sabato 5 giugno 2010


Gerusalemme:la calma del sabato

Quegli strani pacifisti con molotov e coltelli

Che strani pacifisti viaggiavano a bordo della «Mavi Marmara». La nave teatro dell’abbordaggio delle forze speciali israeliane conclusosi con il massacro di una decina di persone trasportava gente armata di coltelli e bastoni, che hanno usato generosamente; gente che ha lanciato bottiglie molotov; e che ha anche ferito diversi soldati israeliani, oltre a scaraventarne uno, sbarcato sul ponte della nave da un elicottero, dall’altezza di dieci metri.Strani pacifisti davvero. Preparati a usare una violenza brutale, tanto da prendere di sorpresa gli incursori della marina israeliana che si aspettavano di dover contrastare al massimo qualche forma di resistenza più o meno passiva. E invece no. «Quelli volevano ammazzarci - ha detto ai media israeliani “capitano R.”, un membro del secondo commando che si è calato dall’elicottero sulla nave turca -. Ognuno di loro che ci si avvicinava voleva ammazzarci».Capitano R. ha raccontato una storia drammatica, sostenendo che i tre quarti dei “pacifisti” ha partecipato a quello che la marina israeliana ha definito «un linciaggio». «Mi sono calato con la corda per secondo - ha ricostruito -. Il mio commilitone che è sceso per primo è stato circondato da un gruppo di persone. All’inizio era una lotta uno contro uno, poi ne sono arrivati sempre di più. Ho dovuto affrontare terroristi armati di coltelli e bastoni. Quando uno di loro è venuto verso di me con un coltello ho dovuto sparare».L’ufficiale racconta come sia poi stato scagliato sul ponte sottostante. «A quel punto una ventina di persone sono venute su di me da ogni direzione. Mi sono saltati addosso e mi hanno gettato di sotto (un’immagine tratta da un filmato documenta questo fatto, ndr)». Ma anche lì la situazione aveva poco a che fare con la resistenza passiva in stile gandhiano dei pacifisti: «Ho sentito la lama di un coltello nello stomaco. Con un altro soldato siamo riusciti a saltare in mare».Un filmato dell’esercito diffuso dalla Tv israeliana mostra l’esplosione a bordo di una bottiglia molotov. E la ricostruzione parla di attivisti in attesa con spranghe dei soldati che si calavano dagli elicotteri. Le corde gettate dall’alto sono state legate all’antenna per mettere in difficoltà gli elicotteri e i soldati gettati a terra e colpiti anche con coltelli e biglie di vetro. Un militare ha detto che gli attivisti filo-palestinesi hanno anche sparato contro il commando.Tutt’altri i contenuti dei racconti dei “pacifisti” della Marmara. «Non avevamo armi a bordo», dice la deputata arabo-israeliana Hanin Zuabi. Non spiega, però, come è possibile che sette militari israeliani siano rimasti feriti, due gravemente. Norman Paech, ex deputato del partito tedesco di estrema sinistra «Die Linke», assicura di aver «visto personalmente» che a bordo sono stati usati «per difesa» solo bastoni di legno. Un vero pacifista, anche lui. mercoledì 02 giugno 2010, http://www.ilgiornale.it/


Atlit, campo internamento inglese

Gli aiuti umanitari sono altra cosa

Al di là della controversa ricostruzione dei fatti, la drammatica vicenda della Freedom Flotilla non può non suscitare il più profondo sgomento, per quanto è accaduto, per quanto sta accadendo e per quanto potrà ancora accadere.Il profondo cordoglio per le vittime, e il legittimo desiderio di chiarimenti da parte delle autorità israeliane, non può far passare sotto silenzio le gravi responsabilità degli organizzatori della spedizione pacifista, le cui intenzioni dichiarate, anziché quelle di portare concreto aiuto alla popolazione palestinese – obiettivo che sarebbe stato tranquillamente e pacificamente raggiunto, ove si fosse accettato l’invito a fare attraccare il convoglio nel porto di Ashdod, per poi trasferire il carico a Gaza, dopo gli opportuni controlli – erano quelle di rompere il blocco navale, posto per motivi di sicurezza, sfidando l’autorità di Israele e negando il suo diritto all’autodifesa. E’ del tutto evidente che, anche se le tragiche conseguenze dell’azione non erano prevedibili, nelle loro tragiche dimensioni, una deriva violenta dell’operazione era certo da mettere in conto: non è facile impedire, con la forza, un’azione di forza, evitando che da ciò derivi alcun danno alle persone.Una riprovazione, anche severa, del comportamento della marina militare israeliane, non dovrebbe disgiungersi da un tale giudizio critico riguardo all’azione provocatoria dei pacifisti, e all’assoluta irresponsabilità dimostrata dal governo turco (sempre più in sintonia con le posizioni di Iran e Siria e, oggettivamente, anche di Hamas), così come la comprensione per le ragioni del governo di Gerusalemme non impedisce di esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Ma di tali argomenti, nel coro mondiale di condanna, o criminalizzazione, dello Stato ebraico, non c’è quasi traccia. E ciò, purtroppo, non sorprende. Il vaso di Pandora dell’odio antiebraico, com’è noto, non attende che di essere scoperchiato. Ma anche fra i commenti degli “amici critici”, molti sembrano avere decisamente superato il segno, come nel caso dell’accostamento fra la Flotilla ed Exodus, azzardato ieri, sulle colonne di Repubblica, da Gad Lerner. Non si può disconoscere che, se intenzione degli organizzatori era, soprattutto, quella di nuocere all’immagine internazionale di Israele (con la finta rappresentazione di un nobile aiuto umanitario prestato a una popolazione soffocata da una protervo assedio: in realtà, ogni giorno entrano a Gaza, dai valichi già esistenti, numerosi camion di aiuti internazionali), essa sembra avere raggiunto, molto al di là delle intenzioni, uno straordinario, sinistro risultato. Con quanto beneficio per la popolazione civile di Gaza, o per la più generale causa della pace, è facile immaginare. Francesco Lucrezi, storico, http://www.moked.it/


università di Sde Boker

Israele analizza la crisi

Israele contro il mondo, il mondo contro Israele. Il caso Freedom Flottilla ha reso più profonda la frattura tra lo stato ebraico e la comunità internazionale; Unione Europea e Onu puntano il dito contro l’operazione “venti del cielo” e chiedono a gran voce l’apertura di un’inchiesta sul caso mentre le condanne all’azione militare dell’IDF si susseguono. Intanto, in Israele, cresce la sensazione di isolamento e i media si dividono: c’è chi parla di attacchi e delegittimazione ingiustificata, di un mondo anti-israeliano che rimane sordo davanti alle ragioni del governo di Gerusalemme; dall’altra parte, c’è chi critica aspramente le scelte dell’esecutivo e degli altri gradi dell’esercito, invocando dimissioni e punizioni esemplari. “E’ quasi un riflesso incondizionato: bisogna accusare Israele” ha sostenuto il ministro Yossi Peled in un’intervista alla trasmissione mattutina Boker Tov Israel della radio Galgalatz, l’emittente dell’IDF. “E’ diventata una moda dover sempre mettere in discussione un evento in realtà nato per autodifesa. C’era un ordine chiaro: le navi non potevano raggiungere Gaza”. La critica di Peled non è solamente diretta alle continue accuse internazionali ma si riferisce anche ad alcuni media israeliani che, come ha fatto notare Micah Perdman di Boker Tov Israel, si sono duramente scagliati contro le decisioni del governo. Di rimando, Netanyahu, Barak e altri esponenti del Likud hanno attaccato giornali, radio e televisioni, definendo le aspre critiche come cattiva informazione. Schierato con l’esecutivo, Maariv, popolare quotidiano israeliano, titolava l’editoriale in prima pagina “Silenzio e saluto militare”, definendo un fallimento l’operazione ma riconoscendo come eroi i soldati della marina “scampati al linciaggio”. “Israele è impegnato in una guerra eroica come avamposto della democrazia” scrive il giornalista Boaz Bismuth su Israel Hayom, giornale gratuito di larga diffusione, e aggiunge “il mondo è tutto contro di noi”. Sulla stessa linea l’editoriale del Jerusalem Post “ovviamente gran parte della comunità internazionale si è precipitata a giudicare e a decidere sulla colpevolezza di Israele. E’ come se un torrente represso e rabbioso di odio anti-israeliano fosse riuscito finalmente ad emergere. E la critica, ovviamente, sarà intesa come una legittimazione per la parte più violenta degli attivisti, che penseranno di poter creare ulteriori incidenti di questo tipo”.Di parere contrario Dan Kaspi, docente all’Università di Beer Sheva, su Yediot Ahronot che anzi diffida dal cercare all’esterno le colpe ma di guardare alle responsabilità israeliane. “Politicamente” scrive Kaspi “assistiamo all’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione. Il governo accusa alcuni giornali israeliani di cattiva informazione (הסברע – Hasbarah, gioco di parole in ebraico traducibile appunto con informazione cattiva), questo attacco ha una sua specificità: ogni volta che c’è un problema nella conduzione politica, primo ministro e soci accusano l’informazione; sfogano le frustrazioni dell’opinione pubblica catalizzando l’attenzione sull’Hasbarah-capro espiatorio”.Per tornare alla diffusa sensazione di “Israele contro tutto e tutti”, il controverso giornalista Gideon Levy scrive “Cosa abbiamo oggi? Un paese che si sta rapidamente e completamente isolando. Ancora una volta lunedì sembrava, e non per la prima volta, che Israele è sempre più in rottura con la nave madre, sta perdendo il contatto con il mondo, che non accetta le sue azioni e non capisce le sue motivazioni”. A prescindere dall’orientamento politico, dunque, è necessario interrogarsi su Israele e la direzione che dovrà prendere: combattere un mondo che sembra non comprendere le sue ragioni o ammorbidire la linea, scegliendo il compromesso.Daniel Reichel, http://www.moked.it/



kibbutz Maagan Michael


Il nodo di Gaza - Arbib e De Benedetti: "Pace senza pregiudizi"


Keren Hayesod e Agenzia Ebraica, fondi internazionali che da oltre 90 anni contribuiscono alla costruzione, allo sviluppo e alla crescita economica e sociale dello stato d’Israele, all’indomani dei fatti della Fottiglia, chiedono con forza una analisi approfondita e serena sul significato profondo dell’esistenza dello Stato ebraico.Uno Stato, per tutti gli ebrei che sono andati a vivere e per tutti quelli che vivendo altrove lo portano nel cuore, sicuri della sua esistenza, sicuri per la sua esistenza.Johanna Arbib presidente Mondiale del Consiglio del Keren Hayesod e Claudia De Benedetti Presidente dell’Agenzia Ebraica per Italia, sottolineano il grave pericolo incombente di ingiuste condanne come in passato avvenne con la cosi detta strage di Jenin o quando morì Mohammed Al Dura. Si chiedono quale paese al mondo, malgrado sia oggetto da oltre 60 anni di un terrorismo spietato che ha come principio e come fine un’unica soluzione di “cancellare lo Stato d’Israele dalle Nazioni del Mondo”, sia pronto a collaborare con autorità riconosciute a livello mondiale, per una soluzione equa e duratura nel tempo e per il raggiungimento di una giusta pace senza precondizioni ne pregiudizi. Una pace che prevede dolorose concessioni al nemico.Keren Hayesod e Agenzia Ebraica svolgono in queste ore un ruolo fondamentale per trasmettere la loro solidarietà e vicinanza ad Israele perché il futuro del popolo ebraico è strettamente connesso con il legame che ogni ebreo, ovunque nel mondo, stabilisce con Israele. http://www.moked.it/


Il nodo di Gaza - Pacifici: "Dare sicurezza a Israele"

"L'azione di Israele nasce dalla paura. La paura di essere cancellato dalla faccia delle terra". Così Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma in un'intervista all'Ansa commenta la vicenda della nave turca diretta a Gaza. "Credo che sia evidente all'opinione pubblica - dice il giorno dopo - il dramma che sta vivendo un piccolissimo stato con sette milioni di abitanti, arabi compresi, circondato da un un miliardo di musulmani e non solo loro - basti pensare a Chavez - che vogliono annientare il suo diritto ad esistere". "Se Israele avesse dovuto applicare le regole della comunicazione, oggi - aggiunge - il mondo sarebbe al suo fianco nell'esprimere il cordoglio per la morte ingiustificata dei suoi soldati. Soldati, e questo deve essere chiaro a tutti, non addestrati secondo i canoni delle tirannie pronte a reprimere il dissenso con ogni mezzo. L'etica dell'esercito israeliano antepone, a volte a rischio della vita dei suoi soldati, l'esigenza di evitare vittime. Non sempre è possibile. Pacifici non ha dubbi nel definire "errore e tragedia" gli avvenimenti di ieri, ma rivolge un appello all'opinione pubblica: "trovi il coraggio di dimostrare agli israeliani e ai loro governanti di non essere soli, che non devono avere paura. Cancellare Israele significherebbe cancellare un paese democratico". Al tempo stesso, però, ci tiene a ricordare che "'Hamastan, la Striscia di Gaza governata da Hamas, non è un luogo dove si muore di fame. Lo dimostrano i fiorenti mercati che nonostante l'embargo israeliano continuano ad essere pieni di ogni cosa: dai beni di prima necessità a quelli di lusso. Un territorio governato da una tirannia dispotica e oscurantista che potrebbe destabilizzare il vicino Egitto e la Giordania. Il diritto di Israele di controllare cosa entra a Gaza è dimostrato dal lancio quotidiano di missili Kassam sulla popolazione del sud di Israele. E va ricordato che l'embargo è anche da parte dell'Egitto". "Se non ci fossero stati i morti di ieri, non avrei esitato - spiega ancora - a continuare a definire gli pseudo pacifisti,'pacifintì". A questo proposito cita Monsignor Capucci: "'uomo di fede' arrestato nel 1979 al confine con il Libano con una mercedes piena di armi ed esplosivi. Liberato con un atto di clemenza da Israele con l'impegno di non occuparsi più di questioni mediorientali: impegno chiaramente disatteso". Il Presidente delle Comunità ebraica romana ricorda poi che alle navi turche intenzionate a forzare il blocco "era stato chiesto dai genitori del soldato Gilad Shalit (detenuto da 4 anni da Hamas) di portare una semplice lettera per chiedere l'accesso della Croce Rossa internazionale al proprio figlio. Richiesta respinta. Che dire poi della Ihh, organizzazione turca promotrice del viaggio in nave, affiliata ad Hamas, già nel mirino della Cia e responsabile di almeno tre attentati suicidi? Questi sono i pacifisti che volevano e vogliono sfidare lo stato Israele! Saranno in piazza il 12 giugno prossimo per ricordare un anno dalla repressione in Iran del movimento democratico?". "E' giunto il momento - rilancia Pacifici - che l'Italia e l'Europa dai tragici fatti di ieri sappiano rilanciare il processo di pace che porti alla nascita di uno stato palestinese democratico a fianco di Israele. L'Italia in questi anni si è guadagnata un credito enorme con l'opinione pubblica israeliana. Sono certo che attraverso le posizioni del governo e anche di buona parte dell'opposizione parlamentare, possa avanzare una proposta credibile per porre fine ad un assedio che nessun paese al mondo sarebbe stato in grado di sostenere se non lo stato di Israele. Uno stato che dal 1948 ad oggi non ha mai avuto un vero giorno di pace". "Prima di demonizzare Israele - conclude Pacifici, riferendosi anche alle manifestazioni pro Palestina di ieri in alcune città italiane e a Roma dove hanno lambito il quartiere ebraico - si deve tener conto di questa paura. Solo fermando la tirannia iraniana con il suo riarmo nucleare e le alleanze costruite con Hamas e Hezbollah ai confini di Israele, potremo portare avanti il processo di pace. Una parola questa a cuore agli israeliani e al popolo ebraico in tutto il mondo". http://www.moked.it/



Il nodo di Gaza - Piperno (Ugei): "Dolore e vigilanza"

Esprimiamo il nostro dolore per gli attivisti morti. Riteniamo però inaccettabile che le manifestazioni di questi giorni diventino il pretesto per esprimere il mai nascosto odio contro gli ebrei e Israele.” Lo ha affermato il Presidente dell'Unione dei giovani ebrei d'Italia Giuseppe Massimo Piperno riguardo ai tragici fatti di lunedì. “Ora - ha aggiunto il Presidente dell'organizzazione giovanile - bisogna accertarsi di come siano andate realmente le cose e non abbandonarsi a giudizi affrettati, d’altronde le immagini diffuse successivamente mostrano chiaramente l'attacco subito. Il nostro impegno è sul fronte di un’informazione più chiara e imparziale, affinché la realtà non venga distorta. Dispiace, però, che non faccia riflettere che dei “pacifisti” usino asce e coltelli. Il timore più grande è che ristabilita la verità a nessuno interesserà più della vicenda”.http://www.moked.it/


Mar Morto

Il nodo di Gaza - Gattegna: "Fatti nuovi per spezzare la spirale di violenza"

Il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:In questo momento prevale ancora un sentimento di sgomento e di dolore per le vittime, per le quali vogliamo esprimere il nostro più sincero rincrescimento.Si tratta di un incidente in parte annunciato, poiché era noto che Israele avrebbe permesso l’arrivo a Gaza degli aiuti umanitari solo dopo aver verificato il contenuto del carico delle navi, come era noto che la flottiglia avrebbe portato fino in fondo la propria sfida tentando di forzare il blocco: quindi una rotta di collisione e foschi presagi che poi si sono avverati nel modo peggiore e più dannoso per tutte le parti.Certamente sarebbe utile un’inchiesta imparziale che faccia piena luce sull’accaduto e chiarisca le responsabilità sull’uso delle armi. Sicuramente, alla luce di quanto riferito da fonti giornalistiche e mostrato da numerosi filmati, andrebbe chiarita e considerata la presenza, fra i pacifisti, di alcuni ben noti attivisti che avrebbero congegnato un’aggressione contro i militari israeliani.Rimane tutta l’amarezza e la preoccupazione per la continua escalation di violenza e di incomprensione e dobbiamo constatare e prendere atto, tra l’altro, del progressivo deterioramento dei rapporti, un tempo amichevoli, tra Israele e la Turchia.Come tanti altri riponevamo molte aspettative nella possibilità che il governo di Ankara potesse svolgere un’utile mediazione; ora assistiamo al tramonto di una delle poche realistiche speranze che solo pochi mesi fa sembrava ancora concretamente realizzabile.Ci auguriamo che si verifichino quanto prima nuovi fatti positivi che permettano l’inversione di questa spirale di violenza, e che l’emotività del momento non tocchi i già complessi e delicati equilibri nell’area mediorientale, scatenando reazioni che farebbero solo il gioco dei nemici della pace.Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, http://www.moked.it/



Mar Morto

Il grave episodio della cattura, da parte di Israele in acque internazionali, della flottiglia di navi dirette verso il porto di Gaza va esaminato da tre punti di vista. 1) Esiste uno stato di guerra fra il governo di Hamas a Gaza e lo stato d'Israele, che ha determinato il blocco del porto di Gaza (con il pieno appoggio dell'Egitto). A Gaza esistono seri problemi endemici di povertà ma non esiste una crisi umanitaria, e per rendersene conto basta vedere le immagini televisive delle belle case nella città ricostruita. L'approvvigionamento civile e militare passa regolarmente attraverso i tunnel dall'Egitto e i posti di confine con Israele. A bordo delle navi, con l'appoggio logistico e politico della Turchia, non vi erano degli innocui "pacifisti" ma una legione straniera di centinaia di attivisti coinvolti nel fiancheggiamento al terrorismo e nella propaganda politica anti-israeliana. Emblematica la figura del vescovo Hylarion Capucci, in passato fermato per trasporto di materiali esplosivi. Non proprio secondo le migliori tradizioni, i "pacifisti" hanno usato pugnali, spranghe di ferro e armi da fuoco. Il tentativo della flottiglia di rompere il blocco navale di Gaza era, puro e semplice, un atto di appoggio alla guerra di Hamas contro Israele, e come tale è stato trattato. 2) Da parte di Israele, se l'obiettivo militare di impedire l'arrivo delle navi a Gaza è stato conseguito, l'operazione dal punto di vista politico è un fiasco colossale. I danni di immagine e anche i danni concreti sul piano delle relazioni internazionali sono incalcolabili. Anche se il primo sangue versato è stato quello dei soldati israeliani, l'uccisione di civili durante una dimostrazione, anche violenta, è sempre un fatto intollerabile. Quando si fanno errori di valutazione, di pianificazione e di esecuzione talmente clamorosi, i responsabili devono pagare. Il comandante della marina militare Eliezer Marom, il capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi, il ministro della difesa Ehud Barak, il ministro Moshe Ya'alon che per un giorno faceva le veci del primo ministro, e il capo del governo Benyamin Netanyahu, vanno tutti spediti a casa, e subito. 3) Il governo di Erdogan ha scelto per la Turchia un corso di alto profilo islamista. Rifletteranno gli Europei sulla natura del paese che chiede l'ammissione all'Unione Europea.Sergio Della Pergola,Università Ebraica di Gerusalemme, http://www.moked.it/



Acco parade


Lo avevate già visto?



la spiaggia di Acco

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

Giornale, 3 giugno 2010. Fiamma Nirenstein
Davvero è uno choc, come ha detto Ban Ki Moon, come hanno detto i governi che scandalizzati hanno richiamato gli ambasciatori, la Turchia, la Svezia, la Grecia, la Giordania, è uno choc, oh sì, come ha detto Hillary Clinton e come anche Tony Blair ha dichiarato. È un orrore come ha detto il ministro degli Esteri dell’Unione Europea la signora Ashton… è un grande scandalo: ma non stiamo parlando della battaglia compiutasi, purtroppo con nove morti, fra gli attivisti armati della nave Marmara e le forze israeliane che cercavano di condurre il convoglio carico di beni e di personaggi non identificati a Ashdod per evitare che fossero consegnati a Hamas doni esplosivi adatti a continuare, fino a Tel Aviv, il lancio di seimila missili in territorio israeliano.No, il maggiore scandalo, il vero orrore è legato alla foga con la quale, da muro a muro, tutto il salotto internazionale si è affrettato a brandire lo stendardo antisraeliano senza nessuna cura per la verità, fregandosene dei video in cui si vede come i soldati che volevano ispezionare il contenuto del convoglio sono stati accolti a mazzate, coltellate, bombe a mano, spari; non importa alla Clinton o alla Ashton la verificata origine aggressiva e la dichiarata intenzione terrorista suicida delle organizzazioni filo-Hamas imbarcate sulla Marmara. Anche il contesto internazionale non è stato preso in considerazione, quello di una Turchia legata all’Iran fornitore di armi di Hamas, sempre più determinata a trovarsi un posto al sole dell’islamismo radicale. Lo scandalo che avvertiamo è per la mancanza di moralità, di integrità, di civiltà del mondo che ha subito dichiarato Israele criminale; riguarda il Consiglio di sicurezza dell’Onu, la commissione per i diritti umani, riguarda la corsa dei più svariati Paesi a dichiarare la loro disapprovazione per Israele: questo sì che è uno scandalo immenso, l’ondata di odio delle classi dirigenti europee e americane, della «main stream», della stampa internazionale con i titoli a tutta pagina eguali a condanne senza appello; l’odio soddisfatto degli accademici, degli studenti del movimento: un mucchio di paglia che aspetta solo che il fiammifero venga sfregato, divampa, e poi arriva miserevolmente a minacciare gli ebrei del ghetto di Roma.E’ la dimostrazione di un teorema che per esempio il sociologo Mannheimer spiega spesso: si tratta di antisemitismo quando le accuse a Israele si abbattono su tutti gli ebrei. E, alla rovescia, aggiungiamo: si tratta di antisemitismo quando su Israele si accumulano accuse che non si formulano contro nessun altro Paese; quando si basano su menzogne; quando si usano stereotipi antiebraici come quello della sete di sangue per cui i soldati intendevano proprio uccidere dei poveri pacifisti; per cui i soldati dell’articolo dell’agosto 2009 del giornale svedese Aftonbladet strappano gli organi ai palestinesi per venderli. Avidi e assetati di sangue, come devono essere gli ebrei.È ingiusto che, mentre Hillary Clinton assieme al suo governo abbandona Israele ai «Paesi non allineati», tutti ignorino la notizia che un drone americano ha ucciso insieme al leader di Al Qaida Mustafa Abu al Yazid sua moglie e i suoi tre figlioletti. Non abbiamo sentito che sia stato convocato per questo e per tanti episodi analoghi il Consiglio di sicurezza, né la Commissione per i Diritti umani. I turchi hanno ucciso nel sud est dell’Anatolia e nel nord Iraq qualcosa come 32mila curdi. Dov’è lo shock? In Darfur si parla di 300mila morti e due milioni di sfollati. Ah sì? E allora? Nello Sri Lanka, proprio mentre Israele fermava il lancio di missili sulla sua popolazione civile, in due mesi furono fatte 6500 vittime civili. In Cina, per la violenta repressione degli Uiguri a Urumqi l’Alto commissario dell’Onu, che ha condannato Israele 27 volte su un totale di 33 condanne, ha pigolato che c’era stato «uno straordinario numero di uccisi in meno di un giorno di manifestazione». Non risulta che la Cina sia sotto inchiesta, come non lo è l’Iran per tutti gli impiccati, i perseguitati, gli uccisi. Su Israele l’ossessione moralizzante costruisce invece un mito che disegna nei particolari l’indegnità di Israele a esistere. Le bugie sono ossessive: gli ebrei, disse Arafat e da allora viene ripetuto di continuo, non sono mai stati a Gerusalemme, il Tempio non è mai esistito. Una madornale menzogna, funzionale alla tecnica di delegittimazione che si nutre della asserita crudeltà di Israele: Israele ha ucciso intenzionalmente il bambino Mohammed Al Dura, che invece è probabilmente morto per una pallottola palestinese in uno scontro a fuoco; Israele ha compiuto una strage immane a Jenin, dove invece si è verificato che i morti quasi in numero pari caddero in una battaglia cui i palestinesi erano assai ben preparati; le conferenze di Durban del 2001 e poi del 2009 hanno fatto di Israele, col coro mondiale, uno «Stato di apartheid», menzogna ripetuta senza sosta. I giudizi di condanna sulla barriera di difesa della Corte dell’Aia nel 2003 e il rapporto Goldstone contro Israele nel 2009 hanno semplicemente proibito a Israele di difendersi. Perché dovrebbe farlo, se non ha diritto di esistere? Le élite europee, e si è purtroppo letto anche nel pezzo di uno scrittore come Alessandro Piperno sul Corriere della Sera, ripetono variamente questo oscuro presagio, espressione di nihilismo dietro al quale danza la selvaggia vitalità di Ahmadinejad. Ma Israele sta benissimo. Lo dicono i suoi magnifici scrittori, l’economia fiorente, la scienza medica, la musica, il cinema, i ragazzi capaci di sacrificio e di una vita complessa fra guerra e amore per la pace. In tutto questo siamo fieri che all’Onu l’Italia abbia votato contro la richiesta d’indagini sul blitz israeliano.


Israele cattura Rachel Corrie e la porta verso il porto di Ashdod

L'Alto commissario dell'Onu per i Diritti umani,: «l blocco è illegale e va rimosso» Israele cattura Rachel Corrie e la porta verso il porto di AshdodLo ha riferito attraverso Twitter l'organizzazione pacifista Perdana. I passeggeri a bordo stanno bene
LARNACA - La Rachel Corrie è stata catturata dalla marina israeliana, che l'ha costretta a dirigersi verso il porto israeliano di Ashdod. Lo riferisce attraverso Twitter l'organizzazione pacifista Perdana, comproprietaria della nave. Tutti i passeggeri a bordo stanno bene. La nave è visibile da Gaza.Anche fonti dell'organizzazione Free Gaza hanno reso noto su Twitter che la nave dei pacifisti Rachel Corrie è stata presa con la forza dalla marina israeliana ed è rimorchiata verso il porto di Ashdod. L'esercito israeliano ha confermato che soldati delle forze speciali sono saliti a bordo della nave irlandese Rachel Corrie, riferisce il sito di Haaretz. «Le nostre forze sono salite a bordo della nave e ne hanno preso il controllo senza alcuna resistenza da parte dell’equipaggio e dei passeggeri. Tutto si è svolto senza violenza», ha affermato il portavoce dell’esercito. L’abbordaggio si è svolto in acque internazionali. I soldati sono giunti sulla nave via mare su piccole imbarcazioni e non si sono calati dagli elicotteri come è avvenuto lunedì sulla nave turca Mavi Marmara, dove sono morte nove persone. Un portavoce dell'esercito ha detto che l'abbordaggio è avvenuto con l'assenso degli attivisti del Free Gaza Movement che si trovano a bordo. La nave irlandese, in navigazione verso la Striscia di Gaza, aveva ignorato le richieste della marina israeliana di cambiare rotta e dirigersi verso il porto Ashdod (sud di Israele).
ISPEZIONE - «Israele - ha ripetuto il portavoce militare - non ha problemi a far attraccare la Rachel Corrie ad Ashdod e ad aiutare poi l'equipaggio a trasferire gli aiuti a Gaza» via terra. Ha tuttavia aggiunto che occorrerà prima «ispezionare il carico, per verificare che non vi siano esplosivi o munizioni». Israele ha imposto severe restrizioni attorno alla Striscia di Gaza, fin dall'avvento al potere nell'enclave palestinese degli islamico-radicali di Hamas, nel 2007. Gli attivisti, tuttavia, considerano illegittimo tale blocco, la cui revoca è chiesta con crescente insistenza anche da diversi attori della comunità internazionale: tanto più dopo il sanguinoso blitz di lunedì compiuto dalle forze speciali israeliane contro una flottiglia guidata dalla nave turca Mavi Marmara che cercava a sua volta di forzare l'embargo. PROIBIZIONE - Venerdì sera il ministero degli Esteri irlandese e quello israeliano avevano delineato un'ipotesi di accordo affinchè l'ultima nave della Freedom Flotilla decisa a superare il blocco potesse attraccare ad Ashdod con la garanzia israeliana dell'apertura di un corridoio via terra attraverso il quale lo stesso equipaggio avrebbe potuto poi consegnare il suo carico di aiuti a Gaza, previ i controlli di sicurezza. Ma gli attivisti filo-palestinesi a bordo hanno fatto sapere di non volervi aderire. «Noi - ha dichiarato nella notte per telefono dalla nave uno dei pacifisti, John Graham - non abbiamo intenzione di accettare alcuna intesa che ci voglia coinvolgere legittimando l'assedio (navale israeliano) contro la Striscia di Gaza».NAVI PILLAY (ONU): «BLOCCO ILLEGALE, VA RIMOSSO» - L'Alto commissario dell'Onu per i Diritti umani, la signora Navi Pillay, ha detto sabato che il blocco israeliano della Striscia di Gaza è illegale e che va rimosso, e ha al contempo reiterato l'appello per una inchiesta sul blitz contro la nave dei pacifisti Marmara. «La legge umanitaria internazionale vieta di affamare un popolo come arma di guerra... ed è proibito anche imporre ai civili punizioni collettive» ha detto Pillay. Secondo la responsabile dell'Onu vi sono numerosi Stati membri per i quali «il blocco è illegale e deve essere rimosso»; inoltre anche se la legge internazionale lo ritenesse legale, l'operazione militare israeliana di lunedì contro la flottiglia di pacifisti dovrebbe essere analizzata dal punto di vista degli obblighi di Israele di consentire l'accesso a Gaza degli aiuti umanitari. ERDOGAN VALUTA SE MANDARE MARINA A ROMPERE ASSEDIO - Tayyip Recep Erdogan sta valutando se usare la sua Marina per rompere l'assedio di Gaza. Lo scrive Debkafile, un sito considerato vicino all'intelligence israeliana, che cita i servizi segreti turchi. Il premier turco starebbe addirittura pensando di salire a bordo egli stesso di un futura nave di attivisti filo-palestinesi, convinto che Israele non avrebbe il coraggio di intervenire per bloccarlo. USA: «BLOCCO INSOSTENIBILE» - Secondo fonti di Debkafile ad Ankara, l'amministrazione di Obama è comunque in stretto contatto con il premier turco per cercare di raffreddare gli animi. A proposito del blocco su Gaza, Hammer ha detto che «la situazione attuale è insostenibile e deve essere cambiata». Gli Usa lavorano attivamente con Israele, l'Autorità Palestinese e altri partner internazionali, «per mettere a punto nuove procedure per la consegna di materiale e assistenza alla popolazione di Gaza, evitando nel contempo l'importazione di armi».
ATTIVISTI UCCISI CON COLPI ALLA TESTA A BRUCIAPELO (vedi in calce delle informazioni utili)-Intanto oggi il quotidiano britannico Guardian, citando le autopsie svolte in Turchia, scrive che i nove attivisti turchi uccisi dalle forze armate israeliane nel corso del blitz contro la Freedom Flotilla sono stati raggiunti da almeno una trentina di colpi d’arma da fuoco. Si tratterebbe di pallottole da 9 millimetri, sparate in molti casi da distanza ravvicinata; cinque delle vittime sono state colpite alla testa, scrive il medico legale turco, incaricato di effettuare le autopsie dal ministero della Giustizia di Ankara. In particolare, Ibrahim Bilgen, 60 anni, è stato colpito da 4 proiettili alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. Un diciannovenne, Fulkan Dogan, con cittadinanza americana, è stato raggiunto da cinque colpi sparati da meno di 45 centimetri, alla faccia, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena. Altri due uomini sono stati uccisi da almeno quatto colpi ciascuno e cinque delle vittime hanno ricevuto proiettili nella schiena, ha riportato Yalcin Buyuk, vice-presiente della commissione di medicina legale.http://www.corriere.it/

Il calibro risulta essere da 9mm.
Le IDF avevano subito precisato che erano stati rinvenuti dei bossoli da 9mm a bordo della Marmara e che quel tipo di munizioni 9mm non corrispondono al tipo di munizioni dell'equipaggiamento della squadra di incursione. In un secondo comunicato, si sostiene la tesi (più che plausibile) che le armi che hanno sparato quelle munizioni, sono state gettate in mare dagli stessi "paci-terroristi".Esistono diversi tipi di cal. 9mm. Il cal. 9mm è utilizzato in pistole, fucili tipo Winchester e... dalla pistola mitragliatrice Uzi (9mm parabellum).La Uzi però è in dotazione della YAMAM e dello Shabak, non delle Shayetet 13. Inoltre, dai videoclip diffusi dalle IDF si può benissino notare che l'armamento degli incursori è costituito da M4 o M16 (che utilizzano il calibro 5.56). Gli incursori sono pure dotati di pistole automatiche, presumibilmente cal. 9mm, solo che ad alcuni di essi (dopo essere stati selvaggiamente assaltati nel tentativo di linciaggio che già conosciamo), sono state sottratte proprio le pistole, caricate con proiettili veri, mentre i mitragliatori d'assalto erano caricati con munizioni anti-sommossa (di gomma). Secondo l'articolo, la maggior parte dei proiettili risulterebbe essere cal. 9mm (le fonti sono quelle turche...), in molti casi.
sparati a bruciapelo (varrebbe a dire porre la "firma", anche falsificandola). Ci vedo del marcio, in questa storia, tanto marcio...
Personalmente penso che questi proiettili siano stati "conficcati" dagli stessi "passeggeri" della Marmara, magari usando le pistole tolte agli incursori (e che non sono state rinvenute). L'ennesima sceneggiata tipo "alDura"... Paolo

venerdì 4 giugno 2010


Tel Aviv

Raid Gaza, premier irlandese lancia appello a Israele

Perché permettano approdo a Gaza di nave umanitaria
Dublino, 2 giu. (Ap) - Il premier irlandese Brian Cowen ha fatto appello alle autorità israeliane perchè permettano ad una nave umanitaria di consegnare un carico di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La "Rachel Corrie", battente bandiera irlandese, è ancorata al largo delle coste libiche e trasporta un carico di farmaci e cemento; Israele ha fatto sapere che se la nave proverà a infrangere il blocco verrà costretta a dirigere verso un porto dello Stato ebraico.


Israele: liberati i sei attivisti italiani.L'Italia dice 'no' a inchiesta internazionale

I nostri connazionali hanno lasciato Tel Aviv. Netanyahu: "Flottiglia pericolosa per Israele". Iniziata l'espulsione di 250 degli oltre 650 attivisti stranieri arrestati. Abu Mazen parla di 'terrorismo di Stato'.
Il blitz del 31 maggio da parte di militari di Israele contro la flottiglia di pacifisti continua a scuotere i palazzi della diplomazia mondiale. Oggi il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu ha adottato a Ginevra una risoluzione che chiede una "missione di inchiesta internazionale". La risoluzione, però, non è stata approvata dall'unanimità dei Paesi membri: ci sono stati 32 sì, 3 no e 9 astensioni. Uno dei tre voti contrari è stato espresso proprio dall'Italia, che si è associata al parere negativo di Usa e Olanda. La scelta di Roma non è stata condivisa da l'Idv. Intanto oggi sono stati rilasciati tutti gli attivisti. Tra questi i sei italiani, che in serata sono partiti dall'aeroporto di Tel Aviv, diretti verso la Turchia. Una partenza ritardata, come riferisce la Farnesina, dopo "alcune difficoltà per l'imbarco di feriti, soprattutto turchi". Ad Ankara sono già atterrati un primo aereo ambulanza con due dei feriti - un cittadino turco e un irlandese - e, qualche ora più tardi, altri due voli turchi con a bordo 17 feriti.Farnesina: "Israele capace di inchiesta credibile". L'Italia ha votato contro il testo di risoluzione approvato dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani perché ritiene Israele "uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale". A puntualizzarlo è stato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, il quale ha spiegato che il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato uno dei primi a chiedere che vi fosse un'inchiesta credibile e democratica per accertare i fatti. L'Italia, in tal senso, condivide pienamente il testo della dichiarazione approvato ieri mattina dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si chiedeva un'inchiesta "rapida, imparziale, credibile e trasparente". L'Europa politica ha votato in ordine sparso. Fra i paesi Ue attualmente membri del Consiglio, nessun altro ha votato no. Tuttavia Belgio, Ungheria, Slovacchia, Regno Unito e Francia si sono astenuti. "È un clamoroso autogol del governo italiano che avrà serie ripercussioni a livello internazionale - ha detto il portavoce nazionale dell'Idv, on Leoluca Orlando -. È gravissimo". D'accordo con questa posizione il Pd: "Mentre esprimiamo soddisfazione per il rilascio degli attivisti trattenuti in Israele, chiediamo contestualmente al governo di venire a riferire in Parlamento sul voto espresso dall'Italia in sede Onu, a proposito della decisione italiana di votare contro l'istituzione di una commissione internazionale su recente blitz israeliano", ha detto Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del Partito Democratico.Posizioni discordanti in Occidente. I dibattiti degli ultimi due giorni hanno fatto emergere deidissensi fra i Paesi occidentali e arabi sulla natura dell'inchiesta. Da parte dell'Unione europea, "si è stimato che bisognava attenersi alla decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu a New York", ha spiegato un diplomatico occidentale. "La differenza è il carattere internazionale o meno del meccanismo", ha sottolineato.L'ambasciatrice americana, Eileen Donahoe, prima del voto ha detto che "la risoluzione crea una missione internazionale prima di dare la possibilità a un governo responsabile di indagare esso stesso su questo incidente e di conseguenza rischia di politicizzare ancora di più una situazione già fragile". La risoluzione prevede anche che i membri incaricati dell'inchiesta siano designati dal presidente del Consiglio dei diritti umani in cui il rapporto di forza è notoriamente a favore dei Paesi musulmani.Manca il consenso unanime. La Francia, da parte sua, ha lamentato l'assenza di un consenso unanime come in sede di Consiglio di sicurezza a New York. "Avremmo voluto che il Consiglio dei diritti umani come il Consiglio di sicurezza si pronunciasse unanimemente in tali circostanze", ha sottolineato l'ambasciatore francese, Jean-Baptiste Mattei. Ma, secondo una fonte diplomatica occidentale, "alcuni gruppi sanno che il rapporto di forza è a loro favore e ne hanno approfittato".Condanna per l'arrembaggio. Invece, i Paesi hanno unanimemente condannato l'arrembaggio israeliano e hanno chiesto la revoca del blocco contro Gaza imposto da Israele dal 2007. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha definito 'totalmente inaccettabile' l'episodio e ha aggiunto che è necessario "fare il possibile per far sì che una cosa del genere non accada mai più". Netanyahu: "Flottiglia pericolosa per Israele". Dal canto suo, il premier israeliano Benyamin Netanyahu, è tornato a difendere l'operato dei militari. Quella intercettata in alto mare dai commando israeliani, ha detto, "non era una 'Love Boat', bensì una flottiglia terroristica. Continueremo a difendere i nostri cittadini, è nostro diritto, nostro dovere", ha aggiunto il premier, confermando che il blocco a Gaza sarà mantenuto anche in futuro, malgrado "l'attacco internazionale di ipocrisia" nei confronti di Israele. Se Israele non imponesse il blocco marino, a Gaza "si costituirebbe un porto iraniano", ha detto il premier israeliano che ha spiegato che è per questa ragione che Israele è costretto ad ispezionare tutte le navi dirette alla Striscia. "Sono orgoglioso dei nostri soldati - ha aggiunto -. Hamas continua ad armarsi, continua a contrabbandare armi nella Striscia. Il nostro dovere è impedire questo contrabbando".Abu Mazen chiede a Obama 'decisioni coraggiose'. Dunque, la tensione non si allenta. Il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), che ha definito il blitz israeliano 'terrorismo di Stato', chiederà al presidente americano Barack Obama "decisioni coraggiose per cambiare il volto del Medio Oriente". Lo ha detto lo stesso Abu Mazen in apertura di una conferenza economica a Betlemme, in Cisgiordania. "Il mio messaggio a Obama durante il nostro incontro a Washington la prossima settimana sarà che noi abbiamo bisogno di decisioni coraggiose per cambiare il volto della regione", ha detto Abu Mazen.Turchia: "Rivedere i rapporti con Israele". Anche la Turchia non intende arretrare sulle proprie posizioni e ha chiesto a gran voce la fine del blocco di Gaza e la punizione di Israele per il sanguinoso assalto alconvoglio navale di attivisti filo-palestinesi. Non solo: è tornata a minacciare l'ormai ex alleato strategico di togliergli una più che ammaccata amicizia e di riconsiderare i rapporti politici, militari ed economici. Riaperto il terminal di Rafah. Nella giornata odierna centinaia di palestinesi hanno attraversato nei due sensi il terminal di Rafah, l'unico punto di passaggio di Gaza non controllato da Israele, riaperto su ordine del presidente egiziano Hosni Mubarak. L'apertura di Rafah, che l'Egitto teneva negli ultimi tempi generalmente chiuso, è stata ordinata ieri dal presidente Mubarak per il transito degli aiuti umanitari e dei malati. Le persone autorizzate ad entrare in Egitto hanno soprattutto bisogno di cure o sono provviste di permessi di soggiorno all'estero. La nave Rachel Corrie fa rotta verso Gaza. Intanto, la Rachel Corrie, nave umanitaria Irlandese, è salpata alla volta di Gaza dove intende consegnare degli aiuti per la popolazione. A bordo anche il Nobel Maired Corrigan-Maguire. Il cargo - che stazza 1.200 tonnellate ed è stato allestito dall'associazione internazionale Free Gaza movement, ha in programma di imbarcare "giornalisti e personalità di spicco, non più di 15 persone tra le quali non si esclude la presenza di cittadini italiani; quindi proseguirà alla volta di Gaza". La decisione della partenza è stata presa dal comandante e dall'equipaggio del cargo nonostante il raid israeliano sulla flottiglia umanitaria al largo di Gaza. Il premier irlandese Brian Cowen ha fatto appello alle autorità israeliane perché permettano ad una nave umanitaria di consegnare un carico di aiuti umanitari nella Striscia.
(02 giugno 2010) http://www.repubblica.it/


Tel Aviv: Dizengoff Circle, 1919 (nel riquadro com'è oggi)


Gli aiuti umanitari li gestisce Hamas

di Dimitri Buffa da L'Opinione.
A Gaza nel 2009 sono arrivati aiuti umanitari pari al 900 per cento in più di quelli degli anni precedenti, segno che Israele sta facendo passare quasi tutto. Ciò nonostante Hamas, aiutato in ciò dall’ignavia quando non dalla complicità della maggior parte delle quasi 600 ong operanti nella Striscia, continua ad affamare la popolazione e a riservare per sé la maggior parte dei privilegi economici ed alimentari, utilizzando gli aiuti come arma di ricatto per convincer tutti a stare dalla parte del terrorismo islamico. E taglieggiando i commercianti nella stessa maniera con cui operano in Sicilia, Calabria e Campania, la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra.Tutto nero su bianco in un rapporto intitolato “Gaza 2010″, redatto dalla ong Secondo Protocollo, e segnatamente dalla operatrice umanitaria Miriam Bolaffi. Il rapporto integrale contenente i nomi dei testimoni e delle Ong che hanno partecipato alla stesura dello studio oltre ad altre informazioni riservate e non divulgabili è stato inviato in data 23 aprile 2010 alle Nazioni Unite, all’ufficio per gli affari umanitari dell’Unione Europea e a diversi Stati donatori. Tra cui l’Italia.Si legge, nelle “conclusioni” di questo testo di una ventina di pagine, che “L’Opinione” ha potuto vedere in esclusiva, che “nonostante il considerevole aumento degli aiuti umanitari immessi nella Striscia di Gaza durante il 2009 e nei primi mesi del 2010, la popolazione continua a non beneficiarne. Le Ong, gli organismi internazionali e le associazioni non fanno niente per impedire ad Hamas di controllare il flusso e la distribuzione degli aiuti umanitari, anzi, in alcuni casi si possono considerare “compiacenti” cedendo volontariamente al gruppo terrorista il controllo degli aiuti in cambio del permesso di rimanere nella Striscia di Gaza come “presenza passiva” volta più che altro a portare molti benefici di immagine ad Hamas e pochi benefici diretti alla popolazione”.“Su questo – si legge nel rapporto – il silenzio delle Ong presenti nella Striscia di Gaza, unito al silenzio sulla destinazione finale degli aiuti umanitari, pesa come un macigno”. Il fatto stesso che negli ultimi mesi “le richieste di trasferirsi in Cisgiordania da parte di residenti a Gaza siano aumentate enormemente” la dice lunga sulla condizione di vita della popolazione palestinese della Striscia di Gaza”.“All’irrigidimento negli ultimi mesi da parte di alcuni paesi donatori per quanto riguarda l’invio di aiuti umanitari e all’aumentato controllo da parte dell’Egitto sul mercato clandestino che passa attraverso i tunnel disseminati ovunque lungo il confine tra Gaza ed Egitto – si legge ancora nel rapporto di Secondo Protocollo – Hamas ha risposto con l’introduzione di una tassa estorsiva diretta a tutti quei commercianti che non sono affigliati al meccanismo degli aiuti umanitari e che per la loro struttura non dipendono dall’ingresso di materiale clandestino attraverso i tunnel”.Secondo molte testimonianze di abitanti della Striscia di Gaza, la maggioranza della popolazione non voterebbe per Hamas se si dovesse andare a nuove elezioni mentre la maggioranza di coloro che li ha votati nelle elezioni del 2006 non lo rifarebbe e “dissente fortemente dalla linea politica di Hamas anche se non lo può fare apertamente”. Per quanto riguarda le Ong presenti nella Striscia di Gaza, il giudizio di Secondo Protocollo è chiaro e forte: “sembrano più intente a fare politica pro Hamas, piuttosto che a sostenere la popolazione in difficoltà o a implementare progetti di sviluppo pur avendone i mezzi”.Hamas inoltre non ha dato alcuna spiegazione “in merito al matrimonio collettivo tenutosi a Gaza il 30 luglio 2009″, dove, “secondo immagini e testimonianze, uomini adulti di Hamas avrebbero preso in sposa bambine in tenera età”. Il quadro che emerge da questa indagine “è una Striscia di Gaza spaccata in due, dove da un lato vi è la maggioranza della popolazione letteralmente prigioniera di Hamas e senza alcuna prospettiva per il futuro, mentre dall’altro vi è una forte minoranza rappresentata da Hamas che vive tra il lusso e senza alcuna privazione”. Anche l’economia della Striscia di Gaza risente di questo “doppio binario”, “per cui ci troviamo di fronte ad un settore economico anche questo diviso in due, con una ‘economia di Gaza’ che è quella della gente che tenta di sopravvivere, ed una ‘economia di Hamas’, completamente diversa da quella di Gaza e volta sostanzialmente a garantire i privilegi alla nomenclatura di Hamas e ai suoi affigliati ai vari livelli”. L’embargo e le limitazioni imposte da Israele (e anche da parte dall’Egitto) per ragioni di sicurezza, hanno poca influenza. Hamas “usa in maniera strumentale dette limitazioni come una vera e propria arma politica appoggiato in questo dalla buona parte delle Ong”.Il rapporto si chiude con una dura reprimenda proprio verso le ong: “Ci risulta onestamente difficilmente credibile che chi è sul territorio non veda questa situazione e che, soprattutto, non la denunci. Ci risulta difficile soprattutto accettare l’idea che gli aiuti umanitari composti principalmente da ‘materiale atto a soddisfare i bisogni primari della popolazione vengano sistematicamente consegnati e fatti gestire ad Hamas”. Adesso chi ha orecchie per intendere intenda, perché in questo rapporto alla immaginazione viene lasciato ben poco.


per le strade di Acco




Mar Morto

Care e cari amici,
penso di fare cosa utile girandovi un approfondimento di Sharon Nizza su quanto accaduto nei giorni scorsi al largo di Israele e della striscia di Gaza, è centrale per capire che non si è trattato di violazione del diritto internazionale.
Sergio
-------------------------------------------------------------------------------------------------
Già domenica Israele aveva annunciato di aver esteso le acque territoriali da 20 miglia a 68. Questa azione nel diritto internazionale è possibile quando il paese in questione rischia di subire un attacco di una nave ostile. Per israele, nel merito, era esattamente questo il caso, dal momento che la nave aveva ripetutamente rifiutato di fare scalo ad Ashdod.Sul piano giuridico, il territorio di Gaza è sottoposto da Israele a blocco Navale. Il blocco navale è una pratica di guerra antica (risale almeno alle guerre napoleoniche) e legittima (sancita dal Congresso di Parigi del 1856). Esso consente alla potenza bloccante di catturare o anche affondare tutte le navi che cercano di violare il blocco anche in mare aperto, senza limiti di acque territoriali. Chi viola il blocco è un contrabbandiere in zona di guerra e agisce contro la legge, è dunque un obiettivo legittimo della forza militare. Il blocco riguarda tutte le navi, anche quelle neutrali.Israele ha seguito tutte le procedure del blocco, comunicandolo molte volte e in particolare segnalandolo agli stati interessati e anche alle navi della flottiglia, come si vede da questo video: http://www.youtube.com/watch?v=qKOmLP4yHb4&feature=player_embedded. In generale le forze militari hanno diritto di ispezione anche in alto mare e fuori dalle acque territoriali le navi di passaggio. Questi diritti si chiamano "diritto di visita" e in casi di conflitto possono diventare legittime "operazioni di interdizione marittima" (Maritime Interdiction Operation, per definizioni e limiti di queste istituzioni giuridiche vedete le voci relative sul glossario di diritto del mare della Marina italiana: http://www.marina.difesa.it/editoria/rivista/gloss/a.asp)
La logica del blocco navale a Gaza deriva dal fatto che dopo il ritiro israeliano di 5 anni fa vi si è stabilito con un colpo di stato il regime terrorista di Hamas (nel 2007, dopo il conflitto tra Hamas e Fatah e l'espulsione di quest'ultima da Gaza). Da allora, il territorio di Gaza - a causa del continuo lancio di razzi nonostante lo sgombero della Striscia e del continuo ribadire di Hamas di voler eliminare Israele come statuito dalla sua Carta fondativa - è stato dichiarato ufficialmente dal governo israeliano zona nemica e per questa ragione sottoposto a varie operazione militari. Neppure un testo così antisraeliano come il Rapporto Goldstone ha negato a Israele il diritto di autodifesa, che è basilare nella carta dell'Onu (art. 51), e quindi non ha potuto negare la legittimità dell'Operazione Piombo fuso (se non delle sue forme) e del blocco navale e terrestre, che mira a impedire rifornimenti di armi e materiali che potrebbero aggravare l'aggressione.
Nel caso della Mavi Marmara, la violazione del blocco è configurata dalla volontà esplicita del comando delle navi. La marina israeliana ha fermato senza incidenti cinque della sei navi. Solo sulla sesta, la più grande, è avvenuto un tentativo di linciaggio dei marinai che, secondo la prassi internazionale, stavano salendo a bordo per controllare la nave. I soldati hanno avuto l'autorizzazione a sparare solo quando la loro stessa vita era a rischio. Il diritto sta dalla loro parte: avevano diritto dal punto di vista della legalità internazionale, di imporre un'ispezione alla nave; avevano diritto di fermarla visto che tentava di violare un blocco. Avevano infine il diritto alla legittima difesa che appartiene a chiunque è fisicamente aggredito come si vede nei video.
Notare: il blocco è attuato anche dall'Egitto, che ha messo un muro che divide la città di Rafah nella sua parte palestinese e egiziana.
Attualmente, Israele, si trova in queste condizioni: c’è una zona interdetta alla navigazione, c’è il rischio concreto di traffico d’armi (NB: precedente della nave Iraniana che poco tempo fa fu sequestrata perché imbottita di armi sotto derrate apparentemente umanitarie) e quindi lo stato rivierasco è nel pieno diritto di fermare, ispezionare, condurre nei suoi porti i navigli sospetti.
All’invito di approdare in un porto Israeliano il comandante della Marmara risponde negativamente. A quel punto le scelte erano due:A) aprire il fuoco avanti la prua della nave turca (con grande rischio) per obbligarla a riguadagnare il largo.B) abbordare la nave per condurla in un porto Israeliano.Non ci sono alternative. Sbarrare la strada è un rischio altissimo, vedi il disastro nel canale di Otranto del 1997.Per chi si volesse cimentare in lunghissime letture di seguito troverà i principali documenti :Attività di prevenzione antiterrorismo nel settore del trasporto marittimoconvenzione onu sul diritto del mareUn saggio : LIBERTA’ DEI MARI E CONTROLLO DEGLI STATI COSTIERI – in particolare, dal trattato del 1982; – DIRITTO DI PASSAGGIO INOFFENSIVO Montego Bay precisa che il passaggio deve essere “continuo e rapido” e che non “rechi pregiudizio alla pace, al buon ordine o alla sicurezza dello stato costiero”. In caso contrario lo stato può adottare le necessarie misure, eccezionalmente chiuderlo al traffico. Questo vale per navi civili, militari e sottomarini con l’obbligo di navigare in superficie.Dispense di Diritto InternazionaleDiritto internazionale marittimoPrecedente della argentina General Belgrano affondata dagli inglesi (1982):La nave era al di fuori della zona di interdizione di 200 miglia. Sebbene la nave fosse al di fuori della zona di interdizione, entrambe le parti comprendevano che questa non era più il limite di azione britannica - il 23 aprile il governo britannico aveva fatto giungere un messaggio al governo argentino mediante l'ambasciata svizzera a Buenos Aires che diceva: (EN) « In announcing the establishment of a Maritime Exclusion Zone around the Falkland Islands, Her Majesty's Government made it clear that this measure was without prejudice to the right of the United Kingdom to take whatever additional measures may be needed in the exercise of its right of self-defense under Article 51 of the United Nations Charter. In this connection Her Majesty's Government now wishes to make clear that any approach on the part of Argentine warships, including submarines, naval auxiliaries or military aircraft, which could amount to a threat to interfere with the mission of British Forces in the South Atlantic will encounter the appropriate response. All Argentine aircraft, including civil aircraft engaged in surveillance of these British forces, will be regarded as hostile and are liable to be dealt with accordingly. »(IT) « Nell'annunciare l'instaurazione di una Zona di Interdizione Marittima intorno alle isole Falkland, il Governo di Sua Maestà ha reso chiaro che questa misura è stata presa senza pregiudizio al diritto del Regno Unito di intraprendere qualunque misura aggiuntiva si rendesse necessaria per esercitare il suo diritto all'autodifesa, come previsto dall'Articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite. Di conseguenza il Governo di Sua Maestà desidera ora rendere chiaro che ogni manovra di avvicinamento da parte di navi da guerra argentine, inclusi sottomarini, navi ausiliarie o aerei militari, che possano costituire una minaccia alla missione delle forze britanniche nel Sud Atlantico, incontreranno una risposta appropriata. Tutti gli aerei argentini, inclusi aerei civili impegnati nella sorveglianza di forze britanniche, saranno considerati ostili e passibili di essere trattati di conseguenza. »
La Flottiglia per Gaza e il blocco marittimo di Gaza - ASPETTI LEGALI.31 maggio 2010. Al largo della costa di Gaza è in atto un blocco marittimo. Tale blocco è stato imposto poiché Israele si trova attualmente in uno stato di conflitto armato con il regime di Hamas che controlla la Striscia di Gaza, regime che ha ripetutamente bombardato obiettivi civili in Israele, con armi contrabbandate e introdotte illegalmente a Gaza anche via mare. 2. I blocchi marittimi sono misure legittime e riconosciute dal diritto internazionale, e possono essere implementate come parte di un conflitto armato in mare. 3. Un blocco può essere imposto in mare, anche in acque internazionali, a patto che esso non impedisca l'accesso ai porti e alle coste degli Stati neutrali. 4. I manuali militari di vari paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, riconoscono il blocco navale marittimo come misura efficace e espongono i vari criteri che rendono valido un blocco, compreso l'obbligo di dare la dovuta notifica dell'esistenza del blocco. 5. Alla luce di quanto detto, va osservato che Israele ha reso nota pubblicamente l'esistenza del blocco e ha fornito le coordinate precise dello stesso blocco mediante i canali marittimi professionali internazionalmente riconosciuti. Israele ha anche inviato appropriata notifica del caso ai governi interessati e agli organizzatori della flottiglia di protesta per Gaza. Inoltre, anche in tempo reale, fino all’ultimo momento, le navi che partecipavano alla flottiglia di protesta sono state avvertite ripetutamente che era in vigore un blocco marittimo. 6. Qui è bene ribadire che in base al Diritto Consuetudinario, la conoscenza del blocco può essere presunta una volta che il blocco è stato dichiarato e una volta reso noto mediante le appropriate notifiche. 7. In base al diritto internazionale marittimo, quando è in vigore un blocco marittimo, nessuna imbarcazione può entrare nella zona interessata dal blocco. Ciò vale per imbarcazioni sia civili sia nemiche. 8. Uno Stato può intervenire per far rispettare il blocco. Ogni imbarcazione che violi o tenti di violare il blocco marittimo può essere catturata o persino attaccata secondo il Diritto internazionale. Il Manuale dei Comandanti Statunitensi sulla legge per le Operazioni Navali stabilisce che il tentativo di violare il blocco da parte di una nave è considerato tale dal momento in cui tale imbarcazione lascia il suo porto con l'intento di eludere il blocco. 9. Qui è opportuno ribadire che i manifestanti, per mezzo di numerose dichiarazioni scritte e verbali, hanno esplicitamente manifestato la loro chiara intenzione di violare il blocco. Inoltre, la loro rotta confermava la loro chiara intenzione di violare il blocco in violazione del Diritto internazionale. 10. Data l’esplicita intenzione di violare il blocco navale da parte dei manifestanti, Israele ha esercitato il suo diritto, in base alle leggi internazionali, di far rispettare il blocco. Va osservato che, prima di intraprendere misure concrete per far rispettare il blocco, sono stati trasmessi vari avvertimenti espliciti direttamente ai capitani delle navi, per esprimere l'intenzione di Israele di esercitare il suo diritto a far rispettare il blocco. 11. Israele aveva tentato di prendere il controllo delle navi che partecipavano alla flottiglia con mezzi pacifici e in modo ordinato, sempre al fine di far rispettare il blocco. Dato l’elevato numero di navi che partecipavano alla flottiglia, si è stati costretti ad adottare misure di sicurezza per far rispettare il blocco a una certa distanza dall’area del blocco. 12. Quando gli israeliani hanno tentato di far rispettare il blocco sono stati aggrediti con violenza dai manifestanti e hanno agito per legittima difesa per respingere gli attacchi.



Kibbutz Nir David "gli inizi"


Lettera aperta al "Manifesto" di Gabriele Levy

Dunque siamo alle solite: gli israeliani sono i cattivi e i palestinesi sono i buoni.Veniamo ai fatti.Dunque: partono delle navi di aiuti umanitari ed Israele chiede solamente di poterle controllare per verificare che non vi siano a bordo armi o esplosivi. Il filmato fatto nei minuti prima dell'attacco, dove l'ufficiale israeliano chiede per megafono questo si puo' vedere qui:http://www.youtube.com/watch?v=3E2REKHzUoI
La risposta dalla nave dei "pacifisti" e' negativa.In seguito i soldati israeliani si calano ad uno ad uno come dei polli con una fune dall'elicottero e vengono bastonati e picchiati dai pacifici "pacifisti". Questo si puo' vedere qui:http://www.youtube.com/watch?v=gYjkLUcbJWo
Avete visto il filmato?Come vi sareste comportati al posto dei soldati israeliani, presi a bastonate e coltellate dalla massa dei "pacifisti"?Sapete, compagni, piu' la sinistra appoggia l'integralismo islamico e piu' le gente votera' a destra.Piu' la sinistra appoggera' Hamas e l'oppressione delle donne nel mondo islamico, e piu' la gente votera' a destra.Piu' la sinistra sosterra' Hezbollah ed i movimenti neonazisti del mondo arabo, e piu' la gente votera' a destra.Se anche odiate solo gli israeliani, ma non tutti gli ebrei, sappiate che odiate "solo" la meta' del popolo ebraico .Questo ci basta per riconoscervi come antisemiti al 100%.Noi ebrei siamo spesso stati perseguitati, non sappiamo mai da quale parte verra' l'odio: a volte e' il cattolicissimo tribunale dell'inquisizione, a volte i bastardi nazisti, ed oggi sono gli islamisti alleati con i "pacifisti". Il gioco del "toto-odio"...
Che in Israele ci siano dei problemi tra le varie etnie, non lo discuto: c'e' del razzismo verso gli arabi cosi' come verso i russi o gli etiopi. Ma trovatemi voi uno stato occidentale dove non ci sia del razzismo. Io spesso qui in Italia, ne ho visto: verso gli ebrei come verso gli africani, verso gli zingari e verso i marocchini. Si sa, la stupidita' umana non ha limiti.Ma da questo ad allearsi con movimenti che chiedono la distruzione di Israele, chiamando questo atto "Liberazione della Palestina", ce n'e' di strada da fare.Eppure siete giorno dopo giorno, sempre piu' a braccetto con i fondamentalisti.Per fortuna che la gente non e' cieca. E sa leggere e capire sia la parola scritta che le immagini. 1500 esseri umani sono stati massacrati a Gaza?Terribile.Ma quanto tempo e quato spazio avete dedicato a protestare con tro questo massacro e quanto contro il massacro del Darfur, dove i morti pare siano stati circa 300 mila?E quanto avete protestato per i 150 mila morti assassinati in Algeria dai fondamentalisti negli anni scorsi?Mi sa che questo odio a senso unico verso lo stato ebraico abbia una radice che viene da lontano, da molto lontano.L'antisemitismo, diceva Lenin, e' il socialismo degli imbecilli.State attenti a non caderci, amici. Il Sionismo e' nato dal proletariato ebraico che era in fuga. Gli ebrei ricchi si potevano permettere il lusso di pagare per il visto USA o Australia. Gli ebrei poveri andavano in Terra d'Israele, l'unico paese che li accoglieva senza chiedere nulla in cambio.E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostraNakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto.C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni. Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese.Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. E nessuno dice niente.I palestinesi servono sempre. Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarrak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.Quando vi chiedete dov'e' finita la sinistra, provate a pensare se nel nostro mondo globalizzato, la sinistra non sia slittata troppo a destra, andando fia nco a fianco con i fascismi mediorientali. Cosi, forse, capirete meglio questa nostra piccola grande tragedia.Credetemi, vi conviene occuparvi del Darfur e dei diritti civili in Cina, dell'Iran e dei milioni di morti di fame in Africa.Lasciateci stare, se continuate cosi' ad odiarci un giorno avrete gli islamisti in casa che vi imporranno la Sharia. Non a La Mecca, ma a Moncalieri o Tortona, a Livorno o Benevento. E quel giorno vi chiederete: "Come e' potuto succedere tutto questo?"

giovedì 3 giugno 2010


Di ritorno da Israele.......

Ciao Chicca, Israele è stata davvero un'esperienza meravigliosa. Alla fine, ma era chiaro fin dalla partenza, è stato un "aperitivo abbondante" c'è ancora tanto e tanto da vedere e approfondire.L'itinerario è stato: primo giorno Tel Aviv, con la visita della città vecchia e serata nella città "europizzata" o meglio "americanizzata" nuova. Secondo giorno a Gerusalemme, una città fantastica, assurda quanto bella nei suoi contrasti dei diversi quartieri. Credo di non aver parole per descriverla, o meglio le parole non basterebbero, per descrivere questa città sono necessari tutti i 5 sensi e un pizzico di un sesto senso. Nel ritorno ci siam fermati a Eiliat per la notte e il giorno dopo a Ein Gedi sul Mar Morto, ed anche qua trovarsi con un ostello, il kibbutz, la spiaggia ed il deserto è stata un'esperienza unica.Dopo questo, il temuto ritorno ma la promessa è sicuramente ritornare per poter gustare con più passione questo Paese.Mai nessun problema, le persone cordiali, amichevoli e sempre pronte per chiacchierare, solo al ritorno ho avuto modo di sperimentare quasi 3 ore di controlli in aeroporto, ma per il resto tutto perfetto.Ti allego anche una foto che ho fatto [in verità dovrei ancora elaborarla un po'], quasi a simbolo di quel che ho provato a Gerusalemme. E' un arancio che sembra nascere dalla dura pietra, un simbolo magnifico direi [almeno a mio parere], in cui ci si imbatte in modo improvviso: tra le strette e tortuose viette di Gerusalemme, dove pareti e strade sono dello stesso color pietra compare all'improvviso un elemento vivo, verde brillante puntinato d'arancio.A prestoValerio


Acco

E la Turchia guida l’attacco mondiale a Israele

Non desta stupore che l’Iran denunci un «massacro disumano», né che la Lega araba dichiari che lo Stato ebraico «non è pronto e nemmeno vuole la pace». Nessuno si meraviglia ascoltando i commenti infuocati delle tv mediorientali o guardando le immagini delle manifestazioni, durante le quali migliaia danno alle fiamme la bandiera con la stella di Davide. Ma se a usare quel linguaggio è il premier turco e se a protestare furiosamente sono i giovani di Ankara, il giudizio cambia, drasticamente; perché la Turchia è il più fedele alleato di Israele nella regione, il perno islamico su cui il governo di Gerusalemme conta da sempre.Ma forse bisognerebbe dire contava. Questa crisi è gravissima, in vite umane, ma politicamente rischia di esserlo ancor di più con pesanti ricadute strategiche anche per l’Occidente. Ieri si sono levate proteste in tutto il mondo contro Israele: dalle capitali arabe alle grandi città europee, bollettini a senso unico: proteste, manifestazioni, sit-in, come non accadeva dai tempi del Libano. Ma questa è innanzitutto una crisi turco-israeliana.Il convoglio era stato organizzato da un’associazione pacifista di Istanbul, che Israele dal 2008 bandisce con l’accusa di sostegno al terrorismo, ma che il premier Erdogan difende con convinzione. In altri tempi, quando la Turchia era davvero laica e kamalista, il governo avrebbe impedito alle navi di partire, ma la Turchia di oggi è retta da un partito, l’Akp, che da un decennio promuove l’islamizzazione strisciante del Paese, con la compiacenza dell’Occidente, peraltro, che considerava Erdogan un amico. Oggi molti osservatori si ricredono e iniziano a denunciare i pericoli di una Turchia ostile all’Europa e agli Usa. Di quel partito Erdogan è il leader. E da oltre un anno è il paladino della resistenza allo Stato ebraico.Quelle navi dovevano partire. E sono partite. Con le conseguenze che ormai conosciamo. Molti morti e una crisi diplomatica senza precedenti.Le parole pronunciate dal premier turco, che ha interrotto un viaggio nell’America latina, sono durissime. «L’assalto di ieri è terrorismo di Stato». Erdogan ha invocato una riunione urgente della Nato, sottolineando che «il blitz è avvenuto in acque internazionali» e ha richiamato l’ambasciatore a Tel Aviv per consultazioni. Il suo vice, Bulent Arinc, ha denunciato «il livello di inaudita violenza degli israeliani».Sono frasi che di solito un Paese riserva a un Paese ostile, non certo a un alleato. Il punto è: ma Israele e Turchia sono ancora amici? L’alleanza militare, politica, economica, di cui entrambi hanno beneficiato per rompere l’isolamento nei confronti del mondo arabo, è ancora valida? Per tutto il ’900 il mondo arabo ha considerato la Turchia diversa. Ora la sente vicinissima, perché Erdogan non guarda più a ovest e all’Unione europea, ma a sud e a Oriente. Vuole far parte di quel mondo. E ci sta riuscendo. Parla lo stesso linguaggio di Hezbollah, Hamas e della Siria e dell’Iran che ieri hanno dato fondo al loro repertorio: «Crimine terroristico», «Massacro ingiustificato», «Violenza disumana». Un coro a cui la Turchia prima non si univa mai.È la grana più seria che Obama è chiamato a risolvere. Vedremo come se la caverà. E, soprattutto, se capirà chi ha avuto interesse a provocare una crisi di queste dimensioni. L’esperienza insegna che episodi di questa portata, in genere non sono casuali, bensì impiantati ad arte.Il punto è: chi li ha pianificati? Gli israeliani, che avrebbero volutamente calcato la mano? O la responsabilità è dei fanatici palestinesi nascosti tra i pacifisti, che avrebbero tentato di linciare alcuni soldati sapendo che la risposta sarebbe stata violentissima? E perché la Turchia non ha messo un freno ai suoi discutibili pacifisti? Domande senza risposte. Eppure cruciali per capire come finirà questa crisi. 01 giugno 2010, http://www.ilgiornale.it/


emanuele ottolenghi

Il tranello a Israele e l'inconfessabile ombra di Teheran

Israele è caduto nell'ennesima trappola: il convoglio navale abbordato dai commando navali israeliani era un'imboscata. Molti partecipanti erano estremisti islamici. E i cosiddetti pacifisti erano addestrati alla guerriglia urbana. Per loro l'obbiettivo, in caso di scontro, era il martirio e l'impatto mediatico e politico conseguente. Come ha detto un'attivista sulla barca in un'intervista a un network arabo, «ci aspettiamo una di due buone cose - o il martirio o di arrivare a Gaza». Abbordando la nave turca Mavi Marmara armati di proiettili di vernice, aspettandosi dei riottosi ma non agguerriti esperti di guerriglia urbana, gli israeliani hanno dato loro il martirio desiderato, il tutto filmato da una troupe di Al-Jazeera che viaggiava col convoglio.Israele poteva evitare questo disastro diplomatico e d'immagine? Si trattava di una situazione impossibile: lasciar passare il convoglio avrebbe reso insignificanti tutte le minacce israeliane a chi avesse forzato il blocco navale di Gaza, non solo aprendo la via a consegne di armi ed equipaggiamento ma anche dando un segnale di debolezza in una regione dove i deboli hanno vita breve. Bloccare il convoglio avrebbe creato una crisi diplomatica con la Turchia, i paesi arabi moderati e il mondo occidentale. Per Israele il calcolo era dunque tra il male e il peggio, e si trattava di stabilire quale opzione avrebbe causato il male minore. Chiaramente, la mediocre intelligence di cui Israele disponeva ha creato il peggiore dei risultati, visto che una miglior conoscenza dei partecipanti al convoglio, i mezzi di cui disponevano e le loro intenzioni avrebbero permesso ai commando israeliani di agire diversamente. Il dramma umano risultante ha finora offuscato l'orizzonte strategico e il contesto geopolitico e ideologico di quest'episodio. Dietro al convoglio c'è un'organizzazione islamista turca che ha agito con la benedizione del suo governo. La Ihh - (Insani Yardim Vakfi, IHH - Humanitarian Relief Fund) ha legami stretti con la Fratellanza Musulmana e Hamas, e ha avuto un ruolo chiave nell'ingresso di Jihadisti in Bosnia negli anni Novanta. È illegale in Israele ed è stata indicata come strumento per il finanziamento di Hamas da vari governi occidentali . È tutt'altro che pacifista e attiva in altri teatri salafisti, come Cecenia e Iraq. Il convoglio è potuto partire grazie alla connivenza di Ankara che ha utilizzato il porto turco-cipriota di Famagosta – un'enclave pirata negata al legittimo governo cipriota dall'occupazione militare turca – per inviare un convoglio senza le carte in regola in piena violazione del diritto marittimo internazionale. Ankara ora può ben sfruttare la rabbia popolare a fini elettorali in un momento di crisi del partito al governo e a fini di consolidamento interno del potere contro l'esercito (unico contraltare in Turchia all'ascendenza islamista di Erdogan) che resta l'unico potere all'interno dello stato turco a favorire rapporti cordiali con Israele. Ma dietro a tutto questo c'è un altro fattore: l'Iran e la sua ricerca di egemonia regionale. Non è un caso che il dramma si sia consumato lo stesso giorno che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha fatto circolare due durissimi rapporti sull'Iran e la Siria. Il 31 maggio era l'ultimo giorno della presidenza libanese al Consiglio di sicurezza – un ostacolo al nuovo round di sanzioni Onu contro l'Iran – e si presumeva che questa settimana o la prossima l'Onu avrebbe deliberato contro l'Iran alla vigilia dell'anniversario delle elezioni fraudolente dell'anno scorso. In breve, il convoglio e i suoi vari complici hanno creato un brillante diversivo per l'opinione pubblica e le diplomazie internazionali. Fino alla settimana scorsa non si parlava che d'Iran, dei trasferimenti di missili a Hezbollah attraverso la Siria, della complicità turca con l'Iran nel violare le sanzioni o nell'inventare soluzioni diplomatiche inesistenti per prender tempo al programma nucleare iraniano. D'ora innanzi si parlerà di Gaza, Israele e le sue malefatte. Un'imboscata, messa a punto dai migliori giocatori di scacchi del mondo - gli iraniani che ne sono gl'inventori - nella quale i martiri e i loro compagni di viaggio sono pedine e l'isolamento d'Israele serve per fare scacco matto. Gli israeliani ci sono cascati, ma non avevano altra scelta.di Emanuele Ottolenghi 02 giugno 2010 http://www.ilsole24ore.com/


Obama: "Aiutare popolazione Gaza"

"Ma senza pericoli per Israele"
"E' importante trovare modi migliori per fornire aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, senza mettere in pericolo la sicurezza di Israele". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, parlando al telefono con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Obama ha quindi sottolineato la necessità di arrivare a un accordo di pace organico che preveda "la nascita di uno Stato palestinese indipendente". 2/6/2010, http://www.tgcom.mediaset.it/


ISRAELE ESPELLE TUTTI I PACIFISTI

(AGI) - Gerusalemme, 2 giugno............Un primo gruppo di 250 attivisti e' gia' sulla strada verso casa: circa 120, in gran parte algerini e indonesiani e comunque provenienti da Paesi con cui Israele non ha rapporti diplomatici, sono stati portati all'alba al confine con la Giordania (Amman si e' impegnato a collaborare per rimpatriali): hanno attraversato il confine al ponte di Allenby, sul fiume Giordano, dove c'erano cinque autobus in attesa ; e da li' viaggeranno verso i rispettivi Paesi. Circa 130 turchi sono stati portati all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove aerei speciali li riporteranno in patria. Ma la maggior parte si trova ancora nel cercere di Elah, nella localita' di Bershheva, nel deserto del Negev. Secondo il quotidiano Haaretz, all'aeroporto internazionale Ben Gurion ci sono gia' tre aerei turchi in attesa di portare gli attivisti in Turchia, da dove provenivano 380 dei circa 700 arrestati. Tra i passeggeri della flotta, oltre ai 380 turchi, c'erano 38 greci, 31 britannici, 30 giordani, 28 algerini, 9 francesi, 6 italiani e 7 irlandesi. Nelle prossime ore saranno anche rimpatriati i cadaveri dei nove attivisti morti durante l'abbordaggio militare alle navi: la loro nazionalita' non e' stata ancora annunciata ufficialmente, ma secondo i media, sono in maggioranza turchi.


guest house kibbutz Lavi

Un’altra nave pronta a sfidare l’embargo Israele: non passerà

La battaglia di Gaza continua. Il fronte aperto è diplomatico oltre che militare. Cinquecento cittadini sono stati trattenuti da Israele in attesa del rimpatrio, molti si trovano ancora in prigione. La Nato chiede di «liberare i detenuti», l'Onu, la Francia, la Turchia si muovono con durezza, l'Iran alza i toni e all'unisono i vertici di Hamas. Tel Aviv si sente sotto assedio. Il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, accusa l'Onu di essere «ipocrita» dopo che l'alto commissario per i Diritti umani, Navy Pillay, accusa: «Se Israele avesse tolto il blocco, non sarebbe al centro di una bufera». Lieberman ricorda le cinquecento persone uccise negli ultimi mesi in Thailandia, Algeria, Pakistan, India, Iran senza clamori né sanzioni. Il blitz della Marina israeliana sulle barche di Free Gaza ha toccato i nervi di mezzo mondo. Seicento fermati, molti detenuti nel carcere di Beer Sheva in attesa di accertamenti, poi lentamente rilasciati. Quaranta i turchi, quaranta britannici, nove francesi, un gruppo di tedeschi tra cui due deputate, sei italiani. I nostri connazionali stanno bene, assicura il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, dopo che l'ambasciatore a Tel Aviv li ha visitati in carcere. Sembra che la più provata sia l'unica donna del gruppo, la giornalista torinese Angela Lano. E il ministro degli Esteri Franco Frattini fa sapere in serata che «non sono voluti andar via: hanno chiesto il processo di identificazione». Potrebbero volerci circa tre giorni per il rientro in Italia.La Turchia è il paese più colpito, con quattro morti e quaranta fermati e il premier Tayyip Erdogan chiede una reazione degli Stati Uniti e va giù con durezza: «Il comportamento di Israele deve essere punito». Il governo nel pomeriggio di ieri ha anche mandato due arei militari a Haifa per verificare le condizioni degli attivisti trattenuti negli ospedali nella città al nord del Paese e riportarli a casa. La Francia alza la voce ed «esige la liberazione immediata dei suoi cittadini». Il presidente Nicolas Sarkozy parla di «uso eccessivo della forza» e insiste insieme all'Onu e all'Unione europea per l'apertura di un'inchiesta internazionale. Il premier italiano Silvio Berlusconi si dice «profondamente preoccupato» e auspica che «Israele dia un deciso segnale per la soluzione della situazione umanitaria a Gaza».Si contano nuovi morti. In un conflitto con l'esercito israeliano scatenato da miliziani delle falangi Naser Salahuddin poco a nord di Gaza, hanno perso la vita due palestinesi e altri due sarebbero rimasti uccisi da un areo militare. L'Egitto, per alleggerire la tensione, ha aperto il valico di Rafah, piccolo confine con Gaza solitamente sbarrato se non per qualche giorno al mese. Ma è una soluzione a tempo, perché l'Egitto non sembra intenzionato a liberare definitivamente il passaggio.La Striscia è ancora meta di abbordaggi del Free Gaza Movement e l'opinione pubblica d'Israele guarda con preoccupazione a ciò che potrebbe accadere se si dovesse arrivare a un nuovo braccio di ferro tra i contestatori e l'esercito. La prossima barca in arrivo, irlandese, si chiama Rachel Corrie, faceva parte della flottiglia Free Gaza, è rimasta ferma a Cipro per quarantott’ore per motivi logistici e adesso è pronta a dirigersi verso le coste di Israele. Ma il viceministro della Difesa israeliano Matan Vilnay ha già fatto sapere che non passerà. Il vero problema sarà la tattica da adottare per fermarla. A bordo anche il Nobel per la pace Maired Corrigan Maguire, premiata per la sua attività in Ulster, che ha fatto sapere: «Nessuna nave degli aiuti porta armi ma solo aiuti puramente umanitari... la nave deve giungere a Gaza per mostrare che il mondo ci tiene». 02 giugno 2010, http://www.ilgiornale.it/