
sabato 9 marzo 2013
Israele, il governo è quasi pronto. I partiti ultrareligiosi finiscono all’opposizione

Il
leader di “Yesh Atid” Yair Lapid (a sinistra) stringe la mano al primo
ministro Benjamin Netanyahu durante l’apertura dei lavori della Knesset
lo scorso 5 febbraio (foto Flash90)
Ci siamo. O,
almeno, così sembra. La rivelazione Yair Lapid andrà a sedersi al
ministero delle Finanze. L’altra sorpresa del 22 gennaio, Naftali
Bennett, guiderà il Commercio e l’industria. Fuori, ed è una gran
novità, le formazioni ultrareligiose. Dopo aver ballato sul filo del
tempo, dopo aver chiesto altre due settimane di tempo per formare il
nuovo governo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe chiuso i
lunghi, lunghissimi, colloqui per dare vita al nuovo esecutivo di 70
seggi (su 120).Un
esecutivo, a dire il vero, variopinto. E che, fino a quando non sarà
ufficializzato, potrebbe andare incontro a sorprese dell’ultimo momento.
Perché c’è ancora molto su cui accordarsi. Ma comunque dovrebbe essere
formato dal ticket “Likud”-“Beitenu” (31 seggi), la formazione di Lapid
“Yesh Atid” (19 parlamentari), quella di Bennett “Jewish Home” (12), la
realtà di Tzipi Livni “Hatnua” (6) e “Kadima” (2). All’opposizione gli
altri partiti: i laburisti di Shelly Yechimovich e gli ultraortodossi
dello “Shas” e dello “United Torah Judaism”.Il ministero
degli Esteri dovrebbe essere ancora messo a disposizione di Avigdor
Lieberman, già numero uno della diplomazia israeliana fino allo scorso
dicembre, quando s’è dimesso dopo l’accusa di corruzione. La Difesa
dovrebbe andare Moshe Ya’alon (“Likud”), ex pezzo grosso dell’esercito.
Tzipi Livni, primo leader di un partito a mettersi d’accordo con
Netanyahu per il nuovo esecutivo avrebbe chiesto per sé la guida dei
negoziatori israeliani nei colloqui di pace con i palestinesi.In tutto,
nel nuovo governo dovrebbero esserci 23-25 dicasteri. Secondo la Radio
militare otto dovrebbero andare al “Likud”, sei a “Yesh Atid”, quattro a
“Jewish Home”, tre a “Israel Beitenu”, due a “Hatnua” e uno a “Kadima”.
Stasera – sabato 9 marzo – l’ultimo giro d’incontri. Mercoledì
l’annuncio ufficiale. E l’avvio di un esecutivo che dovrà risolvere
tante questioni. Una su tutte: cosa fare con la Cisgiordania. Obama, in
visita tra pochi giorni, lo dirà chiaro a Gerusalemme e Ramallah:
bisogna riprendere i negoziati, subito.http://falafelcafe.wordpress.com/
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