Simonini, il truffatore e ciarlatano che saccheggia dalle biblioteche dell' 800
Terza pagina Narrativa «Il cimitero di Praga», nuovo romanzo del semiologo, ruota attorno ai «Protocolli di Sion»I l protagonista è un falsario. Viaggia nell' Europa del XIX secolo. Vede (e vive) cospirazioni, intrighi politici, persino rivolte. Ha uno scopo: offrire le sue competenze a governanti, servizi segreti e poliziotti. Si muove in un romanzo abitato da personaggi realmente esistiti - agenti specializzati nel doppio gioco, massoni, mazziniani, ufficiali felloni e religiosi inclini al peccato - che hanno compiuto quelle azioni descritte nelle pagine. Lui soltanto, il protagonista, è un' invenzione. Ma, piaccia o no, risulterà il più vero di tutti. Si chiama Simonino Simonini. Vive a Parigi e tra le scelleratezze che ha commesso c' è anche lo smercio di ostie consacrate, materia indispensabile per le messe sataniche. Ah, che pasticcio. Per descrivere con poche e semplici frasi il nuovo libro di Umberto Eco, Il cimitero di Praga (Bompiani, pp. 528, 19,50) e consentire al lettore un primo orientamento nella trama di questo colto feuilleton (con illustrazioni degne del genere), abbiamo sacrificato altri particolari. Sono tanti, troppi, anzi infiniti. Il libro scorre - i censori che ne denunziano l' aspetto lutulento probabilmente amano trame esili e rimandi essenziali - e fa viaggiare la fantasia, ma vi travolge con nomi, fatti, particolari golosi dal retrogusto piccante. Sotto l' aspetto quantitativo, c' è da ricordare a chi volesse tentare la conta dei libri utilizzati dall' autore per scrivere questo romanzo - a prescindere dalle sue dichiarazioni - che arriverebbe almeno a sei ripiani di un buon scaffale. Spunta, tra i molti, accanto ad Arthur de Gobineau autore del Saggio sull' ineguaglianza delle razze, anche quel fellone di Léo Taxil. Chi era costui? Un po' di tutto: giornalista, imbroglione, fondatore di una specie di setta demenziale, inventore di un' invasione di pescecani a Marsiglia che mai avvenne, massone dichiarato, quindi cattolico sincero (fu anche ricevuto dal Papa) e infine organizzatore di una pubblica conferenza nella quale dichiarò di aver mentito a tutti. Eco, insomma, gioca con queste figure che la cultura contemporanea ha relegato nell' ombra, sconosciute ai manuali scolastici, quasi sempre temute dalla storiografia perbene. Ma che, purtroppo o per caso, a volte scrivono proprio la storia. Il libro comunque ruota intorno ai Protocolli dei savi anziani di Sion, testo di riferimento dell' antisemitismo moderno, un falso più volte denunciato persino dai suoi stessi prefatori. Julius Evola, che scrisse il saggio introduttivo all' edizione italiana d' anteguerra, non si batté per la loro autenticità ma li presentò ricordando che essa non era essenziale, giacché quanto descrivevano corrispondeva alla realtà. Il documento storico contraffatto veniva così a perdere quella valenza negativa che gli accademici avevano utilizzato per denunciarlo. Le tragedie, le follie, le guerre e la Shoah - si può dedurre da Eco - nascono qui, ovvero dagli aspetti irrazionali e da falsificazioni colossali più che da documenti accertati e condivisi dagli storici. Non a caso Il cimitero di Praga aiuta meglio di saggi con bibliografia ineccepibile e rimandi scientifici a capire la natura del falso in un mondo in cui reale e virtuale ormai si confondono. È sufficiente parlare di una cosa per farla esistere. Per tal motivo Simonini, personaggio inventato, diventa vero e - usiamo le parole dell' autore - «è ancora tra noi». Eco rompe gli schemi in cui ci siamo adagiati. Pesca in una cultura schifata dagli animi politicamente corretti per spiegare come si possano costruire idee fortunate, negative e particolarmente contagiose. Tra i molti esempi, l' invenzione del verbale nato da un raduno notturno di rabbini tra le lapidi del vecchio cimitero ebraico di Praga (con fini cospirativi); oppure ecco Golovinskij, agente russo, al quale Simonini consegna una delle mille patacche, nella quale fa proferire a un rabbino parole perfette per i ricordati Protocolli: «Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll' aiuto dell' oro, che è nelle nostre mani». Certo, c' è anche altro, dalla Comune di Parigi a un giovane dottore di nome Sigmund Freud che cura con ipnosi e cocaina, da falsi notai dai testamenti mendaci a «un certo capitano Dreyfus» che si presenta come «un' ottima vittima sacrificale». Che dire, allora? Innanzitutto che questo romanzo di Eco è diverso dai suoi precedenti. Sì, c' è l' erudizione, c' è il giallo, c' è un certo compiacimento, ma soprattutto esso offre un allenamento per imparare a decifrare le truffe del mondo contemporaneo. Il quale non è basato sulla verità, come credono talune anime candide, e le falsificazioni che lo permeano le succhiamo con il latte materno. L' autore è un filosofo, un narratore, un semiologo che a un certo punto della sua vita ha deciso di affrontare uno dei temi cruciali del nostro tempo, l' antisemitismo. Sa meglio di altri che la questione non è semplice e che possiede diverse nature; anzi, si può dire che in ogni epoca si presenti in una veste diversa. Si propone di sbugiardarla con un romanzo senza infingimenti e di mettere in evidenza taluni meccanismi che la alimentano. Probabilmente non avrà vita facile. Ma, tutto sommato, ne valeva la pena. Torno Armando (5 novembre 2010) - Corriere della Sera

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