martedì 6 novembre 2012

Abu Mazen, no Intifada e addio ritorno profughi 

Aumentano le proteste per le dichiarazioni sul futuro della questione palestinese rilasciate da Abu Mazen al canale televisivo israeliano Channel 2.Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha escluso una nuova Intifada (rivolta) contro l'occupazione israeliana e, piu' di tutto, e' sembrato rinunciare al diritto al ritorno per i profughi palestinesi ai villaggi d'origine, oggi in Israele.In un comunicato il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) ha accusato Abu Mazen di tradire lo statuto dell'Olp e "di negare ai palestinesi di rientrare in possesso di cio' che Israele ha sottratto con la forza ai suoi legittimi proprietari"."Abu Mazen vive nella terra dei sogni, continua a credere che facendo queste dichiarazioni otterra' qualcosa da Israele e Stati Uniti", ha commentato Rabah Muhanna, un leader del Fplp della Striscia di Gaza.In precedenza era stato il movimento islamico Hamas a bocciare categoricamente il contenuto della dichiarazioni di Abu Mazen.Abu Mazen ieri si è rivolto agli israeliani - che tra poco più di due mesi andranno alle urne per eleggere il nuovo parlamento - a pochi giorni dalla presentazione ufficiale davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della richiesta di adesione dello Stato di Palestina come «Stato non membro».Il leader dell'Anp ha escluso che i palestinesi possano lanciare una terza Intifada (rivolta) contro l'occupazione israeliana sino a quando lui sarà presidente. «Non torneremo al terrorismo e alla violenza...agiremo solo attraverso la diplomazia e con mezzi pacifici» ha detto.Ha poi affrontato il tema delicatissimo del diritto al ritorno ai loro centri abitati d'origine per i profughi palestinesi della prima guerra arabo-israeliana (circa 800mila nel 1948, oggi 5 milioni sparsi nel mondo arabo). Rispondendo ad alcune domande a riguardo, Abu Mazen ha spiegato che per lui lo Stato di Palestina è composto solo da Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (i territori palestinesi occupati da Israele nel 1967) e che tutto il resto della Palestina storica è Israele. Quindi, ha aggiunto, che pur essendo un profugo di Safad (in Galilea) e desideroso di visitare quella localita', non intende tornare in quella città oggi parte di Israele e di risiedervi. Parole che a molti palestinesi sono apparse una rinuncia al diritto al ritorno per i profughi, sancito dalla risoluzione 194 approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu dopo la guerra del 1948. Non è chiaro infatti se il no di Abu Mazen a tornare a Safad equivalga alla rinuncia per tutti i profughi a far ritorno nei loro centri d'origine. Peraltro il presidente dell'Anp - che guida anche il movimento Fatah e presiede il Consiglio esecutivo dell'Olp (l'organizzazione che, almeno sulla carta, rappresenta tutti i palestinesi - non ha chiarito se i profughi potranno comunque andare nei territori del futuro Stato di Palestina. Abu Mazen sembra inoltre aver messo da parte anche all'idea di un ritorno almeno limitato dei profughi. Su Facebook e Twitter sono stati centinaia se non migliaia i messaggi di protesta per quella che molti palestinesi descrivono come la linea «rinunciataria» e «sottomessa» di Abu Mazen. Israele, è noto, esclude categoricamente di poter attuare la risoluzione 194 dell'Onu, ritenendo il ritorno dei 5 milioni di palestinesi un «suicidio» per lo Stato ebraico concepito dai padri del sionismo. L'ex ambasciatore palestinese in Italia Nemer Hammad, ha replicato alle proteste sostenendo che il presidente dell'Anp è «realista» perchè sa che «non è in grado di far tornare i profughi» nella loro terra d'origine. http://nena-news.globalist.it/

 

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