
Le «Nozze di Figaro» vietate al Cairo. E Barenboim suona Liszt
Giù dal podio, ordinò il ministro al maestro. E posi quella bacchetta: «Queste Nozze non s' han da fare». L' ultima volta era capitato a Muti, bocciato dalla Regina Elisabetta per un una questione di gusti. A Daniel Barenboim, ancora non s' è capito se sia toccato un diktat politico, una censura morale, un affare diplomatico o un intrigo di palazzo. Il fatto però c' è: primo direttore con passaporto israeliano invitato in Egitto, in programma «Le Nozze di Figaro» con l' Orchestra sinfonica egiziana, il suo concerto alla Cairo Opera House è stato cancellato all' ultimo minuto. E non per qualche problema artistico. Il «nessun suoni» è stato ordinato direttamente da un ministro di Mubarak, Faruq Hosni, responsabile della Cultura. Che ha tolto l' opera di Mozart dal cartellone e rinviato tutti a un galà, il 16 aprile, sempre con Barenboim. Ma senza Figaro. Giallo sul Nilo. «Non so più cosa son, cosa faccio», canterebbe a questo punto il Cherubino delle «Nozze». Perché il direttore, che non ha rifiutato d' esibirsi, ora dichiara d' essere «felice d' andare a suonare in quella data»: proporrà Liszt al pianoforte e una Quinta di Beethoven. Pura cortesia, dicono al Cairo: il concerto era già stato rinviato in gennaio, per la guerra di Gaza. In realtà, scrive un pò acida la stampa israeliana, «al maestro importa solo essere visibile, mentre è caduto in una trappola ed è stato usato per altri scopi» (va detto che l' impegno della bacchetta non è mai andato giù a certa destra: fondatore con l' egiziano Edward Said della Divan Orchestra dei giovani, critico della politica nella Striscia, l' anno scorso Barenboim ha aggiunto alla sua tripla cittadinanza israeliana-argentina-spagnola anche quella palestinese). Ma perché cambiare l' opera? Tv e giornali egiziani si sono scatenati. Secondo Amjad Mustafa, critico musicale egiziano, s' è solo preso tempo nell' imbarazzo della nomina di Lieberman a ministro degli Esteri di Gerusalemme. Secondo la stampa israeliana, a ordire tutto è stato il ministro egiziano: candidato alla carica di segretario generale dell' Unesco, avrebbe voluto mettere cappello su un concerto organizzato dall' ambasciata d' Austria. Per ripulirsi dalla sua fama d' antisemita. O magari per mostrare ai Paesi arabi, suoi elettori, che un Barenboim non può andare in Egitto a suonare senza il suo permesso. «La volpe del deserto», è il soprannome di Faruq Hosni: fu lui a vietare lo stand israeliano alla Fiera del libro del Cairo, a vietare la diffusione di film israeliani, a garantire che «non ci sono e non ci saranno libri in ebraico alla Biblioteca di Alessandria: se ne trovo uno, lo brucio». Avvicinandosi l' Unesco, Faruq ha calibrato i toni: la scorsa settimana, a Parigi, s' è lanciato in una memoria della Shoah. Ora, la bacchettata al filopalestinese Barenboim. Quel che serve a prender voti di qua e di là. Dietrologie? «Tutto è disposto - per dirla con Figaro -. Aprite un pò gli occhi...». Francesco Battistini Il ministro Faruq Hosni Nato ad Alessandria, pittore, capo a Roma dell' Accademia egiziana, dall' 87 ministro della Cultura. Vicino alla First Lady Controversie Hosni s' è inimicato i Fratelli musulmani, i riformisti, quasi tutti. Compreso Israele, per frasi antisemite che gli sarebbero costate la candidatura all' Unesco
Battistini Francesco 7 aprile 2009Corriere della Sera
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