mercoledì 7 novembre 2012
Cosa
cambierà per noi con l’uno o l’altro presidente? La risposta è
degna della Pizia: tutto e niente. Non sarà un cambiamento subito
tangibile, non si preparano modifiche nella nostra vita di abitanti
delle sponde del Mediterraneo, nè di vicini di una Europa dell’Est
preda di alzate di capo autoritarie e pericolose. Ma cambierà la
visione, lo spirito della nostra “anima del mondo”, del nostro
Napoleone, gli USA. L’Europa resterà nel ruolo talora di
comprimario, come nei Balcani allora e adesso nei Paesi arabi,
talaltra di tricoteuse,come con la Siria. Romney non a caso nel match
di politica estera con Obama è rimasto tranquillo: non voleva fare
il guerrafondaio, solo marcare una differenza su Israele e sulla
vicenda di Bengasi. Obama, e Romney non pensano all’Europa, ma al
Mediorente. Solo a quello. Obama,
come farebbe Romney, ha usato i ! suoi droni antiterrorismo, ha
ammazzato Bin Laden, non ha chiuso Guantanamo, ha detto che non
acceterà mai un Iran nucleare, Netayahu è ontologicamente alieno a
lui ma non può ignorare Israele. Romney calcherà forse di più la
guerra al terrore, dato che, al contrario di Obama, non deve
sostenere che Al Qaeda è battuta, anche se l’America un altro 11
di settembre l’ha subito in Libia. Romney ha una simpatia istintiva
per Gerusalemme capitale d’Israele, spiegherà ai palestinesi che
devono sedersi anche loro al tavolo di pace, ma insisterà, come
Obama, per due stati per due popoli, via Israele dai Territori; non
programma di attaccare l’Iran, e comunque se Obama a sua volta non
vuole ayatollah nucleari, i due sono sulla stessa barca. La guerra
gli USA non la vogliono mai, e talora però la fanno, non importa
quale presidente. Clinton ordinò l’operazione Desert Fox,
quattro giorni di bombardamento a tappeto sull’Iraq nel 1998, e fu
Madeleine Allbright a c! hiamare “la minaccia del XXI secolo” le
armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. La
presenza di Romney alla Casa Bianca non peggiorerà il parere
negativo del mondo islamico verso gli USA, Obama è già molto in
basso. Dunque, non cambierebbe nulla? No, cambierebbe lo spirito del
mondo, l’inchino di Obama al monarca Saudita, la mano tesa che non
è stata stretta, subentra, nelle intenzioni almeno, il rispetto
condizionale, l’aiuto solo se conveniente e meritato. Cambia ciò
che promanerà, verso l’Europa, dalla cultura americana: col
ritorno dell’“eccezionalità” saremmo costretti a confrontarci
con un ideale, una speranza di eccellenza che ormai è da tempo
scomparso dal nostro orizzonte europeo. L’Islam ha preso le
fattezze (nonostante tanti dissidenti liberali) della Fratellanza
Musulmana, movimento integralista comunque il nostro desiderio voglia
travestirla. Obama ha preso un atteggiamento di scusa e di rimozione
che esclude una politica d! i condizionalità. L’esempio di
un’America meno oberata da una “coscienza infelice”
trascinerebbe forse un’Europa oggi impoverita e impaurita. E dunque
anche se niente cambiasse, tutto potrebbe cambiare. Il Giornale, Fiamma Nirenstein
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