martedì 27 novembre 2012
“Nessuno
può fermare la nostra marcia, siamo una nazione fragile e io agisco
per amore di Dio e del Paese”. Si libra sulle sabbie dell’Egitto
faraonico la voce del nuovo capo, un Mubarak all’ennesima potenza
perchè investito del potere religioso che gli da l'aver vinto le
elezioni in nome dei Fratelli Musulmani. Appena Hillary Clinton ha
voltato le spalle per tornare a Washington, Mohammed Morsi si e'
avvolto in un manto di poteri assoluti simili a quelli del precedente
dittatore, e la piazza gli si è rivoltata contro, con quindici
feriti. Ma si tratta per ora di una piazza fragile, le manifestazioni
al Cairo, ad Alessandria e a Port Said sono l’ombra del ruggito
della rivolta araba. La gente è stanca, suonano ovvie e sdentate, al
momento, le proteste di El Baradei che accusa Morsi di essere il
nuovo Mubarak; anche un personaggio dur o come Amr Moussa non morde,
semmai fanno più effetto le dimissioni del direttore di Al Tahrir
Ibrahim Issa e del consigliere copto di Morsi, Samer Marqous.Morsi ha
fatto la grande mossa di proibire lo scioglimento dell’assemblea
costituzionale e del parlamento, zeppa di islamisti, qualsiasi legge
antidonna e antiomossesuali e anticristiana decreti; e quella di
stabilire che le decisioni prese da lui non possono essere oggetto di
appello presso nessuna corte, ciò che lo mette su una vetta
intoccabile, ieratico e solo come un faraone.Ma è davvero solo
Morsi? Non si può dire che lo sia, dato il corteggio di lodi
internazionali da quando gli USA lo hanno nominato Grande Mediatore
Moderato fra il mondo islamista e quello occidentale. La qualifica se
l’è conquistata convincendo i suoi confratelli musulmani (anche
Hamas, organizzazione terrorista, è affiliata alla sua stessa
organizzazione) di Gaza a cessare dal lancio di missili che ha
provocato la guerra di otto giorni fra palestinesi e Israele.
L’accordo mediato da Morsi parla soprattuto di cessate il
fuoco: tutto il resto sono comma trascurabili, perchè è del tutto
evidente che le armi iraniane seguiteranno a affluire dal Sinai nelle
mani dei dominatori di Gaza. E gli attacchi torneranno. Ma il cessate
il fuoco che Obama ha perseguito con forza disegna una strategia che
non mette il conflitto israelo palestinese al centro. Egli ha bisogno
di Morsi per altri scopi. Il fatto però è che questa scelta
strategica comporta l’ironico caso che gli USA si ritrovano adesso
fra le mani come alleato un nuovo dittatore, forse peggiore di
Mubarak. Ma si trattava di una strada obbligata: per gli USA il
problema attuale, quello che secondo le analisi del Pentagono può
fare esplodere il mondo, è quello siriano, ed è per questo che il
Dipartimento di Stato facendo leva sul bisogno dell’Egitto di
urgenti aiuti economici, cerca di costruire un’alleanza sunnita
anti Assad, alawita con indispensabili legami sciiti, legato a filo
doppio all’Iran, come i pericolosi Hezbollah che tengono in
ostaggio il Libano. Nel fronte disegnato dagli americani ci sono
anche la Turchia, l’Arabia Saudita, gli Emirati, la Giordania... Ma
di nuovo Obama sottovaluta le spinte endogene al mondo arabo, le sue
pulsioni dittatoriali e reli giose, la sua incapacità di mantenere
salda una prospettiva internazionale di equilibrio in un momento di
passaggio come questo. Durante la guerra fra Israele e Hamas,
l’Egitto ha, come gli altri stati dell’alleanza, usato per i
terroristi di Hamas parole di grande affetto, dedicando a Israele
commenti di odio razzista (l’ha fatto anche Morsi) e proclamando,
come ha fatto il leader della Fratellanza Musulmana egiziana Mohammed
Badei, che la sua organizzazione non riconosce Israele e che la jihad
e obbligatoria per i musulmani. Essi, ha detto, aspettano solo il
momento giusto per prendere tutti insieme le armi contro l’Occidente.
Questo è lo sfondo, e tutti i sorrisi che vengono dedicati a Morsi
ignorano dunque la sua vis autoritaria, ormai sotto gli occhi di
tutti, che anche il suo astuto disegno di prospettiva, che esploderà
in mano all’Occidente se non sappiamo affrontarlo in tempo.
Il Giornale, 24 novembre 2012 Fiamma Nirenstein
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