mercoledì 24 novembre 2010
centro ricerche università Sde Boker
L’Occidente deve difendere Israele
di FRANCO MARTA 19 Novembre 2010 http://www.avanti.it/index.php/
Nonostante l’apparente noncuranza nei confronti dei “lavorii” guerrafondai intrapresi dal regime sanguinario degli ayatollah e del loro patetico fantoccio al governo, molti occhi sono puntati sia sul quadrante iraniano, sia su quello del Gazistan, sia sul confine sud libanese.Così, mentre le cancellerie onusiane ed europee continuano a baloccarsi con le condanne contro le azioni difensive d’Israele, eruttando documenti antiebraici senza interruzione alcuna, la pantomima pseudo pacifista iraniana continua ad essere recitata. Di certo, la politica travicella dell’Amministrazione Obama, col proprio continuo ondeggiare, è stata di gran giovamento per gli atti guerrafondai dei despoti iraniani e per il loro lugubre fantoccio. Non soltanto lo Stato ebraico si sente apertamente minacciato dai preparativi dei mullah, ma la minaccia si estende greve anche sugli Stati confinanti e sul mondo intero.La voglia revanscista del nazismo iraniano si vede chiaramente dalla frenetica attività di questo, sia nel portare ad ultimazione l’arma atomica, sia nell’organizzare ogni gruppo oltranzista islamico, in guerra con la democrazia, e sia con l’avere installato le bande criminali di Hamas e di Hezbollah. La creazione di due colonie e piattaforme armate fino ai denti, a Gaza con Hamas come in Libano con Hezbollah, strettamente supportate dal dispotismo siriano, sono le prove eloquenti di ciò che Teheran sta preparando per appiccare il fuoco di guerra contro il democratico Stato d’Israele. Ma la guerra che gli ayatollah stanno apprestando, è un preciso segnale indirizzato verso gli altri Paesi del Golfo e dintorni, con l’espressa volontà d’imporre a questi il pieno riconoscimento della propria supremazia politica e militare.Così, il regime saudita che in questi anni ha brigato per conquistare, a suon di petroldollari, l’intero Occidente, seminando in ogni dove moschee e minareti, si trova ad avere come scodo vicino uno Stato guerrafondaio ed espansionista come quello iraniano. Intanto, preso da tentennamenti vari e spinto dalle sollecitazioni dei servizi informativi e dalla ferma posizione del governo israeliano, Washington sancisce l’accordo con Gerusalemme: accordo che prevede la fornitura di caccia F35, invisibili ai radar. La politica del premier israeliano Netanyahu, mentre da una parte assicura il congelamento trimestrale delle costruzioni degli insediamenti, dall’altra incassa aiuti militari significativi e massima “attenzione” alla pericolosità del programma nucleare di Ahmadinejad.Il necessario rafforzamento delle strutture militari israeliane cammina di pari passo con la garanzia di ogni condizione di sicurezza e con il superamento della moratoria per la zona est di Gerusalemme. Non è accettabile trattare sulla sovranità israeliana di Gerusalemme, e questo riguarda anche l’est della città. Gerusalemme è la capitale storica dei figli d’Israele, non è di certo da considerarsi un insediamento; e non è affatto credibile una qual cedibilità, su ciò, da parte dei governi ebraici. Emerge da tutto questo l’assunto che, se convergenza c’è stata tra Washington e Gerusalemme, se Obama, nonostante i suoi molteplici contorcimenti comportamentali, ha rivisto le sue affermazioni sul Gerusalemme est, c’è senz’altro alla base di ciò la preoccupazione comune del problema Iran.Intanto, per poter ben capire il momento particolare e di estrema fragilità che sta correndo la sicurezza e la pace del Medio Oriente e dell’intero mondo, basta scrutare con attenzione l’accumulo eccessivo di missili, armamenti vari e strutture militari, nelle zone controllate da Hamas e da Hezbollah. Va guardata, inoltre, con estrema attenzione, la serie di contromisure che Israele va approntando per difendersi da qualsiasi proditoria aggressione da parte dell’Iran e dei suoi tristi mercenari. Proprio nella località di Haifa s’è intrapresa la messa in opera della più grande struttura ospedaliera sita nel sottosuolo, per mettere al riparo pazienti e personale medico da qualsiasi eventualità d’attacco da parte dei missili di Hezbollah. S’è messo in opera un modernissimo apparato di protezione, adatto a difendere il territorio ebraico dal lancio di missili scagliati da molteplici direzioni verso il Negev e le città israeliane quivi insediate.Anche la capitale ebraica ha approntato strutture adatte a proteggere i cittadini, in caso di attacco nucleare, biologico e chimico: una di queste strutture di ricovero è stata edificata nella stazione ferroviaria, di nuova costruzione, sita nella città. Insomma, il movimento e le misure di protezione che si sono adottate e quelle in via d’adozione, sono indici precisi e inequivocabili dello stato precario della situazione generale in cui si trovano a passare il già fragile equilibrio esistente. Si sente acuto nell’aria l’approssimarsi di pericolo di venti di guerra, questa volta totale e definitiva, alimentato dal nido di vipere del dispotismo iraniano che, assieme al nazismo siriano, preparano, frenetici, arsenali di missili e strutture militari. Tutti, dal vetusto Onu all’addormentata Ue, ignorano o fingono d’ignorare il momento critico che, per opera delle criminali teocrazie iraniane e del dispotismo siriano, sta vivendo il Medio Oriente e, in definitiva, il mondo intero.Nessuno, pur vicino all’apprestarsi della bufera, muove un dito per fermare le mire imperialiste ed espansioniste iraniane e siriane. Si pensa solo alle presunte vittime del Gazastan, non certo, come lo sono, a causa dei cattivi ebrei, ma dei loro “fratelli” di Hamas, che ricevono dai loro mallevadori di Teheran non il pane, ma i missili e le varie armi. Che pena, quei presunti pacifisti che, armati e con la violenza, tentano di forzare il blocco imposto da Tsahal. Che pena, altresì, tutto il ciarpame di pacifisti a senso unico che, dall’alto dei loro salotti chic, si sentono vicini ai “poveri” tagliatori di teste che taglieggiano la popolazione di Gaza.Che pena le false sinistre, che invece di reclamare dai terroristi di Hamas la liberazione del caporale Shalit, rapito da quelle bande criminali da più di tre anni, pretendono che Israele si faccia distruggere dalle orde mussulmane.
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