sabato 11 giugno 2011



BATTISTI: LEGA NORD TOSCANA, CON MOSSAD AVREBBE AVUTO ALTRA LIBERTA'
(ASCA) - Firenze, 9 giu - ''Battisti ha avuto la fortuna di non aver avuto a che fare con lo Stato d'Israele, altrimenti il Mossad sarebbe stato ad aspettarlo fuori dal Tribunale e gli avrebbe dato una liberta' diversa da quella che ha avuto''. Lo afferma Antonio Gambetta Vianna, italo-brasiliano, capogruppo della Lega Nord al Consiglio regionale della Toscana."Mi vergogno per la mia parte brasiliana - spiega Gambetta Vianna - e sono sicuro che anche il popolo brasiliano non sara' orgoglioso di questa decisione. E' una vergogna che uno Stato amico dell'Italia, qual e' il Brasile, non abbia concesso l'estradizione di un criminale assassino per mera ideologia. E' inammissibile che rimanga impunito un assassino: e' una mancanza di rispetto per tutte le vittime e per le loro famiglie, oltre che un pericolo per la societa' civile''.Ma per il capogruppo del Carroccio in Regione la colpa e' anche della Francia, Paese che ''da' asilo politico agli assassini''.


L'Under 20 in Palestina in campo per la pace

La selezione di Lega Pro affronterà la nazionale palestinese nell'inaugurazione dello stadio di Dura
ROMA, 9 giugno - La Nazionale Under 20 di Lega Pro vola in Palestina. Il Comitato Internazionale Olimpico chiede al mondo del calcio di dare un contributo per la pace tra Israele e Palestina e la Lega Pro risponde. La Lega Pro parte domani per la Palestina per lanciare un messaggio positivo. La Lega Pro è rappresentata dal presidente Mario Macalli, dai suoi vice Salvatore Lombardo e Archimede Pitrolo e dal direttore generale Francesco Ghirelli. L'iniziativa nasce con la collaborazione del CIO e di Mario Pescante. L'occasione per firmare un protocollo tra FIGC e PFA e per giocare, inaugurando lo stadio della città di Dura tra la rappresentativa di Lega Pro e la Nazionale palestinese. «Il CIO ha concesso una grande responsabilità - ha dichiarato Francesco Ghirelli, direttore generale Lega Pro - e un grande onore al calcio italiano: essere messaggero e strumento di pace e amicizia tra Israele e Palestina. La Figc ha consentito che a incontrare le nazionali olimpiche dei due Paesi fossero i nostri ragazzi dell'Under 20». 11 giugno,


Razzismo in Scozia e a Milano: Notte dei Cristalli contro Israele

Alcuni ebrei scozzesi hanno deciso di reagire a una campagna di boicottaggio lanciata contro i prodotti israeliani, inclusi i libri.Niente di più nazistoide.E' stata pertanto aperta una pagina facebook attraverso la quale aderire alla campagna contro questa ennesima ondata razzistoide, mascherata da "progressismo" e "illuminismo", che niente ha a che vedere con i diritti del popolo palestinese. A Milano sembra ridimensionato il tentativo di bloccare la manifestazione del Padiglioni Israele a piazza Duomo. Un tetro e barbaro tentativo che lascerà comunque delle brutte e maleodoranti tracce. Viva Grozio! 9 Giugno 2011,http://lapulcedivoltaire.blogosfere.it/

kibbutz ein harod

Israele-Turchia: rapporti diplomatici in crisi, ma esportazioni in aumento
Giovedì 09 Giugno 2011 http://www.focusmo.it/
Mentre negli ultimi tempi tensioni politiche hanno messo in crisi i rapporti diplomatici tra Israele e Turchia – tanto da arrivare al ritiro dell’ambasciatore da parte di Ankara –, le esportazioni dei kibbutz verso il mercato turco sono aumentate. A dirlo è l’Associazione delle Industrie dei Kibbutz (Kia), che ha pubblicato un resoconto da cui emerge che nel primo trimestre 2011 le vendite di prodotti alla Turchia sono cresciute del 12 per cento in confronto al 2011, raggiungendo la cifra totale di 28 milioni di dollari.I primi tre mesi dello scorso anno si erano chiusi con vendite per 25 milioni. Il documento sottolinea che lo stesso 2010 era stato un’annata d’oro: + 25% rispetto al 2009; la tendenza positiva attuale, sostengono gli analisti, inizia proprio da lì. I prodotti made in kibbutz più popolari in Turchia sono sofisticati sistemi di irrigazione, molto utilizzati dagli agricoltori turchi, cibo e plastica. «I dati sulle esportazioni – ha commentato il presidente della Kia, Yonatan Bassi – ci dicono che, nonostante gli scontri politici, turchi e israeliani hanno desiderio reale e necessità di rafforzare le relazioni commerciali».


Yehoshua, anch'io sul cammino di Santiago

Lo scrittore anticipa i temi del suo nuovo romanzo ambientato in un luogo simbolo della fede cattolica
ELENA LOEWENTHAL, 10 giugno http://www3.lastampa.it/
Carità spagnola è il titolo del nuovo romanzo di Abraham B. Yehoshua, appena uscito in Israele. I lettori italiani dovranno aspettare l’autunno per leggerlo: nell’edizione Einaudi si chiamerà La scena perduta, per evocare il mistero di un’assenza, di una lontananza nel tempo e nella mente. È un libro complesso, insolito per questo grande narratore. Forse un bilancio personale, di vita e letteratura. Anche e soprattutto una storia scabrosa nel suo affondo psicologico, nel non detto che tiene insieme ­ ma soprattutto separa ­ le intriganti personalità dei protagonisti.La scena perduta ha dietro di sé un lungo lavoro di riflessione. È un libro enigmatico, che dice al lettore qualcosa fra le righe, oltre che narrare una vicenda molto umana e anche molto singolare.«È un romanzo che ha al centro la questione della creatività. Il suo mistero. Che parla dell’arte, nelle sue forme più diverse. Questo tema lo affronto attraverso la storia di un vecchio regista per il quale viene allestita una vasta retrospettiva, a Santiago de Compostela, in Spagna. Qui il cinema “incontra” la teologia, perché la sede di questo evento è uno spazio cattolico. Il regista si chiama Moses ed è un tipico esponente del fior fiore (in ebraico si direbbe “il cuore del cuore”) della società israeliana: gerosolimitano di origine tedesca, di famiglia colta e illuminata. Assieme a lui arriva alla restrospettiva la compagna con cui ha un rapporto fuori degli schemi, indefinibile. Lei è la “sua” attrice, ma prima era la donna dello sceneggiatore che ha organizzato la manifestazione, e che è una vecchia conoscenza del regista. Hanno lavorato insieme sino a una drastica rottura, originata da un litigio insolubile. Anche lo sceneggiatore è un uomo speciale, speculare rispetto al regista: è arrivato in Israele bambino, dal Nord Africa. Insieme hanno fatto film surrealistici, simbolici, grotteschi. D’avanguardia. Poi è sceso il ghiaccio, fra loro».L’edizione in ebraico ha una copertina molto eloquente. Vi si trova la fotografia di un celebre quadro, dove è raffigurato un vecchio curvo, di spalle, che succhia al seno di una giovane donna dall’aria molto triste. Qual è il nesso tra questa immagine e il romanzo?«Non voglio svelare troppo al lettore... ma questa scena è cruciale. È una raffigurazione della “caritas romana”, evocata nel mito di Pero e Cimone e ricordata per allusione nel titolo del mio romanzo: un padre condannato a morire di fame in prigione e salvato dalla pietà della figlia che gli offre il suo latte. I protagonisti del libro si ritrovano come per caso di fronte a questo quadro, a Santiago, in occasione della retrospettiva. E tornano immediatamente con la memoria a quel litigio di tanti anni prima, quando l’attrice - all’epoca compagna di Trigano, lo sceneggiatore - si rifiutò di girare una scena, per la sua scabrosità, trovando l’appoggio del regista... e tutto cominciò, anzi finì, fra loro tre. In sostanza, attraverso il quadro si scopre il fondamento mitologico e dunque culturale di quel loro vicolo cieco sentimentale di tanto tempo prima - che non era un capriccio ma qualcosa di molto profondo. Per quanto mi riguarda, ho voluto in questo libro esplorare il mistero della creazione artistica - letteraria, figurativa, cinematografica - e in particolare l’interazione tra il genio della fantasia, dell’invenzione provocatoria, che “sfonda” la realtà, e l’imprescindibile fondamento costruttivo, il metodo e la costanza che sono elementi necessari all’artista». La critica israeliana ha accolto con il consueto entusiasmo, e in qualche caso un po’ di sconcerto, questo libro insolito - particolarmente ricco di divagazioni e spunti dotti. Molti hanno rilevato che il romanzo porta un’impronta personale come nessun altro dei suoi libri. In parole povere, è vero che in Moses c’è molto di Yehoshua, e che questa è anche una retrospettiva dei suoi libri, oltre che dei film del protagonista?«Non ho mai scritto di uno scrittore… Ma questa volta desideravo esplorare, come dicevo, le forze della creazione artistica, le forze che agiscono al momento di produrre, e che valgono per ogni manifestazione artistica. È vero, dunque, che in Moses c’è qualcosa di me e di ciò che agisce in me quando creo. È anche vero che due o tre dei film evocati nel romanzo e presentati nella retrospettiva sono echi di miei libri. Ma nulla di più. Diciamo allora che m’interessava esplorare quella tensione simbolica, surrealistica, grottesca, così presente in tutta l’arte europea del secondo dopoguerra, da Beckett a Camus e Fellini e tanti altri. Una tensione così forte e potente, in Europa ma anche in Israele».A proposito di Israele, pare di individuare in questo romanzo una specie di «superamento» della dimensione locale, anzi qualcosa di più. Azzardando, viene da pensare quasi a una fascinazione esercitata in lei dall’«altro» per eccellenza nell’identità ebraica (e israeliana): l’universo religioso e umano del cattolicesimo. Santiago, la scena, la carità: luoghi e simboli di una fede «altra».«Il libro è cattolico solo nella sua cornice, nell’ambientazione - e non nella sostanza. È indubbio che però per me il rapporto tra questa religione e l’arte sia carico di fascino, attrazione - anche e soprattutto perché, all’opposto, l’ebraismo è una fede “avara”, anzi ostile, nei confronti dell’arte. Ho dunque attinto all’immaginario cattolico, innestandolo in una storia secondo me profondamente israeliana».


Israele: stampa,a Gaza arrivati centinaia missili libici


Centinaia di missili Grad con una gittata di 60-70 chilometri sono stati trafugati nelle ultime settimane dalla Libia alla striscia di Gaza, dove sono stati subito presi in consegna dal braccio armato di Hamas. Lo riferisce oggi il quotidiano Maariv secondo cui il contrabbando di armi libiche ha assunto dimensioni che ormai destano preoccupazione fra i dirigenti israeliani.Oltre ai missili Grad (che da Gaza possono colpire la periferia di Tel Aviv) sono stati contrabbandati nella Striscia - secondo il giornale - anche razzi di più breve gittata, nonchè razzi anticarro di fabbricazione russa. Maariv aggiunge che l'Egitto cerca di lottare contro il flusso illegale di armi attraverso il Sinai. Il giornale sostiene che la chiusura temporanea del valico di Rafah fra Egitto e Gaza - la settimana scorsa - è stata decisa dopo l'arresto di un contrabbandiere di armi. Nel frattempo il valico è stato riaperto.(ats) http://www.bluewin.ch/ 10 giugno


Tel Aviv

Fiamma Nirenstein: quando l'odio mette in discussione la democrazia
venerdì 10 giugno 2011

“Unexepected Israel”: si terrà a Milano dal 12 al 23 giugno, in Piazza Duomo, e sarà una rassegna che mostrerà agli italiani come Israele non possa essere identificato con il conflitto mediorientale, ma, tra le altre cose, vanti un produzione culturale senza la quale il mondo contemporaneo sarebbe molto più povero. L’Israele che non ti aspetti, appunto. L’intento era chiaro. Ma, a far da sfondo all’imminente evento, sono state le polemiche; di chi, anzitutto, pretendeva che a Israele non venisse data la cittadinanza per realizzare la kermesse. Da numerosi siti antagonisti sono giunti attacchi indiscriminati e minacce di vario genere, mentre Filippo Bianchetti del Comitato varesino Palestina, è arrivato a dichiarare: «Non si può festeggiare un Paese criminale. È una provocazione».Il neo-sindaco Giuliano Pisapia, dal canto suo, sebbene alla fine abbia dato l’ok alla manifestazione, inizialmente è apparso - a detta di molti - piuttosto tiepido nell’appoggiarla e nel difenderla dagli attacchi. Tanto che, in principio, si era prospettato di spostarla tra le mura del Castello Sforzesco. Per ragioni di sicurezza. Successivamente rientrate.Di tutto ciò abbiamo parlato con Fiamma Nirenstein, giornalista, scrittrice, attualmente Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati e, di recente, inserita dal Jerusalem Post tra i 50 ebrei più influenti del mondo insieme a Mark Zuckerberg inventore di Facebook, Benyamin Netanyahu, primo ministro israeliano e Shimon Peres, Presidente dello Stato d’Israele. Cosa si aspetta dalla mostra milanese?Che metta in luce i magnifici e progressivi risultati della terra di Israele e della sua bellezza. Grandi risultati tecnologici, anzitutto: Israele è tra i paesi che maggiormente hanno contribuito a tutti gli sviluppi evolutivi del computer; ha prodotto le più raffinate cure per malattie considerate incurabili, dal cancro all’alzheimer; ha dato vita alle più avanzate tecniche di utilizzo e conservazione dell’acqua, tanto da esser stata in grado di rendere fertili terre un tempo deserte. Ha prodotto, inoltre, una letteratura famosa in tutto il mondo (tra i più famosi scrittori del Paese, David Grossman sarà presente alla mostra). Vanta, infine, bellezze paesaggistiche di raro splendore: in pochi chilometri il Paese accoglie scenari che vanno dalle alte montagne per sciare ai classici deserti mediorientali. E, poi, c’è Gerusalemme, che nessun essere umano dovrebbe morire senza aver visto almeno una volta.Cosa risponde a chi ha tentato di bloccare la manifestazione?Mi piace immaginare che la maggior parte di queste persone sia semplicemente ignorante e non malintenzionata. In linea generale c’è su Israele un uso sconsiderato delle parole. E’ stata usata, ad esempio, nella lettera del Comitato, la parola Apartheid. Ebbene: dalla Knesset (il parlamento israeliano) agli ospedali, dalle università a tutti gli altri luoghi della convivenza civile, vi è una mescolanza inedita di ebrei, arabi e cristiani, drusi e circassi. Gli ebrei stessi, inoltre, fanno parte di tante etnie.E di “Israele stato criminale”, cosa ne pensa?A Israele si rinfaccia l’aggressività. Ma si è sempre e solo trattato di difesa. Fin dal’48, quando l’Onu, in seguito allo sterminio nazista, affidò agli ebrei superstiti una porzione di terra per crearvi uno stato, ma tutti gli Stati arabi non accettarono ciò che il resto del mondo aveva votato e attaccarono Israele.Molti degli aderenti ai gruppi che avversano la mostra provengono dai centri sociali o dalla sinistra estrema. Perché in tali settori, come in altre parti d’Italia, va di moda essere anti-israeliani?Si tratta di una malattia infantile del comunismo, che la sinistra odierna ha ereditato. Un odio anti-israeliano che ha radici nella Guerra fredda, quando l’inimicizia che esisteva tra l’Unione sovietica e gli Stati Uniti era stata proiettata su Israele. In molti si era radicata la convinzione che il Paese fosse uno stato filo-americano, imperialista, invasore del Medioriente. Questa era, all’epoca, la linea adottata dall’Unione sovietica. Sempre per eredità sovietica, il mondo, per queste persone, è diviso tra i capitalisti borghesi, oppressori dei più poveri da una parte, e i poveri del mondo, dall’altra, ovvero gli africani, gli asiatici e i musulmani.Cosa ne pensa dell’atteggiamento assunto dal neo-sindaco Pisapia?Avrebbe dovuto appoggiare totalmente l’iniziativa, per far capire da che parte stava. Avrebbe potuto dimostrare a tutti di essere un sincero democratico, un anticonformista, privo di paura. Era un’occasione da cogliere per far capire di che pasta è fatta un uomo. C’è da dire che, alla fine, ha compreso che la posizione di tiepidezza assunta all’inizio, con l’idea di spostare la mostra all’interno delle mura del Castello Sforzesco, fosse insostenibile. E’ evidente che si sarebbe trattato di una lesione eccessiva della libertà di espressione e di opinione.Sì, ma perché, in principio, è stato “tiepido”?Perché ha riconosciuto, in parte di quelle persone che volevano fermare la mostra, la gente con cui si dovrà mettere in relazione perché lo hanno votato. Probabilmente, inoltre, ha avuto paura della violenza che si sarebbe potuta scatenare. Questo lo capisco, perché è compito di un sindaco evitare, nella propria città, che si creino disordini. Ma, poste queste due ragioni, ce n’è una più grande: la difesa della democrazia e della libertà.Crede che l’atteggiamento di Pisapia, in futuro, potrà incrinare i rapporti di amicizia con lo Stato israeliano?Non esageriamo. Al massimo si potranno incrinare i rapporti con gli ebrei milanesi. Non credo, tuttavia, che questo accadrà. La mostra si terrà, andrà benissimo, vincerà la ragione. Del resto, in fondo, è stato detto un sì. (Paolo Nessi)


Israele, ecco le spiagge "Grande Fratello"

http://www.linkiesta.it/- 11 giugno 2011
A qualcuno, in un primo momento, è sembrato di stare sul set del “Grande Fratello”. Telecamere ovunque, inquadrature a 360 gradi, con tanto di zoomate e dettagli. Solo che tutt’intorno c’erano solo sabbia, mare e ombrelloni. E tante persone. Indifferenti, a dire il vero, di fronte alla presenza massiccia di quegli obiettivi.Da qualche giorno – per alzare il livello di sicurezza nelle spiagge pubbliche israeliane – le municipalità di Tel Aviv, Rishon Letzion, Ashkelon hanno deciso di installare decine di telecamere. E con il caldo che ormai da qualche giorno è diventato insopportabile in molte parti del Paese, migliaia d’israeliani si sono riversati sul Mediterraneo.«Ci vorranno ancora un paio di settimane per mostrare i cartelli in cui si avvertono le persone che ogni loro movimento sarà ripreso e archiviato», ha detto al quotidiano Haaretz Eli Schwartzberg, direttore del dipartimento delle spiagge di Rishon. Apriti cielo: gli attivisti per i diritti umani hanno alzato la voce. Hanno denunciato la palese violazione della privacy e si sono chiesti chi gestirà le ore di archivio video che si accumuleranno estate dopo estate.Così è dovuto intervenire Afik Kuper, della sicurezza pubblica del comune di Rishon, per spiegare a tutti che «non verranno riprese tutte le persone, ma solo quelle aree di spiaggia dove è più facile colpire per ladri e aggressori come il lungomare».Nel giro di pochi mesi, nel comune di Rishon Letzion verranno installate almeno mille telecamere. Così da coprire quasi tutta la città da ogni angolo. Le immagini della spiaggia saranno poi mandate in diretta sul sito del comune, così ognuno potrà vederle in diretta. Insomma: una via di mezzo tra sicurezza e turismo. Con il rischio che il sistema diventi anche un modo per spiare parenti, figli, amici. Per non parlare dei tanti nudisti che si presentano spesso in certe parti del lungomare di Rishon. Verranno ripresi anche loro?


Se il dittatore siriano è alle corde

http://www.israele.net/ Editoriali di Jerusalem Post e Yediot Aharonot
Quando la tv siriana, pesantemente controllata dallo stato, trasmette ai suoi ascoltatori immagini in diretta, si può star certi che è in corso qualcosa di molto ben orchestrato. Infatti, in occasione della recente Giornata della Naksa – la nuova commemorazione della disfatta araba del 1967 – per un breve momento le emittenti siriane sono diventate insolitamente e improvvisamente molto liberali, e hanno mandato in onda materiale dal confine israeliano non censurato. La cosa avveniva dopo che le autorità avevano esortato le masse – ricorrendo anche alla corruzione, secondo insistenti informazioni – a violare gli sbarramenti della frontiera e riversarsi dentro Israele. Lo scopo evidente era quello di mettere in scena uno spettacolo che carpisse l’attenzione dei mass-media. Di qui l’improvviso e temporaneo allentamento delle inveterate restrizioni siriane al lavoro dei giornalisti. Si tratta, va sottolineato, della stessa televisione di stato che è riuscita ad evitare di trasmettere qualsiasi immagine del caos e delle stragi in corso da settimane nelle città siriane sconvolte dalle proteste contro lo spietato regime di Bashar Assad. Naturalmente, la mancata copertura degli sconvolgimenti interni siriani e la successiva alacrità nel fomentare e riportare scontri con i soldati israeliani sono fatti intrinsecamente connessi fra loro. Così come esiste un preciso legame fra il minimizzare deliberatamente il numero di civili siriani uccisi dalle truppe di Assad e l’esagerare quello delle vittime dello show messa in scena al confine con Israele.Ma ci sono segnali anche più indicativi, a parte l’inconsueta apertura della tv siriana sul Golan. Sul versante siriano, infatti, le zone in prossimità del confine con Israele sono sempre state zone militari off-limits dove non poteva mai accadere che una persona non autorizzata vagasse inavvertitamente. È questo il modo in cui Damasco ha mantenuto eccezionalmente calmo il suo confine con Israele per decenni: decenni nei quali la calma, su quel confine, rispondeva ai suoi scopi. Poi improvvisamente domenica scorsa, in una sorta di replica della Giornata della Nakqa orchestrata tre settimane fa, quell’area è stata invasa da un pullulare di gente portata coi pullman, munita di bandiere e cartelloni, spronata con slogan e altoparlanti. A completare lo show, squadre di cameraman e autoambulanze. C’è una sola spiegazione plausibile: tutto l’evento era stato ben organizzato in anticipo, con approvazione dall’alto.Ma il dato ancor più rivelatore è stato che i marciatori anti-israeliani – che avrebbero dovuto essere palestinesi –si sono fatti puntiglio di gridare a voce spiegata il loro appassionato e imperituro sostegno ad Assad: tutto l’evento era permeato da una incondizionata uniformità filo-regime, senza la minima voce dissenziente. Eppure la causa di Assad non è particolarmente popolare, di questi tempi, fra gli abitanti del suo feudo. Sicché la singolare lealtà verso Assad e al suo regime in scena domenica sul Golan appare inspiegabilmente in contrasto con lo stato d’animo così evidente all’interno della Siria.Il che è servito a ricordarci che le assortite autocrazie nostre vicine di casa, quando considerano che sia loro interesse imporre controllo e autocontrollo, sanno molto bene come farlo. Per motivi loro – e non certo per amore d’Israele – egiziani, giordani, Autorità Palestinese (sia il ramo di Ramallah che quello di Gaza) e persino il Libano sotto schiaffo di Hezbollah hanno optato per il mantenimento della disciplina, nel giorno della Naksa. Dal momento che Assad ha ampiamente dimostrato di saper mantenere l’ordine al confine, questo suo insolito “insuccesso” di domenica sul Golan corrobora l’ovvia deduzione che egli da quella messinscena sperava di ottenerne un vantaggio.Assad è ormai entrato nella fase “più nulla da perdere” del suo travaglio. Il venerdì precedente la Giornata della Naksa, decine di migliaia di siriani, forse anche di più, avevano invaso le strade invocando la sua estromissione. Lo stesso giorno della Naksa, mentre era in pieno svolgimento l’artificiosa performance del Golan, decine di siriani venivano uccisi nel nord del paese. Assad sarebbe solo contento se la comunità internazionale si concentrasse sulle vittime che sostiene inflitte da Israele anziché su ciò che egli sta facendo alla sua stessa popolazione. Per questo, più sangue viene sparso al confine, tanto meglio è per i suoi scopi. Per aumentare l’effetto della manipolazione, Assad ha gonfiato il numero delle presunte vittime causate da Israele. Tanto nessuno può controllare in modo attendibile né verificare nulla, nel suo totalitario cortile di casa.La brutale tattica diversiva di Assad non era pensata soltanto per l’opinione pubblica estera, ma anche per le folle dentro casa. Assad ha assoluto bisogno di replicare la sua riuscita tattica degli anni passati, che consiste nel tenere unite le diversissime componenti che costituiscono la popolazione siriana demonizzando Israele come il loro comune nemico. Paradossalmente, a questo riguardo, Israele finora è servito alla dinastia degli Assad come uno dei suoi durevoli pretesti per mantenere il potere. Il regime degli Assad – è stato inculcato nella testa dei siriani – protegge il campo arabo dall’orco Israele. Cosa che oggi gli viene beffardamente ritorta contro dai dissidenti dell’opposizione, alcuni dei quali lo bollano causticamente come “lacchè di Israele”. A volte persino propagandisti e provocatori dispostici raccolgono tempesta. Ma questo non significa che Assad non vada perso sul serio. La sua accresciuta vulnerabilità, in effetti, lo rende più disperato e di conseguenza più imprevedibile.
(Da: Jerusalem Post, 8.6.11)Scrive YEDIOT AHARONOT: «Il cinico uso dei palestinesi fatto dai siriani nel giorno della Naksa sulle alture del Golan si è ritorto come un boomerang contro il presidente Assad. Nell’arena palestinese, ora il terreno gli trema sotto i piedi. Dopo quella giornata, è venuta alla luce una spaccatura tra lui e i palestinesi dei campi in Siria che fino ad oggi erano stati una delle comunità più fedeli agli Assad. Va ricordato che, quando sono arrivate nel campo di Yarmuk (alla periferia di Damasco) le bare coi giovani che avevano perso la vita nell’assurdo assalto alla frontiera israeliana del giorno della Naksa, nel campo sono scoppiati disordini la cui rabbia non era rivolta contro Israele, bensì contro coloro che avevano mandato quei ragazzi al confine con Israele. I membri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina di Ahmed Jibrils, strettamente identificato al regime siriano, hanno subito il peso dell’indignazione popolare. Nello stesso giorno in cui scoppiavano i disordini nel campo di Yarmuk, l’esercito siriano cancellava i permessi di passaggio dei palestinesi attraverso i posti di blocco che controllano le strade per il Golan a 15-20 chilometri dal confine, impedendo ai palestinesi di raggiungere l’area. Forse qualcuno nella dirigenza siriana ha colto la misura della rabbia nei campi e il potenziale pericolo nel continuare a usarli contro Israele.»(Da: Yediot Aharonot, 9.6.11)


Non è colpa di Israele se in Piazza Duomo c'è bisogno di sicurezza

di Alessandra Boga 10 Giugno 2011 .http://www.loccidentale.it/
Il 12 giugno si terrà in Piazza Duomo a Milano l’inaugurazione di Unexpected Israel, “L’Israele che non ti aspetti”, manifestazione della cultura israeliana che durerà dal 13 al 23 giugno, nella quale verrà allestito un padiglione di 900 mq, dedicato alle realizzazioni economiche, scientifiche e alle bellezze turistiche dello Stato ebraico. Il programma è assai ricco e prevede conferenze di scrittori e scienziati, concerti, mostre d’arte e cinque seminari sulla tecnologia (tecnologie idriche, i new media, la sanità, la sicurezza interna e la robotica).Il 14 si terrà anche un Forum economico Italia-Israele, a cui parteciperanno il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, il Ministro dell'Industria israeliano Shalom Simhon, e il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia. Solo per fare due nomi di altre personalità che interverranno: lo scrittore David Grossman e la cantante Noa, conosciuti come pacifisti appartenenti alla sinistra israeliana − non esattamente vicini ai presunti “falchi” Lieberman e Netanyahu, per intenderci.Eppure, come al solito, quando si tratta di Israele, scatta la "palestinolatria". Gruppi antagonisti “pro Palestina” hanno minacciato, anche via web, il boicottaggio e di “mettere a fuoco la città”, contro quella che definiscono “occupazione di Milano”. L’ha reso noto per prima Ynet, l’edizione on-line del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, riferendo che la polizia italiana si sarebbe “rifiutata di garantire la sicurezza” della kermesse, nonostante questa abbia ricevuto tutte le autorizzazioni delle autorità locali. In effetti le forze dell’ordine hanno fatto sapere che ci potrebbero “essere difficoltà a garantire la sicurezza nel caso scoppiassero violenze” in piazza. Addirittura si è parlato di spostare la manifestazione in un’ altra zona di Milano, forse il Castello Sforzesco.L’International Solidarity Movement, lo stesso a cui apparteneva il pacifista filopalestinese Vittorio Arrigoni, recentemente ucciso a Gaza da un gruppo di fondamentalisti salafiti, ha diffuso una petizione on-line, firmata da circa 1.200 persone, contro l’evento, definito “un'operazione di propaganda tanto vergognosa quanto ipocrita”. Inoltre l’Ism ha organizzato una serie di iniziative (presìdi e conferenze) nel capoluogo lombardo, che culmineranno in una manifestazione nazionale il 18 giugno “per ricordare i bambini di Gaza e per mostrare il sistema dell’Apartheid israeliano”, com’è scritto su Indymedia.Lo scopo è fare “controinformazione sul vero volto di Israele”, ha spiegato Piero Maestri, ex consigliere provinciale di Sinistra critica e fra gli organizzatori del raduno “pro Palestina”, definendo invece “irritante” l’evento “per Israele”. “Il corteo contro l’occupazione israeliana di Milano partirà da Largo Cairoli alle 15”, ha detto Maestri, solenne.Alcune organizzazioni filopalestinesi hanno inviato una lettera a Pisapia per invitarlo a boicottare la manifestazione della cultura israeliana, ma Davide Romano, segretario dell’Associazione Amici di Israele ha risposto che “i contestatori di Unexpected Israel invece di limitarsi a promuovere giustamente la cultura palestinese, vogliono censurare quella israeliana. Così facendo non boicottano Israele, ma la civiltà occidentale, dimostrando di essere degli analfabeti della cultura del dialogo”.Gli ha fatto eco il deputato del Pd Emanuele Fiano, affermando che “qualsiasi forma di ostracismo verso la manifestazione di Milano che presenta lo stato di Israele come è oggi, sarebbe inaccettabile”. “La conoscenza − ha spiegato − è l'unico antidoto contro l'odio e la guerra. Il sindaco di Milano ha già chiarito che parteciperà a questa manifestazione come è giusto per il sindaco di tutti i milanesi. Anzi può essere un'occasione per fare di Milano un centro di dialogo e di scambio”.Il Presidente della Regione Roberto Formigoni ha invitato a “non cedere alle minacce”, mentre il Presidente della Comunità ebraica milanese Roberto Jarach ha affermato che “il popolo di Israele e il paese di Israele ha tutto il diritto di poter svolgere in pace, in tranquillità, una manifestazione in cui far conoscere ai cittadini lombardi, alle imprese lombarde le positività di quanto possa comportare i destini d'Israele o incrementare i rapporti tra Italia e Israele”. E incalza: “Quello che mi preoccupa di più non è soltanto il boicottaggio, quanto le pesanti minacce. Abbiamo in mente quello che successe a Torino quando Israele era ospite di onore alla Fiera internazionale del libro e non aveva senso” (l’occasione era il 60° anniversario della nascita dello Stato ebraico). “È triste e incredibile che una manifestazione improntata sulla riconoscenza reciproca e sugli sviluppi economici e scientifici ci sia questo tipo di boicottaggio violento e questa virulenza contro tutto ciò che rappresenta Israele”.Concorda lo stesso neosindaco di Milano (temutissimo dall’altro fronte per la sua apertura a una grande moschea e ai rom): “So che stanno decidendo a Roma cosa fare rispetto all'ipotesi di trasferimento in un altro luogo. Credo che su questo il Ministro degli Interni, le forze dell'ordine e il questore sono i più adatti per ogni decisione sulla base della situazione”, ha detto Pisapia. “Io difenderò l'interesse della pace”.Intanto Ugo Volli, Alessandro Schwed e Andrée Ruth Shammah hanno appena promosso un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Interni, al Presidente della Regione Lombardia ed al Sindaco di Milano, perché la manifestazione avvenga e in piazza Duomo. Finora si sono già raccolte circa 250 adesioni, comprese quelle di molte personalità della cultura e di molte comunità ebraiche, per spiegare che si tratta tutt’altro che di un’ “occupazione di Milano”, come l’hanno definita i suoi boicottatori, “ma di un momento di scambio e di amicizia fra i popoli che arricchisce la vita culturale della città di Milano”. Perché “comunque si giudichino le vicende del Medio Oriente, è inaccettabile che gruppi di estremisti impediscano la libera manifestazione del pensiero, sfidino l'ospitalità dell'Italia, siano decisi a impedire ogni contatto con Israele secondo logiche di apartheid che ricordano i boicottaggi agli ebrei organizzati dai regimi nazifascisti”. E’possibile inviare le adesioni ad appello.israele.milano@gmail.comIntanto la politica non si ferma: un comunicato stampa di Palazzo Chigi ha riferito che proprio il 13 giugno, alle 11, in Villa Madama, si svolgerà il vertice interministeriale tra il Presidente del Consiglio Berlusconi e il suo omologo israeliano Netanyahu: nel corso dell'incontro verranno firmati accordi bilaterali. In seguito è prevista una conferenza stampa alle ore 12,30 circa.


Avvistati sottomarini iraniani nel Mar Rosso

Mercoledì 08 Giugno 2011 http://www.focusmo.it/
Sottomarini iraniani sono stati avvistati nel Mar Rosso. Secondo quanto riportato da un'agenzia Fars semi ufficiale, le imbarcazioni si starebbero muovendo per provocare Israele. "L'obbiettivo sarebbe quello di reperire informazioni ed identificare navi da guerra appartenenti ad altri Paesi" si legge nel comunicato.
Non viene però specificato il motivo che giustificherebbe la presenza di così tante imbarcazioni, mentre sarebbe ben chiaro il tragitto della quattordicesima flotta . A maggio la tv di Stato aveva annunciato che quest'ultima doveva essere impiegata per combattere la pirateria nel golfo di Aden.



Israele lancia medicina contro l'obesità
Mercoledì 08 Giugno 2011 http://www.focusmo.it/
Una medicina contro l’obesità potrebbe essere messa a punto tra non molto dalla casa farmaceutica israeliana Prolor Biotech Inc. Il farmaco in via di elaborazione si basa su un ormone prodotto dal sistema digestivo che invia al cervello il segnale di sazietà e fa aumentare il dispendio di energia dopo i pasti. Ieri, la compagnia ha annunciato di aver ottenuto risultati positivi da test comparativi effettuati su cavie animali a cui è stato somministrato il preparato. L’amministratore delegato di Prolor, Abraham Havron, ha commentato con soddisfazione lo studio: «Crediamo – ha affermato il dirigente – che OXY-RPEG (questa la sigla del farmaco, ndr) possa diventare un importante nuovo trattamento contro l’obesità, e ora procederemo verso la prima fase della sperimentazione su esseri umani, prevista per il 2012».


Pisapia: Milano città accogliente, Expo Israele si farà

(IAMM) Milano, 8 Giu 2011 - L'Expo Isareliana "Unexpected Israel", manifestazione prevista tra il 13 e il 20 giugno, si farà. Milano sopiterà dunque, a dispetto delle polemiche sorte negli ultimi giorni, l'inizativa. E' lo stesso sindaco, Giuliano Pisapia a garantirlo: "Milano è una città accogliente". Nei prossimi mesi, promette il primo cittadino, ci sarà anche "un'iniziativa perché venga conosciuta la realtà attuale della Palestina". Per gli attivisti del Comitato "No all'occupazione israeliana di Milano" la decisione non è soddisfacente. Erano stati loro infatti ad auspicare un distacco attaverso una mobilitazione perchè la kermesse è considerata "un evento dichiaratamente diretto a nascondere la realtà della violenza dell'occupazione e della colonizzazione israeliane".
Di tutt'altro avviso la comunità ebraica del capoluogo che ringrazia il sindaco per aver agito con coerenza.


Milano, sulla mostra pro Israele soffiano venti di guerra

«Se resuscitassero i nazisti gli consentiresti di venire in centro a Milano a fare propaganda? Penso proprio di no. E siccome i sionisti sono pure peggio dei nazisti...».L'annuncio che l'esposizione Unexpected Israel si terrà in piaz­za Duomo, come era previsto dal programma originale dell'evento in calendario dal 13 al 23 giugno, scatena il web, che si riempie di messaggi pieni d'odio contro il popolo israeliano.I gruppi dei centri sociali e gli antagonisti che hanno lanciato la campagna per il boicottaggio non si danno per vinti. Intanto, il pro­gramma dettagliato della manife­stazione non è ancora stato diffu­so, mentre è cominciata l'installa­zione dei totem che racconteran­no i successi scientifici e tecnolo­gici dello stato israeliano. Gli ope­rai hanno iniziato a lavorare ieri pomeriggio, in leggero ritardo ri­spetto alla tabella di marcia, sotto l'occhio attento di numerosi agenti delle forze dell'ordi ne schierati a ridosso delle transen­ne. Per evitare disordini ed episo­di di vandalismo, la piazza sarà presidiata giorno e notte. 09 Giugno 2011,http://www.cronacaqui.it/


II guerra mondiale
Voci a confronto

Mattinale ripiegato sulle cronache di lungo periodo, quelle che sbocconcellano non singoli eventi ma una loro serie in successione. A tenere ancora banco è quel che resta della «primavera araba», delle sue evoluzioni ma anche delle possibili involuzioni. Così Paola Peduzzi e Daniele Raineri su il Foglio, Alberto Negri per quello che concerne la Turchia su il Sole 24 Ore, Dimitri Buffa su l’Opinione, Davide Frattini riguardo alla Siria sul Corriere della Sera e Lorenzo Cremonesi per la Libia sulla medesima testata, Gian Micalessin per il Giornale sull’Arabia Saudita. Citiamo di conserva e di sfuggita non perché le questioni poste non meritino attenzione, anche se l’iniziale carica dilacerante è andata inesorabilmente scemando; avremo modo di tornare su questi temi, mentre preferiamo rivolgere la nostra attenzione su altri eventi e, soprattutto, ricorrenze. È infatti una data fatale per il nostro paese il 10 di giugno. Alcuni lettori non lo ricorderanno ma è il giorno in cui, oramai settantuno, anni fa l’Italia di Benito Mussolini entrava in guerra. Bell’esempio di cialtronesca retorica il roboante incipit con il quale il “duce” degli italiani annunciava il dissennato coinvolgimento della penisola in un conflitto che l’avrebbe attraversata in lungo e in largo, rivoltandola come un calzino (irrimediabilmente bucato): «Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia. Scendiamo in campo contro le potenze plutocratiche e reazionarie dell’occidente…» e qui la cronaca del tempo si incaricava di far sapere che la suprema concione era accolta dall’entusiasmo partecipato delle folle adoranti, convenute in oceanica assemblea ed estaticamente trasportate verso le mete di gloria che Mussolini prospettava loro. Già da due anni erano peraltro in vigore le tragiche leggi razziste, che avevano posto le premesse giuridiche, legali, amministrative e culturali per la persecuzione prima e lo sterminio poi dell’ebraismo italiano. Le citiamo poiché l’esordio della rassegna è oggi offerto all’articolo di uno storico, Nicola Tranfaglia, che su il Fatto commenta la natura dei giudizi espressi in un rapporto riservato, prodotto dal ministero degli Esteri per la questura di Roma, nell’aprile del 1935 (si noti la data, per cortesia…), nel merito della richiesta avanzata da Emilio Servadio, psicologo italiano, di aderire alla Società psicoanalitica di Vienna e alla Società psicoanalitica internazionale. Il fatto stesso che tale domanda dovesse essere sottoposta al vaglio indagatore dei pubblici uffici – quando si trattava di un atto di volontà di un privato nei confronti di un’associazione a sua volta privata – è di sé un elemento inquietante, che deve fare riflettere su quale fosse lo stato di inibizione delle libertà personali fin dentro la privatezza delle singole esistenze. Ma solleva sconcerto, malgrado tutto quello a cui siamo abituati, il leggere le motivazioni che venivano addotte per negare l’autorizzazione a Servadio. Due sono gli elementi che emergono: il dato politico, laddove si mette in rilievo l’orientamento alternativo al fascismo del milieu culturale al quale Freud fa riferimento, e l’elemento razziale, nel quale spicca, come indicatore avversativo l’appartenenza all’ebraismo di Freud e del suo “circuito”. Lo stesso richiedente, Servadio, ha una madre che «senza voler con ciò toccare la sua onorabilità, sembra essere israelita». Si diceva della data, che è forse l’aspetto più indicativo di tutto il documento, poiché comprova quello che spesso è stato detto – ancorché poi fiaccamente controbattuto da revisionisti di vario genere e tenore – ovvero che l’antisemitismo istituzionale, ingenerato dal regime dopo le vicende coloniali del 1935-36 e in prossimità del conflitto mondiale, non era un meteorite caduto sulla penisola ma il prodotto di una lunga sedimentazione. Il 1935 fu un anno spartiacque poiché la radicalizzazione del fascismo sui temi razzistici iniziava ad emergere come una delle sue spinte più importanti, venendo progressivamente incorporato nel discorso collettivo così come nelle politiche pubbliche. La base di pregiudizi antigiudaici, alimentati da più esponenti, di vertice come di base, della Chiesa cattolica, non si era peraltro di certo diradata, coprendo semmai come una coltre tanto invisibile quanto persistente la cultura e le mentalità diffuse in Italia. Ciò fungeva da robusto supporto per l’uso politico del tema razzista. Cosa che Mussolini iniziò ad alimentare, non necessitato peraltro da nessun obbligo nei confronti di Hitler e dal Reich in camicia bruna (tanto meno da un senso di sudditanza che il dittatore non sentì mai di dovere nutrire, neanche nell’ultimo dei suoi giorni), in quell’anno ancora ben lontani dall’essere identificati come l’«alleato germanico». Datavano infatti al luglio precedente le fortissime tensioni con Berlino, quando al momento dell’assassinio, per mano nazista, del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, uomo vicino al fascismo, Roma rispose aggressivamente con l’invio di quattro divisioni al confine del Brennero. «L’Italia vigila con l’arma al piede», avrebbero intitolato in quelle ore convulse i giornali di casa nostra, presi da ardimento patriottico. Dal che si desume ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno – sed repetita juvant – che le propensioni razzizzanti del fascismo furono un prodotto autentico e autonomo del regime medesimo. Se si preferisce, potremmo dire “verace,” poiché ben inquadrato dentro il suo viluppo ideologico e culturale. Quel che in seguito successe, fino all’autunno del 1938 e poi molto oltre, nel suo concreto articolarsi, seguì semmai il solco degli eventi, assecondandolo. Ma mai fu caso e sempre e solo calcolo e volontà. Vanno nel senso di quanto già si andava affermando una “rassegna” fa le riflessioni che Marco Pacioni su il Manifesto ci offre parlando del libro di Christopher Browning su «Lo storico e il testimone», laddove pone in rilievo il falso bivio oppositivo tra evento e resoconto. Il secondo ricalca il primo ma non aderisce ad esso nella sua totalità. Ne è una ricostruzione, per l’appunto. La lettura interessata (o ingenua, il che non fa poi troppo la differenza, a conti fatti) del passato, quella che – guarda caso – senz’altro sottintende un’intelaiatura ideologica, invece si presenta sempre come uno sforzo di fittizia “oggettività”, quasi che tra fatto e sua testimonianza dovesse sussistere un’ obbligata corrispondenza totale, nonché univoca ed immediata. La quale è a priori impossibile poiché l’uno e l’altra sono elementi tra di loro diacronici. Agendo in tal modo, ossia negando la possibilità di una o più interpretazioni, può tuttavia occultare la sua natura manipolatoria, presentandosi come l’unica, autentica affermazione di quel che è stato. Browning, studioso di lingua inglese, che già ci aveva consegnato un libro fondamentale, «Uomini comuni», ricostruzione delle prodezze di un reparto di sterminatori di professione, il battaglione 101, ritorna sui passi che sono propri dello storico, che sa cos’è la professione e quante siano le trappole che si tendono nel suo cammino, soprattutto quelle invisibili. La memoria muta nel tempo, i ricordi si trasformano, essendo l’una e gli altri fatti di materia plastica, che si adatta alle circostanze. Ciò non rende meno vero quanto ci viene raccontato ma ci impone non solo uno sforzo molteplice di verifica bensì, soprattutto, di contestualizzazione. La qual cosa non fa rima con relativizzazione bensì con comparazione e storicizzazione, due indici che permettono di cogliere la complessità dei trascorsi (i fatti ricostruiti) e del presente (il modo in cui si rende testimonianza). Se dei primi, i fatti per l’appunto, nulla si può cogliere e capire senza collocarli dentro una dinamica di relazioni, che è ciò su cui si deve indagare, della seconda, la testimonianza, non bisogna mai perdere di vista la sua natura di atto. «Ogni testimonianza viene espressa attraverso il linguaggio di persone la cui memoria muta con il passare del tempo, grazie a fattori psicologici, sociali, estetici e tali cambiamenti, se analizzati all’interno di una massa consistente di attestazioni, non autorizzano atteggiamenti di sfiducia verso i testimoni». Viene allora in mente quanto Borges citava riguardo al problema «del rigore della scienza», laddove il tentativo di essere sempre più puntuali e “oggettivi” porta all’annullamento della ricerca stessa, completamente divorata dal bisogno di essere fusa con l’oggetto delle sue riflessioni: «In quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa di una sola Provincia occupava un’intera Città, e la mappa dell’Impero un’intera Provincia. Col tempo, queste Mappe Smisurate non soddisfecero più e i Collegi dei Cartografi crearono una Mappa dell’Impero che aveva la grandezza stessa dell’Impero e con esso coincideva esattamente. Meno Dedite allo Studio della Cartografia, le Generazioni Successive capirono che quella immensa Mappa era Inutile e non senza Empietà l’abbandonarono alle Inclemenze del Sole e degli Inverni. Nei deserti dell’Ovest restano ancora lacere Rovine della Mappa, abitate da Animali e Mendicanti; nell’intero Paese non vi sono altre reliquie delle Discipline Geografiche. Claudio Vercelli 10 giugno 2011, http://www.moked.it/


Energia alternativa - In Israele il primo campo fotovoltaico

Lo Stato israeliano lo aveva annunciato da tempo: “Il nostro obiettivo in campo energetico è di soddisfare entro il 2020 il 10 per cento del nostro fabbisogno energetico con fonti alternative”. Un primo e importante passo verso il raggiungimento dell'obiettivo è stato fatto. I media locali l'hanno salutata come una «pietra miliare nella rivoluzione del solare in Israele». Arava Power, una delle maggiori compagnie di energia solare israeliane, ha infatti inaugurato il primo campo fotovoltaico del Paese. Sebbene per uso domestico i pannelli solari siano già molto utilizzati, in Israele mai prima d'ora era stata realizzata una 'fattoria del sole'. L'impianto è di medie dimensioni, capace di produrre, a regime, 4.95 megawatt di energia: abbastanza da soddisfare le necessità elettriche di tre kibbutz, Ketura (presso il quale si trova l'impianto), Lotan e Grofit. I tre villaggi si trovano nella regione di Eilat, nel deserto del Negev. «Il terzo deserto più aspro al mondo - spiegano da Arava Power -, una delle zone con più alto livello di esposizione alle radiazioni solari del mondo».http://www.moked.it/




Mordechai Omer (1932 - 2011)

Cordoglio e dolore anche in Italia, dove era molto apprezzato, per la scomparsa del direttore e curatore del Museo d'Arte di Tel Aviv, Mordechai Omer. Un perdita pesantissima per il Museo che lui ha diretto negli ultimi vent'anni, contribuendo al suo successo e dedicandogli tutta la propria vita. http://www.moked.it/


Shimrit Golan
M U S A N E W S Newsletter dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele

“la cultura è l’arma più forte della democrazia” Amos Luzzatto

La coreografa e danzatrice Shimrit Golan al Festival “In Movimento di Rivoli
“Between Us and You and Me” http://www.shimritgolan.com/Sabato 11 giugno 2011, ore 21.30
Maison Musique, Via Rosta, 23 - Rivoli (TO) Info e biglietti: T.I.R.TeatroInRivolta 39 0122 647656 www.teatroinrivolta.it
La prossima settimana si svolgeranno a Milano, nell’ambito della rassegna “Unexpected Israel”, alcuni interessanti incontri con la cultura israeliana:1 – “Kibbutz. L’architettura della collettività”. Dal 13 al 23 giugno, Urban Center, Galleria Vittorio Emanuele La mostra è l’adattamento dell’esposizione presentata lo scorso anno al Padiglione israeliano della Biennale di Venezia “Kibbutz. Architecture Without Precedents” e curata da Galia Bar-Or e Yuval Yaski. La rassegna milanese è adattata da Cecilia Fumagalli, Andrea Jarach, Martina Landsberger, Davide Luraschi e Claudio Sangiorgi.La mostra costituisce un contributo di approfondimento a questioni architettoniche attuali come la tutela degli anziani, la salvaguardia di spazi dedicati ai bambini, la sicurezza sociale dei luoghi di relazione, l’integrazione di quanti arrivano nella nostra città per costruirsi un futuro. Tutti temi, questi, per i quali il Kibbutz, con la sua storia e la sua evoluzione, ha proposto delle risposte uniche e originali, enfatizzando il valore dell’appartenenza a una comunità e la possibilità di costruire la città secondo un principio di coerenza tra struttura sociale e modelli abitativi. Nell’ambito dell’iniziativa, si terranno due incontri presso l’Urban Center, sul tema del kibbutz:lunedì 13 giugno, ore 17 “Kibbutz: Architettura senza precedenti”. Intervengono Yuval Yasky curatore della mostra e responsabile del Dipartimento di Architettura presso la Bezalel Academy di Arte e Design di Gerusalemme, e Martina Landsberger, proponente la mostra e ricercatrice in Composizione Architettonica presso la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milanolunedì 20 Giugno, ore 17, “Vivere in comunità: la lezione del Kibbutz”. Intervengono Galia Bar-Or, curatrice e Martina Landsberger2. “David Grossman & Noa. Words & Melodies”, mercoledì 15 giugno, ore 21, Teatro Nuovo, piazza Cesare Beccaria, 6.Due celebri artisti, di grande sensibilità e forte impegno civile, dialogano fra loro, offrendo al pubblico una visione privilegiata della situazione israeliana di oggi, dal punto di vista culturale e sociale.Info e biglietti: tel. 02.86460542 3. “The Idan Raichel Project / Ilana Yahav” La grande star della World Music israeliana in concerto sabato 18 giugno alle ore 22.00 Teatro Nuovo – Piazza San Babila Il concerto sarà preceduto da una esibizione della “sand artist” Ylana Yahav, capace di creare forme suggestive a ritmo di musica, utilizzando una tavolozza di vetro proiettata su un grande schermo.L’Idan Raichel Project è stato ideato dal trentenne tastierista, compositore, produttore e arrangiatore israeliano Idan Raichel che, avvicinatosi alla cultura e alla musica etiope fin dalla fine degli anni Novanta, e con alle spalle una formazione che spaziava dal jazz al pop al rock, nei primi anni 2000 decise di provare a comporre e produrre qualcosa che lo rispecchiasse pienamente. Ne nacque un lavoro originale e poliedrico cui presero parte 70 artisti di nazionalità e origini diverse, in grado di rappresentare l'eclettismo di Idan Raichel e di testimoniare una sintesi inedita di diversi elementi di musica popolare mediorientale e africana. Fin dall’inizio, Idan Raichel ha inteso visto il progetto come una collaborazione tra artisti, tutti sullo stesso piano, dove non esiste un frontman e ciascuno porta sul palco la propria cultura musicale, la propria esperienza e il proprio talento, dando vita a uno stile complesso e affascinante. Il collettivo israeliano The Idan Raichel Project è un esempio di come popolazioni differenti possano coltivare le proprie tradizioni culturali e musicali, dando vita a nuove espressioni artistiche nel massimo rispetto reciproco.http://www.idanraichelproject.com/?lang_id=5 Info e biglietti: tel. 02.864605424. “Nuovo Cinema Israeliano” Rassegna di cinema israeliano 19 - 23 giugno 2011 - Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto, 2 La Fondazione CDEC e la Fondazione Cineteca Italiana presentano una selezione dei migliori film dal Pitigliani Kolno’a Festival. Calendario:19 giugno 11.00 To Kill a Bumblebee (S. Maymon, T. Granit, 8’) versione originale sottotitolata in italiano (v.o. sott. it.).Mortgage (S. Maymon, T. Granit, 50’) v.o. sott. it. A seguire incontro con i direttori artistici Dan Muggia e Ariela Piattelli.
15.00 A Touch Away (R. Ninio, 90’) v.o. sott. it. 17.00 Hatufim (G. Raff, 70’) v.o. sott. it. 18.30 Antologia cortometraggi inediti della Sam Spiegel School (76’) v.o. sott. it. 20.30 Inaugurazione ufficiale 4ª edizione Nuovo Cinema Israeliano alla presenza delle autorità. A seguire un’anteprima alla presenza del regista Nir Bergman del film Intimate Grammar (110’ v.o. sott. it.) tratto dall’omonimo libro di David Grossman, 20 giugno 17.00 Diplomat (D. Goren, 80’) v.o. sott. it. 19.00 A Film Unfinished (Y. Hersonski, 89’) v.o. sott. it. A seguire Happy Jewish Hour (buffet per gli spettatori) v.o. sott. it. 21.15 Five Hours From Paris (L. Prudovsky, 90’) v.o. sott. it. 21 giugno 17.00 The Looners (R. Schorr, 92’) v.o. sott. it. 19.00 Zefat, San Nicandro. Il viaggio di Eti (V. Condorelli, 55’) 20.00 Ida’s Dance Club (D. Kimor, 59’) v.o. sott. it. 21.30 To Kill a Bumblebee (S. Maymon, T. Granit, 8’) v.o. sott. it. Mortgage (S. Maymon, T. Granit, 50’) v.o. sott. it.22 giugno 17.00 A Touch Away (R. Ninio, 90’) v.o. sott. it. 19.00 Srughim (E. Shapiro, 90’) v.o. sott. it. 21.00 Hatufim (G. Raff, 70’) v.o. sott. it. 23 giugno Giornata a tema 17.00 Amos Oz. the Nature of Dreams (M. Z. Glozman, Y. Zur, 87’) v.o. sott. it. A seguire “Israele: cinema e fotografia, strumenti di conoscenza della realtà e dell’identità culturale di un intero Paese”, conversazione con Maurizio G. De Bonis, studioso di cinematografia israeliana.21.00 Kirot (D. Lerner, 102’) v.o. sott. it.5. Mostra di Talia Keinan “Leave the little light on when I’m coming back home at night” a cura di Gabi Scardi Galleria Riccardo Crespi, Via Mellerio 1
Fino al 25 giugno 2011 Il lavoro di Talia Keinan si compone di un insieme di minuziosi disegni, di oggetti, di suoni, di videoproiezioni, di elementi luminosi, per lo più combinati in immersive installazioni. Lo spazio si viene così a configurare come luogo attivo di processi, un immersivo microcosmo autonomo, dotato di un’unitarietà, di un proprio movimento interno, di un ritmo che ne investe le pareti, i pavimenti, tutto.http://www.riccardocrespi.com/Exibitions/exibition_current.php
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Minna Scorcu Coordinatrice Ufficio Culturale Ambasciata di Israele
Via Michele Mercati 14 - 00197 Roma


La bontà insensata di Gabriele Nissim Mondadori Editore

Che relazione c'è tra una ragazza palestinese che decide all'ultimo momento di non farsi esplodere in mezzo ad una folla di civili israeliani e Pierantonio Costa che salvò duemila tutsi dal massacro rwandese? O tra Jovan Divjak, eroe della resistenza di Sarajevo durante l'assedio della città, e Dimitar Pesev vicepresidente del Parlamento Bulgaro che impedì la deportazione nazista degli ebrei suoi concittadini?Ognuno di loro è a suo modo un Giusto tra le Nazioni, sono tutte persone, cioè, che hanno avuto la forza e la capacità di opporsi alla logica genocida salvando o evitando che centinaia o migliaia di innocenti venissero uccisi."La bontà insensata" (Mondadori) di Gabriele Nissim, racconta le loro storie e quelle di altri simili che hanno opposto resistenza a feroci dittature, che però, come dichiara l'autore stesso, sono: «non uomini santi ma imperfetti come lo siamo tutti, li possiamo considerare degli amici che ci insegnano a vivere la nostra quotidianità con il piacere di venire in soccorso del più debole, di avere il coraggio di pensare da soli, di non mentire a noi stessi, di essere capaci di mettersi al posto degli altri, di saper perdonare, di non sentirsi depositari della verità».Le loro azioni e le relative conseguenze sono accompagnate da altre storie, quelle delle vittime che hanno deciso di ricercare i Giusti riconoscendone pubblicamente i meriti e render noto a tutti il loro esempio. Sebbene siano in gran parte eventi passati, più o meno lontani nel tempo, sono anche di stretta attualità, poiché oltre ad insegnare e a spronare il lettore ad impegnarsi nella lotta contro le dittature e le discriminazioni di ogni genere, forniscono una speranza per il futuro. Si può, infatti, fare ancora qualcosa, come dimostra lo stesso Nissim, fondatore insieme ad Anna Maria Samuelli e Pietro Kuciukian, del Comitato per la foresta dei Giusti (Gariwo) che valorizza le esperienze di resistenza a tutti i totalitarismi: si possono ricordare le persone che hanno fatto del bene, evitare che le loro azioni restino ignote, oppure si può tentare di aiutare chi ora si trova in difficoltà. Per essere un Giusto, secondo l'autore, non è necessario mettere a repentaglio la propria vita o tuffarsi in situazioni estreme, non si deve pretendere di cambiare il mondo o il corso degli eventi, ma è sufficiente "esercitare le proprie responsabilità", fornire una speranza a chi vive una situazione difficile.Il libro non fornisce una ricetta unica, ma accompagnando queste vicissitudini con il pensiero di importanti filosofi e intellettuali, pone al lettore riflessioni su valori profondi e che dovrebbero essere universali: il bene e il male, la solidarietà, il perdono, la libertà, l'ascolto della propria coscienza e la cura dell'anima dopo esperienze estremamente dolorose aiutandolo a superare le generalizzazioni e a combattere ogni forma di pregiudizio.Un testo scritto in maniera semplice e divulgativa, a tratti emozionante che può essere educativo per i giovani e utile in particolar modo a chi si occupa della difesa dei diritti umani, delle minoranze, a chi combatte contro la misoginia e ogni forma di totalitarismo.di Elena Lattes (Agenzia Radicale)


Fiamma Nirenstein tra i 50 ebrei più influenti al mondo

Insieme a personaggi come Mark Zuckenberg, Netanyahu e Bernanke
Roma, 8 giu. (TMNews) - Secondo il Jerusalem Post (J'Post), Fiamma Nirenstein, giornalista e parlamentare del Pdl, è una dei 50 ebrei più influenti al mondo. Ogni anno il quotidiano israeliano stila questa classifica, e per la prima volta un tale riconoscimento è stato assegnato a un'italiana.Insieme alla Nirenstein compaiono nella classifica personaggi del calibro di Mark Zuckerberg, Benjamin Netanyahu, Ehud Barak, Meir Dagan, Ben Bernanke, Tzipi Livni, Shimon Peres, Natan Sharansky e Natalie Portman. Per il J'Post, Fiamma "Nirenstein, uno dei più vitali intellettuali contemporanei e nota per il suo attivismo non solo parlamentare, si è distinta per avere fatto aggiungere alla lista Ue dei gruppi terroristici l'organizzazione turca IHH, sponsor della Freedom Flottilla; per aver organizzato la riuscita manifestazione 'Per la verità, per Israele' che ha riunito oltre tremila persone - tra cui politici, intellettuali e artisti di fama internazionale- presso il Tempio di Adriano a Roma lo scorso 7 ottobre; per il lavoro come Presidente del Comitato Parlamentare di Indagine Conoscitiva sull`Antisemitismo". La giornalista italiana ha così commentato la classifica del J`Post: "Mi rende felice questo riconoscimento e farò del mio meglio per meritarlo ". Potete trovare l'elenco a questo indirizzo:
http://www.jpost.com/JewishWorld/JewishFeatures/Article.aspx?id=22386

giovedì 9 giugno 2011


Cari amici, ho ancora viva nella mente e nel cuore l'emozione del 7 ottobre quanto siamo riusciti a realizzare la maratona oratoria "Per la Verità, per Israele". In quella giornata abbiamo portato l'attenzione dei media internazionali sul fatto che da anni ormai una rete di falsificazioni ha avvolto lo Stato d'Israele fino a rendere letteralmente impossibile l'informazione e il giudizio, e soprattutto in maniera così pervasiva da mettere in pericolo la vita di Israele stesso e con essa anche l'intera sfera della moralità internazionale e della nostra, dell'Europa, in particolare.
Il nostro prezioso lavoro non è andato sprecato! Sono felice di comunicarti che grazie all'iniziativa e all'impegno di Carlo Romeo e del Segretariato Sociale della Rai è stato pubblicato il libro con la raccolta di tutti gli interventi della manifestazione. Desidero invitarti alla presentazione di quello che voglio chiamare "il nostro libro" che si svolgerà giovedì 16 giugno alle ore 17:30 presso la Sede Rai di Via Asiago 10, Roma. Con l'augurio di poterti abbracciare ti rinnovo il mio sincero grazie, Fiamma
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On. Fiamma NIRENSTEIN Vicepresidente della Commissione Esteri CAMERA dei DEPUTATI



Ai redattori dell'appello contro l'evento organizzato in Piazza Duomo

E se capovolgessimo e stravolgessimo per una volta le carte in tavola? Se invece di combattere e accusare cercaste il modo di collaborare? Non pensate che gioverebbe molto piu' al popolo palestinese? Pensate un attimo: potreste convincere i capi dei consigli regionali palestinesi ad accettare l'aiuto di ingegneri israeliani per cambiare le tubature dell'acqua che sono in uno stato degradante e fanno disperdere tutta l'acqua che dovrebbe servire al fabbisogno giornaliero. Potreste aiutarli a condividere tutte le scoperte e le tecnologie elaborate in questi ultimi 63 anni di geniale lavoro nelle universita' e nei laboratori israeliani. Ad usufruire dei progressi nel campo medico e scientifico. Sicuramente ci sono belle teste tra i palestinesi che sarebbero piu' che felici di far parte di un team di scienziati , di fisici o di medici per dare un supporto alla propria comunita'. Una volta rimanevo molto colpita e offesa dal livore che si leggeva tra le righe di molti vosti articoli sulla situazione in Medio Oriente, oggi, mentre leggevo il vostro appello, ho sentito un senso di pieta'. Molto di cio che scrivete ha un'aria patetica, come di chi non sa piu' a cosa attingere per risvegliare l'attenzione di chi lo circonda e comincia ad inventare storie. Vivendo in Israele incontro tutti i giorni la realta' di questo Paese che tanto aberrate e per giunta, vivendo in Galilea, circondata da villaggi arabi, mi trovo sovente a condividere il divano in sala d'attesa di un dentista, di un parrucchiere, di un'estetista o in piedi, in turno alle casse del supermercato con persone di ogni cultura, anzi il nostro dentista e' un ottimo medico arabo musulmano del villaggio Jish e la parrucchiera viene dal villaggio arabo cristiano Fassuta...e ora che ci penso anche l'estetista! Non ho mai visto fenomenti di questo genere: " il 20% della popolazione di esso, sono disprezzati e discriminati in tutti i modi: non solo privati dei più importanti diritti politici e civili, ma anche dei diritti umani fondamentali". Ma via ragazzi! un giornale serio non puo' pubblicare un simile appello! Colmo di inesattezze. Un giornale di sinistra! Per me la sinistra e' il simbolo del rispetto e dell'aiuto reciproco, e' il compendio di tutti gli ideali di solidarieta', amore per l'uomo in quanto uomo. Io che vivo in un kibbuz, ancora completamente comunitario, ne so qualcosa di socialismo!Vi siete trovati di fronte a un sindaco coraggioso, che ha capito che non puo' vietare ai suoi cittadini di esporsi alle novita' che il mondo offre, che va a passo con il tempo.Avete usato frasi nel vostro appello non ponderate, non provate..: "la pulizia etnica continua oggi, ininterrotta". Ma cosa intendevate? Di chi stavate parlando? Questo evento vuole dimostrare che tutte le nostre energie sono protese verso l'educazione, la costruzione, la difesa, l'assorbimento di nuovi immigranti ebrei e non ebrei dalla Russia, dall'Etiopia, dal Sudan. Anche immigranti che nessuno desidera!Avete scritto: I Palestinesi hanno diritto ad un loro Stato, con la struttura e confini che essi concorderanno con la Comunità Internazionale. Ma questo che legame ha con l'evento a Piazza Duomo? Anzi, se ci sara' collaborazione, Inshallah, Beezrat HaShem, fra qualche anno, questo evento si fara' insieme: Israele e Palestina, gioielli del Medio Oriente, nonostante la volonta' dei Paesi arabi circostanti che hanno segregato questa povera gente i campi senza speranza, nonstante quelli come voi, che invece di aiutare eccitate il rancore, la frustrazione,l'angoscia.Pensateci. Pensate a loro, ai palestinesi, non a voi stessi. Voi nei vostri salotti state tranquilli con un bel calice di vino a fare politica. I palestinesi non hanno bisogno della vostra politica. Hanno bisogno di aiuto. E il vostro appello era tutto tranne questo!
Angelica Calo Livne, educatrice al dialogo, Beresheet LaShalom Foundation


Il cane di Gerusalemme e Striscia la Notizia

In questi giorni , cari amici, c'e' un contenzioso su un cane di Gerusalemme, si un cane, proprio un cane e ne voglio scrivere per tranquillizzare alcuni preoccupati lettori di informazionecorretta.
Dunque, la notizia di un cane lapidato a Gerusalemme dai soliti perfidi giudei e' apparsa sui media italiani che vi elenco: Libero, con un articolo di carlo Nicolato, TG2 ore 20.30 del 4/6/2011, Il Corriere del 4.6.2011 con un articolo a firma di Francesco Battistini. La notizia che ha fatto scomodare i pezzi da 90 del giornalismo italiano e' che in una sinagoga di Geusalemme sarebbe (il condizionale e' d'obbligo) stato lapidato un cane perche' posseduto dall'anima di un miscredente.
Ho cercato la notizia su tutti i media israeliani, ho ascoltato i notiziari della TV israeliana, ho persino controllato un famoso forum italiano antisemita che pubblica anche come gli israeliani fanno la pipi' per dare fastidio ai poveri palestinesi.Niente!
Non ho trovato notizia di nessun cane lapidato ma, chissa' perche', mi e' venuta in mente Striscia la Notizia programma che guardo ogni sera perche' mi diverte e perche' seguo i servizi del bravissimo Edoardo Stoppa sugli animali maltrattati in Italia e nel mondo , maltrattamenti e barbarie di cui, al di fuori di Striscia, nessuno parla o scrive....ma se qualcosa avviene in quel di Israele.... caspita bisogna scriverlo subito, anche senza prove. Tipico, no? tutto serve per creare almeno antipatia. L'Edo di "Cari amici animali e umani di Striscia", con un coraggio disumano rischia ogni giorno l'incolumita' denunciando abusi e vergogne italiane contro gli animali:Locali notturni che tengono in minuscoli terrari, al buio, al fumo, nella confusione piu' totale serpenti, iguane, tartarughe e altri rettili, alcuni anche morti e lasciati la' dentro a marcire per la gioia dei clienti.Cani rinchiusi in canili fatiscenti, senza cibo, senza acqua , malati, costretti a sopravvivere mescolati a carcasse di altri cani gia' morti.Cavalli tenuti in box di cemento, dove non possono nemmeno girarsi, al buio perche' usati per le corse clandestine quindi devono abituarsi al buio della notte, poi vengono dopati e fatti correre sull'asfalto. Chi ama i cavalli come me sa che far galoppare o trottare un cavallo sull'asfalto equivale a distruggergli le zampe per sempre quindi quando non servono piu' vengono ammazzati.Giorni fa Stoppa ha fatto un servizio sui cani serviti nei ristoranti cinesi e vietnamiti. Decine di cani rinchiusi in un unica gabbia, poi ammazzati e serviti ai clienti come prelibatezza. Se andate in quei paesi non mangiate mai carne, per carita'!
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2009/11/17/news_5173.shtml
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=1763
Edoardo Stoppa e' stato pestato, come potete leggere nel link , gli hanno bruciato il cottege, viene costantemente aggredito da chi si macchia di simili delitti contro gli animali in Italia e i media italiani vanno a inventarsi la storia di un cane lapidato in Israele?Bene, cioe' male , malissimo ma fa parte della logica della propaganda.Desidero pero' informare le brave persone che si sono preoccupate che :1. In Israele non esiste la lapidazione, particolarita' del mondo islamico.2. Il cane non e' impuro per l'ebraismo, il cane e' impuro per l'Islam!3. In israele non esiste la caccia intesa come sport.Gli israeliani adorano gli animali, basta camminare per le strade per incontrare in quantita' cani e gatti che, da come vengono trattati, dimostrano la civilta' di un popolo. I gattini randagi sono protetti e sterilizzati. I Cani randagi sono una rarita' per fortuna, perche' le persone che vogliono un cane, e sono tantissime, vanno a prendere i meticci nei canili e perche' qui non esiste la barbarie di abbandonare gli animali quando si va in vacanza. Ricordo che una delle mie prime emozioni appena fatta l'alyia' sono stati gli uccellini che, per niente spaventati dagli umani, venivano a beccare sui tavolini dei bar e i clienti abbassavano la voce per non farli volar via.Questo accadeva a Tel Aviv, la metropoli, non in campagna!Israele e' per tre quarti parco nazionale http://www.parks.it/world/IL/index.htmldove non si puo' entrare dope le cinque della sera perche' e' l'ora in cui gli animali selvaggi vanno ad abbeverarsi quindi non devono essere disturbati.http://it.wikipedia.org/wiki/Aree_naturali_protette_d%27IsraelePer non parlare degli stambecchi del Neghev che sono superprotetti e curati come neonati. Chi e' stato a Mizpe' Ramon ha vissuto l'emozione di vedere gruppetti di stambecchi camminare indisturbati quasi tra le gambe delle persone.Nel villaggio del Neghev dove vive mio figlio e' comune incontrare nei viali famigliole di stambecchi passeggiare impettiti e rispettati anche dai cani che, quando li vedono, cambiano strada...per sicurezza....!Certo, essendo Israele un paese abitato da esseri umani, essendo gli esseri umani buoni e cattivi, e' possibile che non tutti amino gli animali. E' possibile che un cane entrato in una sinagoga venga fatto uscire, forse anche gridando e tirandogli dietro qualche sassolino, anche se credo sia difficile trovare sassi in un luogo di culto.
E' possibile che un cagnolino venga scacciato da adulti o bambini stupidi ma da questo a riempire i media di articoli sulla lapidazione di un cane a Gerusalemme passano duemila anni di follia antisemita. Stiano quindi tranquilli gli amici degli animali: Israele e' il paese dove la natura e' rispettata in tutte le sue forme, dove esistono leggi per proteggerla, dove sono vietati persino i circhi che usino gli animali, selvaggi o domestici, come intrattenimento .Oggi in Israele si festeggia Shavuot, la festa dedicata alla natura, la festa delle primizie, della mietitura. La Festa in cui D*o diede in dono al popolo di Israele la Tora' , il Lbro che parla spesso anche di obbligo al rispetto degli animali. Pensiamo a Noe' che non si limita a salvare dal Diluvio solo gli esseri umani ma anche gli animali, pensiamo all'obbligo di rispettare il riposo dello shabat :" ....Il settimo giorno sara' giornata di cessazione dal lavoro... riposerai tu, tua moglie, i tuoi figli, il tuo schiavo, la tua schiava, il tuo asino, tutto il tuo bestiame e il forestiero che si trova nelle tue citta' ".Credo esistano poche culture dove il rispetto per gli animali sia addirittura sancito tra gli obblighi religiosi e sono molto orgogliosa che esista nell'ebraismo .Un saluto a Edoardo Stoppa con grande ammirazione per il suo impegno in difesa degli indifesi e buon Shavuot a tutti.Deborah Fait
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Milano, nessun trasloco per la festa dedicata a Israele: si farà in piazza Duomo

In programma dal 13 al 23 giugno 'Israele che non ti aspetti'. Dopo le proteste dei comitati filopalestinesi si era anche pensato di spostare la location al Castello sforzesco. Interverranno lo scrittore Grossman e la cantante Noah. Il neosindaco Pisapia: "Milano sia punto di incontro fra culture e popoli"
Milano, 7 giu. (Adnkronos/Ign) - La festa milanese dedicata a Israele - in programma dal 13 al 23 giugno - si fara' e la location restera' quella di piazza Duomo, come era stato deciso in precedenza. Lo hanno stabilito questo pomeriggio gli organi interessati, che lo hanno comunicato alla questura. La controversia sul luogo della festa, che dovrebbe essere il piu' grande evento ebraico mai organizzato all'estero, era nata dopo le proteste di gruppi e associazioni filopalestinesi, riuniti nel comitato 'No all'occupazione israeliana di Milano'. Si era anche pensato di cambiare posto e si stavano vagliando le possibilita': la questura aveva proposto il piazzale del Castello sforzesco. Questo pomeriggio però e' arrivata la decisione e la scelta di piazza Duomo come la location definitiva.La manifestazione "Israele che non ti aspetti" prevede un'installazione di 15 colonne sulla piazza del Duomo con altrettanti monitor che illustreranno diverse realta' d'Israele. Fra gli eventi programmati, un appuntamento di grande rilievo culturale il 15 al Teatro nuovo con lo scrittore David Grossman e la cantante Noah e il business forum italiano-israeliano del 14. "Milano e' una citta' accogliente e ospitale e non puo' in alcun modo diventare la sede in cui si riproduce uno scontro che da troppo tempo non trova una soluzione positiva e pacifica - afferma il neosindaco di Milano, Giuliano Pisapia -. Milano e' gemellata con Tel Aviv e con Betlemme e deve continuare a essere un punto di incontro fra culture, popoli e civilta'. Anche per queste ragioni la nostra citta' ospitera' Expo 2015 e continuera' a lanciare messaggi di pace e di dialogo". Il capoluogo lombardo, continua Pisapia, "ospitera', come previsto, la manifestazione 'Unexpected Israel' e proporra' nei prossimi mesi un'iniziativa perche' venga conosciuta la realta' attuale della Palestina. Siamo stati protagonisti in queste settimane dell'avvio di una stagione di cambiamento e di stimolo per nuove opportunita' di rilancio della nostra citta' e della nostra visione pacifica e cooperativa delle relazioni internazionali''.Il comitato filopalestinese comunque non molla e annuncia: "Continueremo le nostre iniziative di contestazione e controinformazione". "La notizia del mancato spostamento dell'esposizione israeliana da piazza Duomo non cambiera' in nulla la nostra volonta' di contestare e smascherare pacificamente l'operazione di ripulitura della politica israeliana" afferma Piero Maestri, esponente di Sinistra Critica.


Haifa
L’antisionismo della sinistra estrema mette alla prova i nuovi sindaci

Tra i suoi primi interventi, al neosindaco Pisapia toccherà contrastare gli intolleranti che vogliono impedire a Milano di ascoltare le parole di David Grossman, di apprezzare il concerto di Noah, di illustrare in una mostra documentaria le architetture dei kibbutz: e solo perché hanno a che fare con Israele. E Israele, secondo gli oltranzisti dell’antisionismo più prepotente, non può «contaminare» Milano. Pisapia ha già detto che Milano non può venire meno alle ragioni dell’ospitalità. Parole coraggiose, che aizzeranno la rabbia dei boicottatori di professione. Una manifestazione già programmata che dal 13 giugno farà di Milano un crocevia di scambi politici, culturali, commerciali e di amicizia tra Italia e Israele viene presa a bersaglio dall’estremismo anti-israeliano e raffigurata come un’ «invasione» . Circolano manifesti in cui una bandiera con la stella di Davide sembra schiacciare con la sua arroganza il Duomo. Si grida «No all’occupazione israeliana» di Milano Ricorda qualcosa questo atteggiamento incendiario contro chi viene considerato un nemico assoluto che minaccia l’integrità di Milano? Ha ragione Cinzia Leone sul Riformista a notare che «dopo la martellante campagna elettorale che la voleva oggi invasa dai rom e domani dagli islamici, sentire la "città liberata da Pisapia"a rischio invasione israeliana ha del ridicolo» . Ha del ridicolo e del grottesco. Ma quella stella di Davide agitata come una minaccia, la sua identificazione con quanto di più oppressivo esista al mondo è anche l’ennesima prova che i confini tra antisionismo e simbologia antisemita sono labili e fragilissimi. Nei giorni scorsi è stato il neosindaco di Torino Fassino a contrastare con ammirevole energia lo spettacolo osceno di alcuni giovani estremisti che durante una kermesse bersagliavano il volto deformato di Shimon Peres e insieme la bandiera dello Stato ebraico. Oggi tocca a Pisapia tracciare una linea di demarcazione con chi spende ogni sua energia in una guerra santa contro lo Stato di Israele. Non contro le singole politiche dei singoli governi di uno Stato che ovviamente è sottoposto alla libera e severa critica dell’opinione pubblica internazionale, come ogni altro governo democratico. Ma contro l’esistenza dello Stato di Israele, delegittimato per il solo fatto di esistere, bollato come usurpazione per il solo fatto di esistere. E dunque da cancellare. Nella realtà storica. E anche nei suoi simboli, come quelli che verranno esibiti a Milano e che gli intolleranti considerano un’offesa per il solo fatto di essere liberamente esibiti. La virulenza del fondamentalismo antisionista, del resto, sprigiona una veemenza intimidatoria che non conosce limiti e non risparmia nemmeno le icone della sinistra. Solo perché ha rivolto un saluto all’ambasciatore di Israele in Italia, Nichi Vendola è stato fatto oggetto di insulti velenosi e di attacchi violentissimi nei siti cosiddetti «anti imperialisti» . Qualche mese fa anche Roberto Saviano venne trattato da «complice degli assassini» solo perché aveva manifestato le ragioni del suo attaccamento allo Stato ebraico in un convegno a favore della democrazia israeliana. Nessuno, tra gli antisionisti che divulgano un’immagine criminalizzante e mostruosa di Israele, risparmierà Pisapia se, come appare evidente, il neosindaco di Milano si rifiuterà di accodarsi alle minacce di chi promette di mettere a ferro e fuoco la città («impediamo l’occupazione israeliana di piazza del Duomo» , promettono nei loro volantini) quando la stella di Davide, nei prossimi giorni, potrà sventolare liberamente in piazza onorando impegni presi da mesi. Per questo la sua presa di distanza da chi sta per mettere in scena la solita, ripetitiva kermesse anti-Israele varrebbe come un doppio gesto di coraggio. Come contrasto alla demonizzazione di Israele. E come critica a un modo di fare che coinvolge frange di una sinistra che lo ha sostenuto nella sua battaglia per scalzare la destra dal governo di Milano e che dagli avversari sono state indicate come la prova della deriva «estremista» di Pisapia. Un doppio gesto scandito nel nome della tolleranza, valore non negoziabile.P. Battista, 6 giugno Dal Corriere della Sera


guerra del '67
Celebrare le sconfitte?


Donatella Di CesareÈ difficile capire perché mai dovrebbe far parte delle date da ricordare l’anniversario di una sconfitta militare. A dir vero è sgradevole e irritante già la celebrazione delle vittorie, perché rinvia alla guerra passata. Che quest’anno i palestinesi abbiano per la prima volta condiviso l’uso siriano di commemorare la data della Naksa, il giorno della «sconfitta» - che dovrebbe esibire un nesso di continuità inammissibile con la Nakba - è un segnale inquietante.
Tanto più che la sconfitta è stata l’esito di una guerra non subita ma, al contrario, inflitta. Nella Guerra dei Sei giorni - occorre ricordarlo - Israele fu attaccato dagli Stati arabi: Egitto, Siria, Giordania, Iraq. E fu costretto a vincere. Si trovò improvvisamente nel Sinai e a Gaza, sulle alture del Golan, in Cisgiordania, a Gerusalemme. In sei giorni mutò in modo radicale il paesaggio geopolitico del Medio Oriente.Le notizie degli scontri lungo i confini dello Stato di Israele - notizie che rattristano profondamente chi guarda con speranza alla pace - pongono molti interrogativi. E in primo luogo fanno pensare a un ruolo decisivo della Siria il cui regime dittatoriale ha molto da guadagnare distogliendo l’attenzione dai problemi interni e indirizzandola verso la frontiera con Israele. Gli scontri, un dramma in cui si consuma un uso politico dei palestinesi, sembrano però anche voler rimarcare i confini del ’67 gettando l’ombra di un ritiro forzato.In tutto ciò resta un punto decisivo da cui non si può prescindere. Israele è uno Stato sovrano, la cui sovranità deve essere esercitata, purtroppo, anche nella difesa delle frontiere. Che cosa farebbe uno Stato europeo se fosse attaccato?Le notizie che vengono fornite in questi giorni, dalla stampa italiana, ma anche da quella europea, sono spesso introdotte da preamboli inaccettabili: «il giorno della rabbia palestinese…», «David contro Golia» (Golia sarebbe Israele), ecc. Piuttosto che riassumere gli eventi, riandare al passato, offrire il contesto storico, quello della Guerra dei sei giorni, si inseriscono giudizi che tradiscono l’intolleranza verso lo Stato di Israele la cui sovranità sembra di fatto non essere riconosciuta. Questa disinformazione, inconsapevole o strategica, non passa senza lasciare danni. E ha la responsabilità di contribuire ai conflitti.Donatella Di Cesare, filosofa,http://www.moked.it/


Roma guarda a Israele: “Un legame forte con il Maccabi per i progetti futuri”

Un viaggio per tastare il polso, conoscere e stringere relazioni con il Comitato Olimpico Israeliano e con i vertici mondiali del Maccabi. Un’occasione unica per approfondire le politiche su riciclaggio e sicurezza della municipalità di Tel Aviv, un modello di efficienza a livello mondiale. E poi l'abbraccio commosso con i genitori di Gilad Shalit con l'auspicio un pronto ritorno a casa del soldato di Tsahal da quasi cinque anni nelle mani di Hamas. All’alba della candidatura ufficiale di Roma alle Olimpiadi del 2020, la recente visita in Israele del sindaco Gianni Alemanno ha rappresentato un passaggio fondamentale per la Capitale in vista di un suggestivo percorso olimpico che va gradualmente delineandosi. Tracciamo un bilancio dei giorni israeliani di Alemanno con il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello. Mediatore del sindaco in questa preziosa occasione di confronto con molte autorità sportive e istituzionali di Israele, Pavoncello siede assieme alla vicepresidente UCEI Claudia De Benedetti ai vertici europei della federazione e riveste alcuni incarichi anche nella Maccabi World Union.Cosa ha significato la visita di Alemanno al Plenum del Maccabi?La visita di Alemanno ha avuto grande significato. Era importante, per Roma e per la sua candidatura olimpica, tastare e valutare quali fossero gli umori. Il Maccabi è un ente internazionale ramificato in molti paesi, i suoi collegamenti sono seri e tangibili. Non dimentichiamoci che ad oggi la Maccabiade è il terzo evento sportivo al mondo. Aver quindi ascoltato, oltre ai vertici anche i singoli presidenti dei Territorial Organisation (T.O.), si è rivelata un’esperienza molto istruttiva nel proseguo di questo cammino. Il legame tra l’altro è molto forte. Roma avrà infatti il supporto di Israele nella corsa all'assegnazione dei Giochi 2020. Forse sarà anche complice. Parallelamente la Capitale potrà contare anche sull’appoggio del Maccabi. Tutti i Maccabi mi hanno garantito il loro sostegno, tutti incondizionatamente.Il sindaco si è molto soffermato sull’esperienza di successo della Maccabiade svoltasi a Roma nel 2007. Cosa lo ha colpito in particolare secondo te?Essenzialmente che delegati di ogni provenienza gliene abbiano parlato in termini entusiastici. Niente che facesse riferimento agli stereotipi dell'italiano medio. Tutti hanno parlato di Roma e della grande cerimonia di apertura dimostrando il loro amore per la più bella città del mondo. Questo lo ha molto impressionato.Quali sono state più in generale le sue reazioni al viaggio in Israele?La mia impressione è che almeno all'inizio Alemanno non capisse il fortissimo legame che unisce gli ebrei in tutte le parti del mondo. Ricoprendo un ruolo di altissimo profilo istituzionale, gli sembrava quasi impossibile che le porte di ogni luogo gli fossero aperte in quel modo fraterno. È tornato a Roma entusiasta. D’altronde ha avuto modo di fare incontri unici: dal vertice sulla sicurezza e sul riciclaggio col sindaco di Tel Aviv Ron Huldai - a colpirlo in particolare alcune iniziative che fanno di Tel Aviv una città pulita, libera da bottigliette di plastica e altri rifiuti - all’abbraccio commosso con i genitori di Gilad Shalit nella tenda del padre Noam, dal confronto di idee con i vertici del Comitato Olimpico israeliano e del Maccabi a una suggestiva passeggiata notturna a Gerusalemme con la guida eccezionale del rav Riccardo Di Segni.Tra i tanti momenti significativi di questo viaggio hai citato l’incontro con i genitori di Gilad Shalit. Che impressioni hai avuto?Pur arrivando da Israele notizie incoraggianti sulla sorte di Shalit, ho visto i suoi genitori rassegnati rispetto a soltanto un anno fa quando Roma li aveva accolti spegnendo le luci del Colosseo nel quarto anniversario del rapimento di Gilad. Questa situazione mi ha molto addolorato e la stessa sensazione l’ha provata anche Alemanno, che si è intrattenuto a lungo con loro condividendone la sofferenza. Sono sicuro che il sindaco organizzerà una grande manifestazione il 25 giugno prossimo, data in cui cadrà il quinto anniversario di quel giorno maledetto. Anche se mi auguro che in quella circostanza, invece di chiederne la liberazione, potremo festeggiare il ritorno a casa del ragazzo.Giochi Europei di Vienna: un altro grande appuntamento è alle porte. Come si sta preparando la Federazione Italiana alla manifestazione in programma nella capitale austriaca a luglio?Con mille difficoltà. Faremo come sempre la nostra bella figura ma sinceramente mi aspettavo un'adesione più massiccia e meno problematica. Quelli del Maccabi sono valori che rafforzano la nostra identità. Ma senza aiuti da parte delle istituzioni, ebraiche e non, diventa tutto più difficile. Purtroppo mi sembra una candela che va inesorabilmente pian piano spegnendosi.Adam Smulevich, http://www.moked.it/