sabato 10 dicembre 2011


SALUTE: SUONI E ODORI MODIFICANO CERVELLO MAMME

(ASCA) - Roma, 9 dic - Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Neuron modificazioni nei neuroni responsabili della capacita' di integrare le informazioni provenienti dall'olfatto e dall'udito conferiscono alle neomamme la capacita' di riconoscere i propri piccoli e rispondere alle loro richieste. Gli autori della ricerca, guidati da Adi Mizrahi dell'Hebrew University of Jerusalem (Israele), hanno infatti scoperto che l'odore dei cuccioli scatena forti cambiamenti nella corteccia uditiva primaria delle femmine di roditore che hanno gia' avuto a che fare con dei cuccioli, soprattutto se stanno allattando. Secondo i ricercatori questa capacita' di integrare i due tipi di informazione viene sviluppata poco dopo il parto e facilita il riconoscimento dei piccoli da parte della madre.

Cafarnao
Israele: nasce il Sentiero del Vangelo
Un percorso nuovo nel nord di Israele offre ai viaggiatori la possibilità di camminare attraverso i siti del Nuovo Testamento e sulle orme di Cristo. Il Sentiero del Vangelo si estende per 39 miglia, in direzione sud da Nazareth, attraverso dolci colline verdi, passando per le città ebraiche e arabe discende a Cafarnao, il villaggio di pescatori dove si dice che Gesù abbia stabilito la sua base originaria. Il Ministero del Turismo ritiene che il nuovo sentiero potrà attirare fino a 200.000 pellegrini cristiani nel nord di Israele il prossimo anno. I cristiani sono un segmento in rapida crescita del turismo israeliano che comprende circa i due terzi delle 3450 mila persone che hanno visitato il paese nel 2010. Sulle tracce del Vangelo, i turisti potranno andare verso il mare della Galilea a cavallo, i visitatori potranno immaginare per un attimo di essere nellaTerra Santa di duemila anni fa. Il Sentiero del Vangelo, progettato e studiato per oltre un decennio, è costato circa 800.000 dollari. Il governo ha pagato per due terzi di essa, il Fondo Nazionale Ebraico il resto. Il Ministro del Turismo Stas Misezhnikov ha detto che il sentiero è un elemento della strategia di marketing per rendere Israele un sito religioso di riferimento per i turisti di tutto il mondo. Nonostante il gran numero di turisti cristiani, solo da pochi anni sono disponibili informazioni complete per chi è in cerca di un'accurata visita della Galilea. I sentieri sono segnalati, ma le mappe esistono sono in ebraico. Il cambiamento viene da due imprenditori che hanno sviluppato un percorso chiamato "Sentiero di Gesù" nel 2008, seguendo un percorso leggermente diverso da Nazareth a Cafarnao.Il Sentiero del nuovo Vangelo, al contrario, è un progetto del governo. Si dirige a sud di Nazareth, con inizio alle Monte del Precipizio, dove, secondo le scritture, una folla quasi gettò Gesù da un dirupo dopo un sermone fatto in una sinagoga locale. Il monte offre una stupenda vista tutta la Galilea, da Nazareth antica alla valle di Jezreel, considerata oggi il cuore agricolo di Israele.Da lì, il sentiero sale al Monte Tabor, luogo della trasfigurazione, quando Gesù parlò a Mosè ed Elia e divenne raggiante, e Dio lo chiamò suo figlio. Oggi i sacerdoti celebrano la Messa in una chiesa francescana con alti soffitti e pavimenti in marmo bianco incontaminato. Da qui, il sentiero si snoda verso nord, passando, in primavera, attraverso un tappeto di anemoni e ciclamini. Un sentiero laterale, ha segnato anche, teste di Kfar Kana, dove si Gesù trasformò l'acqua in vino. Poi il sentiero del Vangelo passa attraverso i due vulcani estinti conosciuti come i Corni di Hattin, famoso come il luogo in cui l'esercito musulmano di Saladino sconfisse i crociati nel 1187. Oggi una moschea solitaria si pone come uno dei pochi resti di un villaggio arabo abbandonato. Nelle vicinanze si trova la città di Migdal, l'antica città di Magdala, dove si trovava la casa di Maria Maddalena. Più a nord, a Tabgha, la Chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci ricorda il noto passo del Vangelo. E infine i viaggiatori sono condotti verso il Monte delle Beatitudini, prima di andare a Cafarnao. Il Sentiero del Vangelo contiene pacchetti per prendere una barca attraverso il Mar della Galilea, dove si dice che Gesù abbia camminato sulle acque. Le barche corrono tra Cafarnao e Kibbutz Ginosar, dove gli archeologi marini hanno trovato e conservato antiche imbarcazioni da pesca che risalirebbero a 2.000 anni fa. Lungo tutto il percorso ci sono stazioni di benzina, tranquille città agricola e case lussuose per offrire luoghi di ristoro. Il sentiero si snoda attraverso pittoreschi paesaggi biblici e lunghi tratti agricoli. Il portavoce del Ministero confida che il percorso costituirà un incentivo agli imprenditori ad aprire alberghi e ristoranti lungo il percorso. Una varietà di opzioni già presenti per i viaggiatori, dal Fauzi Azar Inn celato nella vecchia città di Nazareth, al lussuoso Hotel a Tiberiade. Il campeggio è libero nei numerosi parchi lungo il percorso.http://www.focusmo.it/

Israele: l'Arca dell'Alleanza tornerà alla luce

Oggi sarebbe custodita in una cappella ad Aksum in Etiopia dove può entrare solo un sacerdote

L'Arca dell'Alleanza potrebbe tornare alla luce. La notizia, a metà fra storia e leggenda, arriva dall'Etiopia e rimbalza in Israele dove provoca grandi emozioni. La tv Canale 2 ha infatti spiegato in un servizio che l'Arca, che custodiva le Tavole della legge, sarebbe custodita ad Aksum in Etiopia, in una piccola cappella dove ha accesso un unico sacerdote, scelto ad hoc. A quanto pare, o meglio a quanto risulta a Canale 2, la cappella è in pericolo, causa infiltrazioni piovane, e allora l'Arca dovrebbe essere trasferita in un edificio attiguo in fase di costruzione. Così una mossa banale, un lavoro di ristrutturazione, svelerebbe finalmente l'Antichissima Arca, costruita in legno di acacia e rivestita d'oro. Se così fosse, l'Arca sarebbe finalmente visibile per la prima volta. In Israele c'è chi invita ala cautela perchè l'Arca originale potrebbe in realtà essere nelle viscere di Gerusalemme o, addirittura, in Vaticano. Ma c'è anche chi lancia l'allarme: chiunque si trovasse al suo cospetto rischierebbe la morte immediata.di Stefano Zurlo - 09 dicembre 2011,http://www.ilgiornale.it/

Gerusalemme, chiuso un accesso a Spianata moschee

Un responsabile del municipio di Gerusalemme ha ordinato la chiusura al pubblico di un ponte provvisorio di accesso alla Spianata delle Moschee, quello 'dei Mugrabi', in quanto pericolante. Lo rende noto il municipio. La sostituzione del ponte e' stata per mesi oggetto di tensioni fra Israele e il mondo arabo.Il responsabile dell'edilizia a Gerusalemme, Shlomo Eshkol, ha reso noto che il ponte in questione ''rappresenta un pericolo per il pubblico, e' particolarmente infiammabile e rischia di crollare''. Per questa ragione, se non ci saranno ricorsi, sara' chiuso del tutto al pubblico fra una settimana, fatta eccezione per le forze di sicurezza che potranno per il momento utilizzarlo ancora per le loro esigenze, ma solo con forze ridotte. Il ponte 'dei Mugrabi' collega la Spianata del Muro del Pianto a quella sovrastante delle Moschee. Si tratta di una struttura di carattere provvisorio, eretta alcuni anni fa in seguito a un grave smottamento di terreno. Secondo il municipio di Gerusalemme e' necessario sostituirlo con un solido ponte di acciaio: ma questi progetti sono osteggiati da parte araba che vi vedono un tentativo israeliano di alterare il delicato status quo. La stampa israeliana scrive che sulla sorte del ponte e' in corso un braccio di ferro fra il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat - che esige la sua sostituzione in tempi accelerati - e il premier Benyamin Netanyahu che pare propenso a rinviare anche perche' esposto a pressioni internazionali, in particolare da parte della Giordania http://www.ansa.it/

JUDY MURRAY E LA SFIDA FED CUP

Londra (Gran Bretagna) -Dalle voci alle conferme il passo è stato breve. Se qualche giorno fa si vociferava sul possibile ruolo di Judy Murray come capitano di Fed Cup, oggi è arrivata la conferma ufficiale, diramata nel primo pomeriggio tramite un comunicato dalla federazione inglese.Judy guiderà la squadra già dal prossimo impegno di Fed Cup, appuntamento che vedrà la squadra inglese volare ad Eliat, in Israele, dal primo al quattro febbraio prossimi. Oltre a ciò, è stato previsto anche un impegno che prevede la collaborazione della signora Murray con le più promettenti allenatrici inglesi..................http://tennis.it


Israel Electric Corporation (IEC) chiede un prezzo più basso per acquistare carburante

La Israel Electric Corporation (IEC) chiede un prezzo più basso per acquistare carburante dalle compagnie petrolifere che detengono i diritti di sfruttamento del giacimento israeliano offshore Tamar. La principale azienda elettrica d’Israele è infatti sul punto di chiudere un grosso contratto di fornitura di metano: indiscrezioni dei giorni scorsi parlano di un accordo della durata di 15 anni, incoraggiato apertamente anche dal ministro delle Infrastrutture, Uzi Landau. Le trattative vanno avanti da tempo e avvengono in un periodo particolarmente difficile per la IEC, la quale in questi ultimi mesi ha dovuto fare i conti con le frequenti interruzioni del flusso di metano proveniente dall’Egitto, finora acquistato a basso costo in virtù di un accordo (attualmente contestato dall’opinione pubblica egiziana) stipulato con il passato regime di Hosni Mubarak. Oggi il board direttivo dell’azienda elettrica si è riunito per discutere l’affare. La richiesta principale rivolta alle compagnie petrolifere è che la tariffa applicata sia uguale alla più bassa reperibile sul mercato: il che garantirebbe la competitività di IEC. Per ora, non è giunta notizia di commenti o reazioni della controparte.http://www.focusmo.it/




PIZZA DI SCAROLA

Ingredienti per 4 persone:2 teste di scarola,1 spicchio d'aglio,4 acciughe,3 cucchiai di olive nere,pinoli,1 confezione di pasta per pizza,olio,sale.Procedimento:Mettiamo a lessare i due cespi di scarola precedentemente lavati e fatti a pezzetti in abbondante acqua.In una padella mettiamo a disfare in un goccio di olio e uno spicchio di aglio le acciughe.Scoliamo e strizziamo bene la scarola e la versiamo in padella con le acciughe e insaporiamo bene.Togliamo l'aglio e aggiungiamo le olive taggiasche denocciolate.Stendiamo la base per pizza già pronta sulla teglia da forno e facciamo un bordo più altp piegando i contorni dell'impasto.Versiamo sulla pasta di pizza la scarola con acciughe e olive e la distribuiamo uniformemente.Inforniamo a 180° per 20 min.

ebrei tripolini cacciati
Profughi di Serie A e profughi di Serie B

Con Danny Ayalon, http://www.israele.net
Il vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon ha diffuso su YouTube un filmato di 5 minuti e mezzo intitolato “La verità sulla questione dei profughi”, terzo di una serie in cui, con l’aiuto di una grafica accattivante, intende spiegare in parole semplici alcuni dei più complessi nodi del conflitto israelo-arabo-palestinese.Questo il testo del terzo video di Ayalon, e il link per vederlo su YouTube.Danny Ayalon: «Oltre ai due argomenti che abbiamo discusso nei nostri precedenti video [Cisgiordania e processo di pace], il tema dei profughi è una delle questioni chiave per capire il conflitto arabo-israeliano. Chi sono i profughi? Perché, più di sessant’anni dopo, questa è ancora una questione aperta? Guardiamo ai fatti.Dunque, come è iniziata? Nel maggio 1948, alla popolazione araba locale si unirono sette paesi arabi nel tentativo comune di distruggere lo stato ebraico appena ricostituito. Incoraggiati dai leader arabi, che promettevano loro che sarebbero tornati da vincitori, e successivamente a causa della loro sconfitta nella guerra, circa cinquecentomila arabi fuggirono nei territori arabi circostanti.Ma è questo il quadro completo? Vorrei che deste un’occhiata ai profughi in queste fotografie. Tanti suppongono che si tratti di profughi arabi… in fuga da Israele. In realtà, si tratta di incolpevoli profughi ebrei, cacciati da paesi arabi. Ecco la mappa che illustra la vicenda in modo completo: ci furono molti più profughi ebrei che profughi arabi. Più di 850.000 ebrei delle antiche comunità ebraiche, che risalivano a prima dell’islam e della conquista araba del Medio Oriente, furono cacciati dalle loro case. In molti paesi gli ebrei vennero privati della cittadinanza, e le loro proprietà vennero confiscate. Al contrario, 160.000 arabi accettarono l’offerta di Israele di restare ed oggi vi sono più di un milione di cittadini arabo-israeliani che vivono in Israele con pieni diritti di cittadinanza.Allora, ecco una domanda: avete mai sentito parlare di campi profughi per ebrei? Penso proprio di no. I profughi ebrei vennero immediatamente accolti e integrati in Israele o in altre nazioni. E allora come mai, dopo più di sessant’anni, i profughi arabo-palestinesi non sono stati ancora accolti e integrati tra i loro fratelli? E come è possibile che il loro numero sia cresciuto da 500.000 a 4 milioni e 700.000? La triste realtà è che i profughi arabi non ne hanno mai avuto la possibilità. I tentativi di reinsediarsi vennero impediti da tutta una serie di leggi discriminatore messe in atto dai paesi arabi, come: divieto di ottenere la cittadinanza (ad eccezione della Giordania); impossibilità di accedere a molte professioni; limitazioni al possesso di terreni; restrizioni di movimento; diniego di istruzione e assistenza sanitaria.Sir Alexander Galloway, ex direttore dell’agenzia Onu per i profughi in Giordania, spiegò la ragione di queste discriminazioni. Disse: “Le nazioni arabe non vogliono risolvere il problema dei profughi arabi, vogliono tenerlo aperto come una ferita aperta, come un’arma contro Israele”. Il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser spiegò gli effetti di questa “arma” mirata a travolgere demograficamente Israele con generazioni di profughi allevati nell’odio. Disse: “Se i rifugiati torneranno in Israele, Israele cesserà di esistere”.E qual è stato il ruolo delle Nazioni Unite? Purtroppo non sono state affatto d’aiuto. Mentre tutti i profughi del mondo vengono assistiti dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), un’agenzia separata – l’UNRWA – venne creata specificamente per i palestinesi. Come mai i profughi palestinesi non possono condividere la stessa agenzia con i profughi di Bosnia, del Congo o del Darfur, tanto per citarne alcuni? La risposta è: perché mentre l’agenzia centrale delle Nazioni Unite aiuta i profughi a reinserirsi, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi contribuisce a perpetuare il loro status, applicando criteri atipici. Ad esempio, i profughi perdono il loro status di profugo quando ricevono la cittadinanza di un paese riconosciuto, i profughi palestinesi no; i profughi non possono trasmettere il loro status da una generazione all’altra, i profughi palestinesi sì; i profughi vengono incoraggiati a reinserirsi in altri paesi o ad integrarsi nei paesi che li ospitano, cosa che l’UNRWA evita di fare. Le Nazioni Unite spendono per ogni singolo profugo palestinese circa tre volte più di quanto spendono per un profugo non palestinese, e impiegano uno staff oltre trenta volte più numeroso. Insomma, per tutto il XX secolo le Nazioni Unite hanno trovato soluzioni durevoli per decine di milioni di profughi, mentre l’agenzia per i profughi palestinesi non ha trovato soluzione per un solo profugo. Qualcuno potrebbe anche pensare che si tratti di un caso di ipocrisia.Lasciate che vi dica qualcosa di personale. La famiglia di mio padre venne cacciata dall’Algeria. Essa, insieme ad altri 600.000 ebrei dai paesi arabi, si è reinserita in Israele. La storia ha dimostrato che reinserimento e integrazione hanno aiutato decine di milioni di profughi, nel corso del XX secolo, a riscattare la loro vita. I profughi palestinesi, invece, sono intrappolati fra leader arabi che non vogliono accettare i loro fratelli e agenzie Onu che non applicano principi eguali e universali a tutti i profughi. È giusto?»Per vedere il filmato suYouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=g_3A6_qSBBQ&feature=player_embedded#!

Italia-Israele: impulso a cooperazione nello spazio

(ANSAmed) - TEL AVIV, 8 DIC - "L'obiettivo comune di far partire un grande programma che si chiamerà 'Shalom - satelliti iperspettrali' ", dotati cioé di 200 bande di frequenza nel visibile, è stato definito nel corso di un incontro fra esperti spaziali italiani ed israeliani, tenutosi lunedì a Haifa. Lo ha reso noto il presidente dell'Agenzia spaziale italiana, professor Enrico Saggese, secondo cui il programma operativo (che potrebbe partire nella seconda metà dell'anno prossimo) prevede la realizzazione di due satelliti. La conferenza, chiamata 'From Earth to Space', è stata aperta dall'ambasciatore di Italia Luigi Mattiolo e dal ministro israeliano per la Scienza Daniel Hershkowitz. Ha visto la partecipazione non solo delle Agenzie spaziali di Italia ed Israele, ma anche delle industrie nazionali del ramo dei rispettivi Paesi."E' stato un successo aver messo tutti allo stesso tavolo", ha rilevato Saggese. In questo incontro gli esperti delle due parti hanno tentato di coniugare le rispettive "eccellenze"."L'Italia - ha ricordato Saggese - sta portando avanti il progetto Prisma" (Precursore IperSpettrale della Missione Applicativa): un sistema di osservazione della Terra con strumentazione elettro-ottica di tipo innovativo, basata su un sensore iperspettrale che consente al satellite di distinguere non solo le caratteristiche geometriche di ciò che osserva, ma anche la composizione chimico-fisica. "Israele, d'altra parte, ha molto sviluppato la tecnologia dei piccoli satelliti", ha aggiunto Saggese. Unendo le rispettive peculiarità, Italia ed Israele "possono certamente portare in campo internazionale un prodotto di eccellenza". In passato, ha ricordato, la cooperazione nello spazio fra i due Paesi è stata salutata con calore dal Capo dello stato israeliano Shimon Peres. Israele guarda infatti con crescente interesse allo spazio e al suo possibile sfruttamento a fini economici.Il quotidiano Maariv ha rilevato che, su pressione del ministro Hershkowitz, l'Agenzia spaziale israeliana ha ottenuto dal governo un finanziamento di 165 milioni di shekel (55 milioni di euro) per gli anni 2012-13, nell'obiettivo di realizzare entro cinque anni esportazioni per un valore di un miliardo di dollari. Israele ha nello spazio 11 satelliti, e la settimana prossima lancerà (dal Kazakhistan) il satellite per le comunicazioni 'Amos-5'.

Quel vino inneggiante al Führer: vergogna

Scrivo per commentare un articolo apparso ieri mattina sulla prima pagina del Corriere della Sera-Roma e che racconta la storia del negozio di viale Eritrea che assieme a gadget e cartoleria vende bottiglie di vino con etichette raffiguranti Hitler e Mussolini. L' esercente in questione ci fa sapere essere di destra (e quindi?), venire da una famiglia di militari (facendo torto alla gloriosa storia dell' Esercito Italiano si accosta l' essere di destra ai militari) e ci dice che è laziale e vende i gadget della Roma, come se vendere gadget della Roma e della Lazio sia equiparabile al vendere materiale dove sono ritratti volti di dittatori sanguinari, sterminatori di popoli e promulgatori di leggi razziste per le quali tante persone hanno sofferto e sono perite e dando la possibilità a qualche folle acquirente di «brindare», magari a tavola con mogli e figli, bambini e bambine con tali vini dalle etichette altrettanto folli. Come persona di religione ebraica, ringrazio il negoziante perché grazie al suo comportamento e alle sue politiche commerciali aiuta a sfatare il falso mito del commerciante ebreo disposto a tutto per il business e per il guadagno. Da oggi sappiamo che per il commerciante in questione, che non è di religione ebraica, tutto è lecito per far soldi... e il tutto nell' indifferenza generale, e se non fosse stato per la solita signora rompiscatole, mi auguro a sua volta non di religione ebraica ma temo che lo sia, le bottiglie sarebbero rimaste in vetrina, magari accanto all' addobbo di Natale in un macabro accostamento tra Hitler e le prossime festività. * Responsabile delle Relazioni esterne della Comunità ebraica Della Rocca Ruben, 9 dicembre Corriere della Sera


Fratelli Musulmani: "Vogliamo rivedere l'accordo con Israele"

Rivedere l'accordo tra Egitto e Israele. Freschi delle notizie dalle elezioni, con la vittoria nella prima tornata post Hosni Mubarak, i Fratelli Musulmani chiedono a gran voce la revisione in parlamento dell'accordo bilaterale tra Israele e Egitto. "E' trascorso molto tempo da quando sono stati firmati gli accordi di Camp David e come gli altri accordi necessitano di essere rivisti. E questo spetta al Parlamento'' ha affermato il segretario generale dei Fratelli Musulmani Mahmoud Hussein. Affermazioni che non possono che preoccupare Israele.
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La pena, i valori


Mercoledì è entrato in prigione l'ex presidente dello Stato d'Israele per scontare la pena di sette anni inflittagli per stupro. Un momento triste per Israele, un momento per far riflettere che nessuno è al di sopra della legge in Israele. I commenti sulla stampa israeliana vertono anche sul fatto che Moshè Katzav entra in carcere senza aver capito di aver infranto la legge, senza pentimento. Vi è una cesura tra chi ha condannato e il condannato: non sembra condividano lo stesso bagaglio culturale e gli stessi valori. Non tanto una vittoria delle donne, quanto una vittoria del diritto: si infligge la pena imponendo dei valori anche a chi non li condivide. Sono difesi la donna e la sua integrità: questo dice Israele.Joe Shammah,
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Punizione collettiva

È già stato scritto da più parti che il giorno di ieri, con l'entrata dell'ex presidente d'Israele entro le mura del carcere Maasiyahu, è stato buono e cattivo insieme. Buono perché è stata dimostrata l'indipendenza esemplare del sistema giudiziario israeliano, cattivo perché dimostra quanto in basso può arrivare il costume politico di un sistema democratico occidentale quale quello israeliano. Perciò non voglio qui ripetere le stesse cose, ma mettere il dito su un altro punto: come può succedere che il Parlamento di un paese così culturalmente e socialmente avanzato possa eleggere a presidente della repubblica un parlamentare quasi anonimo, e lo scelga rinunciando all'altro candidato, Shimon Peres, in molti sensi uno dei "padri della patria".Le previsioni che si potevano leggere su quasi tutti i giornali di quel giorno erano completamente sbilanciate a favore di Peres: l'uomo che aveva contribuito in modo decisivo alla potenza militare d'Israele negli anni '50 e '60, che aveva avuto un ruolo decisivo nella fornitura degli aerei Mirage dalla Francia (che furono poi decisivi per la vittoria della guerra dei sei giorni), il motore dei colloqui di Madrid (poi silurati dal primo ministro Shamir), il protagonista degli accordi di Oslo, Premio Nobel per la Pace, si trovò quel giorno di fine luglio del 2000 a contendere l'elezione a presidente della repubblica con un parlamentare di serie B, più giovane di trent'anni, poco noto e poco attivo ma ben esperto nel piccolo cabotaggio del gioco politico di partito. Katzav "si era fatto le ossa" come uno dei giovani del Herut all'ombra di Begin, insieme a David Levi e altri nuovi approdati alla politica, di origine orientale, con una carriera meteorica che lo aveva portato anche alla carica di sindaco di Kiriat Malachi, una cittadina della periferia del sud. Detto questo, si capisce come fu generale e profonda la sorpresa quando il presidente della Keneset Avraham Burg dette voce al risultato della votazione. La spiegazione è semplice e la si può riassumere in poche parole: due grandi blocchi si cimentarono quel giorno, e la differenza numerica fra loro era esigua ma determinante a favore di Katzav (63 contro 57 al secondo giro). Intorno a lui si erano messi d'accordo i parlamentari della destra e dei partiti religiosi, mentre Peres godeva dell'appoggio della sinistra, del centro e anche di alcuni parlamentari di destra, ma evidentemente non abbastanza per una vittoria che sembrava scontata, se non altro a causa dei suoi meriti passati. Ma l'errore di Peres fu proprio quello di fidarsi troppo delle corone del passato, mentre Katzav in quei giorni passò la maggior parte del suo tempo a contattare i parlamentari di tutte le tendenze e a "ricamare" la sua elezione con un lavoro capillare di convincimento. La piccola politica di coalizione ebbe la meglio sulla grande logica del buonsenso, e così fu che per i sei anni successivi la figura che rappresentò Israele di fronte a se stesso e alle nazioni fu una persona che si è poi rivelata essere un delinquente comune. Stento a credere, ma ha ragione Sergio Della Pergola quando scrive su Unione Informa che ieri gli Israeliani hanno avuto la loro punizione collettiva.Daniel Haviv, alchimista,http://www.moked.it/


Il valore dell’insegnamento

Siamo proprio una categoria professionale di pazzi autolesionisti, pensavo qualche giorno fa sentendo una collega che mi ringraziava calorosamente perché avevo accettato di cederle la prima ora di lezione, facendola così entrare alle 8 anziché alle 9; anche io qualche anno fa mi ero fatta supplicare non poco prima di accettare di accompagnare gli allievi a sciare invece di passare una mattina a spiegare Dante o Lucrezio. Questi comportamenti (che forse stupiranno chi si è fatto condizionare dalle campagne mediatiche sugli insegnanti fannulloni) non sono l’eccezione ma la regola, almeno in tutte le scuole in cui mi è capitato di lavorare, come dimostra il linguaggio normalmente usato: tra insegnanti si parla sempre, infatti, di ore “regalate” e “rubate”, dove chi “regala” appioppa un’ora di lavoro non retribuita e chi “ruba” lavora un’ora in più gratis al posto del “derubato”. In teoria è un nobile esempio di dedizione generalizzata al proprio lavoro, ma a volte mi domando se non sia in qualche misura controproducente, finendo per sminuirne il valore: cosa pensano gli allievi dell’insegnante che fa di tutto per avere un’ora di lezione in più? Che non ha di meglio da fare nella sua vita? Che sta inventando di tutto per opprimerli? Difficile, nella società di oggi, che si attribuisca grande valore a un servizio che viene svolto gratuitamente con tanta facilità. Occorre dunque adottare strategie che mettano in evidenza il valore delle proprie lezioni, anche quando sono pagate poco o nulla.E nel mondo ebraico? Per fortuna abbiamo una tradizione abbastanza solida che sottolinea l’importanza dell’insegnamento, anche quando è impartito gratuitamente, le nostre comunità si reggono in parte sul volontariato e quindi siamo meno portati a usare il costo in denaro come criterio di misurazione del valore di ciò che ci viene offerto (lezioni di Torà, corsi di ebraismo, conferenze, ecc.). Forse, però, in qualche caso il problema esiste anche da noi, per esempio nelle scuole ebraiche, dove è importante far capire che le lezioni di ebraico ed ebraismo non hanno meno valore delle altre (ho l’impressione comunque che oggi ci si riesca molto di più che in passato). Oppure quando si inseguono i “lontani” (cosa peraltro assolutamente meritoria): chi è ricercato con insistenza può essere indotto erroneamente a pensare che gli si voglia offrire una merce scadente; anche in questo caso è importante studiare strategie per far capire che chi propone lezioni di ebraismo non sta chiedendo il favore di essere ascoltato, ma sta offrendo un preziosissimo regalo.Anna Segre, insegnante, http://www.moked.it


.......a proposito di Shalit:

"Bisogna smettere di chiamare Shalit "caporale" o "soldatino". Subito dopo la liberazione è stato riconosciuto come militare effettivo (non più di leva quindi), con invalidità del 20% e con il grado e il il bracciale di sergente maggiore." da un amico israeliano

venerdì 9 dicembre 2011


Liberman al Consiglio OCSE: facciamo crescere la middle-class nel Medio Oriente

Il Ministro degli esteri israeliano Liberman è intervenuto al consiglio dell’Ocse che si sta tenendo in Lituania “proveniendo dal Medio Oriente – ha detto -metto a confronto la nostra nazione e la Regione in cui viviamo con l'Europa e cerco di capire dove si trovino le differenze. L'Europa sta attraversando una delle più gravi crisi economiche dalla seconda guerra mondiale ma questo non porta alla violenza di massa o a violenti scontri internazionali.Inutile dire che la situazione in Medio Oriente è completamente diversa. La domanda principale che si presenta in queste circostanze è: perché Israele mantiene la stabilità economica e politica ? non solo abbiamo mantenuto la stabilità, negli ultimi anni ma Israele ha fatto grandi progressi, diventando un importante player mondiale nel campo dell'alta tecnologia e della scienza. “ Negli ultimi decenni, agli israeliani sono stati assegnati 10 premi Nobel, sei dei quali per la ricerca scientifica. A parte la Cina, ci sono aziende più israeliane quotate al NASDAQ di qualsiasi altro paese, oltre al Nord America. Nonostante le condizioni climatiche estremamente difficili, Israele è diventato un leader mondiale e pioniere nel campo della desalinizzazione dell'acqua e delle tecnologie di irrigazione. Israele de-salina oggi circa 300 milioni di metri cubi d'acqua all'anno. Non solo,circa il 70% dell'acqua per l’irrigazione di Israele è stata purificata. Alla platea del Consiglio dell’Ocse Libermann ha detto: “In primo luogo, è chiaro a tutti che oggi la disputa tra Israele e palestinesi non è il cuore delle turbolenze in Medio Oriente. Non vi è alcun collegamento tra il conflitto israelo-palestinese e le rivolte in Tunisia, Libia, Yemen, Egitto e Siria, o i disordini in Bahrain e Arabia Saudita. Ci sono molte ragioni per tutti questi disordini nel mondo arabo, tra cui l'attrito etnico e le richieste di base di libertà individuale e di democrazia. Ma senza dubbio, il motivo principale è la situazione economica molto difficile, sottolineata dalle disparità socio-economiche e da una ingiusta ripartizione delle risorse. I leader arabi farebbero bene a far progredire la cooperazione con Israele nei campi della tecnologia e del know-how scientifico, piuttosto che continuare a incitare i loro popoli contro di noi. Se lo avessero fatto in passato, coloro che sono stati recentemente deposti avrebbero potuto evitare il loro destino. “ Libermann individua poi una condizione necessaria: “la formazione di una classe media di successo, che funge da spina dorsale di una società sana. Quando si guarda all'Europa, si vede che un Paese ha successo se la propria classe media è avvantaggiata. Ne consegue che gli sforzi internazionali, per quanto riguarda il Medio Oriente, dovrebbero essere concentrati sullo sviluppo della classe media, che va di pari passo con lo sviluppo economico. “http://www.focusmo.it

giovedì 8 dicembre 2011

Unesco, la bandiera palestinese sara' issata a Parigi

(ANSAmed) - PARIGI, 7 DIC - La bandiera palestinese sara' issata martedi' prossimo nella sede dell'Unesco, a Parigi. Lo ha reso noto oggi l'organizzazione delle Nazione Unite per l'educazione, la scienza e la cultura che, all'inizio del mese di novembre, ha votato l'adesione a pieno titolo della Palestina come suo Stato membro. Decisione che ha avuto come risposta il congelamento della quota di partecipazione degli Stati Uniti e di Israele al bilancio dell'Unesco. Martedi' saranno presenti a Parigi il presidente dell'autorita' palestinese Abu Mazen ed il suo ministro degli Esteri, Riad Maliki.

Israele
Campagne per la distruzione di Israele alla faccia del processo di pace

Il direttore di Palestinian Media Watch, Itamar Marcus, il Premio Nobel Elie Wiesel e Robert L. Bernstein, fondatore di Human Rights Watch e di Advancing Human Rights, hanno presentato martedì alla stampa un nuovo studio che documenta l’uso sistematico da parte dell’Autorità Palestinese delle più varie risorse pubblicistiche, culturali, educative e giornalistiche per promuovere un discorso di odio e demonizzazione a danno di Israele, della pace e degli stessi palestinesi.Il libro di 267 pagine intitolato “Deception: Betraying the Peace Process” (Inganno: tradire il processo di pace) analizza un intero anno di fonti culturali, educative e giornalistiche sotto controllo dell’Autorità Palestinese. Gli autori Itamar Marcus e Nan Jacques Zilberdik hanno condotto il loro approfondito esame dal maggio 2010 all’aprile 2011, con l’obiettivo di stabilire se e quanto l’Autorità Palestinese avesse tenuto fede agli impegni che si era assunta con il Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) di ripudiare violenza e terrorismo, di riconoscere lo stato d’Israele e di accettarlo come interlocutore per la pace, mettendo fine a istigazione all’odio e alla violenza.Il libro conduce il lettore in un viaggio nell’Autorità Palestinese attraverso una quantità di eventi culturali, programmi educativi, dichiarazioni di politici, e illustra le modalità con cui l’Autorità Palestinese indirizza un messaggio alla comunità internazionale attraverso i canali di comunicazione ufficiali, e un messaggio assai diverso al popolo palestinese usando canali di comunicazione in arabo. “L’Autorità Palestinese ha intensificato la sua campagna diplomatica sostenendo d’aver ottemperato a tutti i suoi impegni e di operare per l’avanzamento della pace – ha spiegato Marcus – Ma le comunicazioni dei leader dell’Autorità Palestinese al loro popolo nei discorsi, negli eventi, nei mass-media sotto il loro controllo e nelle pubblicazioni per bambini contraddicono tale loro posizione diplomatica”. Dopo aver analizzato un’ampia gamma di pubblicazioni e materiali culturali sull’arco di intero anno, l’inesorabile conclusione è che i messaggi veicolati direttamente o indirettamente dall’Autorità Palestinese riflettono “l’annullamento completo degli impegni presi verso gli altri interlocutori e verso il loro stesso popolo”, ha detto Marcus. Il libro documenta meticolosamente centinaia di esempi di pubblicazioni che promuovono messaggi di odio non solo verso Israele, ma anche fra palestinesi; il tutto con l’effetto di minare il processo di pace. Vi si trovano catalogate e contestualizzate le varie linee di condotta che mirano, di volta in volta, a glorificare il terrorismo, a demonizzare Israele e gli ebrei, a respingere il diritto di Israele ad esistere, quando non a negarne tout-court l’esistenza di fatto.Anche in contesti del tutto ordinari come le pagine sportive, ha osservato Marcus, può capitare di leggere un articolo in cui si parla di Israele non come Israele, ma come “la patria sotto occupazione”. Dove il riferimento – è importante sottolineare – è a Israele nella sua totalità, e non solo alla Cisgiordania e alla striscia di Gaza. Alla stessa stregua, ha continuato Marcus, capita spesso che tutte le città israeliane vengano indicate come “città palestinesi”, sia verbalmente, che a stampa che in televisione, compresi i programmi educativi destinati ai bambini.Altrettanto preoccupante della negazione, secondo Marcus, è la ripetuta demonizzazione di Israele, che viene costantemente paragonato al male assoluto (i nazisti) e sistematicamente accusato (senza ombra di prove) di fantasiose nefandezze: diffondere deliberatamente fra i palestinesi Aids, droga, prostituzione; aver avvelenato Yasser Arafat; pianificare la distruzione della moschea di Al-Aqsa ecc. Una forma particolare di demonizzazione è quella che ricorre quando gli attentatori suicidi vengono glorificati e a loro nome vengono intitolati stadi, tornei sportivi, campi estivi per ragazzi, scuole, vie e piazze cittadine.“Questo ben documentato studio – ha affermato Elie Wiesel – prende di petto una scoperta inquietante: i testi palestinesi contengono pagine scandalosamente antisemite, aizzano i ragazzi ad odiare gli ebrei non solo in Israele, ma dovunque si trovino. È una realtà che deve essere denunciata da tutti gli studiosi”.“Questa campagna di odio e demonizzazione verso israeliani ed ebrei costituisce una violazione di diritti umani fondamentali – ha osservato Bernstein – e viene usata per mantenere il controllo politico a scapito del negoziato per una pace vera e duratura. Questo libro è importante perché non è un’arringa, bensì un catalogo fattuale di dichiarazioni e attività pubbliche. C’è un’incapacità di vedere questo fenomeno da parte della stampa occidentale – ha continuato Bernstein – per il semplice fatto che la stampa occidentale non conosce l’arabo. Ma un discorso di odio sponsorizzato dalle autorità di governo è incompatibile con la pace. Finché l’Autorità Palestinese non preparerà i suoi figli alla pace e non insegnerà loro a vedere Israele come un legittimo vicino, la pace resterà un’illusione”.“Se l’Autorità Palestinese – ha notato Zilberdik – non smette di presentare i terroristi come modelli positivi e gli ebrei e gli israeliani come intrinsecamente malvagi, se non smette di educare la propria gente a vagheggiare un mondo senza Israele, se non cambia il suo messaggio secondo cui esiste solo la ‘Palestina’ e non Israele, non c’è alcuna possibilità di arrivare a un’autentica pace”.Marcus conta di far arrivare il suo libro a tutti i membri del Congresso americano e dei Parlamenti europei, affinché i legislatori sappiano che cosa stanno pagando con i loro aiuti finanziari. “La speranza è che far emergere informazioni adeguate costituisca un primo passo verso il necessario cambiamento”, ha concluso Marcus.(Da: Jerusalem Post, PMW Bulletins, 6-7.12.11) http://www.israele.net/


Se non crolla

Mettiamo che crolla l'euro, pensa il Tizio scorrendo i titoli di Televideo. Lascia che passa una settimana e la colpa lo so già di chi sarà, della demo-pluto-massoneria ebraica. Ma se poi l'euro non crolla, se tutto va bene, nessuno dirà che è stato per merito della demo-pluto-eccetera. Eppure, se crolla ed è colpa degli Ebrei, se poi non crolla, sarà per merito degli Ebrei. Invece niente. E questo non è giusto. Il Tizio della Sera,http://www.moked.it/


Cittadino Katzav, ieri per colpa tua, è stato uno dei giorni più tristi nella storia d'Israele. Ma forse per merito tuo, dalla molta ombra esce anche un po' di luce. Ieri, cittadino Katzav, ex-Presidente della Repubblica di Israele, sei stato incarcerato dopo la condanna al Tribunale Distrettuale e alla Corte Suprema per violenza carnale e molestie ripetute. È tragico assistere alla caduta di una persona che ha rappresentato il simbolo più alto dello Stato israeliano. Non solo tu, cittadino Katzav, ma anche tutta la nazione subisce una dura punizione con la tua condanna. Ma è anche vero che, attraverso di te, la democrazia israeliana può essere orgogliosa di aver dimostrato, probabilmente unica al mondo, che la legge è uguale per tutti. Questo ci conforta.Sergio Della Pergola,Univ. Gerusalemme,http://www.moked.it


Ebraico e democratico

Il 49° numero della rivista Justice, organo della International Association of Jewish Lawyers and Jurists (Fall 2011), rappresenta un punto di riferimento particolarmente rilevante per il dibattito sulla natura giuridica dello Stato d’Israele, dal momento che offre ai lettori i testi delle relazioni presentate in occasione del 14° Congresso internazionale della IAJLJ, svoltosi sul Mar Morto dal 2 al 5 febbraio 2011, e dedicato, appunto, al tema di “Israel as a Jewish an Democratic State”. Le molteplici questioni legate a tale peculiare “doppia natura” di Israele (in quanto Stato ebraico e democratico), ai possibili punti di attrito tra queste due qualità costitutive, come anche alla possibilità e necessità che esse vadano invece a fecondarsi reciprocamente, sono state sviscerate da molti punti di vista, attraverso una ricognizione complessiva che ha preso in considerazione l’intera, intensa storia della giovane democrazia, nei suoi momenti essenziali di costruzione e consolidamento (dalla Dichiarazione d’Indipendenza al particolare processo costituente “a tappe”, dalle Leggi Fondamentali del 1992 sulla Libertà di Occupazione e la Libertà e la Dignità della Persona fino alla più recente giurisprudenza della Corte Suprema). Una discussione ricca, serrata, non priva di divergenze e contrapposizioni, di cui non è possibile dare conto nel breve spazio di poche righe.Mi permetto, semplicemente, di fare un paio di annotazioni riguardo a tale fondamentale problema, così strettamente legato alla stessa ragion d’essere – nazionale, storica, morale, spirituale dello Stato d’Israele, alla sua specifica collocazione nella famiglia delle nazioni.Dovrebbe essere superfluo dire, innanzitutto, che chiunque abbia davvero a cuore Israele dovrebbe difenderne, congiuntamente e contemporaneamente, entrambe le caratteristiche costitutive. Israele è un Paese ebraico e democratico, e tale dovrà restare. È un dato di fatto che l’accettazione del carattere ‘ebraico’ dello Stato non appare sempre condivisa dalla cospicua minoranza araba, e anche (sia pure in misura molto marginale) da alcuni piccoli gruppi di opinione ebraici (all’insegna del cd. “post-sionismo”). Ciò rappresenta, certamente, un problema, ma ogni soluzione non potrà non essere ricercata e praticata all’interno della cornice costituzionale dello Stato delineata dalla Dichiarazione d’Indipendenza, che vuole Israele patria del popolo ebraico, ma sempre attentissimo a garantire pienezza di diritti a tutte le minoranze etniche e religiose, e piena facoltà di parola e di dissenso a tutti i cittadini: anche a coloro che usano la libertà di pensiero e di espressione per contestare le stesse fondamenta di quello Stato che tale libertà assicura e garantisce. Solo una vigile e attenta salvaguardia della qualità democratica della società israeliana, a mio avviso, potrà fungere da efficace baluardo contro gli attacchi alla sua natura di “Stato ebraico”.D’altra parte, se occorre difendere la natura ebraica di Israele, anche la sua natura di Stato democratico non può essere data per scontata, come acquisita una volta per tutte. Sappiamo bene come, su tanti piani (per esempio, la laicità dello Stato, i diritti dei non osservanti o dei non credenti, la tutela delle minoranze ecc.), la società israeliana presenti talora dei punti di criticità, che talvolta portano diverse componenti della popolazione a dividersi e contrapporsi, in modi anche aspri. E non c’è dubbio sul fatto che il perenne stato di emergenza, se non di assedio, in cui versa il Paese metta sempre in secondo piano una serie questioni essenziali che, in diverse condizioni, emergerebbero con forza, probabilmente in forme non indolori.La difesa di Israele come Stato ebraico e democratico, insomma, richiede un impegno quotidiano, un’attenzione continua. Ed esprimo qualche perplessità rispetto a chi pare porre una gerarchia di priorità tra i due elementi (per esempio, Fania Oz-Salzberger, in un acuto saggio, pubblicato nel citato fascicolo di Justice, dal titolo, dichiaratamente “provocative”: “Democratic first, Jewish second”). I due termini, infatti (come la stessa studiosa riconosce), non possono essere messi sullo stesso piano, in quanto il primo riguarda un funzionamento civile e politico, il “dover essere” di una società, mentre il secondo esprime semplicemente un dato di fatto, l’“essere” della nazione ebraica. Ed è proprio sull’“essere” dell’ebraismo (non sul “dover essere” della democrazia, che non esisteva nel mondo antico) che si realizza la continuità tra l’Israele moderno e quello antico. Due estrinsecazioni storiche della medesima, identica realtà: il popolo ebraico, libero e sovrano nella sua terra.Francesco Lucrezi, storico,http://www.moked.it


Con Dan Shechtman premiato il coraggio della tenacia
Inizia oggi la cerimonia di assegnazione dei Premi Nobel 2011. Stoccolma e Oslo, capitali mondiali della cultura e del progresso di questo ultimo scorcio di autunno, sono pronte ormai da giorni ad accogliere e celebrare alcune tra le menti più brillanti del pianeta. Domani mattina a partire dalle 9 riflettori puntati sulla lectio magistralis dell’accademico israeliano Dan Shechtman (nella foto), vincitore del Nobel per la Chimica. La sua è una straordinaria storia di passione, coraggio e perseveranza. Professore di scienze materiali al Technion Institute of Technology e all’Iowa State University, Shechtman entra nell’Olimpo della scienza con la scoperta dei quasicristalli, forme strutturali individuate grazie a un lungo e meticoloso lavoro di ricerca portato a termine nonostante le forti perplessità espresse a suo tempo da non pochi ed eminenti colleghi. Il professore, si legge nella lettera di motivazione del riconoscimento, ha “fondamentalmente alterato il modo in cui la chimica considera la materia solida”. Il suo merito? Aver intuito che gli atomi possono disporsi in una forma ordinata non necessariamente periodica, rivelazione di rottura rispetto a quanto universalmente sostenuto fino al completamento dei suoi studi. Malgrado l’opposizione di buona parte della comunità scientifica alle sue tesi, a volte accompagnate persino da interventi di scherno e dileggio, Shechtman aveva tenacemente scelto di proseguire a testa alta la sua battaglia di verità. Una battaglia oggi premiata dal tributo più prestigioso che consegna a Israele il suo quarto premio Nobel in questo affascinante e dinamico settore del sapere.http://www.moked.it/

Il futuro del Mar Morto

Un gruppo di scienziati ha scoperto che 120 mila anni fa il Mar Morto si era completamente prosciugato a causa delle alte temperature dell’interglaciazione Riss-Würm, il periodo interglaciale più lungo e caldo, iniziato 130 mila anni fa e terminato 114 mila anni fa. Secondo gli scienziati la scoperta dimostra che le alte temperature possono inaridire la zona a tal punto da prosciugare nuovamente il lago, che negli ultimi anni si sta già ritirando.Il Mar Morto è un lago salato che si trova in Israele, Cisgiordania e Giordania. La sua superficie e le sue coste si trovano a 423 metri sotto il livello del mare, nella depressione più profonda della Terra. Con i suoi 377 metri di profondità è il lago salino più profondo del pianeta e il suo nome deriva proprio dall’alta salinità – è circa otto volte più salato dell’acqua dell’oceano – che complica enormemente la nascita di qualsiasi forma di vita, tranne i batteri.«Il Mar Morto sta scomparendo perché gran parte delle sue acque vengono assorbite dai paesi che vivono nelle zone circostanti» e le impiegano soprattutto nell’uso agricolo, ha spiegato Steve Goldstein, geochimico della Columbia University. «Ora sappiamo che in un periodo particolarmente caldo del passato, le acque – su cui ora le persone fanno affidamento – si prosciugarono da sole. Questa scoperta ha conseguenze importanti per le persone di oggi perché molto probabilmente in futuro questa regione diventerà sempre più arida», ha spiegato Goldstein alla BBC.La scoperta è stata realizzata da un gruppo di scienziati israeliani, americani, tedeschi, giapponesi, svizzeri e norvegesi ed è stata presentata all’incontro autunnale dell’Associazione dei geofisici americani. Nel 2010 gli scienziati trivellarono due punti sul fondale del lago, e a circa 235 metri di profondità trovarono uno strato di piccoli ciottoli rotondi, molto probabilmente i depositi di un’antica spiaggia. Questo proverebbe – secondo gli studiosi – che a un certo punto il lago era completamente o quasi completamente prosciugato. L’analisi dei sedimenti non è stata ancora completata, ma i primi dati suggeriscono che il prosciugamento del lago sia avvenuto durante la prima interglaciazione, circa 120 mila anni fa. Inoltre, ricerche recenti hanno mostrato che durante i periodi di interglaciazione il lago si riduceva mentre durante le glaciazioni le sue dimensioni aumentavano. Nell’ultimo periodo di glaciazione, circa 25 mila anni fa, il Mar Morto raggiunse la sua massima dimensione.La Banca Mondiale ha stanziato 15 milioni di dollari per studiare un collegamento con il Mar Rosso in modo da alimentare il lago con nuove acque. Il Mar Morto viene nominato nella Bibbia, era conosciuto dagli antichi egizi che vi estraevano sostanze per la mummificazione e dai romani che usavano le acque ricche di sali minerali per scopi terapeutici. Adesso è una località turistica visitata ogni anno da milioni di persone. Società sia israeliane che giordane estraggono dalle sue acque bromo, magnesio e altre sostanze per produrre cosmetici e fertilizzanti. Dopo l’entrata nell’UNESCO, l’autorità palestinese ha intenzione di proporre il Mar Morto come uno dei siti patrimonio dell’umanità, insieme a Betlemme ed Hebron.http://www.ilpost.it


Arava Power aiuterà i Beduini a ottenere profitti dal sole
La società israeliana di impianti a energia solare, Arava Power ha siglato un contratto per costruire un impianto di energia solare con la tribù araba di beduini Tarabin che vive nel deserto del Negev.Nel mese di settembre, il Ministero della Pianificazione Regionale meridionale dell'Interno e della Commissione Edilizia ha approvato il progetto di costruzione di un impianto solare fotovoltaico da costruirsi ad Abu Basma,una decisione storica per i beduini, che da questo accordo possono aspettarsi nuovi posti di lavoro e redditi di locazione. Il leader della comunità, Haj Mousa Tarabin, ha dichiarato: "Sono contento che ci siano persone interessate ad aiutare i beduini a migliorare il loro stile di vita. - sia sul piano economico che con la creazione di varie fonti di reddito" Il governo israeliano ha offerto interessanti incentivi per lo sviluppo nel campo dell'energia solare.. Le tariffe incentivanti fissate dai governi in modo che in un certo lasso di tempo venga garantito un ritorno dell'investimento a chiunque trasformi l'energia elettrica, attraverso impianti di energia solare o altre energie rinnovabili come il vento. Gli incentivi sono stati fissati per impianti solari di medie dimensioni fino a 300 megawatt che vengono restituiti alla rete .Yossi Abramowitz, presidente di Arava Power, sta cercando di ottenere che il 30% dell'incentivo venga garantito al popolo beduino. Se tutto procede secondo i tempi, gli ingegneri della Arava potrebbero installare un impianto di otto megawatt presso la tribù Tarabin. Questo sarebbe sufficiente ad alimentare più di 3.500 case. L'obiettivo finale è quello di mettere a disposizione 30 megawatt in cinque località, aumentando così l'economia delle comunità beduine. "Con un supporto immediato $ 30 milioni, l'80 per cento dei quali proviene dal governo degli Stati Uniti, la Arava possiede un totale di $ 3 miliardi in finanziamenti da grandi aziende come la Siemens ed è pronta a sviluppare l'industria solare presso le comunità beduine" - ha dichiarato Abramowitz amministratore delegato di Arava "Circa il 60% della terra di Israele è deserto, e circa il 30% delle persone che vivono nel deserto sono beduini", ha aggiunto Abramowitz - "Aiutarli ad accedere al'economia globale verde è anche un imperativo morale "http://www.focusmo.it/

GUATEMALA, SI LAVORA A TRATTATO DI LIBERO COMMERCIO CON ISRAELE

Guatemala e Israele lavorano a un Trattato di libero commercio da chiudere nel 2012. Lo ha reso noto il ministero dell'Economia guatemalteco rilanciato dalla testata Siglo XXI. Il patto dovrebbe da... (ilVelino/AGV) http://www.ilvelino.it/

"Nemici del Kenya, nemici di Israele"

Il supporto di Tel Aviv dopo quello di Francia e USA, verso la Seconda guerra panafricana

I massmedia kenyoti riportano la notizia degli accordi di cooperazione militare stipulati tra il Governo del Kenya e Israele rientranti nella ’Coalizione contro il fondamentalismo’. Gli accordi sarebbero stati firmati ai primi di Novembre tra il Primo Ministro Kenyota Raila Odinga e il Primo Ministro Israeliano Netanyahu mettendo l’enfasi sulla stabilitá della regione del Corno d’Africa e la difesa delle frontiere del Kenya, minacciate dalle incursioni della milizia estremista Al-Shabaab.I nemici del Kenya sono anche i nemici di Israele quindi dobbiamo aiutare i nostri alleati che sono minacciati dalle stesse forze estremiste che operano in Palestina. Questa é un’ottima opportunitá per rafforzare i legami tra i nostri due paesi”, ha dichiarato ai mass media israeliani Netanyahu dopo la firma della cooperazione militare. Chiaro il riferimento a Gaza.Gli accordi prevedono la fornitura di armi pesanti e l’invio di esperti militari Israeliani che affiancheranno i soldati Kenyoti durante i combattimenti contro le milizie di Al-Shabaab. Uomini dell’Intelligence Israeliana, Mossad, arriveranno a giorni in Kenya per aiutare i servizi locali ad intercettare e smantellare la rete di reclutamento dei fondamentalisti islamici, soprattutto nelle cittá costiere di Malindi e Mombasa, a forte presenza musulmana e somala. Un dipartimento di polizia israeliana sará operativo in Kenya a partire da metá dicembre per aiutare la polizia del luogo a intercettare traffici di armi e di merci destinate al mercato nero ai confini con la Somalia. Una prima cooperazione militare tra i due paesi è avvenuta dopo l’attentato all’Ambasciata Americana a Nairobi nel 1998. All’epoca Israele aveva inviato agenti del Mossad per aiutare la polizia e l’intelligence del Kenya nell’individuazione dei colpevoli. Israele nella Regione dei Grandi Laghi é così diventato ben conosciuto. Dal 1996 partecipa all’addestramento dei militari Ugandesi e Rwandesi, fornendo anche l’equipaggiamento logistico. Si dice che consiglieri militari Israeliani abbiano affiancato le truppe di Kampala e di Kigali durante la prima e la seconda invasione della Repubblica Democratica del Congo (rispettivamente nel 1996 e nel 1998).............http://lindro.it

mercoledì 7 dicembre 2011

Gerusalemme corte suprema

La via ebraica all’indipendenza

Il 29 novembre 1947, quando l’Assemblea Generale dell’Onu, con 33 voti contro 13, raccomandò la creazione di uno stato ebraico e uno stato arabo nella terra tra il mar Mediterraneo e il fiume Giordano, Israele era già una realtà di fatto. La risoluzione 181 in sostanza accordava il riconoscimento internazionale a quella che era già un’entità sovrana ebraica pienamente operativa.Nei decenni che avevano preceduto la risoluzione dell’Onu, gli ebrei che erano arrivati nel paese, prima sotto dominio ottomano e poi sotto mandato britannico, avevano impiegato incalcolabili energie a trasformare aridi terreni in terre agricole coltivabili, a prosciugare le paludi della Valle di Hula, a edificare una successione di insediamenti umani. Lentamente ma costantemente, attraverso anni di duro lavoro, di sacrifici e di ferrea determinazione, gli ebrei di Palestina trasformarono un paesaggio desolato e improduttivo in una serie di campi coltivati, vivai, frutteti e pascoli per greggi e mandrie. Nel frattempo Tel Aviv diventava rapidamente una vivace città, con piccole imprese e industrie in rapida crescita. I leader dell’Yishuv, cioè del nucleo di ebrei residenti nel paese che avrebbero dato corso, dopo due millenni, alla rinascita della sovranità ebraica nella patria storica degli ebrei, avevano già creato un sindacato, un sistema scolastico e universitario, servizi per la sanità, giornali, partiti politici e organi di governo. Lo stato ebraico 'in fieri' aveva anche un suo apparato di difesa, l’Haganà, che – come ha dimostrato la storica dell’Università di Tel Aviv Anita Shapira nel suo libro “Terra e Potere” – non fu affatto il frutto di una mentalità ebraica bellicosa, bensì di una reazione alle violenze arabe che fu anzi riluttante, graduale e contraria alla sensibilità ebraica.L’impulso ebraico per l’indipendenza, accuratamente preparato, permeato di pressante urgenza sulla scorta della Shoà e della tragica situazione dei profughi ebrei dopo la guerra, si stagliava in netto contrasto con l’emergente nazionalismo palestinese. Sin dal suo inizio il movimento nazionale palestinese, nato come mera reazione all’immigrazione ebraica in Palestina/Terra d’Israele, apparve meno preoccupato di ritagliarsi uno stato per se stesso di quanto non puntasse a far fallire l’impresa sionista. Mentre i sionisti erano occupati a costruire, i palestinesi – sotto la leadership dello spietato e antisemita Haj Amin al-Husseini – impiegavano le loro energie in inutili scioperi e boicottaggi economici (che affrettarono l’autosufficienza economica ebraica), insurrezioni violente (che scatenarono devastanti rappresaglie britanniche) e sfibranti lotte intestine.Convogliando la maggior parte delle energie in odio e distruzione, il movimento nazionale palestinese non seppe preparare la propria gente all’indipendenza. Durante gli anni del dominio ottomano e del successivo mandato britannico, i palestinesi non crearono partiti politici e non istituirono servizi pubblici né istituzioni di autogoverno. Sembrava un movimento nazionale dedito unicamente all’autodistruzione, e ben poco incline ad autorealizzarsi. Lo stesso tipo di comportamento distruttivo sarebbe poi continuato anche dopo la nascita di Israele.Negli ultimi anni l’Autorità Palestinese ha lentamente iniziato, sebbene in modo ancora esistante, ad edificare delle istituzioni di governo pre-statali, in particolare sotto la leadership del primo ministro Salam Fayyad¸ che non a caso viene talvolta presentato come una versione palestinese di David Ben-Gurion. Concentrandosi sulla creazione di “fatti sul terreno”, Fayyad ha migliorato sistema fiscale, infrastrutture e sviluppo economico palestinesi (in Cisgiordania). Una dose di trasparenza è stata introdotto per la prima volta nel sistema notoriamente corrotto dell’Autorità Palestinese, permettendo la creazione di forze di sicurezza addestrate e finanziate dagli americani. Ma Fayyad e la sua opera non godono del sostegno dei palestinesi della strada (la sua lista "Terza Via" ha ricevuto il 2,4% dei voti nelle elezioni parlamentari del 2006). E Hamas continua a pretendere le sue dimissioni come precondizione per attuare l’accoro di riconciliazione con Fatah e l’Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Anche il tentativo dell’Autorità Palestinese di farsi riconoscere unilateralmente l’indipendenza dall’Onu (senza negoziato né accordo con Israele), erroneamente paragonato al successo di 64 anni fa all’Onu della campagna per l’indipendenza ebraica, appare più come la continuazione della tradizionale strategia distruttiva dei palestinesi. Lo scopo sembra essere la creazione di uno stato palestinese che comprenda Cisgiordania, striscia di Gaza e Gerusalemme est senza fare la pace con Israele né rinunciare ad alcuna delle richieste palestinesi, compresa quella del cosiddetto diritto al ritorno dei profughi (e loro discendenti). Svincolato da un trattato di pace conseguito nel dialogo, questo mini-stato palestinese sarebbe libero di continuare a rivendicare e lottare contro Israele.Anziché concentrarsi nella loro eterna lotta contro lo stato ebraico, i palestinesi dovrebbero piuttosto impegnarsi a completare l’opera incompiuta, avviata da Fayyad. Recentemente il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha ammesso che il suo popolo fece “un errore” quando rifiutò la risoluzione 181 del 29 novembre 1947. È tempo che i palestinesi facciano tesoro dell’esempio dato da Israele e mettano fine a quella tendenza autodistruttiva araba cui si riferiva Abba Eban nel 1973 quando disse che “non perdono mai l’occasione di perdere un’occasione”.(Da: Jerusalem Post, 30.11.11)http://www.israele.net/