Jonathan, il rabbino-ragazzo che dedicava la vita ai bambini
martedì 20 marzo 2012
TOLOSA - «Le parole che escono dal cuore, giungono al cuore», recita il Talmud. Ed era proprio all’insegnamento di questo testo sacro all’Ebraismo che Jonathan Sandler dedicava le sue lezioni a Bordeaux. «Era un ragazzo molto dolce e discreto», dice di lui Claude Maman, ex rabbino capo della capitale della Gironda. «Non aveva - precisa - posizioni politiche marcate. Era un uomo molto praticante, ma anche aperto verso gli altri e le religioni altrui». «A volte - ricorda - portava i suoi alunni a giocare a bowling o in altri luoghi di svago, per distrarsi un po’ dagli studi e dalle lezioni». Sandler non potrà più raccontare ai suoi bambini le discussioni dei primi saggi ebrei sulle grandi questioni dell’uomo, perché la sua vita è stata interrotta prematuramente, ad appena trent’anni, nel vile attacco di Tolosa, dove sono morti anche due dei suoi figli, Arié di 6 anni e Gabriel di 3. «Il mondo, purtroppo, è in mano agli stolti», recitano i testi che leggeva ai suoi alunni.Nato a Parigi, Sandler ha speso la sua vita studiando la Torah, il nome ebraico della Bibbia, che si potrebbe tradurre, semplicemente, con «insegnamento». Da bambino, aveva frequentato proprio una scuola di Tolosa. Terminati gli studi, decise di approfondire ulteriormente la materia, in una Yeshiva, una scuola religiosa di Gerusalemme. E fu proprio nel quartiere di Kiryat Hayovel, con le sue case che risalgono agli anni Cinquanta, che decise di stabilirsi con la moglie che aveva sposato in terra francese. «Per noi, è una perdita immensa - ha detto di lui Aaron Guez, un suo compagno di studi - era un uomo molto amato e popolare» nella comunità francofona della città israeliana. Al reporter dell’Afp che l’ha intervistato, Guez ha mostrato tutta la sua commozione, la voce rotta dal pianto, mentre teneva in mano una foto che ritraeva il suo vecchio amico in compagnia della moglie e dei suoi tre figli. «Era - ha proseguito Guez - un uomo molto caloroso, che aveva l’abitudine di invitare spesso a casa gli amici. Era anche un ragazzo molto dinamico, non si dava mai pace, si era dedicato con tutto il cuore alla comunità ebraica francofona di Gerusalemme. Insomma, era una persona deliziosa, che aveva un rapporto meraviglioso con i suoi studenti e con la comunità per la quale lavorava». Sandler era anche impegnato come volontario in una organizzazione ebraica, Shoresh.Anche Tolosa, dove Sandler era tornato da pochi mesi, non lo dimenticherà facilmente. «Siamo sotto choc - dice Georges Haïk, che ha ricoperto per trent’anni la carica di rabbino capo della città a cavallo tra Atlantico e Mediterraneo - ma bisogna dominare l’emozione, e pensare con preoccupazione all’avvenire della comunità ebraica di qui». L’attacco contro la scuola non ha infatti precedenti, e tutto lascia pensare a una matrice razzista e antisemita. Molti altri istituti sono stati presidiati dalla polizia, che - finché non saranno assicurati alla giustizia i responsabili dell’attacco - cerca di evitare altre stragi del genere. Sandler aveva acquistato una certa notorietà tra i suoi correligionari da quando aveva cominciato a tenere una rubrica fissa su una rivista ultra-ortodossa, Kountrass, che viene pubblicata in lingua francese in Israele. I suoi articoli gli avevano assicurato un folto pubblico anche in Francia, dove i fedeli potevano leggere, e talvolta commentare, i suoi interventi su questioni teologiche e secolari.Alla scuola di Ozar Hatorah di Tolosa era stato assegnato in ragione della «qualità dei suoi insegnamenti». Ormai viveva in Israele, ma in Francia sarebbe rimasto altri due anni, prima di divenire rabbino, nella stessa scuola che ricordava sempre con gioia, se la mano di un folle non l’avesse ucciso. Proprio in ragione del suo andirivieni da Israele, Sandler aveva doppia nazionalità, come i suoi bambini assassinati assieme a lui. Tutti saranno sepolti in Israele, assecondando le volontà dei loro familiari, assieme all’altra piccola vittima della strage di Tolosa, Miriam Monsonego, figlia del preside dell'istituto, che aveva appena otto anni. Tutti lontani da Tolosa, città blindata che, per colpa di un folle, ora vive nella paura.di Riccardo De Palo, http://www.ilmessaggero.it/
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