Ciclismo, due bolsenesi gli unici italiani al "Tour d'Israel 2010"
lunedì 8 marzo 2010
venerdì 05 marzo 2010, http://www.ontuscia.it/
Un Giro “unico”, 5 giorni, 5 tappe, 5 palcoscenici, una esperienza elettrizzante e indimenticabile! Si pedalerà attraverso la Terra della Bibbia, dal Monte Hermon nel nord di Israele ad Eilat sulle spiagge del Mar Rosso. Una sfida di 747 Km. in bicicletta, attraverso regioni, città e luoghi del Vecchio e Nuovo Testamento. I magnifici panorami delle colline della Galilea, il leggendario Masada, le distese del deserto del Negev, le spiagge del Mar Mediterraneo, Nazareth ed il Mare di Galilea, Gerusalemme e Beersheba, la valle di Giordania ed il Mar Morto. Storia, religione e archeologia di luoghi “senza tempo”!La competizione si svolgerà dal 7 all’11 marzo 2010, in squadre da due persone (a coppia), suddivisi in categorie: Open, Masters (età non superiore a 100 anni a coppia) e Grand Masters (età superiore a 100 anni a coppia), ogni giorno verranno percorsi da 125 a 180 Km. e la classifica verrà stilata sul tempo di percorrenza del componente di ogni coppia che taglierà per ultimo il traguardo.Le Tappe:1^) Domenica 7 Marzo: Nahariya - Hermon 125 km con 3,770 m. di salita;2^) Lunedì 8 Marzo: Kfar Giladi - Nazareth 140 km con 1,400 m. di salita;3^) Martedì 9 marzo: Afula - Massada 180 km con 1,900 m. di salita;4^) Mercoledì 10 marzo: Ein-Bokek - Mitzpe Ramon 140 km con 2,400 m. di salita;5^) Giovedì 11 marzo: Mitzpe Ramon - Eilat 162 km con 1,900 m. di salita.Totale: 747 km con 11,370 m. di ascesa............................
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Curiosità
Il bastardino a rotelle che insegue la vita
La storia di Hoppa, mi ricorda molto la vicenda di alcuni cani sfortunati, da una parte, ma fortunatissimi a livello di proprietari. Intanto chi è Hoppa. Si tratta di un bastardino di quattro anni che ha avuto la triste sorte di nascere privo delle due zampe anteriori, una malformazione piuttosto rara, ma molto grave. Il fatto, che in sé potrebbe essere relegato come notizia minore a margine di qualche rivista scientifica, ha invece attirato l'attenzione del mondo intero, quando la televisione israeliana si è occupata di lui. Hoppa è nato a Tel Aviv e, nonostante la sua gravissima malformazione, il proprietario, gli ha prestato tutte le attenzioni necessarie perché potesse sopravvivere. La sopravvivenza non era in discussione, ma, così ci raccontano la sua vicenda i media israeliani, il cane si procurava lesioni continue nel tentativo di muoversi, arrancando sulle zampette posteriori. Il veterinario chiamato a visitarlo aveva già espresso il suo convincimento. Meglio, per evitargli inutili e prolungate sofferenze, «metterlo a dormire», come usano dire gli inglesi.Insomma, per Hoppa si profilava la soppressione eutanasica. Invece, della sua storia è venuto a conoscenza Avi Kozi, presidente della Società per la Protezione degli animali d'Israele, che ha deciso di adottare il cane, portarselo a casa e chiamare in causa l'Università di veterinaria di Tel Aviv e qualunque studente potesse ideare qualcosa in grado di aiutare il piccolo bastardino a muoversi senza ferirsi. Avendo saputo che negli Stati Uniti vi erano alcuni cani nelle condizioni di Hoppa che avevano ripreso a camminare attraverso ausili sanitari, si è scatenata una gara di solidarietà tra veterinari e studenti. Uno di questi, Nir Shalom, che in passato aveva già costruito dispositivi per animali disabili, ha costruito un ingegnoso «giubbotto a rotelle» grazie al quale il cagnolino può adesso muoversi agevolmente. Ora i veterinari e lo studente ingegnoso stanno studiando alcune protesi che potrebbero donare un'andatura quasi naturale a Hoppa, affrancandolo da quel dispositivo ingegnoso, ma speriamo transitorio, che lo ha fatto diventare ormai famoso in tutto il mondo come «the roller dog». Internet è piena di foto e videofilmati di Hoppa che cammina sulla sua «sedia a rotelle». Comunque, ci tiene a chiarire Avi, se anche le protesi non funzionassero Hoppa è felice lo stesso di «camminare» con le sue rotelle e ha dichiarato a Canale 10: «Penso che la speranza di qualunque cane sia quella di avere affetto e attenzione in ogni momento della sua vita da parte del proprio padrone».A questo punto forse molti si chiederanno se tutto questo è giusto, se, per un cane, ne vale la pena. Io la risposta l'ho trovata in un piccolo Yorkshire che, perso l'uso delle zampe posteriori, gira felicissimo da anni con il suo carrellino a ruote e in un giovane Pointer che, paralizzato dietro, il cacciatore ha deciso di tenere ugualmente e portarlo a «passeggiare» sollevando il posteriore con un piccolo paranco di sua costruzione. Cani felici di vivere e proprietari soddisfatti di potergli dare ancora il proprio affetto e ricevere il loro. Io, la risposta la conoscevo già. 06 marzo 2010, http://www.ilgiornale.it/
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Curiosità
Tel Aviv
Se Israele ha ucciso Mahmoud al-Mabhouh, aveva il diritto di farlo?
Non so se Israele abbia assassinato o meno il leader dell’ala militare di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh. Ma ponendo, per il gusto di discutere, che il Mossad sia il vero responsabile, aveva il diritto di compiere un “omicidi extragiudiziale”?Non tutti gli omicidi extragiudiziali sono illegali. Ogni soldato che uccide un nemico in combattimento commette un omicidio extragiudiziale, così come ogni poliziotto che spara a un criminale in fuga. Sono molte le complesse questioni legali implicate nella valutazione di simili situazioni.In primo luogo, chi è stato ucciso era un avversario che combatteva contro coloro che lo hanno assassinato? Se Israele ha ucciso Mabhouh, non può esserci alcun dubbio sul fatto che fosse un combattente. Stava partecipando attivamente alla guerra in atto, scatenata da Hamas contro i civili israeliani. Infatti, è probabile che sia stato ucciso durante una missione militare in Iran, tesa ad assicurarsi missili antiuomo illegali, destinati a colpire civili israeliani. Sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale uccidevano sistematicamente simili combattenti, sia che fossero in uniforme o meno. Oltretutto, i combattenti di Hamas si tolgono volutamente le divise quando prendono parte al combattimento.Quindi se l’Air Force israeliana avesse ucciso Mabhouh mentre si trovava a Gaza, non dovrebbe esserci alcun dubbio sul fatto che si trattasse di un’azione legale. Uccidere un combattente non costituisce una violazione del diritto internazionale, indipendentemente dal luogo dove si trovi il soggetto, se sia sveglio o addormentato e se sia impegnato o meno in un combattimento in corso quando viene ucciso.Ma Mabhoud non è stato assassinato a Gaza, bensì a Dubai. E per un agente israeliano uccidere un avversario di Israele mentre si trova a Dubai è una violazione della legge di quel paese. Quindi coloro che hanno preso parte all’omicidio hanno presumibilmente violato il diritto interno di Dubai, a meno che non esista la possibilità di difendersi basandosi su principi di diritto internazionale relativi ai nemici combattenti. E’ improbabile che si riesca a trovare una qualche forma di difesa per un israeliano o per chiunque agisca in nome di Israele, dal momento che Dubai non riconosce il diritto di Israele di uccidere i combattenti avversari sul suo territorio. Se ci fossero le prove della responsabilità di Israele per l’omicidio – ipotesi estremamente improbabile – allora solamente Dubai potrebbe legalmente portare Israele in giudizio. Gli imputati non sarebbero sottoposti correttamente a un procedimento giudiziario davanti a un tribunale internazionale. Ma cosa accadrebbe se un sospettato venisse arrestato in Inghilterra, negli Stati Uniti o in qualche altro paese occidentale e Dubai ne richiedesse l’estradizione? Si verrebbe a creare un interessante dilemma sul piano legale, diplomatico, politico e morale. I trattati di estradizione tradizionali non prevedono esplicitamente situazioni di questo genere. Non si è trattato di un comune omicidio. E’ stato un atto commesso per questioni di politica nazionale, collegato alla guerra in corso. Una democrazia occidentale avrebbe sicuramente il diritto e il potere di rifiutare l’estradizione. Ma potrebbe decidere, per ragioni politiche o diplomatiche, di consegnare l’imputato a Dubai.
Se passiamo poi alle considerazioni morali, che potrebbero influenzare la decisione sul concedere o meno l’estradizione, la situazione diventa ancor più intricata. Il rapporto Goldstone suggerisce che Israele non può combattere legalmente contro i missili di Hamas attraverso attacchi aerei indiscriminati. Richard Goldstone, nelle varie interviste, ha sostenuto che Israele dovrebbe proteggersi da questi attacchi illeciti adottando misure al dettaglio più proporzionate, come incursioni a sorpresa e omicidi mirati di terroristi impegnati nel lancio dei missili. Beh, non potrebbe esserci un esempio migliore di attacco proporzionato, mirato e concentrato su un combattente profondamente coinvolto nel lancio dei missili su Israele, di quanto lo sia stato l’assassinio di Mahmoud al-Mabhouh. Questi, nel momento in cui è stato ucciso, non era solamente il comandante responsabile delle illecite azioni militari di Hamas, ma era anche personalmente responsabile del rapimento e dell’omicidio a sangue freddo di due soldati israeliani, avvenuto molti anni prima. Ovviamente sarebbe stato meglio avere la possibilità di catturarlo e sottoporlo a un procedimento giudiziario. Ma la sua cattura era impossibile, soprattutto quando si trovava a Dubai. Se Israele fosse responsabile per l’omicidio, aveva solamente due opzioni: lasciare che Mobhouh andasse per la sua strada e continuasse a mettere in pericolo le vite dei civili israeliani trasferendo armi antiuomo dall’Iran a Gaza, oppure ucciderlo. Non esisteva una terza alternativa. Di fronte a quelle due opzioni, la seconda è sembrata la scelta meno tragica, tra quelle a disposizione.Lascio valutare ad altri, più esperti in merito, se, qualora Israele abbia ordinato l’omicidio, questa fosse strategicamente la scelta giusta, o se sia stata realizzata in modo intelligente. Ma per quanto riguarda il diritto legale e morale di porre fine alla minaccia rappresentata da questo assassino di massa, sembrerebbe che il suo omicidio extragiudiziale, vista l’alternativa, rappresenti il male minore.
di Alan M. Dershowitz 6 Marzo 2010, http://www.loccidentale.it/
Se passiamo poi alle considerazioni morali, che potrebbero influenzare la decisione sul concedere o meno l’estradizione, la situazione diventa ancor più intricata. Il rapporto Goldstone suggerisce che Israele non può combattere legalmente contro i missili di Hamas attraverso attacchi aerei indiscriminati. Richard Goldstone, nelle varie interviste, ha sostenuto che Israele dovrebbe proteggersi da questi attacchi illeciti adottando misure al dettaglio più proporzionate, come incursioni a sorpresa e omicidi mirati di terroristi impegnati nel lancio dei missili. Beh, non potrebbe esserci un esempio migliore di attacco proporzionato, mirato e concentrato su un combattente profondamente coinvolto nel lancio dei missili su Israele, di quanto lo sia stato l’assassinio di Mahmoud al-Mabhouh. Questi, nel momento in cui è stato ucciso, non era solamente il comandante responsabile delle illecite azioni militari di Hamas, ma era anche personalmente responsabile del rapimento e dell’omicidio a sangue freddo di due soldati israeliani, avvenuto molti anni prima. Ovviamente sarebbe stato meglio avere la possibilità di catturarlo e sottoporlo a un procedimento giudiziario. Ma la sua cattura era impossibile, soprattutto quando si trovava a Dubai. Se Israele fosse responsabile per l’omicidio, aveva solamente due opzioni: lasciare che Mobhouh andasse per la sua strada e continuasse a mettere in pericolo le vite dei civili israeliani trasferendo armi antiuomo dall’Iran a Gaza, oppure ucciderlo. Non esisteva una terza alternativa. Di fronte a quelle due opzioni, la seconda è sembrata la scelta meno tragica, tra quelle a disposizione.Lascio valutare ad altri, più esperti in merito, se, qualora Israele abbia ordinato l’omicidio, questa fosse strategicamente la scelta giusta, o se sia stata realizzata in modo intelligente. Ma per quanto riguarda il diritto legale e morale di porre fine alla minaccia rappresentata da questo assassino di massa, sembrerebbe che il suo omicidio extragiudiziale, vista l’alternativa, rappresenti il male minore.
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Scontri a spianata Moschee, diverse decine di feriti
Arabi lanciano sassi contro agenti ed ebrei al muro del Pianto Gerusalemme, 5 mar. (Apcom) - Si contano "diverse decine" di feriti, tra cui 15 poliziotti israeliani e decine di palestinesi, in seguito ai violenti scontri scoppiati tra fedeli musulmani e polizia israeliana in assetto anti-sommossa alla spianata delle Moschee (chiamato "Monte del Tempio" dagli ebrei) a Gerusalemme est. I disordini sono avvenuti a meno di una settimana da incidenti simili e dopo un sermone sulla recente decisione di Israele di includere la tomba dei Patriarchi a Hebron e la tomba di Rachele a Betlemme nella lista dei suoi siti storici. Secondo Haaretz, ci sono almeno 15 poliziotti feriti in modo lieve, cinque dei quali sono stati trasportati in ospedale. Secondo fonti palestinesi citate dal quotidiano, decine di persone sono state ferite dalle forze israeliane. Questa mattina i fedeli che uscivano dalla preghiera del venerdì dalla moschea al Aqsa hanno lanciato pietre contro i poliziotti e gli ebrei che pregavano sotto, al muro del pianto, secondo quanto afferma la polizia israeliana. Le forze israeliane sono accorse per ristabilire l'ordine, utilizzando granate assordanti per disperdere la folla, ha spiegato il portavoce della polizia Shmuel Ben Ruby. Pietre sono state tirate anche da giovani arabi in diverse località a Gerusalemme est e in Cisgiorndania. La polizia ha arrestato - secondo Haaretz - tre persone che lanciavano sassi. Nel frattempo sarebbe tornata la calma sul luogo santo all'Islam e agli ebrei.
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Gerusalemme -Yad Vashem
Apartheid week: la malafede dei professori anti-Israele
Il Giornale, 7 marzo 2010 di Fiamma Nirenstein
Il Giornale, 7 marzo 2010 di Fiamma Nirenstein
La apartheid week contro Israele che si sta concludendo in troppi campus in giro per il mondo, comprese, che peccato, le università di Firenze, Pisa, Milano (mentre la Sapienza di Roma con un bel colpo di reni ha siglato un accordo con l’Università di Tel Aviv), è uno degli eventi più intellettualmente ripugnanti mai concepiti. È il sesto anno che professori e allievi estremisti mobilitano gli atenei sul tema «Israele stato di apartheid»: non sono tanti, ma l’impatto delle campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele sono come il suono del campanello per il cane di Pavlov, e la risposta allo stimolo è la criminalizzazione e la delegittimazione dello Stato ebraico.Così come il mondo distrusse l’indegno regime sudafricano di apartheid, suggerisce la settimana, altrettanto deve fare con Israele. Uno Stato accusato di discriminare per motivo etnico, razziale, religioso i suoi cittadini deve sparire, pensa il mondo attuale. E la «settimana» non ha nel mirino il razzismo nei suoi tanti aspetti e latitudini: è uno Stato nella sua specificità che è preso di mira, e il velenoso paragone con il Sudafrica dell’apartheid, sparito per la pressione internazionale, suggerisce l’indegnità di Israele a esistere. Questa costruzione è basata su due colonne: su una bufala, ovvero una serqua di bugie; e sulla disinformazione veterocomunista già affondata dalla storia. La bufala sta nella paragone con Pretoria: «Sotto la sezione 37 della spiaggia di Durban questa zona balneare è riservata ai soli membri del gruppo della razza bianca». Così si legge in inglese e in afrikaner su un cartello del tempo dell’apartheid posto su una spiaggia. Cartelli analoghi erano ovunque e diffidavano i neri, i «coloured» e anche gli asiatici da sedersi con i bianchi agli eventi sportivi, sugli autobus, sui treni, a usare le stesse toilette e gli stessi ristoranti, per non parlare degli ospedali e delle scuole. Le Chiese erano multirazziali. Molti altri cartelli con il teschio minacciavano di morte i neri che varcassero determinate barriere. Era impensabile che i bianchi e i neri condividessero le istituzioni.Tutto il contrario in Israele: ogni e qualsiasi istituzione è multietnica e multi religiosa, le teorie e le discriminazioni razziste sono proibite per legge, negli ospedali le donne arabe e le ebree partoriscono letto a letto, curate da personale arabo ed ebreo; da tutto il mondo arabo vengono bambini e pazienti in genere a farsi curare, accolti amorevolmente; all’università gli studenti arabi e ebrei studiano insieme e anche professori arabi, talora molto aggressivi verso il sionismo, insegnano con gli ebrei e agli ebrei mentre sono tradotti libri arabi di ogni tipo; alla Knesset, il Parlamento israeliano, e al governo siedono cittadini arabi che levano (sempre!) il loro dissenso, senza temere, unici arabi in medio oriente, che qualcuno li aspetti sotto casa per punirli.Il Bagaz, l’Alta Corte, è una sponda totalmente affidabile per tutti: ha appena legiferato che la strada 443, lungo la quale sono avvenuti attacchi contro automobili di ebrei, dopo una chiusura di sicurezza temporanea, venga ora riaperta per motivi di eguaglianza di fronte alla legge, a tutti i veicoli anche se il prezzo può essere la vita di famiglie solo ebree. Qualsiasi arabo, ma anche un ebreo etiope, troverà giustizia di fronte alle discriminazioni razziali se si rivolgerà all’autorità israeliana, perché la legge proibisce la discriminazione.Quelli che proclamano la settimana dell’apartheid sono in totale mala fede. Quando citano il «Muro», che poi è un recinto, sanno benissimo che quella barriera ha fatto diminuire il terrorismo del 98 per cento; sanno che le difficoltà di movimento non hanno a che fare con pregiudizi razziali, ma con evidenti motivi di sicurezza. Sanno anche che invece cristiani ed ebrei nel mondo arabo, ma non soltanto, anche le donne e gli omosessuali, sono segregati e perseguitati a morte per motivi ideologici.E adesso un briciolo di storia: l’accusa di apartheid affonda nel totalitarismo comunista. Lo storico Robert Wistrich dimostra nel suo «A lethal obsession» che dopo la guerra dei Sei giorni Mosca decise che assimilare Gerusalemme a Pretoria avrebbe distrutto la fama liberale di Israele presso i Paesi occidentali e anche gli Stati africani che avevano fiducia in Israele. I trotzkisti (fra loro, ohimè, parecchi ebrei) divennero fra i più ferventi propagatori della mitologia sionismo eguale razzismo, che poi si trasformò in una risoluzione delle Nazioni Unite.In una parola, trasformare il sionismo in un’ideologia disumana conquistando a questo scopo gli intellettuali (il generale Jap lo suggerì personalmente a Yasser Arafat) era la strada per convincere che un Paese nato su tali disgustose premesse non può che essere smantellato. Anche la violenza terrorista, dunque, può, deve essere perdonata. E siamo sicurissimi che i generosi professori e studenti promotori della settimana dell’apartheid la perdonano, e del colpo alla nuca in Cina, dello sterminio in Sudan, degli impiccati in Iran, delle donne segregate in tanti Paesi islamici, se ne impipano. Però, sono contro l’apartheid in Israele. Che non esiste.
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sabato 6 marzo 2010
Israele, pilota s'appisola in volo
Ha preso un sonnifero per sbaglio
Il pilota di un Boeing 737 ha preso un sonnifero per sbaglio e si è praticamente "appisolato" durante un volo della El Al, la compagnia di bandiera israeliana. Dopo essere stato portato via da una delle hostess, il volo è proseguito grazie al secondo pilota che ha potuto prendere il controllo della situazione. I passeggeri a bordo non si sarebbero accorti di nulla. La El Al ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Il pilota del boing avrebbe dovuto ingerire una pillola per l'ipertensione. Invece, per sbaglio, ha preso un sonnifero. Un errore banale che poteva essere fatale a tutte le persone a bordo del volo El Al partito da Kiev. In pochi minuti l'uomo ha cominciato ad essere disorientato e sempre meno vigile. Fortunatamente una delle hostess si è resa conto di quello che stava accadendo ed ha soccorso il pilota trascinandolo via dalla cabina di pilotaggioLa compagnia più importante di Israele, El Al ha chiarito che "in nessun momento i passeggeri sono stati messi in pericolo".http://www.tgcom.mediaset.it/, 3.3.010
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Curiosità
Gerusalemme - Keren Hayesod
M.O.: HAMAS, NEGOZIARE CON ISRAELE PUO' CONDURRE SOLO AL FALLIMENTO
(ASCA-AFP) - Gaza City, 3 mar - Il movimento islamista di Hamas ha esortato il presidente palestinese Mahmud Abbas affinche' non torni ai colloqui indiretti di pace con Israele perche' sono destinati al fallimento.''Negoziare con l'occupatore potra' portare solo al fallimento'', ha spiegato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri all'Afp, al termine di una riunione tra i ministri degli Esteri arabi avvenuta al Cairo.''L'alternativa e' per Abbas quella di ritornare ad un'opzione patriottica, supportata dagli arabi e dai palestinesi: ovvero fermezza e resistenza'', ha spiegato Abu Zuhri.
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Israele: moto esplode accanto a un autobus, un morto e diversi feriti
Una motocicletta è esplosa oggi accanto a un autobus urbano nella cittadina di Kiryat Ata, nel nord di Israele. Nell'esplosione è morto il conducente della motocicletta. Una decina di passeggeri dell' autobus sono stati feriti lievemente o colti da shock, secondo le prime notizie diffuse dalle emittenti locali. Si ignorano per ora le cause dello scoppio e se questo abbia una matrice terroristica. Giovedì 04 marzo 2010 http://unionesarda.ilsole24ore.com/
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Cambio di programma negli incontri Santa Sede-Israele
Speciale comunicato congiunto per posticipare la Plenaria dal 27 maggio al 15 giugno. Nessun intoppo o ostacolo, solo “bisogni logistici” di entrambe le parti.
Tel Aviv (AsiaNews) – Con una mossa fuori dell’usuale, i capi delle delegazioni della Santa Sede e dello Stato di Israele hanno emesso ieri un comunicato comune. Finora i comunicati erano sempre seguiti a particolari incontri del gruppo che si occupa dei negoziati. Come si sa, le delegazioni sono impegnate da oltre un decennio sui negoziati riguardi alla sicurezza fiscale della Chiesa in Israele e la salvaguardia delle proprietà della Chiesa, in particolare dei Luoghi santi.Il comunicato emesso ieri è il seguente:“I due presidenti della Commissione bilaterale permanente fra la Santa Sede e lo Stato di Israele sono d’accordo in alcuni cambi di programma alla già annunciata agenda di incontri. La prossima Plenaria avverrà il 15 giugno in Vaticano e sarà preceduta da alcuni incontri di lavoro da programmare”.Una fonte vicina ai negoziati ha spiegato ad AsiaNews che il Comunicato è stato stilato perché il cambio di data rispetto al precedente programma non sia interpretato come derivato da qualche speciale problema. La fonte assicura che il cambio di agenda dei prossimi mesi è solo il frutto di un desiderio di aggiustamento a “bisogni logistici” di entrambe le parti, come pure di “massimizzare” i benefici derivanti da ogni sessione.In precedenza, la Plenaria era stata fissata per il 27 maggio di quest’anno.
Tel Aviv (AsiaNews) – Con una mossa fuori dell’usuale, i capi delle delegazioni della Santa Sede e dello Stato di Israele hanno emesso ieri un comunicato comune. Finora i comunicati erano sempre seguiti a particolari incontri del gruppo che si occupa dei negoziati. Come si sa, le delegazioni sono impegnate da oltre un decennio sui negoziati riguardi alla sicurezza fiscale della Chiesa in Israele e la salvaguardia delle proprietà della Chiesa, in particolare dei Luoghi santi.Il comunicato emesso ieri è il seguente:“I due presidenti della Commissione bilaterale permanente fra la Santa Sede e lo Stato di Israele sono d’accordo in alcuni cambi di programma alla già annunciata agenda di incontri. La prossima Plenaria avverrà il 15 giugno in Vaticano e sarà preceduta da alcuni incontri di lavoro da programmare”.Una fonte vicina ai negoziati ha spiegato ad AsiaNews che il Comunicato è stato stilato perché il cambio di data rispetto al precedente programma non sia interpretato come derivato da qualche speciale problema. La fonte assicura che il cambio di agenda dei prossimi mesi è solo il frutto di un desiderio di aggiustamento a “bisogni logistici” di entrambe le parti, come pure di “massimizzare” i benefici derivanti da ogni sessione.In precedenza, la Plenaria era stata fissata per il 27 maggio di quest’anno.
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Silvan Shalom
Italia-Israele/ Frattini riceve vicepremier israeliano Shalom
Progetti congiunti in settori economia e turismo
Roma, 4 mar. (Apcom) - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ricevuto il Vicepremier israeliano e ministro per lo Sviluppo Regionale e per lo Sviluppo del Negev e della Galilea, Silvan Shalom. Come riferisce una nota della Farnesina, ampio spazio durante il colloquio è stato riservato ai possibili progetti congiunti nei settori dell'economia, del turismo e dello sviluppo territoriale, nel contesto del rafforzamento dei rapporti economico-commerciali che ha ricevuto forte impulso dal Vertice Intergovernativo svoltosi il mese scorso. L' incontro ha altresì fornito l'occasione per uno scambio di vedute sulle prospettive del processo di pace, anche alla luce della posizione della Lega Araba favorevole al dialogo indiretto israelo-palestinese. Oggetto di discussione è stata anche la questione nucleare iraniana, con particolare riguardo all'impegno per indurre l'Iran ad accettare senza riserve l'offerta negoziale della comunità internazionale e ad adempiere agli obblighi in materia di non proliferazione.
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