giovedì 3 novembre 2011


Goldstone: “Ingiusta e infondata l’accusa di apartheid a Israele”

“Quella mossa a Israele di essere uno stato da apartheid è un’accusa falsa e malevola che preclude, anziché promuovere, la pace e l’armonia”. Lo scrive il giudice Richard Goldstone in un editoriale pubblicato sul New York Times.

Goldstone, il cui rapporto Onu sull’operazione anti-Hamas a Gaza del gennaio 2009 divenne in tutto il mondo un emblema della polemica anti-israeliana, ha pubblicato un secondo editoriale a difesa di Israele dopo quello firmato in aprile sul Washington Post in cui sembrava ritrattare il suo stesso rapporto dicendo che avrebbe redatto un documento assai differente “se avessi saputo allora quello che so adesso”.Goldstone, che è stato giudice nella Corte Suprema del Sudafrica negli anni in cui era in vigore il sistema di discriminazione razziale dell’apartheid, scrive: “Sebbene la parola apartheid possa avere un significato più ampio, la si usa per indicare la situazione che c’era in Sudafrica prima del 1994. Contro Israele, costituisce una calunnia ingiusta e infondata, studiata per ritardare anziché far avanzare i negoziati di pace. In Israele – continua Goldstone – non c’è apartheid. Nulla, in Israele, si avvicina alla definizione di apartheid in base allo Statuto di Roma [sulla Corte Penale Internazionale] del 1998”.Nell’articolo, Goldstone distingue fra arabi israeliani e palestinesi dei territori. “Gli arabi israeliani votano, hanno partiti politici e rappresentanti alla Knesset, e ricoprono posizioni di prestigio, anche nella Corte Suprema. I pazienti arabi sono ricoverati insieme ai pazienti ebrei negli ospedali israeliani e ricevono identico trattamento”.Goldstone non ignora i problemi ed anche le situazioni di discriminazione denunciate dai cittadini arabi d’Israele. “Ma – sottolinea – tutto questo non è apartheid, che invece consiste nel sancire consapevolmente la separazione come ideale”.Circa la Cisgiordania, Goldstone afferma che la situazione naturalmente è più complessa. “Ma anche qui – scrive – non vi è alcuna intenzione di mantenere un sistema istituzionalizzato di sistematica oppressione e dominazione da parte di un gruppo razziale. Si tratta di una distinzione che rimane fondamentale anche quando Israele agisce in modo repressivo verso i palestinesi”.Goldstone si schiera persino a difesa delle misure anti-terrorismo israeliane. “Finché i cittadini israeliani rimangono sotto la minaccia di attentati originati in Cisgiordania e striscia di Gaza – osserva – Israele considererà necessari per la propria auto-difesa i posti di blocco e altre misure analoghe, anche se i palestinesi si sentono oppressi da tali misure”. E quello che tanti anti-israeliani hanno definito “il muro dell’apartheid” è in realtà, ammette Goldstone, “una barriera di sicurezza costruita per fermare inesorabili attentati terroristici, mentre la stessa Corte Suprema israeliana in parecchi casi ha ordinato allo stato di ritracciarne il percorso per minimizzare disagi eccessivi”.(Da: YnetNews, 1.11.11) http://www.israele.net/

La storia delle Giudecche

Passeggiare tra i vicoli del centro storico, nonostante tutte le modifiche e le stratificazioni urbanistiche e architettoniche, restituisce bene il senso della storia e degli eventi accorsi nelle giudecche, gli antichi quartieri dove dimoravano gli ebrei, non dei ghetti attenzione, Napoli non ebbe mai un ghetto, invenzione papale del 1555, quando qui gli ebrei già non c’erano più.
Nel tessuto urbano si rinvengono strade e toponimi che rimandano all’epoca della presenza ebraica in città; diversi i luoghi adibiti a giudecca nei secoli, rintracciabili con l’aiuto delle carte topografiche e di antichi documenti. Tuttavia di quale sia stata la prima giudecca a Napoli non vi è certezza, molti studiosi l’hanno identificata nella zona di San Marcellino e Monterone, poiché gli ebrei, durante la guerra contro i Bizantini, difesero proprio il tratto di mura meridionale a ridosso di tale altura. Non è da escludere la possibilità che difendessero tale zona poiché era la più vulnerabile ma risiedessero altrove, per quanto una sinagoga, che può essere fatta risalire a tale epoca, è testimoniata dai documenti.Un vicus Iudeorum è invece attestato più a nord del quartiere Pendino, all’attuale vico Limoncello, nei pressi della via Anticaglia, decumano superiore; è possibile fosse questo l’insediamento più antico, così com’ è altrettanto probabile che, caduta la città in mano ai Bizantini, gli ebrei furono costretti a spostarsi più ai margini, occupando appunto il suddetto vicolo che fu successivamente nominato dei 12 pozzi, per l’evidente presenta di abbondante acqua e che con gli Angioini tornò ad essere chiamato dei Giudei, per la consuetudine medievale di restituire i nomi antichi ai luoghi, più che per l’effettiva presenza degli ebrei che dovevano essersi spostati nuovamente, se mai ci erano già stati, a San Marcellino.La Giudecca di San Marcellino occupava pochi spazi, tra l’attuale via dei Tintori, dove gli ebrei stessi erano soliti lavorare i tessuti, e la rampa di San Marcellino, proprio su quelle scalinate che oggi portano a Corso Umberto, arteria della moderna città, e che esistevano già nello stesso luogo all’epoca, identiche, solo un po’ più strette, di cui restano chiare tracce nel sottosuolo. E’ in questa zona che ancora le cronache cinquecentesche attestano la presenza di una sinagoga, la cui esatta ubicazione è tuttora incerta.E’ probabile che appartenga al periodo Svevo la giudecca sita nell’attuale zona di Forcella, nuovamente ai margini della città, forse per le tensioni con la popolazione locale, dove a tutt’oggi persiste il toponimo di via Giudecca Vecchia, anche se per gli ampliamenti del risanamento ottocentesco oggi non perdura più neppure la percezione dello spazio di quella che doveva essere la strada .Ma il risanamento, si sa, ha toccato soprattutto le facciate, l’esterno dei quartieri, lasciando pressoché inalterate i vicoli più interni, che presentano ancora in alcune zone una struttura a fondaco, dove è facile oggi farsi un’idea dell’ atmosfera dell’epoca tra vicoli stretti e bui anche a distanza di qualche secolo.

Si ringrazia il prof. Giancarlo Lacerenza per la preziosa collaborazioneTra vico della Pace e Forcella
dunque doveva insistere la giudecca vecchia, così nominata nel momento in cui si dovette distinguerla dalla nuova, ritornata ad essere più a sud nuovamente a San Marcellino, dove in periodo angioino è attestata la giudecca nuova. Prolungamento della giudecca di San Marcellino che aveva conosciuto pian piano un’espansione grazie all’aumento della popolazione ebraica, ampliandosi verso il mare e portando alla costituzione di una nuova sinagoga: forse l’attuale chiesa di Santa Caterina Sapinacorona, lo si deduce dall’impianto a pianta quadrata piuttosto singolare per una chiesa, e dalla presenza di una fontana con acqua corrente del Rubeolo, un affluente del Sebeto, un’acqua viva che si ricicla, elemento di vitale importanza per l’insediarsi di una sinagoga con accanto un bagno rituale, mikvé.Della Giudecca Nuova non resta più traccia se non nella cartografia, qui dove le ruspe del risanamento hanno cancellato ogni riferimento dell’espansione da Piazza Portanuova fin oltre gli odierni quattro palazzi intorno ad una via Giudecca Grande dove si stanziarono una serie giudecchelle e strade dal toponimo significativo, via Nova della Giudecca Grande, via Anticaglia della Giudecca, via S.Biagio alla Giudecca), dove gli ebrei vissero fino alla loro cacciata dal regno del 1510. da http://www.napoliebraica.it/Nelle foto: Via Giudecca Vecchia; La Scalinata di San Marcellino; Vicolo Limoncello all’Anticaglia, già vicus IudeorumFotografie di Luca Canzanella


ELI E. HERTZ QUESTA TERRA E’ LA MIA TERRA – Mandato per la PalestinaAspetti legali dei diritti ebraiciTraduzione di Eunice Randall Diprose; Pubblicazione e Distribuzione a cura di The New Thing, Padova, 2011, pp. 93, €.5,00

“ ‘…ha una vita intellettuale propria e mostra una notevole attività economica. Questa comunità, con la sua popolazione urbana e rurale, le sue organizzazioni politiche, religiose e sociali, la propria lingua, i propri costumi, la propria vita, ha di fatto le caratteristiche di una nazione’.Dalla relazione inviata il 22 aprile 1925 dall’Alto Commissario sull’Amministrazione della Palestina, Sir Herbert L. Samuel, all’On. L.S. Amery, Parlamentare britannico, Segretario dell’Ufficio Governativo per le Colonie, nella quale descriveva il modo degli Ebrei di organizzarsi come popolo”.Giornate febbrili, queste di inizio autunno.A poche settimane dalla perentoria richiesta di adesione unilaterale all’ONU (senza alcun accordo con Israele) come Stato di Palestina da parte dell’ANP, seguita a ruota dalla pretesa -cui i media non hanno dato particolare rilievo- di accedere all’UNESCO, quale membro a tutti gli effetti, con conseguente tentativo, al momento fallito, di inserire Betlemme e, in futuro, altri luoghi santi della tradizione ebraica, ad esempio Hevron e Jerico, nell’elenco dei siti “patrimonio dell’Umanità” sì, ma made in Palestine, ecco la notizia attesa da tempo immemorabile: la liberazione di Gilad Shalit, il giovanissimo soldato rapito, in territorio israeliano, dalle milizie di Hamas nell’estate di cinque anni fa e tenuto in una totale segregazione, senza che nemmeno alla Croce Rossa Internazionale fosse consentito di incontrarlo per verificarne le condizioni di salute. Alla base della liberazione, peraltro al momento (14 ottobre) non ancora avvenuta, sta un accordo intervenuto tra il democratico Governo di Gerusalemme e la feroce organizzazione terroristica, un tremendo baratto che vedrà lo scambio tra il militare di leva -ora ventiseienne- da una parte, e oltre un migliaio di palestinesi, uomini e donne, macchiatisi, a suo tempo, di orrendi delitti contro la popolazione israeliana, dall’altra.Un momento difficilissimo per l’Esecutivo guidato da Bibi Netanyhau e per tutto il Paese, una parte non esigua del quale, pur con estremo dolore, si è dichiarata contraria a tale mossa, ritenendola un cedimento alla strategia del terrore, foriera di nuove tragedie.Giunge quindi a proposito questo prezioso libretto, Questa terra è la mia terra, scritto da Elie E. Hertz, proprietario e curatore di Myths and Facts [1], sito web molto importante per una corretta informazione sul Medio Oriente e, in primo luogo, sul conflitto arabo/israeliano/palestinese.L’opera, tradotta in italiano da Eunice Randall Diprose e pubblicata grazie all’impegno della davvero benemerita EDIPI -Associazione Evangelici d’Italia per Israele [2]- spiega, in modo esaustivo e con linguaggio chiaro, il legame degli Ebrei con la loro Terra di origine, le motivazioni non solo storico-religiose, ma anche giuridiche sulle quali si fonda la legittimazione dello Stato ebraico.Come ha spiegato il Prof. Marcello Cicchese, durante la presentazione avvenuta lo scorso 22 settembre al Palazzo della Cultura Ebraica in Roma, questo testo in italiano è particolarmente rilevante perché:a. chiarisce che il problema mediorientale trova la sua base negli avvenimenti successivi alla Prima Guerra Mondiale: Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e successiva Risoluzione di San Remo del 1920 (“Conferenza di pace” che si svolse dal 19 al 26 aprile di quell’anno) nella quale si decise di conferire alla Gran Bretagna il Mandato per la Palestina, con il preciso compito di dare esecuzione a quella Dichiarazione di circa tre anni prima, con cui la Gran Bretagna si era dichiarata favorevole alla costituzione in Palestina di una national home per gli Ebrei. La Risoluzione adottata fu, in seguito, ratificata dalla Lega delle Nazioni nel 1922 e può essere dunque considerata come il primo riconoscimento ufficiale del costituendo Stato di Israeleb. pone l’accento, come detto, sugli aspetti giuridici -e non solo politici e religiosi- del problema poiché esamina i fondamenti di Diritto internazionale sui quali sono state adottate le decisioni fondamentalic. vede la luce in un momento in cui, oltre a ciò che ho scritto in apertura, è in corso da troppo tempo una campagna internazionale di delegittimazione, ad ogni livello, dello Stato di Israele.A quest’ultimo proposito, per limitarci a casa nostra, è imminente (lunedì 17 ottobre p.v.) la presentazione a Roma del primo rapporto del Parlamento italiano sull’antisemitismo, frutto delle ricerche effettuate dal comitato di indagine conoscitiva presieduto da Fiamma Nirenstein. Nel corso dell’indagine -ci informa il quotidiano il Foglio del 15 ottobre- sono stati interpellati anche esperti di fama internazionale come Dina Porat e Robert Wistrich. In un’anticipazione del rapporto si legge che i dati evidenziano la crescita verticale dell’antisemitismo che, nel 2009, ha raggiunto “un picco senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale”. Da rilevare che un 44% (!) di italiani dichiara di non provare simpatia per gli Ebrei -d’altronde è sufficiente effettuare, a titolo personale, una piccola, ma attenta ricerca per trovare, ahimé, conferma di tale dato!-.Viene anche esaminata la piaga dell’antisemitismo on line, ormai diffuso a macchia d’olio, cui va imputato il fatto che il 22% dei giovani nel nostro Paese nutre un atteggiamento variamente ostile nei confronti degli Ebrei.Il documento riporta le conclusioni raggiunte sul “nuovo [in realtà ultraquarantennale, ma vertiginosamente incrementatosi nell’ultimo decennio] antisemitismo, che applica allo Stato di Israele stereotipi antisemiti.Ben venga dunque Questa terra è la mia terra, testo ampiamente documentato -tra le varie Rubriche ce n’è una intitolata in modo emblematico“Miti”-, arricchito da alcune fotografie e mappe. Tra queste ultime, significative le due di copertina. La prima raffigura il territorio in origine (1920) assegnato come Jewish National Home; la seconda mostra la zona destinata al costituendo Stato ebraico due anni dopo, a seguito della creazione, da parte britannica, del Regno di Transgiordania (in favore degli Hashemiti), creazione ottenuta tramite l’amputazione del 78% dell’intero.Questi dati rivelano l’autentico significato delle parole del Presidente dell’ANP, Mahmud Abbas, quando egli afferma che i Palestinesi, magnanimi, sono disposti ad accontentarsi del “solo” 22% del territorio della Palestina per fondare il loro Stato! Mara Marantonio www.angolodimara.com




....e rilassiamoci con un po' di sano klezmer:


da Barbara

venerdì 28 ottobre 2011




I colori di Gerusalemme

http://www.youtube.com/embed/H0DwOEVlHdg?rel=0&hd=1