giovedì 11 aprile 2013

AEC di Roma: incontro per Pesach - Pasqua

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=x9ge-XcypXo&feature=youtu.be

Firenze: per risparmiare sul bilancio il Movimento Cinque Stelle propone l’abolizione dei viaggi-studio a campi sterminio nazisti! 

E’ tra le proposte contenute in un volantino del Movimento 5 Stelle, per salvare le sedi distaccate del tribunale e del giudice di pace nell’Empolese-Valdelsa. E scoppia la polemica

Firenze, 10 Aprile 2013 -  E’ polemica in provincia di Firenze per un volantino del Movimento 5 Stelle fatto circolare nei giorni scorsi in merito alla campagna per salvare le sedi distaccate del tribunale e del giudice di pace nell’Empolese-Valdelsa. Negli esempi che i militanti grillini hanno fatto di voci su cui si potrebbe risparmiare, c’e’ anche quella dei viaggi che l’Unione dei Comuni Circondario Empolese-Valdelsa promuove nei campi di sterminio nazifascisti, per i quali si spenderebbero 64.500 euro all’anno.La vicenda ha suscitato la protesta di Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino e delegata alla memoria ed alla pace per l’Unione dei comuni Circondario Empolese-Valdelsa. ”Come assessore con delega alla memoria per l’Unione dei Comuni-Circondario Empolese Valdelsa, rilevo con preoccupazione la proposta di eliminare il viaggio-studio ai lager nazisti e fascisti che ogni anno le nostre Amministrazioni sostengono e che permettono da molti anni a centinaia di ragazze e ragazzi di conoscere il nostro tragico passato”, aggiunge.”In un momento storico dove forti sono i rigurgiti fascisti in Europa – sottolinea – le nostre amministrazioni, insieme alle associazioni dei familiari degli ex-deportati politici si sono spese fortemente per sostenere la memoria degli oltre cento cittadini del nostro territorio che furono deportati nei lager e li’ trovarono atroci sofferenze e, nella maggior parte dei casi, la morte”, continua.”Tutte le nostre amministrazioni hanno nei loro programmi, su cui sono state elette, i valori dell’antifascismo su cui e’ nata la nostra Repubblica. Andremo dunque avanti con il nostro impegno – assicura la Mori – Ci rammarichiamo che una forza politica, oggi con una folta rappresentanza in parlamento, non condivida questo obbiettivo, mettendolo invece alla stregua di una qualunque festa o iniziativa. Cio’ non e’ un’interpretazione, ma quanto scritto e diffuso dal Movimento 5 stelle”.(Fonte: Adnkronos, 10 Aprile 2013),http://www.focusonisrael.org/

Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar nella "primavera araba"

Quando si parla di Medio Oriente, molti giornalisti, anziché far parlare i fatti, sono soliti di frequente abbandonarsi a previsioni idealistiche e a dichiarazioni radicali. Nessun giornale o se è per questo governo ha previsto lo scoppio della "primavera araba", ma una volta che essa si è concretizzata, la maggior parte dei media si è scatenata nel prevedere che un'epoca di prosperità, di eguaglianza e di democrazia avrebbe trasformato il Medio Oriente in una regione moderna, con aspirazioni avanzate.Il Guardian, per esempio: era così disperato di giustificare il suo sostegno iniziale per la "primavera araba", che di recente ha realizzato un editoriale impassibile con cui ha sostenuto che la presa del potere da parte di Morsi è stato un gesto necessario per garantire le aspirazioni democratiche dell'Egitto.L'ultima giornalista a cimentarsi in queste acrobazie è stato Tim Montgomerie, che di recente ha vergato un articolo per il Times, dal titolo "Il mondo arabo deve agire; o affrontare il disastro", in cui scrive:«A meno che gli stati del Golfo si decidano a sborsare la loro quota di aiuti, il problema dei rifugiati accenderà l'estremismo in tutta l'area. I paesi che devono versare fondi sono le potenze petrolifere della regione, a partire dall'Arabia Saudita e dal Qatar. David Cameron teme che l'indisponibilità a rispondere alle richieste dell'opposizione moderata in Siria possa rendere gli elementi estremisti sempre più egemoni. E' già in atto il processo di radicalizzazione delle forze di opposizione ad Assad. Se non saranno inviati immediati aiuti ai siriani, una crisi dei rifugiati di enormi proporzioni non solo provocherà una tragedia umanitaria diffusa, ma alimenterà l'estremismo in Giordania, in Libano e in tutto il Medio Oriente. La posta in gioco è molto alta».A Montgomerie forse sfugge che i soggetti finanziatori dell'estremismo siriano sono proprio l'Arabia Saudita e il Qatar: gli stati che dovrebbero attivarsi e fornire una soluzione.Una volta che lo scorso anno la possibilità di disordini nel Golfo si è spenta, il governo saudita ha incominciato, per usare le parole di Joshua Jacobs del Institute for Gulf Affairs, a «scatenare il loro potere clericale morbido».La TV di stato di Riad presenta sistematicamente religiosi di stampo jihadista. Lo sceicco Adnan al-Arour, ad esempio, è un salafita siriano che invoca la guerra santa contro il regime di Assad. Beneficia di una esposizione di primo piano sulla TV saudita. "Elementi estremisti", in Siria, come la Bridata dei Sostenitori di Allah, hanno dichiarato la loro fedeltà a questo predicatore sostenuto dai sauditi.L'Arabia Saudita, minacciata dall'egemonia iraniana, è determinata a detronizzare Assad, sostenuto da Teheran, rimpiazzandolo con un regime filo-sunnita. L'arma prescelta sembra essere il jihad di stato.Il Qatar sembra ormai il primo sostenitore della Fratellanza Musulmana: dal Cairo a Gaza, passando per i combattenti della Fratellanza in Siria. Al Jazeera, l'influente canale televisivo di proprietà del governo qatariota, ha assegnato la copertura della Siria ad Ahmed Ibrahim, fratello di Anas al-Abdah, un membro del Consiglio Nazionale Siriano controllato dai Fratelli Musulmani. Non sorprende che Al Jazeera abbia prodotto alcuni articoli all'acqua di rose sugli islamici che si oppongono ad Assad in Siria.Secondo alcuni articoli, in Siria sono proprio i jihadisti che stanno ricevendo buona parte delle armi inviate dall'Arabia Saudita e dal Qatar. L'Independent osserva che un gruppo estremista islamico, Jabhat al-Nusra, dichiarato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti alla fine dello scorso anno, e che rivendica un'alleanza con Al Qaeda, è diventata una delle forze belliche meglio dotate, proprio grazie alla fornitura di armi e denaro da parte di Arabia Saudita e Qatar.Non è l'indisponibilità di queste due potenze regionali ad alimentare l'estremismo in Medio Oriente: al contrario, è proprio la loro azione a fomentarlo. Devono fare un passo indietro, non un passo avanti. E' l'appoggio di questi stati al jihadismo e ad altri estremismi che producono i tumulti e lo spargimento di sangue.Montgomerie non solo scrive per il Times, ma è anche ritenuto uno dei conservatori più autorevoli del Regno Unito. I suoi articoli sono giudicati un espressione dell'orientamento del governo, sebbene più morbidi della linea ufficiale.Se io fossi un jihadista, mi sentirei molto a mio agio. Se fossi un siriano che si oppone al dispotismo, mi sentirei molto solo. Se fossi Tim Montgomerie, smetterei di parlare.di Samuel Westrop Gatestone Institute.http://ilborghesino.blogspot.it/

Hamas gioca su due fronti
Hamas è sempre più impegnata sul fronte interno e su quello internazionale. Ieri il Times di Londra ha reso noto un rapporto secondo cui alcuni membri delle Brigate Ezzedin Al Qassam (braccio armato dell'organizzazione terroristica che governa dal 2007 la Striscia di Gaza, dopo il sanguinoso colpo di stato che ha esautorato dal potere gli amici-rivali di Al Fatah di Abu Mazen), alcune centinaia secondo un'altra fonte - sarebbero attivamente impegnate in Siria nell'addestramento del FSA, le forze paramilitari che si oppongono all'esercito regolare fedele ad Assad. Dunque non solo Hamas sostiene la causa dei ribelli, collaborando alla costruzione di tunnel che starebbero correndo sotto la stessa capitale siriana; ma ha un ruolo attivo in funzione di addestramento delle milizie che si oppongono al regime di Damasco. E' una metamorfosi completa, quella che ha caratterizzato negli ultimi due anni l'organizzazione sunnita, costola palestinese dei Fratelli Musulmani. Espulsa dalla Giordania, Hamas ha trovato accoglienza in Siria, ma lo scoppio della guerra civile e l'uccisione di diverse migliaia di palestinesi ha costretto gli integralisti islamici ad abbandonare il quartier generale di Damasco, trovando riparo nel Qatar di Al Jazeera, sponsor e media partner della "primavera araba". Malgrado abbia voltato le spalle alla Siria, una parte di Hamas ancora oggi mantiene contatti con l'Iran, che finanzia tuttora e sostiene attivamente Assad. Sul fronte interno il leader di Hamas, il fresco di corona Khaled Meshal, ha riconosciuto che la stessa primavera araba ha prosciugato le casse dell'organizzazione terroristica. Come suggerisce il blog Elder of Ziyon, il riferimento è appunto all'allontanamento dall'orbita siriana, che ha indispettito il protettore iraniano, il quale pertanto avrebbe deciso di chiudere i rubinetti finanziari.Hamas da un lato apprezzerebbe la riappacificazione con i rivali palestinesi di Al Fatah, che accedono ai copiosi e disinteressati finanziamenti internazionali; dall'altro ha chiarito che ciò non implicherebbe il riconoscimento di Israele, la rinuncia alla lotta armata e l'accettazione dei trattati internazionali sottoscritti dai palestinesi. Il che metterebbe l'Occidente in una oggettiva posizione di imbarazzo. Ma ci sarà tempo per discutere di questo...http://ilborghesino.blogspot.it/

Rende bene fare il terrorista 
L'organizzazione non governativa NRG ha reso note oggi importanti rivelazioni sull'uso dissennato delle finanze da parte dell'Autorità Palestinese, che da un lato appare in vistosa difficoltà finanziaria, al punto da tardare i pagamenti delle retribuzioni nei confronti dei pubblici dipendenti; dall'altro destina più del 4% del suo bilancio al sostenimento finanziario dei detenuti nelle prigioni israeliane dopo regolare processo, e delle relative famiglie. I sussidi erogati ai terroristi palestinesi sono parametrati agli anni di detenzione da scontare, e risultano addirittura triplicati appena due anni fa.I detenuti che scontano una pena compresa fra 5 e 10 anni ricevono un salario mensile di 4.000 shekel (NIS) al mese: circa 1.000 dollari, ben più della paga media mensile (2.700 NIS) di un poliziotto a Ramallah. I detenuti che scontano una pena di 25-30 anni ricevono ben 10.000 NIS al mese: ben più dei 9.000 NIS che rappresentano il salario medio di un lavoratore in Israele (molti dei quali provengono dallo stesso West Bank).Infine, chi si è macchiato di gravi reati, al punto da aver subito una condanna superiore ai 30 anni, riceve un vitalizio di ben 12.000 NIS, pari a circa 3.000 dollari; non sorprende che l'ufficio di collocamento dei terroristi sia sempre ben pieno: con tutti questi soldi in tasca, chi va più a lavorare? ne' desta stupore a questo punto il tentativo di fomentare disordini finalizzati a favorire la scarcerazione dei terroristi da parte del ministero di Giustizia di Gerusalemme: il denaro erogato a criminali e relative famiglie è davvero tanto.L'Autorità Palestinese impiega allo scopo circa 17.5 milioni di NIS - oltre 4 milioni di dollari - al mese: è retorico chiedere che questo denaro venga impiegato per i bisognosi, e non per i criminali? (Hat tip: Avi Mayer).
Le rivelazioni di NRG hanno creato imbarazzo e malumori nelle cancellerie europee. In Norvegia si sta infiammando il dibattito sui fondi versati periodicamente ai palestinesi, dopo l'intenso dibattito parlamente dello scorso mese. Il ministro degli Esteri di Oslo ha espresso tutto il suo disappunto in una visita ufficiale a Gerusalemme.Non è migliore la situazione a Gaza, da dove - malgrado il "cessate il fuoco" dello scorso novembre - continuano gli attacchi verso le città dell'Israele meridionale. L'ambasciatore di Gerusalemme all'ONU ha stigmatizzato le aggressioni, sollecitando l'intervento del segretario generale. Negli ultimi quattro giorni, i terroristi hanno lanciato da Gaza ben 11 razzi e colpi di mortaio, tentando di "capitalizzare" al meglio il ritorno alle scuole dopo le festività pasquali.La reiterata aggressività dell'organizzazione terroristica che governa Gaza dal 2007 serve a ben poco per domare il crescente malcontento della popolazione. Che ieri ha assaltato gli uffici dell'UNRWA - l'agenzia delle Nazioni Unite incaricata di fornire aiuti finanziari ai palestinesi - dopo la notizia che l'agenzia ONU avrebbe sospeso le erogazioni. Il portavoce locale dell'UNRWA ha denunciato la natura premeditata e senza precedenti dell'assalto agli uffici dell'agenzia, che rimarrà chiusa a tempo indeterminato. Il vicino stato ebraico continuerà a favorire l'ingresso di generi alimentari, beni di prima necessità e farmaci dai valichi di Erez e Kerem Shalom, e ad accogliere le famiglie palestinesi bisognose di cure mediche.http://ilborghesino.blogspot.it/

Il mondo perduto di Oszpizin (Auschwitz)

Questa è la storia di un piccolo mondo ebraico che la Storia ha voluto trasformare nel luogo simbolo del male e della memoria del mondo. Vorremmo che questo luogo fosse ricordato, da chi vuole richiamare alla memoria le vittime dello Shoah, anche per questo mondo scomparso. 

Alfons Haberfeld era un industriale che possedeva una fabbrica di vodka e liquori in Polonia; essa era una delle fabbriche più  importanti della città insieme ad un’industria chimica la  AgroChemia.  La fabbrica prosperava e lui partecipava spesso alle Fiere Internazionali del settore. Egli era anche il Presidente della locale Comunità Ebraica.Nel 1936 si era sposato con una ragazza ebrea di Cracovia, Felicia Spierer. Nel luglio del 1939, essi partirono per una Fiera negli Stati Uniti, lasciando la loro figlia di 2 anni, Francziska Henryka  insieme con i nonni materni .Erano negli Stati Uniti, quando appresero dello scoppio della guerra. Immediatamente si imbarcarono per fare ritorno;  48 ore prima di arrivare a Gdynia la loro nave fu costretta dalle autorità britanniche a fare scalo ad Inverness in Scozia;  essi non avrebbero più fatto ritorno nella loro cittadina. Dopo poco riuscirono ad avere i visti necessari e ritornarono negli Stati Uniti. Dopo poco non ebbero più notizie della loro famiglia. In seguito vissero a Baltimora e poi a Los Angeles, mantenendo vivo il ricordo del loro mondo perduto.Il loro paese  era una località destinata a diventare tristemente famosa: Oswiecim, chiamato anche familiarmente dagli Ebrei Oszpizin, un nome che ricorda gli Ushpisin, i sette ospiti che la tradizione vuole che siano ospiti nella Succà durante la festa ed in onore dei quali la Succà viene decorata e resa accogliente.Oswiecim era infatti sede, prima della guerra, di una vibrante comunità ebraica. Nel 1939 la cittadina contava circa 14.000 abitanti di cui 8.200 ebrei (circa il 60% della popolazione).Il 3 settembre del 1939 le truppe tedesche catturarono Oswiecim; la città fu rinominata Auschwitz e annessa al Reich insieme alla contea a cui apparteneva, la contea di Bielsko (Amtbezirk Auschwitz, Kreis Bieliz, Oberschlesien).La casa di 40 stanze degli Haberfeld fu trasformata nel quartier generale dell’esercito tedesco.  Una caserma dell’esercito polacco fu adibita inizialmente a campo per prigionieri; sarebbe poi diventata famosa come il campo di Auschwitz 1, con all’ingresso la scritta ormai divenuta un simbolo Arbeit macht frei.La figlia di Jacob e Felicia, Franciszka Henryka fu nascosta  insieme alla nonna nel ghetto di Cracovia,  ma purtroppo furono scoperte dai tedeschi  e mandate a morire a Belzec.Ad Oswiecim i tedeschi proibirono agli Ebrei di esercitare attività commerciali e incendiarono la grande Sinagoga;  fu nominato un Consiglio degli Anziani e inizialmente fu costituito un Ufficio Centrale per l’Emigrazione con lo scopo di aiutare gli Ebrei ad andarsene, dopo averli naturalmente depredati di tutti i loro beni. Un’emigrazione che  non ebbe mai luogo: all’inizio del 1941 le case degli Ebrei furono espropriate per i lavoratori dell’industria chimica IG Farben di Monowice (dove avrebbe lavorato tra gli altri anche Primo Levi) .La popolazione ebraica fu espulsa tra Marzo ed Aprile del 1941 e deportata verso le località di Chrzanów, Będzin and Sosnowiec. Nell’estate del 1942 i ghetti furono liquidati e gli Ebrei di Oswiecim vennero  inviati al campo di Auschwitz. Per un tragico scherzo del destino la maggior parte degli abitanti ebrei di Oswiecim trovarono la propria fine proprio nel luogo natio.Il 27 gennaio 1945, Auschwitz venne raggiunta dalle prime unità dell’Armata Rossa  all’inseguimento dell’esercito tedesco in ritirata.Uno sparuto gruppo di superstiti ritornò al paesello natio; erano solo 28 alla fine della guerra e 186 nel settembre del 1945. Ma tornare a vivere in un luogo chiamato Auschwitz evidentemente era difficile poiché le loro famiglie, le loro case e soprattutto il mondo che ricordavano come era prima dello Shoah era finito per sempre.  La maggioranza lasciò definitivamente la cittadina; nel novembre del 1946 vi erano solo 40 ebrei.Ma qualcuno decise di restare; Leon Schonker venne  eletto a capo della sparuta comunità ebraica e tentò di ricostruire l’azienda di famiglia, la famosa Agrochemia d’anteguerra. Ma non aveva fatto i conti con il nuovo regime comunista polacco. Nel 1949  venne arrestato e imprigionato per “abusi economici”. In realtà il regime voleva mettere le mani sui suoi beni Nel 1955 egli abbandonò definitivamente Oswiecim con la sua famiglia ed emigrò prima a Vienna, poi in Israele dove morì a Holon nel 1965 all’età di 62 anni.Szymon Kluger ebbe invece un destino diverso. Emigrato in Svezia nel 1945, nel 1961 tornò e si stabilì nuovamente ad Oswiecim nella vecchia casa natia,vicino all’unica sinagoga rimasta, la Chevra Lomdei Mishnayot, ultimo superstite degli abitanti ebrei; vi restò fino alla morte il 26 maggio 2000. Egli fu l’ultimo abitante Ebreodi Oswiecim e fu sepolto, a differenza di tanti suoi coreligionari nel locale cimitero ebraico.Eppure questo era stato uno dei tanti villaggi in Polonia in cui la vita ebraica era prosperata nel corso dei secoli.Le prime notizie di insediamenti ebraici sono del 1549, gli ebrei provenivano dalla Germania, dalla Boemia e dalla Moravia. La cittadina era situata sulla strada che portava il sale dalle miniere a Breslavia, così occupazione principale era il commercio del sale; alcuni si occuparono anche della fabbricazione delle bevande alcoliche.Come in tutta la Polonia,  il destino degli Ebrei dipendeva dai privilegi accordati dai Re, così a periodi di prosperità seguivano anche periodi oscuri; così nel 1563 il Re Zygmunt August (Sigismondo Augusto) emanò un decreto per proibire l’immigrazione di nuovi Ebrei e un anno dopo solo 5 Ebrei abitavano la cittadina. Anche le accuse di profanazione delle ostie e di omicidio rituale non mancavano.Tuttavia la comunità ebraica di Oswiecim  si sviluppò,  fu costruita la prima sinagoga e il cimitero e venne costituita la Kehillà divenendo uno dei 23 centri importanti della regione della Piccola Polonia (Malopolska); la vicinanza di Cracovia e di altri centri della Slesia aiutò questo sviluppo.Nel 1565 la cittadina subì l’invasione svedese. Fu rasa al suolo e ancora una volta si dovette ricominciare.Con la spartizione della Polonia la regione venne a far parte dell’impero austro-ungarica nella regione della Galizia. L’economia della città rimaneva tuttavia stagnante e si basava sull’artigianato, la fabbricazione di vodka ed il commercio del sale. Anche le guerre napoleoniche portarono un ulteriore sconquasso nella vita cittadina.Il vero punto di svolta si ebbe quando a metà del 19° secolo,  la città divenne un importante nodo con la confluenza di tre linee ferroviarie al confine di Austria, Russia e Prussia; quello che sembrò l’inizio della prosperità avrebbe invece avuto  pesanti conseguenze non solo per la comunità ebraica locale ma per l’intero ebraismo europeo. La presenza del nodo ferroviario fu uno dei fattori che fecero di Auschwitz una scelta ideale per trasportarvi gli Ebrei deportati.Sorsero nuove fabbriche  per la maggior parte appartenenti a Ebrei, fra questi  Jakob Haberfeld che fondò nel 1804 una fabbrica di vodka e liquori e la AgroChemia. La popolazione crebbe: nel 1910 vi erano 10.106 abitanti di cui il 52,9% ebrei.La comunità ebraica era composita, vi erano progressisti e tradizionalisti questi ultimi divisi fra Ortodossi e Hassidim. Shlomo Halberstam che fu rabbino capo di Oswiecim dal 1874 al 1879 fondò la corte dei Bobover Hassidim.All’inizio del 20° secolo vi erano 15 sinagoghe a Oswiecim e nei villaggi vicini. La vita ebraica prosperava anche dopo che la Polonia divenne indipendente thra le due guerre mondiali; vi erano attività sociali, religiose e culturali.Gli Ebrei lavoravano nel piccolo commercio e nell’artigianato. Il trasporto pubblico fu sviluppato da imprenditori ebrei e vi erano anche alcune fabbriche. La comunità ebraica era dominata da Ortodossi e Hassidim, questi ultimi seguaci dei Bobover e Sanzer Rebbe. Vi erano anche rappresentati i diversi partiti Sionisti e no.Alla vigilia della guerra questo piccolo mondo ebraico esisteva ancora. Lo Shoah lo distrusse definitivamente.Il ricordo di quanto passato ancora è nella memoria di quanti persero i propri cari e si salvarono diventando così i superstiti del genocidio perpetrato; molti di essi hanno trovato una nuova patria in Israele.Oggi esiste un Centro Ebraico ad Oswiecim con sede nell’edificio che ospitava  l’unica sinagoga rimasta la Chevra Lomdei Mishnayot. Il Centro Ebraico consiste in un Museo, una Sinagoga ed un Centro Educativo. Ma molti edifici storici non esistono più: così la casa e la fabbrica degli Haberfeld è stata abbattuta perchè  sul punto di crollare e l’edificio che ospitava la yeshivà dei Hassidim di Bobov non esiste più. La stessa sede del Centro Ebraico e l’adiacente edificio che fu abitato da Szymon Kluger è pericolante.Chi si reca a visitare Auschwitz per ricordare ed onorare quanti sono periti nello Shoah, visiti anche la cittadina e ricordi che questo fu un luogo di  vita e non solo di morte.di Raffaele Picciotto,http://www.mosaico-cem.it/
Commenti.  Alisa Majer:
Mio padre era nato ed è cresciuto ad Oswiecim; la sua famiglia erano chassidim di Rodomsk e industriali e quando scoppiò la guerra scapparono, ritrovandosi nella zona russa, dove furono mandati in Siberia. Dopo la guerra mio padre si stabilì a Milano e i suoi zii e cugini emigrarono in Canada: provarono a tornare a Oswiecim per recuperare i loro beni e vedere che ne avevano fatto delle fabbriche, ma si ritrovarono davanti a polacchi che li cacciarono. Mio bisnonno materno era uno dei dayanim a Oswiecim, non erano chassidim ma mitnagdim: rav Eliezer Landau e lui con sua moglie e tutti i figli, nuore e generi e nipoti, furono uccisi ad Aushwitz. Mio nonno si trovava ad Anversa e si salvò…Le persone anziane nelle foto sono il Dayan Eliezer Landau e sua moglie Sarah Feiga. L’uomo con la barba nera è un figlio, credo Nussen (Natan). L’uomo senza barba è mio nonno, Shlomo Landau Z”L, unico sopravvissuto della famiglia dopo la guerra. Abitava in Svizzera, a Zurigo, dov’è riuscito ad entrare in forma ufficiale eccezionalmente nel 1942, dove sua moglie e figli (tra cui mia mamma) vivevano già.Le donne nella foto sono una figlia e la nuora (col cappello), moglie di Nussen e i loro figli. La casa dietro agli uomini era la sinagoga Chevre “Kove’a Itim” di mio bisnonno, dove era Dayan (conosciuto come Dayan of Kety, R’ Eliezer Landau).





Il giorno 10/04 è uscito sul Corriere della Sera una recensione, "Quello schiaffo al mito Perlasca", di un libro oserei dire vergognoso. 
Ringrazio il sito "Informazione corretta" che è già intervenuto (vedi link):
Vi chiedo, se lo ritenete, di mandare una mail di protesta al Corriere lettere@corriere.it 
Personalmente ho inviato ai giornali e messo in rete questo comunicato:
"Sono rimasto allibito leggendo qualche giorno fa il libro ma soprattutto l'articolo del Corriere della Sera che gli fa sponda. Il libro è pieno di non verità, facilmente dimostrabili. Ne cito solo alcune che l'articolo (e il libro) fanno passare:
Giorgio Perlasca non poteva trattare perché non parlava tedesco e francese. Invece parlava tedesco e francese!Per l'ungherese, lingua ostica, aveva una interprete citata per nome e cognome nelle sue memorie (l'Impostore, Il Mulino 1996) e che ora vive a Montecarlo. Di Farkas, l'avvocato che curava gli interessi delle Legazione, Giorgio Perlasca ne parla diffusamente nelle sue Memorie, facilmente reperibili in libreria.... Di Sanz Briz esiste un dato di fatto: a inizio dicembre se ne va da Budapest destinazione Svizzera. Sino all'arrivo dei Russi in città chi regge la Legazione è Perlasca. Esistono centinaia di documenti scritti/testimonianze di salvati (ancor oggi viventi), della croce Rossa che testimoniano il tutto. Al signor Arcada che qualche mese fa era venuto a casa mia avevo fornito documentazione e fonti; vedo che nella migliore ipotesi non le ha lette ma ha interpretato la vicenda come un derby italo spagnolo per dimostrare i meriti di Sanz Briz. Che nessuno contesta attenzione perché sino a fine novembre resse e bene le sorti della Legazione iniziando il lavoro di protezione degli ebrei. Ma da inizio dicembre non era a Budapest. A proposito altre inesattezza: Sanz Briz venne proclamato Giusto non nel 1960 come indicato nell'articolo e quindi presumo nel libro ma nel 1991.....Che il sig Espada poi con una ardito revisionismo storico voglia fare in sostanza del "fascista" Franco un salvatore degli ebrei è un problema solo suo.A proposito il sig Espada sa che la Spagna conferì a Perlasca l'Ordine di isabella la Cattolica per quanto fatto?Detto ciò il libro (e l'articolo correlato) non merita altro che un sonoro silenzio, talmente superficiale, pieno di falsità, teso a dimostrare l'indimostrabile. Dispiace che un giornale serio e importante come il Corriere pubblichi senza controllo tali "notizie"
                                                                   Franco Perlasca

mercoledì 10 aprile 2013

La sinistra sintassi delle sassate all’ebreo 

Di Sherri Mandell,http://www.israele.net/
Ho ritardando la lettura dell’articolo “La sintassi interna dei lanci di pietre palestinesi”, pubblicato su Ha’aretz da Amira Hass, perché sapevo che mi avrebbe fatto male.Amira Hass ci dice che lanciare pietre è un diritto naturale e un dovere per chiunque sia soggetto a dominio straniero. Scrive che per i palestinesi “lanciare pietre è un’azione, ma anche una metafora della resistenza”: una figura allegorica che descrive l’assassinio di mio figlio.Secondo Amira Hass, l’assassinio a pietrate di mio figlio Koby non è solo un atto, ma una metafora. Il corpo adolescente di Koby è stato pestato a morte: cos'era, una similitudine o una metafora? Il pestaggio di un ragazzino a colpi di pietre è un'immagine della crudeltà, o è crudeltà pura e semplice? E lei, Amira Hass, fa l’apologia dell’assassinio di mio figlio o è "come se" la facesse?Forse Asher Palmer e suo figlio Jonathan sono stati uccisi per una sineddoche, la pietra come allegoria del braccio di un intero popolo, della rabbia palestinese? E la bambina (Adele Biton, 2 anni) che sta ancora lottando in ospedale fra la vita e la morte perché l’auto di sua madre è andata a schiantarsi contro un camion a causa delle sassate arabe, cos'è? Un gesto di resistenza?Mio figlio e il suo amico Yosef, due ragazzini rispettivamente di 13 e 14 anni uccisi a colpi di pietra: un nobile atto di resistenza contro i loro libri di scuola, i loro panini per la merenda, i loro compiti di matematica.Capisco quanto deve essere elettrizzante, per lei, scrivere una frase come quella, nel suo articolo: la sintassi interna del rapporto fra occupato e occupante. Il lancio di pietre come "un aggettivo applicato alla resistenza": trasfigurare la morte della propria gente in una grammatica di intriganti confronti, in una sintassi astuta e sinistra.Come deve essere bello, per lei, sentirsi così virtuosa con la vita di mio figlio Koby. Giacché, sebbene lei faccia cenno al fatto che i palestinesi dovrebbero usare altri mezzi di resistenza, lo afferma in modo così debole e in sordina che in pratica si traduce nell'apologia dell’assassinio di ebrei innocenti.Scrivendo in questa Giornata della Memoria della Shoà, mi vengono in mente altri che furono così spietati e indifferenti con la vita di innocenti ebrei. Sicché, cara Amira Hass, come dovrò chiamarla: complice o una che è "come" un complice? O dovrò chiamarla fiancheggiatore? O forse più semplicemente una persona che giustifica l’assassinio di ebrei innocenti?(Da: Times of Israel, 8.4.13)
Nelle foto in alto: Amira Hass, giornalista israeliana che vive a Ramallah (Cisgiordania), editorialista di Ha’aretz, tiene fra l’altro una rubrica fissa sul settimanale italiano “Internazionale”. Sherri Mandell, autrice di questo articolo, co-direttrice della Fondazione Koby Mandell che gestisce programmi per famiglie israeliane colpite dal terrorismo: http://www.kobymandell.org/

Cinema: Firenze, documentario su violenza sessuale in
Palestina
(ANSAmed) - FIRENZE, 8 APR - Violenza sessuale contro le donne nella societa' araba. Un tema molto difficile da indagare e di cui e' quasi impossibile parlare, a qualsiasi latitudine ci si trovi. Abeer Zeibak Haddad, autrice arabo-israeliana diventata regista "suo malgrado", ci e' riuscita, realizzando un documentario che per la prima volta porta alla luce storie di sofferenza e vergogna all'interno della societa' palestinese.Presentato in questi giorni al Middle East Now di Firenze, la rassegna del cinema mediorientale che ieri sera ha chiuso i battenti, "Duma" racconta la storia di quattro donne che hanno scelto di uscire dal cerchio del silenzio. Girata nel 2009, la pellicola ha aperto un dibattito nelle scuole e nelle universita' dei Territori e in Israele dove e' stata finora proiettata. Il tutto nasce da uno spettacolo di marionette messo in scena dalla stessa Haddad. Nel 2006, racconta ad ANSAmed, "ho messo su uno spettacolo di marionette, 'chocolate', in cui raccontavo la storia di una ragazzina che era stata violentata".Dopo essere stato presentato al Haifa Children's Theater Festival, dove riporta quattro premi, lo spettacolo inizia ad essere boicottato. "Da quel momento - prosegue - nessuno ha voluto piu' metterlo in scena". Un tema troppo scandaloso e di cui per la pace sociale era meglio non parlare, fa notare Haddad.E' a quel punto che l'autrice teatrale originaria di Nazareth decide di tradurre in immagini quello che sul palcoscenico non trova piu' spazio. "Quando ho iniziato a parlare in giro della mia idea in molti mi hanno dato addosso, dicendomi che non avrei trovato nessuna donna disposta a raccontare la propria storia davanti a una telecamera". Nel 2009 inizia a girare il documentario, attraversando da Nord a Sud i Territori palestinesi. Il sostegno economico arriva "dalla televisione israeliana e in parte dal progetto GreenHouse", istituzione cinematografica basata a Tel Aviv che realizza programmi di formazione dedicati ai giovani documentaristi del Mediterraneo e del Medio Oriente.Delle quattro donne che raccontano la loro triste vicenda, tre appaiono di spalle. "Nessuno fino a oggi a casa loro sa che hanno deciso di uscire dal cono d'ombra in cui per anni sono vissute", spiega Haddad. ''Per la pace sociale e famigliare alcune di loro per decenni non hanno emesso un suono, un fiato, su quanto subito. Abusate da parenti, o amici di famiglia". Uno scandalo che nella societa' palestinese e piu' in generale in quella araba non ci si puo' permettere. Anche per questo, prosegue, portare in giro il documentario nelle scuole e nelle universita' continua a essere molto difficile. "In alcuni villaggi dei Territori ancora oggi non siamo stati in grado di presentarlo. In altri, per scelta, ho preferito non farlo. Per tutelare queste donne coraggiose e evitare che potessero essere riconosciute da qualcuno". Finora, poi, non e' stato possibile proporre il filmato nemmeno in altri Paesi arabi. "Il pubblico arabo - replica - non e' pronto ad affrontare simili questioni.E il fatto che sia stato prodotto grazie al sostegno israeliano pone ulteriori problematiche". Finora, almeno nei Territori, il filmato e' riuscito a fare discutere. "Per questo ho deciso di non fermarmi e il progetto a cui sto lavorando ora affronta un altro tema scottante: i delitti d'onore nel mondo arabo".

Tel Aviv dinamica e sempre interessante. Dal 21 al 25 maggio s’inaugura la Fresh Design Fair

Il prossimo maggio insieme alla sesta edizione della Fresh Paint Fair verrà inaugurata la prima fiera di design: Fresh Design.Insieme alla ormai tradizionale appuntamento dedicato alla fiera dell’arte Fresh Design presenterà progetti selezionati di designer israeliani, gallerie e marchi leader.Giovani talenti creativi saranno invitati a partecipare alla fiera, come parte della Design Greenhouse, che presenterà le opere dei disegnatori più promettenti.La fiera si svolgerà in collaborazione con le istituzioni e le scuole di design più importanti, con a capo il Design Museum Holon, offrendo al pubblico una sintesi dello stato del design contemporaneo in Israele.Sei anni fa la Fresh Paint Fair è stata creata per catalizzare le attività nel campo dell’arte israeliana ed ha sempre riscosso un grande successo. Oggi la fiera estende la sua attività al settore del design, in risposta alle necessità del mercato del design israeliano. Gli obiettivi della fiera sono quelli di promuovere, dare un riconoscimento e generare reddito per i progettisti e professionisti di design; far conoscere al grande pubblico le migliori espressioni delle attuali tendenze di design e rispondere alla crescente domanda da parte del pubblico e dei collezionisti permettendo loro l’acquisto di articoli originali e innovativi. La Design Greenhouse servirà come trampolino di lancio per i designer emergenti. I luoghi in cui sono ospitati le due fiere vedranno lo svolgersi di una serie di eventi quotidiani: conferenze, colloqui e incontri con designer, artisti, curatori e professionisti dell’arte.Fresh Paint, la fiera d’arte contemporanea di Tel Aviv, si svolge ogni anno in un luogo diverso e inaspettato dove viene presentata al pubblico per la prima volta. Nel suo sesto anno, la fiera si terrà nel nuovo centro logistico Tel Giborim, nel Comune di Tel Aviv-Yafo, all’estremità meridionale di Tel Aviv. Questa è la prima volta che un centro di questo tipo si apre in Israele su iniziativa di un ente locale. È stato progettato per servire tutte le divisioni operative comunali: igiene, sicurezza, parco veicoli, approvvigionamento e logistica, ecc. ecc. Il centro è stato costruito secondo standard di sicurezza rigorosi e incorpora avanzati sistemi computerizzati, controlli d’ingresso e di uscita, tetti intelligenti e sistemi di backup indipendenti, che insieme assicurano il corretto funzionamento di tutto il complesso in caso di emergenza. Prima della sua inaugurazione ufficiale, il centro logistico ospiterà così la fiera Fresh Paint, trasformandolo per una settimana in un centro culturale a tutti gli effetti. Il Comune di Tel Aviv-Yafo ha messo a disposizione l’edificio per la fiera e sta fornendo la logistica e i mezzi necessari per realizzarla.Fresh Design comprenderà: • Opere di singoli designer, studi di design e gallerie d’arte. I progetti proposti dai designer israeliani in tutti i settori della progettazione.• Fresh Design Greenhouse: sulla base del modello di successo del Fresh Paint Greenhouse. The Design Greenhouse sarà un trampolino di lancio per i progettisti più promettenti. Un comitato di professionisti selezionerà i disegni. I commissari saranno: Yael Taragan, fashion designer e ricercatore, Dipartimento di Gioielleria, Bezalel Academy of Art and Design; Pini Leibovitz, designer, docente anziano di design industriale presso la Facoltà di Ingegneria Shenkar, Design e Arti; Architetto Yifat Finkelman, Dipartimento di Architettura, Accademia Bezalel di Arte e Design; Naama Steinbock, designer, docente presso l’Istituto di Tecnologia di Holon....................................................... http://denaro.it/blog/2013/04/09/tel-aviv-dinamica-e-sempre-interessante-dal-21-al-25-maggio-sinaugura-la-fresh-design-fair/