martedì 30 agosto 2011


Kanelbullar

Ingredienti per 20 Kanelbullar: 250 ml di latte; 25 gr di lievito di birra; 75 gr di burro; 650 gr di farina; 100 gr di zucchero; 1 cucchiaio di cardamomo in polvere;1/2 cucchiaino di sale; acqua tiepida quanto basta Ingredienti per il ripieno: 100 gr di burro; 50 gr di zucchero; 1 cucchiaio o più di cannella; 1 uovo o del latte per spennellare, granella di zucchero Preparazione: In una terrina sciogliere il lievito nell'acqua. In un pentolino sciogliere il burro e versarvi successivamente il latte. Versare il liquido tiepido nella terrina con il lievito e mescolare. Aggiungere sale, zucchero e cardamomo sempre mescolando. Aggiungere poi la farina gradualmente fino ad ottenere una pasta morbida e non appiccicosa. Lasciarla lievitare un'ora .
Impastarla di nuovo finché non diventa liscia. Dividerla in tre parti uguali e stendere le tre parti in rettangoli da 25 cm X 30 cm circa. Spalmare il ripieno nei tre rettangoli lasciando spazio su uno dei bordi lunghi per la chiusura e arrotolarli cominciando dalla parte più lunga. Porli, con la chiusura sotto, sulla carta da forno, coprirli e lasciarli lievitare finché doppi in volume (un'ora e mezza circa). Tagliarli in girelle di circa 1,5 cm, schiacciarli in modo da allargare le girelle, spennellarli con l'uovo decorarli con la granella di zucchero. Infornarli nel forno preriscaldato a 200°C per circa 10 min. Sullam 75


Lea Goldberg
La donna nella poesia ebraica di Myriam Labiausse


(articolo datato ma sempre attuale)
Attraverso gli interventi di due studiose-poetesse ed una lettura di poesie, il giorno 20 Maggio si è proposta la visione della figura della donna ebraica nel tempo. Donna vista più come simbolo da Tsippy Levine Byron o, come persona,da Suzana Glavaš, trattata però da entrambe le relatrici nel suo ruolo fondamentale di madre.L’ospite israeliana Tsippy Levine Byron ha concentrato il suo discorso sulla figura femminile e materna nella poesia della contemporanea Lea Goldberg mentre Suzana Glavaš ha rievocato l’originale vena artistica dell'ebrea tedesca Else Lasker Schüler, la maggior esponente dell’espressionismo tedesco. Attraverso i loro scritti le donne hanno preso parte attiva alla linea del tempo– ha sottolineato il rabbino Tsippy Levine Byron – passando dal compito esclusivo di educare i figli a liberatrici del proprio “essere” e coltivando pur
sempre i valori della tradizione. Un iter che a Roma parte da Anna de Arfino e Deborah Ascarelli, le prime donne a comporre poemi con temi religiosi nel XVIII secolo, per andare ad incontrare Sarah Sullam che scrisse 5 poesie un centenario dopo, e che vedrà infine, dopo l’indipendenza di Israele, l’ingresso delle donne nella poesia.Lea Goldberg, illustrata da Tsippy Levine Byron e definita “una grande poetessa” (nata nel 1911), dopo aver conseguito il dottorato di ricerca e trovato un posto di insegnamento all’università, deciderà di dedicare la sua vita alla scrittura. Tutt’oggi i suoi libri sono molto amati dai bambini, per i quali ha scritto numerose storie, ma anche dagli adulti che la ricordano per le sue poesie.Una delle più belle ed importanti è la poesia scritta Davanti al quadro di sua madre nella quale si delinea questa figura, unica persona che non le ha mai chiesto nulla e che l’ha cresciuta.Un’altra importante poetessa, quella delineata da Suzana Glavaš, è Else Lasker Schüler. Nata in una famiglia ortodossa-ebraica, ultima di sei figli, rimarrà segnata in giovane età dalla morte dei genitori e del fratello Paul. Si sposerà e divorzierà due volte ed esordirà in pubblico come disegnatrice e pittrice. Esponente dell’espressionismo tedesco, e fondatrice dietro le quinte della prestigiosa rivista “Sturm”, non scriverà mai in ebraico affermando tuttavia che il suo substrato linguistico era l’ebraico e che Gottfried Benn aveva ragione quando la definitiva “poetessa tedesca ed ebrea al contempo”. Predicherà per tutta la vita la pacificazione fra Ebrei, Cristiani e Arabi.A intervallare i richiami alle poetese trattate dalle studiose-poetesse Levine Byron e Glavaš, con una lettura delle poesie di Lea Goldberg, Else Lasker Schüler e Nelly Sachs, a cura di Paola Nasti, si è data voce anche all’opera poetica propria delle due relatrici, con versi sulla loro rispettiva identità femminile universale ed ebraica. Suzana Glavaš ha ricordato in ultimo la poesia “Il monumento alla madre” di Wladyslaw Szlengel, poeta ucciso nell’insurrezione del Ghetto di Varsavia,per rimarcare la forte presenza nella poesia ebraica della figura donnamadre anche nella sua dolorosa assenza.Sullam 75


Gli ebrei in Norvegia prima e dopo la strage
di Manfred Gerstenfeld
(traduzione di Angelo Pezzana)

Dopo la strage di Breivik, un insegnante israeliano che vive in Norvegia, David Katznelson, ha detto: " La Norvegia non è un posto ospitale per gli ebrei". Ha poi aggiunto che una volta qualcuno dipinse con lo spray una svastica sulla sua buca delle lettere, e che i suoi studenti ebrei avevano timore di rivelarsi in quanto tali. Ha anche osservato che quando in una riunione non sono presenti degli ebrei, i norvegesi si sentono liberi di dirne tutto il male possibile.In Norvegia gli ebrei sono meno di 2000, e hanno esperienze differenti. Chi ha figli in età scolastica spesso si chiede come si debba reagire ai frequenti attacchi che subiscono a scuola. E' meglio dirlo pubblicamente, oppure può causare danni maggiori ? Altri ebrei norvegesi affermano di non essersi mai imbattuti in un aperto antisemitismo.Durante la guerra a Gaza (2009-2010), si tenne a Oslo la più grande manifestazione antiebraica nella storia della Norvegia. Ne conosciamo i particolari grazie a Erik Eiglad, che si trovava lì in quel momento e che raccontò in un reportage in inglese quanto aveva visto. Dopo i disordini, una donna ebrea scrisse- in forma anonima - su Verdens Gang, il quotidiano più diffuso del paese, come erano cambiate le sue opinioni sulle autorità norvegesi:" In un paese democratico come la Norvegia, dove i diritti umani sono costantemente in primo piano, avevo sempre creduto che noi ebrei eravamo al sicuro .... dopo quanto è successo in Medio Oriente questo inverno, non mi sento più sicura ma in pericolo.... anche alcuni membri della nostra comunità hanno ricevuto minacce di morte, le misure di sicurezza intorno alla sinagoga sono aumentate .... la fiducia che avevo in chi guida questo paese non è più quella che avevo un tempo " La situazione della comunità ebraica nel suo insieme è diversa da quella dei singoli ebrei. Può sopravvivere solo con il sostegno del governo norvegese, che, fra le altre cose, garantisce la sicurezza anche fisica delle istituzioni ebraiche. Chi nella comunità ebraica norvegese aveva una decina di anni fa messo in guardia sulla crescita dell'antisemitismo, si era visto recapitare lettere contenenti proiettili.Per questo motivo la comunità decise di tenere un basso profilo. Durante la seconda guerra del Libano nel 2006, la sinagoga di Oslo subì un attentato da parte di un pachistano, tale Arfan Batthi, il cantore del tempio fu aggredito, il cimitero ebraico dissacrato, mentre molti ricevevano minacce antisemite al telefono o per letteraTanto che il governo aumentò le misure di sicurezza intorno agli edifici comunitari a Oslo e alla sinagoga di Trondheim, che divennero i luoghi più controllati della nazione. Oggi però è chiaro che il governo non trasse le dovute conclusioni da quanto accadeva e che forse gli ebrei non erano gli unici obiettivi di un odio a lungo sedimentato, e che misure di sicurezza avrebbero dovuto essere prese in tutto il paese.I leader della comunità ebraica di Oslo mi dissero lo scorso anno che devono sempre essere in buoni rapporti con qualunque governo. Questo significa che non si deve mai tirare troppo la corda perchè potrebbe spezzarsi. In situazioni come queste può succedere. Anne Sender, che è stata a capo della comunità, ha cercato di fare tutto quanto poteva, non riuscendoci sempre. Una di queste fu quando dichiarò al quotidiano Dagbladet che lei apprezzava molto il Ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere. Le dichiarazioni di Stoere confermano che è un antisemita part-time e un sostenitore indiretto del terrorismo contro Israele La tendenza anti-israeliana in Norvegia negli ultimi anni dimostra quanto la comunità ebraica debba tenere un basso profilo per quanto riguarda Israele. L'attuale governo assume spesso posizioni contro lo Stato ebraico, mentre è molto cauto verso il terrorismo palestinese, arrivando anche indirettamente a promuoverlo.Mentre c'è stata una auto-censura nella comunità ebraica, l'eccessivo odio contro Israele da parte del governo e della élite culturale sono così forti e frequenti, che alcuni ebrei non se la sono più sentita di rimanere in silenzio. Nell'autunno 2010, il governo norvegese ha sponsorizzato una mostra anti-israeliana dell'artista Hakon Gullvag a Damasco. Una delle "opere" uscì sul quotidiano Aftenposten. Il rabbino di Oslo, Yoav Melchior, scrisse al giornale che aveva dovuto nasconderlo a suo figlio, visto che nella prima pagina del supplemento culturale vi era stampata una bandiera israeliana con la stella di Davide insanguinata, soldati mascherati ed i palestinesi quali vittime. Una azione contro il silenzio dell'élite culturale norvegese di fronte ad una manifestazione di odio antisemita, mentre aveva invece reagito contro le vignette danesi su Maometto La situazione attuale in Norvegia, dopo la strage, si può definire confusa. Non è ancora chiaro come il governo e la società reagiranno nei tempi lunghi alla carneficina di Breivik. Possono convivere con il fatto che l'assassino è " uno di noi norvegesi ", oppure cercheranno altrove un responsabile ? Promuovere l'immagine prioritaria di Breivik come uno pro-Israele può essere una tentazione per chi si propone di irrobustire l'anti-israelismo dopo quanto è già stato fatto in molti anni. Alcuni norvegesi pensano che diventerà ancora più difficile in Norvegia stare dalla parte di Israele (6). Ne sono convinti anche amici non ebrei con i quali ho parlato.Ebbene, fra poche settimane il governo norvegese dovrà cominciare a combattere un antisemitismo ancora più grande nelle scuole, spesso anche fisicamente violento, che è stato in parte alimentato dalle stesse dichiarazioni governative e da una parte rilevante della élite culturale del paese.Informazione corretta, 6 agosto 2011


Droga dello stupro

Due ricercatori dell'Università di Tel Aviv hanno sviluppato un sensore in grado di segnalare con certezza la presenza della cosiddetta "droga dello stupro" nelle bevande consumate dai giovani nei luoghi di ritrovo. Le droghe in questione sono sostanze che hanno un effetto sedativo e di amnesia sulle vittime facilitando così il loro sfruttamento sessuale senza che ne siano conscie. Nessuno dei sistemi di identificazione finora in uso si è rivelato sufficientemente sensibile alla presenza di queste sostanze in tempo reale. Secondo il prof. Fernando Patolsky e il dr. Michael Yoffe, della facoltà di chimica, il sensore che essi hanno sviluppato si basa su segnali ottici di cambiamento. Quando un raggio di luce viene in contatto con una bevanda contenente la droga si verifica un cambiamento nel segnale che avverte l'utilizzatore. Il sensore è stato testato col 100% di successo su un campione di una cinquantina di cocktail di diffusa consumazione tra i giovani, alcuni dei quali contenevano la droga. Il sensore è capace di individuare bevande contenenti GHB (acido gamma-idro-butirico) e ketamina. I ricercatori stanno ora cercando di ampliarne la capacità di accertare la presenza di altre sostanze ipnotiche e sedative, come il Rohypnol, con risultati che, a loro dire, sono finora molto promettenti. I ricercatori, che hanno brevettato il loro sistema, intendono ora miniaturizzarlo, rendendolo non più grande della capocchia di uno spillo in modo da permettere a tutte le potenziale vittime di 'analizzarè le bevande a loro offerte senza che il loro partner se ne accorga.
da "Notizie su Israele" (swisscom, 2 agosto 2011)





domenica 28 agosto 2011

Milleottocentonovanta giorni dopo

Aviva Shalit, la mamma di Gilad, protesta davanti all'ufficio del primo ministro israeliano Netanyahu a Gerusalemme, nel giorno del compleanno del figlio rapito (foto di Baz Ratner / Reuters)

Uno strazio. Più che un compleanno. Un colpo al cuore. Più che un sorriso. Milleottocentonovanta giorni dopo siam sempre lì: alle prese con un ragazzo 25enne rinchiuso chissà dove, con due genitori ormai allo stremo e un governo smarrito, incapace di riportare a casa un suo soldato. Soprattutto: un suo figlio.Milleottocentonovanta giorni dopo, Gilad Shalit, nato a Nahariya il 25 agosto 1986, rapito in territorio israeliano il 25 giugno 2006 dai miliziani di Hamas, ecco, Gilad è sempre là. Fermo. Sospeso. In attesa, lui, di non si sa cosa, visto che ormai qui tutte le opzioni si sono dissolte nel vento caldo che brucia la gola e che soffia in un territorio martoriato più dai muri mentali che da quelli fisici, più dai proiettili verbali che da quelli veri e propri sparati ogni giorno. In attesa, noi, di capire se esiste ancora – in questo mondo – un minimo d’umanità. Un pizzico d’amor filiale. Un briciolo di pietas. Una goccia di sentimento. Qualsiasi sentimento.Milleottocentonovanta giorni dopo, siamo sempre qui. A celebrare l’ennesimo compleanno di un ragazzo che, in circostanze a lui meno sfavorevoli, il mondo non avrebbe mai conosciuto. Al massimo, l’avrebbe visto in qualche istantanea scattata dai fotografi, di quelle immagini che girano in un flusso senza sosta nelle agenzie stampa internazionali e che finiscono puntualmente sulla carta ogni volta che c’è una frizione tra israeliani e palestinesi.E invece. Milleottocentonovanta giorni dopo, siamo qui – sempre qui – a parlare di lui. A raccontare, a ricordare, a rinfrescare la memoria su una vicenda che sembra interessare più al popolo che ai politici, più a chi ha figli, fratelli, sorelle e nipoti, che a chi ha il dovere di garantire la sicurezza per ognuno dei suoi cittadini. Nessuno escluso.Buon compleanno Gilad. Ovunque tu sia. E chissà che, oggi che è il tuo compleanno, ma anche la fine del Ramadan, ecco, chissà che i tuoi carcerieri non decidano di mettere da parte il loro odio, la loro follia, la loro disumanità, per restituirti a mamma Aviva e a papà Noam. Loro ti aspettano nella nuova casa: una tenda sotto alla villa dei Netanyahu. Così da ricordare a “Bibi” giorno dopo giorno che c’è ancora un figlio da riportare a casa. E da riabbracciare.28 agosto 2011, http://falafelcafe.wordpress.com/

venerdì 26 agosto 2011


Foglie d’uva ripiene di riso

INGREDIENTI: 24 foglie d'uva larghe, 2 tazze piene (20 cucchiai) di riso crudo, ½ tazza d'olio, succo di 2 limoni, 2 cucchiai di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio d'anice comune, 3 once di menta fresca tritata, 1 cipolla grande, sale, pepe
PREPARAZIONE: Lavare le foglie d'uva e metterle in una ciotola. Versarci sopra dell'acqua bollente e lasciarle coperte per 10 minuti prima di scolare. Mettere il riso in un colino e lavare sotto l'acqua corrente. Friggere la cipolla in ½ tazza d'olio fino a che si sia dorata. Aggiungere il riso e le spezie e friggere per 10 minuti. Rimuovere dal fuoco,aggiungere tutti gli altri ingredienti eccetto il succo di limone, e la rimanenza dell'olio e mescolare. Nella parte interna di ciascuna delle 20 foglie d'uva mettere 1 cucchiaio del preparato. Richiudere ciascuna foglia saldamente (come un pacchettino) e premere sul palmo della mano. Questo rimuoverà l'eccesso di liquidi e assicurerà anche che le foglie rimangano chiuse durante la cottura e non sarà necessario legarle. Versare l'olio rimanente in una casseruola bassa. Disporre distese le rimanenti 4 foglie d'uva sul fondo della casseruola e metterci sopra le foglie d'uva ripiene ben chiuse.Versarci sopra il succo di limone e acqua fino a ricoprire il tutto. Mettere un piccolo piatto sulle foglie per evitare che si muovano durante la cottura. Coprire la casseruola con un coperchio e portare a cottura. Ridurre il fuoco e far bollire lentamente per ½ ora. Servire freddo come primo piatto o contorno ad un primo con vino bianco o rosé. Beteavòn. Sullam 33



Albondigas - Polpettine di manzo in fricassea


INGREDIENTI:Per le polpette: 500 gr. di manzo macinato; 2 spicchi d’aglio; 1 cucchiaio di coriandolo; 1 cucchiaio di cumino; 1 cucchiaio di prezzemolo tritato; 1 cucchiaio di menta tritata; 2 uova intere; Azzima pesta; Farina; 1 bicchiere di vino bianco secco; 3 cipolle; 100 gr. di olio extravergine d’oliva; Sale e pepe. Per la fricassea: 2 uova intere; Succo di 1 limone; 1 cucchiaio di prezzemolo tritato.
PREPARAZIONE: Tritare le cipolle e farle imbiondire in abbondante olio caldo. A parte tagliare a cubetti la carne ed aggiungerla alle cipolle. Salare, pepare e lasciar cuocere a fuoco moderato per circa 40 minuti.A parte, mettere in ammollo le azzime in acqua calda o nel brodo. Scaldare in una pirofila mezzo bicchiere di olio d’oliva e rivestirne il fondo con due delle azzime ammollata.Versare sullo strato così composto la carne con tutto il suo sugo e abbondante prezzemolo tritato. Ricoprire il tutto con le rimanenti azzime.In una ciotola sbattere le uova con il sale ed il pepe e versare il composto sul tortino. Far cuocere in forno a 180° C per circa 30 minuti.Beteavòn Sullam n34


Potage di Piselli

Questa ricetta si può realizzare sia per consumarla tutti i giorni, sia per una cena con ospiti, aggiungendo qualche ingrediente per raffinare il gusto.
INGREDIENTI: Piselli surgelati (1 scatola da 500g), grana grattugiato (4 cucchiai), prezzemolo tritato (3 cucchiaini),latte o panna (1/2 l), olio extra vergine d’oliva (3 cucchiai), sale.
PREPARAZIONE: Cuocere i piselli in una antiaderente, con olio e sale, per 40 minuti, aggiungendo ogni tanto dell’acqua (in tutto 3 bicchieri). Frullare il tutto aggiungendo la panna o il latte in modo da ottenere una crema semiliquida. Se è troppo densa aggiungere poca acqua. Rimettere al fuoco, cuocendo ancora 30 minuti a fuoco basso ed aggiungendo il prezzemolo. Servire caldo con grana ed olio crudo.A piacere si possono aggiungere dei crostini piccoli di pane arrostito ed agliato o delle foglie intere di basilico o ancora una spolverata di noce moscata.Variante con i peperoni:Si usano i peperoni al posto dei piselli e si fanno cuocere in padella, prima di frullarli, per 40 minuti. L’altra variante è che in questa ricetta non è consigliata la noce moscata.Sullam n.34