martedì 20 novembre 2012
Israele - Il conflitto
e il ruolo dell'informazione
Sono oltre 500 i
giornalisti di ogni nazionalità giunti in Israele dall’inizio del crisi
con Gaza, secondo quanto riporta il Government Press Office, che vanno
ad aggiungersi agli oltre 1400 iscritti all’associazione della stampa
estera nello Stato ebraico. Eppure, nonostante il massiccio
dispiegamento di forze che la stampa internazionale mette in campo per
coprire gli eventi, cresce l’insoddisfazione del pubblico più attento e
vicino alle vicende mediorientali, com’è tradizionalmente il caso degli
ebrei della Diaspora, per una descrizione degli eventi parziale e poco
attenta nei confronti di ciò che accade in Israele. Un’informazione
costantemente monitorata attraverso la rassegna stampa dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane dalla redazione del Portale
dell’ebraismo italiano, che ha espresso la sua preoccupazione
nell’assemblea di redazione.Lo scontento della gente emerge in primo luogo sui social network, dove
moltissimi utenti reagiscono a ciò che i media raccontano o non
raccontano postando foto, video e articoli che possono fornire un
quadro più veritiero della situazione: sottolineano come Israele sia da
anni sotto il tiro dei razzi sparati da Gaza, che sono piovuti in modo
particolarmente massiccio per diversi giorni prima che avesse inizio
l’operazione Pilastro di difesa, raccontano le sofferenze dei civili
israeliani, spesso vissute in prima persona da parenti o amici
trasferiti nello Stato ebraico, denunciano la tecnica diHamas di
lanciare razzi e impiantare centri operativi in luoghi densamente
abitati, quando non in scuole ed ospedali, e a usare i civili come
scudi umani. Dimostrano infine la manipolazione di alcune delle foto
che sconvolgono il mondo in queste ore, diffuse come immagini della
sofferenza dei civili di Gaza e in realtà scattate in Siria, paese che
i movimenti del mondo occidentale che si proclamano pacifisti si
ostinano a ignorare dopo quasi 40mila morti dall’inizio del 2012, fa
notare qualcuno.Sono gli stessi giornali ad aver riconosciuto l’attitudine di questo
conflitto a essere raccontato attraverso i social media: per molti la
prima fonte d’informazione è divenuta twitter, in particolare l’account
di Tzahal, ma anche quello dell’IronDomeCount e del governo israeliano,
e persino il twitter delle Brigate Al Qassam.Un’opera, quella di informare su ciò che accade veramente in Israele,
portata avanti con impegno anche dal suo Ministero degli Esteri e dalle
ambasciate nel mondo, che diffondono sul web notizie e immagini sulla
situazione nello Stato ebraico (creato un apposito sito
http://embassies.gov.il/Israel-Under-Fire/Pages/default.aspx). “Israele
è deciso ad andare avanti nell'offensiva su Gaza fino a quando Hamas
non capirà che un livello di lanci di razzi contro il territorio
israelianocome quello degli ultimi mesi è inaccettabile” ha dichiarato
alla stampa italiana l’ambasciatore a Roma Naor Gilon.A raggruppare le informazioni che arrivano dalle fonti più disparate in
un flusso continuo sono i siti web dei giornali israeliani, dal
Jerusalem Post ad Haaretz. Che non dimenticano di sottolineare come
nonostante le difficoltà, la voglia degli israeliani sia quella di non
cedere alle minacce e alla rappresentazione della vita dello Stato
ebraico in una dimensione diperenne conflitto: dove possibile, si
continua ad andare a studiare e lavorare. La squadra di calcio di
Ashdod, una delle città maggiormente bersagliate dai razzi da Gaza,
prosegue con gli allenamenti, riferisce il Times of Israel, e ha
visitato la batteria di Iron Dome vicino alla città, portando ai
soldati compagnia cibo e bevande: tutti decisi a rimanere nonostante le
difficoltà. Giocatori stranieri inclusi.Rossella
Tercatin twitter @rtercatinmoked http://www.moked.it/
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