sabato 11 giugno 2011



BATTISTI: LEGA NORD TOSCANA, CON MOSSAD AVREBBE AVUTO ALTRA LIBERTA'
(ASCA) - Firenze, 9 giu - ''Battisti ha avuto la fortuna di non aver avuto a che fare con lo Stato d'Israele, altrimenti il Mossad sarebbe stato ad aspettarlo fuori dal Tribunale e gli avrebbe dato una liberta' diversa da quella che ha avuto''. Lo afferma Antonio Gambetta Vianna, italo-brasiliano, capogruppo della Lega Nord al Consiglio regionale della Toscana."Mi vergogno per la mia parte brasiliana - spiega Gambetta Vianna - e sono sicuro che anche il popolo brasiliano non sara' orgoglioso di questa decisione. E' una vergogna che uno Stato amico dell'Italia, qual e' il Brasile, non abbia concesso l'estradizione di un criminale assassino per mera ideologia. E' inammissibile che rimanga impunito un assassino: e' una mancanza di rispetto per tutte le vittime e per le loro famiglie, oltre che un pericolo per la societa' civile''.Ma per il capogruppo del Carroccio in Regione la colpa e' anche della Francia, Paese che ''da' asilo politico agli assassini''.


L'Under 20 in Palestina in campo per la pace

La selezione di Lega Pro affronterà la nazionale palestinese nell'inaugurazione dello stadio di Dura
ROMA, 9 giugno - La Nazionale Under 20 di Lega Pro vola in Palestina. Il Comitato Internazionale Olimpico chiede al mondo del calcio di dare un contributo per la pace tra Israele e Palestina e la Lega Pro risponde. La Lega Pro parte domani per la Palestina per lanciare un messaggio positivo. La Lega Pro è rappresentata dal presidente Mario Macalli, dai suoi vice Salvatore Lombardo e Archimede Pitrolo e dal direttore generale Francesco Ghirelli. L'iniziativa nasce con la collaborazione del CIO e di Mario Pescante. L'occasione per firmare un protocollo tra FIGC e PFA e per giocare, inaugurando lo stadio della città di Dura tra la rappresentativa di Lega Pro e la Nazionale palestinese. «Il CIO ha concesso una grande responsabilità - ha dichiarato Francesco Ghirelli, direttore generale Lega Pro - e un grande onore al calcio italiano: essere messaggero e strumento di pace e amicizia tra Israele e Palestina. La Figc ha consentito che a incontrare le nazionali olimpiche dei due Paesi fossero i nostri ragazzi dell'Under 20». 11 giugno,


Razzismo in Scozia e a Milano: Notte dei Cristalli contro Israele

Alcuni ebrei scozzesi hanno deciso di reagire a una campagna di boicottaggio lanciata contro i prodotti israeliani, inclusi i libri.Niente di più nazistoide.E' stata pertanto aperta una pagina facebook attraverso la quale aderire alla campagna contro questa ennesima ondata razzistoide, mascherata da "progressismo" e "illuminismo", che niente ha a che vedere con i diritti del popolo palestinese. A Milano sembra ridimensionato il tentativo di bloccare la manifestazione del Padiglioni Israele a piazza Duomo. Un tetro e barbaro tentativo che lascerà comunque delle brutte e maleodoranti tracce. Viva Grozio! 9 Giugno 2011,http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/

kibbutz ein harod

Israele-Turchia: rapporti diplomatici in crisi, ma esportazioni in aumento
Giovedì 09 Giugno 2011 http://www.focusmo.it/
Mentre negli ultimi tempi tensioni politiche hanno messo in crisi i rapporti diplomatici tra Israele e Turchia – tanto da arrivare al ritiro dell’ambasciatore da parte di Ankara –, le esportazioni dei kibbutz verso il mercato turco sono aumentate. A dirlo è l’Associazione delle Industrie dei Kibbutz (Kia), che ha pubblicato un resoconto da cui emerge che nel primo trimestre 2011 le vendite di prodotti alla Turchia sono cresciute del 12 per cento in confronto al 2011, raggiungendo la cifra totale di 28 milioni di dollari.I primi tre mesi dello scorso anno si erano chiusi con vendite per 25 milioni. Il documento sottolinea che lo stesso 2010 era stato un’annata d’oro: + 25% rispetto al 2009; la tendenza positiva attuale, sostengono gli analisti, inizia proprio da lì. I prodotti made in kibbutz più popolari in Turchia sono sofisticati sistemi di irrigazione, molto utilizzati dagli agricoltori turchi, cibo e plastica. «I dati sulle esportazioni – ha commentato il presidente della Kia, Yonatan Bassi – ci dicono che, nonostante gli scontri politici, turchi e israeliani hanno desiderio reale e necessità di rafforzare le relazioni commerciali».


Yehoshua, anch'io sul cammino di Santiago

Lo scrittore anticipa i temi del suo nuovo romanzo ambientato in un luogo simbolo della fede cattolica
ELENA LOEWENTHAL, 10 giugno http://www3.lastampa.it/
Carità spagnola è il titolo del nuovo romanzo di Abraham B. Yehoshua, appena uscito in Israele. I lettori italiani dovranno aspettare l’autunno per leggerlo: nell’edizione Einaudi si chiamerà La scena perduta, per evocare il mistero di un’assenza, di una lontananza nel tempo e nella mente. È un libro complesso, insolito per questo grande narratore. Forse un bilancio personale, di vita e letteratura. Anche e soprattutto una storia scabrosa nel suo affondo psicologico, nel non detto che tiene insieme ­ ma soprattutto separa ­ le intriganti personalità dei protagonisti.La scena perduta ha dietro di sé un lungo lavoro di riflessione. È un libro enigmatico, che dice al lettore qualcosa fra le righe, oltre che narrare una vicenda molto umana e anche molto singolare.«È un romanzo che ha al centro la questione della creatività. Il suo mistero. Che parla dell’arte, nelle sue forme più diverse. Questo tema lo affronto attraverso la storia di un vecchio regista per il quale viene allestita una vasta retrospettiva, a Santiago de Compostela, in Spagna. Qui il cinema “incontra” la teologia, perché la sede di questo evento è uno spazio cattolico. Il regista si chiama Moses ed è un tipico esponente del fior fiore (in ebraico si direbbe “il cuore del cuore”) della società israeliana: gerosolimitano di origine tedesca, di famiglia colta e illuminata. Assieme a lui arriva alla restrospettiva la compagna con cui ha un rapporto fuori degli schemi, indefinibile. Lei è la “sua” attrice, ma prima era la donna dello sceneggiatore che ha organizzato la manifestazione, e che è una vecchia conoscenza del regista. Hanno lavorato insieme sino a una drastica rottura, originata da un litigio insolubile. Anche lo sceneggiatore è un uomo speciale, speculare rispetto al regista: è arrivato in Israele bambino, dal Nord Africa. Insieme hanno fatto film surrealistici, simbolici, grotteschi. D’avanguardia. Poi è sceso il ghiaccio, fra loro».L’edizione in ebraico ha una copertina molto eloquente. Vi si trova la fotografia di un celebre quadro, dove è raffigurato un vecchio curvo, di spalle, che succhia al seno di una giovane donna dall’aria molto triste. Qual è il nesso tra questa immagine e il romanzo?«Non voglio svelare troppo al lettore... ma questa scena è cruciale. È una raffigurazione della “caritas romana”, evocata nel mito di Pero e Cimone e ricordata per allusione nel titolo del mio romanzo: un padre condannato a morire di fame in prigione e salvato dalla pietà della figlia che gli offre il suo latte. I protagonisti del libro si ritrovano come per caso di fronte a questo quadro, a Santiago, in occasione della retrospettiva. E tornano immediatamente con la memoria a quel litigio di tanti anni prima, quando l’attrice - all’epoca compagna di Trigano, lo sceneggiatore - si rifiutò di girare una scena, per la sua scabrosità, trovando l’appoggio del regista... e tutto cominciò, anzi finì, fra loro tre. In sostanza, attraverso il quadro si scopre il fondamento mitologico e dunque culturale di quel loro vicolo cieco sentimentale di tanto tempo prima - che non era un capriccio ma qualcosa di molto profondo. Per quanto mi riguarda, ho voluto in questo libro esplorare il mistero della creazione artistica - letteraria, figurativa, cinematografica - e in particolare l’interazione tra il genio della fantasia, dell’invenzione provocatoria, che “sfonda” la realtà, e l’imprescindibile fondamento costruttivo, il metodo e la costanza che sono elementi necessari all’artista». La critica israeliana ha accolto con il consueto entusiasmo, e in qualche caso un po’ di sconcerto, questo libro insolito - particolarmente ricco di divagazioni e spunti dotti. Molti hanno rilevato che il romanzo porta un’impronta personale come nessun altro dei suoi libri. In parole povere, è vero che in Moses c’è molto di Yehoshua, e che questa è anche una retrospettiva dei suoi libri, oltre che dei film del protagonista?«Non ho mai scritto di uno scrittore… Ma questa volta desideravo esplorare, come dicevo, le forze della creazione artistica, le forze che agiscono al momento di produrre, e che valgono per ogni manifestazione artistica. È vero, dunque, che in Moses c’è qualcosa di me e di ciò che agisce in me quando creo. È anche vero che due o tre dei film evocati nel romanzo e presentati nella retrospettiva sono echi di miei libri. Ma nulla di più. Diciamo allora che m’interessava esplorare quella tensione simbolica, surrealistica, grottesca, così presente in tutta l’arte europea del secondo dopoguerra, da Beckett a Camus e Fellini e tanti altri. Una tensione così forte e potente, in Europa ma anche in Israele».A proposito di Israele, pare di individuare in questo romanzo una specie di «superamento» della dimensione locale, anzi qualcosa di più. Azzardando, viene da pensare quasi a una fascinazione esercitata in lei dall’«altro» per eccellenza nell’identità ebraica (e israeliana): l’universo religioso e umano del cattolicesimo. Santiago, la scena, la carità: luoghi e simboli di una fede «altra».«Il libro è cattolico solo nella sua cornice, nell’ambientazione - e non nella sostanza. È indubbio che però per me il rapporto tra questa religione e l’arte sia carico di fascino, attrazione - anche e soprattutto perché, all’opposto, l’ebraismo è una fede “avara”, anzi ostile, nei confronti dell’arte. Ho dunque attinto all’immaginario cattolico, innestandolo in una storia secondo me profondamente israeliana».


Israele: stampa,a Gaza arrivati centinaia missili libici


Centinaia di missili Grad con una gittata di 60-70 chilometri sono stati trafugati nelle ultime settimane dalla Libia alla striscia di Gaza, dove sono stati subito presi in consegna dal braccio armato di Hamas. Lo riferisce oggi il quotidiano Maariv secondo cui il contrabbando di armi libiche ha assunto dimensioni che ormai destano preoccupazione fra i dirigenti israeliani.Oltre ai missili Grad (che da Gaza possono colpire la periferia di Tel Aviv) sono stati contrabbandati nella Striscia - secondo il giornale - anche razzi di più breve gittata, nonchè razzi anticarro di fabbricazione russa. Maariv aggiunge che l'Egitto cerca di lottare contro il flusso illegale di armi attraverso il Sinai. Il giornale sostiene che la chiusura temporanea del valico di Rafah fra Egitto e Gaza - la settimana scorsa - è stata decisa dopo l'arresto di un contrabbandiere di armi. Nel frattempo il valico è stato riaperto.(ats) http://www.bluewin.ch/ 10 giugno


Tel Aviv

Fiamma Nirenstein: quando l'odio mette in discussione la democrazia
venerdì 10 giugno 2011

“Unexepected Israel”: si terrà a Milano dal 12 al 23 giugno, in Piazza Duomo, e sarà una rassegna che mostrerà agli italiani come Israele non possa essere identificato con il conflitto mediorientale, ma, tra le altre cose, vanti un produzione culturale senza la quale il mondo contemporaneo sarebbe molto più povero. L’Israele che non ti aspetti, appunto. L’intento era chiaro. Ma, a far da sfondo all’imminente evento, sono state le polemiche; di chi, anzitutto, pretendeva che a Israele non venisse data la cittadinanza per realizzare la kermesse. Da numerosi siti antagonisti sono giunti attacchi indiscriminati e minacce di vario genere, mentre Filippo Bianchetti del Comitato varesino Palestina, è arrivato a dichiarare: «Non si può festeggiare un Paese criminale. È una provocazione».Il neo-sindaco Giuliano Pisapia, dal canto suo, sebbene alla fine abbia dato l’ok alla manifestazione, inizialmente è apparso - a detta di molti - piuttosto tiepido nell’appoggiarla e nel difenderla dagli attacchi. Tanto che, in principio, si era prospettato di spostarla tra le mura del Castello Sforzesco. Per ragioni di sicurezza. Successivamente rientrate.Di tutto ciò abbiamo parlato con Fiamma Nirenstein, giornalista, scrittrice, attualmente Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati e, di recente, inserita dal Jerusalem Post tra i 50 ebrei più influenti del mondo insieme a Mark Zuckerberg inventore di Facebook, Benyamin Netanyahu, primo ministro israeliano e Shimon Peres, Presidente dello Stato d’Israele. Cosa si aspetta dalla mostra milanese?Che metta in luce i magnifici e progressivi risultati della terra di Israele e della sua bellezza. Grandi risultati tecnologici, anzitutto: Israele è tra i paesi che maggiormente hanno contribuito a tutti gli sviluppi evolutivi del computer; ha prodotto le più raffinate cure per malattie considerate incurabili, dal cancro all’alzheimer; ha dato vita alle più avanzate tecniche di utilizzo e conservazione dell’acqua, tanto da esser stata in grado di rendere fertili terre un tempo deserte. Ha prodotto, inoltre, una letteratura famosa in tutto il mondo (tra i più famosi scrittori del Paese, David Grossman sarà presente alla mostra). Vanta, infine, bellezze paesaggistiche di raro splendore: in pochi chilometri il Paese accoglie scenari che vanno dalle alte montagne per sciare ai classici deserti mediorientali. E, poi, c’è Gerusalemme, che nessun essere umano dovrebbe morire senza aver visto almeno una volta.Cosa risponde a chi ha tentato di bloccare la manifestazione?Mi piace immaginare che la maggior parte di queste persone sia semplicemente ignorante e non malintenzionata. In linea generale c’è su Israele un uso sconsiderato delle parole. E’ stata usata, ad esempio, nella lettera del Comitato, la parola Apartheid. Ebbene: dalla Knesset (il parlamento israeliano) agli ospedali, dalle università a tutti gli altri luoghi della convivenza civile, vi è una mescolanza inedita di ebrei, arabi e cristiani, drusi e circassi. Gli ebrei stessi, inoltre, fanno parte di tante etnie.E di “Israele stato criminale”, cosa ne pensa?A Israele si rinfaccia l’aggressività. Ma si è sempre e solo trattato di difesa. Fin dal’48, quando l’Onu, in seguito allo sterminio nazista, affidò agli ebrei superstiti una porzione di terra per crearvi uno stato, ma tutti gli Stati arabi non accettarono ciò che il resto del mondo aveva votato e attaccarono Israele.Molti degli aderenti ai gruppi che avversano la mostra provengono dai centri sociali o dalla sinistra estrema. Perché in tali settori, come in altre parti d’Italia, va di moda essere anti-israeliani?Si tratta di una malattia infantile del comunismo, che la sinistra odierna ha ereditato. Un odio anti-israeliano che ha radici nella Guerra fredda, quando l’inimicizia che esisteva tra l’Unione sovietica e gli Stati Uniti era stata proiettata su Israele. In molti si era radicata la convinzione che il Paese fosse uno stato filo-americano, imperialista, invasore del Medioriente. Questa era, all’epoca, la linea adottata dall’Unione sovietica. Sempre per eredità sovietica, il mondo, per queste persone, è diviso tra i capitalisti borghesi, oppressori dei più poveri da una parte, e i poveri del mondo, dall’altra, ovvero gli africani, gli asiatici e i musulmani.Cosa ne pensa dell’atteggiamento assunto dal neo-sindaco Pisapia?Avrebbe dovuto appoggiare totalmente l’iniziativa, per far capire da che parte stava. Avrebbe potuto dimostrare a tutti di essere un sincero democratico, un anticonformista, privo di paura. Era un’occasione da cogliere per far capire di che pasta è fatta un uomo. C’è da dire che, alla fine, ha compreso che la posizione di tiepidezza assunta all’inizio, con l’idea di spostare la mostra all’interno delle mura del Castello Sforzesco, fosse insostenibile. E’ evidente che si sarebbe trattato di una lesione eccessiva della libertà di espressione e di opinione.Sì, ma perché, in principio, è stato “tiepido”?Perché ha riconosciuto, in parte di quelle persone che volevano fermare la mostra, la gente con cui si dovrà mettere in relazione perché lo hanno votato. Probabilmente, inoltre, ha avuto paura della violenza che si sarebbe potuta scatenare. Questo lo capisco, perché è compito di un sindaco evitare, nella propria città, che si creino disordini. Ma, poste queste due ragioni, ce n’è una più grande: la difesa della democrazia e della libertà.Crede che l’atteggiamento di Pisapia, in futuro, potrà incrinare i rapporti di amicizia con lo Stato israeliano?Non esageriamo. Al massimo si potranno incrinare i rapporti con gli ebrei milanesi. Non credo, tuttavia, che questo accadrà. La mostra si terrà, andrà benissimo, vincerà la ragione. Del resto, in fondo, è stato detto un sì. (Paolo Nessi)


Israele, ecco le spiagge "Grande Fratello"

http://www.linkiesta.it/- 11 giugno 2011
A qualcuno, in un primo momento, è sembrato di stare sul set del “Grande Fratello”. Telecamere ovunque, inquadrature a 360 gradi, con tanto di zoomate e dettagli. Solo che tutt’intorno c’erano solo sabbia, mare e ombrelloni. E tante persone. Indifferenti, a dire il vero, di fronte alla presenza massiccia di quegli obiettivi.Da qualche giorno – per alzare il livello di sicurezza nelle spiagge pubbliche israeliane – le municipalità di Tel Aviv, Rishon Letzion, Ashkelon hanno deciso di installare decine di telecamere. E con il caldo che ormai da qualche giorno è diventato insopportabile in molte parti del Paese, migliaia d’israeliani si sono riversati sul Mediterraneo.«Ci vorranno ancora un paio di settimane per mostrare i cartelli in cui si avvertono le persone che ogni loro movimento sarà ripreso e archiviato», ha detto al quotidiano Haaretz Eli Schwartzberg, direttore del dipartimento delle spiagge di Rishon. Apriti cielo: gli attivisti per i diritti umani hanno alzato la voce. Hanno denunciato la palese violazione della privacy e si sono chiesti chi gestirà le ore di archivio video che si accumuleranno estate dopo estate.Così è dovuto intervenire Afik Kuper, della sicurezza pubblica del comune di Rishon, per spiegare a tutti che «non verranno riprese tutte le persone, ma solo quelle aree di spiaggia dove è più facile colpire per ladri e aggressori come il lungomare».Nel giro di pochi mesi, nel comune di Rishon Letzion verranno installate almeno mille telecamere. Così da coprire quasi tutta la città da ogni angolo. Le immagini della spiaggia saranno poi mandate in diretta sul sito del comune, così ognuno potrà vederle in diretta. Insomma: una via di mezzo tra sicurezza e turismo. Con il rischio che il sistema diventi anche un modo per spiare parenti, figli, amici. Per non parlare dei tanti nudisti che si presentano spesso in certe parti del lungomare di Rishon. Verranno ripresi anche loro?


Se il dittatore siriano è alle corde

http://www.israele.net/ Editoriali di Jerusalem Post e Yediot Aharonot
Quando la tv siriana, pesantemente controllata dallo stato, trasmette ai suoi ascoltatori immagini in diretta, si può star certi che è in corso qualcosa di molto ben orchestrato. Infatti, in occasione della recente Giornata della Naksa – la nuova commemorazione della disfatta araba del 1967 – per un breve momento le emittenti siriane sono diventate insolitamente e improvvisamente molto liberali, e hanno mandato in onda materiale dal confine israeliano non censurato. La cosa avveniva dopo che le autorità avevano esortato le masse – ricorrendo anche alla corruzione, secondo insistenti informazioni – a violare gli sbarramenti della frontiera e riversarsi dentro Israele. Lo scopo evidente era quello di mettere in scena uno spettacolo che carpisse l’attenzione dei mass-media. Di qui l’improvviso e temporaneo allentamento delle inveterate restrizioni siriane al lavoro dei giornalisti. Si tratta, va sottolineato, della stessa televisione di stato che è riuscita ad evitare di trasmettere qualsiasi immagine del caos e delle stragi in corso da settimane nelle città siriane sconvolte dalle proteste contro lo spietato regime di Bashar Assad. Naturalmente, la mancata copertura degli sconvolgimenti interni siriani e la successiva alacrità nel fomentare e riportare scontri con i soldati israeliani sono fatti intrinsecamente connessi fra loro. Così come esiste un preciso legame fra il minimizzare deliberatamente il numero di civili siriani uccisi dalle truppe di Assad e l’esagerare quello delle vittime dello show messa in scena al confine con Israele.Ma ci sono segnali anche più indicativi, a parte l’inconsueta apertura della tv siriana sul Golan. Sul versante siriano, infatti, le zone in prossimità del confine con Israele sono sempre state zone militari off-limits dove non poteva mai accadere che una persona non autorizzata vagasse inavvertitamente. È questo il modo in cui Damasco ha mantenuto eccezionalmente calmo il suo confine con Israele per decenni: decenni nei quali la calma, su quel confine, rispondeva ai suoi scopi. Poi improvvisamente domenica scorsa, in una sorta di replica della Giornata della Nakqa orchestrata tre settimane fa, quell’area è stata invasa da un pullulare di gente portata coi pullman, munita di bandiere e cartelloni, spronata con slogan e altoparlanti. A completare lo show, squadre di cameraman e autoambulanze. C’è una sola spiegazione plausibile: tutto l’evento era stato ben organizzato in anticipo, con approvazione dall’alto.Ma il dato ancor più rivelatore è stato che i marciatori anti-israeliani – che avrebbero dovuto essere palestinesi –si sono fatti puntiglio di gridare a voce spiegata il loro appassionato e imperituro sostegno ad Assad: tutto l’evento era permeato da una incondizionata uniformità filo-regime, senza la minima voce dissenziente. Eppure la causa di Assad non è particolarmente popolare, di questi tempi, fra gli abitanti del suo feudo. Sicché la singolare lealtà verso Assad e al suo regime in scena domenica sul Golan appare inspiegabilmente in contrasto con lo stato d’animo così evidente all’interno della Siria.Il che è servito a ricordarci che le assortite autocrazie nostre vicine di casa, quando considerano che sia loro interesse imporre controllo e autocontrollo, sanno molto bene come farlo. Per motivi loro – e non certo per amore d’Israele – egiziani, giordani, Autorità Palestinese (sia il ramo di Ramallah che quello di Gaza) e persino il Libano sotto schiaffo di Hezbollah hanno optato per il mantenimento della disciplina, nel giorno della Naksa. Dal momento che Assad ha ampiamente dimostrato di saper mantenere l’ordine al confine, questo suo insolito “insuccesso” di domenica sul Golan corrobora l’ovvia deduzione che egli da quella messinscena sperava di ottenerne un vantaggio.Assad è ormai entrato nella fase “più nulla da perdere” del suo travaglio. Il venerdì precedente la Giornata della Naksa, decine di migliaia di siriani, forse anche di più, avevano invaso le strade invocando la sua estromissione. Lo stesso giorno della Naksa, mentre era in pieno svolgimento l’artificiosa performance del Golan, decine di siriani venivano uccisi nel nord del paese. Assad sarebbe solo contento se la comunità internazionale si concentrasse sulle vittime che sostiene inflitte da Israele anziché su ciò che egli sta facendo alla sua stessa popolazione. Per questo, più sangue viene sparso al confine, tanto meglio è per i suoi scopi. Per aumentare l’effetto della manipolazione, Assad ha gonfiato il numero delle presunte vittime causate da Israele. Tanto nessuno può controllare in modo attendibile né verificare nulla, nel suo totalitario cortile di casa.La brutale tattica diversiva di Assad non era pensata soltanto per l’opinione pubblica estera, ma anche per le folle dentro casa. Assad ha assoluto bisogno di replicare la sua riuscita tattica degli anni passati, che consiste nel tenere unite le diversissime componenti che costituiscono la popolazione siriana demonizzando Israele come il loro comune nemico. Paradossalmente, a questo riguardo, Israele finora è servito alla dinastia degli Assad come uno dei suoi durevoli pretesti per mantenere il potere. Il regime degli Assad – è stato inculcato nella testa dei siriani – protegge il campo arabo dall’orco Israele. Cosa che oggi gli viene beffardamente ritorta contro dai dissidenti dell’opposizione, alcuni dei quali lo bollano causticamente come “lacchè di Israele”. A volte persino propagandisti e provocatori dispostici raccolgono tempesta. Ma questo non significa che Assad non vada perso sul serio. La sua accresciuta vulnerabilità, in effetti, lo rende più disperato e di conseguenza più imprevedibile.
(Da: Jerusalem Post, 8.6.11)Scrive YEDIOT AHARONOT: «Il cinico uso dei palestinesi fatto dai siriani nel giorno della Naksa sulle alture del Golan si è ritorto come un boomerang contro il presidente Assad. Nell’arena palestinese, ora il terreno gli trema sotto i piedi. Dopo quella giornata, è venuta alla luce una spaccatura tra lui e i palestinesi dei campi in Siria che fino ad oggi erano stati una delle comunità più fedeli agli Assad. Va ricordato che, quando sono arrivate nel campo di Yarmuk (alla periferia di Damasco) le bare coi giovani che avevano perso la vita nell’assurdo assalto alla frontiera israeliana del giorno della Naksa, nel campo sono scoppiati disordini la cui rabbia non era rivolta contro Israele, bensì contro coloro che avevano mandato quei ragazzi al confine con Israele. I membri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina di Ahmed Jibrils, strettamente identificato al regime siriano, hanno subito il peso dell’indignazione popolare. Nello stesso giorno in cui scoppiavano i disordini nel campo di Yarmuk, l’esercito siriano cancellava i permessi di passaggio dei palestinesi attraverso i posti di blocco che controllano le strade per il Golan a 15-20 chilometri dal confine, impedendo ai palestinesi di raggiungere l’area. Forse qualcuno nella dirigenza siriana ha colto la misura della rabbia nei campi e il potenziale pericolo nel continuare a usarli contro Israele.»(Da: Yediot Aharonot, 9.6.11)


Non è colpa di Israele se in Piazza Duomo c'è bisogno di sicurezza

di Alessandra Boga 10 Giugno 2011 .http://www.loccidentale.it/
Il 12 giugno si terrà in Piazza Duomo a Milano l’inaugurazione di Unexpected Israel, “L’Israele che non ti aspetti”, manifestazione della cultura israeliana che durerà dal 13 al 23 giugno, nella quale verrà allestito un padiglione di 900 mq, dedicato alle realizzazioni economiche, scientifiche e alle bellezze turistiche dello Stato ebraico. Il programma è assai ricco e prevede conferenze di scrittori e scienziati, concerti, mostre d’arte e cinque seminari sulla tecnologia (tecnologie idriche, i new media, la sanità, la sicurezza interna e la robotica).Il 14 si terrà anche un Forum economico Italia-Israele, a cui parteciperanno il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, il Ministro dell'Industria israeliano Shalom Simhon, e il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia. Solo per fare due nomi di altre personalità che interverranno: lo scrittore David Grossman e la cantante Noa, conosciuti come pacifisti appartenenti alla sinistra israeliana − non esattamente vicini ai presunti “falchi” Lieberman e Netanyahu, per intenderci.Eppure, come al solito, quando si tratta di Israele, scatta la "palestinolatria". Gruppi antagonisti “pro Palestina” hanno minacciato, anche via web, il boicottaggio e di “mettere a fuoco la città”, contro quella che definiscono “occupazione di Milano”. L’ha reso noto per prima Ynet, l’edizione on-line del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, riferendo che la polizia italiana si sarebbe “rifiutata di garantire la sicurezza” della kermesse, nonostante questa abbia ricevuto tutte le autorizzazioni delle autorità locali. In effetti le forze dell’ordine hanno fatto sapere che ci potrebbero “essere difficoltà a garantire la sicurezza nel caso scoppiassero violenze” in piazza. Addirittura si è parlato di spostare la manifestazione in un’ altra zona di Milano, forse il Castello Sforzesco.L’International Solidarity Movement, lo stesso a cui apparteneva il pacifista filopalestinese Vittorio Arrigoni, recentemente ucciso a Gaza da un gruppo di fondamentalisti salafiti, ha diffuso una petizione on-line, firmata da circa 1.200 persone, contro l’evento, definito “un'operazione di propaganda tanto vergognosa quanto ipocrita”. Inoltre l’Ism ha organizzato una serie di iniziative (presìdi e conferenze) nel capoluogo lombardo, che culmineranno in una manifestazione nazionale il 18 giugno “per ricordare i bambini di Gaza e per mostrare il sistema dell’Apartheid israeliano”, com’è scritto su Indymedia.Lo scopo è fare “controinformazione sul vero volto di Israele”, ha spiegato Piero Maestri, ex consigliere provinciale di Sinistra critica e fra gli organizzatori del raduno “pro Palestina”, definendo invece “irritante” l’evento “per Israele”. “Il corteo contro l’occupazione israeliana di Milano partirà da Largo Cairoli alle 15”, ha detto Maestri, solenne.Alcune organizzazioni filopalestinesi hanno inviato una lettera a Pisapia per invitarlo a boicottare la manifestazione della cultura israeliana, ma Davide Romano, segretario dell’Associazione Amici di Israele ha risposto che “i contestatori di Unexpected Israel invece di limitarsi a promuovere giustamente la cultura palestinese, vogliono censurare quella israeliana. Così facendo non boicottano Israele, ma la civiltà occidentale, dimostrando di essere degli analfabeti della cultura del dialogo”.Gli ha fatto eco il deputato del Pd Emanuele Fiano, affermando che “qualsiasi forma di ostracismo verso la manifestazione di Milano che presenta lo stato di Israele come è oggi, sarebbe inaccettabile”. “La conoscenza − ha spiegato − è l'unico antidoto contro l'odio e la guerra. Il sindaco di Milano ha già chiarito che parteciperà a questa manifestazione come è giusto per il sindaco di tutti i milanesi. Anzi può essere un'occasione per fare di Milano un centro di dialogo e di scambio”.Il Presidente della Regione Roberto Formigoni ha invitato a “non cedere alle minacce”, mentre il Presidente della Comunità ebraica milanese Roberto Jarach ha affermato che “il popolo di Israele e il paese di Israele ha tutto il diritto di poter svolgere in pace, in tranquillità, una manifestazione in cui far conoscere ai cittadini lombardi, alle imprese lombarde le positività di quanto possa comportare i destini d'Israele o incrementare i rapporti tra Italia e Israele”. E incalza: “Quello che mi preoccupa di più non è soltanto il boicottaggio, quanto le pesanti minacce. Abbiamo in mente quello che successe a Torino quando Israele era ospite di onore alla Fiera internazionale del libro e non aveva senso” (l’occasione era il 60° anniversario della nascita dello Stato ebraico). “È triste e incredibile che una manifestazione improntata sulla riconoscenza reciproca e sugli sviluppi economici e scientifici ci sia questo tipo di boicottaggio violento e questa virulenza contro tutto ciò che rappresenta Israele”.Concorda lo stesso neosindaco di Milano (temutissimo dall’altro fronte per la sua apertura a una grande moschea e ai rom): “So che stanno decidendo a Roma cosa fare rispetto all'ipotesi di trasferimento in un altro luogo. Credo che su questo il Ministro degli Interni, le forze dell'ordine e il questore sono i più adatti per ogni decisione sulla base della situazione”, ha detto Pisapia. “Io difenderò l'interesse della pace”.Intanto Ugo Volli, Alessandro Schwed e Andrée Ruth Shammah hanno appena promosso un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Interni, al Presidente della Regione Lombardia ed al Sindaco di Milano, perché la manifestazione avvenga e in piazza Duomo. Finora si sono già raccolte circa 250 adesioni, comprese quelle di molte personalità della cultura e di molte comunità ebraiche, per spiegare che si tratta tutt’altro che di un’ “occupazione di Milano”, come l’hanno definita i suoi boicottatori, “ma di un momento di scambio e di amicizia fra i popoli che arricchisce la vita culturale della città di Milano”. Perché “comunque si giudichino le vicende del Medio Oriente, è inaccettabile che gruppi di estremisti impediscano la libera manifestazione del pensiero, sfidino l'ospitalità dell'Italia, siano decisi a impedire ogni contatto con Israele secondo logiche di apartheid che ricordano i boicottaggi agli ebrei organizzati dai regimi nazifascisti”. E’possibile inviare le adesioni ad appello.israele.milano@gmail.comIntanto la politica non si ferma: un comunicato stampa di Palazzo Chigi ha riferito che proprio il 13 giugno, alle 11, in Villa Madama, si svolgerà il vertice interministeriale tra il Presidente del Consiglio Berlusconi e il suo omologo israeliano Netanyahu: nel corso dell'incontro verranno firmati accordi bilaterali. In seguito è prevista una conferenza stampa alle ore 12,30 circa.