mercoledì 16 marzo 2011


Mercoledì 2 Marzo è stata ospite dell’ADEIWIZO Lia Levi che ha parlato del suo ultimo libro “La sposa gentile” .

In una sala Margit affollata ed attenta la scrittrice ha risposto a numerose domande, tracciando così il percorso che l’ha vista passare da giornalista e direttrice di “Shalom” ad autrice di narrativa per adulti, ragazzi e bambini. La disponibilità e la verve di Lia Levi hanno subito creato un’atmosfera amichevole. Tanto per cominciare la nostra ospite ha suggerito: “Se volete fare qualcosa, scrivetevi una lettera”, proprio quello che ha fatto lei da bambina quando ha indirizzato a se stessa adulta una lettera che diceva: Cara Lia, da grande ricordati di fare la scrittrice…
E la raccomandazione si è concretizzata nel 1994 con “Una bambina e basta”, una testimonianza resa dopo quasi mezzo secolo, un racconto completamente autobiografico che ha riscosso notevole successo ed è costantemente ristampato e letto in moltissime scuole. Spesso – ci fa notare l’autrice- l’opera prima è autobiografica perchè risponde ad un impellente bisogno di raccontarsi, di costruirsi il proprio mito personale, di rivivere e valorizzare quanto e come si è vissuto. L’esordio è quasi un’ esplosione dopo della quale è difficile che resti qualcosa di sé ancora da raccontare, quindi bisogna passare dal proprio particolare all’invenzione, alle storie degli altri, ad ambienti anche lontani nel tempo e nello spazio. “La sposa gentile”, scritto a sedici anni di distanza, termina proprio nell’anno in cui “Una bambina e basta” prende le mosse, quel fatidico 1938 in cui gli articoli delle Leggi Razziali Italiane sconvolgevano imprevedibilmente le vite di
tanti uomini donne e bambini e rendevano impossibili i matrimoni misti di cui il libro offre invece un’originale e preziosa testimonianza. Molti personaggi compaiono in entrambi i testi, ma con una connotazione diversa, in “Una bambina e basta” è Lia, che vive una storia più grande di lei di cui spesso non capisce neanche i passaggi, ne “La sposa gentile” è invece la creatrice che disegna caratteri, vicende, ambientazioni plausibili con l’argomento, ma in piena libertà, come sottolinea l’uso della terza persona al posto della prima. Lia Levi cerca sempre di ambientare anche le storie per ragazzi su uno sfondo storico, dall’età di Napoleone, al Risorgimento, dal Fascismo all’oggi, e spesso le capita di essere chiamata nelle scuole per parlare con i piccoli o giovani lettori. Questi incontri l’hanno spinta negli anni a continuare in questa direzione perchè nelle scuole c’è un’utenza ed una possibilità di riscontro che spesso nell’editoria per adulti manca. Per i 70 anni dalle Leggi Razziali italiane tre suoi libri, il già citato “Una bambina e basta”, “ L’albergo della Magnolia “ e “L’amore mio non può” sono stati proposti come una trilogia della Memoria, ed il nome di Lia Levi per molti resta legato alla narrazione di quel periodo. Ma l’autrice ha anche provato ad affrontare altri temi, spingendosi nel territorio problematico della contemporaneità. Alcuni suoi titoli affrontano temi attualissimi. Per i ragazzi ha scritto “La lettera B”, sull’adozione, “ La famiglia formato extralarge”, sul modello sempre più diffuso di famiglia allargata, per gli adulti “E’ quasi un’estate” che ha come argomento un divorzio ed “Il mondo è cominciato da un pezzo” che parla della perdita del lavoro . In questo periodo Lia Levi sta lavorando con un gruppo di scrittrici e giornaliste dell’associazione “Controparola” ad una stesura a più mani di storie di donne del Risorgimento, il libro uscirà il 17 Marzo, la data scelta per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Aspettiamo quindi di leggere quest’ultimo lavoro sulle donne del Risorgimento
e sull’unificazione dell’Italia che- mi viene in mente ora che scrivo queste note- mi sembra perfettamente in linea con la storia autobiografica dell’autrice che è nata a Pisa ed ha vissuto a Torino, a Milano, a Roma e, per un brevissimo periodo anche a Napoli, e per la sua connotazione di scrittrice che ha descritto in tante occasioni attraverso tanti personaggi l’Ebraismo italiano e
le sue peculiari caratteristiche.Miriam Rebhun, Sullam n. 68

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