sabato 14 aprile 2012

Israele: missione per promozione mele Alto Adige

La Camera di Commercio di Bolzano ha organizzato nei giorni scorsi una serie di degustazioni in supermercati e centri commerciali in Israele e Norvegia, al fine di accrescere la competitività della mela Alto Adige Igp (indicazione geografica protetta) anche oltre i confini nazionali ed europei.L´iniziativa è stata portata avanti dall´Eos - Organizzazione export Alto Adige della Camera di commercio di Bolzano, nell´ambito di un progetto europeo triennale, avviato nel 2009. Circa 30 i punti vendita coinvolti in Israele nell´operazione, presso i quali è stato possibile assaggiare le varietà Gala, Red Delicious e Golden Delicious.Commentando l´iniziativa, Hansjoerg Prast, direttore dell´Eos, ha affermato che la notorietà della mela Alto Adige Igp è aumentata notevolmente sia in Norvegia che in Israele: 8 persone su 10, una volta degustato, si sono dimostrate entusiaste e hanno poi comprato delle mele. Questo dimostra quanto siano importanti queste azioni per far conoscere meglio ai consumatori un prodotto di qualità come la mela Alto Adige Igp, incrementando nello stesso tempo le vendite.Le degustazioni sono state supportate con successo da materiale pubblicitario, gadget e da un personale qualificato sul posto, formato dall'Eos.http://www.portalino.it/

Primavera araba gay?

La primavera araba scatterà anche per il mondo omosessuale che in quei paesi vive terrorizzato dall’ostilità della società verso chi ama persone dello stesso sesso? L’Islam, la matice culturale più forte dei paesi arabi, è compatibile con la tolleranza verso gay e lesbiche? Il primo scrittore di fede islamica ad aver dichiarato la propria omosessualità esprime grande fiducia nei giovani delle piazze della primavera araba, mentre per chi vive in un territorio come la Palestina l’unica speranza per i gay in questo momento si chiama Israele.IL PRIMO GAY – Abdellah Taïa è stato il primo artista e scrittore marocchino a dichiarare la propria inclinazione omosessuale. Un coming out storico, visto che nel suo paese nessuno prima di lui aveva osato sfidare i pregiudizi e l’ostilità del mondo arabo verso i gay. Chi ama le persone del suo stesso è costretto a rifugiarsi nell’ombra di una vita nascosta, tollerata solo finché non ermege dall’oscurità decisa dalla diffidenza islamica verso l’omosessualità. Abdellah Taïa è però felice, come racconta al sito online della comunità LGBT tedesca, della reazione provocata dal suo coming out. “Molte persone mi hanno difeso, ovviamente altri mi hanno attaccato, ma il fatto che tantissimi giovani e gran parte della stampa si siano schierati a favore della mia scelta mi ha rincuorato.” Molti tabù stanno cadendo nel Marocco odierno, ma l’omosessualità è ancora rimasta un’ossessione. “Il mio coming out ha fatto discutere molto, sia in senso positivo che negativo. Lo interpreto come un segnale positivo, il fatto che si sia aperto un dibattito pubblico sul tema. Certo le leggi, e la considerazione sociale verso gay e lesbiche non è ancora cambiata, purtroppo”. In Marocco però c’è chi nella comunità LGBT si è fatto coraggio e non ha avuto di sfidare la censura, non solo morale, della società e delle istituzioni arabe pubblicando il primo mensile per i gay e lesbiche del paese, Mithl, espressione della prima associazione LGBT marocchina, Kifkif. L’iniziatore di questa iniziativa si chiama Samir Bargachi, una personalità che entusiasma Abdellah Taïa. “E’ grazie a personalità come lui che il nostro paese sta facendo progressi”. Lo scrittore marocchino ha scelto però di continuare a vivere all’estero, anche se rimane molto legato alla sua terra. Al momento vive a Parigi, città dove risiede dal periodo in cui ha concluso i suoi studi. “Vengo da un luogo nel quale la parola destino ha un grande significato. Un posto dove si può parlare al cielo, e dove posso sentirmi musulmano, arabo e anche omosessuale”.ISLAM E OMOSESSUALITA’– Per Abdellah Taïa non c’è infatti alcuna contraddizione tra la sua fede religiosa e la sua omosessualità. Per lo scrittore marocchino la religione è un modo per organizzare in modo libero il proprio rapporto con un’essenza superiroe. “Non voglio voltare alle spalle all’Islam come cultura. E’ una parte di me, di ciò che sono, delle mie credenze, dei miei ricordi su mia madre”. E aggiunge. “Tutto questo è un tema di controllo sociale, di repressione sociale. Io non mi faccio spaventare. E so che mi prendo questo diritto perché altri milioni di arabi si comportano esattamente come faccio io”. Accanto alla discriminazione omosessuale lo scrittore ha sempre posto il tema sul vero e proprio abuso fisico e morale che subiscono i gay nei paesi arabi. Tema affrontato in maniera autobiografica e molto diretta anche in alcuni dei suoi romanzi, così come in lungo articolo per il New York Times.A 12 anni Abdellah Taïa era preso in giro come zamel, omosessuale passivo, anche perché secondo il suo stesso racconto muoveva le sue mani e le sue braccia in modo vellutato, molto femminile. Anche per questo è stato abusato e violentato dai suoi compagni di scuola. Una violenza fisica piuttosto frequente per i tanti arabi che vivono la loro omosessualità in mezzo al branco. Ma l’ostilità verso i gay non è l’unica forma di disprezzo che Abdellah Taïa rileva e denuncia all’interno della sua società. “In Marocco così come negli altri paesi arabi c’è tanto razzismo, per questo affronto questo tema nei miei romanzi, per denunciarlo con forza così come scrivo sulle discriminazione subite da chi come me fa parte della comunità LGBT”.LA PRIMAVERA GAY – Lo scrittore marocchino mostra però grande fiducia nel cambiamento del suo paese così come del resto del mondo arabo, una svolta che potrà essere realizzata grazie alla spinta delle giovani generazioni. Anche in Marocco, così come in Egitto e Tunisia, ci sono state modifiche costituzionali introdotte dopo i moti di piazza del 2011. Anche lì gli islamici moderati sono riusciti a conquistare la maggioranza relativa dei voti, ma la fiducia di Abdellah Taïa nella primavera araba non è stata incrinata. “ L’inverno non è arrivato, per nulla. Siamo appena all’inizio di un grande movimento, e mi ripeto, abbiamo visto solo la partenza di una rivoluzione inarrestabile. Anche se gli islamici moderati o quelli più radicali vincono le elezioni, il cuore di questa rivoluzione non si trova in quei risultati elettorali. Bisogna abbandonare questa ossessione islamica vissuta dall’Occidente. Invece bisogna proseguire a supportare i giovani arabi: loro hanno bisogno di noi. Io faccio quello che posso, ci metto la mia voce, le mie parole e il mio corpo”. Per Abdellah Taïa la primavera araba sarà una rigenerazione della società che permetterà anche ai gay e alle lesbiche di uscire finalmente allo scoperto, conciliando così la fede islamica con un orientamento sessuale che al momento non viene tollerato in molti paesi dell’area. Ma la speranza in futuro migliore di uno dei primi intellettuali dichiaratamente gay del mondo islamico cozza con la realtà di repressione e odio vissuta da chi appartiene alla comunità LGBT.COMING OUT MORTALE – In Palestina, terra simbolo per eccellenza della regione, l’omosessualità è disapprovata in modo molto pesante. Chi dichiara il proprio orientamento gay o lesbo lo fa a volte rischiando la propria vita. Gli affetti si possono perdere in un istante, così che per gli omosessuali palestinesi rimane solo la speranza di fuggire nella vicina Israele, a Tel Aviv, la metropoli più gay friendly del Medio Oriente. Ma chi non riesce a scappare vive nella miseria,come racconta Jussuf a Der Spiegel. La sua prima volta con un uomo è accaduta molto presto, a 13 anni, quando si era appartato con un ragazzo più vecchio di dieci anni. “Lui veniva da una famiglia molto potente, e anche per questo sono stato buttato fuori dalla mia famiglia, perché l’avevo disonorata”. Jussuf fu picchiato selvaggiamente, subendo una commozione cerebrale e diverse rotture delle ossa. “A Hebron non potevo più vivere”. La fuga dalla sua città natale non aveva alternative, e Jussuf decise di trasferirsi nella parte israeliana di Gerusalemme, dove alcuni amici lo potevano nascondere. Ma dopo mesi di lavoro al mercato delle frutta i militari lo scoprirono come immigrato illegale. “Sono stato costretto a tornare a casa, dove ho dovuto affrontare l’ira dei miei familiari. I miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle mi rimproverano di avergli distrutto la vita perché ero andato a letto con un uomo”. In Palestina c’è chi crede che l’omosessualità si trasmetta geneticamente, e quindi avere un fratello gay significa “infettare” anche gli altri. “Mio padre mi diceva che nessuno avrebbe più voluto sposare le mie sorelle”. La soluzione per risanare l’onore ferito era la stessa morte di Jussuf. “Mi dicevano proprio così, e sono passati dalle parole ai fatti, rinchiudendomi in una stanza per farmi morire dissanguato dopo avermi picchiato”. Ma suo fratello più piccolo salvò Jussuf, aprendo la porta della stanza, così permettendogli la fuga. Le forze dell’ordine della Palestina non l’avrebbero mai potuto aiutare. “L’omosessualità viene vissuta come immorale, anti islamica. La polizia spera che le famiglie risolvano il problema da sole. A nessuno dà fastidio, se un gay muore”.
I NEMICI DI TUTTI- Tutti o quasi odiano i Luti, in Palestina. E’ così che vengono soprannominati gli omosessuali, con una chiara allusione al Lot della Bibbia. Jussuf evidenzia che chi mostra la sua vera inclinazione sessuale lo fa a rischio della vita, specie nei territori dove l’Autorità Nazionale esercita scarso controllo della popolazione. “Due miei amici gay sono stati sono fucilati su una collina vicino al loro paese. Un altro mio amico è stato impiccato nella piazza centrale. “Ecco perché sapevo che la mia unica possibilità di salvezza era Tel Aviv”. La città rappresenta per i palestinesi l’incarnazione dei peccati dello Stato d’Israele, ma per i gay come Jussuf Tel Aviv rappresenta il paradiso. “Qui c’è la massima libertà”. La vita di Jussuf era però molto difficile, perché da clandestino non poteva lavorare.” Mi sono prostituito alcuni anni, e all’inizio guadagnavo davvero molto, anche mille euro”. Con tanti soldi Jussuf si è dato alla vita selvaggia, diventando anche tossicodipendente. “Ho provato ogni droga, e alla fine la mia dipendenza mi ha costretto anche a rubare”. Sorpreso durante un furto, Jussuf è finito in prigione, e la cella è stata anche la tomba della sua prima, vera relazione, iniziata con un israeliano.I LUTI DI ISRAELE - La storia tragica di Jussuf è piuttosto comune tra gli omosessuali palestinesi scappati in Israele. Schaul Ganon si occupa di loro da quindici anni per l’associazione più importante della comunità LGBT israeliana, e grazie al suo incarico ha conosciuto Jusuf. “I luti sono le persone più deboli che ci siano, ognuno prova a sfruttarli, e tra quelli che conosco quasi tutti hanno provato almeno una volta a togliersi la vita.”Jussuf ha tentato il suicidio già sette volte, ma è ancora vivo, e da un anno e un mese è pulito. Basta droghe, anche se la sua vita tra il carcere israeliano e la fuga dalla repressione palestinese probabilmente continuerà ancora. Essere gay aiuta ad evitare la mano dura della polizia israeliana, che quando vede la sua tessera di militante LGBT gli dice che può andarsene a casa, perché un arabo omosessuale è già stato punito abbastanza da Dio. Sepera di diventare cuoco, Jussuf, e così di ricostruire la propria vita. “Non diventerò mai israeliano, perché sono fiero di essere palestinese. Non tradirò la mia patria, anche se lei ha tradito me. http://www.giornalettismo.com/

Barbara e il suo viaggio della speranza“Ho bisogno di aiuto per combattere la SLA”

La giovane maceratese dovrà sottoporsi ad un costoso trattamento in Israele.

La Sla è una malattia senza cuore. Non che ne esistano di magnanime ma la sclerosi laterale amiotrofica si prende gioco dei malati, sospende la loro esistenza, si impossessa dei movimenti, delle azioni più semplici e scontate quali il parlare, il camminare, l’afferrare e costringe il malato in una dimensione temporale sospesa che nulla a che fare con le ore e i minuti. Lo scorrere dei giorni è scandito solamente da trattamenti, visite e piccoli, a volte impercettibili passi in avanti della ricerca verso una soluzione. Non c’è giorno, non c’è notte, c’è solo speranza, filo leggerissimo che tiene in vita.Proprio la speranza guiderà Barbara Giuggioloni, 37enne maceratese che un anno fa ha scoperto di avere la Sla, fino ad Israele e all’ Hadassah Medical Center dove sta andando avanti una sperimentazione basata sulla tecnologia “NurOwn”.................Si è rivolta quindi ad un dottore israeliano, incontrato a Montegranaro, il quale le ha parlato della sperimentazione attraverso il trapianto di cellule staminali, riaccendendo in lei la forza di trovare un modo per continuare a vivere. «Voglio andare in Israele, farmi visitare e parlare con un dottore per capire se davvero posso rientrare nella sperimentazione e quante possibilità ci sono che il trattamento possa risolvere qualcosa. Hanno completato la prima fase e hanno testato questa nuova tecnologia che trasformerebbe le cellule staminali del mio midollo in cellule terapeutiche che poi rimetterebbero nel mio corpo. Per ora sembra che funzioni.http://www.cronachemaceratesi.it/2

Israele non intende influenzare le presidenziali negli USA

L’ambasciatore di Israele negli USA, Michael Oren, ha inviato una lettera alla redazione del giornale New York Times per lamentarsi dell’articolo pubblicato alcuni giorni prima. Israele è stata estremamente irritata dall’indagine giornalistica sugli stretti legami esistenti tra il premier Benjamin Natanyahu e Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza degli USA.Oren ha respinto le affermazioni secondo cui Natanyahu si ingerirebbe nella corsa presidenziale negli USA. "Malgrado le allusioni fatte nell’articolo, Israele non si intromette negli affari interni politici degli USA. Israele apprezza molto il largo appoggio politico che le prestano negli USA ambo i partiti", ha scritto l’ambasciatore.http://italian.ruvr.ru

Lufthansa annulla biglietti acquistati da attivisti filo palestinesi

Tel Aviv, 13 apr. (Adnkronos/Dpa) - La compagnia di bandiera tedesca Lufthansa ha cancellato i biglietti aerei che erano stati acquistati da decine di attivisti filo palestinesi che contavano di arrivare in Israele domenica per partecipare all'evento ''Welcome to palestine 2012'', per protestare contro la politica di Israele in Cisgiordania. La compagnia tedesca ha detto di essere stata costretta a cancellare i biglietti aerei dopo che le autorita' di governo israeliane avevano comunicato l'elenco dei passeggeri a cui non sarebbe stato consentito l'ingresso nel paese. Gli organizzatori della manifestazione, che in Israele viene chiamata anche 'flytilla' in assonanza con le analoghe manifestazioni via mare, hanno denunciato che fra i biglietti cancellati vi sono anche quelli di persone che non avevano aderito all'iniziativa.

Cruyff jr in Israele: Ds del Maccabi Tel Aviv

Jordi Cruyff sara' il direttore sportivo del Maccabi Tel Aviv, lo conferma il club israeliano che ha affidato l'incarico al figlio della leggenda del calcio olandese. Cruyff iniziera' il suo lavoro al termine della stagione in corso. Negli ultimi due anni, Cruyff jr ha gia' ricoperto lo stesso ruolo nell'Aek Larnaca di Cipro: "Il Maccabi e' un club speciale -ha dichiarato- e sono convinto che lavorando sodo e prendendo le decisioni giuste potremo fare qualcosa di straordinario di cui i nostri tifosi saranno orgogliosi". Il Maccabi e' una delle squadre di maggiore tradizione in Israele: ha vinto il titolo 19 volte (l'ultimo successo risale al 2003) e 22 volte la coppa nazionale.http://www.calciomercato.com/

Elcon: "Israele ed Europa hanno parametri ambientali simili"

Si è svolto nei giorni scorsi ad Haifa, presso una sede del Ministero dell’Ambiente israeliano un incontro tra Daniele Barbone, direttore BPSEC, il direttore del settore Industrie del Ministero dell’Ambiente israeliano, Shmuel Eichler, e il dirigente distrettuale di Haifa dello stesso Ministero, Katz Shlomo. All’incontro, organizzato dalla Elcon per fornire ai partner italiani ulteriori informazioni sulla gestione ambientale della tecnologia Elcon, ha partecipato anche Zvi Elgat, amministratore delegato di Elcon Recycling. Tra i temi del confronto, la comparazione tra gli standard ambientali europei e israeliani, che hanno permesso di verificare come le normative dei due paesi siano sostanzialmente allineate. Le maggiori differenze riscontrabili sono relative ai tempi di autorizzazione (in Israele sei mesi in Italia dai nove ai 12) e ai controlli di emissioni e scarichi, che in Italia sono previsti con cadenze annuali, mentre in Israele ogni mese. Anche per la normativa israeliana, inoltre, la tecnologia Elcon rientra nella classificazione degli impianti di trattamento chimico. Le autorità israeliane hanno confermato che nei nove anni di attività l’impianto di Haifa (operativo dal 2004) non ha fatto registrare ricadute ambientali negative. A commento dell’incontro, Daniele Barbone ha tenuto a sottolineare che “in Italia, per l’impianto che abbiamo progettato è previsto un sistema automatizzato di controllo ancora più sofisticato di quello di Haifa, un sistema che sarà collegato con le autorità di controllo in tempo reale”. Il direttore di BPSEC ha voluto inoltre ribadire che ogni passaggio ulteriore del progetto sarà fatto nella più totale trasparenza, nella speranza che possa essere fugato ogni dubbio su rischi per la salute pubblica o l’ambiente.http://www3.varesenews.it/

Patata, andamento commerciale difficile

Problemi di qualità per le produzioni di patata da conservazione stoccate in Francia, Olanda e Germania. In questi Paesi volumi importanti di prodotto sono stati destinati alla produzione di biogas e alla trasformazione per l'alimentazione animale, con il duplice obiettivo di ridurre i quantitativi di patata in conservazione ed eliminare dal mercato del consumo fresco il prodotto qualitativamente inferiore............................... Le produzioni di patata Novella di alcuni Paesi del bacino del Mediterraneo sono state vendute, nei principali mercati europei, su valori inferiori a quelli della precedente stagione; si segnalano quotazioni di Novelle di origine Israele importate in Italia nel mese di marzo intorno ai 40 centesimi di euro al chilo in confezione sacchi Jumbo. Il mercato tedesco ha registrato nel mese di marzo quotazioni intorno ai 50 centesimi di euro al chilo per la patata Novella di origine Israele ed Egitto in confezione sacchi Jumbo..................http://agronotizie.imagelinenetwork.com

Ambiente, nuove scoperte sul Mar Morto

Il Mar Morto, o mare del sale, come è chiamato in ebraico si trova tra il territorio di Israele e la Giordania. Da decenni si teme per la sua scomparsa dovuta all’innalzamento della temperatura terrestre ma una scoperta resa nota da un gruppo di ricercatori di Tel Aviv ha dimostrato che l’abbassamento del livello dell’acqua ha avuto dei precedenti nel tempo e forse non c’è da preoccuparsi. Gli studiosi dell’Università di Israele hanno scoperto che nel corso degli ultimi 200mila anni, il livello delle acque del Mar Morto si è abbassato e alzato costantemente, come spiega il ricercatore Zvi Ben-Avraham del Minerva Dead Sea Research Center: "Studiando i livelli degli strati di sale, abbiamo scoperto che circa 120mila anni fa, durante un periodo interglaciale, il Mar Morto è arrivato vicino all’asciugarsi completamente.Il materiale recuperato ci ha permesso di scoprire i precedenti storici. Oggi, il Mar Morto si trova a 426 metri sotto la superficie del mare, e sta recedendo rapidamente nella stessa maniera di centinaia di migliaia di anni fa. Solo che in questo caso è principalmente a causa dell’attività umana. Le preoccupazioni dal punto di vista ecologico non sono infondate."Eppure la ricerca ha dimostrato che negli ultimi decenni la causa dell’abbassamento delle acque è dovuta all’attività umana e negli ultimi anni il mar Morto si è abbassato di 27 metri. Il mare, situato nella depressione più profonda della Terra, è famoso per avere una salinità così elevata che nessun tipo di pesce riesce a viverci, tranne alcuni batteri. La salinità delle acque aumenta con la profondità perché il sale si deposita sui fondali del mar Morto per cui più è elevata la profondità e maggiore è il sale che si è deposto sul fondo. Questa sua caratteristica permette a chiunque di galleggiare senza fatica mentre invece provare a nuotare nel mar Morto sarebbe un’impresa ardua perché anche con piccoli movimenti si emerge troppo dall’acqua. Le sue acque ricche di ossigeno e di minerali sono sfruttate sin dall’antichità, e dai Romani, per gli effetti benefici sulle disfunzioni ghiandolari, mentre il fango è utile per curare la pelle. Oggi si teme che il mare possa scomparire a causa del riscaldamento terrestre che facilita l’evaporazione dell’acqua, non compensata da emissari e da corsi d’acqua.http://www.ecologiae.com/

Medioriente, uno spicchio di Democrazia fra tirannidi e teocrazie: è Israele

È in edicola, dal 29 marzo, Limes (rivista di geopolitica) - "A che cosa serve la Democrazia" con una istruttiva planimetria a colori del mondo: evidenziati i paesi nei quali il cittadino è libero di pensare (parlare, nel caso credere) ed i paesi nei quali lo Stato perseguita i cittadini che pensano (parlano o credono). Diverse sfumature e bellissimi colori, dal verde intenso (Norvegia) al viola cupo (Arabia Saudita).L’area verde-azzurro-celeste dei paesi liberi e democratici comprende tutta l’Europa, Canada e Stati Uniti, parte del Sudamerica, Sudafrica, Australia ed India.L’area giallo-rosso-viola dei paesi angariati da dittature e teocrazie varie, occupa la Russia, la Cina e la Corea, quasi tutta l’Africa e, soprattutto, il Medioriente, con la fascia delle violacee teocrazie islamiche (a stento si vede una piccolissima macchiolina verde: è Israele).Anche l’Italia è di color verde (per fortuna fa parte del Club dei paesi liberi e civili). Alcune migliaia di giovani si sono fatti ammazzare per farci questo prezioso regalo: nel 1848 e nel 1860 da austriaci, preti e borboni, nel 1944-45 da fascisti e nazisti.Ringraziamoli! http://www.agoravox.it/

venerdì 13 aprile 2012


Il Quartetto non accusa gli insediamenti per l’impasse negoziale

Il Quartetto (Usa, Ue, Russa, Onu) ha diffuso mercoledì una dichiarazione che contiene parole trite e ritrite sugli insediamenti, ma si guarda bene dall’affermare – come avrebbero voluto i palestinesi – che la colpa dell’impasse nel processo diplomatico è delle attività edilizie ebraiche negli insediamenti. Nell’ultimo paragrafo del comunicato il Quartetto “esprime preoccupazione per azioni unilaterali e provocatorie da entrambe le parti comprese le perduranti attività negli insediamenti, le quali non devono pregiudicare il risultato dei negoziati, che sono l’unica strada per una soluzione giusta e duratura del conflitto”.La dichiarazione è stata diffusa al termine di un incontro tenutosi a Washington fra il segretario di stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la rappresentante delle politica estera dell’Unione Europea Catherine Ashton, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, l’inviato speciale del Quartetto Tony Blair e il ministro degli esteri giordano Nasser Judeh. La Giordania non è membro del Quartetto, ma ha sponsorizzato l’ultimo round di colloqui israelo-palestinesi ad Amman lo scorso gennaio.Il giorno prima dell’incontro, il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat aveva affermato che il Quartetto avrebbe dovuto condannare pubblicamente Israele come responsabile del deragliamento del processo di pace. La dichiarazione del Quartetto, invece, non fa nulla del genere, anche se include un paragrafo che mette assieme l’estremismo violento e l’istigazione all’odio fra i palestinesi con gli atti vandalici di gruppi di coloni israeliani. “Nel prendere atto dei significativi progressi in materia di sicurezza conseguiti dall’Autorità Palestinese in Cisgiordania – si legge nel comunicato – il Quartetto esorta l’Autorità Palestinese a continuare a fare ogni sforzo per migliorare legge e ordine, combattere l’estremismo violento e porre fine all’istigazione. Il Quartetto – continua il testo – esprime inoltre preoccupazione per le attuali violenze e istigazioni dei coloni in Cisgiordania ed esorta Israele ad adottare misure efficaci, compresa quella di portare i responsabili di tali atti davanti alla giustizia”.Un funzionario israeliano ha osservato che il Quartetto sembra aver fatto un semplice “copia e incolla” delle parole usate in precedenti dichiarazioni dell’Unione Europea in occasione di vari incontri sul Medio Oriente senza accorgersi che, proprio grazie all’azione delle autorità di sicurezza israeliane, nelle scorse settimane si è registrata una netta diminuzione dei casi di “ritorsione” contro palestinesi di Cisgiordania (cioè degli atti di teppismo e vandalismo giornalisticamente etichettati, in Israele, col termine “fargliela pagare”).La dichiarazione del Quartetto rinnova poi il proprio impegno rispetto alla cornice delineata lo scorso settembre che prevedeva un incontro iniziale fra le due parti entro trenta giorni, per arrivare successivamente ad uno scambio di proposte globali su sicurezza e territorio entro tre mesi, a negoziati diretti e ad un accordo complessivo entro la fine del 2012.L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso un comunicato in cui accoglie con favore la dichiarazione del Quartetto “che chiede la continuazione di colloqui diretti senza precondizioni”. Netanyahu, si legge nel comunicato, proporrà al primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad, nel loro incontro previsto per la prossima settimana, di elevare i colloqui fra le due parti al livello di un incontro diretto con il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).Secondo quanto previsto, Fayyad dovrebbe consegnare a Netanyahu una lettera in cui è delineata la posizione palestinese sui colloqui; pochi giorni dopo, il negoziatore di Netanyahu, Yitzhak Molcho, consegnerà a sua volta una lettera di risposta per Abu Mazen. Funzionari governativi israeliani che hanno visto il documento hanno detto mercoledì sera a YnetNews che la lettera conterrà una dettagliata descrizione delle posizioni d’Israele su controllo della Valle del Giordano e carattere smilitarizzato del futuro stato palestinese, ma non conterrà la richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come stato ebraico. In passato Netanyahu ha più volte chiesto che l’Autorità Palestinese e il suo presidente Abu Mazen riconoscano il diritto di Israele ad esistere come stato nazionale del popolo ebraico così come il governo israeliano riconosce la necessità che esista uno stato nazionale arabo-palestinese. I funzionari di Gerusalemme hanno detto che questa richiesta non comparirà nella nuova lettera e che verrà avanzata soltanto verso la conclusione dei negoziati di pace. “Non intendiamo avanzare precondizioni per l’avvio delle trattative – hanno spiegato – I palestinesi vorrebbero che Israele si impegnasse a ritirarsi sulle linee pre-’67, ma è una precondizione e noi siamo contrari a tali precondizioni. Allo stesso modo, noi non pretenderemo il riconoscimento da parte palestinese di Israele come stato ebraico prima della ripresa dei negoziati. Ora, prima di tutto, occorre sedersi e trattare”.La dichiarazione del Quartetto fa appello inoltre alla comunità internazionale perché “garantisca il contributo di 1,1 miliardi di dollari in aiuti, necessari per soddisfare le esigenze finanziarie correnti dell’Autorità Palestinese per il 2012”. La dichiarazione incoraggia Israele e Autorità Palestinese a “cooperare per favorire lo sviluppo economico e sociale nell’Area C, che è di cruciale importanza per la fattibilità di un futuro stato palestinese e perché i suoi abitanti palestinesi possano condurre una vita normale”. L’Area C è la parte di Cisgiordania che è sotto controllo israeliano in base agli accordi firmati da Israele e Olp. Secondo i rappresentanti israeliani, ciò che conta nella dichiarazione del Quartetto è l’esortazione a sviluppare l’Area C in cooperazione fra israeliani e palestinesi, mentre negli ultimi mesi si era avuta notizia di varie iniziative unilaterali palestinesi in quella zona, talvolta sostenute da alcuni paesi europei. Tony Blair ha già operato con Israele e palestinesi in attività economiche nell’Area C, poi però l’accordo di riconciliazione Fatah-Hamas firmato lo scorso febbraio a Doha ha per il momento congelato quei progetti.Infine, la dichiarazione del Quartetto afferma che la situazione “dentro e attorno alla striscia di Gaza” è destinata a restare “fragile e instabile finché Cisgiordania e Gaza non saranno riunite sotto la legittima Autorità Palestinese, che si attiene agli impegni assunti dall’Olp” (con gli accordi già firmati negli anni scorsi), e condanna i lanci di razzi da Gaza sulle città israeliane senza accusare Israele per le sue reazioni militari.(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 11.4.12) http://www.israele.net/


Struffoli di crema

Ingredienti per 4 persone: 1/2 kg di crema pasticcera Olio di semi di arachide Zucchero a velo 4 kiwi 4 cucchiai di succo di limone 50 g di zucchero semolato. Procedimento:Frullo i kiwi con il succo di limone e lo zucchero a velo, fino ad ottenere una crema.Metto la crema pasticcera in un sac à poche e formo delle palline che friggo in olio bollente.Scolo gli struffoli preparati su carta assorbente e infine li impiatto sulla salsa di kiwi, con dello zucchero semolato.http://www.realtime
tv.it/

Cestino Cioccolato e Pere Caramellate

Ingredienti per 4 persone: Per il Croccante: 100 gr di zucchero,il succo di ½ limone acqua qb 40-50 gr di mandorle. Per la Crema di Cioccolato: 150 gr di cioccolato fondente 100 ml di panna fresca. Per completare: ½ pera abate burro qb cannella qb zucchero a velo qb.Procedimento: Sciogliere in padella zucchero, succo di limone e un goccio d'acqua.Aggiungere le mandorle tritate e amalgamare.Versare il caramello su carta forno stendendolo bene con il matterello coperto da un altro foglio di carta forno.Ritagliare dei quadrotti di croccante non del tutto rappreso assieme ai fogli di carta forno e modellarli a forma di cestino (vedi video).Sciogliere il cioccolato con la panna e lasciare raffreddare, poi montare con le fruste.Tagliare le pere a pezzetti e rosolarle nel burro con un po' di cannella.Rimuovere la carta forno dai cestini e farcirli con un cucchiaio di mousse al cioccolato e le pere caramellate. Completare con zucchero a velo. http://imenudibenedetta.blogspot.com/

Voce libera per l'Iran, radio amatoriale trasmette da Tel Aviv

Tel Aviv (TMNews) - Una voce libera per l'Iran. Da un piccolo studio in un quartiere fatiscente del sud Tel Aviv, un gruppo di iraniani-israeliani trasmettono in farsi musica e notizie non-stop, nel tentativo di raggiungere i loro connazionali. Radio Radisin si rivolge alla Comunità iraniana, sia all'interno di Israele, e all'estero - in particolare l'Iran - visto che può essere ascoltata online."Amo il popolo iraniano ed è per questo che voglio che sappiano la verità. I notiziari in Iran sono pieni di bugie. Qui in Israele riusciamo ad ottenere le vere notizie provenienti dell'Iran" spiega Amir Shay uno dei conduttori.Sui muri ci sono le bandiere sono israeliane ma il cuore è a Tehern. Il canale lanciato nel 2009 ha un successo crescente, ma la popolarità ha portato anche dei problemi."Siamo stati bloccati. Il nostro sito internet è stato violato e danneggiato. Non vogliono che le voci dei 35 presentatori vengano ascoltate. La maggior parte di loro sono volontari e quello che fanno è importante per il popolo iraniano" aggiunge il manager della radio.Si parla di tutto: ci sono programmi culturali e di politica, ma anche di cucina e musica. VIDEO: http://www.tmnews.it/web/sezioni/inchiesta/20120412_video_15341335.shtml


Israele: la flottiglia volante attesa da centinaia di poliziotti

Centinaia di poliziotti e forze speciali confluiranno domenica nell'aeroporto israeliano Ben-Gurion, per bloccare l'entrata degli attivisti filopalestinesi . Stavolta infatti la cosiddetta "flottiglia", ha scelto aerei , non imbarcazioni per recarsi in Palestina. Gli aerei di linea da cui saranno pronti a sbarcare milioni di manifestanti, proverranno da circa 15 Paesi, tra cui l'Italia.La polizia israeliana, come ha più volte annunciato, farà di tutto per ostacolare l'invasione. Rappresentanti delle forze dell'ordine israeliane, molti dei quali in borghese e disarmati, attenderanno il volo chiamato fly-in (flottiglia volante), mentre truppe armate speciali saranno dispiegate subito fuori il terminal.Tuttavia secondo le organizzazioni per i diritti umani, l'aeroporto non avrebbe l'autorità per negare l'accesso a chiunque intenda visitare i territori palestinesi. Il Ministro dell'Interno nel frattempo, ha distribuito alle compagnie aeree interessate, la lista dei nomi dei militanti "non graditi", ai quali il governo vorrebbe impedire l'accesso nel Paese, con l' obbligo di reimbarco immediato a carico e spese delle compagnie stesse. La Flottiglia volante si è data appuntamento a Betlemme, allo scopo di fare pressione sul governo Netanyahu e condannare la costruzione di nuovi insediamenti.http://www.focusmo.it/

Beach volley muto in Israele

La scorsa settimana ad Haifa, in Israele, hanno organizzato un torneo di beach volley internazionale. L’hanno intitolato Technion Challenge Beach-Volleyball 2012.C’era gente del World Tour (che peraltro – finalmente – tra tre giorni inizia, a Brasilia). Nel maschile Benjamin ed Alvaro (Bra), Erdmann-Matysik (Ger), Herrera-Gavira(Spa), Plavins-Samoilovs (Let), Fuerbringer-Lucena (Usa), Vesik-Jaani (Est), Semenov-Koshkarev (Rus). Nel femminile Hajeckova-Klapalova (R.Ceca), Fendrick-Hanson (Usa).La prima stranezza della cosa era che il torneo avrebbe dovuto essere a Tripoli, in Libia. Luis Torres, insieme con il comitato olimpico libico ci lavorava da un sacco di tempo. Poi c’è stata la rivoluzione.Luis, nel beach lo conoscono tutti, è lo speaker della maggior parte delle tappe dello Swatch World Tour. Spagnolo, è uno in grado di presentare un torneo e molto altro in 10 lingue. Dieci, che col massimo della ammirazione immaginabile vorrei elencare: spagnolo, italiano, inglese, francese, tedesco, svedese, portoghese, estone (!!), olandese e greco. Poi, siccome vive in Slovenia, sospetto che se la cavi anche con lo sloveno.Quando gli han detto che in Libia il torneo non si poteva più fare, Luis ha pensato di portarlo in Israele. Cosa che, come è immaginabile, non dev’esser stata proprio facile.Comunque gli han detto di sì, che si poteva fare, ma a patto di non far casino: niente musica, balli, urla. Perché la spiaggia individuata ha dei condomini tutt’attorno. Una roba inimmaginabile. E ancor più impensabile per uno che fa lo speaker.Però una soluzione l’han trovata.A tutti gli spettatori hanno fornito le cuffie, come ai turisti di certe visite guidate.All’esterno decibel azzerati. In cuffia la solita palla di fuoco di musica a manetta.Giocatori forse un po’ spaesati nel silenzio assoluto. Spettatori rallegrati e ragguagliati in alta fedeltà, come si diceva una volta.Twitter@chepalleblog, http://chepalle.gazzetta.it/


L'arte dell'antisemitismo

Sembra che ormai esprimendosi in versi o in una forma ritenuta artistica si possa dire di tutto. Così uno scrittore tedesco, con un passato da SS, può scrivere che Israele rappresenta una minaccia all’umanità, che qualsiasi tentativo di difendere il diritto di un popolo a esistere avvenga tramite la scomunica dell’antisemitismo o che le colpe della Germania della Shoah, impongano la vendita di sommergibili a Israele che provocheranno crimini incancellabili. Il problema, ancora una volta, non è tanto nella gravità delle affermazioni, quanto nel triste tentativo di difesa che rasenta il ridicolo. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché l’espressione artistica comprenda degli spazi che, più che alla semplice libertà, assomigliano tanto ad un privilegio. Non esiste nessuna patente da poeta, da vignettista o da cantante che possa giustificare affermazioni intrise d’odio che altrimenti non sarebbero comunemente accettate. Il rischio che corriamo è che mentre nel passato le fiabe, le poesie o l’arte servivano come allegorie per esprimere la voglia di libertà, oggi, al contrario, queste possano divenire il mezzo per propagandare quell’odio che altrimenti non verrebbe manifestato.Daniel Funaro, studente, http://www.moked.it/


Le lezioni (economiche) della matzah

Pesach si avvia verso la conclusione ed è tempo di bilanci. Il periodo di Pesach coincide con giornate di frenetica attività per tutti (case da pulire da cima a fondo) ma soprattutto per chi si occupa di prodotti alimentari kasher. E a maggior ragione per i fornitori quell’ingrediente senza il quale, come è scritto nell’Haggadah, la festa non potrebbe nemmeno essere celebrata: la matzah.
Un mercato assai particolare, quello della matzah, specie in un posto come New York dove i preparativi per Pesach coinvolgono l’intera città, che può fornire degli spunti interessanti anche dal punto di vista economico, come racconta Adam Davidson che questa settimana ha deciso di dedicare la sua It’s the Economy, popolare rubrica di economia del The New York Times Magazine, proprio ai segreti dell’industria del pane azzimo.Tutto comincia a Manhattan nel 1916, quando Aron Streit iniziò a produrre matzah nel Lower East Side. Negli anni Venti Streit costruì una macchina speciale per mischiare gli ingredienti, impastare e cuocere. Poi fu la volta di un nastro trasportatore per convogliare le matzot dall’area di produzione a quella di imballaggio. Pochi anni dopo, aprì un negozio per permettere ai clienti di acquistare direttamente alla fonte. Una visita alla Streit è entrata negli anni a far parte delle tradizioni delle famiglie ebraiche del quartiere. Che per lealtà verso i loro fabbricanti di matzot preferiti, rifiutano, generazione dopo generazione, di comprare matzot di qualsiasi altra provenienza. La fabbrica non ha avuto avanzamenti tecnologici significativi dopo la seconda guerra mondiale e continua a detenere una quota di mercato pari al 20 per cento del pane azzimo venduto nella Grande Mela. “A meno che qualcuno non decida di cambiare Pesach stesso, abbiamo vendite assicurate” ha scherzato il pronipote di Streit Aron Yagoda con Davidson durante la sua visita alla fabbrica. Il che, spiega l’editorialista, significa accontentarsi di un margine di profitto sempre più ristretto (se il numero di clienti rimane più o meno stabile, il costo del lavoro e della materia prima continua a salire). Nonostante ciò, la piccola fabbrica del Lower East Side, l’unica industria alimentare rimasta in Manhattan nel nome di una tradizione da rispettare (stesso forno e stessa acqua del rubinetto newyorkese per offrire ai suoi clienti esattamente la stessa matzah che compravano i loro nonni), continua a rimanere sul mercato proprio grazie a quella tradizione, che fa sì che i compratori continuino a rifornirsi da lei nei decenni, impermeabili alla concorrenza di altri brand sul mercato. E questa è la prima lezione che la matzah offre: un rapporto privilegiato con i clienti può consentire di rimanere in vita a un attore economico altrimenti non profittevole e rigido nell’adattarsi ai cambiamenti della società esterna.Strategia opposta alla Streit, e di ancora maggiore successo, è quella della Manischewitz, da cui proviene il 40 per cento delle matzot vendute in occasione di Pesach. Alcuni anni fa, i suoi numeri uno Paul Bensabat e Alain Bankier si sono accorti che, se per i loro clienti tradizionali la matzah rappresenta il Pane dell’Afflizione, ci sono milioni di americani pronti a considerarla come un sostituto del pane senza grassi, povero di carboidrati, privo di additivi e vegano. Insomma un ottimo prodotto dietetico/salutista. Così la Manischewitz ha ridisegnato le proprie scatole dando la prevalenza ai toni di verde per acuire la sensazione di cibo amico della natura e ha lanciato nuove linee di prodotti come la matzah biologica e la matzah al sesamo, proiettandosi su un mercato ben più vasto di quel 2 per cento di cittadini americani che per una settimana all’anno non mangiano cibi lievitati. Si sarebbe potuto pensare che questo avrebbe attirato l’attenzione di grandi industrie alimentari, oppure dell’onnipresente concorrenza cinese. Eppure non è successo. La ragione, ha spiegato Bankier, risiede nel fatto che per un grosso gruppo sarebbe impossibile replicare il loro vantaggio competitivo: produrre matzah kasher è davvero difficile. Ci sono i famosi 18 minuti, il tempo massimo che deve trascorrere da quando la farina viene bagnata al momento in cui la matzah è in forno, ogni minima traccia di impasto della precedente infornata deve essere di volta in volta rimossa dai macchinari per evitare che lieviti, non può essere aggiunta nessuna sostanza che ammorbidisca l’impasto per facilitare il compito dell’impastatrice. Nel 2009 la Manischewitz ha aperto una nuova fabbrica. A progettare il macchinario è stato un team di ingegneri, con l’aiuto di un rabbino che ha girato linee di produzione di matzah in tutto il mondo per carpirne i segreti migliori. Ancora di più, i lavoratori di una fabbrica di matzot devono avere una conoscenza base delle regole della Kasherut e mantenere un alto grado di lealtà al proprio datore di lavoro, un modello di operaio difficile da trovare in una multinazionale. D’altronde un solo lavoratore scontento o poco accurato potrebbe compromettere il certificato di kasherut dell’intera fabbrica.La conclusione di Davidson sul Times? Le grandi industrie si tengono alla larga e il mercato della matzah può insegnare una grande lezione nell’arena economica globale: se il tuo business è facile da replicare, qualcuno, in qualche posto del mondo, lo farà e ti taglierà fuori dal mercato. Chi ha successo sono quelle industrie che seguono il principio della matzah, le case di moda, la meccanica di alta precisione.Anche se poi, come fa notare il The Jewish Daily Forward, anche per le matzot un concorrente in agguato alle storiche Streit e Manischewitz c’è: la matzah israeliana che costa tra il 40 e il 50 per cento in meno di quella americana, e che i negozianti di prodotti kasher spesso regalano pur di indurre i clienti a rifornirsi da loro del ben più costoso gefilte fish. Nel 2009 proveniva da Israele il 28 per cento delle matzot acquistate negli Stati Uniti. Nel 2010 la quota è salita al 40.Forse anche il principio della matzah sta per cedere il passo di fronte al mercato globale.Rossella Tercatin - twitter @rtercatin moked http://www.moked.it/


Tel Aviv - L'Alzheimer si previene e si combatte con la cannella

La cannella è in grado di prevenire e combattere l'Alzheimer. A dirlo sono i ricercatori israeliani dell'Università di Tel Aviv che hanno scoperto che un estratto della nota spezia può inibire lo sviluppo della malattia di Alzheimer, note per le sue devastanti azioni sul cervello delle persone colpite. In questo studio, pubblicato su "Plos One" e condotto dal dottor Michael Ovadia, si è valutata l'attività di questo estratto chiamato CEppt su modello animale. In particolare con questa sostanza gli scienziati hanno preparato una soluzione acquosa che poi è stata data da bere ad un gruppo di topi geneticamente modificati affinché sviluppassero una forma aggressiva di Alzheimer. Al termine dei quattro mesi di test i ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di questa soluzione acquosa contenente l'estratto CEppt aveva rallentato significativamente lo sviluppo della malattia. Durante i test in provetta l'estratto si è mostrato infatti capace di spezzare le fibre amiloidi. E questo può significare che è in grado di previene lo sviluppo della malattia e anche di aspirare a divenire un trattamento da somministrare nei casi in cui la malattia sia già in essere. E' chiaro che sono necessari ulteriori studi per verificare quali sono gli effetti sull'uomo ma si tratta comunque di un risultato sorprendente soprattutto perché si è scoperto un rimedio naturale estratto direttamente da un vegetale considerato dai più soltanto una spezia. (Online-News, 12 aprile 2012) da "Notizie su Israele"

giovedì 12 aprile 2012




In questi giorni di festa, mi è capitato di andare a visitare il grande museo, in parte all'aperto, di "Piana delle orme" vicino a Latina. In numerosi capannoni, si trovano moltissimi oggetti della bonifica dell'Agro Pontino (anni '30) e molti reperti sullo sbarco di Anzio, della Sicilia e della battaglia di Cassino. Consiglio tutti di andarlo a visitare. Tra le centinaia di mezzi militari esposti, ho trovato questo camion con le scritte in ebraico. Vi rimando alla foto con la scritta della sua storia. Cliccate sopra per ingrandire. Fantastico trovare l'ebraico in quel contesto! Buona lettura Chicca Scarabello


Qual è la capitale di Israele? E perché i giornali non riescono a mettersi d’accordo?

Per avere un’idea di quanto è complessa la situazione in Israele, basta dare un’occhiata ai giornali italiani. Esistono versioni diverse su tutto: persino su questione che, da qualsiasi altra parte, non meriterebbero nemmeno di essere discusse. Per esempio: qual è la capitale?Su questopunto,apparentemente semplice, la stampa italiana proprio non riesce a mettersi d’accordo. Prendiamo qualche titolo recente.Il Corriere della Sera qualche giorno fa titolava: “Gelo nel matrimonio di interesse tra Gerusalemme e Ankara”. Dove Gerusalemme e Ankara, in quanto capitali, stavano rispettivamente come sinonimi di “Israele” e “Turchia”Anche l’Espresso ha recentemente pubblicato un pezzo intitolato “l’Amico di Gerusalemme”, che si riferiva ai rapporti tra la Cina e lo Stato di Israele.Il Messaggero invece sembra riconoscere Tel Aviv come capitale. Infatti titolava: “Abbiamo rapito un militare”. Massima allerta a Tel Aviv, che si riferisce ai venti di guerra tra la milizia libanese Hezbollah e lo Stato di Israele.Anche il Manifesto, che a me risulti, utilizza quasi sempre l’espressione “governo di Tel Aviv”.Alcuni giornali dichiaratamente schierati a favore degli israeliani o dei palestinesi ne fanno una questione politica. Altri sembrano semplicemente… molto confusi sull’argomento.La Stampa per esempio qualche tempo fa titolava: Tel Aviv non attaccherà l’Iran. E, visto che l’articolo ovviamente non si riferisce alla squadra di calcio Maccabi Tel Aviv, dobbiamo dedurne che il giornale torinese considera Tel Aviv la capitale, e che ne utilizza il nome come sinonimo di “Stato di Israele”. Ma poi in un altro articolo (questa volta preso dall’edizione internet), il quotidiano torinese parla di “governo di Gerusalemme”, in un pezzo dedicato alla difficile mediazione degli Stati Uniti sul Medio Oriente.Oppure prendiamo Repubblica. In questo articolo dell’edizione internet, il catenaccio recita: “Il leader di Tel Aviv: C’è stato un accordo generale, anche da parte dei palestinesi”, riferendosi al primo ministro Benyamin Netanyahu. Inoltre nel pezzo si legge che Barack Obama avrebbe “elogiato il governo di Tel Aviv per i recenti passi verso la pace con i palestinesi”. Poi però sempre su Repubblica, in un editoriale di Bernardo Valli, troviamo l’espressione “governo di Gerusalemme”.Insomma la confusione regna sovrana. Dunque, mettiamo un po’ di cose in chiaro.Dove si trova, fisicamente, il governo israeliano? Indubbiamente, a Gerusalemme. Lì hanno sede la Presidenza della Repubblica, il Consiglio dei Ministri, la Knesset (il parlamento unicamerale), e tutti i ministeri… tranne quello della Difesa, che invece si trova a Tel Aviv per ragioni di sicurezza.Come si è giunti alla situazione attuale? Al tempo della partizione nel 1947, l’Onu voleva mantenere Gerusalemme come territorio autonomo sotto la propria giurisdizione. Nel 1948 però gli Stati arabi confinanti hanno attaccato Israele: durante questa guerra Israele ha conquistato Gerusalemme Ovest, mentre la Giordania si è presa Gerusalemme Est. Nel 1967, poi, Israele ha conquistato anche Gerusalemme Est.Qual è la capitale di Israele? Qui invece la situazione si fa più complicata. Per semplificarla, si potrebbe dire che la capitale è de facto Gerusalemme, ma de jure esistono posizioni contrastanti.-Gli israeliani considerano Gerusalemme la loro capitale a pieno titolo. La politica israeliana è però divisa su un punto: in genere i conservatori (come l’attuale primo ministro) considerano Gerusalemme “una e indivisibile”, mentre i progressisti (come l’attuale vicepremier Ehud Barak) sono disponibili a concedere la parte orientale della città, come capitale di un futuro Stato palestinese… a patto però che i palestinesi si impegnino a rispettare la sicurezza dei loro vicini.-Anche i palestinesi, però, considerano Gerusalemme la loro capitale. L’Autorità palestinese aveva però rifiutato l’offerta, avanzata da Ehud Barak quando era primo ministro, di dividere Gerusalemme in due, offrendo una parte di Gerusalemme Est ai palestinesi.-Gli americani considerano Gerusalemme la capitale di Israele: il riconoscimento è stato formalizzato con una legge del 1995. Tuttavia gli Usa mantengono la loro ambasciata a Tel Aviv e considerano la parte Est di Gerusalemme territorio palestinese.-Le Nazioni Unite non riconoscono Gerusalemme come capitale di Israele. In base a una vecchia risoluzione del 1947, Gerusalemme dovrebbe essere un territorio autonomo, sotto la protezione dell’Onu. Una soluzione oggi considerata inaccettabile sia dai palestinesi che dagli israeliani: almeno su una cosa si trovano d’accordo…-L’Unione europea non riconosce Gerusalemme come capitale di Israele. In teoria l’Europa si attiene alla risoluzione Onu. Ma di fatto molte diplomazie europee riconoscono la posizione americana come una valida soluzione e sostengono la divisione della città in due. Tutti i Paesi europei mantengono le loro ambasciate a Tel Aviv. Gli europei chiedono a Israele di interrompere ogni costruzione a Gerusalemme Est, ma sembrano avere accettato, almeno di fatto, che Gerusalemme Ovest è sotto la giurisdizione israeliana.http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it