mercoledì 21 marzo 2012

Expo 2015, Israele pronta a investire nel progetto Milano

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - «Chi l' ha detto che l' Italia non attrae?». Nei corridoi del potere israeliano, ieri mattina s' è presentata una piccola delegazione con grandi ambizioni: vendere l' Expo a un Paese che, quando investe, non s' accontenta di qualche brochure. Due ore d' incontro «politico» con la direzione generale del ministero degli Esteri, presente l' ufficio economico-commerciale dell' ambasciata italiana a Tel Aviv, più una serie di riunioni tecniche. I milanesi hanno spiegato perché l' Italia sia uno dei posti migliori per parlare di nutrizione del pianeta. E perché, a Milano, vogliono chi è più avanti nelle tecniche di produzione del cibo in condizioni estreme. Gl' israeliani, già ben disposti a negoziare con uno dei pochi popoli europei che considerano amico vero, hanno detto sì: «Ci hanno promesso un investimento superiore del 50% a quello che già fecero a Shangai - dice Stefano Gatti, il direttore degli affari internazionali Expo, in missione per tre giorni col direttore delle tecnologie Valerio Zingarelli -. È la stessa cosa che ci hanno detto alcune settimane fa gl' indiani, i tedeschi, gli svizzeri... Credo che a questo punto raggiungeremo piuttosto facilmente il nostro obiettivo: un miliardo d' investimenti solo dall' estero». Israele all' Expo è un tema delicato, dopo le polemiche milanesi che l' anno scorso coinvolsero il neoeletto sindaco Pisapia. Anche l' argomento - l' acqua, l' agricoltura, il cibo: temi su cui s' arena sempre il negoziato di pace - è di quelli sensibili. «In realtà, non abbiamo trovato alcuna obiezione - spiega Gatti -, né in Italia, né da altri espositori. Si figuri che ci sarà anche l' Iran. Abbiamo spedito un invito all' Autorità palestinese, da cui attendiamo risposta e per la quale è pronto un pacchetto d' aiuti per allestire il padiglione. Noi restiamo sempre sul tema della manifestazione. E nella produzione di cibo con poca acqua, gl' israeliani sottoporranno progetti anche a Paesi come l' Egitto, il Kuwait e l' Arabia Saudita». Il cibo per far pace: la collaborazione Milano-Israele porterà a inserire la ristorazione kosher, e la scuola gastronomica Kadmor, nella rete delle cucine mondiali censite da Gualtiero Marchesi: «Abbiamo offerto un piatto di carciofi alla giudia. Non saranno molto milanesi, ma rendono l' idea dei legami con la cultura ebraica: sa che molti, qui, non li conoscevano?». Francesco Battistini http://archiviostorico.corriere.it/

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