Bistecca campagnola
nome tipico:Umtsat Egel B'Nusach Kafrim
martedì 31 gennaio 2012
6 bistecche di vitello, 2 carciofi, 4 patate affettate, succo di 1 limone, 4 cucchiai d'olio, margarina, sale, pepe.Battere le bistecche con l'impugnatura di un coltello. In una casseruola friggere le bistecche con la margarina e salare. Ungere una teglia o una pirofila in Pyrex con la margarina, mettere metà delle patate nella teglia. Salare e pepare a piacere. Disporre le bistecche fritte sopra le patate. Aggiungere un po' d'acqua alla salsa lasciata nella casseruola e versare questo sulle bistecche. Rimuovere le foglie e il cuore dei carciofi, tagliare i cuori in fette di media grandezza e lasciarle immerse in una ciotola con succo di limone per 10 min. Rimuovere e disporre sulle bistecche con le patate rimanenti e qualche goccia d'olio. Salare e infornare ad una temperatura media per ½ ora. Servire nella teglia dividendo in porzioni quando è ancora caldo.
Etichette:
cucina ebraico - israeliana
Bar Refaeli: "Vivo la mia bellezza come fossi un ragazzaccio"
La top model anti Kate Moss suona la batteriae si ispira a sua madre
In barba a certe foto stellari dei rotocalchi, Bar Refaeli, 26 anni, è bella come lo sono le dottoresse, le archeologhe o magari le biologhe marine. Donne vere insomma, il cui sguardo e i movimenti sono consapevolezza e curiosità insieme. Ad incontrarla dopo la registrazione del Chiambretti sunday show (stasera alle 21,25 su Italia 1), dove è stata invitata perché considerata la modella più bella del mondo, colpisce per la spontaneità oltreché per la figura statuaria. E si capisce che è la verità della sua bellezza, che disattende la moda della magrezza per la gioia, a farne una bellissima.Il 27 è stato il Giorno della memoria, che cosa significa per lei, un’israeliana?«I miei nonni hanno vissuto l’Olocausto e trovo importante che tutti impariamo dalla Storia e ricordiamo chi abbiamo perso e chi è sopravvissuto».Lei non ha fatto il servizio militare obbligatorio e questo ha destato polemiche in Israele. Pensa sia un’usanza antiquata?«Purtroppo è ancora necessaria. Avrei voluto farlo, ma mi sono sposata e da moglie non sono più stata obbligata, poi ho divorziato. In ogni caso, il servizio militare è importante non in sé ma perché educa».Che cosa pensa di Israele? Che cosa le piace della sua nazione?Visto che ci sono cresciuta lì, è il mio posto preferito. Penso che la gente non colga l’essenza di Israele, ma è un posto pieno di storia, divertimento e bel tempo».Dove vive ora?A Londra. Viaggio sempre ed è comodo per me stare lì.Qual è la sua giornata tipo?«Quando non lavoro sto con la mia famiglia e i miei amici. La sera facciamo giochi di società per stare insieme».La sua caratteristica sembra la naturalezza: è una top ma pare una ragazza normale, l’anti Kate Moss. Ne è consapevole?«Mia madre mi ha insegnato a essere me stessa. Quindi piaccio a chi piaccio e se non piaccio pazienza. È anche divertente avere qualcuno che ti detesta. Poi, se non fossi me stessa, non sarei contenta di avere successo per ciò che non sono».C’è qualcosa che la fa sentire diversa dalle altre donne?«Ognuno è differente. Non solo io. Bar significa ragazzo selvaggio, io sono un po’ maschiaccio».Quando è stata in vacanza l’ultima volta?«A Natale. Sono stata in Brasile e in Uruguay. Punta del Este è un posto veramente magico».E dell’Italia che le piace?«Il cibo, la gente. Ogni città ha un’atmosfera diversa. Mi dispiace di come gli italiani siano stati presi in giro per la disavventura della nave: io sono israeliana e so bene che le persone non vanno giudicate dalla nazionalità».Come si fa ad essere una top model e non una modella qualsiasi?«È una combinazione di lavoro duro e fortuna».Cambierà un po’ il suo lavoro o farà ancora a lungo solo la modella?«Credo che sarò sempre nel campo della moda. Ho appena lanciato il mio marchio e nel 2012 mi aspettano tanti viaggi, ma spero di diventare presto mamma».È fidanzata?«No, sono completamente libera».Di solito non parla del suo ex fidanzato, Leonardo DiCaprio. Perché?«E ... ancora non lo farò».Ha visto il film J. Edgar in cui lui è protagonista?«Non ancora ma presto sì».Lei ha frequentato anche il figlio di Sarkozy e pare che Carla Bruni si sia ingelosita per uno sguardo di troppo di papà Nicolas, il presidente francese, nei suoi confronti».«Penso che all’Eliseo non m’inviteranno più...».Ha in programma dei film?«No, ma un tv show in Israele che devo ancora cominciare a girare».Quali sono i suoi attori preferiti?«Daniel Day Lewis, Sean Penn e Meryl Streep».Secondo alcuni, compreso Chiambretti, è la donna più bella del mondo.«Mi lusinga. Poi quando qualcuno mi conosce e mi dice che sono una bella persona allora è il complimento migliore».Qual è il suo modello di bellezza?«Mia madre. Lei mi ha insegnato che posso essere bella finché voglio ma se non sono anche gentile e simpatica non avrò mai veramente successo».Una cosa che le piacerebbe imparare a fare?«Vorrei studiare spagnolo o francese. E vorrei diventare brava a suonare la batteria! Ho appena cominciato: l’avevo detto che sono un ragazzaccio».http://www3.lastampa.it/
In barba a certe foto stellari dei rotocalchi, Bar Refaeli, 26 anni, è bella come lo sono le dottoresse, le archeologhe o magari le biologhe marine. Donne vere insomma, il cui sguardo e i movimenti sono consapevolezza e curiosità insieme. Ad incontrarla dopo la registrazione del Chiambretti sunday show (stasera alle 21,25 su Italia 1), dove è stata invitata perché considerata la modella più bella del mondo, colpisce per la spontaneità oltreché per la figura statuaria. E si capisce che è la verità della sua bellezza, che disattende la moda della magrezza per la gioia, a farne una bellissima.Il 27 è stato il Giorno della memoria, che cosa significa per lei, un’israeliana?«I miei nonni hanno vissuto l’Olocausto e trovo importante che tutti impariamo dalla Storia e ricordiamo chi abbiamo perso e chi è sopravvissuto».Lei non ha fatto il servizio militare obbligatorio e questo ha destato polemiche in Israele. Pensa sia un’usanza antiquata?«Purtroppo è ancora necessaria. Avrei voluto farlo, ma mi sono sposata e da moglie non sono più stata obbligata, poi ho divorziato. In ogni caso, il servizio militare è importante non in sé ma perché educa».Che cosa pensa di Israele? Che cosa le piace della sua nazione?Visto che ci sono cresciuta lì, è il mio posto preferito. Penso che la gente non colga l’essenza di Israele, ma è un posto pieno di storia, divertimento e bel tempo».Dove vive ora?A Londra. Viaggio sempre ed è comodo per me stare lì.Qual è la sua giornata tipo?«Quando non lavoro sto con la mia famiglia e i miei amici. La sera facciamo giochi di società per stare insieme».La sua caratteristica sembra la naturalezza: è una top ma pare una ragazza normale, l’anti Kate Moss. Ne è consapevole?«Mia madre mi ha insegnato a essere me stessa. Quindi piaccio a chi piaccio e se non piaccio pazienza. È anche divertente avere qualcuno che ti detesta. Poi, se non fossi me stessa, non sarei contenta di avere successo per ciò che non sono».C’è qualcosa che la fa sentire diversa dalle altre donne?«Ognuno è differente. Non solo io. Bar significa ragazzo selvaggio, io sono un po’ maschiaccio».Quando è stata in vacanza l’ultima volta?«A Natale. Sono stata in Brasile e in Uruguay. Punta del Este è un posto veramente magico».E dell’Italia che le piace?«Il cibo, la gente. Ogni città ha un’atmosfera diversa. Mi dispiace di come gli italiani siano stati presi in giro per la disavventura della nave: io sono israeliana e so bene che le persone non vanno giudicate dalla nazionalità».Come si fa ad essere una top model e non una modella qualsiasi?«È una combinazione di lavoro duro e fortuna».Cambierà un po’ il suo lavoro o farà ancora a lungo solo la modella?«Credo che sarò sempre nel campo della moda. Ho appena lanciato il mio marchio e nel 2012 mi aspettano tanti viaggi, ma spero di diventare presto mamma».È fidanzata?«No, sono completamente libera».Di solito non parla del suo ex fidanzato, Leonardo DiCaprio. Perché?«E ... ancora non lo farò».Ha visto il film J. Edgar in cui lui è protagonista?«Non ancora ma presto sì».Lei ha frequentato anche il figlio di Sarkozy e pare che Carla Bruni si sia ingelosita per uno sguardo di troppo di papà Nicolas, il presidente francese, nei suoi confronti».«Penso che all’Eliseo non m’inviteranno più...».Ha in programma dei film?«No, ma un tv show in Israele che devo ancora cominciare a girare».Quali sono i suoi attori preferiti?«Daniel Day Lewis, Sean Penn e Meryl Streep».Secondo alcuni, compreso Chiambretti, è la donna più bella del mondo.«Mi lusinga. Poi quando qualcuno mi conosce e mi dice che sono una bella persona allora è il complimento migliore».Qual è il suo modello di bellezza?«Mia madre. Lei mi ha insegnato che posso essere bella finché voglio ma se non sono anche gentile e simpatica non avrò mai veramente successo».Una cosa che le piacerebbe imparare a fare?«Vorrei studiare spagnolo o francese. E vorrei diventare brava a suonare la batteria! Ho appena cominciato: l’avevo detto che sono un ragazzaccio».http://www3.lastampa.it/
Etichette:
Curiosità
Israele costruirà una ferrovia tra il Mediterraneo e il Mar Rosso
Le autorità israeliane stanno esaminando la possibilità di costruire una ferrovia tra il litorale mediterraneo e il Mar Rosso. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel consiglio dei ministri, ha detto che la tratta ferroviaria attraverso il deserto permetterà in due ore di coprire la distanza di 350 chilometri dal porto di Eilat a Tel Aviv.Inoltre per il primo ministro la ferrovia consentirà il trasporto delle merci dall'Europa all'Asia senza ricorrere alle navi. La costruzione della ferrovia dovrebbe attrarre alcune compagnie statali cinesi.http://italian.ruvr.ru/
Etichette:
Curiosità
Farmers israeliani fanno cambiare il colore degli ortaggi
Farmers israeliani sono riusciti a far cambiare il colore abituale degli ortaggi. Adesso forniscono sul mercato mondiale pomodori di colore nero, carote iridescenti e limoni rossi. I farmer affermano che il nuovo colore gioverebbe alla salute. Così, hanno ottenuto il colore nero dei pomodori grazie ad un pigmento creato in base ai mirtilli. Secondo gli esperti, questo pigmento satura i pomodori di quantità supplementari di vitamina C e di antiossidanti. Queste invenzioni saranno presentate alla fiera agricola internazionale che si apre ai primi di febbraio. Alla fiera parteciperanno oltre 250 società da tutto il mondo.http://italian.ruvr.ru/
Etichette:
Curiosità
Boeing aiuterà Israele a creare il sistema di difesa missilistico Arrow-3
La compagnia statale israeliana Israel Aerospace Industries (IAI) e la società costruttrice di aeromobili Boeing hanno siglato un accordo per sviluppare congiuntamente il sistema di difesa missilistico Arrow-3.I finanziamenti per la creazione del progetto Arrow-3, la cui realizzazione è iniziata nel 2009, sono stati apportati congiuntamente dal governo di Israele e dall’Agenzia di Difesa Missilistica statunitense. Come previsto, il nuovo sistema entrerà in funzione nel 2014. Nel luglio 2011 è stato comunicato che l’IAI ha effettuato i primi test del sistema missilistico Arrow-3, che hanno avuto successo.http://italian.ruvr.ru/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Turchia: in onda ''Shoah'', prima volta in Paese musulmano
(ANSAmed) - ANKARA - Per la prima volta in un paese musulmano, il monumentale documentario "Shoah" del francese Claude Lanzmann viene trasmesso dalla tv pubblica turca. Siti turchi riferiscono che una prima parte del lungo film sullo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale e' andato in onda ieri sera su uno dei 14 canali della rete Trt, quello dedicato ai documentari. La trasmissione, preannunciata da fonti ufficiose due giorni fa senza molto clamore, e' avvenuta dunque come previsto alla vigilia della Giornata della memoria del genocidio ebraico.Promotore dell'iniziativa è il "progetto Aladino", un'associazione che si adopera per la comprensione interculturale soprattutto fra ebrei e musulmani. In dichiarazioni rilanciate mercoledi', lo stesso regista e produttore cinematografico ha definito la trasmissione del suo documentario di nove ore e mezza sulla tv turca "un evento veramente storico" dato che la "Turchia sarà il primo paese a popolazione musulmana a trasmettere 'Shoah'". Lanzmann ha detto inoltre che "si deve apprezzare la determinazione e il coraggio dei turchi che fanno da pionieri". La Turchia, paese con popolazione musulmana ma costituzione laica, è guidata dal 2003 dal governo islamico-moderato del premier Recep Tayyip Erdogan che si propone come modello di democrazia e sviluppo per tutto il Medio Oriente ed il Nord Africa. Il documentario, diffuso in Francia per la prima volta nel 1985, viene trasmesso con sottotitoli in turco proprio mentre Turchia e Israele - ex alleati - sono da oltre un anno e mezzo nel pieno di una crisi a causa dei nove turchi uccisi nel maggio 2010 durante il raid israeliano in acque internazionali contro una flottiglia filo-palestinese. Anche se vi sono stati numerosi tentativi di ricucitura soprattutto da parte israeliana, Ankara insiste nel chiedere scuse per l'arrembaggio, indennizzi per le famiglie delle vittime e revoca del blocco israeliano su Gaza. L'attrito non ha impedito pero' al ministero degli Esteri turco di emettere oggi un comunicato in cui si sottolinea come sia ''cruciale apprendere la giusta lezione dal razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo. Ricordiamo con il dovuto rispetto i sei milioni di ebrei e appartenenti ad altre minoranze che sono morti durante l'Olocausto''.La Turchia peraltro è ora in conflitto anche con la patria di Lanzmann, la Francia, per la questione dei massacri e delle deportazioni degli armeni nell'impero ottomano: proprio lunedi' a Parigi è stata approvata definitivamente (ma non ancora promulgata) una legge la quale punisce chi nega che quelle stragi e morie rappresentino un genocidio. Il varo ha fatto infuriare il governo di Erdogan, che considera l'accusa di genocidio rivolta agli ottomani del 1915 un'offesa alla nazione turca attuale, per giunta asseritamente infondata perché i massacri sarebbero stati perpetrati anche a danno di turchi e curdi nell'ambito di un conflitto, senza pianificazione.
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Campagna, dove venivano deportatigli ebrei oggi c'è un museo della Memoria
Itinerario urbano visitato dalle scuole. Dal '40 al '43 due monasteri divennero campi di concentramento SALERNO - Il Maghen David, scolpito nel legno grezzo, sovrasta il cielo di Campagna. È la stella a sei punte che testimonia l’amicizia antica della città con il popolo d’Israele. L’hanno intagliata ragazzi e insegnati dell’Istituto professionale di Campagna. L’installazione è un tassello dell’itinerario urbano che celebra la settimana della memoria dedicata alla Shoah. Il comune, infatti, ha commissionato al liceo artistico di Eboli e all’Ipsiam di Campagna le opere della mostra «Il senso della storia. Arte contemporanea nei luoghi della memoria ebraica a Campagna». Si tratta di sei lavori posti lungo le strade e nei monumenti della città; un museo diffuso, che rammemora la follia dell’Olocausto, ma al contempo racconta l’abbraccio tra due popoli. Una bella sinergia voluta dal sindaco Biagio Luongo e dal preside del Liceo Artistico Statale «Carlo Levi» di Eboli e dell’Ipsiam di Campagna Giovanni Giordano. «L’arrivo» è un bassorilievo realizzato dal prof. Vincenzo Perinzano e dagli alunni della VD; «L’arca della pace dei popoli» a cura del prof. Pasquale Ciao con la IIID e la IIC; «L’armonia» del prof. Cleto Saponara con Annunziata Scaglione della IIIA e Francesca Scarpa della IID; «Solidarietà» dipinto dalla prof. Enza Maresca e dalla IIIC; «Grazie (Todah)», un opera di arredo urbano progettata dalla prof. Gisella Landi e da Miriam Sorrentino della IVC; «Aggrappati alla speranza» realizzato dalla prof. Giuseppa Marzano e dalla VC; «Internato» del prof. Vito Tartaglia e della IVA; infine la Stella di David, progettata e intagliata dai proff. Bartolo Volanti, Carmine Scannapieco, Antonio Daidone e dalle classi IV e VA. Il percorso artistico è stato inaugurato lunedì dal sindaco e da Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo. «La memoria è un obbligo – ha detto Biagio Luongo - Momenti come questo hanno oggi un significato straordinario anche alla luce dei fatti gravissimi d’Ungheria. L’Europa rappresentata da Campagna non è stata questo. La nostra è stata la città della pace, della libertà, dei diritti umani. Esempio dei giusti, nel tempo del male». Pittella – che nell’elezione di midterm della scorsa settimana è stato riconfermato vicario anche con la presidenza Shulz - ha sottolineato quanto significativo sia stato l’esempio di Campagna, incardinato alle assi ideologiche sulle quali sarebbe stata poi fondata la Ue: «L’Europa attraversa una crisi drammatica. I governi devono dare delle risposte. In gioco ci sono le nostre vite, ma anche la sopravvivenza di un edificio politico ed istituzionale che racchiude i valori che ci hanno portato qui. Europa significa libertà e pace, rispetto del pluralismo culturale, religioso, politico, sociale. La caduta dell’euro implicherebbe la fine di un alto disegno politico. Tocca a tutti noi difendere questa grande conquista che si chiama Unione Europea». Intanto a Campagna le celebrazioni continueranno il 27 gennaio con l’inaugurazione della «Sala emozionale» dedicata a monsignor Giuseppe Maria Palatucci. Il 10 febbraio, invece, il «Giorno del ricordo» cui prenderanno parte, tra gli altri, numerosi esponenti della comunità ebraica italiana. Quella dell’internamento degli ebrei è una storia struggente. Negli anni bui della Seconda Guerra mondiale il Ministero dell’Interno individuò in Campagna il luogo ideale per la deportazione: la città era custodita tra i Picentini e raggiungibile da una sola via d’accesso. Dal 1940 al 1943, due ex monasteri, all’epoca impiegati come caserme dagli allievi ufficiali, divennero campi di concentramento: il convento degli Osservanti dell’Immacolata Concezione e quello domenicano di San Bartolomeo. La vicenda è legata alle figure chiave di Giovanni Palatucci, questore di Fiume e dello zio Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna. Giovanni, originario di Montella, era responsabile dell’ufficio stranieri della questura di Fiume. Giovane e generoso, salvò centinaia di ebrei disubbidendo agli ordini dei fascisti. Gran parte dei suoi protetti giunse a Campagna grazie alla collaborazione con lo zio vescovo e con la comunità. Palatucci fu poi deportato a Dachau, dove morì poco più che trentenne. Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa. Pittori, musicisti, medici, gli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati. Le fotografie restituiscono l’istantanea del profondo scambio che le due comunità intrecciarono. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità; i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Addirittura il gruppo pubblicò un giornale ad uso interno. Si racconta anche di qualche storia d’amore. Perché è l’amore quello che prevalse, in questo angolo della provincia di Salerno. Oggi il complesso monumentale di San Bartolomeo è divenuto sede del Museo della Memoria. Documentari video, pannelli fotografici, allestimenti di ambienti quotidiani con oggetti d’epoca. Le ricostruzioni sono suggestive. La sinagoga, ad esempio, con i paramenti sacri: il Menorah, il candelabro a sette braccia simbolo del popolo d’Israele; le tavole del decalogo mosaico. È interessante ricordare che erano tre i rabbini internati a San Bartolomeo. Presto il rabbino emerito di New York, David Lincoln - che ha già visitato Campagna - donerà una copia speciale della Torah, il libro della legge. La comunità ebraica internazionale ha intessuto con Campagna un dialogo fatto di stima e di affetto. Dall’Italia, da Israele, dagli Stati Uniti. Tanti ex confinati sono tornati a rivedere i luoghi della loro prigionia, numerosi familiari hanno cercato in queste foto il volto dei loro cari. Visitare l’Itinerario della Memoria e della Pace di Campagna non può lasciare indifferenti. Dinanzi, l’ossimoro dell’odio folle e dell’amore incondizionato. Prevale la speranza, simbolicamente rappresentata nell’ultima tappa, la Sala dei nomi. Alle pareti i nomi degli ebrei internati; sullo sfondo, una piccola finestra. Da qui tanti, dopo l’Armistizio, fuggirono verso una nuova vita, verso la salvezza, verso la libertà. Con la benedizione di tutti i campagnesi.Manuela Cavalieri,http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
Itinerario urbano visitato dalle scuole. Dal '40 al '43 due monasteri divennero campi di concentramento SALERNO - Il Maghen David, scolpito nel legno grezzo, sovrasta il cielo di Campagna. È la stella a sei punte che testimonia l’amicizia antica della città con il popolo d’Israele. L’hanno intagliata ragazzi e insegnati dell’Istituto professionale di Campagna. L’installazione è un tassello dell’itinerario urbano che celebra la settimana della memoria dedicata alla Shoah. Il comune, infatti, ha commissionato al liceo artistico di Eboli e all’Ipsiam di Campagna le opere della mostra «Il senso della storia. Arte contemporanea nei luoghi della memoria ebraica a Campagna». Si tratta di sei lavori posti lungo le strade e nei monumenti della città; un museo diffuso, che rammemora la follia dell’Olocausto, ma al contempo racconta l’abbraccio tra due popoli. Una bella sinergia voluta dal sindaco Biagio Luongo e dal preside del Liceo Artistico Statale «Carlo Levi» di Eboli e dell’Ipsiam di Campagna Giovanni Giordano. «L’arrivo» è un bassorilievo realizzato dal prof. Vincenzo Perinzano e dagli alunni della VD; «L’arca della pace dei popoli» a cura del prof. Pasquale Ciao con la IIID e la IIC; «L’armonia» del prof. Cleto Saponara con Annunziata Scaglione della IIIA e Francesca Scarpa della IID; «Solidarietà» dipinto dalla prof. Enza Maresca e dalla IIIC; «Grazie (Todah)», un opera di arredo urbano progettata dalla prof. Gisella Landi e da Miriam Sorrentino della IVC; «Aggrappati alla speranza» realizzato dalla prof. Giuseppa Marzano e dalla VC; «Internato» del prof. Vito Tartaglia e della IVA; infine la Stella di David, progettata e intagliata dai proff. Bartolo Volanti, Carmine Scannapieco, Antonio Daidone e dalle classi IV e VA. Il percorso artistico è stato inaugurato lunedì dal sindaco e da Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo. «La memoria è un obbligo – ha detto Biagio Luongo - Momenti come questo hanno oggi un significato straordinario anche alla luce dei fatti gravissimi d’Ungheria. L’Europa rappresentata da Campagna non è stata questo. La nostra è stata la città della pace, della libertà, dei diritti umani. Esempio dei giusti, nel tempo del male». Pittella – che nell’elezione di midterm della scorsa settimana è stato riconfermato vicario anche con la presidenza Shulz - ha sottolineato quanto significativo sia stato l’esempio di Campagna, incardinato alle assi ideologiche sulle quali sarebbe stata poi fondata la Ue: «L’Europa attraversa una crisi drammatica. I governi devono dare delle risposte. In gioco ci sono le nostre vite, ma anche la sopravvivenza di un edificio politico ed istituzionale che racchiude i valori che ci hanno portato qui. Europa significa libertà e pace, rispetto del pluralismo culturale, religioso, politico, sociale. La caduta dell’euro implicherebbe la fine di un alto disegno politico. Tocca a tutti noi difendere questa grande conquista che si chiama Unione Europea». Intanto a Campagna le celebrazioni continueranno il 27 gennaio con l’inaugurazione della «Sala emozionale» dedicata a monsignor Giuseppe Maria Palatucci. Il 10 febbraio, invece, il «Giorno del ricordo» cui prenderanno parte, tra gli altri, numerosi esponenti della comunità ebraica italiana. Quella dell’internamento degli ebrei è una storia struggente. Negli anni bui della Seconda Guerra mondiale il Ministero dell’Interno individuò in Campagna il luogo ideale per la deportazione: la città era custodita tra i Picentini e raggiungibile da una sola via d’accesso. Dal 1940 al 1943, due ex monasteri, all’epoca impiegati come caserme dagli allievi ufficiali, divennero campi di concentramento: il convento degli Osservanti dell’Immacolata Concezione e quello domenicano di San Bartolomeo. La vicenda è legata alle figure chiave di Giovanni Palatucci, questore di Fiume e dello zio Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna. Giovanni, originario di Montella, era responsabile dell’ufficio stranieri della questura di Fiume. Giovane e generoso, salvò centinaia di ebrei disubbidendo agli ordini dei fascisti. Gran parte dei suoi protetti giunse a Campagna grazie alla collaborazione con lo zio vescovo e con la comunità. Palatucci fu poi deportato a Dachau, dove morì poco più che trentenne. Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa. Pittori, musicisti, medici, gli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati. Le fotografie restituiscono l’istantanea del profondo scambio che le due comunità intrecciarono. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità; i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Addirittura il gruppo pubblicò un giornale ad uso interno. Si racconta anche di qualche storia d’amore. Perché è l’amore quello che prevalse, in questo angolo della provincia di Salerno. Oggi il complesso monumentale di San Bartolomeo è divenuto sede del Museo della Memoria. Documentari video, pannelli fotografici, allestimenti di ambienti quotidiani con oggetti d’epoca. Le ricostruzioni sono suggestive. La sinagoga, ad esempio, con i paramenti sacri: il Menorah, il candelabro a sette braccia simbolo del popolo d’Israele; le tavole del decalogo mosaico. È interessante ricordare che erano tre i rabbini internati a San Bartolomeo. Presto il rabbino emerito di New York, David Lincoln - che ha già visitato Campagna - donerà una copia speciale della Torah, il libro della legge. La comunità ebraica internazionale ha intessuto con Campagna un dialogo fatto di stima e di affetto. Dall’Italia, da Israele, dagli Stati Uniti. Tanti ex confinati sono tornati a rivedere i luoghi della loro prigionia, numerosi familiari hanno cercato in queste foto il volto dei loro cari. Visitare l’Itinerario della Memoria e della Pace di Campagna non può lasciare indifferenti. Dinanzi, l’ossimoro dell’odio folle e dell’amore incondizionato. Prevale la speranza, simbolicamente rappresentata nell’ultima tappa, la Sala dei nomi. Alle pareti i nomi degli ebrei internati; sullo sfondo, una piccola finestra. Da qui tanti, dopo l’Armistizio, fuggirono verso una nuova vita, verso la salvezza, verso la libertà. Con la benedizione di tutti i campagnesi.Manuela Cavalieri,http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
L’antisemita premiato da Israele
Al belga de Foy, nominato Giusto tra le nazioni, potrebbe essere revocato il riconoscimento in memoria.Si chiamava Robert De Foy, era di nazionalità belga e da segretario generale del ministero della giustizia del Belgio, durante l’occupazione tedesca del 1943, permise a centinaia di ebrei di sfuggire alla deportazione verso Auschwitz, da responsabile della caserma Dossin, centro di transito verso il campo di concentramento. Ma, scrive Italia Oggi, ora quel titolo gli potrebbe essere revocato:Sonia Pressman-Fuentes, discendente di una coppia di ebrei polacchi in esilio negli Stati Uniti dopo essere passati per Berlino e Anversa, non ha diffuso la propria verità dei fatti. I suoi genitori, scappati in Belgio, sarebbero sfuggiti all’invio nella Germania nazista nel 1934 proprio da parte di Robert de Foy, che allora guidava i servizi di sicurezza del proprio paese. Dunque, lo zelante funzionario sarebbe stato, nella prima parte della sua carriera, un convinto antisemita.E questo è il suo imbarazzante passato:Per impedire l’affl usso di ebrei dalla Germania e dall’Europa orientale, durante la guerra egli ne avrebbe espulsi e mandati a centinaia nei campi di sterminio. I genitori della Pressman-Fuentes devono la loro salvezza al sindaco di Anversa, che si rifi utò di applicare l’ordine di espulsione e permise loro di emigrare oltreoceano. Questa novità condurrà probabilmente al riesame della fi gura di Robert de Foy. Finora, su circa 24 mila titoli di Giusto assegnati, soltanto meno di dieci sono stati ritirati.http://www.giornalettismo.com/
Etichette:
Giusti fra le Nazioni
«Angelo e Teresa Tosi furono Giusti di Israele»
L'APPELLO. Lo chiedono i parenti di famiglie ebree salvate a CalcinatoE vorrebbero «un albero» anche per gli Speranzini.Da Milano le sorelle Virginia e Margherita Salinas, figlie di Giuseppe, ebreo scampato con altri sette ai nazifascisti grazie a due famiglie di Calcinato, e scomparso il 3 febbraio 2009, lanciano un appello al Comitato per la Foresta dei Giusti «affinché Angelo e Teresa Tosi ed eventualmente anche i signori Speranzini siano riconosciuti come Giusti», come avrebbe desiderato il loro genitore. I coniugi Angelo Tosi e Teresa Pasquali ospitarono infatti nella propria casa in via San Vincenzo a Calcinato due famiglie ebree, i Sarfatti e i Salinas, formate da internati politici e sottrattesi alle autorità dopo l'8 settembre 1943. I clandestini furono alloggiati dai due contadini per quasi 18 mesi, dal 17 novembre 1943 al Natale 1944. I rifugiati coraggiosamente accolti da Angelo e Teresa erano otto: la famiglia di Samuele Sarfatti era composta dalla moglie Clara Eschenazi e dalle figlie Susanna e Sara; quella di Davide Salinas comprendeva la moglie Virginia Sarfatti e i figli Giuseppe e Sara. Internate nel 1941 nel campo di concentramento fascista di Ferramonti (Cosenza), dove erano rimaste per circa un anno, furono trasferite in domicilio coatto a Calcinato, dove trascorsero i primi due anni nella Casa Bianchi insieme ad altri ebrei. Quando i nazisti occuparono il paese, insieme ai fascisti cominciarono a dar loro la caccia per deportarli nei lager. La famiglia Tosi li nascose a proprio rischio nella cameretta al piano di sopra della casa. Nell'ultimo inverno di guerra poi trovarono rifugio nella stalla della casa degli Speranzini, che ricevevano sempre visite dai fascisti, che cercavano loro figlio. Il 27 aprile del 1945, finalmente, la libertà. I Sarfatti si trasferirono negli anni '60 in Israele, dove i genitori morirono poco dopo. I Tosi sono scomparsi negli anni '70. Prima di morire, Giuseppe Salinas aveva voluto tornare con Sara a Calcinato, il 25 aprile 1998, per l'inaugurazione di una mostra a loro dedicata. «Le famiglie Tosi e Speranzini compirono questi atti eroici senza alcun interesse economico, per puro spirito umanitario - ricordano le due sorelle -. La quasi totalità degli abitanti di Calcinato sapeva della clandestinità degli otto perseguitati e nessuno li denunciò alla polizia fascista, anche se c'era una grossa somma di denaro come ricompensa». Alla fine della guerra, i Tosi ricevettero un attestato dalla Comunità ebraica di Milano.Flavio Marcolini http://www.bresciaoggi.it/
Etichette:
Giusti fra le Nazioni
Theran
Hamas: anime a confronto
Hamas: anime a confronto
Non vi è nulla che fermi Ismail Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, dal fare dichiarazioni in perfetto stile Ahmadinejad sul fatto che Israele ha i giorni contati e di chiedere l'istituzione di un esercito Jihad arabo per la liberazione della Palestina. Eppure dietro gli slogan pretenziosi, si nasconde una triste realtà che Hamas non può più tenere nascosta. In primo luogo, l'alleanza di Hamas con l'Iran è giunta al termine. Questo patto è stato innaturale fin dall’inizio, dato che un’organizzazione sunnita era alleata con un non-stato arabo sciita. La crisi si è acuita quando Hamas ha rifiutato gli ordini dell'Iran di sostenere Bashar Assad, Teheran gli ha chiuso le porte in faccia. Quel che è peggio, il flusso di denaro utilizzato da Hamas per pagare i circa 50.000 ufficiali e soldati a Gaza è oramai finito. Dove prenderà i soldi Hamas? L'organizzazione è impegnata in aspre dispute con l'Autorità palestinese e la Lega Araba relativamente ai fondi presumibilmente dovuti al gruppo. Hamas è stato anche costretto a lasciare la capitale Damasco. Dove andrà adesso ? Fino a poco tempo fa esisteva la speranza che la Giordania accogliesse la sede di Hamas ma la scorsa settimana la Giordania ha imposto limitazioni al numero dei rappresentanti da Hamas. Il primo ministro della Giordania ha infatti stabilito che il paese ospiterà solo alcuni elementi del gruppo anziani e delle loro famiglie che non svolgono attività politica. Quindi per il gruppo di Hamas l'opzione Giordana non è più praticabile. Rimarrebbe l'opzione Egitto ma con i Fratelli Musulmani che si sono posti l'obiettivo di presentarsi come pragmatici e realistici agli occhi del mondo, spostare la sede di un gruppo terroristico al Cairo sarebbe imbarazzante. Haniyeh durante la sua visita in Egitto ha parlato a lungo della volontà di sopprimere Israele ma i rappresentanti dei Fratelli Musulmani non hanno proferito parola. I Fratelli Musulmani in questo momento hanno bisogno di prendersi cura di circa 88 milioni di persone. Dopo tutto il movimento islamico ha conquistato alle urne l’onore di amministrare lo stato quindi se non riuscisse a dimostrare un miglioramento della condizione economica dell'Egitto, la rabbia per le strade si rivolterebbe ben presto contro i Fratelli Musulmani. Allo stesso tempo, spostare il quartier generale di Hamas a Gaza è fuori discussione perché alcuni personaggi di spicco del gruppo ritengono che Israele potrebbe colpirli. La cosiddetta "primavera araba" ed i suoi partiti islamici all’inizio della rivolta sembravano intenzionati a abbracciare il movimento di Hamas. Ma difficilmente potrebbe crearsi un un esercito Jihad contro Israele. Ogni stato arabo è attualmente in lotta con profondi problemi esistenziali interni e questo fatto sminuisce ogni problema che Hamas voglia porre in essere. Anche l'equilibrio di potere all'interno di Hamas sta cambiando. Il governo di Gaza sta acquistando forza a scapito della leadership esterna e cioè di Khaled Mashaal . In passato, Mashaal era il volto più popolare di Hamas mentre ora è Haniyeh ad essere percepito come potente. In questo contesto, si può capire la frustrazione di Mashaal e la sua dichiarata intenzione di lasciare l'organizzazione ed eventualmente costituire un gruppo rivale come un ramo dei Fratelli Musulmani. Questo significa un ritorno alla pista islamica a scapito della identità nazionale palestinese. Ciò che rimane è la riconciliazione con Fatah una mossa alla quale però Haniyeh ed i suoi soci si oppongono. Non c'è alcuna possibilità di fare delle elezioni, non c'è possibilità di riavvicinamento, e la politica palestinese a due teste è improvvisamente diventata a tre teste: l’Hamas nazionale, quello esterno e Abbas. Ogni guida ha una propria agenda politica e i suoi leader.http://www.focusmo.it/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Iscriviti a:
Post (Atom)







