sabato 24 marzo 2012


Israele:allarme ai cittadini per vacanze di Pasqua

Il National Security Council Counter-Terrorism Bureau ha lanciato questa mattina una allerta per tutti i cittadini israeliani che si apprestano a muoversi per le vacanze di Pasqua. Si temono attentati contro cittadini israeliani in diverse parti del mondo. In particolare vengono segnalate come mete ad alto rischio: Egitto (il Sinai), la Turchia, la Tunisia e la Nigeria. Ai cittadini israeliani viene caldamente consigliato di non recarsi in questi luoghi per l’altissimo rischio di essere vittime di attacchi e attentati.Secondo il rapporto diffuso questa mattina, Iran ed Hezbollah stanno da mesi tramando per colpire i cittadini israeliani che si trovano all’estero. Gli attentati sventati in Azerbajian, in Thailandia e quelli accaduti in India ne sono la prova. Ma secondo il National Security Council Counter-Terrorism Bureau anche le mete turistiche sarebbero nel mirino dei terroristi islamici.Altre raccomandazioni vengono elargite tra le quali quella di non mettersi in mostra, di non esibire la Stella di David in alcuni Paesi, di non frequentare i posti tipici notoriamente frequentati dagli israeliani (questo in particolare in Thailandia). In ogni caso la raccomandazione per tutti è quella di mantenere un basso profilo. http://www.freeitalianpress.org/


Israele, manifestazione a Tel Aviv contro la guerra

Sono state indette per oggi due manifestazioni a Tel Aviv da organizzazioni di sinistra. La prima, è contro la possibilità di un attacco israeliano alle infrastrutture nucleari iraniane, mentre l’altra, a Jaffa, è stata indetta per sostenere il popolo siriano contro il regime di Bashar Assad.“Israeliani ed iraniani non sono nemici”, affermano gli organizzatori della prima protesta. Questi, negli ultimi giorni, si sono anche scambiati su internet messaggi di amicizia e di solidarietà.



Tolosa: critiche alle teste di cuoio

VIDEO: http://it.euronews.com/2012/03/23/tolosa-critiche-alle-teste-di-cuoio/

Francia: ex capo polizia Israele a Parigi, blitz Tolosa segno stupidita'

(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 23 mar - L'operazione lanciata dalle teste di cuoio francesi per catturare il killer di Tolosa e' ''una evidente dimostrazione di stupidita'''.Cosi', l'ex capo dell'Unita' di Intervento della Polizia di Israele e delle Forze Speciali paracadutiste Ron Alik, affonda sulle dinamiche del blitz che ha portato all'uccisione di Mohamed Merah, l'autore del massacro della scuola ebraica Ozar Hatorah durante il quale hanno perso la vita quattro persone, tra cui tre bambini.''Attendere 30 ore per catturarlo quando non erano presenti ostaggi appare come un'evidente dimostrazione di stupidita''', ha detto l'ufficiale, citato dal quotidiano Maariv. ''Suppongo che l'ordine era quello di prenderlo vivo, ma c'e' un limitea tutto. Non si puo' lasciare un assassino in 'liberta'' per 32 ore con un telefono e trasformarlo in uno 'shahid' (martire in lingua araba, ndr) e un eroe'', ha rincarato Alik.

Peace & love, israeliano bacia un'iraniana.La foto simbolo che ha conquistato il web

Un bacio per esorcizzare i tamburi di guerra che da mesi rullano impazziti, almeno a parole, fra Israele e Iran. E' il messaggio di una foto - una semplice istantanea in cui un giovane che espone il passaporto israeliano accosta teneramente le sue labbra a quelle di una ragazza che mostra quello iraniano - pubblicata nelle ultime ore sul web.

L'iniziativa è parto della fantasia di un drappello di internauti israeliani, ideatori d'una pagina Facebook intitolata 'Israel-loves-Iran', e ha già attratto una miriade di post d'approvazione spediti da mezzo mondo, incluse Teheran e altre città iraniane. Di bocca in bocca, e di mouse in mouse, l'immagine è approdata su centinaia di siti alla vigilia di una mobilitazione annunciata a Tel Aviv per domani sera da piccole frange di pacifisti e attivisti sociali israeliani intenzionati a mettere in guardia l'opinione pubblica locale contro i rischi di un possibile attacco militare prossimo venturo dello Stato ebraico - non escluso dal premier Benyamin Netanyahu, nè dal ministro della Difesa, Ehud Barak - alle installazioni nucleare iraniane: ipotesi giudicata dai promotori avventata, come minimo prematura. "Israeliani e iraniani non sono nemici", hanno scritto gli organizzatori del raduno in una serie di messaggi di simpatia reciproca scambiati negli ultimi giorni - sempre via internet - con giovani navigatori della Repubblica islamica. "Un blitz israeliano - hanno ammonito - sarebbe irresponsabile e del resto tutti i sondaggi confermano che la maggioranza del nostro popolo si oppone all'avventura" che Netanyahu pare voler "cucinare". La manifestazione di domani - che s'incrocia con quella, ispirata a Jaffa dai medesimi ambienti pacifisti, ma anche e soprattutto fra gli arabi israeliani, a sostegno del popolo siriano e contro la repressione del regime di Damasco - si preannuncia in realtà come evento di nicchia in Israele. Ma mira se non altro a portare sulle strade, con persone in carne e ossa, l'eco di un fenomeno di dialogo finora virtuale. Un fenomeno che qualcuno ha già ribattezzato 'Facebook Diplomacy'. E al quale figure come Roi 'Chicò Adar - reporter del giornale liberal Haaretz e animatore nei giorni scorsi in una galleria di Tel Aviv d'una mostra di giovani artisti decisi a dire 'nò, con l'arma dell'ironia, ai "toni isterici" che secondo loro istigano gli scenari di guerra con l'Iran - cercano di dare adesso visibilità sui media tradizionali. Fra i pionieri di questa nouvelle vague, non possono essere dimenticati i grafici di una scuola di design di Tel Aviv. Autori di recente di una campagna pubblicitaria 'sui generis' - attraverso il più noto dei social network - in cui si sono trasformati in testimonial di pace: fotografandosi con cartelli sui quali si poteva leggere 'Noi amiamo l'Iran' o 'Non vi bombarderemo maì. Slogan efficaci se è vero - come è vero - che l'emulazione spontanea di altri israeliani ha dato il via in rete a un repentino effetto moltiplicatore. E che dall'Iran sono piovute subito risposte di tono analogo: fino al messaggio d'amicizia verso il popolo ebraico postato - per quel che vale la Facebook Diplomacy - da un giovane iraniano raffiguratosi all'ombra di una copia del Mosè di Michelangelo.Sabato 24 marzo 2012 http://www.unionesarda.it/


L’orazione funebre di Avichai Monsonego (fratello di Myriam (rubato qui))

VIDEO: http://ilblogdibarbara.wordpress.com/2012/03/23/lorazione-funebre-di-avichai-monsonego/


Apostati nel mirino - Tolosa, nessuno crede al terrorismo - Dall'Occidente ai campi dei veterani in Afghanistan. Il viaggio low cost dei terroristi fai da te - La strage di Merah, qaedista delle Banlieue

La caratteristica dei “takfiri” è il dichiarare qualcuno “apostata”. La mistica islamica giudica lecito uccidere tutti gli “infedeli”, compresi i musulmani che non seguono la sharia. E’ l’accusa di “tradimento della fede” che condusse alla morte il presidente egiziano Anwar al Sadat, il 5 ottobre 1981; il sacrilegio per cui l’ayatollah Khomeini colpisce lo scrittore Salman Rushdie nel 1988 con la condanna a morte; la sedizione che motiva gli sgozzamenti degli ambasciatori algerino ed egiziano in Iraq e prima di loro e con loro di decine di migliaia di altre vittime musulmane in Algeria e Iraq. Era un “takfiro” Mohammed Merah, il terrorista che a Tolosa ha ucciso quattro ebrei. Merah aveva già individuato i suoi prossimi bersagli. Secondo il quotidiano Point, si trattava di “un musulmano funzionario della Direction centrale du renseignement Intérieur”. Un islamico che lavora per i servizi d’intelligence francesi. Si tratta della stessa logica “irachena” che portava i terroristi di al Qaida a fare strage di soldati musulmani in fila per l’arruolamento e i governatori sunniti nella grande regione di al Anbar. Non a caso Merah, prima della scuola ebraica a Tolosa, aveva colpito a Montauban, uccidendo tre paracadutisti, come Imad Ibn Ziaten, marocchino musulmano, e Mohamed Legouad, algerino musulmano. Nel mirino dei takfiri francesi ci sono gli intellettuali islamici prestati alla laïcité. Come Mohamed Sifaoui, l’autore di “Combattre le terrorisme islamiste”, libro in cui racconta il suo ruolo di infiltrato per oltre tre mesi in una cellula francese di al Qaida. Sifaoui ha scritto un secondo libro contro i “fratelli assassini” e ha denunciato in un documentario televisivo il lato oscuro dell’islamista svizzero Tariq Ramadan. Sifaoui ha visto la sua foto e il suo nome accanto alla scritta “apostata”, “le mourtad”, su un sito internet islamista. “Non potrai ritardare la tua ora”, c’era scritto. La protezione intorno a Sifaoui è diventata totale a partire dal 2003 e si è intensificata dopo che l’intellettuale algerino ha scritto un editoriale a difesa di Robert Redeker, il professore di Filosofia costretto a vivere nell’oscurità per un articolo sul Figaro. Un altro obiettivo è Lafif Lakhdar, filosofo di 74 anni residente nella banlieue parigina e uno dei principali pensatori liberali contemporanei. Lakhdar sostiene che la sharia vada abolita per favorire una riforma dell’islam conforme al rispetto dei diritti umani universali. Nel mirino c’è inoltre la “francesizzazione” dell’islam, promossa nel 2005 dall’allora ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, per combattere il radicalismo e il fondamentalismo religioso che vive e prospera nelle inquiete banlieue. Un programma basato sulla formazione degli imam, la nascita del Consiglio islamico governativo, la sorveglianza dei luoghi di culto. Anche gli imam che denunciano l’estremismo sono diventati un bersaglio. Come l’imam di una moschea di Parigi, Larbi Kechat, che ha denunciato durante la preghiera “le canaglie” del fondamentalismo, “il cui viso diviene rosso come il maiale”, animale immondo per l’islam. Parole che gli sono costate minacce di morte. Come il fautore di un islam repubblicano noto per le sue posizioni contro il velo integrale, l’imam della moschea di Drancy, Hassen Chalghoumi, autore di “Pour l’islam de France”, in cui denuncia l’islamizzazione. Il religioso tunisino è circondato da guardie del corpo, dopo le manifestazioni ostili in seguito alle sue dichiarazioni sul velo integrale che hanno portato alla chiusura per alcuni giorni della moschea, nel dipartimento della Seine-Saint-Denis a forte immigrazione musulmana. Se il killer di Tolosa lottava contro la legge sul velo integrale, l’imam Chalghoumi lo ha definito “una prigione per la donna, di uno strumento di dominazione sessista e di reclutamento islamista”. Nel mirino dei terroristi è finito anche Mansour Kamardine, l’unico deputato islamico di Francia, che ha fatto passare all’Assemblea nazionale un testo che ha abolito la poligamia e il ripudio della moglie nelle Comore, isole francesi islamiche. Gli integralisti gliel’hanno giurata: “E’ un falso musulmano”. E lui: “Sono musulmano sempre tranne quando faccio il deputato”. Abbastanza per una condanna a morte. Giulio Meotti il Foglio, 23.93.2012


Trasporti: Accordo Ue - Israele

Un accordo sullo sviluppo di un mercato unico nel settore del trasporto aereo è stato firmato da Ue e Israele. A riferirlo la Commissione Ue, che ha chiuso i negoziati a Tel Aviv. Prima di entrare in vigore, l'intesa dovrà attendere i via libera delle procedure interne alle due parti. L'accordo si basa sull'adozione di regole comuni, dalla sicurezza alla protezione dei consumatori, e segue l'esempio di quelli già stipulati con altri paesi, come Marocco e Giordania, con la prospettiva di arrivare un giorno a uno spazio aereo euro-mediterraneo.http://www.moked.it

Silenzio


Un minuto di silenzio nelle scuole italiane per le vittime di Tolosa ha permesso ad insegnanti e allievi di onorare la memoria di quattro persone che, come loro, si erano alzate una mattina come tante per andare a insegnare e imparare (due cose inscindibili l’una dall’altra, indipendentemente dai rispettivi ruoli); forse li ha anche aiutati a ricordare che la cultura, lo studio e l’insegnamento sono valori, che possono dare molto fastidio e proprio per questo devono essere difesi. E’ giusto analizzare crimini come questo nel proprio contesto, cercare di capirne le cause, se non altro per evitare che si ripetano. Eppure talvolta, inserendolo in una catena di altri eventi di cui non si vede né l’inizio né la fine, si finisce per spostare l’attenzione dal crimine a tutto ciò che sta intorno, rischiando così di stemperarne la gravità nella percezione pubblica e di far passare in secondo piano le responsabilità di chi lo ha commesso. Ci sono poi quelli che quando condannano un crimine non possono fare a meno di menzionare contemporaneamente qualche altro fatto che ritengono possa fare da contrappeso, come se si sentissero vincolati a una sorta di paradossale par condicio; è un modo di ragionare assurdo e pericoloso: non a caso l’infelice uscita di Lady Ashton, che sembrava rispondere a questa logica perversa, è stata ripresa dall’assassino stesso nelle sue dichiarazioni. Benemerita, quindi, la scelta di un semplice e rispettoso minuto di silenzio: di fronte al rischio di discorsi superficiali e fuori luogo ogni tanto anche il silenzio ha una valenza didattica. Anna Segre, insegnante
http://www.moked.it/

Il messaggio di dolore e speranza di Chava Sandler


In un messaggio diffuso dall'organizzazione Chabad Lubavitch, la vedova del rav Jonathan Sandler assassinato con due dei suoi figli e un'altra bambina a Tolosa, si rivolge agli ebrei di tutto il mondo con queste parole:
“Il mio cuore è spezzato. Non riesco a parlare. Non c'è un modo per esprimere il dolore divorante che risulta dall'assassinio del mio caro marito rav Jonathan e i nostri figli, Aryeh e Gavriel e di Miriam Monsonego, figlia del preside della scuola Ozar Hatorah rav Yaakov.Che nessuno debba più soffrire in questa maniera.Molti di voi, cari fratelli e sorelle in Francia e nel mondo, state chiedendo cosa potete fare per me, per la mia figlia Liora e per le anime dei miei cari marito e figli, e sento che per quanto possa essere difficile, ho il dovere di rispondere alle vostre richieste.La vita del mio marito era dedicata all'insegnamento della Torah. Siamo tornati al suo paese di nascita per aiutare la gioventù a scoprire la bellezza della Torah. Era un uomo veramente buono, affettuoso e altruista. Era sensibile a tutte le creature di D-o, sempre cercando il modo per scoprire la bontà negli altri.Lui ed io abbiamo allevato Aryeh e Gavriel a vivere le vie della Torah. Chi avrebbe potuto sapere quanto brevemente arebbero vissuto su questa terra, quanto breve sarebbe stato il tempo in cui sarei stata la loro madre?Non so come io, i miei suoceri e la sorella di mio marito troveremo la consolazione e la forza per continuare, ma so che le vie di D-o sono buone e che Lui ci dimostrerà la strada e ci darà la forza per andare avanti. So che le loro anime sacre rimarranno con noi per sempre e se che molto presto arriverà il momento in cui ci riuniremo con la venuta del Mashiach.Credo con tutto il cuore alle parole del verso "D-o ha dato, D-o ha preso; benedetto sia il nome di D-o". Ringrazio D-o per il privilegio, quanto breve fosse, di poter allevare i miei figli assieme al mio marito. Ora il Sign-re li vuole vicino a Lui.A tutti coloro che desiderano portare consolazione alla nostra famiglia e compiacimento alle anime di coloro che ci hanno lasciato: Portiamo avanti la loro vita su questa terra.Genitori, baciate i vostri figli. Dite loro quanto li amate e quanto è vicino al vostro cuore il desiderio che siano degli esempi viventi della Torah, impregnati del timore del Cielo e l'amore del prossimo.Aumentate il vostro studio della Torah, da soli o con parenti e amici. Aiutate coloro che hanno difficoltà a studiare da soli.Aumentate la luce nel mondo tramite l'accensione dei lumi di Shabbat questo e ogni venerdì sera. Anticipate un po' l'orario pubblicato per aumentare ancora i momenti di santità nel mondo.Si avvicina la festa di Pesach. Invitate un'altra persona nelle vostre case per far sì che tutti abbiano un posto ad un Seder per celebrare la festa della nostra libertà.Assieme al ricordo amaro delle difficoltà in Egitto tanti anni fa, raccontiamo ancora quanto "in ogni generazione si sono messi contro di noi per annientarci". E tutti insieme annunceremo con voce alta e chiara: "D-o ci salva dalle loro mani".Lo spirito del popolo ebraico non può mai essere spento, il suo legame con la Torà e le mitzvòt non potrà mai essere distrutto.Che sia la volontà di D-o che da questo momento in poi si possa conoscere solo la gioia.Invio le mie sentite condoglianze alla famiglia Monsonego per la perdita della loro figlia Miriam, e prego per la guarigione di Aharon ben Leah, che è rimasto ferito durante l'attacco.Vi ringrazio del vostro supporto e del vostro amore”.Chava Sandler, http://www.moked.it/

Tolosa - Rav Bernheim: “Misura, dignità e responsabilità”


“Invitiamo i politici, i giornalisti e più in generale tutti i concittadini a far indietreggiare l'odio, a rigettare i pregiudizi delle generalizzazioni menzognere e la diffamazione di Israele e a esprimere sempre, immancabilmente, le proprie opinioni con misura, dignità e responsabilità”. Lo ha affermato il gran rabbino di Francia Gilles Bernheim in un messaggio alla nazione lanciato all'indomani dell'individuazione del terrorista autore del massacro di Tolosa.Oggi, ha aggiunto il Rav salutando il lavoro compiuto dalle forze dell'ordine, il dolore prosegue accompagnato dal sollievo che un assassino presunto non è più in grado di nuocere.“La grande emozione e il riflesso di unità nazionale che hanno investito il nostro paese – ha aggiunto – non devono restare senza un domani se vogliamo che tali massacri non si ripetano e speriamo che questi avvenimenti orribili rischiarino la coscienza di coloro che sotto l'influenza di discorsi perversi, terroristici o razzisti, rischiano di essere tentati da atti che negano Dio e l'Umano”. “L'incapacità – ha concluso dimostrata da Catherine Ashton, alta rappresentante dell'Unione europea a fare una differenza fra i massacri di Tolosa e Montauban e la situazione a Gaza conferma purtroppo che il male è profondo anche nelle più alte sfere pubbliche”. In un nuovo messaggio rivolto al rabbinato francese e a tutti gli ebrei della prima comunità ebraica europea il rav Bernheim ha poi indicato la necessità di intensificare prima dell'accensione delle candele di questo Shabbat la mitzvà della Tzedakà, della giustizia sociale. “Possa questo dovere verso coloro che hanno bisogno e sono in difficoltà, portare alle nostre famiglie e alla comunità protezione divina e speranza”.http://www.moked.it/


Il treno del giovedì pomeriggio da Genova a Roma è generalmente vuoto e sono abituata a viaggiare in maniera relativamente comoda. Oggi invece, proprio nel giorno del terribile trionfo di Mohammed Merah, morto così come voleva, “con le armi in pugno”, oggi tutti gli scompartimenti sono occupati da un gruppo indistinto e numerosissimo di giovani nordafricani: che parlano solo in arabo e a voce altissima, fumano, cambiano di posto in continuazione, rispondono strafottenti al controllore, rivolgono complimenti pesanti alle poche donne presenti sul treno. Come è difficile a volte non detestare gruppi interi dei nostri simili, ricordarsi dell’ingiunzione di amare lo straniero, tentare di applicare il principio kantiano di “pensare al posto di chiunque altro”! Possono bastare cinque ore di treno a farlo sembrare uno sforzo sovrumano.Laura Quercioli Mincer, slavista, http://www.moked.it/

venerdì 23 marzo 2012

“Israele ama l’ Iran”. Gli Iraniani: “E noi amiamo Israele”

Dopo giorni di tensioni contrassegnati dalle aperte dichiarazioni di Israele circa la possibilità di un’azione militare in Iran, una coppia israeliana ha aperto una pagina su Facebook chiamata “Israele ama l’Iran” con tanto di post che recita: non bombarderemo mail il vostro paese. Pronte le risposte via etere degli iraniani che postano: “Vi amiamo anche noi”.

Telaviv, 3/20/12, http://www.sosdirittiumani.it/, Tradotto da Eleonora Albini
La gente comune non vuole la guerra ed esprime il proprio dissenso. Partecipa alle marce, firma petizioni, protesta. Ora, grazie ai social network è in grado di fare di più, spingersi oltre e comunicare direttamente con chi sta dall’altra parte, anche con il presunto “nemico”.Intere famiglie, coppie, individui di entrambe le nazionalità e entrambi i paesi, hanno lasciato le loro foto e la loro testimonianza sulla pagina Facebook, mostrando e condividendo la loro umanità. Per poter iniziare una guerra, è necessario disumanizzare l’altro, renderlo un concetto astratto, fatto per essere considerato “diverso”. Questa spontanea campagna di pace, riesce a fare esattamente l’opposto e a dire: “io e te siamo uguali”.Sarà in grado di scaldare i cuori dei leader, impegnati come sono in una guerra di parole, paura e odio? Possiamo solo sperare e chiedere dal fondo dei nostri cuori e con tutta la nostra forza, una soluzione pacifica di questo conflitto. Ciò che possiamo garantire è che l’iniziativa ha già coinvolto

Eurolega, pari Maccabi, Barça sul 2-0

Il Maccabi pareggia la serie contro il Panathinaikos, grazie alla vittoria davanti ai 18.000 di Atene. Il 94-92 al supplementare regala alla squadra di David Blatt la possibilità di chiudere la serie di quarti di finale a Tel Aviv e tornare alle Final Four. Il Maccabi beneficia dei 17 punti di Langford e dei 16 (con due triple decisive) di Blu, mentre i campioni d'Europa perdono nonostante i 20 punti di Kaimakoglou, i 16 di Batiste e i 15 di Jasikevicius.http://news.google.com/

Il figlio di Netanyahu arriva tardi al servizio militare, scatta la punizione


L’esercito israeliano ha punito con 21 giorni di confinamento Yiar Netanyahu, figlio maggiore del Primo ministro per essere arrivato ripetutamente tardi al suo turno di servizio , ha confermato un porta voce militare. Il giovane di 19 anni sta facendo il servizio militare obbligatorio (tre anni peri ragazzi, due per le ragazze) che svolge come guardaspalle personale nell’ufficio del porta voce militare vicino a Gerusalemme. Yair è arrivato con varie ore di ritardo durante le quali si è cercato di a localizzarlo senza successo. Per questo è stato sottomesso a un udienza disciplinare nella quale gli è stata sentenziata una pena di 10 giorni di confinamento nella base. Il giovane ha fatto appello alla decisione, e come previsto dal diritto militare israeliano il suo caso è stato rivisti da un grado superiore che ha modificato la pena da 10 a due giorni . L’esercito considera la condanna come una prova del fatto che Yair riceve lo stesso trattamento dei suoi compagni con padri meno potenti . Suo fratello adolescente Avner ha rappresentato ad aprile scorso Israele nella competizione giovanile internazionale di conoscenza dell’Antico Testamento, dopo aver vinto l’edizione nazionale.http://www.focusmo.it/

Atene più vicina a Tel Aviv

In periodi recenti sembrava che anche la Grecia non fosse mediamente ben disposta nei confronti di Israele. Invece, sarà per la rivalità storica con la Turchia il cui governo pare si stia allontanando da quella laicità che lo rendeva un Paese collaborativo con Israele e con le democrazie "occidentali", ora sembra che la Grecia desideri intensificare i rapporti con Gerusalemme. Almeno dal punto di vista commerciale e turistico.Pochi giorni fa, infatti, un apparecchio A320 dell'Olympic Air ha (ri)collegato per la prima volta (dopo tanti anni) Atene a Tel Aviv. Di voli diretti ce n'erano già, sia dell'El Al (la compagnia di bandiera israeliana), sia dell'Aegean, ma questo è il primo dell'Olympic. La frequenza per ora sarà di tre volte a settimana: lunedì, venerdì e domenica. Nei periodi di alta stagione, però, si aggiungerà un quarto volo di giovedì.L'obiettivo di Atene è sia quello di rinforzare la propria presenza nel Mediterraneo orientale, sia quella di favorire il turismo religioso, visto che entrambi i Paesi sono due mete importantissime per la Cristianità.http://fuoridalghetto.blogosfere.it/

«Aprite il centro Polifunzionale Universitario»

L’Aquila, 22 mar 2012 - L’associazione Universitaria Modus_aq torna a chiedere chiarimenti sul Centro Polifunzionale Universitario di Pile attraverso una lettera aperta indirizzata al presidente del consiglio dei ministri Mario Monti, al presidente del governo di Israele Benjamin Netanyahu l’ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Ghideon Meir, al capo del dipartimento della protezione civile Franco Gabrielli, al presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi, al rettore dell’università dell’Aquila Ferdinando Di Iorio, al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, al presidente dell’ADSU dell’Aquila Francesco D’Ascanio, all’associazione consorti del Ministero degli Affari Esteri, alla banca popolare di Sondrio, a Coca-Cola Italia, al comune di Campione d’Italia e a Sky Italia.«Ad oggi – scrive il rappresentante degli studenti di Ingegneria Emiliano Pitotti - possiamo contare esattamente 6 mesi da quel fatidico 23 settembre 2011, giorno in cui gli illustri ex sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta, l’ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Ghideon Meir, il capo del dipartimento della protezione civile Franco Gabrielli, il commissario delegato per la ricostruzione senonché presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi, il pro-rettore dell’università dell’Aquila Roberto Volpe, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, l’attuale presidente dell’ADSU dell’Aquila Francesco D’Ascanio inaugurarono il centro in onore e memoria di Hussein Hamade».«Nella precedente lettera ormai di quattro mesi fa – continua Pitotti - noi studenti ci sentivamo illusi, rassegnati e demotivati, oggi ci sentiamo anche offesi ed oltraggiati. Alla lettera risposero il Governo Italiano, il Governo Israeliano, il Ministero degli Esteri tramite affiliati, e grazie al loro supporto sembrava che l’apertura fosse prossima, imminente, come se l’avessimo a portata di mano, appariva palpabile e tangibile. Eppure i giorni passavano, l’entusiasmo cominciava a sgretolarsi ed il traguardo ad allontanarsi, e quel sogno di poche pretese che sembrava così nitido, ricominciò a sfocarsi. Ci dicevano di attendere - mancano solo poche questioni burocratiche-, - a breve si riunirà la Conferenza dei Servizi e risolveremo tutto- e noi creduloni siamo stati ammaliati per altri 4 mesi da queste demagogiche asserzioni. Adesso però è necessario che la delusione si trasformi in pretesa, la pretesa di vederci riconosciuti gli spazi vitali, la nostra sala studio».«Oggi – aggiunge Pitotti- voglio dire basta. Abbiamo atteso abbastanza. Aprite il centro Polifunzionale Universitario agli studenti. Lo vogliamo, lo pretendiamo, lo reclamiamo. Siamo stanchi di fluttuare per l’università alla ricerca di un posto dove sostare, studiare nello stesso luogo dove si attende il turno per la segreteria, in zone di fortuna costantemente disturbati e distratti dai chiacchiericci limitrofi, sempre alla speranzosa ricerca di luoghi dove poter esser concentrati almeno per un quarto d’ora senza interruzione. Basta. Sono tre anni che sopportiamo questa situazione. Basta. Lo si poteva ammettere e tollerare allora, ma oggi non più, le condizioni sono cambiate, ma purtroppo, nella realtà per noi studenti esse si sono mantenute costanti. Sentiamo fare programmi a tre, cinque, dieci anni, ma qualcuno volto a risolvere alcuni problemi nell’immediato? Possibile che noi studenti di oggi non contiamo nulla? Dalle notizie ricevute sembra che il problema attuale che ostacola l’apertura del Centro sia relativo alla gestione, in particolare della mensa prevista al suo interno. A tal proposito voglio fare una proposta alle istituzioni, ossia quella di aprire immediatamente il Centro Polifunzionale solo come Sala Studio, poi quando sussisteranno le condizioni anche come mensa. Spero vivamente che non debba presentarsi un terzo capitolo a questa lettera. Spero vivamente che qualcuno ascolti le nostre pretese».http://www.ilcapoluogo.com/


Umbria: Bracco, CiternaFotografia arricchisce nostra proposta culturale

(ASCA) - Perugia, 22 mar - ''Un evento che ha saputo conquistarsi un significativo spazio ben oltre i confini regionali e che contribuisce ad arricchire la proposta culturale dell'Umbria''. Lo ha detto l'assessore regionale alla Cultura, Fabrizio Bracco, durante la presentazione di ''CiternaFotografia'', che si svolgera' dal 28 aprile al 6 maggio a Citerna, uno dei ''borghi piu' belli d'Italia'' e le cui mostre proseguiranno fino al 3 giugno. Tema della quarta edizione, lo ''Stato di crisi'' che investe l'Italia, affrontato in tutti i suoi aspetti, anche sociali e umani.''Di particolare rilievo - ha rilevato Bracco - e' la scelta di Israele come nazione ospite, per la possibilita' di rafforzare i legami culturali ed economici con l'Umbria e che, alla luce dei drammatici avvenimenti di Tolosa di questi giorni, acquista un ulteriore significato e ci offre l'occasione di esprimere la nostra vicinanza e solidarieta' al popolo israeliano''. Ad anticipare la rassegna, 3 giorni sul Tevere, dal 30 marzo al 1 aprile, per un reportage ambientale a piedi e in canoa che documentera' lo stato del fiume e lo raccontera', con foto e video, invitando a riscoprirlo, in un'inedita mostra, ''Il tempo del Tevere''.''Il Tevere rappresenta uno dei valori fondanti del nostro territorio ed e' da difendere, come la cultura - ha rilevato l'assessore regionale all'Agricoltura e ai Parchi, Fernanda Cecchini - massimo impegno della Regione nell'affrontare le problematiche legate al fiume e riconoscimento del ruolo di ''CiternaFotografia' nel mettere in luce, con il linguaggio fotografico, le caratteristiche identitarie dell'Umbria''.''Un festival immerso nell'attualita' - ha affermato il sindaco di Citerna, Giuliana Falaschi - che vuol essere specchio e interpretazione del nostro tempo, ma anche valorizzazione della Valtiberina. La rassegna si propone anche di promuovere lo sviluppo economico del territorio e della regione: quest'anno, abbiamo promosso in collaborazione con Confindustria un incontro tra gli imprenditori della zona e l'Ambasciata d'Israele, al quale sono invitati quanti vogliano allacciare nuovi scambi commerciali, oppure ampliarli come nel caso delle imprese del settore aerospaziale''. ''In Umbria, divenuta negli ultimi anni meta fra le favorite degli israeliani - ha detto la responsabile del settore Cultura dell'Ambasciata di Israele, Ofra Far - porteremo l'esperienza di un Paese che ha saputo risollevarsi dalla crisi e crescere e troveremo nuove opportunita' per relazioni culturali ed economiche''. A rappresentare Israele Felix Lupa, uno degli artisti piu' rappresentativi della nuova generazione di fotografi israeliani, che proporra' ''Dwellers of the magic car'', lavoro ambientato nella strade e vicoli di Tel Aviv.

Onu, ok risoluzione a inchiesta su colonie in Territori

(ANSAmed) -Una "ipocrisia" per Israele, una "vittoria" per l'Autorità nazionale palestinese. Sono distanti le posizioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu da quelle di Nabil Abou Roudeina, portavoce di Abu Mazen riguardo al via libera di ieri del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu a Ginevra alla prima missione di inchiesta sull'impatto degli insediamenti sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme est. "Questo Consiglio, con una maggioranza ostile a Israele, è ipocrita e deve vergognarsi di se stesso. Ha preso 91 decisioni, di cui 39 relative a Israele, 3 sulla Siria e una sull'Iran", ha precisato l'ufficio di Netanyahu in una nota. Da parte sua l'Anp ha fatto sapere che "la nuova decisione internazionale è una nuova vittoria per la causa palestinese che sostiene i diritti del popolo di fronte all'occupazione e alla colonizzazione israeliana".I 47 Stati membri del Consiglio hanno infatti adottato con 36 voti a favore, uno contrario e dieci astenuti (tra cui l'Italia), una risoluzione, presentata dai palestinesi, che mira alla creazione di una "missione di inchiesta internazionale indipendente per indagare sulle conseguenze degli insediamenti israeliani dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale del popolo palestinese". E' la prima volta che una missione di questo tipo viene messa in piedi, ha precisato un portavoce del Consiglio. Presentando la risoluzione il rappresentante del Pakistan ha affermato che le "colonie israeliane ostacolano la realizzazione della soluzione a due Stati" e ha raccomandato agli Stati membri del Consiglio - dove l'Anp ha lo statuto di osservatore - di adottare il testo."Questa risoluzione cerca di rispondere alle sfide umane e umanitarie che le pratiche illegali di Israele hanno creato nei Territori occupati", ha aggiunto.Spagna e Italia si sono astenute, mentre gli Stati Uniti sono stati gli unici a votare contro il progetto di risoluzione. Il rappresentante Usa ha spiegato che "la posizione americana di fronte agli insediamenti è chiara e non è cambiata", e ha sottolineato che delle "negoziazioni dirette" sono la sola soluzione. Opponendosi fermamente alla proposta di una missione di inchiesta il rappresentante Usa ha precisato che "misure di questo tipo non fanno nulla per promuovere una pace giusta e duratura". Nei giorni scorsi l'Alto Commissario ai diritti umani, Navi Pillay, aveva ancora una volta denunciato gli insediamenti israeliani e chiesto al governo di "fermare immediatamente il trasferimento della sua popolazione civile nei territori occupati". La risoluzione adottata affronta anche la questione della presunta violenza dei coloni e chiede a Israele di "mettere in campo delle misure serie, come la confisca di armi e di imporre delle sanzioni penali".


New York combatte la jihad fatta in casa spiando i musulmani


Agenti in borghese, microspie e informatori per sorvegliare migliaia di musulmani monitorando ogni potenziale terrorista in un’area geografica da Los Angeles a Miami: questa è la ricetta con cui la polizia di New York protegge la metropoli dal rischio di attentati compiuti da jihadisti americani, sfidando le leggi che impediscono di condurre indagini sulla base della fede.L’attentato compiuto a Tolosa dal franco-algerino Mohamed Merah ripropone in Europa la figura del jihadista occidentale che il 5 novembre 2009 scuote l’America con la strage di Fort Hood, quando 13 persone vengono uccise dal maggiore Nidal Malik Hasan, nato in Virginia da genitori palestinesi. Sono seguite dozzine di falliti attentati e conseguenti arresti, il più clamoroso dei quali riguarda Faisal Shahzad, il pachistano-americano che tenta di far esplodere un’autobomba a Times Square il 3 maggio 2010 per fare strage di bambini all’entrata del musical «Lion King».Si tratta di attentati pianificati e tentati sempre da musulmani residenti legali - o cittadini - e in gran parte hanno come obiettivo New York, per mettere a segno una strage tale da far dimenticare le oltre tremila vittime dell’11 settembre 2001. Najibullah Zazi, ex dipendente dell’aeroporto di Denver di origine afghana, è fra coloro che arrivano più vicino alla meta, grazie a due ex compagni di liceo di Queens con cui prepara attacchi suicidi multipli nella metropolitana di Manhattan.Se tali piani vengono sventati è perché dalla fine del 2001 il Dipartimento di polizia di New York, con il sostegno di alcuni veterani della Cia, ha creato una squadra segreta denominata «Demographics Unit» che sorveglia in maniera sistematica ogni comunità musulmana nell’area del Tristate New York, New Jersey e Connecticut - inviando propri agenti in operazioni simili in ogni possibile località da cui la minaccia può provenire, da Detroit a Minneapolis fino a Oakland. L’«Unità demografica» opera sulla base della constatazione che tutti i jihadisti americani finora individuati sono musulmani e dunque adopera ogni risorsa, umana o scientifica, per monitorare quanto avviene nelle comunità islamiche.Ciò significa impiegare agenti in borghese, spesso di origine araba, che vivano nei quartieri a maggioranza musulmana osservando negozi, moschee, centri culturali, palestre, Internet caffè e agenzie di viaggio per identificare possibili sospetti, così come avviene negli atenei nei confronti di studenti originari da Paesi «a rischio». Se un musulmano cambia nome per renderlo più anglosassone o, al contrario, per dargli un significato più islamico scatta un campanello d’allarme, come anche in caso di viaggi in Pakistan, Yemen, Algeria, Sudan o Somalia.La mole di informazioni raccolte, facendo riscorso alle più moderne tecniche di sorveglianza, confluisce in una banca dati di cui la polizia di New York non ammette l’esistenza ma che costituisce una risorsa capace di identificare in fretta ogni sospetto, inclusi i legami di amicizia e parentela. L’Unione americana per le libertà civili (Aclu) parla di «violazione dei diritti costituzionali dei cittadini americani» e il ministro della Giustizia, Eric Holder, si dice «turbato» dalle rivelazioni sull’esistenza dell’unità segreta ma il sindaco Michael Bloomberg ribatte che «la legge viene applicata per tutelare la sicurezza di tutti gli abitanti, musulmani inclusi». Dalla sua ha i sondaggi della Quinnipac University, secondo il quali l’82% dei residenti di New York è favorevole a tali metodi di indagine della polizia, ritenendoli «molto efficaci» per scongiurare il rischio di attentati. La battaglia legale si svolge sull’interpretazione di una sentenza del 2004 che proibisce alla polizia di iniziare indagini «considerando la religione di una persona il fattore determinante».L’Aclu ritiene che delegittimi l’esistenza stessa dell’unità segreta, mentre per la polizia è vero l’esatto opposto, in quanto la definizione di «fattore determinante» si presta a diverse letture giuridiche e finora nessun giudice l’ha mai impugnata per ostacolare la caccia ai potenziali jihadisti.Maurizio Molinari, La Stampa 22.03.2012


L'Europa che flirta con le idee del killer

Il Giornale, 22 marzo 2012, F. Nirenstein

Non solo lady Ashton. Molti, anche in Italia, ragionano come il terrorista: paragonano i morti di Tolosa e di Gaza.

L’assassino di Al Qaida che ha ammazzato tre bambini ebrei e il loro papà a Tolosa, l’ha subito spiegata con una logica ineccepi­bile: i bambini ebrei morti sono il prezzo che gli ebrei devono paga­re per i bambini uccisi a Gaza. A una persona normale questa logi­ca risulta demenziale non solo perché considerare che lo scam­b­io di bambini scannati sia incon­cepibile, ma anche perché non c’è un briciolo di verità in ciò che il cri­minale ha detto: l’esercito israelia­no non ha mai colpito intenzional­mente un solo bambino, anzi ha sospeso infinite operazioni quan­do­si è delineata una vittima incol­pevole. Ciò non ha evitato che a Gaza i bambini siano usati come scudi umani insieme al resto della popolazione civile, o che vengano uccisi per sbaglio in qualche azio­ne per cui poi Israele si scusa e per cui, sovente, processa. Ma l’Euro­pa non è normale. È impazzita, stordita infra! gilita.Perché purtroppo il terrorista ha forse ragione, almeno talvolta, e ha comunque dei punti a suo so­stegno. Infatti gli ha dato ragione la baronessa Ashton,che ha rivela­t­o con un’uscita che poi si è riman­giata goffamente, la sua vera ani­ma, e quel che è più pericoloso la vera anime dell’Europa che l’ha eletta suo ministro degli Esteri: la Ashton infatti nel rimpiangere i bambini ebrei uccisi li ha compa­rati ai bambini uccisi a Gaza, che lei già precedentemente aveva de­finito un’immensa prigione. Un’osservazione stolta, che deli­nea un’incontenibile antipatia per Israele. E questo non è permes­so quando si parla di bambini ebrei uccisi da un terrorista, e in generale quando l’Europa parla di terrorismo, il mortale nemico che nel 2011 ha ucciso 549 perso­ne. La posizione della Ashton su Israele è pericolosa per tutti, poi­ché è di fatto amichevole verso il terrorismo, come dimostra il ! ben­venuto che ha ricevuto da Hamas.L’odio contro gli ebrei, e di con­seguenza contro Israele, conduce a una quantità di aberrazioni che riempiono l’Europa di pericolosissime Ashton che scambiano un Paese democratico per un’organizzazione terroristica e una stra­ge cercata con il diritto all’autodifesa. Conducono anche a conti­nue condanne, comitati d’indagi­ni, sciocchezze istituzionalizzate dall’Ue e dall’Onu, come quando poche settimane fa la Ashton ha protestato per una detenzione di un palestinese, mentre una situa­zione analoga in Arabia Saudita non le faceva alzare un sopracci­glio.I sostenitori europei della Ashton, ovvero quelli che dicono bugie su Israele sono masse di ul­tra destra, islamiste o di sinistra estrema. La colpevolizzazione di Israele a scapito di ogni verità è parte della più evidente decaden­za europea. Nel 2009 il parlamentare laburista britannico Gerald Kaufmann sosteneva che gli ebrei usano il senso di colpa dei gentili «come giustificazione delle loro stragi di palestinesi». Apartheid, ferocia, violazione del diritto inter­nazionale. L’Europa la pensa così contro ogni discussione sensata, e pensa che i bambini uccisi dal terrorista di Tolosa siano compa­rabili a quelli palestinesi periti nel­lo scontro armato che da anni in­sanguina l’area. Lo sfondo ideolo­gico è quello dell’antisemitismo classico, per cui un intellettuale leader norvegese, il famoso auto­re del «Mondo di Sofia», Jostein Gaarder, tradotto in 53 lingue, ha comparato gli israeliani ai ta! libani e al Sud Africa dell’apartheid. Anche lui come la Ashton, critica­va dei gruppi terroristi, e poi subi­to dopo attaccava Israele dicendo che «vuole una soluzione finale (sic) per i palestinesi». Questa è la civile Europa, e ne avremmo per molte pagine ancora, anche per­ché l’Onu ne accompagna il cam­mino verso la perdita di se stessa, di ogni ragionevolezza, e quindi di sostanziale simpatia verso il peggiore dei mali contempora­nei, il terrorismo. Il membro della House of Lords Jenny Tonge, nel 2004 (in piena Intifada) lo disse chiaro: «Se io vivessi in questa si­tuazione, potrei considerare di di­ventare io stessa un terrorista sui­cida ». Nel 2003 l’artista greco Alexandros Psycolghoulis mise in mostra il ritratto di una donna pa­le­stinese che si era fatta esplodere in un mercato israeliano. E la par­lamentare belga Veronique De Keyser parlando dell’ingiustificabile controllo in termi­ni di terrori­smo! dei check point da parte israe­liana disse «Se l’ambasciatore isra­eliano mi parla ancora della sicu­rezza israeliana, sento che lo vor­rò strangolare». Questa è l’Europa della Ashton, pericolosa per tutti.

Troviamo un posto nella nostra memoria per il piccolo Stefano

C’è ancora il tempo per colmare la lacuna e inserire il nome di Stefano Gaj Tachè nell’elenco delle vittime italiane del terrorismo che ogni 9 maggio il Quirinale, con un’iniziativa che non sarà mai abbastanza lodata, celebrerà in una giornata dedicata a chi ha subito la violenza cieca e omicida dell’intolleranza politica e ideologica. Sono anni che la comunità ebraica chiede che il nome del piccolo bambino ebreo e italiano, ucciso durante un assalto terroristico il 9 ottobre del 1982 all’uscita della Sinagoga Maggiore di Roma, non sia più omesso in quella triste galleria dei ricordi. Oggi si aggiunge la richiesta del fratello di Stefano, Gadiel, che porta ancora oggi nel corpo e nello spirito i segni di quell’attentato: una vittima dell’antisemitismo selvaggio che non ebbe esitazione a colpire bambini ebrei nel cuore del Ghetto di Roma, sulle stesse strade dove il 16 ottobre del ’43 migliaia di ebrei romani vennero deportati, senza ritorno, con destinazione Auschwitz. Oggi, dopo la strage orrenda di Tolosa, il «mai più» che risuona come disperata protesta per un massacro che ha colpito dei bambini ebrei, «colpevoli» solo di essere ebrei, quel «mai più» troverà certamente nella sensibilità del Capo dello Stato, un uomo che ha combattuto e combatte senza risparmio una battaglia contro ogni forma di discriminazione, un ascolto particolare. Non c’è davvero una ragione plausibile perché il nome di Stefano Gaj Tachè sia dimenticato tra quelli che hanno patito i colpi del terrorismo. Non c’è possibilità che il ricordo di un bambino ebreo italiano, colpito solo perché bambino ebreo italiano non sia scolpito nella memoria collettiva nazionale. Il ricordo di una violenza antisemita che non è meno bestiale se rivestita di predicazione «antisionista». Il ricordo di un bambino di due anni che si trovava nel mirino dei terroristi mentre usciva da un tempio ebraico per celebrare assieme alla famiglia la festività ebraica di Sukkot (delle Capanne). I terroristi non fecero distinzione alcuna tra «sionista» ed «ebreo». Erano animati da un odio antiebraico assoluto, da un furore così smisurato verso il «sionismo» da scambiare una sinagoga per un «covo sionista» da distruggere e un bambino ebreo per un simbolo dell’oppressione israeliana.Pierluigi Battista, Corriere della Sera,22 marzo 2012