Care amiche e cari amici, per qualche giorno non potrò seguire il blog. Ci ritroviamo lunedì prossimo Chicca
mercoledì 11 novembre 2009
Tel Aviv. May 1948HERSCU SAIM CAHAN (1912-1974) Un Ashkenazita tra Romania ed Eritrea
Una Mostra Fotografica Documentaria e una Conversazione sulla figura di Herscu Saim Cahan, sionista romeno.
Intervengono: Dova Cahan, Marco Cavallarin, Erminia Dell’Oro
Ore 17,30
- Presentazione della mostra- Herscu Saim Cahan in Romania negli anni della Shoah- Herscu Saim Cahan in Eritrea
LIBRERIA CLAUDIANA Via Francesco Sforza 12 a – Milano
LUNEDI 23 NOVEMBRE 2009 ORE 17,30 INGRESSO LIBERO
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eventi
martedì 10 novembre 2009
Scintille – Una storia di anime vagabonde
Mercoledì 11 novembre, uscirà il mio nuovo libro Scintille – Una storia di anime vagabonde, pubblicato da Feltrinelli. E’ un testo intimo e personale , cui ho dedicato molti anni di lavoro e molti viaggi. Vi anticipo la sintesi fornita dall’editore nel risvolto di copertina.
Gilgul, nella Qabbalah ebraica, è il frenetico movimento delle anime vagabonde che ruotano intorno a noi quando la separazione del corpo è dovuta a circostanze ingiuste o dolorose. Tanto violenti possono essere i conflitti che attendono gli spiriti rimasti sulla terra, che la tradizione parla addirittura di “scintille d’anime” prodotte dalla loro frantumazione.Con questo libro inatteso, di straordinaria intensità e autenticità, Gad Lerner ha deciso di addentrarsi nel suo gilgul familiare, nelle “scintille d’anime” della sua storia personale. Suo padre Moshè reca il trauma della Galizia yiddish spazzata via dalla furia della guerra, e mai davvero trapiantata in Medio Oriente. Dietro di lui si staglia enigmatica la figura di nonna Teta, incompresa e dileggiata perchè estranea alla raffinatezza levantina della Beirut in cui è cresciuta Tali, la moglie di Moshè. Ma anche la Beirut degli anni Quaranta, luogo d’incanto senza pari, si rivela un recinto di beatitudine illusoria.Vano è il tentativo di rimuovere lo sterminio degli ebrei d’Europa e la Guerra d’indipendenza nella nativa Palestina: anche se taciuti, questi eventi si ripercuotono nella vicenda familiare generando malessere e inconsapevolezza. Le anime vagabonde nel gilgul reclamano di essere perpetuate nel riconoscimento, senza il quale non c’è serenità possibile. Il racconto si snoda da Beirut ad Aleppo, fino alla regione ucraina di Leopoli e Boryslaw, lo shtetl in cui perse la vita gran parte dei Lerner, per concludersi sorprendentemente al confine tra Libano e Israele, presediato dai soldati italiani, dove si riuniscono le molteplici nazionalità dell’autore. Così l’indagine sulla memoria e sui conflitti familiari si rivela occasione per un viaggio nel mondo contemporaneo minato dalla crisi dei nazionalismi, tuttora alla ricerca di convivenza armonica. Un itinerario attraverso nuove e vecchie frontiere che scava nel passato per rivelarne il peso sul presente. Una storia appassionante, felicemente sospesa tra biografia e reportage. http://www.gadlerner.it/
Gilgul, nella Qabbalah ebraica, è il frenetico movimento delle anime vagabonde che ruotano intorno a noi quando la separazione del corpo è dovuta a circostanze ingiuste o dolorose. Tanto violenti possono essere i conflitti che attendono gli spiriti rimasti sulla terra, che la tradizione parla addirittura di “scintille d’anime” prodotte dalla loro frantumazione.Con questo libro inatteso, di straordinaria intensità e autenticità, Gad Lerner ha deciso di addentrarsi nel suo gilgul familiare, nelle “scintille d’anime” della sua storia personale. Suo padre Moshè reca il trauma della Galizia yiddish spazzata via dalla furia della guerra, e mai davvero trapiantata in Medio Oriente. Dietro di lui si staglia enigmatica la figura di nonna Teta, incompresa e dileggiata perchè estranea alla raffinatezza levantina della Beirut in cui è cresciuta Tali, la moglie di Moshè. Ma anche la Beirut degli anni Quaranta, luogo d’incanto senza pari, si rivela un recinto di beatitudine illusoria.Vano è il tentativo di rimuovere lo sterminio degli ebrei d’Europa e la Guerra d’indipendenza nella nativa Palestina: anche se taciuti, questi eventi si ripercuotono nella vicenda familiare generando malessere e inconsapevolezza. Le anime vagabonde nel gilgul reclamano di essere perpetuate nel riconoscimento, senza il quale non c’è serenità possibile. Il racconto si snoda da Beirut ad Aleppo, fino alla regione ucraina di Leopoli e Boryslaw, lo shtetl in cui perse la vita gran parte dei Lerner, per concludersi sorprendentemente al confine tra Libano e Israele, presediato dai soldati italiani, dove si riuniscono le molteplici nazionalità dell’autore. Così l’indagine sulla memoria e sui conflitti familiari si rivela occasione per un viaggio nel mondo contemporaneo minato dalla crisi dei nazionalismi, tuttora alla ricerca di convivenza armonica. Un itinerario attraverso nuove e vecchie frontiere che scava nel passato per rivelarne il peso sul presente. Una storia appassionante, felicemente sospesa tra biografia e reportage. http://www.gadlerner.it/
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L'angolo della lettura
Come un diamante
Yvette Szczupak-Thomas, Un diamante grezzo, Ponte alle Grazie, euro 18.
E' urgente e fiammeggiante. Una memoria che germina in narrazione di immagini potenti, magari senza la consequenzialità ordinata di un romanzo classico, ma con l’intensità che solo le esperienze vissute in profondità possono avere. È una scoperta felice Un diamante grezzo, il “mémoir” di Yvette Szczupak-Thomas, artista francese di nascita, ebrea di conversione e israeliana di cittadinanza. Abbandonata piccolissima dai genitori, compie l’itinerario di un’orfana nella Francia rurale degli anni ’30. Dall’infanzia in Borgogna, passando da una famiglia adottiva all’altra, arriva nella Parigi d’inizio guerra e diventa “figlia” degli Zervos, coppia intorno a cui ruota un’eccezionale vita artistica, da Picasso a Braque, da Èluard a Char. Christian Zervos è l’editore degli storici Cahiers d’art, la moglie Yvonne è una geniale organizzatrice culturale. L’adolescente Yvette viene dunque catapultata dalla provincia assoluta a una turbinosa bohème, tra grandi esposizioni, Resistenza francese e studio del disegno con un maestro, esigentissimo ed efficace, quale può essere Pablo Picasso. E, nonostante certe attenzioni malate che le riserva papà Christian, Yvette matura un carattere energico e un talento sicuro. Gli anni dell’occupazione nazista e del dopoguerra, fino all’“illuminazione”: una totale solidarietà con le vittime dell’Olocausto, che la avvicina al nascente Israele, grazie anche al nuovo amore per Sacha, che diventerà suo marito. Lo stile di Szczupak-Thomas, scomparsa nel 2003, è tutto fuorché “grezzo”: alterna pagine di fiaba bucolica a una cronaca ironica e realistica sui “mostri sacri” dell’arte – Picasso o Char – visti in debolezze e compromessi quotidiani. “Vengo da altrove, vado altrove”, pensa la spaesata Yvette nel suo pellegrinare di famiglia in famiglia. L’ebraismo le ha dato un luogo dove consistere. E i suoi ricordi fanno ripercorrere questo viaggio verso una “patria dell’anima”. http://www.mosaico-cem.it/
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L'angolo della lettura
Jaffa: The band of the National Christian Orthodox School (1938)Rutelli: basta con l’antisionismo
È tra i pochi politici favorevole al Muro che divide Israele dai Territori. Vorrebbe una sinistra meno schierata e un Europa più forte Era stato l’avversario di Berlusconi, nel 2001, il candidato premier mandato avanti dalla sinistra perché si sapeva che avrebbe perso le elezioni politiche. Lui non si tirò indietro e fece una campagna di grande dignità, riuscendo a non perdere (almeno) la faccia. Insieme a Fassino ha condotto in porto la travagliata navigazione della Margherita e dei Ds verso la costituzione del Partito Democratico ma poi entrambi hanno dovuto cedere il passo nella guida del nuovo soggetto politico. Da allora la stella politica di Rutelli sembra aver perso un po’ di luce. L’anno scorso i suoi concittadini gli hanno voltato le spalle preferendogli, per la carica di sindaco, Alemanno dopo che negli anni Novanta era stato lui il primo cittadino di Roma, molto amato tra l’altro per aver dato inizio al rilancio della Capitale. Negli ultimi tempi, alcuni comici lo hanno sbeffeggiato: lo ha fatto Maurizio Crozza, di recente, dicendo che quando “Rutelli annuncia che potrebbe lasciare il Pd sembra quei tipi che alle feste passano il tempo ad avvisare che stanno per andare via per vedere l’effetto che fa”.Senatore della Repubblica, eletto con voto unanime Presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica che sovrintende al controllo dell’intelligence e dei servizi, Rutelli ha passato l’estate a scrivere un libro sull’esperienza e lo stato del Pd , La svolta, lettera a un partito mai nato, “un duro atto d’accusa - lo ha definito - contro chi rischia di tradire l’ispirazione originaria del Partito democratico spostandolo verso una sinistra senza futuro e, insieme un appello per unire le migliori forze democratiche del paese e puntare, con coraggio, a far crescere l’Italia”. Molti scommettono che dopo la nomina del segretario del Pd, Rutelli si metterà in moto per avviare un patto di alleanza al centro con Casini, ma bisognerà vedere se funzionerà, se sarà solo lui ad andarsene o se si porterà dietro un pezzo di Pd. In ogni caso Rutelli sembra intenzionato a restare uno dei protagonisti; del resto a 55 anni è forse troppo presto per accontentarsi di un posto nel Museo delle Cere degli ex della scena politica. Rutelli è stato molto amato dalla Comunità ebraica romana, anche se alle ultime elezioni per il sindaco molti lo hanno tradito. Di sicuro, tra i politici di centrosinistra è considerato quello più vicino a Israele. In questo legame un peso lo ha avuto la figura del nonno materno, Mario Gentili, fiorentino, dottore commercialista, morto nel 1962, proclamato “Giusto delle Nazioni” per aver salvato nel 1943-44 un giovane ebreo durante l’occupazione nazista di Roma. Lei ha ricevuto a Gerusalemme l’onorificenza di Yad Vashem perché suo nonno e sua madre salvarono un ebreo dai nazisti. In che modo la questione ebraica fa parte della sua formazione familiare e personale?È un fatto imprescindibile. Ho amici e amiche carissimi tra gli ebrei italiani. Persone che vivono in Israele. Il medico curante - Massimo Finzi - che segue la mia famiglia da decenni! Il riconoscimento di Mario Gentili, mio nonno, come Giusto delle Nazioni è una radice, che non potrà mai essere divelta, della mia formazione civile.Nel 2007, come vicepresidente del Consiglio e Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lei è stato in visita in Medio Oriente, dove ha incontrato il Presidente dello Stato d’Israele Shimon Peres e il Primo Ministro Ehud Olmert e ha inaugurato all’Eretz Israel Museum di Tel Aviv la mostra “Italia Ebraica”; ha scritto inoltre, nell’introduzione al catalogo, di come gli ebrei italiani siano stati protagonisti della vita politica e civile in Italia sin dal Risorgimento. Che cosa pensa dei recenti sondaggi che danno la popolazione italiana per il 12 % antisemita e per il 48% convinta che gli ebrei italiani siano più legati ad Israele che all’Italia?Sono giudizi e pregiudizi da sconfiggere. Per altro, meglio guardare la realtà in faccia che nasconderla. È sempre esistita una minoranza antisemita. Più subdola, è la componente antisionista. E anch’essa va combattuta, a viso aperto. Sul piano politico, non sono pochi i nostri concittadini che non conoscono, non capiscono, non rispettano Israele: lo considerano un problema, più che un miracolo democratico e civile qual è. Non sottovalutiamo, per dovere di onestà, gli errori di chi, nelle comunità ebraiche unifica totalmente il messaggio religioso ebraico, quello sull’identità delle comunità in Italia, quello sullo Stato di Israele, quello sul governo in carica a Gerusalemme. Ovvero: queste dimensioni non sono un tutt’uno, anche se è razionale sentirsi legati a ciascuna di esse.Nella sinistra italiana si è sempre distinto, insieme a Fassino, per la considerazione delle ragioni di Israele, anche rispetto al cosiddetto Muro, la Barriera si sicurezza fatta erigere dopo la lunga sequenza di attentati tra la popolazione civile. Lei ne ha riconosciuto l’efficacia nel ridurre drasticamente gli attacchi kamikaze, e ha lodato la politica estera di Berlusconi che ha portato ad un riavvicinamento tra Italia e Israele. Ha pagato un prezzo per queste sue posizioni all’interno della sua compagine politica?Vede, ho pagato dei prezzi per tantissime scelte, come del resto è logico che sia per un politico che non voglia essere corrivo. È evidente che difendere il diritto di Israele a vivere come una democrazia vitale - e non soltanto sotto assedio, intimidita e condizionata dall’odio fondamentalista - non può essere un atto di cortesia, né solo di rispetto formale. È una scelta. Una scelta politica. Che impone di sostenere un’equa pace con i palestinesi, che hanno diritto a uno Stato e a una democrazia, alla dignità di un destino legato a quei territori. E l’intangibile libertà e sicurezza di Israele. L’Europa e Israele Lei ha espresso in passato giudizi molto duri sull’Europa per la sua incapacità di portare avanti una politica estera unitaria e forte sulla questione medio-orientale. Com’è cambiata oggi, a suo giudizio, la situazione?L’Europa non ha un forte peso politico nel mondo, nonostante rappresenti mezzo miliardo di persone: resta tuttavia l’area più prospera del pianeta, la comunità democratica più preziosa, dopo l’affermazione dell’Unione Europea e la disfatta delle dittature comunista e fascista. Ma ora potrà - e dovrà - iniziare a pronunciarsi con più efficacia sulla politica estera con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Tuttavia non mi illudo: non sono i meccanismi istituzionali, ma è la volontà politica che può rendere credibile la proiezione del nostro continente. E anche verso il Medio Oriente e i suoi problemi, le differenze politiche tra gli Stati membri sono grandi. E poca, dunque, l’influenza positiva. Negli ambienti della politica viene data per sicura la formazione di un nuovo schieramento politico detto “La cosa bianca” che dovrebbe avere Lei e Casini come leader di un gruppo politico cattolico-centrista. Che genere di approccio questo nuovo centro avrà nei confronti degli ebrei italiani, di Israele, dell’antisemitismo strisciante dovuto ai numeri sempre più alti della presenza musulmana in Europa?Non vedo “cose bianche” all’orizzonte. Vedo la necessità di riorganizzare l’offerta politica in Italia, perché la destra va sempre più in una direzione populista, mentre il Pd rischia di tornare indietro, a una pur dignitosa fisionomia di sinistra. Ma, qualunque cosa accada - e oggi non lo so - le mie opinioni sull’antisemitismo e su Israele non muteranno: sono identiche da quando ho iniziato a far politica, a venticinque anni, con il Partito Radicale.Nella sua vita personale e di relazione, anche prima di svolgere incarichi istituzionali importanti, ha avuto rapporti col mondo e la cultura ebraica? Ho deciso per primo, da Sindaco di Roma, di portare centinaia di ragazzi delle scuole ad Auschwitz, a visitare i campi di concentramento nazisti. E sono contento che Veltroni prima e oggi Alemanno abbiano continuato. Troppe volte una scelta civile e istituzionale viene ridotta a messaggio di parte. Se è condivisa, può far crescere una comunità intera. E su questi valori ci si deve unire, tanto più in tempi difficili. L’amicizia per Israele di oggi passa per la consapevolezza che gli attacchi di Ahmadinejad non sono episodi isolati. È quell’odio che va sradicato, per sempre. Giorgio Secchi http://www.mosaico-cem.it/
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Fratello mio, dove sei? » Masked-Legami di sangue
"Lo sai cosa succede agli informatori? Sai che gli fanno alle spie? Sai di che morte muoiono? Sei mio fratello e voglio aiutarti, quindi piantiamola con le chiacchere e veniamo al dunque. Quand’è stata l’ultima volta che ti sei visto con la polizia israeliana?”. Sono le parole piene di violenza trattenuta che Naim rivolge al fratello primogenito Daud. La scena si svolge nella macelleria dove lavora il più giovane dei tre fratelli palestinesi, il giovane Halled che assiste pieno d’angoscia allo scontro tra i due fratelli più grandi: il primogenito Daud accusato dalle milizie palestinesi di essere un informatore israeliano e Naim che, rifugiato in montagna, fa parte di quelle stesse milizie e che vuole incontrare il fratello per sapere la verità, se è proprio così, se il suo amato fratellone Daud si è venduto al nemico, se ha davvero tradito la causa. Naim vorrebbe così evitargli l’agguato-esecuzione a cui, a sua insaputa, Daud sta andando incontro: il Comitato delle “Tigri della Rivoluzione” sta già sopraggiungendo, sicuro della colpevolezza di Daud ne ha già deciso la condanna a morte e sta convergendo verso il luogo dell’appuntamento, la macelleria. Tre fratelli arabo-palestinesi quindi, tre strade diverse, politicamente incompatibili, tre posizioni paradigmatiche oggi del mosaico ideologico palestinese: Daud che vuole vivere in pace la propria vita e che stanco di guerra, affamato di denaro per mantenere la famiglia, diventa informatore degli israeliani; Naim che ha scelto il terrorismo e la guerra ad oltranza; Halled, il più piccolo, emotivamente lacerato dall’amore per i due fratelli, che osserva con lo sguardo doloroso dell’innocenza lo svolgersi del dramma. Questa a grandi linee la storia che, come una potente tragedia shakespeariana, racconta la pièce di teatro Masked-Legami di sangue, di Ilan Hatsor, giovane, talentuoso e pluripremiato drammaturgo-regista israeliano (in scena al Teatro Franco Parenti (MI) dal 24 novembre al 3 dicembre, regia e traduzione di Maddalena Fallucchi, produzione Il Carro dell’Orsa; la prima, il 24/11, verrà preceduta da un incontro con l’autore della pièce, Ilan Hatsor).Scritto nel 1990, salutato da un grande successo di pubblico e di critica, vincitore di numerosi premi, Masked è stato il primo testo teatrale israeliano che ha avuto il coraggio di affrontare il tema dell’Intifada, rimanendo neutrale e schierandosi solo dalla parte dell’essere umano, delle sue ferite. L’autore, Ilan Hatsor, 45 anni, è uno dei più affermati protagonisti della scena teatrale israeliana, ha firmato un’altra decina di pièce di successo e con Masked ha girato un centinaio di teatri d’Europa e Usa. Un dramma oggi più attuale che mai perché ha la potenza atemporale e universale della tragedia greca e mette in scena il dolore della guerra e la ferita antica del fratello contro il fratello, la lacerazione familiare che sopravviene quando l’ideologia e la politica si intromettono negli affetti, finendo così per pervertirli. Che cosa accade infatti quando un conflitto politico si trasforma in conflitto di sentimenti e travolge le persone? Come si sopravvive quando le situazioni diventano estreme? “Il conflitto tra fratelli, da Caino e Abele, da Giacobbe e Esaù in avanti è uno dei più antichi conflitti della storia dell’uomo”, ha detto Ilan Hatsor durante una lezione all’Università di Tel Aviv dove attualmente insegna. A questo si aggiunge il dualismo eroe-traditore, Amleto-Iago, Cesare-Bruto, che da sempre è uno dei più alti campi di prova drammaturgici, consentendo di mettere in scena un tiro alla fune emotivo che cattura lo spettatore come un thriller, creando una tensione tra sentimento e scelta politica che, nel caso di Masked, si scioglie solo nell’attimo prima che cada il sipario. Fiona DiwanMilano 5/11/09 http://www.mosaico-cem.it/
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lunedì 9 novembre 2009
CASA NATALE DI HITLER: IL GRUPPO EVERYONE PROPONE ALLO STATO DI ISRAELE DI FARNE UNA PINACOTECA DELLA SHOA
Non potendo riportare tecnicamente l'articolo sul blog, vi rimando alla sua pagina:
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=46662&idSezione=1#
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M.O.,missile lanciato contro Sderot
Proiettile lanciato da Striscia di Gaza
Un razzo palestinese lanciato dalla Striscia di Gaza è esploso in territorio israeliano, vicino la città di Sderot, senza causare vittime o danni. Lo rendono noto fonti di polizia. Secondo un bilancio dell'Esercito israeliano, almeno 266 tra razzi e colpi di mortaio sono stati sparati contro Israele dalla fine, lo scorso gennaio, dell'offensiva israeliana contro il movimento islamico di Hamas che controlla la Striscia di Gaza.9/11/2009 http://www.tgcom.mediaset.it/
Shaul MofazIsraele: Mofaz espone alla stampa un piano per la pace
Tel Aviv, 8 nov - Shaul Mofaz, il numero due del partito israeliano Kadima ha presentato alla stampa un dettagliato progetto di pace. Mofaz ha infatti espresso la necessità di dar vita al più presto ad uno Stato palestinese provvisorio, indipendente e disarmato. Nella prima fase di questo progetto, i palestinesi estenderebbero il loro Stato sulla striscia di Gaza e sul 60 per cento della Cisgiordania. In compenso verrebbe riconosciuta la sovranità israeliana sulle zone omogenee di insediamento ebraiche in Cisgiordania. In una seconda fase Israele e Anp raggiungerebbero, in un tempo prestabilito, una intesa per un accordo definitivo di pace che consentirebbe ai palestinesi di assumere il controllo su quasi tutta la Cisgiordania. Mofaz ha detto che nella prima fase del suo progetto non sarebbero sgomberate colonie. Ma con la realizzazione della seconda fase, circa sessantamila coloni israeliani (su un totale di oltre trecentomila) dovrebbero essere rimossi e aiutati dal governo a insediarsi nel Negev o in Galilea. Mofaz ha aggiunto di non avere preclusioni di principio a negoziare anche con Hamas, se quel movimento uscisse vincente da elezioni democratiche nei Territori ed mostrasse una analoga disponibilità a intavolare trattative con Israele. "In quel momento sarebbe un Hamas con una agenda politica totalmente diversa" ha notato. http://www.moked.it/
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A Hebrew sign welcomes Jewish tourists and expatriates to the Chabad House in Ho Chi Minh City, Vietnam.
Israele: rischio missili, squilla il cellulare
Tel Aviv, 8 nov - In un'intervista rilasciata al Jerusalem Post,uno dei dirigenti del Comando delle retrovie israeliane, il colonnello Hilik Sofer, ha spiegato che si stanno mettendo a punto sensori capaci di stabilire - mediante una "ellisse virtuale" - la esatta traiettoria di ogni razzo o missile lanciato contro Israele. Attraverso questa nuova tecnologia nella evenienza di un attacco missilistico nelle retrovie Israeliane, nella zona immediatamente esposta al rischio squilleranno tutti i telefoni cellulari. In quel modo sarà possibile salvare vite umane. Il nuovo sistema, ha notato il Colonnello Sofer, sarà molto più preciso delle attuali sirene di allarme e dunque la popolazione allertata di volta in volta sarà più ristretta. La settimana scorsa le sirene di allarme sono risuonate a Tel Aviv nel contesto di una esercitazione delle retrovie che simulava un attacco di razzi sulla città. Secondo i responsabili militari israeliani, sia Hamas da Gaza sia Hezbollah dal Libano possono teoricamente minacciare la città, o almeno la sua periferia. http://www.moked.it/
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