mercoledì 5 ottobre 2011


Gli ebrei nel regno sabaudo

Nel parlare d’unità d’Italia una nota di merito va a Gianfranco Moscati che ha appena pubblicato un nuovo catalogo:“Gli ebrei sotto il regno sabaudo. Combattenti, Resistenza, Shoah”.
Il catalogo raccoglie una serie di documenti collezionati da Moscati che dimostrano quanto gli ebrei fossero attivi nella vita politica italiana, anche prendendo parte alle guerre risorgimentali, entrando così nella storia del loro paese, ma anche ai conflitti in Libia, Etiopia, Prima guerra mondiale e nella resistenza.Attraverso questo volume si potranno quindi ripercorrere i passi degli ebrei italiani, dall’emancipazione, con lo Statuto Albertino del 1948, alla partecipazione alla vita politica del paese, fino ad arrivare alle discriminazioni e alle persecuzioni. Un catalogo che come scrive nella bella introduzione Pia Jarach “[…] è senza dubbio un contributo prezioso per tutti coloro che credono che il futuro possa essere migliore. Non smettendo mai di imparare e di ricordare sia le grandi vittorie, che gli errori più tragici, scritti fra le righe di una semplice lettera, su una medaglia al valore o su un manifesto propagandistico.”Il volume, circa 70 pagine a colori, sarà come di consueto stampato e venduto a chi ne farà richiesta, i proventi della vendita saranno interamente devoluti in parti uguali a favore dei bambini delle associazioni che Gianfranco segue da anni, Alyn, l’ospedale pediatrico di Gerusalemme e Gioco, immagine e parole, la ludoteca di san Giovanni a Teduccio.Da questo nuovo catalogo sono stati realizzati alcuni pannelli che andranno ad ampliare la mostra “Per non dimenticare la shoah”, già esposta da Gianfranco nelle principali città italiane. La mostra così arricchita è a disposizione (a fronte del pagamento della sola assicurazione e spese di trasporto) di qualunque ente voglia esporla.Per informazioni sull’esposizione e per l’acquisto dei cataloghi potete inviare una mail direttamente all’indirizzo sullamnapoli@gmail.com, la redazione provvederà a fornire maggiori informazioni.Si informa che lunedì 12 settembre si è svolta l’’Assemblea elettorale dell’Associazione Italia-Israele nella sede dell’Associazione “Oltre il Chiostro”. Ivi, in presenza del Consiglio Direttivo uscente, si è proceduto a votare per l’approvazione del sistema elettorale proposto dal Presidente uscente, Giuseppe Crimaldi, che prevedeva il voto per liste di Consiglieri già determinate. È stata presentata un’unica lista, per un Consiglio Direttivo composto da Giuseppe Crimaldi (Presidente), Ottavio Di Grazia e Luciano Tagliacozzo (Vice-Presidenti), Suzana Glavaš e Diego Guida (Probiviri), Francesco Lucrezi (Segretario Tesoriere).Si è votato per alzata di mano, e la lista è stata approvata all’unanimità.A votazione ultimata, il Consiglio ha accolto con piacere la proposta di iscrizione da parte di Giuseppe Reale, Presidente di “Oltre il Chiostro”, al quale ha offerto la tessera di Socio onorario, rinnovando i ringraziamenti per la cortese ospitalità.In apertura di seduta, invece, si è data pubblica lettura del messaggio di sostegno inviato da Rav Scialom Bahbout, a cui tutti i presenti hanno inviato un caloroso saluto e ringraziamento.Claudia Campagnano, Sullam n.79

George Gershwin

Ebraismo e modernità


Nella discussione sul rapporto tra ebraismo e cultura moderna, svoltasi lo scorso 4 settembre, in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, alla Comunità ebraica di Siracusa (alla quale abbiamo già fatto cenno, su queste pagine, lo scorso mercoledì 14 settembre), un problema particolarmente interessante che è stato affrontato è quello dei diversi linguaggi dell’arte e della scienza che sono stati attraversati, nel corso del Novecento, dalla creatività ebraica. Essa, come è noto, ha permeato profondamente di sé tutti i campi della cultura umana, dalla musica (con Mendelsohn, Mahler, Gershwin, Schönberg, Stockhausen, Berlin, Dylan…) alla letteratura (Proust, Brecht, Bellow, Kafka, Canetti, Celan, Miller, Morante, Svevo, Saba, Agnon, Vassily Grossman, Isaak e Israel Singer, Némirovsky, Carlo e Primo Levi…), dall’arte figurativa (Chagall, Liechtenstein, Lucien Freud, Rauschenberg…) alle scienze (Einstein, Freud, Sabin, Gödel, Bettelheim, von Neumann, Oppenheimer, Durkheim, Lévi-Strauss, Mauss, Levi Montalcini…), dalla filosofia (Rosenzweig, Buber, Scholem, Adorno, Neher, Aron, Levinas, Barth, Marcuse, Sartre, Benjamin, Arendt, Derrida…) alla storiografia (Juster, Lenel, Momigliano, Volterra, Sereni, Finley, Rabello…), dal cinema (fratelli Marx, Eisenstein, Polansky, Allen, Spielberg, Lewis, Brooks, Mathau…), all’architettura (Mendelsohn, Neufeld, Liebeskind…) alla fotografia (Capa, Newton…). Non è certo esagerato affermare che la cultura moderna, nel suo insieme, è figlia dell’ebraismo: basti pensare, al riguardo, alla semplice esistenza della psicanalisi e della teoria della relatività, dell’antropologia e dell’esistenzialismo, della musica dodecafonica, del cinema sperimentale e dell’arte informale.Ma, a voler ripercorrere i tumultuosi e contorti percorsi compiuti, in Europa e in America, dall’intelligenza ebraica (quantunque secolarizzata, deviata, eretica, contaminata ecc. ecc.), si potrà notare che i risultati più prodigiosi si sono registrati, volta per volta, in campi differenti e in tempi diversi, come se la fiaccola del genio fosse passata, in una tacita staffetta, dalle mani degli scienziati a quelle degli artisti, per poi tornare nuovamente sul terreno della scienza, e così via. Non è, certo, qualcosa che si possa misurare con esattezza, ma è innegabile, per esempio, che ci siano stati degli anni in cui i filosofi ebrei hanno rappresentato la punta più avanzata del pensiero mondiale, e altri anni in cui la genialità ebraica ha alimentato nuove forme di espressione nelle arti plastiche e figurative. Ciò, probabilmente, non è dipeso dal caso, ma, almeno in una certa misura, dalle diverse capacità di ascolto maturate, nei vari contesti, in determinati momenti storici. Oggi, per esempio, non sembra essere più il momento di una “filosofia ebraica”, essendosi, forse, esaurita l’investigazione sul “non senso”, o sul “senso perduto”, e non essendo stato ancora trovato un nuovo, possibile orizzonte di significato. O anche perché, forse, la funzione dei filosofi è oggi affidata agli scrittori, le cui pagine, scritte in America (con Foer, Krauss, Roth) e in Israele (Oz, Appelfed, Yehoshua), assolvono, sempre più, quei compiti di ricerca esistenziale e morale (sull’“essere” e il “dover essere”) un tempo tipico appannaggio della filosofia. L’eterna oscillazione dell’anima ebraica, per esempio, tra particolarismo e universalismo, fedeltà a una specifica tradizione e appartenenza all’umanità tutta, è stata espressa, nel secolo passato, da pensatori come Neher e Levinas, con parole che restano ancora insuperate. Ma la stessa rappresentazione emerge oggi, in modo potente, drammatico e doloroso, negli impietosi romanzi (come Pastorale americana o Il teatro di Sabbath) di Philip Roth.Francesco Lucrezi, storico http://www.moked.it/


Con i Giusti a San Zenone
Una straordinaria storia di solidarietà, celebrata questa mattina con cerimonia solenne nel comune veneto di San Zenone degli Ezzelini dove, alla presenza tra gli altri del consigliere dell'ambasciata di Israele in Italia Livia Link, sono stati nominati Giusti tra le Nazioni monsignor Oddo Stocco (nella foto), arciprete di San Zenone degli Ezzelini negli anni del nazifascismo, e due membri della comunità ezzelinese, Idda Mozzachiodi in Colbertaldo e Pierina Gazzola Lessio (quest'ultima ancora in vita), attivi insieme a molte famiglie del luogo nell'opera di protezione di oltre una cinquantina di perseguitati ebrei in fuga dai persecutori. La vicenda, portata recentemente alla luce da Antonio Busatto e da Gildo Pellizzari, racconta di una comunità coesa e solidale nello scegliere coraggiosamente di opporsi alle direttive del regime. Una comunità minacciata che lo stesso don Stocco più volte riuscì a proteggere dalla repressione e che fu protagonista di eroismi individuali e collettivi che sono stati raccolti e documentati da Busatto in una pubblicazione che vedrà presto la luce e i cui proventi serviranno a finanziare l'Orfanotrofio Saint Vincent di Niamey in Niger dove nel 2007 è stata affissa una targa in ricordo dell'eroico sacerdote. «Qualsiasi sbandato, fuorilegge, perseguitato ebreo, la cui vita era in pericolo, si rivolgeva al sacerdote e trovava la Sua pronta e cara protezione. Bastava una sua parola per aprire le porte di ogni contadino dove trovava il profugo la sua nuova casa con la più grande ospitalità» scrivono a don Stocco in una lettera, datata 8 dicembre 1945, tre ebrei di Cracovia che al prete, oggi Giusto, devono la vita.http://www.moked.it/


Il Nobel rende omaggio a Israele e premia Shechtman per la scoperta dei quasicristalli

Assegnato questa mattina il premio Nobel per la Chimica 2011. Vincitore del prestigioso riconoscimento l'israeliano Dan Shechtman, professore di scienze materiali al Technion Institute of Technology e all'Iowa State University. Decisiva per l'attribuzione del premio la scoperta dei quasicristalli, forme strutturali ordinate ma non periodiche individuate grazie a un lavoro di ricerca iniziato nel 1982 e portato a termine nonostante alcune perplessità espresse più volte nel passato da esponenti della comunità scientifica. “Il professor Shechtman - si legge nel comunicato diramato dall'Accademia Reale delle Scienze di Svezia - ha fondamentalmente alterato il modo in cui la chimica considera la materia solida. A differenza di quanto si riteneva ha scoperto che gli atomi possono disporsi in una forma non periodica. Si tratta di una scoperta estremamente controversa ed è per questo motivo che gli venne chiesto di lasciare il suo gruppo di ricerca. Tuttavia la sua battaglia a difesa delle proprie idee ha costretto gli scienziati a riconsiderare le loro concezioni sulla natura stessa della materia”. La notizia della vittoria di Shechtman ha suscitato molte reazioni di entusiasmo in Israele dove i Nobel per la Chimica salgono così a quattro unità complessive (undici se si considerano tutte le discipline) dopo i successi di Ada Yonath (2009), Aaron Ciechanover (2004) e Avram Hershko (2004). Tra gli altri ha espresso la propria soddisfazione il ministro con delega all'educazione Gideon Sa'ar, che ha definito il traguardo raggiunto da Shechtman “un grande motivo d'orgoglio per il sistema educativo e per l'intero Stato d'Israele”. L'assegnazione del Nobel per la Chimica segue di poche ore l'attribuzione del premio Nobel per la Medicina al francese Jules Hoffmann e a due medici ebrei, l'americano Bruce Beutler e il canadese Ralph Steinman. Nel caso di Steinman, deceduto pochi giorni prima del conferimento del premio, la direzione del Nobel ha confermato ieri l'iscrizione nel registro dei vincitori.http://www.moked.it/


Voci a confronto

Tutti i quotidiani di oggi, il GR ed i TG, hanno dedicato un commosso ricordo ad Ida Marcheria: con lei scompare una delle ultime testimoni di Auschwitz, dove venne deportata giovanetta a solo 14 anni. Vide morire subito la mamma e una sorella, più tardi il Padre e tanti altri, mentre lei si aggirava, per selezionarli, tra i vestiti e gli altri oggetti dei tanti trucidati.La notizia che viene riportata oggi da tutti i giornali è quella dell’incendio appiccato da criminali ad una moschea in Israele; la prima moschea che viene incendiata in Israele (senza dimenticare le alcune incendiate in Giudea e Samaria). Netanyahu ha immediatamente condannato l’episodio ed ha invitato la polizia a fare ogni sforzo per identificare ed arrestare i colpevoli. Il presidente Peres si è recato commosso sul posto. Questa è la realtà dei fatti, e non si deve neppure tacere che gli attentatori si sono forse voluti vendicare per un altro crimine rimasto finora impunito: quello della morte del rabbino Palmer e del suo bellissimo bambino (morte dovuta ad una pietra di nove chili che ha colpito alla testa il padre alla guida della propria automobile). Simili rappresaglie non sono ammissibili in uno stato di diritto, ed i governanti israeliani ne sono ben consapevoli, ma è interessante vedere come i quotidiani italiani ne scrivono oggi.Francesco Battistini sul Corriere (che già nel sottotitolo evidenzia la “rappresaglia”) non perde l’occasione di dubitare delle cause della morte dei Palmer, scrivendo che solo “per la polizia” la causa sarebbe appunto dovuta ad una pietra. Per l’incendio Battistini sa già che i colpevoli sono i “coloni”, che per di più sono certi “di restare impuniti”. Procedendo nella lettura, si trova che Battistini parla di un rabbino di Safed che avrebbe spinto alla vendetta. Non saprei se questo rabbino abbia detto ciò (e se lo ha fatto è singolarmente colpevole), ma so che Safed non è una colonia (a meno di considerare colonia tutta la Israele del ‘48, come ha detto Abu Mazen a New York quando ha parlato di occupazione che dura da 63 anni). Dopo aver ancora parlato di “occupazione illegale di più di 100 aree palestinesi” (Battistini avrebbe bisogno di seguire un corso di diritto), inganna ancora il lettore del Corriere, in chiusura, con la trascrizione delle parole del ministro della difesa USA Leon Panetta che ha sì invitato le due parti a riprendere il dialogo, ma lo ha fatto parlando a Ramallah di fronte ad un Abu Mazen che il dialogo non lo vuole, e non quando incontrava Netanyahu e Barak. Non vi è da stupirsi che ancora peggiore sia l’articolo di Mi. Gio. sul manifesto che, parlando della pietra che ha ucciso il rabbino Palmer, scrive che era stata “fatta rotolare”, secondo la ben nota regola che anche la scelta delle parole influenza il lettore. Asettica la breve dell’Osservatore Romano che scrive dell’incendio della moschea “in seguito alla morte di un rabbino”. Il Fatto Quotidiano parla dei governanti israeliani definendoli “una casta”; sarà anche vero, ma il giornalista dimentica di dire che è la regola nel mondo intero. Ancora sulla visita di Panetta in Medio Oriente, un editoriale del Foglio scrive che “il gigante americano ed il bambino israeliano hanno bisogno l’uno dell’altro”; è vero, ma l’autore ha dimenticato l’Europa che, ancora più dell’America, ha, senza rendersene conto, un disperato bisogno di Israele e della sua sopravvivenza.Sempre da Israele, Uri Avnery inizia e termina il suo articolo dedicato alla nuova leader socialista Shelly Yacimovich parlando dell’ammutinamento dell’equipaggio del Titanic mentre il transatlantico stava cavalcando le onde. Una socialista che si preoccupa solo dei problemi sociali e non di quelli nazionali non raccoglie ovviamente i favori del giornalista del manifesto, giornale da sempre attento agli ebrei morti, ma indifferente alla sorte di quelli vivi, che stanno appunto navigando sul Titanic. E per il Manifesto, Michele Giorgio assiste ad una seduta del tribunale che processa i complici, sopravvissuti, degli assassini di Arrigoni; l’attento cronista registra, senza critiche, il fatto che uno degli accusati sia oramai libero cittadino, e parimenti non si scompone per la discrepanza tra testimonianze e documenti agli atti. Egli preferisce “aspettare il momento in cui gli imputati saranno chiamati a spiegare le ragioni che li hanno portati a sequestrare Vic”. Già, parliamo solo di sequestro, ed aspettiamo fiduciosi in una giustizia super partes.A questo punto raccomando ai miei lettori, desiderosi di essere bene informati, di leggere David Harris che, su l’Opinione, fa una attenta disamina del discorso pronunciato da Abu Mazen all’ONU; dice tante sacrosante verità che troppi giornalisti italiani hanno preferito ignorare.Carlo Panella su Libero dedica il suo articolo ai 100.000 copti già costretti dai salafiti ad abbandonare l’Egitto dove i loro antenati vissero da sempre, da prima dell’arrivo dell’islam. Quella popolazione, che conta tra otto e dieci milioni di abitanti, è una grande minoranza mai scesa in politica, e quindi le difficoltà che oggi deve affrontare sono solo dovute all’estremismo religioso. Purtroppo per loro sono ignorati da un Occidente che promette 40 miliardi di dollari di aiuti (20 ai soli Egitto e Tunisia), senza imporre alcuna condizione che assicuri la libertà religiosa. Daniele Raineri sul Foglio descrive le vicende di un egiziano condannato ad 8 anni per il suo pacifismo (che lo porta anche a disconoscere le colpe degli israeliani), e che ora rischia la morte avendo iniziato da tempo un disperato sciopero della fame; intanto un israeliano, andato ingenuamente al Cairo che credeva città davvero amica grazie alla primavera araba, pur riconosciuto innocente dei crimini che lo hanno portato in prigione, deve aspettare che Panetta, in arrivo anche nella capitale egiziana, offra nuovi aiuti per poter ottenere la sua giusta libertà.Parlavo la settimana passata della storia di David Gerbi, tornato nella sua Tripoli; lo abbiamo visto, l’altro giorno, ripreso dai TG mentre pregava nella sinagoga, ma subito il suo progetto è stato bloccato dalla sempre provvidenziale “mancanza dei necessari documenti” che nessuno può, evidentemente, fornire nella Libia attuale.
Su l’Opinione, infine, si può leggere del convegno organizzato dalla instancabile Fiamma Nirenstein che ha riunito a Roma, tra gli altri, il ministro Frattini ed il Presidente Riccardo Pacifici.Emanuel Segre Amar http://www.moked.it/


Aperto il Museo delle cere

E' stato appena inaugurato, nella città israeliana di Eilat, il museo delle cere all’Imax Theater 3D. Agli occhi dei visitatori si apre una galleria di oltre 150 sculture di cera, che ritraggono star internazionali tra cui Robert De Niro e Angelina Jolie, personaggi entrati nel Guinness dei primati, icone della mitologia greca e delle antiche leggende. L’Imax Theater offre oggi anche la possibilità di assistere a proiezioni di film in 3D su uno schermo eight story high con un impianto digital sound da 12 mila watt. Situato nel centro di Eilat, l’Imax è facilmente accessibile e a breve distanza dai principali hotel sulla spiaggia nord di Eilat. Turisti e visitatori possono anche optare per lo speciale biglietto valido tre giorni, che permette di accedere a varie proiezioni di film in 3D e di visitare il Museo delle cere. http://www.moked.it/


ebrei romani e Risorgimento
Gli ebrei e l'orgoglio di essere italiani

Gli ebrei italiani hanno chiaro il significato della loro partecipazione determinante alla formazione dell'identità nazionale. Ma non altrettanto può dirsi per quanto riguarda la consapevolezza della popolazione italiana. Salutando i molti studiosi raccolti a Torino nella prestigiosa sede dell'Archivio di Stato per partecipare al convegno "1848-1914. Gli ebrei e l'orgoglio di essere italiani", il sindaco di Torino Piero Fassino (nell'immagine assieme ai vicepresidenti dell'UCEI Claudia De Benedetti e Anselmo Calò e al presidente della Comunità ebraica Torinese Giuseppe Segre) ha tenuto a ribadire come sia necessario offrire riconoscimento e spazio alla vicenda degli ebrei italiani.Numerosissimi gli spunti storici affrontati dagli intervenuti. Fra gli interventi in agenda, sotto la presidenza di Franco Segre e Tullio Levi, quelli di Maddalena Del Bianco (Nuove figure di rabbino nell’età dell’emancipazione e dell’Italia unita), Giovanni Miccoli (La Chiesa, lo Stato e gli ebrei nell’Italia liberale), Micaela Procaccia (Conservare, ricordare e raccontare: il Bel Paese degli ebrei italiani), Cristiana Facchini (Religione e libertà nella cultura ebraica liberale), Carlotta Ferrara degli Uberti (L’appartenenza alla nazione nell’autorappresentazione della stampa ebraica), Ulrich Wyrwa (Il peso e le forme dell’antisemitismo politico), Tullia Catalan (L’integrazione degli ebrei dopo l’emancipazione: un percorso non lineare).Nel corso del convegno anche la presentazione del volume di studi "Gli ebrei e l'orgoglio di essere italiani" (Zamorani editore) a cura di Fabio Levi che raccoglie le letture commentate di scritti di personaggi ebrei del Risorgimento organizzate dalla Comunità torinese e dall'Archivio Terracini. Fra i tanti saluti, in apertura dei lavori, anche quelo della vicepresidente UCEI De Benedetti, che ha dedicato poche parole per ricordare l'editore Angelo Fortunato Formiggini. All'indomani delle leggi razziste "in una mattina densa di nebbia del 29 novembre 1938 - ha detto - si buttò dalla Ghirlandina, la storica torre della città di Modena, gridando «Italia, Italia, Italia». Era ebreo ma non si uccise per questo, si è tolto la vita perché volevano ridurlo a essere «soltanto» un ebreo. Voleva essere un uomo, un italiano per nazionalità, cultura e radici italiane". http://www.moked.it/

A Taybeh l’Oktoberfest in salsa palestinese

Bevi che ti passa. Tra fiumi di birra, canzoni, balli e tanti falafel serviti caldi lo scorso fine settimana a Taybeh, cittadina cristiana della Cisgiordania, è andata in scena la settima edizione dell’Oktoberfest palestinese. Proprio così: una festa della birra nel cuore del Medio Oriente. Dove viene prodotta e commercializzata la “Taybeh beer”, l’unica variante palestinese.Migliaia di curiosi e appassionati della birra sono arrivati non solo dalla West Bank, ma anche da Israele e dall’Europa. Non sono mancati nemmeno i ragazzi della sinistra di Tel Aviv, sempre presenti nelle occasioni che vedono coinvolte realtà palestinesi.Dalle 11 del mattino alle 10 di sera, di fronte al municipio di Taybeh migliaia di litri di birra l’hanno fatta da padrone sabato e domenica (foto sotto scattate da Mati Milstein). Con tanto di musica brasiliana all’inaugurazione a cura del trio Rodrigo Lessa, con un corpo di ballo arrivato apposta dallo Sri Lanka e la band spagnola dei Metal Cambra. Poi, certo, c’erano pure loro, i ragazzi del gruppo folcloristico della località palestinese. E il circo. Le arti marziali. E altro ancora. C’era anche un sacco di cibo locale, senza distinzioni di bandiera.

Insomma, una festa. Una gran festa. Mentre tutt’intorno le cose erano in subbuglio. Per dire: negli stessi momenti a Ramallah si chiedevano cosa farne delle aperture al dialogo del premier israeliano Netanyahu. Più a nord, poi, andava a fuoco una moschea, la prima in pieno territorio israeliano. Mentre più vicino gl’insediamenti brulicavano di strani personaggi che inneggiavano alla rivolta contro palestinesi e Gerusalemme. Personaggi che così come sono arrivati, poi sono spariti.Certo, non che dentro Taybeh le cose siano andate come speravano gli organizzatori. C’è stato pure qualcuno che ha criticato l’iniziativa. La componente musulmana non ha gradito. Non solo per il fatto che si trattava di una festa in onore di una bevanda alcolica. «Questo Oktoberfest ci scombussola la vita, ma questo non importa ai produttori della Taybeh Beer», ha scritto un lettore sul sito dell’agenzia palestinese Maan News. «Questa cosa non aiuta la nostra economia», ha aggiunto un altro.Solo che poi è stato tempestato di critiche da chi all’iniziativa c’è stato. «Guarda che l’alcool sarà pure vietato dall’Islam, ma a Taybeh sono arrivati un sacco di musulmani solo per bere birra», ha replicato Martha di Beit Ummar. Aggiunge una stoccata: non solo hanno bevuto, «ma hanno anche fatto commenti volgari sulle attiviste con i capelli biondi». Via così, insomma. Fino alla proposta di due israeliani, Elena da Tel Aviv e Aron da Gerusalemme: «La prossima volta, quando Netanyahu e il presidente palestinese Abbas si siederanno al tavolo dei negoziati, sarebbe meglio servire loro la birra Taybeh, magari li aiuterà a mettere da parte le loro divergenze». http://falafelcafe.wordpress.com/ 4 ottobre


martedì 4 ottobre 2011


Netanyahu: negoziati con i palestinesi

Un passo avanti, due indietro: la ripresa di negoziati di pace israelo-palestinesi, perorati con forza ed autorità dal Quartetto il 23 settembre scorso, non sembra avvicinarsi nemmeno dopo l’annuncio di Benyamin Netanyahu di aver ieri ottenuto dal proprio governo il tanto atteso «via libera».Ma se il premier israeliano sperava di sentire da Ramallah espressioni di incoraggiamento, si è presto dovuto ricredere. I dirigenti palestinesi sono invece partiti alla controffensiva esigendo da Israele passi concreti «e non più solo belle parole», aprendo il fuoco anche in direzione del rappresentante regionale del Quartetto: l’ex premier britannico Tony Blair che ormai a Ramallah viene beffardamente definito «un membro di second’ordine del governo israeliano».A coronare il quadro scoraggiante sono sopraggiunte una profonda crisi di fiducia della cancelliera tedesca Angela Merkel nei confronti di Netanyahu («reo» di aver annunciato l’estensione di progetti edili ebraici a Gerusalemme Est proprio mentre la Germania su sua richiesta stava conducendo uno sforzo diplomatico per bloccare la domanda della Palestina di piena adesione all’Onu), e un’altra crisi di fiducia dell’Anp nei confronti degli Stati Uniti dopo aver appreso che il Congresso potrebbe congelare 200 milioni di dollari di aiuti ai Territori per «punire» Abu Mazen della sua iniziativa alle Nazioni Unite. Un ex ministro palestinese, Cadura Fares, ha osservato che la ragion d’essere dell’Anp era di pilotare i palestinesi dei Territori «verso la pace e verso uno Stato indipendente». Se adesso gli Usa vogliono prosciugare le casse dell’Anp, l’intero progetto politico di Oslo verrà messo in dubbio. Forse che Stati Uniti ed Israele hanno nei Territori un’opzione migliore di quella rappresentata da Abu Mazen e dal suo premier Salam Fayad?Dieci giorni fa, quando la questione della Palestina era approdata al Consiglio di Sicurezza, il Quartetto aveva chiesto a israeliani e palestinesi di produrre uno sforzo particolare per rilanciare negoziati senza precondizioni nell’intento di concludere un accordo di pace entro il 2012. Ieri, dunque, forse anche per placare le ire della Merkel, Netanyahu ha dato il suo assenso anche se, ha precisato, Israele ha alcune riserve. Ma i portavoce palestinesi hanno replicato che l’Anp non tornerà a negoziare con lui se non si impegnerà preventivamente a congelare gli insediamenti e a stabilire le linee armistiziali antecedenti il 1967 come punto di partenza per la definizione di futuri confini di pace.Mentre Gerusalemme e Ramallah si palleggiavano queste dichiarazioni, il viceministro israeliano degli Esteri Dany Ayalon era in escursione sulle alture di Ghilo’ da dove si ammira sia il panorama di Gerusalemme (con la Knesset e la Città vecchia) sia, guardando verso Sud, quello di Betlemme. Le sue terre si trovano entro i confini municipali di Gerusalemme, ma anche in territori cisgiordani che erano sotto controllo giordano fino al 1967. A Ghilo’ risiedono 45 mila israeliani e adesso si progetta la costruzione di altri 1100 alloggi. «Questo è un rione di Gerusalemme» ha precisato Ayalon. «Abbiamo costruito qua in passato, costruiamo adesso, costruiremo anche in futuro». Non proprio le parole capaci di acquietare in questi giorni le apprensioni dei dirigenti palestinesi.Nel frattempo l’Anp moltiplica gli attacchi personali (sia in pubblico, sia anonimi) nei confronti di Blair. Secondo Bassam al-Salhi, un dirigente dell’Olp, «quell'uomo ha perso la sua credibilità». Un funzionario palestinese ha sostenuto che Blair ha sperperato 100 mila dollari all’anno per crearsi nell’American Colony di Gerusalemme Est una lussuosa base operativa: non per favorire la pace, «ma per cercare di aggiudicarsi la presidenza dell’Ue, o la guida dell’Onu». Fra così tanti rancori e veleni, la celere ripresa di negoziati di pace appare dunque molto remota. La Stampa 03 ottobre 2011 di Aldo Baquis
Nella foto a alto: "Uno Stato ebraico, che cosa dovrebbe significare ? Chiamatelo come volete, ma non lo accetto e lo dico in pubblico ".Abu Mazen, 27/04/2009
http://www.informazionecorretta.it

Addio a Ida Marcheria

Addio a Ida marcheria testimone della Shoah, deportata nel campo di concentramento di Birkenau, l’11 dicembre 1943 a soli 14 anni. “Lì ho conosciuto il male più assoluto,erano tutti senza alcuna pietà, non ci sono discussioni” aveva dichiarato in un’intervista rilasciata a Repubblica.“Con Marcheria scompare una donna incredibile, una persona coraggiosa che è stata testimone e portavoce dell`orrore della Shoah” ha dichiarato il sindaco di Roma Gianni Alemanno nell’apprendere la notizia. “A Ida è stata rubata la vita, all’età di 14 anni è stata trasportata in vagoni bestiame verso Birkenau, dove con i suoi occhi ha visto il male assoluto”, ricorda ancora Alemanno, che il prossimo 23 ottobre sarà ad Auschwitz-Birkenau con le scolaresche,”impegnati sul tema della memoria, affinché il ricordo di quei anni bui per l’intera umanità sia un patrimonio collettivo e condiviso, un esercizio spirituale ed educativo da trasmettere alle nuove generazioni. Questo viaggio Roma Capitale vuole dedicarlo a una grande donna, Ida Marcheria e a un grande uomo Romeo Salmoni’. Alla famiglia di Ida voglio inviare un caloroso e affettuoso abbraccio a nome di tutta l’amministrazione capitolina”.“E’ una perdita grave non solo per la comunità ebraica romana ma per l’intera città e per quanti hanno a cuore la memoria – ha dichiarato l’ex sindaco Walter Veltroni – mancherà a tutti noi. Mi torna in mente una foto bellissima e commovente di Ida Marcheria, pubblicata sui giornali: questa donna anziana e vivace che mostra il suo braccio con tatuato sopra il numero 70142. Lo fa con l’orgoglio di chi ha subito la persecuzione più orribile e mette il suo impegno e la sua vita da sopravvissuta al servizio della memoria.http://www.moked.it/