sabato 11 settembre 2010




11 settembre
per ricordare


Israele, presto Internet gratis su tutti i pullman

Andrà più o meno così: che tu sei lì, nel mezzo del deserto del Negev, con il cellulare che prende così così e poca possibilità di fare telefonate. Ma con un laptop collegato al mondo. Grazie alla connessione Internet. Gratis. È quello che hanno intenzione di fare sui bus della Egged, la più grande e importante compagnia di trasporti su strada in Israele.L’iniziativa, che dovrebbe partire tra qualche settimana, prevede la connessione wi-fi all’interno dei pullman che collegano le città israeliane. Che sia per lavoro, per divertimento o per passare il tempo, il segnale collegherà alla rete sia i pc portatili che gli smartphone.«Il progetto costa circa 2 milioni di dollari», dice Eyal Yechiel, numero uno del dipartimento promozionale della Egged Lines. «I sistemi di trasmissione wi-fi saranno installati nel giro di pochi mesi su tutti i 1.500 bus che collegano i centri urbani del nostro paese».La Egged non è la prima compagnia israeliana di trasporti pubblici che offre questa possibilità. La prima è stata, qualche mese fa, la Metropoline, più piccola e con base nella città di Be’er Sheva. Non a caso una città che, in mezzo al deserto del Negev, in fatto di tecnologia non ha eguali. http://falafelcafe.wordpress.com/, 10 settembre


Amos Oz, storie di amorosa memoria a Festivaletteratura

E’ una delle voci più autorevoli della narrativa contemporanea, che da anni grida agli uomini di tutto il mondo la necessità di una pace duratura in Terrasanta. Amos Oz è più di uno scrittore: è una vera e propria icona letteraria. L’edizione 2010 di Festivaletteratura gli dedica una retrospettiva in 3 appuntamenti, ciascuno dedicato a una tematica particolare: l’approfondimento storico, il mondo dell’amore e dei sentimenti, il senso di comunità. Tre temi che formano un unico leit motiv presente in tutte le opere di Oz. La storia d‘Israele, l’amore, la vita all’interno dei villaggi e dei kibbutz diventano metafore di una storia umana universale in cui non è difficile rispecchiarsi.Dopo aver letto opere come Non dire notte, suona difficile credere alle stesse parole dell’autore quando afferma: “Io non sono né un ideologo né un sociologo. Sono solo un raccontastorie. Racconto partendo dai dettagli, dalle piccole cose della vita, perché la vita è fatta di piccole cose. Anche innamorarsi, un grande evento nella vita di ciascuno di noi, è un processo fatto di attimi, di momenti”. L’Amore con la “A” maiuscola è un tema caro allo scrittore, che l’ha dipinto di colori ineguagliabili in capolavori come Una storia d’amore e di tenebra e Micheal Mio.Incalzato dalla giornalista Marilia Piccone, Oz parla dell’amore nelle sue accezioni più universali, che partono dall’individui per abbracciare popoli interi. Amos Oz è sempre stato promotore del dialogo con i palestinesi ed è uno dei maggiori sostenitori della teoria dei due Stati. “Ne sono orgoglioso-ha commentato- ho sempre sostenuto questa teoria, anche ai tempi in cui a crederci eravamo così pochi che potevamo stare tutti in una cabina telefonica”. “Alla fine esisteranno due Stati-ha dichiarato Oz- e Gerusalemme sarà capitale di entrambi. L’opinione pubblica è già pronta, ora tocca ai governi, assai poco coraggiosi. E’ come vedere un paziente pronto a subire un’operazione e accorgersi che i dottori non hanno il coraggio di operarlo”.Lo scrittore ha anche vinto la prima edizione del Premio Salone Internazionale del Libro di Torino, che gli verrà consegnato in una cerimonia ufficiale il 7 novembre ad Alba (CN). Di recente è uscito il suo ultimo romanzo, Una pantera in cantina (Feltrinelli).Vicino agli ambienti della sinistra israeliana, Oz non è affatto contrariato all’idea che il processo di pace venga concluso da un governo di destra, purché venga portato a termine. “I fanatici di entrambe le parti fanno più clamore dei moderati ma io credo nel compromesso-ha aggiunto- Il compromesso è vita. Dove non c’è compromesso non c’è idealismo o integrità ma fanatismo e morte”.http://libriblog.com/


Nel deserto del Neghev

Hamas ripete: "No a negoziati"

10 Settembre 2010, http://www.loccidentale.it/
Un nuovo anatema contro i negoziati con Israele, accompagnato dal vaticinio di sapore iraniano che "il progetto sionista" sia prossimo alla fine, è stato pronunciato oggi da Ismail Haniyeh, il capo del governo di Hamas nella Striscia di Gaza, durante la predica di Eid al-Fitr, celebrazione che segna il termine del Ramadan islamico.Arringando una folla di fedeli a Gaza, Haniyeh ha ribadito l'ostilità della fazione integralista ai colloqui diretti appena riavviati - su impulso degli Usa - fra il presidente moderato dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), e il premier israeliano, Benyamin Netanyahu.Essi "non porteranno a nulla", ha sentenziato, additando inoltre come "peccaminoso" il fatto che Abu Mazen e i suoi abbiano accettato di partecipare all'incontro inaugurale di Washington (il 2 settembre) mentre il Ramadan, periodo di digiuno e preghiera per i musulmani, era ancora in corso.


Obama: La pace sarà possibile solo con negoziati

Presidente: le due parti hanno bisogno l'una dell'altra
New York, 10 set. (Apcom) - "Un percorso che porti alla sicurezza di Israele e ad una sovranità palestinese può essere raggiunto solo attraverso negoziati". Lo ha detto questa mattina in una conferenza stampa dall'East Room della Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Obama ha aggiunto di rendersi conto che "saranno negoziati difficili", ma anche di aver riscontrato impegno e serietà in Benjamin Netanyah e Abu Abbas nella loro recente visita a Washington. "Le due parti hanno bisogno l'una dell'altra", ha detto il presidente, "non significa che questo funzionerà" ma "in ultima analisi dipende da loro".


Eilat

In crescita a due cifre i pernottamenti in IsraeleNel primo semestre del 2010 sono saliti del 31%

Nel primo semestre del 2010 sono saliti del 31% i pernottamenti in Israele. E' quanto riporta l'Ansa citando l'Associazion degli hotel israeliani. In particolare, a Gerusalemme e Tiberiade si è registtato un +38%, ed un +37% a Tel Aviv. Gli hotel sul Mar Morto hanno messo a segno un +33% nelle prenotazioni, ad Eilat c'è stato il +15%. http://www.guidaviaggi.it/, 10/09/2010


ISLAM: AHMADINEJAD, ROGO CORANO PORTERA' AD ANNIENTAMENTO ISRAELE

(ASCA-AFP) - Teheran, 10 set - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che il piano di una chiesa in Florida di bruciare il Corano e' un ''complotto sionista'' che condurra' velocemente ''all'annientamento'' di Israele.''I sionisti e i loro sostenitori sono sulla strada del collasso e la dissoluzione e questo tipo di azioni non li salveranno ma moltiplicheranno i loro fallimenti annientandoli'', ha detto Ahmadinejad in un intervento pronunciato in occasione dell'Eid al-Fitr, la festivita' che sancisce la fine del Ramadan.


POLIZIA EGIZIANA UCCIDE SUDANESE AL CONFINE CON ISRAELE

(ASCA-AFP) - Al-Arish, 10 set - La polizia egiziana ha sparato a un uomo sudanese che stava cercando di attraversare illegalmente il confine con Israele, uccidendolo.''La polizia gli ha intimato l'alt tramite gli altoparlanti, ma quando lui non si e' fermato i soldati gli hanno sparato'', ha dichiarato un ufficiale della sicurezza.Quest'ultima morte fa salire a 30 il numero degli immigrati uccisi sul confine dall'inizio dell'anno, 26 dei quali da parte della polizia egiziana.Il Cairo ha respinto le critiche delle organizzazioni per i diritti umani sulla sua politica contro i migranti che tentano di attraversare clandestinamente la frontiera.


la guerra di Gaza del 2008

Ancora Qassam su Israele, jet israeliani attaccano Gaza

Colpito un centro di addestramento delle forze di Hamas
10 set. (Apcom) - Un nuovo razzo Qassam sparato dalla Striscia di Gaza è esploso stamattina nel sud di Israele senza fare vittime. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz. Negli ultimi due giorni c'erano stati altri lanci di razzi verso le comunità israeliane nel Negev occidentale, e ieri sera jet israeliani hanno risposto attaccando due siti nella Striscia di Gaza.
Hamas ha detto che cinque persone sono rimaste ferite in un attacco contro un centro addestrativo delle sue forze di sicurezza. L'esercito israeliano ha detto che i jet hanno colpito anche il sud della Striscia di Gaza, dove i miliziani palestinesi scavano tunnel sotto il confine con l'Egitto, usati per il contrabbando di armi e altre merci. Negli ultimi anni migliaia di razzi sono stati sparati dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele. Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 Israele lanciò una vasta offensiva contro Hamas per bloccare gli attacchi, ma negli ultimi giorni i lanci sono ripresi a seguito della rilancio del negoziato di pace diretto tra Israele e l'Autorità Palestinese. Hamas si oppone ai colloqui di pace.


La torre di controllo del vecchio terminal dell'aeroporto di Entebbe

Filmato originale su ritorno da Entebbe
http://www.youtube.com/watch?v=mvRxxsQCU5U

by Barbara



Guardate che bel post!



by Barbara

venerdì 10 settembre 2010


Danny Ayalon
Sono un profugo (ebreo)

In qualità di membro in carica di un governo democratico, può sembrare strano che io mi definisca “un profugo”. Eppure mio padre, i suoi genitori e tutta la sua famiglia fanno parte di quel milione circa di ebrei che vennero espulsi o costretti ad abbandonare le terre arabe. Mio padre e la sua famiglia erano algerini, membri di una comunità ebraica vecchia di migliaia di anni le cui origini risalivano a ben prima della conquista araba del nord Africa ed della stessa nascita dell’Islam. Dopo aver ottenuto l’indipendenza, l’Algeria accordò la cittadinanza soltanto ai cittadini musulmani, cacciando via l’autoctona comunità ebraica e con essa quella parte della mia famiglia.Sebbene siano moltissime le persone che fanno costantemente riferimento ai profughi arabo o palestinesi, ben pochi sono coloro che almeno sanno dell’esistenza dei profughi ebrei dalle terre arabe. Mentre gli arabi che fuggirono o lasciarono la Palestina Mandataria e Israele ammontano grossomodo a 750.000 persone, i profughi ebrei dalle terre arabe furono circa 900.000. Prima che nel 1948 venisse creato lo stato di Israele, v’era quasi un milione di ebrei nelle terre arabe, là dove oggi essi non arrivano a 5.000 in tutto.Un’importante differenza fra i due gruppi sta nel fatto che molti arabi palestinesi furono attivamente coinvolti nel conflitto contro Israele lanciato dalle circostanti nazioni arabe, mentre viceversa gli ebrei delle terre arabe avevano vissuto pacificamente per secoli, se non millenni, nei rispettivi paesi di origine, sovente nella condizione sottomessa di “dhimmi”. Inoltre i profughi ebrei, dal momento che erano più urbanizzati e istruiti rispetto ai più rurali palestinesi, avevano accumulato maggiori proprietà e ricchezze, che furono costretti a lasciarsi alle spalle nei loro ex paesi. Esperti economisti hanno stimato che, in cifre odierne, l’ammontare totale dei beni perduti dai profughi ebrei nelle terre arabe, comprese le proprietà comunitarie come scuole, sinagoghe e ospedali, sia quasi il doppio di quello dei beni perduti dai profughi aplestiensi. Non basta. Bisogna anche ricordare che, negli anni ’50, Israele restituì più del 90% dei conti bancari bloccati, delle cassette di sicurezza e di altri averi appartenuti ai profughi palestinesi (mentre nulla del genere è accaduto per i profughi ebrei).Anche se il numero dei profughi ebrei e dei loro beni è maggiore di quello dei palestinesi, la comunità internazionale sembra essere a conoscenza solo ed esclusivamente della condizione di questi ultimi.Vi sono numerose importanti organizzazioni internazionali dedicate ai profughi palestinesi. Esiste una Conferenza che viene indetta ogni anno dalle Nazioni Unite, ed esiste un’agenzia-profughi che è stata appositamente istituita per i profughi palestinese: mentre per tutti gli altri profughi del mondo esiste un’unica agenzia, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), i palestinesi sono sotto l’egida di una loro specifica agenzia esclusiva, la United Nations Relief and Works Agency (UNRWA). Il budget per il 2010 dell’UNRWA (per i profughi palestinesi) è pari a circa la metà del budget dell’UNHCR (per tutti gli altri profughi del mondo). Altrettanto impressionante è il fatto che l’UNHCR si vanta di aver trovato “soluzioni durevoli” per “decine di milioni” di profughi dal 1951, anno della sua istituzione; mentre l’UNRWA non si vanta d’aver trovato “soluzioni durevoli” nemmeno per un solo profugo palestinese.Come non tutto ciò non fosse già abbastanza distorto, si dia un’occhiata alle definizioni e a come esse vengono applicate: normalmente la definizione di “profugo” si applica solamente alla persona che è fuggita e ha cercato rifugio; nel caso dei palestinesi, invece, viene definita “profugo” non solo colui che è fuggito, ma anche tutti i suoi discendenti per sempre all’infinito. Dunque, stando alla definizione con cui l’UNRWA conferisce lo status di profugo, io stesso sarei un profugo.Ma io non mi considero affatto un profugo. Io sono un fiero cittadino dello stato d’Israele. I profughi ebrei, infatti, hanno trovato in Israele la loro piena espressione nazionale. Allo stesso modo, anche i profughi arabi dovrebbero dare espressione alle loro aspirazioni nazionali in uno stato palestinese (e non in Israele).Con i negoziati diretti che stanno ricominciando fra Israele e palestinesi, i riflettori torneranno a puntare su questa questione. Il cosiddetto “diritto al ritorno” è una falso giuridico. La risoluzione 194 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che sarebbe la fonte giuridica di tale “diritto”, non menziona affatto la parola “diritto”, non è legalmente vincolante e, come tutte le attinenti risoluzioni dell’Onu, usa il termine intenzionalmente ambiguo di “profughi” senz’altri appellativi.La risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tuttora considerata la principale cornice giuridica per risolvere il conflitto arabo-israeliano, afferma che una composizione di pace globale in Medio Oriente deve necessariamente comprendere “un’equa regolamentazione del problema dei profughi”. Non viene fatta nessuna distinzione fra profughi arabi e profughi ebrei. In effetti, uno dei principali estensori di quella risoluzione, il giudice Arthur Goldberg, all’epoca capo della rappresentanza Usa all’Onu, disse: “La risoluzione pone l’obiettivo di ‘arrivare un’equa regolamentazione del problema dei profughi’. Queste parole si riferiscono ragionevolmente sia ai profughi arabi che ai profughi ebrei”.Di più. Tutte le conferenze e gli accordi di pace che hanno visto la partecipazione o la firma di Israele e vicini arabi hanno sempre usato il termine “profughi” senza qualificazioni restrittive. Durante le famose trattative di Camp David nel luglio 2000, l’allora presidente Usa Bill Clinton, intercessore e ospite dei negoziati, disse: “Vi dovrà essere una qualche sorta di fondo internazionale istituito per i profughi. Credo che esista un certo interesse, piuttosto interessante, da entrambe le parti, nel fatto che vi sia anche un fondo che indennizzi gli israeliani che furono resi profughi dalla guerra scoppiata subito dopo la nascita dello stato di Israele. Israele è pieno di persone, di ebrei, che vivevano in paesi prevalentemente arabi e che arrivarono in Israele perché erano stato resi profughi nelle loro terre d’origine”.Nel 2008 il Congresso americano ha approvato la House Resolution 185 che per la prima volta garantisce eguale riconoscimento ai profughi ebrei prescrivendo che d’ora in poi il governo di Washington riconosca che tutte le vittime del conflitto arabo-israeliano devono essere trattate allo stesso modo. Sono fiero del fatto che la Knesset nel febbraio di quest’anno ha approvato una mozione che rende gli indennizzi agli ebrei profughi dai paesi arabi dopo il ‘48 parte integrante di qualunque futuro negoziato. Il disegno di legge israeliano prevede che “lo stato di Israele non firmi, direttamente o per delega, nessun accordo o trattato con un paese o un’autorità su una composizione politica in Medio Oriente senza garantire i diritti dei profughi ebrei dai paesi arabi conformemente al trattato Onu sui rifugiati”.Prima del 1948 c’erano circa 900.000 ebrei nelle terre arabe, mentre oggi ne rimangono solo poche migliaia. Dove sono lo sdegno internazionale, i convegni, i proclami che invocano giustizia e risarcimenti? La questione dei profughi palestinesi è diventata un’arma politica per bastonare Israele, e la Lega Araba ha ordinato ai suoi stati membri di non accordare la cittadinanza alle loro popolazioni palestinesi. Intanto Israele ha accolto tutti i suoi profughi in fuga: sia dalla Shoà, sia dalle persecuzioni ed espulsioni nelle terre arabe.Le persone come mio padre, le centinaia di migliaia di persone che arrivarono in Israele e i milioni di israeliani discendenti da quei profughi, hanno diritto al risarcimento. È fondamentale che questa questione torni all’ordine del giorno della comunità internazionale affinché non si debba ancora una volta assistere a un trattamento asimmetrico e distorto per arabi ed ebrei, nel conflitto arabo-israeliano.(Da: Jerusalem Post, 1.9.10) http://www.israele.net/, 10-09-2010 di Danny Ayalon


Israele, diventa un film la storia del bambino che ha commosso il paese

«Mohammed Abu Mustafa sta morendo. Ha bisogno di un urgente di un trapianto di midollo e di una operazione costosa. Servono 50mila dollari. Subito». La voce del dottor Raz Somech è concitata. Arriva dritta nello studio tv di Canale 10. Dall’altra parte della cornetta c’è il giornalista Shlomi Eldar. Un tempo inviato a Gaza. Ora Gaza per lui è off limits.Il dottor Somech chiama dall’ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv. Vicino c’è un bambino di Gaza, Mohammed, ricoverato al dipartimento di emato-oncologia con una grave deficienza immunologica. Rischia di morire. Shlomi Eldar non perde tempo. Confeziona il servizio per il telegiornale della sera e aspetta. Giusto il tempo di ricevere un’altra telefonata. Quella di un signore, ebreo e padre di un militare israeliano ucciso in guerra: «i soldi, i 50mila dollari per l’operazione, ve li do io».È così che nasce “A precious life”, il film-documentario diretto dello stesso giornalista sulla lotta condotta da un ospedale israeliano per salvare la vita di un bambino di Gaza poco prima dello scoppio dell’operazione Piombo Fuso proprio sulla Striscia. Un blitz militare che inizia quando il piccolo Mohammed guarisce e può tornare nella sua casa di Khan Younis. Lì, oltre all’affetto dei parenti, lo aspettano pure le bombe. Fino alla svolta grottesca: Raz Shomec, il dottore che ha curato il bambino, viene richiamato come riservista dall’esercito israeliano per l’operazione Piombo Fuso. Alla fine si salveranno tutti.«C’era un tempo in cui gl’israeliani andavano a Gaza e i palestinesi lavoravano qui», ha ricordato il regista-giornalista Shlomi Eldar. «La gente si conosceva, gli uni apprezzavano le qualità degli altri. C’era persino un senso di solidarietà.


Israele: approva la costruzione di un nuovo aeroporto ad Eilat

Il Governo israeliano ha deciso di avviare un piano dettagliato per la costruzione di un nuovo aeroporto internazionale a Timna, localita' sita a 18 km. a nord di Eilat. Il piano, per il quale si prevede un impegno finanziario di 56 milioni di NIS (circa 11,5 milioni di euro) a carico della Israel Airports Authority, dovrebbe richiedere un anno di lavoro e sara' oggetto di un'apposita gara nel prossimo mese di settembre. Si prevede che il nuovo aeroporto dovrebbe costare 1,7 miliardi di NIS, pari a circa 350 milioni di Euro. http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/ 9 sett.


Oz: compromesso e humor per la pace

È almeno da quando Israele uscì vittorioso nella Guerra dei sei giorni, 1967, che Amos Oz si è fatto sostenitore della "soluzione dei due Stati", ovvero di quell’atto politico grazie al quale israeliani e palestinesi accettano di convivere pacificamente costituendosi in due Stati autonomi con Gerusalemme che si sdoppia diventando a ovest capitale di Israele e a Est capitale dello Stato palestinese. Oz – che nasce Amos Klauser e, figlio ribelle, decide giovanissimo di entrare in un kibbutz assumendo il cognome Oz, che in ebraico vuol dire «forza» – ha spiegato ai giornalisti che gli rivolgevano domande ieri mattina, che all’epoca a sostenere la soluzione dei due Stati erano in quattro gatti: «Eravamo così pochi che se ci fossimo dati appuntamento una cabina telefonica sarebbe bastata per tutti». Mentre dice questa battuta, si legge negli occhi dello scrittore israeliano un lampo di orgoglio e di soddisfazione: Oz dice che oggi l’opinione pubblica è più favorevole, tanto in Israele quanto nei territori palestinesi, ad accettare questa soluzione: «Secondo sondaggi recenti e da quanto si può leggere sui giornali, oggi il consenso a questa idea è molto cresciuto, si parla di circa un 60% dell’opinione pubblica favorevole». Qualcuno gli fa notare che per chi viene da fuori, non sembra che il clima in Israele, anche da parte di certi esponenti dell’intellighenzja israeliana di sinistra, sia così positivo, anzi, parecchi vedono i «palestinesi come mosche». Questo, secondo Oz, non è indice di una maggioranza ostile, è semmai la conseguenza della frustrazione di una sinistra che, a fronte del governo di destra di Netanyahu, «si sente senza potere e sa che non ci tornerà tanto presto, mentre vorrebbe essere lei oggi a condurre i negoziati. D’altra parte, la sinistra dovrebbe essere contenta di vedere che, pur uscita sconfitta politicamente, trova ascolto per le sue idee nella destra al potere». Ma – confessa Oz, intellettuale laburista – «se oggi il governo di destra riuscisse a portare a compimento la soluzione dei due Stati, ne sarei felice ugualmente, perché sarebbe molto peggio se non accadesse, inoltre vedrei realizzato un sogno di cui sono stato, in qualche modo, un padre oltre quarant’anni fa». Ma che cosa manca perché questo sogno divenga effettivamente realtà? «Manca il coraggio delle leadership», risponde Oz. «Quella dei due Stati è l’unica soluzione oggi possibile per arrivare alla pace, ci vuole più coraggio. Il Medio Oriente è come un paziente che si sente pronto per andare sotto i ferri, ma si trova nella situazione di avere dei chirurghi che tentennano e non hanno il coraggio di operare». La pace è il tema di sempre sullo sfondo di questa lunghissima storia di conflittualità fra israeliani e palestinesi. E l’America è stata, storicamente, il grande mediatore che cerca di comporre gli interessi di due popoli recalcitranti. Quali argomenti in più avrà Obama rispetto ai suoi predecessori per convincere le parti a dialogare seriamente? «Beh, Bush più che interessarsi della pace, sembrava preoccupato del processo con cui poterla creare. Obama sembra invece pensare più alla pace concreta e prima o poi verrà allo scoperto con la sua idea, formulerà una proposta e si confronterà con le proposte che verranno dall’Onu e dall’Occidente». Alla domanda su quali nemici troverà davanti a sé questo progetto di pacificazione Oz risponde che il nemico è quello di sempre: il fanatismo. «Temo il fanatismo da entrambe le parti, tanto quello di Hamas quanto quello dei coloni ebrei in Cisgiordania. Tutta la mia opera letteraria si occupa dei conflitti tra individui, i miei romanzi si chiudono sempre o con un finale aperto o con compromessi inaspettati. Credo nel compromesso e capisco i giovani idealisti che pensano che sia sbagliato. Per me il compromesso è sinonimo di vita e il suo nemico non è l’idealismo, ma proprio il fanatismo. D’altra parte, penso di essere uno che di compromessi se ne intende se sono sposato con la stessa donna da cinquant’anni». Lo humour di Oz sollecita una domanda sul perché il matrimonio e la famiglia siano dei cardini della sua narrativa (come nel romanzo autobiografico Storia di amore e di tenebra). Oz replica spiegando che considera il matrimonio e la famiglia l’istituzione umana «più misteriosa, paradossale, tragica e comica dell’universo. Molti – dice – proclamano la morte della famiglia, eppure, nelle sue forme diverse, essa continua a perpetuarsi in tutto il pianeta ed esiste ancora. Anche quando parlo di israeliani e palestinesi mi piace usare la categoria della famiglia, quella di una famiglia infelice, che abitando la stessa casa ha bisogno oggi di un divorzio equo, ha bisogno che da quella casa si creino due appartamenti autonomi». Qualcuno gli fa notare che la tensione è tale che qualche giorno fa David Grossman aveva fatto intendere di voler abbandonare Israele. Anche lui vorrebbe fare lo stesso? «Anche se a volte la odio, come succede in tutte le famiglie, non intendo affatto lasciare Israele, a patto che non mi impongano il silenzio. Subito dopo il clamore suscitato dalle sue dichiarazioni anche Grossman ha detto in televisione che le sue pargole sono state equivocate, che non vuole lasciare Israele. Ha fatto bene, dobbiamo lottare qui per arrivare a quel compromesso che significa pace e vita per tutti». 10.9.2010 www.avvenire.it/



Lina Wertmüller

La Wertmüller demolisce Moretti E Zadie Smith crea il gelo in sala

Amos Oz, sulla questione arabo-israeliana: «Quando parlo del rapporto tra palestinesi e israeliani mi piace usare la metafora della famiglia: il loro è un matrimonio infelice, che non funziona. Serve una soluzione dolorosa: un divorzio con separazione dei beni, dividendo la casa in due appartamenti». A proposito di famiglia: «Ritengo il matrimonio l’istituzione più misteriosa, paradossale, tragica e comica dell’universo. Gesù aveva già dei dubbi in proposito. Platone anche. Invece, seppur zoppicando, continua a camminare per il mondo, da New York alla Lapponia». E a proposito di storie: «In tutti i miei libri in fondo non faccio che scrivere di conflitti tra individui. Storie che finiscono in genere con un compromesso, che magari fa acqua da tutte le parti, ma è necessario. Tutti pensano che la parola “compromesso” sia qualcosa di negativo, che fa a pugni con l’idealismo e la coerenza. Invece è un sinonimo della parola “vita”».LINA CONTRO NANNI. Bruno Gambarotta, chiacchierando in pubblico con la regista Lina Wertmüller, la presenta con il suo nome completo: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, chiedendole: «È per via del tuo nome che i titoli dei tuoi film sono così lunghi?». Risposta: «Da te una battuta così non me l’aspettavo. È quella che ho sentito ripetere più volte nella mia carriera». Ancora Gambarotta, molto paraculo: «Cos’è la vita?». E la Wertmüller, molto cinematografica: «La vita è una cosa meravigliosa. Fino a che si campa». Domanda molto politica di Gambarotta: «Tu non fai delle commedie, fai film grotteschi... Quello che è accaduto in Italia quest’estate sarebbe un soggetto perfetto per un tuo film: un’intera nazione appesa per un mese intero a una casa a Montecarlo... Da non crederci». Risposta molto paracula della Wertmüller: «Voi giornalisti siete capaci di tutto... siete senza vergogna... Mi spiace che tu appartenga alla categoria». Giustificazione di Gambarotta: «Non scrivo di politica...». Infine, domanda dal pubblico sul suo rapporto con Nanni Moretti, che nel film cult Io sono un autarchico si mette a vomitare quando sente il nome della Wertmüller: «Moretti? È uno stronzo. Tempo dopo che uscì il film con quella scena, che mi divertì molto peraltro, lo incontrai a una festa. Gli andai incontro per stringergli la mano e dirgli che mi aveva fatto ridere. Lui appena mi riconobbe girò i tacchi e se ne andò. E io gli urlai dietro: “’a stronzo!!!”. Il fatto è che Moretti non è spiritoso: è invidioso. Credo che sia peggiorato col tempo, però».ISRAELE CI CONTA. Momenti finali dell’incontro con Lizzie Doron, nata in Israele nel 1953 e tra le migliori scrittrici ebree della sua generazione. Domanda dal pubblico: «Signora Doron, si ricorda di quando Berlusconi (secoli fa a Strasburgo, ndr) diede del kapò al deputato tedesco Schulz? Cosa ne pensa?». Intervento di Lella Costa, di fianco all’autrice: «Lo sapevo, le cose peggiori sempre alla fine», riferendosi a Berlusconi, non alla domanda. Risposta della Doron: «In Israele abbiamo un sacco di problemi veri. Siamo abituati a non andare per il sottile. Berlusconi dice di stare dalla parte di Israele e quindi la maggioranza degli israeliani pensa che Berlusconi sia dalla parte giusta». Commento di Lella Costa: «Però Berlusconi è amico di Gheddafi!». La scrittrice non risponde.ISLAMDOLLARI. La scrittrice pakistana Kamila Shamsie, residente a Londra da molti anni: «All’Islam duro, quello saudita, i soldi per costruire le attuali moschee glieli ha dati l’Occidente, comprando petrolio».COMODINA. Zadie Smith, senza che c’entri nulla con l’argomento di cui sta parlando, cioè la lettura come arte e il ruolo del lettore rispetto allo scrittore: «Cosa legge Berlusconi? Niente...». Imbarazzo della presentatrice, Simonetta Bitasi. La quale subito dopo, ammette: «In effetti in Italia si legge poco. A partire dal vertice». Silenzio in sala. 10 settembre 2010, http://www.ilgiornale.it/


antica foto di un villaggio dello stetel
ISLAM: TEHERAN INCOLPA ISRAELE DEL ROGO DEI CORANI IN FLORIDA

(ASCA-AFP) - Teheran, 9 set - Il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki ha condannato il piano di una chiesa della Florida di bruciare il Corano per l'anniversario degli attentati dell'11 settembre, sostenendo che la manifestazione e' stata ordita da Israele.Il piano e' stato ''orchestrato dal regime sionista, dopo essere stato sconfitto nel suo impegno contro i musulmani e il mondo islamico'', ha detto Mottaki agli ambasciatori stranieri a Teheran.Il Ministro ha anche esortato il governo degli Stati Uniti a fermare quello che ha definito un progetto ''spregevole''.''Questa azione provochera' la reazione di tutti i musulmani e quella dei fedeli di altre religioni'', ha aggiunto.


Da Israele le innovazioni in materia di pannelli fotovoltaici

Da Israele stanno arrivando delle innovazioni importanti per il settore fotovoltaico, e nello specifico per la creazione dei pannelli solari. Il governo del paese si è posto l’obbiettivo di raggiungere, entro il 2020, una copertura del 10% del fabbisogno energetico nazionale tramite il ricorso all’energia pulita, e tale obbiettivo sarà garantito soprattutto dal maggiore ricorso all’energia offerta dal sole, attraverso la realizzazione di impianti fotovoltaici sempre più efficienti.Per diffondere inoltre tra la popolazione l’importanza del ricorso al fotovoltaico, il governo ha predisposto un apposito programma di informazione, oltre che supporti di natura fiscale per poter installare impianti di tale tipo. Inoltre il governo ha confermato le indiscrezioni delle scorse settimane, annunciando che incrementerà la remunerazione di quei produttori di energia che immetteranno nella rete elettrica nazionale dell’energia ottenuta mediante sfruttamento di fonti rinnovabili. Una buona iniziativa quindi da parte di questo stato, per fortuna una volta tanto al centro del dibattito per una questione meritoria. 8 settembre 2010 http://www.e-cology.it/


Opera d’arte dal castagno di Anna Frank: scelto lo scultore italiano Penone

Il tronco del castagno di Anna Frank diventerà un’opera d’arte. A realizzarla sarà un artista italiano, Giuseppe Penone, piemontese della corrente dell’arte povera, famoso per le sue sculture fatte con materiali poveri, come il legno, la terra o il ferro.La decisione – si legge sulla stampa olandese – è stata presa dal proprietario del terreno su cui si trova la Casa museo di Anna Frank, ad Amsterdam, che ha deciso di donare i pezzi dell’albero – sradicato dal forte vento un paio di settimane fa – a diversi musei, tra cui il museo ebraico di Berlino e il museo ebraico di Amsterdam.Altri pezzi dell’albero, che Anna Frank ha immortalato nelle pagine del suo diario, andranno in Israele e negli Stati Uniti. Una sezione del tronco resterà chiaramente nella Casa museo dei Frank, nel cui giardino si trovava l’ultracentenario castagno.L’opera di Penone – su cui ancora non circolano indiscrezioni – sarà invece esposta nel museo Kroller-Muller di Otterlo, nei Paesi Bassi, famoso per ospitare una considerevole collezione di opere di Vincent van Gogh.
8 settembre 2010 http://www.blitzquotidiano.it/


Scout italiani in Terra Santa per portare in dono l’effigie di “Maria regina degli scout”

Una delegazione di scout italiani delle associazioni Agesci e Fse, accompagnati dalla Compagnia di San Giorgio, si è recata in Israele per portare in dono l’effigie di “Maria regina degli scout” e per stipulare un patto di fraternità con gli scout di Terra Santa. Il 21 agosto scorso, infatti, l’effigie della Beata Vergine, che Pio XII affidò allo scoutismo cattolico in occasione dell’Anno mariano del 1954, proclamandola, appunto, “Regina degli scout”, è stata benedetta dal vicario del Patriarcato latino per Israele, mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, e sistemata nel porticato della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, dove sono accolte le immagini di Maria venerate in ogni parte del mondo. La cerimonia, alla quale ha partecipato il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, è iniziata con la processione delle icone della Vergine e di San Giorgio ed è culminata nella solenne celebrazione officiata dagli assistenti ecclesiastici degli scout italiani presenti, insieme con quelli di Israele e dell’Autorità nazionale palestinese. Vi hanno preso parte 350 scout cattolici appartenenti a 27 gruppi di Israele e dell’Autorità palestinese e 61 italiani. Di seguito è stato stretto un patto di fraternità tra gli scout italiani e quelli di Terra Santa con l’obiettivo di essere insieme costruttori di pace. Gli scout italiani, infatti, hanno voluto, con questo gesto, testimoniare il proprio affetto ai loro omologhi che vivono la realtà, spesso difficile, della Terra Santa, che custodisce la Verità storica del Vangelo, rendendo così Nazareth una meta privilegiata per lo scoutismo cattolico mondiale. (R.B.)08/09/2010, www.oecumene.radiovaticana.org/


SPAGNA - Xenofobia. Uno spagnolo su tre ha una cattiva opinione degli ebrei. Uno su due per i musulmani

Indagine sull'antisemitismo della “Casa Sefarad Israel” presentata ieri a Madrid dal ministro degli Affari Esteri, Miguel Angel Moratinos. Il 34,6% degli spagnoli ha una brutta opinione per gli ebrei. Percentuale che coincide con la crescente xenofobia contro gli ebrei rilevata dalla federazione delle Comunita' Ebraiche di Spagna, specialmente nell'universita'. Il lato meno preoccupante dell'indagine e' che l'antisemitismo spagnolo e' minore di quanto viene invece registrato a livello internazionale: non e' violento ed e' legato alle iniziative del governo israeliano contro i palestinesi piu' che anti-ebreo di per se'.Dall'indagine, pero', emerge che il maggiore risentimento degli spagnoli -53,6%- e' verso i musulmani, una comunita' molto piu' presente nel Paese, circa un milione e mezzo di persone.Secondo il ministro Moratinos, nel caso degli ebrei “il risentimento e' minore del previsto e si limita quasi sempre a dichiarazioni ed opinioni; raramente dalla violenza verbale si passa all'azione. E' un problema di ignoranza, di credere che gli ebrei abbiano condizionato governi in combutta con tutti gli altri ebrei nel mondo”.Le domande del sondaggio (1.020 spagnoli non immigrati, nello scorso aprile), rispetto ad una lista di otto Paesi verso cui si potrebbe avere un atteggiamento di ostilita', Israele e' indicato come secondo dopo l'Iran.9 settembre 2010, http://immigrazione.aduc.it/


Israele verso gli 8 milioni di abitanti

La tendenza in Israele a formare famiglie ebraiche più numerose in confronto al tasso di nascite tra gli ebrei della Diaspora risulta un modello confermato dalle cifre più recenti sulla popolazione, commentate in occasione del capodanno ebraico dal demografo Sergio Della Pergola, titolare della cattedra “Shlomo Argov” in Rapporti Israele-Diaspora dell’Università di Gerusalemme.L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha diffuso i dati aggiornati da cui risulta che, all’inizio di questo anno ebraico 5771, la popolazione totale d’Israele conta 7.645.000 abitanti, di cui il 75,5% ebrei.Il tasso di natalità degli ebrei israeliani è in media poco al di sotto dei tre figli (2,9) per famiglia, il più elevato da molti anni a questa parte: un dato che va confrontato coi meno di 2 figli per famiglia ebraica che si registra in altri paesi industrializzati. La differenza è dovuta a più di un fattore, spiega il prof. Della Pergola. Uno è l’altissimo tasso di nascite, in Israele, tra le famiglie “haredi” (ultra-ortodossi). Un altro è la complessiva sensazione di benessere tra la popolazione in generale. Contribuisce anche la situazione economica relativamente stabile, in Israele, in confronto alle crisi finanziarie degli ultimi anni in altri paesi.Un ulteriore dato è l’aumento dell’immigrazione. “Benché il numero degli immigranti sia relativamente basso in confronto a periodi precedenti nei sessantadue anni di storia dello stato – nota Della Pergola – il tasso di immigrati è comunque più alto di quello dell’anno scorso a riprova dell’influenza esercitata dalla problematica situazione economica nel mondo, unita alla sensazione di disagio provocata dai trend generali verso antisemitismo e anti-israeliano”.Diversamente che in Israele, altrove la tendenza verso un declino della popolazione ebraica continua, osserva Della Pergola, a causa di fattori come i matrimoni misti e una popolazione che invecchia rapidamente, con un aumento delle morti in confronto alle nascite. “Mentre la popolazione ebraica in Israele è aumentata nell’anno passato dell’1,7%, la popolazione ebraica nella Diaspora è diminuita dello 0,2%”, spiega il professore dell’Università di Gerusalemme. Il risultato netto è un costante aumento della percentuale di ebrei residenti in Israele, che al momento rappresentano il 43% della popolazione ebraica complessiva mondiale.Dopo Israele, il paese con la più numerosa popolazione ebraica sono gli Stati Uniti, aggiunge Della Pergola, con 5,3 milioni di ebrei, benché questo numero dipenda dalle diverse definizioni di chi viene considerato “ebreo”. Le altre principali comunità ebraiche nazionali sono: la Francia, con 485.000 ebrei; il Canada, con375.000; la Gran Bretagna, 292.000; Russia, 205.000; Argentina, 182.000; Germania, 119.000; Australia, 108.000; Brasile, 96.000. (Oggi gli ebrei italiani iscritti alle 21 comunità presenti nel paese sono meno di 30.000, su una popolazione residente di 60 milioni.)(Da: Università di Gerusalemme, Dept. of media relations, 07.09.10) http://www.israele.net/


L’arabo nelle scuole d’Israele

Il ministero dell’istruzione israeliano ha annunciato a sorpresa che l’insegnamento obbligatorio della lingua araba comincerà a partire dalla quinta elementare. Un’iniziativa subito lodata negli ambienti politici, nella convinzione che possa propiziare una maggiore comprensione fra ebrei ed arabi in Israele.Al di là dei buoni propositi, in alcune zone le condizioni del sistema educativo destano allarme, ad esempio a Gerusalemme est, dove negli istituti scolastici arabi mancano mille aule e dove oltre cinquemila allievi palestinesi non sono iscritti ad alcuna scuola, rischiando così di restare per strada. Finora in Israele l’arabo era insegnato per due anni (l’ultimo delle medie, e il primo del liceo), ma agli allievi restava la possibilità di apprendere al suo posto russo, francese o amarico.Partirà quindi questo progetto-pilota in circa 200 scuole, prevalentemente nella zona di Haifa e della Galilea, dove la percentuale della popolazione araba è più alta. Migliaia di allievi ebrei di quinta elementare (sia nelle scuole laiche sia in quelle nazional-religiose) saranno avviati all’apprendimento non solo della lingua ma anche della cultura araba. In classe troveranno insegnanti arabi, reclutati appositamente per garantire la riuscita del progetto. Arabo ed ebraico sono idiomi per molti versi simili: secondo gli educatori esiste la speranza che una migliore conoscenza dell’arabo serva anche ai giovani israeliani per arricchire l’ebraico in cui si esprimono.
Se questo progetto avrà successo, sarà gradualmente esteso nei prossimi anni anche alle altre scuole pubbliche di Israele. Già adesso, rileva il ministero dell’istruzione, si nota un crescente interesse degli studenti liceali verso la lingua araba: il numero di quanti chiedono di portarla agli esami di maturità sta salendo. “Attraverso l’insegnamento dell’arabo desideriamo spingere gli allievi a conoscere il loro prossimo” ha spiegato il dott. Shlomo Allon, responsabile dell’insegnamento della lingua araba e dell’Islam nel ministero dell’istruzione.Il progetto era stato elaborato anni fa, ma solo adesso è stato possibile avviarlo. “La conoscenza dell’arabo è una condizione necessaria per favorire l’inserimento di Israele nella Regione” ha notato il prof. Zvi Zameret, presidente della segretaria pedagogica del ministero. Ma proprio in una giornata dominata dalle dichiarazioni di buona volontà due Ong locali hanno pubblicato un rapporto secondo il quale a Gerusalemme est il sistema educativo per la popolazione fa acqua da più parti. “Ci mancano i fondi per ovviare a mancanze accumulatesi nel corso di molti anni” hanno replicato il ministero dell’istruzione e il municipio della città. Risposte che non soddisfano la popolazione: per far fronte alla crisi dell’istruzione pubblica, metà degli allievi di Gerusalemme est sono costretti a ricorrere a istituti privati e costosi. settembre - 9 - 2010,http://www.italnews.info/


Cisgiordania

Arresti in Cisgiordania, Hamas accusa Anp di tradimento

Per l'arresto di suoi militanti coinvolti in attentati
Gaza, 8 set. (Apcom) - Hamas ha accusato l'Autorità nazionale palestinese di "tradimento" per l'arresto da parte dei suoi servizi di sicurezza di militanti del movimento integralista palestinese, sospettati di coinvolgimento in due recenti attentati anti-israeliani in Cisgiordania. "Si tratta di tradimento nazionale e di collaborazione diretta con il nemico", ha affermato in un comunicato il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, che ha messo in guardia contro la consegna a Israele degli uomini arrestati. "Proseguendo questa campagna criminale, l'Autorità palestinese supera tutte le linee rosse e mette apertamente in luce la sua collaborazione con il nemico", ha aggiunto, "Ciò non farà che rafforzare la determinazione di Hamas a proseguire la resistenza e intensificare le sue dure offensive contro il nemico sionista". Un responsabile dell'Anp ha indicato sotto copertura di anonimato che i servizi di sicurezza palestinesi hanno fermato i membri di due cellule di Hamas legate ai due attacchi anti-israeliani in Cisgiordania. Il primo di questi attacchi, il 31 agosto, ha ucciso quattro coloni vicino Hebron; il secondo, il 1 settembre, ha provocato due feriti a est di Ramallah. Il responsabile dell'Anp non ha precisato il numero di persone arrestate. Questi attentati - rivendicati da Hamas - in piena ripresa dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi a Washington, avevano imbarazzato l'Anp del presidente Abu Mazen, che li aveva condannati come "contrari agli interessi nazionali".


M.O.: COLPI MORTAIO SPARATI DA GAZA SFIORANO ASILO NIDO ISRAELIANO

(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 8 set - I militanti palestinesi hanno sparato nuovi colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza, mancando di poco un asilo nido in un kibbuz nel sud di Israele, proprio alla vigilia del Capodanno ebraico.Nell'insediamento israeliano non sono stati registrati danni a cose o persone.Si tratta del terzo lancio di razzi in tre giorni, e costituisce la risposta palestinese alla chiusura precauzionale dei Territori Occupati, imposta da Israele prima dei festeggiamenti per il Capodanno ebraico, Rosh Ha-shana, che iniziera' al tramonto.


Fidel Castro: Modello economico comunista non funziona più

L'Avana, 8 set. (Ap) - L'84enne Fidel Castro, che ha ceduto quattro anni fa il potere al fratello Raul, ha detto al giornalista Jeffrey Goldberg, del magazine americano The Atlantic, che il "modello economico comunista" non va più bene per Cuba. Alla domanda se il modello economico cubano sia ancora valido per essere esportato in altri paesi, Castro ha risposto: "Il modello cubano non va più bene neanche per noi". Lo ha riportato Goldberg oggi sul suo blog. Nell'intervista concessa al giornalista americano il Lider maximo ha anche lanciato un monito al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, esortandolo a smettere di negare l'Olocausto. "Gli ebrei hanno avuto una esistenza che è molto più dura della nostra", ha affermato Castro. "Non esiste nulla di paragonabile all'Olocausto", ha aggiunto, ripreso dall'edizione online del Jerusalem Post. Alla domanda del giornalista, se poteva girare il messaggio a Ahmadinejad, che ha negato l'Olocausto e invitato a cancellare Israele dalle carte geografiche, Castro ha detto: "Sto dicendo questo per fare in modo che possiate comunicarglielo".

giovedì 9 settembre 2010

Loda, o Gerusalemme, il Signore,loda il tuo Dio, o Sion,poiché Egli ha rafforzato i chiavistelli delle tue porte,ha benedetto i tuoi figli che si trovano dentro di te.Salmo 147,12-13
Migliori auguri per il nuovo anno 5771 (2010 - 2011)

le Sorelle di Maria a Darmstadt, Germaniae a “Beth Avraham”, Gerusalemme

Cari amici Ebrei,


ecco un nuovo anno che si apre davanti a Voi. Pensando all’anno appena trascorso che, in svariati ambiti, è stato difficile per lo Stato di Israele e per il Vostro popolo, Vi domanderete forse perché abbiamo scelto la parola del Salmo 147 per esprimervi i nostri auguri.Ma è proprio di fronte al crescente antisemitismo, alla messa in forse della legittimità dello Stato di Israele e dei suoi diritti biblici su Gerusalemme, che vorremmo dirvi: con tutto il cuore siamo con Voi. Preghiamo l’Eterno perché benedica Voi, le Vostre famiglie e tutti i Vostri cari in Italia, in Israele e nel mondo intero. Chiediamo al Signore di vegliare sul Vostro popolo, su Gerusalemme e sul Paese di Israele, come è scritto nel Salmo 121,4: “Non dorme e non Si lascia prendere dal sonno il Custode di Israele”.Un cordiale SHALOM,
Le Vostre Sorelle di Maria
Sorelle di MariaC.P. 13 01 2964241 DarmstadtGermania

mercoledì 8 settembre 2010

Shana Tova
Ofra Haza con "Yerushalaym Shel Zahav" Gerusalemme d'oro


Il Sèder di Rosh Hashanà Introduzione

La celebrazione del Rosh Hashanà si distingue per il suono dello shofàr e per l’obbligo di fare teshuvà. Accanto a questi due segni di maggiore importanza, si sono aggiunti riti, usi e tradizioni di vario tipo, che insieme contribuiscono a fare dei due giorni del capodanno ebraico una realtà del tutto particolare. Un rito che potrebbe essere definito "minore", per la sua importanza, ha luogo di sera, sulla mensa, subito dopo il kiddùsh e la benedizione sul pane. È ciò che viene chiamato il "Séder di Rosh Hashanà" o lo "Yehì Ratzòn di Rosh Hashanà" (su questi termini torneremo subito dopo). Consiste nell’assaggio, o nella presenza a tavola, di alcuni alimenti speciali, insieme alla recitazione di piccole formule di preghiera. Il nome di Séder, dato alla cerimonia, si spiega probabilmente perché la cosa ricorda in qualche modo e in miniatura il Séder pasquale, o anche perché si procede secondo un ordine (in ebraico Séder) più o meno prefissato nei manoscritti o nelle edizioni stampate. L’altro nome (yehì ratzòn, letteralmente: "sia volontà [davanti a Te o Signore]" ) ricorre all’inizio di ogni frase del testo che si legge; è la formula tradizionale, mal traducibile letteralmente in italiano, con cui si invoca la volontà divina di fare qualcosa per noi. 2. Come si svolge il SéderNon tutte le comunità celebrano questo Séder allo stesso modo, e sono documentate varianti sul numero delle cose che si fanno, sul tipo di alimenti, sull’identità delle specie vegetali citate nelle fonti classiche e sulle formule che si recitano. Si pongono anche problemi complicati di priorità e ordine di recitazione delle benedizioni, che non tutti risolvono allo stesso modo. Proviamo a riassumere e mettere in ordine i dati raccolti dalle varie fonti.Si dispongono a tavola prima del kiddùsh i vari alimenti; una lista ampia e comprensiva include:– un gruppo di 5 vegetali citati insieme in un’unica fonte talmudica:zucca (in aramaico karà o kèra); una verdura chiamata in aramaico rovià (o ruvià); nei testi in italiano è identificata con il finocchio. Secondo altri è la colocasia; porro (in aramaico karatè o keratè); una verdura chiamata in aramaico silkà; può corrispondere alla barbabietola o rapa rossa; in altre tradizioni è identificata come la bieta da coste; datteri (in aramaico tamrè); – altri alimenti citati separatamente da altre fonti: miele, da solo o insieme a mela; in alternativa o in aggiunta: fichi; melograno; la testa di un agnello; altri preferiscono quella di montone; pesci. – più in generale si mangiano dolci, cibi "grassi" e non si usano cibi conditi con aceto e limone.La procedura è questa: prima si fa il kiddùsh e si beve il vino. Dopodiché si fa la netilàth yadàim e si dice l’hamotzì sul pane. C’è chi usa intingere il pane nel miele o nello zucchero. Ma anche se si intinge il pane nel miele o nello zucchero bisogna usare per l’hamotzì anche il sale1 ; prima si mette il pane nel sale e si mangia, poi si intinge nel miele. Qualcuno non usa la mela con il miele, ma solo il miele con il pane, e a questo punto dice lo Yehì ratzòn in cui si invoca un anno dolce2. L’ordine con cui si prendono i vari alimenti varia nelle fonti antiche e nei formulari. In ogni caso, anche se si è detta la benedizione sul pane, prima di mangiare la frutta degli alberi bisogna recitare la benedizione borè perì ha’ètz; le possibili specie in questione sono i datteri, i fichi e le mele. Alcuni ritengono che quale che sia il prodotto dell’albero che si mangia, questo deve precedere il prodotto della terra, e tra i frutti dell’albero l’ordine di precedenza dovrebbe essere datteri- fichi-mele3. Una volta recitata la benedizione borè perì ha’ètz, questa vale per tutti gli altri prodotti dell’albero. Per i prodotti della terra non c’è bisogno di benedizione; e neppure per il miele che si mangia con le mele, perché il miele è considerato secondario rispetto alla mela4.Un problema controverso è se si debba dire prima la benedizione o lo Yehì ratzòn. Secondo il sefardita Ch. Y. D. Halevì5, si prende il dattero, e tenendolo con la mano destra6 si dice la formula dello Yehì ratzòn, poi si benedice borè perì ha ‘etz, con l’intenzione di riferirsi anche agli altri prodotti dell’albero presenti nel Séder, e lo si mangia. Si passa quindi al porro (prodotto della terra), si dice la formula, e lo si mangia senza benedizione. Quindi si seguita con gli altri prodotti. L’opinione contraria di alcuni Ashkenazìm è di iniziare con la benedizione del frutto, mangiarlo subito e quindi dire Yehì ratzòn; questo perché la benedizione è una lode a Dio, e lo Yehì ratzòn è una richiesta di favori, e c’è chi giudica scorretto far precedere una richiesta alla lode7.http://www.morasha.it/


Rosh haShanà. Quando si gioca in casa

Sto andando a Tel Aviv per le ultime cose da sbrigare prima della Festa delle feste: quella che dà il via all’anno, che apre il nuovo grande portone della vita che scorre , che dà il primo accordo. L’inizio.Salgo sul treno a Nahariya. Il tragitto è il solito di sempre ma nell’aria c’è quell’atmosfera che solo in Israele riesci ad assaporare: come se in ogni posto verso il quale ti volgi ci sia qualcuno della tua famiglia…qualcuno che conosci da sempre. Salgono donne affannate con sporte colme di carne appena acquistata, di fiori, di frutta: mele, melograni, pesche appena colte dall’albero del giardinetto di casa. Da Haifa si spostano a Gerusalemme, da Natania salgono a Nord verso Zfat, dalla Galilea al Negev e da Eilat a Tiberiade. La Festa si trascorre insieme, per benedirsi a vicenda, per augurare con affetto l’uno all’altro tutto il bene del mondo. Davanti a me, dietro, di fianco un vocio e uno scambio di conversazioni al telefono: “Sì, domani sera saremo a Beer Sheva dalla famiglia di Haim”, “Noam non esce purtroppo, è di guardia a Metulla, al confine con il Libano!”, “Abbiamo ricevuto uno splendido cesto: c’erano cioccolate, miele e il vino di Gamla!” “Grazie per la brachà, il biglietto di auguri…quando l’ho letto mi sono venute le lacrime agli occhi…anche a voi, a tutta la famiglia, tanta salute, tante soddisfazioni e pace!”. Una soldatessa si prepara a visitare le famiglie di alcuni soldati e con dolcezza rassicura le loro madri: “Non ti preoccupare, faremo in modo che tuo figlio arrivi a casa con tante buone cose per preparare una bella cena”.Anche io ho la mia bella sporta: hallot, candele profumate di Zfat, torta al miele ma soprattutto benedizioni: per il mio ufficiale gentiluomo a Hevron, per tutti gli altri soldati e anche per Gilad, per la salute dei miei genitori e per tutto il popolo d’Israele e chi lo ama. Il primo giorno di Tishrì ci prepareremo ad accogliere il nuovo anno: la nuova sfida, il nuovo impegno a mantenere valori, tradizione, storia e passato. Per godere del presente e per continuare a costruire con saggezza e determinazione, il futuro.Edna Angelica Calo Livne,http://moked.it/


L’antisemitismo nazista

Il nazismo affermò il principio secondo cui la razza fungeva da cardine e criterio risolutivo nel rapporto tra cittadini e Stato. Le leggi sulla cittadinanza del Reich del 1935 e la legge “per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” furono conseguenze di questa concezione razziale del diritto e fu proprio per questo che l’antisemitismo nazista potè svilupparsi in un ambito di pseudo-legalità.Si iniziò praticando la discriminazione e il boicottaggio in maniera pianificata. Con il passare del tempo le persecuzioni divennero sempre più violente, sino a culminare nella cosiddetta notte dei cristalli del 9 novembre del 1938, un pogrom organizzato in seguito all’uccisione di un diplomatico tedesco ad opera di un giovane ebreo: migliaia di negozi, abitazioni e luoghi di culto ebraici furono assaliti ed incendiati, un centinaio di ebrei rimasero uccisi e molti altri furono percossi.Da quel momento aumentarono ulteriormente di intensità le discriminazioni contro la popolazione ebraica, che fu esclusa dalle attività commerciali ed industriali, dalle manifestazioni culturali, dagli spettacoli pubblici. Fu imposto il contrassegno distintivo della stella di David in panno giallo da portare ben visibile sugli abiti, cosicché gli ebrei potessero essere facilmente riconoscibili, e sui loro documenti di identità veniva apposto un timbro ben visibile con la lettera J di jude. Si proibirono i matrimoni e le relazioni sessuali con gli ariani e si negò loro l’accesso alle scuole pubbliche. Gli ebrei tedeschi, privati del diritto di cittadinanza e di ogni altra tutela, furono costretti a pagare “tributi espiatori” solo per poter sopravvivere.Il vertice del Reich progettava la loro emigrazione forzata di massa, ma l’avvicinarsi del secondo conflitto mondiale rese impossibile l’attuazione di questo piano e aprì la via al progetto al quale Hitler, nella sua ossessione antisemita, pensava da tempo: la “soluzione finale”, la distruzione della razza ebraica in Europa. Già una quindicina di Campi di Concentramento erano in funzione all’indomani dell’ascesa al potere di Hitler, allo scopo di “rieducare” gli avversari politici. La “razionalizzazione” e unificazione del sistema dei “campi” sotto l’amministrazione delle SS e la successiva nascita dei “campi di sterminio” costituirono le premesse necessarie per l’attuazione di quel terrificante progetto di cui si tratterà più approfonditamente nel capitolo specifico.http://storiadisraele.blogspot.com/


Mantova, Festivaletteratura: ritratto di Amos Oz, ospite d’onore

(ANSA) - ”La verità è che la politica, la storia in Israele non è qualcosa che si vede nello schermo della tv, ma è penetrata nell’intimo della vita di ognuno. Si sente gente che dice: mi sono sposata durante la visita di Saddam, o mio figlio è nato il secondo giorno della guerra in Libano”, afferma Amos Oz, forse il più importante degli scrittori israeliani d’oggi, cui il Festivaletterature di Mantova (8-12 settembre) dedica la sua Retrospettiva: tre incontri per ripercorrere la sua opera. Lo scrittore è anche il vincitore della prima edizione del Premio Salone Internazionale del Libro di Torino che gli sara’ consegnato domenica 7 novembre ad Alba (Cn).Amos Oz aggiunge subito che ”Per quanto possa essere drammatica la situazione politica, ciò non toglie che vi sia un uomo col cuore spezzato perché ha perso il lavoro o una donna che soffre davvero perché la sorella è più bella e ha più successo. Senza tener conto che è palesemente assurdo pensare che un autore ceceno, africano o israeliano debba scrivere per forza di politica, e mai di centri commerciali o di problemi di gelosia”.Il fatto comunque è che anche scrivendo magari di shopping o gelosia, Oz fa intravedere e emergere la situazione del suo paese, in guerra da anni, e la memoria tragica del suo popolo. Che poi il sentimento della tragedia sia per quest’uomo personale e storico-sociale assieme è una pura coincidenza e si lega al fatto che sua madre si è uccisa nel 1952, quando lui aveva 13 anni. Forse non è un caso che, al posto del suo cognome originale, Klausner, scrivendo abbia scelto come pseudonimo Oz, che in ebraico vuol dire ‘forza’. La sua vicenda personale e della sua famiglia di immigrati dall’Europa della prima generazione l’ha raccontata otto anni fa in Una storia di amore e di tenebra, che è forse il suo capolavoro a fianco dello scavo psicologico di Michael mio. Ancora una volta appunto il dramma, o la commedia famigliare sono protagonisti, ma lo sfondo e la commistione con la storia tanto forte del suo paese è piu’ naturale che inevitabile.Nato a Gerusalemme il 4 maggio 1939, a 15 anni si ribella alla famiglia e al padre di destra e va a lavorare nel Kibbutz Hulda, dove rimane per trent’anni allontanandosene solo per gli studi universitari e come riservista dell’esercito, quando partecipa alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 e a quella del Yom Kippur dell’ottobre 1973. Nel 1986 lascia il kibbutz per la cittadina di Arad, dove continua a scrivere e a insegnare Letteratura all’Universita’ Ben Gurion del Negev, e dove vive tuttora.A Mantova i tre incontri dividono in tre la sua produzione: Storie di sè, Storie di coppia e Storie del villaggio.I libri che gli hanno dato immediata fama sono Conoscere una donna, Lo stesso mare, La scatola nera, per citare i primi, mentre più recenti sono La vita fa rima con la morte e Scene dalla vita di un villaggio, con quella simbolica ossessione di un vecchio che sente scavare ogni notte nella sua cantina e teme per le fondamenta della sua casa. ”Non è un’allegoria di Israele o del sionismo. Non spreco un romanzo per parlare di politica. Anche se, persino se compie un gesto semplice, come quando si apre una finestra, in realtà puo’ apparire un’azione anche simbolica. Ecco perché non faccio distinzioni tra realta’ e simbolo”.Ultimo uscito è Una pantera in cantina, edito da Feltrinelli come tutti i suoi libri (pp. 160 - 7,50 euro). Si svolge a Gerusalemme nel 1947, mentre gli eventi storici incalzano. Un ragazzino ebreo di dodici anni vive un momento estremamente significativo della sua vita e lo racconta diventato adulto: è la sua storia di crescita e di scoperta dell’altro, diventando un piccolo ‘traditore’ ebreo per aver fatto amicizia con un militare britannico in Palestina, dove i suoi combattono per la nascita di Israele contro il dominio inglese.La verità è che Oz non vive secondo schemi e non si è mai tirato indietro ed è da sempre impegnato in nome della pace: ”Penso sia possibile quella che chiamo una soluzione cechoviana, arrivare a un punto finale in cui tutti sono delusi, amareggiati, ma sono vivi e chiudono i conti gli uni con gli altri. Quando questo potra’ accadere non lo so. Non azzardo ipotesi, c’e troppa concorrenza per mettersi a fare il profeta nella terra dei profeti”. Cosi’ semmai parla di sogni: ”Sono sempre stato convinto che i sogni sono tutto e da loro nasce la realtà. Cosi’ come il nostro deserto macchiato di verde è frutto di un sogno, anche questa pace di cui parliamo tanto è un sogno. Per questo che io credo in loro profondamente”.Martedì 7 Settembre 2010, http://blog.panorama.it/



Il nome di Allāh in lingua araba

Non chiamatemi "moderato" sono semplicemente un musulmano

di Ed Husain 8 Settembre 2010, http://www.loccidentale.it/
Sono un musulmano moderato, anche se non mi piace che mi chiamino “moderato” perché in qualche modo implica che sono qualcosa di meno di un musulmano. In genere, utilizziamo la designazione di “Islam moderato” per differenziarlo dall’“Islam radicale”. In questo modo, però, stiamo insinuando che mentre è tollerabile un Islam in moderazione, il vero Islam – spesso percepito come Islam radicale – è intollerabile. Questa idea semplicistica e senza fondamento offre ai nostri nemici estremisti una vittoria di propaganda: infatti, essi si ergono come musulmani genuini. Da questo punto di vista sembrerebbe che la maggior parte della popolazione musulmana, che è non radicale, in qualche modo abbia impedito all’Islam di diventare moderato. Ma che cos’è la Cristianità moderata? O il Giudaismo moderato? E’ forse autentica Cristianità l’impegno a dar fuoco al Corano fatto dal pastore Terry Jones, in virtù del fanatismo della sua azione? Il rabbino Ovadia Yosef, capo spirituale del “Shas Party” di Israele, è più ebreo perché s’appella al resto degli ebrei affinché lancino una pioggia di missili sugli arabi per “annientarli”? Senza alcun dubbio, il pastore e il rabbino possono trovare arzigogolate giustificazioni scritturali per le loro azioni di odio. E così avviene anche nelle frange dell’Islam: i radicali trovano scuse religiose per soddisfare la loro rabbia politica. Ma non possiamo permettere ai musulmani fanatici di definire l’Islam.Il profeta Maometto ci ammonì contro il ghuluw, o estremismo, nella religione. Il Corano rinforza la necessità del qist, o bilancio. Secondo me, nella sua essenza, l’Islam è la via di mezzo in tutte le questioni. Si tratta dell’Islam prescrittivo, quello a cui hanno aderito un miliardo di musulmani normali nel mondo. Questo tipo di Islam è intrinsecamente pluralista. E’ sostenuto da un migliaio di anni di storia musulmana in cui la libertà religiosa era un bene prezioso. Le dichiarazioni fatte oggi dai governi dell’Iran e dell’Arabia Saudita sul fatto che essi rappresenterebbero la volontà di Dio attraverso la loro versione di legge oppressiva della Shariah è un’innovazione moderna.Il pensiero classico dell’Islam era quello di “lasciar sbocciare un migliaio di fiori”. La nostra non è una tradizione centralizzata, e la ricca diversità dell’Islam è un lascito del nostro passato pluralista. Dai primi momenti della sua storia fino ad oggi, l’Islam prescrittivo è definito dal suo impegno di proteggere la religione, la vita, la progenie, la salute e la mente umana. Nel linguaggio religioso degli studiosi musulmani, tale impegno è conosciuto come maqasid, o scopo. Questo è il cuore dell’Islam. Sono totalmente musulmano e pienamente occidentale. Non chiamatemi moderato, chiamatemi semplicemente un musulmano normale.
*Ed Husain è autore di “The Islamist” (Penguin, 2007) e co-fondatore della Quilliam Foundation, un think-tank che si occupa di contrastare il fondamentalismo religioso.


lago di Garda

Il «boom» di israeliani la novità dell'anno

La novità dell'anno per la stagione turistica sirmionese è l'aumento di israeliani. Il peggioramento nelle relazioni tra Israele e Turchia, loro tradizionale meta turistica, ha portato in molti a scegliere l'Italia e il Garda in particolare.«Con loro e con gli inglesi si lavora anche durante la vacanze natalizie. La settimana scorsa - ricordano dal Consorzio motoscafisti - si è tenuto un educational con una cinquantina di tour operator di Tel Aviv, americani e tedeschi. È un segnale, in una stagione in cui ci sono stati meno italiani, tanti olandesi, un boom di israeliani, inglesi e tedeschi stabili».E.GR. 07/09/2010 http://www.bresciaoggi.it/


Pablo de Azcarate (R) of the United Nations Truce Commission talking to doctors and a nurse. Jerusalem, Israel. June 1948

Se la Croce Rossa dà asilo a Hamas

di Dimitri Buffa, 08 Settembre 2010, http://www.opinione.it/
“Poi non lamentatevi se l’esercito israeliano sarà costretto a sparare anche sulla Croce Rossa”. Da giorni a Gerusalemme si gioca sulle parole e sulla battute di spirito. Infatti tre uomini di Hamas sono stati ospitati dalla Croce Rossa locale per ben 40 giorni. Così lo stesso organismo umanitario che si è, in pratica, rifiutato a giugno di intercedere presso i capi del movimento terroristico per potere visitare Gilad Shalit, prigioniero da quasi quattro anni e due mesi di quella gente, ora si trova invischiato in questa bruttissima storia. E ieri sera si è anche tenuta una manifestazione spontanea di cittadini israeliani a dir poco indignati davanti agli uffici della Croce Rossa. Il problema è anche politico, con il governo di Israele: i tre sono rifugiati in loco da 40 giorni e l’esercito non ha avuto il permesso di fare un’azione di forza perché intanto sono iniziati i negoziati di pace con Abu Mazen in America. Non basta: nel frattempo i tre terroristi danno interviste a destra e a manca avendo di fatto aperto una sorta di quartiere generale di Hamas proprio negli uffici della Red Cross International. Se non si trattasse di Israele sembrerebbe fantascienza, ma tant’è. “Israel National News” ha anche parlato con la portavoce della Icrc, cioè “International Committe of Red Cross”, la quale, bontà sua, ha dichiarato di avere detto ai terroristi (“attivisti politici” secondo la definizione che ne dà la Croce Rossa, che distingue tra branca politica e militare di Hamas), per ora impegnati a ricevere i giornalisti nel proprio nuovo rifugio, che “se arriva la polizia ad arrestarli, non hanno lo status extra-territoriale e non faremo nulla per fermare gli agenti”.
La donna, Cecilia Goin, ha però aggiunto qualcosa che stona molto con questa situazione paradossale: l’Icrc ritiene Gerusalemme Est un “territorio occupato” e i tre uomini di Hamas “sono considerate persone protette dal diritto umanitario internazionale, come indicato all’articolo 4 della Quarta Convenzione di Ginevra”. “L’interpretazione di tale articolo è una questione controversa ”, ha osservato la Tv israeliana. E la speaker si è chiesta: “ma perché allora Icrc non è coerente con la propria interpretazione e dichiara di non volere proteggere gli uomini di Hamas da un arresto da parte della polizia israeliana, se Israele viene considerata una potenza occupante?” Misteri degli equilibrismi politically correct. Anche perché la Goin ha ribadito di non volere impedire un’irruzione della polizia. Alla Tv israeliana la portavoce della Croce Rossa si è dovuta “difendere” anche dalle accuse di non avere fatto abbastanza per mediare con i terroristi che tuttora tengono sequestrato il caporale Gilad Shalit: “Ci siamo incontrati molte volte con gli operativi di Hamas a questo proposito, ma ogni volta che abbiamo chiesto loro di visitarlo o anche solo di passargli biglietti dalla sua famiglia abbiamo ottenuto dei rifiuti”. Alle ovvie proteste di applicare un “doppio standard” per Israele e per Hamas, la Goin non ha potuto fare altro che ripetere che la Croce Rossa non ha mai avuto il permesso da parte dei terroristi su Shalit. E tuttavia continua a considerare i tre che hanno chiesto loro rifugio come persone degne di ricevere protezione umanitaria. Così è se vi pare.