martedì 15 maggio 2012

L'Iran accusa i curdi di collaborare con Israele

Il console iraniano in Iraq Azim Hosseini ha dichiarato a proposito dell'autonomia rivendicata dai curdi: "Le forze di sicurezza iraniane hanno trovato prove che gli israeliani sono in Kurdistan e lavorano contro l'Iran. Gli israeliani operano sotto nomi diversi e sotto diverse bandiere."In risposta il governo regionale curdo ha dichiarato: "Questa non è la prima volta che i funzionari iraniani diffondono queste affermazioni senza fornire alcuna prova. Questo è un tentativo di coinvolgere il Kurdistan nella guerra tra Iran e Israele. Vogliamo restarne fuori."http://italian.ruvr.ru/

Emergenza energetica in Israele

Nel corso di una riunione del governo israeliano è stato deciso di proclamare lo stato di emergenza nel settore energetico a causa della cessazione delle forniture di gas dall'Egitto e per l'impossibilità di sfruttare a pieno regime i giacimenti di gas israeliani.Nel quadro della nuova emergenza il ministro dell'Energia Uzi Landau avrà il compito di disciplinare il consumo di elettricità nel Paese decidendo a propria discrezione il disattivamento delle utenze dalla rete.Il ministro dell'Ambiente Gilad Erdan ha chiesto che ogni decisione di interrompere l'erogazione elettrica degli impianti in Israele sia fatta solo dopo l'interruzione dell'elettricità delle utenze della Striscia di Gaza controllata da Hamas.Lo stato di emergenza durerà fino al 31 ottobre del 2012.http://italian.ruvr.ru/


Pro-palestinesi? No, anti-israeliani (viscerali)

Di Alan M. Dershowitz, http://www.israele.net/a
L’odio verso Israele che caratterizza alcuni ambienti in Europa e molti campus universitari anche negli Stati Uniti è diventato talmente irrazionale che nessuna argomentazione, per quanto fondata su prove documentate e inconfutabili, sembra in grado di penetrare menti chiuse ad ogni ragionamento e indurite da anni e anni di martellanti menzogne. Menzogne che si rivestono di un’aura di credibilità del tutto immeritata quando vengono abbracciate da soggetti che possono presentarsi come ebrei o israeliani (o anche ex-ebrei o ex-israeliani).Ogni volta che mi perdo d’animo di fronte a questa situazione ripenso a un fatto che mi capitò alcuni anni fa all’Università di Irvine (California), vale a dire in uno dei focolai del discorso carico di odio contro Israele. Si tratta del campus, tanto per capirci, dove studenti estremisti islamici tentarono di impedire all’ambasciatore d’Israele, il moderato professor Michael Oren, di prendere la parola. Circa un anno prima di questo incidente, mi era capitato di parlare a un uditorio di studenti che comprendeva gli stessi estremisti che avrebbero poi cercato di chiudere la bocca a Oren. Un centinaio di loro sedeva alla mia destra. Un altro centinaio di studenti, con t-shirt pro-Israele e la kippà sulla testa, sedeva alla mia sinistra. Diverse centinaia di altri studenti sedevano nel mezzo, sia in senso fisico che ideologico. Lo so perché quella volta chiesi loro di esprimersi per alzata di mano, prima di iniziare il mio intervento.Dapprima chiesi che alzassero la mano gli studenti che in generale si consideravano a favore di Israele. Alzarono la mano tutti quelli alla mia sinistra e alcuni nel mezzo. Poi chiesi quanti studenti sostenessero la parte palestinese e alzarono la mano tutti quelli alla mia destra e alcuni di quelli nel mezzo. Poi posi al gruppo pro-Israele la seguente domanda: “Quanti di voi sosterrebbero uno stato palestinese che vivesse in pace e senza terrorismo a fianco di Israele?”. Tutti quelli del gruppo pro-Israele alzarono la mano senza esitazione. A questo punto chiesi alla parte pro-palestinese chi fosse disposto ad accettare uno stato ebraico entro le linee del 1967, senza più insediamenti sul territorio rivendicato dai palestinesi. Ci furono vari parlottii e mormorii fra le persone alla mia destra, ma nessuno di loro alzò la mano.In pratica il dibattito era già finito, giacché a quel punto tutti gli studenti che sedevano in mezzo si erano resi conto che il conflitto non è tra pro-israeliani e pro-palestinesi, bensì fra coloro che accetterebbero una soluzione a due stati (cioè la spartizione del paese) e coloro che rifiuterebbero qualunque stato ebraico entro qualunque linea di confine in qualunque parte del Medio Oriente. Il punto di vista pro-Israele aveva prevalso perché ero riuscito a usare l’estremismo intransigente del gruppo anti-israeliano per far vedere la brutta realtà dei nemici d’Israele a un folto gruppo di studenti che stavano nel mezzo senza particolari pregiudizi.Da allora nei campus universitari ho fatto spesso ricorso a questo tipo di euristica, e con considerevole successo. L’insegnamento da trarre, credo, è che non bisogna cercare di convincere gli estremisti anti-israeliani irrazionali quanto piuttosto ritorcere contro di loro il loro estremismo, che sovente è anche estremismo irrazionale anti-America e anti-occidente, a vantaggio di una posizione più centrale, moderata e ragionevole che coincide con il punto di vista e gli interessi di Israele. […] (Da: YnetNews, 12.5.12)


Tea for Two - Mani d'artista e cuore prezioso

Vidal Sassoon è stato il parrucchiere della rivoluzione. L'artista che ha liberato le donne da acconciature da damine o da casalinghe perfettine e un po' nevrotiche. Ricordate il taglio di Twiggy? La testolina della mitica Mary Quant che saltellava con l'immancabile minigonna? E la meravigliosa Mia Farrow che decide di darci un taglio dopo essersi lasciata con l'affascinante e dispettoso Frank Sinatra? Le mani di Vidal erano dietro tutto questo. Correndo con le forbici in mano sistemava teste e cambiava le vite. Perché diciamocelo: quando è ora di cambiare, quando c'è un dolore, quando si vuole reagire dalla sindrome da gelato e divano, decidiamo di cambiare chioma. E allora Sassoon non era solo un parrucchiere ma un fine conoscitore dell'animo femminile, delle paturnie in rosa. Un eroe senza macchia né paura, che con un taglio ti regalava un nuovo inizio, la speranza di una emancipazione, la promessa di un sogno. Nato a Londra da madre ucraina e padre originario della Grecia, ha sofferto la povertà ed è stato per un periodo in un orfanotrofio ebraico. Durante la seconda guerra mondiale si è unito al Gruppo 43 e poi ha iniziato il suo apprendistato come parrucchiere. A vent'anni ha preso parte dell'Haganah, mostrando un legame con Israele e la cultura ebraica che l'hanno accompagnato fino all'ascesa tra le stelle del mondo patinato. Ha ricreato il taglio bob che presto è diventato l'immancabile per ogni ragazzina della Swinging London. Nel 1982 ha fondato il Vidal Sassoon International Center for the Study of Antisemitism che raccoglie informazioni e fa ricerca sull'antisemitismo. C'è qualcosa di terribilmente romantico nella vita di questo uomo: un po' Edward mani di forbice, un po' architetto dei capelli. Era arrivato sull'Olimpo senza dimenticarsi da dove era partito. Ci mancherà, con le sue mani d'artista ed il suo cuore prezioso.Rachel Silvera, studentessa -http://www.moked.it/


In cornice - Meno opere e più spesso

Qualsiasi appassionato d'arte dovrebbe vedere il film “I colori della passione”, una drammatizzazione del quadro “Salita al Calvario” dipinto nel 1564 da Pieter Brueghel il Vecchio ed esposto al Kuntshistorisches Museum di Vienna. L'opera si riferisce all'occupazione delle Fiandre da parte degli Spagnoli del Duca d'Alba che, in nome della lotta del cattolicesimo contro il protestantesimo, si macchiò di brutalità e omicidi senza fine. Secondo la tradizione fiamminga, meno intellettuale di quella italiana, Brueghel espone i temi in modo diretto, evidente, almeno agli occhi del pubblico di allora; i riferimenti alle scritture sacre cristiane sono mischiate con la realtà e così concretizzate. La famiglia di Gesù è dipinta nella stessa dimensione degli altri personaggi, divisa dal resto del quadro da una montagnola insormontabile; Gesù, invece, è mischiato fra una folla che ad altro guarda. Per Brueghel era ovvio che la religione era stata utilizzata come scusa per coprire fini materiali di conquista, di saccheggio. Sembra si parli di storia ebraica. Il film è un po' lento, ma alla fine si esce più appassionati di arte di prima e con la riflessione che è necessaria più di un'ora di un film per immergersi nel messaggio di un quadro. Come a dire, che dovremmo vedere meno opere e più spesso.Daniele Liberanome, critico d'arte, http://www.moked.it/

Il mare in valigia

“Immaginate un caffè letterario, fumoso e accogliente. Portatelo a Berlino, negli anni '20 del '900; poi popolate sedie e tavolini di scrittori, poeti, pittori, musicisti e altre persone dall'anima perennemente in fiamme. Sentite le conversazioni, le discussioni, le idee che corrono. D'improvviso, un incendio: il Reichstag brucia, il fumo è ora nero, divora la libertà e la dignità. Una donna si stacca dall'incendio: è un’ebrea che scrive poesie”. Così Miriam Camerini, giovane regista milanese che sogna di aprire un teatro ebraico in Italia (“un luogo che però non sia solo per fare spettacolo, ma anche per studiare, un teatro-Bet HaMidrash, me lo sono sempre immaginata in questo modo” racconta) introduce il suo nuovo spettacolo Il mare in valigia. Un viaggio fra le pagine della poetessa Else Lasker-Schüler, che andrà in scena al Teatro della Memoria il 15 e 16 maggio, con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.Una rappresentazione che vuole raccontare, con poche parole scelte con cura e tante suggestioni, la vita di una donna straordinaria che il poeta tedesco Gottfried Benn definì "l'incarnazione lirica dell'ebraico e del tedesco in una sola persona". Nata in Vestfalia nel 1869, Else Lasker-Schüler si trasferì a Berlino dopo il matrimonio e divenne nota per la sua opera letteraria e il suo stile di vita bohemien. Dopo il 1933 fu presa di mira dal nazismo e decise di lasciare la Germania, prima alla volta della Svizzera, poi della Palestina britannica, stabilendosi a Gerusalemme nel 1937. Lì, la terribile delusione: non trovare nella Terra Promessa ciò che aveva sperato di incontrare, quelle conchiglie sulla spiaggia di Giaffo, con cui si era impegnata a riempire la valigia dei sogni che portava con sé. La guerra le impedì di tornare in Europa, e a Gerusalemme, fortemente debilitata, la poetessa morì nel gennaio del 1945.“La cosa più bella che Else Lasker-Schüler ci ha lasciato forse non sono i suoi scritti, ma la sua vita che è stata essa stessa poesia - racconta ancora Miriam Camerini - Conosceva il Tanakh, cosa molto rara per una donna ebrea assimilata com’era. Ma soprattutto Else tirava dentro il suo mondo chiunque, dall’intellettuale del caffè, al ragazzo che le vendeva la spremuta d’arancia in Eretz Israel, rimanendo sempre in bilico tra un’opera letteraria estremamente sofisticata e il coinvolgimento delle persone comuni. Penso che sia questo a rendere la sua testimonianza di vita così speciale, in un tutt’uno con le sue poesie”.Rossella Tercatin -http://www.moked.it/


Ben Gurion's Independence Speech



VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=EJObtrw_E6g

lunedì 14 maggio 2012


HaShomer Hatzair, 100 anni e qualcosa di più...

Hashomer Hatzair, il giovane guardiano, è il movimento giovanile sionista di ispirazione socialista più antico oggi esistente. Fondato nel 1913 in Galizia, l’Hashomer vedeva nell’alyah in Palestina e nella vita nei kibbutzim, la via di liberazione dei giovani ebrei della diaspora.Da allora molte cose sono cambiate, ma non lo spirito “pioneristico” che sin dalle origini ha contraddistinto il movimento e che si esprime anche attraverso l’organizzazione dei campeggi, invernali ed estivi, per i ragazzi (machanot).In attesa di festeggiare, nel 2013, i 100 anni di vita del movimento, l’Hashomer hatzair italiano festeggia intanto, in questi giorni, un diverso ma altrettanto importante traguardo: il riconoscimento ufficiale di Associazione di Promozione Sociale (APS). Tale riconoscimento consente all’H.H. di ricevere, già a partire da quest’anno, il 5×1000 dei contribuenti italiani.“Per l’H.H si tratta di un passo sicuramente importante – spiega Marco Krivacek, ex shomer e componente della Vaad Orim, il gruppo di genitori che da qualche anno sostiene gli shlichim nell’organizzazione e gestione degli aspetti collaterali alla shlichut. Grazie a questa donazione, il movimento riceverà un ulteriore sostegno: è vero che i frutti non si vedranno subito, ma fra qualche anno, una volta entrati a regime, sarà un’entrata economica importante per sostenere l’attività di un movimento educativo e formativo come l’Hashomer Hatzair”.L’acquisizione di status di APS è dunque un successo per il movimento e la Vaad orim, costituitasi una volta che il movimento kibbutzistico in Israele ha tagliato i fondi per i kenim della diaspora. “Oggi i 42 kenim di tutto il mondo devono di fatto autofinanziarsi – continua Krivacek -, e questo certo non è facile. Per fare ciò, in questi anni, abbiamo organizzato serate di intrattenimento (cori, spettacoli teatrali, e altro) il cui ricavato è andato a favore dell’Hashomer. Ma ovviamente non basta”.L’invito a devolvere il 5×1000 all’Hashomer è dunque aperto a tutti coloro che faranno la dichiarazione dei redditi, appartenenti alla Comunità e non. Perché la sopravvivenza di un movimento giovanile sta a cuore a molti. Ai prossimi 100 anni!http://www.mosaico-cem.it/

Voci a confronto

Dunque ci sarà un’altra giornata della memoria, di rilievo europeo, nel calendario civile delle celebrazioni e delle ricorrenze storiche con le quali ci confrontiamo periodicamente. Così in base a quanto deliberato dal Parlamento di Strasburgo, che istituisce per il 6 marzo una giornata europea dei Giusti tra le nazioni. Ne parla Furio Colombo su il Fatto di oggi, in polemica con un articolo ai Antonio Carioti comparso sul Corriere della Sera di giovedì 10 maggio. Da tempo si andava affermando la necessità di ricordare queste figure straordinarie che, in tempi durissimi e calamitosi, si prestarono, a proprio rischio e senza nessuna contropartita, nel salvataggio dei perseguitati. In prima fila, nell’azione per arrivare a tale riconoscimento, lo scrittore Gabriele Nissim che, di fatto, è stato il vero artefice del lungo percorso di sensibilizzazione e promozione che ha portato a questo esito. Dopo di che la discussione, peraltro serena, sulla funzionalità di un calendario che istituzionalizza l’esercizio del ricordo, è materia aperta. La ricezione delle diverse ricorrenze, che dal 2000 in poi sono state istituite con finalità pubbliche (il 27 gennaio, il 10 febbraio, il 9 maggio), sommandosi e interagendo con le festività che già esistevano (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 4 novembre), ha prodotto effetti differenziati per gradi di sensibilizzazione alternata. Va da sé che non tutti gli eventi ricordati (deportazione e Shoah, infoibamento e profuganza degli italiani del confine orientale, vittime del terrorismo e così via) possano essere messi storiograficamente sullo stesso piano. Ma il vero nodo critico non è questo. Se sul versante morale non possono esistere pesi diversi per distinte vittime, rimane il fatto che l’impatto civile di certi eventi va commisurato con variabili diverse, i cui effetti non sono prevedibili a priori. Da ciò, ad esempio, è derivata una forte immedesimazione delle scuole, destinatarie privilegiate dell’indirizzo di attività che si legano strettamente al ricordo pubblico, con il giorno della memoria ma, parimenti, un ben più scarso impatto di altre date. Più in generale è oggetto di riflessione la procedura per la quale il ricordo e la trasmissione dei trascorsi collettivamente significativi possano essere efficacemente garantiti (oltreché stabilmente affidati) a giornate la cui sanzione nel calendario della Repubblica se da un lato diventa riscontro della rilevanza che per la collettività dovrebbe avere la memoria dall’altro può ingenerare un effetto, ancorché involontario, di inflazione del ricordo. Si tratta di una tematica molto complessa e sottile, che non si presta a forme semplificatorie di opzione né, tanto meno, di agitazione politica. Sul versante mediorientale la guerra civile siriana misura di giorno in giorno la sua gratuita brutalità. Gli attentati a Damasco dei giorni scorsi portano la prevedibile firma di Al Qaeda, auspice di una “soluzione irakena” (disordine e caos) alla crisi che attraversa il paese. Così Giordano Stabile su la Stampa mentre i paesi occidentali, ed in particolare la Nato, sembrano letteralmente afasici sull’insieme degli eventi, così come commenta Lorenzo Cremonesi su il Corriere della Sera. Sulla situazione siriana si può poi leggere anche Cristina Tinazzi su il Messaggero . Peraltro, se ognuno di noi deve confrontarsi con periodi di magra e con un bilancio domestico che fa letteralmente i conti con la crisi economica, non la stessa cosa può dirsi del commercio d’armi, come ci ricorda Francesco De Remigis su il Giornale, commentando il Sofex 2012 (un acronimo che sta per «Strategic Operation Forces Expo») di Amman, dove il regime delle transazioni commerciali sembra invece essere ulteriormente lievitato. Fabio Scuto per la Repubblica commenta il risultato uscito dalle urne in Algeria, dove ben 148 seggi (sui 462 che dovevano essere assegnati) sono stati attribuiti a donne in base all’applicazione delle quote rosa e grazie alla vittoria dei partiti laici e alla secca sconfitta dell’«alleanza verde», l’unione dei tre partiti islamisti che non ha raccolto più del dieci per cento degli scranni in gioco. Peraltro quasi due terzi degli aventi diritto al voto non ha partecipato al confronto elettorale, il che è già da sé un dato significati. Sempre sui futuri elettorali della regione mediorientale si veda anche l’articolo di Azzurra Meringolo per il Messaggero nel quale si commenta l’ascesa di un leader islamista, l’ayatollah Mahmoud Hasmemi Shahroudi, destinato – forse – a future glorie in terra irachena. Un articoletto su Nòva, inserto domenicale del Sole 24 Ore, ci ricorda la qualità di «startup nation» d’Israele, tema che su questa newsletter e su Pagine ebraiche è già stato ripetutamente affrontato mentre segnaliamo sia l’invito alla lettura di Edmond Jabès che si può trovare sulla rubrica AlefBet, per la firma di Daria Gorodisky sul Corriere della Sera che l’intervista di Curzio Maltese a Roman Polansky su Repubblica.Claudio Vercelli,http://moked.it/blog/

Materiale antisemita rinvenuto nella casa di un pubblico funzionario, lo sdegno delle istituzioni

Vario materiale di stampo antisemita e neonazista tra cui alcuni libri, poster e gadget è stato rinvenuto dalla Guardia di Finanza e dalla polizia nel corso della perquisizione dell’abitazione di Carlo Baffi, dirigente dell’Ufficio immigrazione indagato per omicidio colposo e sequestro di persona. La notizia del ritrovamento ha suscitato lo sdegno di molti a Trieste e tra le istituzioni ebraiche nazionali e cittadine. “La presenza dei volumi antisemiti nella casa del vicequestore – afferma il consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con delega per il Nord Est Andrea Mariani – ci rimanda a una dimensione ideologica che avremmo sperato di non dover più affrontare. Una dimensione confermata con preoccupante regolarità dalle periodiche indagini che mostrano una costante escalation dell’antisemitismo in Europa. Quei volumi ci ricordano che il germe dell’intolleranza è ancora fra noi e che è giunto il momento di sradicarlo con decisione in un impegno pubblico volto a svelare quelle ombre che ancora impediscono una reale giustizia sulle tante ombre della nostra città”. “È interesse della Comunità ebraica – spiega in una nota il leader comunitario Alessandro Salonichio – che venga fatta piena luce su questo episodio e abbiamo assoluta fiducia che le indagini in corso faranno emergere la verità. Tuttavia non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per il fatto che vicende di questo tipo possano generare una distorta interpretazione della storia, in particolare in un momento come quello che stiamo vivendo”. “Ogni giorno – prosegue Salonichio – dobbiamo infatti amaramente constatare un aumento di episodi di intolleranza e di dichiarazioni dal nemmeno troppo velato sapore razzista che ci fanno temere impulsi di antisemitismo. È dunque nostro dovere vigilare e tenere alta la soglia di attenzione affinché essi non passino sotto silenzio. Vogliamo però rimarcare con chiarezza il sentimento di profonda e sincera gratitudine della nostra Comunità per il lavoro svolto con grande impegno in questi anni dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia di Stato, per la salvaguardia della sicurezza delle nostre istituzioni”.Oltre al “caso Baffi”, c'è un altro episodio che tocca il tema del razzismo e delle stereotipie e che fa molto discutere nel triestino. Protagonista in negativo il capogruppo della Lega Nord in Provincia Paolo Polidori che, nel corso di un recente intervento ad una convention del partito, si era così espresso: “Il presidente del Consiglio Mario Monti e il governo in carica sono espressioni del potere giudaico – massone”. Parole che, una volta rese pubbliche e una volta pervenuta una richiesta ufficiale di scuse da parte della Comunità ebraica, erano state orgogliosamente confermate dal diretto interessato. Così, si apprende oggi sul quotidiano Il Piccolo, l'avvocato Alberto Kostoris, legale della Comunità ebraica triestina, ha denunciato Polidori alla Procura. “Non intendo accettare passivamente questi episodi ma reagire con gli strumenti forniti dalla legge. Non solo come ebreo – spiega a Claudio Ernè – ma come persona pensante”.http://www.moked.it/