sabato 17 novembre 2012



Richiamati 30mila riservisti. Israele pronto a inviare uomini a Gaza 
 Parte l’offensiva via terra su Gaza? Il Ministero israeliano della Difesa ha dato il via libera alla mobilitazione di 30mila riservisti. A convincere il ministro Ehud Barak al passo successivo la caduta di due razzi iraniani sparati da Hamas a pochissimi chilometri dal centro cittadino di Tel Aviv. Non succedeva dal 1991.I militanti palestinesi «pagheranno il prezzo per il lancio dei razzi contro Israele» (quasi 400 nelle ultime 24 ore) ha detto Ehud Barak, citato da Al Arabiya. Subito dopo la comunicazione ufficiale: 30mila riservisti da inviare al confine con la Striscia, http://falafelcafe.wordpress.com/

Voci a confronto

Missili da Gaza su Tel Aviv. Le notizie sulla crisi fra Israele e Gaza ricevono spazio in tutti i giornali italiani, anche sulle prima pagine, corredate di foto e approfondimenti. A raccontare l’incredulità degli abitanti di Tel Aviv al suono delle sirene è il corrispondente del Corriere della Sera Francesco Battistini, che firma anche un’intervista all’autorevole giornalista israeliano Nahum Barnea.Come sul Corriere della Sera, anche sulla Stampa i servizi dal Medio Oriente partono in prima pagina con una foto di una giovane israeliana di Kiryat Malachi (dove ieri sono state uccisi dai missili tre persone) sdraiata per terra per sfuggire ai razzi. Nelle pagine interne il punto della situazione firmato dal corrispondente a Tel Aviv Aldo Baquis, e un commento della scrittrice Elena Loewenthal “La banalità del terrore. Vivere sotto le bombe che cadono ogni giorno. Nel Sud di Israele tutto è precario e regolato dalla sirene”. Utile infine sulle pagine del quotidiano torinese un quadro sulla prospettiva americana sulla crisi di Maurizio Molinari “Obama chiede a Morsi di fermare il conflitto”.Molti analisti sottolineano la crucialità del ruolo dell’Egitto come possibile mediatore tra le parti contrapposte: in particolare Ugo Tramballi sul Sole 24 Ore, mentre su Repubblica Bernardo Valli spiega come l’atteggiamento egiziano verso le tensioni si sia modificato rispetto al 2008, e il corrispondente Fabio Scuto annuncia la visita alla striscia di Gaza del primo ministro egiziano Hisham Kandil avvenuta in mattinata, in una cronaca degli eventi corredata da un’infografica sul sistema di difesa antimissile Iron Dome, che nell’attuale escalation è riuscita a intercettare circa un quarto dei razzi sparati da Gaza.Un’analisi sulle conseguenze della crisi a lungo termine di Vittorio Dan Segre è pubblicata dal Giornale, del ruolo dell’Iran nel conflitto si occupa Giulio Meotti sul Foglio.
Anche Avvenire dedica numerose pagine all’escalation di violenza, tra l’altro con testimonianze da Beer Sheva e da Gaza City e con un’intervista al nuovo ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Zion Evrony.Da sottolineare il poco equilibrio se non la distorsione degli eventi mostrato da molte testate nella trattazione di tematiche così drammatiche, in particolare nella scelta dei titoli. “Striscia di sangue” l’apertura del Manifesto, “Bombe ebraiche su Gaza” quella di Libero, “Israele martella Gaza tra vittime e razzi – I pilastri della morte” sul Fatto Quotidiano, “Strage di palestinesi, uccisi donne e bambini” compare sul Tempo.Notizie dall’Italia: il Corriere della Sera Roma riporta un’indiscrezione secondo cui al presidente della Comunità di Roma Riccardo Pacifici sarebbe stato offerto di candidarsi per il Campidoglio, mentre questa mattina i siti web dei principali mezzi di informazione italiani hanno lanciato la notizia di blitz delle forze dell’ordine contro i responsabili della gestione di siti e messaggi antisemiti e razzisti online.
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Il miracolo di Grossman

C’è qualcosa di straordinario nel modo in cui i lettori italiani accolgono David Grossman. Non solo per l’affetto e il calore che lo circondano, ma anche perché almeno di fronte a lui si lasciano da parte una volta tanto le discussioni, i litigi e le polemiche sulla politica mediorientale e si parla dei suoi libri. Pare quasi che i lettori si dimentichino che è israeliano e vedano in lui semplicemente un grande scrittore. Mi ha colpito per esempio una classe di miei allievi: di fronte alla proposta (venuta da loro) di leggere tutti insieme un libro di Grossman abbiamo dovuto risalire a Ci sono bambini a zigzag del’94 perché molti di loro avevano già letto tutti i più recenti, e nella discussione che ne è seguita non si è sentito nessuno dei commenti un po’ malevoli verso Israele che pure erano venuti fuori ampiamente nel contesto non meno inopportuno della Giornata della Memoria. Ancora più straordinaria è stata ieri sera al Circolo dei lettori di Torino la presentazione del suo ultimo libro, Caduto fuori dal tempo. In un momento così difficile per Israele, in cui, tanto per cambiare, nessuno risparmia critiche feroci, confesso di aver temuto che la presentazione di Grossman sarebbe stata contestata o almeno trasformata in una discussione politica. Invece per fortuna non è accaduto nulla di tutto questo. Forse anche perché la grande affluenza di pubblico (più di un’ora di coda non bastava a garantire l’ingresso nella sala principale) ha selezionato i lettori più affezionati e tenuto fuori eventuali partecipanti occasionali pronti ad attaccar briga. Forse in parte anche per rispetto verso la terribile esperienza della perdita di un figlio vissuta dallo scrittore, e forse anche perché il libro parla proprio di quello. Ma c’è di più: con i miei allievi – e ancora di più ieri sera – ho avuto l’impressione che a Grossman sia riconosciuta una grandezza che va al di là di ogni identità e appartenenza specifica, una capacità, propria dei grandi scrittori, di parlare a tutti in ogni luogo e in tutte le epoche (del resto lo scrittore stesso ha presentato come uno dei vantaggi del proprio mestiere la possibilità di immedesimarsi in personaggi diversi con diverse identità). Una capacità che si è percepita in modo evidente dal silenzio assoluto, quasi palpabile, che ha accompagnato la lettura da parte di due attori delle pagine iniziali, bellissime e terribili. Anche una pagina in ebraico letta da Grossman stesso è stata accolta in un silenzio religioso, come se quelle parole, pur incomprensibili per quasi tutti, avessero in sé una forza misteriosa. Proprio da una parola ebraica è partita la presentazione: “shakul”, che indica chi ha perso un figlio, parola inesistente in molte lingue (tra cui la nostra); forse - dice Grossman - non è stata coniata perché si pensa che sia troppo terribile. Il tema delle parole è tornato più volte: per l’autore la stesura del libro, trovare le parole, è un modo per togliere lo straniamento tra lui e ciò che è successo, per autodeterminarsi, per rendersi conto che c’è uno spazio di manovra. Tra le altre cose, a proposito di identità, lo scrittore ha messo in guardia dal il rischio di autodefinirsi sempre in relazione a qualcun altro (così la frase è stata tradotta, ma in inglese suona contro qualcun altro, che è ancora più forte); un monito che merita di essere tenuto presente in molti contesti.Anna Segre, insegnante,http://www.moked.it/



"Vicini a Israele. Per un comune orizzonte di pace"

Grande emozione nell'opinione pubblica per la durissima prova cui è sottoposta in queste ore la popolazione israeliana. “Essere al fianco di Israele – afferma Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – non è soltanto un impegno di noi ebrei della Diaspora, ad esso legati da un filo indissolubile che attraversa le generazioni e i luoghi. Essere al fianco di Israele è, o dovrebbe essere, l'impegno di tutti quei cittadini che si riconoscono nei valori universali che sono alla base delle nostre democrazie: libertà, diritti, fratellanza. Principi che sono antipodici a un sistema di potere tirannico e fondamentalista che, con la minaccia incessante delle armi, si prefigge di trasformare l'intera regione in un inferno di morte e di violenza”. Combatterlo è un'esigenza di sicurezza per tutti, israeliani e palestinesi. Combatterlo, ricorda Gattegna, vuol dire opporsi a un'ideologia malata che nel nome dell'odio minaccia le aspirazioni di convivenza di entrambi. “Al fianco di Israele in difesa del diritto. Il diritto di ognuno di noi, a prescindere dalle specifiche appartenze ideologiche, culturali e religiose, a veder riconosciuto un orizzonte comune di pace e prosperità”.L'esercito proseguirà nell'offensiva su Gaza fino a quando Hamas non capirà che lanciare razzi contro il territorio israeliano non è più tollerabile. A ribadirlo, in un'intervista all'Ansa, l'ambasciatore d'Israele a Roma Naor Gilon. “L'obiettivo – spiega Gilon – è quello di rendere chiaro all'altra parte che non è possibile andare avanti con questi attacchi. Speriamo che capiscano presto perché altrimenti si renderà necessario agire più a lungo e in profondità”. Ottocenti gli ordigni sparati dalla Striscia dall'inizio di gennaio. Un livello di violenza che il diplomatico definisce “insopportabile” e “inaccettabile”.“Vogliamo sottolineare che il popolo palestinese non è nostro nemico. Come sempre Hamas, la Jihad islamica e altre organizzazioni terroristiche – scrive in una nota l'ambasciatore d'Israele presso la Sente Sede Zion Evrony – stanno deliberatamente colpendoci nascondendosi dietro i loro stessi cittadini. La differenza fondamentale tra noi e loro è che noi evitiamo il più possibile di colpire i civili. Ieri ad esempio l''esercito israeliano ha fatto più di 20mila telefonate ai cittadini di Gaza e aerei da guerra hanno lanciato volantini allo scopo di allertare la popolazione affinché mantenesse le distanze dai militanti e dalle strutture di Hamas”. Sino ad ora è stato dimostrato autocontrollo, sottolinea Evrony, “ma siamo stati lasciati senza alternative”.E mentre si moltiplicano gli appuntamenti di veglia nelle sinagoghe di tutto il mondo il rav Jonathan Sacks, rabbino capo d'Inghilterra e del Commonwealth, ribadisce con un intervento alla BBC l'ineludibile diritto del popolo ebraico “a vivere in pace e sicurezza, come tutte le altre nazioni della terra”.La redazione del portale dell'ebraismo italiano, riunita questa mattina in assemblea nei locali della Comunità ebraica di Milano, continua intanto a monitorare gli interventi della stampa. “Raccontare il Medio Oriente, la sua complessità, i suoi intricati e spesso drammatici sviluppi – si legge in una nota emessa pochi minuti fa – è una sfida che l'informazione è chiamata a raccogliere con massima attenzione e responsabilità. Per questo suscita indignazione la scelta di un quotidiano come Libero di titolare 'Bombe ebraiche su Gaza' l'articolo, nel quale si racconta gli ultimi sviluppi dal caldissimo fronte israelo-palestinese. Una scelta offensiva, fuorviante e che dimostra scarsa consapevolezza di quali differenze intercorrano tra concetti ben distinti come quelli di nazionalità e di religione".a.s - twitter @asmulevichmoked  http://www.moked.it/



“Gli israeliani costretti a una guerra di sopravvivenza"

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri:
“Due giorni fa ero in Israele con una delegazione dell'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia - Israele da poco rientrata, dunque, mi raggiunge la notizia dell'uccisione volontaria di tre civili innocenti nella loro casa di Kiryat Malachi, causata dal lancio di 450 missili in 48 ore indiscriminatamente su una popolazione di un milione e mezzo di civili del Sud. Dico "volontaria" perché è evidente che il bombardamento è indirizzato alla popolazione civile, come sempre peraltro da quando nell’agosto 2005 Israele ha sgomberato Gaza, oggi interamente nelle mani dei palestinesi di Hamas. Da allora dalla Striscia, con qualche intervallo, piove su Israele un insopportabile quantità di missili in parte di lunga gittata (Fajr) di probabile fabbricazione iraniana, in parte Grad, Katyusha e razzi vari”. Continua Nirenstein: “L'Associazione ha visitato la popolazione e portato la sua solidarietà in un kibbutz, Kfar Asa, duramente colpito n! ei giorni scorsi. Abbiamo visto i bambini rinchiusi da giorni nelle stanze blindate, le case bombardate, i negozi chiusi, la gente pronta a raggiungere in quindici secondi i rifugi costruiti in ogni casa. Abbiamo ascoltato episodi di morti e di feriti. La mia impressione è che gli israeliani abbiano vissuto e vivano nelle ultime settimane una condizione inaccettabile per qualunque Paese, incluso il nostro, in cui si colpisce gratuitamente e con studiata crudeltà la popolazione civile. Penso anche che l'esercito israeliano abbia cercato di contenere al massimo il numero dei palestinesi uccisi nell'ambito dell'operazione in corso, Israele non ha mai cercato altro che di fermare il lancio di missili colpendo i responsabili e i nidi di armi, e che l'esposizione volontaria che Hamas fa dei propri civili rende molto difficile un'operazione mirata con perfezione, della qual cosa certamente ci dobbiamo dispiacere sperando che anche Gaza un giorno pensi al proprio sviluppo e all! a propria gente piuttosto che alla distruzione di Israele. Dall'altra parte, è chiaro che l'enorme investimento israeliano nella vita degli abitanti con un sistema di protezione capillare, un rifugio per ogni casa e il continuo investimento per proteggere le scuole e i luoghi di lavoro, rendono più difficile colpire i civili. Per questo il numero di morti è contenuto nonostante i lanci ormai continui e senza tregua. Speriamo che quanto prima il fuoco di guerra si spenga, ma è evidente che al di là della logica pena umana per ogni morto e ferito, occorre che l'organizzazione terrorista Hamas cessi dalla sua insistita determinazione a distruggere lo Stato d'Israele. Molte famiglie simili  alle nostre stanotte stanno di nuovo per affrontare una notte di incubo nei rifugi sotto un attacco che cerca i civili per ucciderli, e a loro va la nostra solidarietà mentre speriamo nella pace”. 



Gerusalemme , 16 novembre 2012
COMUNICATO STAMPA
Il Com.It.Es. d’Israele, alla luce della grave situazione che si e’ venuta a crearea con il continuo lancio di missili da parte di Hamas dalla striscia di Gaza verso il sud e il centro di Israele, e in special nelle citta’ di Beer Sheva, Ashkelon, Ashdod, Sderot, Netivot, kibbuz Saad , mantiene tramite i dodici componenti il direttivo, e altri volontari , continui contatti con la collettivita’ di origine italiana.Diverse famiglie della zona centrale e del nord hanno offerto ospitalita’ alle famiglie piu’ colpite e che da diversi giorni devono vivere e alloggiare nei rifugi antimissili.L’Associazione degli Immigrati dall’Italia da alcuni giorni sta inviando, tre-quattro volte al giorno, per via internet dei brevi resconti , comunicati e aggiornamenti in lingua italiana, special modo destinati a quelle famiglie di immigrati italiani da poco giunti in Israele e che ancora non sono in grado di leggere e comprendere la lingua ebraica; in queste ultime 48 ore i programmi delle radio israeliane vengono continuamente interrotti con avvisi alla popolazione di rifugiarsi nel giro di 15-20 secondi nei rifugi piu’ vicini, o in posti sicuri nelle loro rispettive abitazioni, ogni qualvolta che scatta l’allarme quando viene individuato il lancio di un missile.Solamente l’altra settimana l’Ambasciatore d’Italia in Israele, Francesco Maria Talo’, insieme all’Addetto Militare e al Consigliere per le questioni Consolari, erano andati in visita nel sud d’Israele, per incontrarsi con la collettivita’ italiana e anche per rendersi conto da vicino della situazione e delle problematiche piu’ urgenti; anche una delegazione interparlamentare del Senato e della Camera dei Deputati (Amicizia Italia – Israele) all’inizio della settimana aveva visitato il sud d’Israele, e alcuni deputati e senatori, accompagnati dall’on.le Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri, avevano visitato il kibbuz Kfar Asa, a pochi chilometri dalla striscia di Gaza. Il gruppo ha potuto vedere da vicino la popolazione ed ha portato la sua solidarieta’ agli abitanti della zona , duramente colpita nei giorni scorsi. I deputati e i senatori hanno potuto vedere da vicino i bambini rinchiusi da giorni nelle stanze blindate , le case bombardate, i negoizi chiusi, la gente pronto a raggiungere in quindi-venti secondi i rifugi costruiti in quasi ogni casa.

(Ufficio di Segreteria del Com.It.Es. d’Israele)

giovedì 15 novembre 2012


M.O.: razzi su Israele dalla Striscia di Gaza, 3 morti

(ASCA-AFP) - Kiryat Malachi (Israele), 15 nov - Tre persone sono rimaste uccise in Israele da razzi sparati dalla Striscia di Gaza, che hanno colpito la citta' meridionale di Kiryat Malahi. Lo rende noto un portavoce della polizia israeliana. ''Ci sono tre vittime'', ha riferito all'Afp il portavoce Luba Samri, aggiungendo che altre quattro persone sono rimaste ferite. I razzi sono caduti sono una casa della citta', a circa 30 Km a nord dalla Striscia.

mercoledì 14 novembre 2012

Lettera dal fronte

Un soldato israeliano, che ha chiesto di restare anonimo, ha mandato domenica questa lettera al blog curato da Corey Feldman su “Times of Israel”:
«Nelle ultime 24 ore si sono abbattuti sul sud di Israele centosette razzi. Centosette razzi sparati con l’intenzione di uccidere, ferire, mutilare. Centosette razzi puntati contro la popolazione civile di uno stato sovrano. E dal momento che finora non ci siamo lanciati in un’operazione su larga scala per affrontare i responsabili di queste aggressioni violente, pongo una domanda banale: “Quale altro paese al mondo tollererebbe tutto questo?”. Quale altra nazione sovrana al mondo permetterebbe una così palese violazione dei suoi confini e della sua sicurezza senza reagire con la massima determinazione? Alcuni colpi mirati su qualche obiettivo terroristico sono solo un inizio di reazione, ma non sono la risposta necessaria di fronte a tali attacchi.Il motivo della reazione così misurata da parte di Israele è in parte legato al fatto che da Israele si pretendono standard di comportamento che non si pretendono da nessun altro paese al mondo, e Israele tiene in grande considerazione l’opinione del mondo. Il mondo chiede continuamente a Israele di “esercitare autocontrollo” di fronte ad aggressioni totalmente ingiustificate contro la sua popolazione, e allora io pongo un’altra domanda: “Sulla base di quali precedenti?”. Attacchi molto più piccoli di questi hanno provocato reazioni molto più dure da parte di altre nazioni. Tra il 1936 e il 1939 gli inglesi affrontarono un'insurrezione araba bruciando interi villaggi e uccidendo tremila palestinesi. Nel 1970 re Hussein di Giordania reagì a tumulti palestinesi massacrando non meno di 2.500 palestinesi in soli dieci giorni. Nel 1989, a Panama, quattro marines americani disarmati sbagliarono strada e incapparono in un posto di blocco al quale non si fermarono: uno fu ucciso, un secondo ferito. Il presidente Bush (padre) definì l’incidente “una gravissima violenza” e invase Panama con ventimila soldati.Dall'inizio del 2009 sono stati sparati dalla striscia di Gaza su Israele circa 2.262 razzi, soprattutto contro centri abitati da civili. Stando al sito ufficiale delle Forze di Difesa israeliane, nei tre anni seguiti all'ultima operazione anti-terrorismo nella striscia di Gaza undici persone sono state uccise e 127 ferite da lanci di razzi e mortai palestinesi. Nelle scorse settimane gli attacchi da Gaza si sono considerevolmente intensificati. Lo scorso 23 ottobre un ufficiale israeliano in normale servizio di pattuglia al confine è stato ferito in modo molto grave. La settimana scorsa altri tre soldati sono stati attaccati e feriti mentre erano in servizio di pattuglia. Due giorni dopo, terroristi da Gaza hanno aperto il fuoco contro un’altra pattuglia israeliana. Ieri [sabato] l’ultima raffica di attacchi è iniziata alle 4 del pomeriggio quando una jeep della mia base con a bordo quattro soldati (due sono miei amici) è stata colpita da un razzo anti-carro. Uno dei soldati versa in condizioni critiche, colpito alla testa e agli occhi, e potrebbe non farcela. Oggi [domenica], tre civili sono stati feriti da schegge mentre si recavano al lavoro nella città di Sderot.Da quando è iniziata quest’ultima serie di attacchi, quelli di noi che sono incaricati della prima risposta al confine con Gaza hanno ricevuto l’ordine di restare dentro ai blindati. Abbiamo dormito un po’ di minuti, non ore. Dentro quei blindati abbiamo mangiato, abbiamo tentato di dormire, abbiamo riso, abbiamo brontolato, abbiamo cantato, scherzato e a volte pregato. Una delle nostre principali responsabilità come forze di primo intervento è quella di proteggere le comunità e i kibbutz nelle vicinanze del confine contro le infiltrazioni terroristiche, e spesso i lanci di razzi preludono ad attacchi terroristici. Di conseguenza, quando piovono i razzi le forze di prima risposta si precipitano nei loro mezzi mentre i civili si precipitano nei rifugi. E così da ieri sera abbiamo assistito in prima fila allo spettacolo di decine di razzi che da Gaza si abbattevano su Israele. Quando vedi un razzo lanciato nella tua direzione sembra sempre, in un primo momento, che sia diretto proprio contro di te. Se si è abbastanza scaltri, si impara a smettere di guardare. Quando cessava la sirena dell’allarme antiaereo, riprendevamo a cantare, gridare, pregare, insultarci: qualunque cosa pur di non pensare troppo a quel che accadeva attorno a noi. Inevitabilmente, poi, il razzo si abbatte sul terreno e la terra trema, di più o di meno a seconda della distanza, scuotendo non solo il nostro mezzo, ma anche la nostra salute mentale collettiva.E così ora scrivo non come semplice cittadino, ma come soldato. Sono pronto. Quello che so è che tutto questo è inaccettabile. Anche uno stillicidio di razzi sarebbe inaccettabile, figuriamoci un diluvio. Le nostre famiglie si meritano di meglio. Il nostro paese si merita di meglio. Sia chiaro: nessuno vuole la guerra, men che meno un soldato di una unità di combattimento in servizio al confine con Gaza. Capisco i rischi e non li prendo alla leggera. Ma, anche se non abbiamo chiesto noi questa escalation, siamo pronti a difendere le nostre case e le nostre famiglie.Chiedevamo la pace, e i nostri nemici hanno risposto con i razzi. Chiedevamo di poter mandare i nostri bambini a scuola senza la paura che possano non tornare, di poter andare in auto al lavoro senza la paura che cadano razzi sul traffico nell'ora di punta, di poter vivere la nostra vita senza la paura per i razzi e il terrorismo, e ci è stato risposto un sonoro “no!”.Da quando ci siamo nuovamente ritirati dalla striscia di Gaza dopo l’operazione anti-terrorismo del 2009, il nostro desiderio di pace è stato accolto da migliaia di razzi e mortai: razzi e mortai che equivalgono a una dichiarazione di guerra. Non abbiamo chiesto noi tutto questo, non siamo noi che l’abbiamo voluto. Ma a un certo punto, il costo dell’ inerzia diventa troppo alto. Come scisse John Stuart Mill, “la guerra è una cosa brutta, ma non è la cosa più brutta. Molto peggio è lo stato decadente e degradato della morale e del sentimento patriottico che porta a pensare che non vi sia nulla per cui valga la pena di fare la guerra. Colui che non ha niente per cui sia disposto a combattere, niente che sia più importante della propria sicurezza personale, è un misero essere che non ha altra possibilità di essere libero se non quella di diventarlo, o di restarlo, grazie a sforzi di uomini migliori di lui”.»(Da: The Times of Israel, 12.11.12) http://www.israele.net/

 

Il direttore generale del Ministero della sanità di Israele in visita al Parco dell'Etna

"L'Etna è un luogo fantastico, unico al mondo, dove si ha la piena sensazione della assoluta bellezza e grandezza della natura e che ha tutti i titoli per essere patrimonio dell'Umanità. Conoscerlo è stata una magnifica esperienza". Si è espresso entusiasticamente, dopo l'odierna visita sul vulcano ospite del Parco dell'Etna, Arnon Afek, direttore generale della medicina del Ministero della Sanità di Israele ed esperto di fama mondiale nel sistema di soccorso dei traumi civili e militari, invitato in questi giorni dall'ERSU di Catania e dal suo presidente Alessandro Cappellani a tenere un seminario sulle emergenze sanitarie provocate dagli eventi catasfrofici di massa.Nell'antica sede del Parco, l'ex Monastero Benedettino di San Nicolò La Rena, il prof. Afek è stato accolto dal commissario straordinario Giuseppe Calaciura e dai funzionari dell'Ente. L'ospite israeliano ha mostrato grande interesse per gli aspetti vulcanologici dell'Etna e le peculiarità naturalistiche del Parco; molte le domande sulle eruzioni e le conseguenze per le popolazioni etnee. "Questa visita è un gratificante segnale di interesse per l'Etna e la nostra bellissima area protetta, in un momento di particolare attenzione internazionale per il vulcano, candidato a entrare nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco ", ha sottolineato il commissario Calaciura. Dopo la visita sull'Etna, Arnon Afek è stato accompagnato dal vulcanologo del Parco Salvo Caffo a Catania, nella sede dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanogia-Osservatorio Etneo, dove l'ospite israeliano, accolto dal direttore Domenico Patanè, ha visitato con grande interesse la sala operativa e gli strumenti di monitoraggio del vulcano.http://www.parks.it/

 

Il sud d'Israele: una terra dove il tempo è scandito dal rosso di una sirena 

di Costantino Pistilli 13 Novembre 2012 http://www.loccidentale.it
"Even one Qassam is one too many" questo lo slogan che rappresenta la battaglia dei cittadini del sud israeliano martoriati quotidianamente dal lancio di missili palestinesi: più di novecento da inizio 2012. Lo scorso giovedì i “vicini” dei gazawi hanno indossato una t-shirt rossa (rosso, come l’allarme che avvisa dell’arrivo di un razzo) e si sono dati appuntamento a Tel Aviv per chiedere al governo centrale di fermare una volta per tutte il continuo lancio di missili da Gaza.E infatti, passata qualche ora dalla manifestazione degli israeliani in rosso, nelle giornate di sabato e domenica sono stati lanciati almeno 100 razzi, azione subito rivendicata da Hamas e dalla Jihad palestinese che insieme ai Comitati di Resistenza Popolare avrebbero istituito una sorta di stato maggiore congiunto per coordinare le operazioni contro Israele."Siamo esausti di dipendere dai capricci dei terroristi" ha dichiarato ai media nazionali una maestra d’asilo e un rappresentante del Eshkol Regional Council ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di una soluzione immediata: se un Qassam avesse colpito uno spazio aperto a Tel Aviv, lo Stato avrebbe reagito con forza. A volte i media dicono che non c’è stato nessun danno materiale o si parla di assenza di feriti ma questo non è completamente vero perché ogni razzo procura dei danni psicologici molto gravi. Quello che vogliamo è vivere in pace: non chiediamo troppo”. Intanto, le scuole restano chiuse ad Ashkelon, Ashdod, Sderot (dove una fabbrica è stata colpita per la quarta volta), nell’area di Eshkol e in quella di Be'er Tuviya.Il governo di Gerusalemme ha risposto immediatamente al grido d’aiuto che parte dal sud del Paese. Innanzitutto, l’IDF sta lavorando per potenziare i sistemi di difesa dei propri automezzi montati su i veicoli di pattuglia come le Hammer o i blindati Wolf, così da garantire ai soldati il tempo sufficiente per uscire dal veicolo qualora fosse raggiunto da un razzo; la nuova escalation, infatti, è iniziata quando terroristi palestinesi hanno colpito con un missile anti-carro un veicolo delle Forze di Difesa israeliane in normale servizio di pattuglia al confine fra Israele e la Striscia di Gaza.Inoltre, il premier Netanyahu ha promosso un nuovo programma per la difesa di 1.700 case e delle istituzioni che si trovano tra i 4 e i 7 chilometri dalla Striscia per un costo totale di circa 70 milioni di dollari. Il programma di difesa prevederebbe anche l’infoltimento di alberi ad alto fusto, soprattutto lungo la Route 232 (la strada principale che circonda il perimetro di Gaza), per ridurre al minimo le capacità di osservazione dei terroristi palestinesi e la gittata dei loro missili.Il premier israeliano incontrando ad Ashkelon circa 100 ambasciatori stranieri, tra cui quello italiano, è stato chiaro: “Il mondo deve comprendere che Israele ha il diritto e il dovere di difendere i propri cittadini. Nessuno dei vostri governi accetterebbe una situazione del genere e nemmeno noi la accettiamo. Io non sono disposto ad accettarla. Pertanto opereremo per porvi fine”.Anche una delegazione italiana di parlamentari e senatori appartenenti a diversi partiti e che in questi giorni si trovava in Israele, si è recata ieri, lunedì 12 novembre, in visita di solidarietà in un kibbutz che in questi giorni è stato duramente colpito dalle continue scariche di missili provenienti dalla Striscia. Quando torneranno dal viaggio organizzato dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele chiederemo a qualcuno dei nostri deputati cosa ha visto e vissuto per mimesi – scriveva da Israele Pasolini a Moravia- in una terra dove il tempo è scandito dal rosso di una sirena.