastrolilli, (redattore capo degli esteri del tg1)

dispiace dover contraddire il vicecommissario dell' UNRWA Filippo Grandi che, nel corso dell'intervista al TG1 delle 13.30, ha negato che nella scuola di Jebalya colpita dall'esercito israeliano ci fossero terroristi. Il video http://it.youtube.com/watch?v=zmXXUOs27lI&feature=channel_page " href="http://it.youtube.com/watch?v=zmXXUOs27lI&feature=channel_page>">" face=Verdana color=#0000ff size=2>
documenta inequivocabilmente il contrario. Dall'area esterna della scuola sono stati sparati colpi di mortaio contro le forze israeliane che hanno risposto nella stessa direzione.D'altra parte sappiamo - c'è ampia documentazione anche filmata in merito in internet - che i terroristi usano i bambini come scudi umani e li mandano a farsi esplodere in Israele. I bambini vengono indottrinati alla violenza, all'odio contro gli ebrei, addirittura attraverso i cartoni animati. Si colleghi a questo sito http://www.pmw.org.il/, per verificare. Cordiali saluti, Tiziana Nulli
P.S. anche dal sito www.rai.it si può scrivere ai direttori delle testate giornalistiche.

martedì 6 gennaio 2009

le foto che non si pubblicano


Votate e fate votare i vostri contatti

http://temi.repubblica.it/repubblica-sondaggio/?pollId=1192

Grazie Marcello

Tel Aviv

Israele pare meno colpito dalla stretta creditizia

La crisi finanziaria attualmente in atto colpisce tutti i paesi attraverso vari canali: nella via più diretta, mediante la stretta creditizia che ha paralizzato i mercati monetari e creditizi, ma anche attraverso i rapporti di esportazione e la perdita di potere d'acquisto. La misura in cui i singoli paesi risentono della crisi varia in modo significativo. Israele potrebbe rivelarsi meno vulnerabile di molti altri paesi.
Rispetto ai paesi con un percorso di sviluppo analogo, la valuta israeliana – lo shekel – ha perso molto meno terreno contro il dollaro a partire dell'acuirsi della crisi creditizia nell'estate 2008. In confronto, rispetto allo shekel le monete di altri mercati emergenti hanno subito contraccolpi molto più marcati a causa del processo forzato di deleveraging in atto a livello mondiale. Per quale motivo? Perché in Israele i mercati azionari e obbligazionari sono sostanzialmente meno esposti agli investitori esteri rispetto ad altri paesi emergenti. Questa dinamica è vantaggiosa in una situazione di incertezza dei mercati finanziari, quando si verifica una generale predilezione per i rispettivi mercati domestici e una conseguente tendenza degli investitori stranieri a liquidare le posizioni estere. Andamento dei cambi. Da un punto di vista economico, la congiuntura israeliana è tuttavia destinata a indebolirsi, passando da ritmi di crescita superiori alla media a un tasso di crescita del prodotto interno lordo (PIL) compreso tra l'1% e il 2% nell'arco dei prossimi 12 mesi. Le esportazioni hanno perso vigore, e questo avrà ripercussioni sull'economia israeliana, piccola e molto aperta, che infatti ha come sbocco USA ed Europa per ben il 63%. Tuttavia, poiché la maggior parte dell'export è costituita da articoli tecnologici di fascia medio-alta, queste merci sono destinate a industrie ancora in piena fase di crescita e non verso i consumatori statunitensi sempre più restii alle spese.
Aggressivi tagli dei tassi La Bank of Israel (BoI), l'istituto centrale del paese, ha inoltre operato aggressivi tagli ai tassi. Al momento della redazione, abbiamo assistito a un altro taglio di 50 punti base, con il tasso di riferimento sceso a un livello del 2,5%. Prima di settembre 2008, le aspettative inflazionistiche erano piuttosto elevate, e di conseguenza la BoI tendeva ad assumere un atteggiamento piuttosto restrittivo. A fronte del pronunciato cambiamento registrato dalle previsioni sull'inflazione e dal significativo rallentamento della crescita globale, la BoI ha reagito prontamente al fine di ridurre il costo del denaro e così rafforzare la capacità dell'economia di affrontare lo scenario congiunturale estremamente difficile. Oltre a questo sostegno sul versante monetario, l'economia del paese sarà sorretta anche da iniziative di politica fiscale. Il livello piuttosto elevato di spesa pubblica presenta sicuramente le potenzialità per contribuire alla rapida efficacia di tali programmi. Il “recupero” spesso menzionato in taluni ambiti delle infrastrutture potrebbe essere in grado non solo di stabilizzare l'economia in un'ottica di lungo periodo, ma anche di supportare la crescita potenziale a lungo termine. Al contempo, la regione si colloca stabilmente al primo posto in vari studi condotti da “Doing Business”, a indicazione di un contesto di business estremamente stimolante. Anche se lo sviluppo economico di Israele non resterà immune alla crisi finanziaria globale, il potenziale di flessione dell'economia locale dovrebbe tuttavia essere limitato dalla concorrenza di fattori quali le condizioni d'affari prevalenti, l'orientamento di mercato e il supporto offerto dalla politica fiscale e monetaria.
Deleveraging globale:A seguito delle ingenti perdite registrate sui principali mercati e alle condizioni sempre più restrittive sulle piazze monetarie, si sono verificati smobilizzi forzati di posizioni aperte a livello globale su tutte le classi di attività. Come diretta conseguenza di questo processo di “deleveraging”, gli operatori di mercato stanno liquidando le loro posizioni nei mercati emergenti, rimpatriando i capitali o utilizzando comunque i proventi delle vendite per coprire i prestiti assunti. Questa dinamica sta creando deflussi notevoli, soprattutto da paesi come Sudafrica, Brasile e molti stati dell'Europa dell'est, che avevano goduto di forti afflussi di portafoglio durante la precedente fase di boom creditizio.22.12.2008, CREDIT SUISSE GROUP

foto che non si pubblica

Che ne direste?

Miei cari amici,mi sento molto confortata, in queste ore di guerra, dalla vostra chiarezza mentale e morale, dal vostro desiderio di difendere attivamente Israele. Ciascuno di noi, mi sembra, vorrebbe almeno far sentire all’opinione pubblica italiana ed europea che non esiste solo un punto di vista vaneggiante ed estremista come nella manifestazione di Milano, o saccente e ripetitivo, come sui giornali benpensanti, che gli italiani non sanno parlare solo quando non tengono in alcun conto le ragioni della vita e della democrazia, o ripetono con riflesso pavloviano le vecchie e disgustose maledizioni antisraeliane, le orride comparazioni col nazismo, gli slogan sull’apartheid, gli stereotipi antisemiti della sete di sangue degli ebrei. E' un'onda che cresce in questi giorni, e crescerà ancora. La pena per i morti e feriti anche da parte palestinese è in ogni uomo di buona volontà, si capisce, ma non deve fare velo alla verità. Chi sarà pietoso col crudele, finirà per essere crudele col pietoso. Se mai, al giorno d'oggi, c'è stato uno scontro chiaro e definito fra il bene e il male, fra il diritto alla difesa e l’attacco, fra la democrazia e la dittatura, fra la cultura della libertà e quella dell’odio, fra un mondo che fa capo all’Iran e agli Hezbollah, quello del terrore internazionale, e il mondo liberaldemocratico... se è rimasto nella nostra cultura il sogno di battersi contro ciò che odia la democrazia, i diritti umani, il buon senso e infine anche la pace... se ci spinge il desiderio di contrapporsi ai luoghi comuni che dilagano in Europa nel consueto segno dell’odio contro Israele, questo è il momento. Non esiste parametro di malvagità peggiore di Hamas: basta guardare su Youtube i film che documentano l’educazione all’assassinio dei bambini di Gaza, senza che l’UNICEF o l'UNIFIL muovano un dito, per capire che cosa succede oggi nel mondo. Hamas, la faccia oscura della luna. Uccidere gli ebrei e rendere il mondo dominio islamico è lo scopo di Hamas. E chiunque si frapponga a questo scopo è oggetto di caccia, una volpe inseguita dai cani, un essere privato dal Cielo del proprio diritto alla vita che deve essere eliminato senza processo: durante questa guerra Hamas ha trovato il tempo di uccidere e imprigionare decine di uomini di Fatah. Hamas odia la vita, la considera un mezzo per perseguire il fine del califfato mondiale. Basta guardare come usi deliberatamente scuole, moschee, case private, centri densamente popolati facendo della sua gente uno scudo umano. E non si tratta di difesa estrema: si tratta dell’ideologia della morte che vede in ogni palestinese, in ogni islamico, un guerriero e un terrorista suicida possibile.E' difficile oggi farsi ascoltare quando si dice che la teoria della “sproporzione” è sbagliata. Abbiamo fatto del nostro meglio in articoli che trovate sul sito stesso. Adesso è tempo di chiederci: siamo davvero tanti a condividere l’idea che la guerra di Israele sia una guerra giusta contro il terrorismo e per la democrazia? Saremmo capaci di andare in piazza in un numero che possa pesare sull’opinione pubblica? Me lo chiedo: questa battaglia è forse la più difficile, perché riguarda anche l'illusione, che qui si infrange definitivamente, che sia possibile parlare con i terroristi. Riguarda anche la rottura dell’ipocrisia sull’Iran e i suoi amici. Saremmo capaci di non isolarci nell’amara convinzione di essere una minoranza? Ricordo la grande bellissima manifestazione promossa dal Foglio nel 2002: chi è pronto oggi a sostenere la gente che sente di voler scendere in piazza?Proviamo a lavorare per questo, tutti quanti, per qualche giorno, scrivete la vostra opinione, vediamo che cosa riusciamo a fare.Alla radio israeliana in questo minuto, ho sentito questa notizia: un soldato ferito è scappato dall’ospedale, inseguito dagli infermieri, per tornare alla sua unità dei Golani dentro Gaza. Ha detto che la necessità di fermare Hamas è così evidente, che nessuna persona di buon senso e di buone intenzione può restare a casa. Fiamma Nirenstein