Abu Mazen, no Intifada e addio ritorno profughi
Aumentano le proteste per le dichiarazioni sul futuro della questione
palestinese rilasciate da Abu Mazen al canale televisivo israeliano Channel 2.Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha escluso una
nuova Intifada (rivolta) contro l'occupazione israeliana e, piu' di
tutto, e' sembrato rinunciare al diritto al ritorno per i profughi
palestinesi ai villaggi d'origine, oggi in Israele.In un comunicato il Fronte popolare per la liberazione della
Palestina (Fplp) ha accusato Abu Mazen di tradire lo statuto dell'Olp e
"di negare ai palestinesi di rientrare in possesso di cio' che Israele
ha sottratto con la forza ai suoi legittimi proprietari"."Abu Mazen vive nella terra dei sogni, continua a credere che
facendo queste dichiarazioni otterra' qualcosa da Israele e Stati
Uniti", ha commentato Rabah Muhanna, un leader del Fplp della Striscia
di Gaza.In precedenza era stato il movimento islamico Hamas a bocciare
categoricamente il contenuto della dichiarazioni di Abu Mazen.Abu Mazen ieri si è rivolto agli israeliani - che tra poco più di
due mesi andranno alle urne per eleggere il nuovo parlamento - a pochi
giorni dalla presentazione ufficiale davanti all'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite della richiesta di adesione dello Stato di Palestina
come «Stato non membro».Il leader dell'Anp ha escluso che i palestinesi possano lanciare
una terza Intifada (rivolta) contro l'occupazione israeliana sino a
quando lui sarà presidente. «Non torneremo al terrorismo e alla
violenza...agiremo solo attraverso la diplomazia e con mezzi pacifici»
ha detto.Ha poi affrontato il tema delicatissimo del diritto al ritorno ai
loro centri abitati d'origine per i profughi palestinesi della prima
guerra arabo-israeliana (circa 800mila nel 1948, oggi 5 milioni sparsi
nel mondo arabo). Rispondendo ad alcune domande a riguardo,
Abu Mazen ha spiegato che per lui lo Stato di Palestina è composto solo
da Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (i territori palestinesi
occupati da Israele nel 1967) e che tutto il resto della Palestina
storica è Israele. Quindi, ha aggiunto, che pur essendo un profugo di
Safad (in Galilea) e desideroso di visitare quella localita', non
intende tornare in quella città oggi parte di Israele e di risiedervi. Parole che a molti palestinesi sono apparse una rinuncia al diritto
al ritorno per i profughi, sancito dalla risoluzione 194 approvata dal
Consiglio di Sicurezza dell'Onu dopo la guerra del 1948. Non è chiaro
infatti se il no di Abu Mazen a tornare a Safad equivalga alla rinuncia
per tutti i profughi a far ritorno nei loro centri d'origine. Peraltro
il presidente dell'Anp - che guida anche il movimento Fatah e presiede
il Consiglio esecutivo dell'Olp (l'organizzazione che, almeno sulla
carta, rappresenta tutti i palestinesi - non ha chiarito se i profughi
potranno comunque andare nei territori del futuro Stato di Palestina. Abu Mazen sembra inoltre aver messo da parte anche all'idea di un ritorno almeno limitato dei profughi.
Su Facebook e Twitter sono stati centinaia se non migliaia i
messaggi di protesta per quella che molti palestinesi descrivono come la
linea «rinunciataria» e «sottomessa» di Abu Mazen. Israele, è
noto, esclude categoricamente di poter attuare la risoluzione 194
dell'Onu, ritenendo il ritorno dei 5 milioni di palestinesi un
«suicidio» per lo Stato ebraico concepito dai padri del sionismo. L'ex ambasciatore palestinese in Italia Nemer Hammad, ha replicato
alle proteste sostenendo che il presidente dell'Anp è «realista» perchè
sa che «non è in grado di far tornare i profughi» nella loro terra
d'origine. http://nena-news.globalist.it/
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