domenica 13 marzo 2011


Tel Aviv. Molo presso la centrale Reading

Israele. Pagine da un diario di viaggio. Tel Aviv e la sua spiaggia (uno dei partecipanti al viaggio di dicembre)

Israele non cessa mai di stupire e di far innamorare anche per i luoghi che non ci si aspetterebbe. Penso a Tel Aviv, al suo lungomare alla sua spiaggia, un luogo per me, innamorato della montagna, che non avrebbe avuto certo nulla da dire. Eppure… Ricordo la prima volta che ‘ci siamo incontrati’. Avevo lasciato il gruppo in centro e me ne andavo tutto solo verso il mare. Il tempo era variabilissimo e pieno di nuvolosi che promettevano degli squarci certamente non indifferenti almeno sul piano della fotografia. Così mi sono ritrovato a camminare per quel lunghissimo (quasi infinito…) lungomare, sferzato dal vento (era inverno) e tutto preso a scattare foto dopo foto in genere verso Yaffo che appariva e scompariva, con la sua classica silouette, tra nubi e sprazzi di sole. I miei piedi camminavano su quel particolare selciato pieno di linee curve, un po’ chiare ed un po’ scure, mentre dalla spiaggia una rena finissima veniva spinta dal vento. Oltre le palme, piegate dal vento, il flusso incessante del traffico che, tuttavia non disturbava: quello che si udiva era soltanto il rumore delle onde che si infrangevano sulla larga spiaggia.Mentre, quasi una sorta di miraggio, tra gli alti hotel sbuca, improvvisamente, la sagoma di una moschea la Hassan Bek con tanto di minareto. Incongrua? Forse, ma ha una storia. Stava andando a pezzi e gli israeliani hanno provveduto a restaurarla ed ora gli arabi la frequentano. Nonostante il tempo fosse più che incerto non mancavano i ‘telavivini’ impegnati a passeggiare, a pescare, a fare jogging. Insomma davvero ho cominciato a rendermi conto che davvero quella città non si fermava davvero mai. Una sensazione che si può provare girando anche ad ore piccole e trovando sempre una varietà di personaggi normali o pittoreschi intenti a farla vivere ad ogni ora. Ricordo che una mattina, erano circa le tre, mentre mi dirigevo al Ben Gurion (e l’autista che, con fare tipicamente israeliano, mi chiedeva per quale squadra di calcio tifassi e, allungando il cellulare fuori dal finestrino, mi snocciolava i risultati dell’ultima giornata di campionato) quando abbiamo incrociato, tra le tante persone…un individuo vestito da orso che avvicinatosi ad un chiosco si faceva servire…quello che gli orsi mangiano la mattina presto senza che nessuno dei tanti presenti ci facesse caso più di tanto. Essendo nato questo ‘nuovo amore’ il mese scorso, dopo un viaggio in gruppo, ho deciso di passare cinque giorni da solo cercando di cogliere ancor meglio le caratteristiche di questa metropoli che, apparentemente con i suoi enormi grattacieli sembrerebbe una sorta di Miami (almeno quella che ci mostrano i vari sceneggiati, tipo CSI Miami), ma che è ben più di una semplice città di mare. Direi che si potrebbe definirla come una città poliedrica, dove mille sfaccettature (non per nulla è sede del Diamonds Exchange!) si incontrano senza creare fratture.
Certamente accanto agli edifici modernissimi di acciaio, vetro e cemento s’incontrano case fatiscenti in attesa di recupero e proprio insieme a molte di quelle costruzioni caratteristiche del Movimento Bauhaus (in virtù della quale c’è stato pure il riconoscimento quale Patrimonio dell’Umanità) anch’esse in attesa di essere riportate all’antico splendore. Tutto questo è vero, ma non bisogna mai scordare che questa moderna città è stata fondata nel 1909 e dove oggi svettano i grattacieli non c’erano che dune di sabbia… Sono indubbiamente belli anche i viali del centro (penso alla stupenda Rotschild Avenue), ma a me è restato (e resta) il piacere di percorrere il lungomare. Guardando, gustando paesaggi e persone. Che via via mutano.Colpiscono le panchine semicircolari (quello che da noi viene definito 'arredo urbano') rivolte verso il mare e con una copertura in assi di legno. Luogo ideale per fermarsi, leggere, guardare. Come ho fatto io traendone un piacere non piccolo. E’ bello notare come queste strutture siano praticamente tutte uguali e invitino a seguire il loro rincorrersi lungo tutta la costa. Dove non mancano i locali dove fermarsi per un caffè accompagnato da una fetta di torta…o anche di qualche cosa di più consistente. Certo occorre fare attenzione. E’ necessario sapere (ma a questo ha già pensato la stupenda Angela Polacco in precedenza) dove sia possibile bere non solo il caffè americano, ma anche un espresso che non spinge a rimpiangere quello di casa.
Accennavo all’attenzione: circa il locale da sceglie, ma anche al conto. Già a volte il servizio non è compreso (ma nella ricevuta è evidenziato) ed occorre lasciare un’aggiunta, in altri no. Questione di abitudine. Tra l’altro (senza la necessità di alcun ‘editto Brambillesco’ come da noi) nei locali trovano, generalmente accoglienza anche gli amici a quattro zampe ed anche questo fa sentire in famiglia. Già perché se anche entri unicamente per un caffè (e magari lo fai perché ti ha sorpreso uno scroscio improvviso di pioggia) nessuno ti caccia se continui a restare, magari leggendoti il giornale. O fumando. Già e la cosa è davvero un po’ buffa. Gli israeliani tengono un sacco alla forma fisica (la spiaggia è infatti piena di aree attrezzature che vengono sfruttate praticamente in ogni ora del giorno) e la figura tipica che si incontra è quella di chi (giova o non più tale, uomo o donna) fa jogging ascoltando musica, come mostrano gli auricolari che un po’ tutti portano durante questa attività. Eppure nei caffè ci sono i posacenere e le persone fumano. E quel che più conta nessuno ha nulla da eccepire. Direi che anche questa è la dimostrazione di quali siano i ‘costumi’ e la capacità di accettare anche chi ha ‘vizi’ presente a Tel Aviv. Il passeggiare lungo lo stupendo lungomare richiede anche una diversa forma di attenzione: quella relativa ai ciclisti. Che sembrano un po’ indisciplinatelli (un po’ come gli automobilisti del resto). Anche perché la suddivisione tra pedoni e ciclisti a volte (a volte per questioni di spazio, ma non sempre) non sempre esiste. E quando esiste…non sempre è rispettata. Probabilmente per questo motivo quando i due flussi sono l’uno accanto all’altro su quello riservato a pedoni è dipinta la figura di un padre che tiene per mano un bambino (mai notato che la figura dell’adulto è generalmente quella di una figura maschile? Probabilmente perché le mamme lo fanno…automaticamente, senza necessità lo si ricordi loro). Andando verso nord si trova il la Marina di Tel Aviv e si possono ammirare degli stupendi natanti oltre a vascelli più modesti. Più oltre il vecchio porto ha visto gli antichi capannoni ristrutturati e divenuti oggi diventato vero e proprio luogo delle ‘grandi Firme’, un vero e proprio invito allo shopping. E proprio l’area del Porto appare del tutto rinnovata: con pavimentazione in listerelle di legno che, con grandi ondulazioni, sembrano riproporre quelle dune di sabbia che qui erano 100 anni fa. Un saliscendi gradevole per chiunque, ma una vera manna per i piccoli che ne sfruttano le pendenze con biciclettine e skate. In tutta sicurezza vista l’assenza di traffico. O si divertono, com’è comprensibile a cercare di sfuggire (a volte riuscendo ed a volte no) agli spruzzi delle onde più alte che si infrangono sulla balaustra.Continuando un ponte pedonale supera lo Yarkon (il fiume di Tel Aviv), presso la centrale elettrica Reading e permette di proseguire costeggiando l’area dell’aeroporto di Dov (utilizzato per voli turistici, ma all’interno del quale si possono vedere anche velivoli militari, e che l’’area sia ‘sensibile’ lo dimostrano i cani alla catena che corrono, all’interno, lungo tutta la recinzione con guinzagli che scorrono su cavi d’acciaio permettendo ad ogni animale di vigilare su una ben definita sezione del reticolato). Il tutto avendo sempre davanti agli occhi, lo stupore che riserva questo mare infinito e la sua costante altrettanto infinita risacca. Generalmente potendo contare su un sole capace di abbronzare anche in inverno. E, nei capelli, la brezza del mare. Mentre mi chiedo, senza riuscire a darmi una risposta convincente,: cosa ha di particolare e di bello questo luogo rispetto alle amate Dolomiti… Piero P.

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