domenica 2 settembre 2012





Zfat o Safed: http://www.youtube.com/watch?v=ePIAbQSv6wg


Umorismo

- I -Moishe Abramovitz è ormai sul letto di morte, debolissimo, con gli occhi ormai chiusi, con un filo di voce chiede:“Rif..ka, rif..ka, amore mi..o, dove sei?” “qui a fianco a te amore mio!” “e Itz..hak, dov’è il no...stro it.zhak?” “qui, sono qui vicino a te papà!” “e....sho..shana, la mia sho..shanina...dove è sho..shana?” “qui papà, sono qui vicino a te!” “e rub..en, il mio picco..lo figlio..lo, dove...è ru...ben?” “qui papino mio, a fianco ate, non ti preoccupare! Siamo tutti qui vicino a te!” ed il vecchio Moishele, con un ultimo sospiro,con il filo di voce che gli rimane,mormora: “e...allora...chi...è..ri..masto..in...ne..go..zio?!”
II - Moishe Abramovitz torna a casa e trova Rifka, sua moglie a letto con il suo migliore amico Itzhac, li guarda e poi dice: “Itzhak, perchè? perchè? Io devo, ma tu....”
III- Moishe Abramovitz torna a casa e trova Rifka, sua moglie a letto con l’amante,li guarda e poi dice: “Rifka, Rifka, dovresti vergognarti! Si comincia così e si finisce per fumare di shabat!” Sullam n. 95


Cantanti israeliani di origine yemenita: http://danilette.over-blog.com/article-chanteurs-israeliens-d-origine-yemenite-1-eyal-golan-109173353.html


Bici di cartone a 9 dollari, made in Israele

Non si tratta di una bike qualunque, visto che è interamente realizzata di cartone riciclato. Il suo inventore, l'imprenditore ed ex militare israeliano Izhar Gafni, è riuscito ad architettare un sistema che ha reso scarti di imballaggi e scatoloni usati in grado di sostenere pesi fino a 140 chili e, soprattutto, a mutare aspetto tanto da sembrare plastica leggera e resistente incolume all'acqua e all'umidità. Quando tutti gli dicevano che era un'illusione da squattrinati ecologisti.
"Amo davvero molto le due ruote - racconta Gafni, originario del kibbutz Bror Hayil nel Negev, il deserto a sud di Israele - e quando ho lavorato negli Stati Uniti ho cercato se, in California, ci fosse qualcuno che avesse sviluppato un prototipo di cartone. Con mia sorpresa ho scoperto solo concept basati sul bamboo. Tuttavia, quando ho iniziato a chiedere ad alcuni ingegneri se fosse possibile produrre una bici del genere, sono stato spesso liquidato con un perentorio 'impossibile'. Un giorno mi sono ritrovato a seguire un documentario in tv sulla produzione del primo jumbo jet nel quale un ingegnere raccontava che tutti, all'epoca, gli dicevano che ciò a cui puntava era impossibile: quella storia mi ha nuovamente motivato e spinto a sperimentare diversi materiali applicati al cartone per renderlo resistente e durevole". Non è stato facile far crescere i muscoli al cartone: i primi prototipi, pur solidi, erano davvero troppo voluminosi e ingombranti, "sembravano pacchi con le ruote ed è stato molto complicato spiegare agli investitori quale fosse la mia visione finale della bici", ironizza Gafni dal suo laboratorio cosparso di schizzi, bozzetti e ritagli marroni. Effettivamente a guardare le immagini paiono dei giganteschi e sproporzionati giocattoli per bambini. Alla fine, però, modello dopo modello, quello che gli esperti consideravano fuori dalla portata dell'imprenditore israeliano è diventato realtà: la prima bici completamente rispettosa dell'ambiente, dal primo taglio all'ultima pedalata, "così economica che non conviene rubarla". E anche l'estetica, con quel tocco magrittiano, ha fatto passi da gigante trasformandola in un richiestissimo oggetto-culto in mezzo mondo prim'ancora che venga distribuita. Non è un caso che Gafni insista sul tema dei furti: a Tel Aviv e in molte città israeliane veder sparire la propria due ruote è un fatto molto diffuso e irritante. Con la bici low-cost, anche questa piaga sembra superata.http://vimeo.com/37584656 (Corriere Vicentino, 26 luglio 2012) da "Notizie su Israele"


Diritti umani:

http://dotsub.com/media/b5ee5ada-5b37-4b0b-9916-e0896337ec4b/embed/ita


Jews and Hollywood. http://www.youtube.com/watch?v=VDp_KZvyXNo&feature=em-share_video_user

http://unitedwithisrael.org/video-aerial-views-of-israel/ Israele


domenica 29 luglio 2012



Quarant’anni, un minuto

Per leggere la serie di numeri che trascrivo sotto ci vuole un minuto di silenzio.
Un minuto di silenzio è il tempo che il Comitato Olimpico Internazionale non ha concesso, nonostante la richiesta delle vedove e degli orfani e di una consistente opinione pubblica (fra le altre, una richiesta ufficiale del CONI italiano, ammirevole in questa occasione), per ricordare in occasione delle Olimpiadi di Londra la strage di 11 atleti israeliani durante le Olimpiadi di Monaco del 1972.Unico caso, in centoventi anni di Olimpiadi moderne, e in quattro secoli di Olimpiadi antiche, in cui un atto di guerra abbia colpito le Olimpiadi violandone il significato più profondo.Le Olimpiadi simboleggiano la capacità dell’Uomo di esercitare gli istinti e le virtù guerresche, la forza fisica, la competizione, la selezione attraverso lo scontro, ma in modo simbolico, rituale, sotto il controllo della ragione e delle regole, in un contesto festoso, senza portare la lotta fino alla rovina fisica e morale dell’avversario. Celebrando la CAPACITA’ di competere e di PREPARARSI a competere, non il DOMINIO. Definendo la vittoria come eccellenza delle capacità, non come distruzione dello sconfitto.Le Olimpiadi sono la rappresentazione della capacità dell’Uomo di razionalizzare, disciplinare e umanizzare qualsiasi cosa, anche la più brutale lotta fisica.Per questo la “tregua olimpica” è stata, per secoli, sacra.Violarla, ha significato rischiare di perdere l’anima dello sport olimpico.E’ una ferita a chiunque pratichi lo sport con spirito olimpico.Eppure: in quarant’anni, e in dieci edizioni delle Olimpiadi, non si è trovato un minuto di silenzio per meditarci sopra: un minuto da ricavare, nelle sempre più vistose e costose cerimonie inagurali, sia pure tra fuochi artificiali, trombe e tamburi, bandiere nazionali, divise, formazioni e posture marziali degli atleti in parata: tutte cose che alludono all’origine dello sport, e alludono all’Olimpiade come a un rituale di esorcismo della guerra e di auspicio di un’umanità per la quale competizione e cooperazione siano solo due facce della stessa medaglia, non l’una il limite dell’altra.Lo sport cessa di avere una funzione culturale se non evoca più la guerra e se non la sublima, se abbandona la competizione dichiarando la propria impotenza a dare un senso pacifico alla lotta.Ma a maggior ragione cessa di avere quella funzione se lascia che la competizione, lo scontro, irrompa nello sport nella sua forma più brutale, originaria, irrazionale. Quello dell’uccisione fisica e morale, dello sgozzamento dell’inerme, dello scempio del cadavere del nemico.Per chiunque voglia meditarci sopra, quelli che seguono sono… sessanta secondi di silenzio.Un’inezia, se paragonati a quarant’anni di omertà.

Unmilione-e-uno unmilione-e-due unmilione-e-tré unmilione-e-quattro unmilione-e-cinque unmilione-e-sei unmilione-e-sette unmilione-e-tto unmilione-e-nove unmilione-e-dieci unmilione-e-undici unmilione-e-dodici unmilione-e-tredici unmilione-e-quattordici unmilione-e-quindici unmilione-e-sedici unmilione-e-diciassette unmilione-e-diciotto unmilione-e-diciannove unmilione-e-venti unmilione-e-ventuno unmilione-e-ventidue unmilione-e-ventitré unmilione-e-ventiquattro unmilione-e-venticinque unmilione-e-ventisei unmilione-e-ventisette unmilione-e-ventotto unmilione-e-ventinove unmilione-e-trenta unmilione-e-trentuno unmilione-e-trentadue unmilione-e-trentatré unmilione-e-trentaquattro unmilione-e-trentacinque unmilione-e-trentasei unmilione-e-trentasette unmilione-e-trentotto unmilione-e-trentanove unmilione-e-quaranta unmilione-e-quarantuno unmilione-e-quarantadue unmilione-e-quarantatré unmilione-e-quarantaquattro unmilione-e-quarantacinque unmilione-e-quarantasei unmilione-e-quarantasette unmilione-e-quarantotto unmilione-e-quarantanove unmilione-e-cinquanta unmilione-e-cinquantuno unmilione-e-cinquantadue unmilione-e-cinquantatré unmilione-e-cinquantaquattro unmilione-e-cinquantacinque unmilione-e-cinquantasei unmilione-e-cinquantasette unmilione-e-cinquantotto unmilione-e-cinquantanove unmilione-e-sessanta.http://mybaseball.altervista.org/blog/

OZY MIANI