L’Aquila, 05/10/2010 - Indossare la Kippàh Per la Verità Per Israele contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo. Per salvare la struttura universalista e giusnaturalista del Diritto, migliaia di persone scendono in piazza giovedì 7 ottobre 2010 a Roma: bisogna difendere ed onorare Israele e il Popolo Ebraico in Italia, in Europa e nel mondo.Intellettuali in testa. Il tema centrale della Maratona oratoria, a cui hanno già aderito moltissime personalità del mondo intellettuale, politico e del giornalismo non solo italiano, sarà appunto Israele nella percezione dell’opinione pubblica mondiale. Per sostenere che anche l’Europa ama Israele con la Palestina alleata, entrambe nell’Alleanza Atlantica, e vuole che vivano in pace. Per gli Ebrei la Kippah è simbolo di limite. Ciascuno deve sapere fin dove arriva e non tentare, nel delirio di onnipotenza, di andare oltre. “Basta!” alle bugie su Israele. Occorre un monitoraggio della stampa locale per combattere il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo.“Per una singolare evoluzione degli eventi negli ultimi giorni la Kippah è diventata nella società civile un simbolo opposto alla rozzezza e alla volgarità della politica: è un messaggio molto impegnativo, sia per chi la porta sempre, che per chi la mette ogni tanto e per chi non la mette mai”(Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma). Contro tutti gli antisemitismi, giovedì 7 ottobre 2010, in occasione della manifestazione “Per la Verità, Per Israele”, molte persone idealmente indosseranno la Kippàh con i colori dello stato ebraico, sventolando la Stella di Davide. Tutti noi dobbiamo opporci a qualsiasi forma di antisemitismo, sempre e ovunque, dal momento che questo fenomeno è in ascesa esponenziale nel mondo, in primis in Europa. La lotta culturale contro l’antisemitismo è una questione di civiltà, per la difesa della Democrazia, della Pace, dello Stato di diritto e delle Istituzioni internazionali. I giovani e i loro educatori ne sono consapevoli? Per gli Ebrei la Kippah (femminile singolare, il plurale fa Kippòt) è simbolo di limite. Ciascuno deve sapere fin dove arriva e non tentare, nel delirio di onnipotenza, di andare oltre. In questa prospettiva, secondo alcuni osservatori, sarebbe bene ordinare le Kippòt per tutta l’umanità che crede di essere la sola al centro dell’Universo. In particolare per coloro che qui sulla Terra non comprendono i limiti dell’umorismo ebraico e raccontano storielle intrise di pregiudizio politico-ideologico sulle tragedie umane come l’Olocausto. Il tema centrale della Maratona oratoria, a cui hanno già aderito moltissime personalità del mondo intellettuale, politico e del giornalismo non solo italiano, sarà appunto Israele nella percezione dell’opinione pubblica mondiale. Bisogna salvare la struttura universalista e giusnaturalista del Diritto. Non si possono più sottovalutare i fascismi, i negazionisti della Shoah, il razzismo (ma quali razze? Sulla Terra, fino a prova contraria, c’è soltanto una razza, quella umana), il pericolo che la nostra società corre sul piano della difesa dei più deboli. Gli ebrei non faranno sconti sull’antisemitismo e non svenderanno la memoria della Shoah. Non accetteranno compromessi neanche sui valori che hanno storicamente contraddistinto il loro impegno civile: tutela delle minoranze etniche e religiose, difesa della laicità dello stato, promozione dell’integrazione sociale e culturale, tenendo ben presenti e fermi i principi irrinunciabili, evitando calcoli di comodo nei rapporti con tutti i leader politici.La campagna di demonizzazione e delegittimazione quotidiana che avviene nei confronti dell’unica democrazia del Medio Oriente, quella israeliana, è sotto gli occhi di tutti. E qualcuno ignora sia la portata degli attacchi a Israele sia la nozione fondamentale di limite dell’umorismo ebraico. L’acquisto di centinaia di Kippòt da regalare a tutti i senatori affinché la indossino nell’aula del Senato in segno di omaggio al Popolo Ebraico ed a Israele, contiene qualche messaggio subliminare particolare? Non sarebbe il caso di fare qualche piccolo sforzo in più, magari cavalcando le onde della storia? Non crediamo, infatti, a un cambiamento culturale così repentino, radicale ed epocale nella politica e nella società italiana, in fatto di amicizia al Popolo Ebraico ed a Israele. Se la distribuzione di decine di Kippòt accadesse, almeno una volta, non soltanto in Senato ma anche in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, saremmo quasi tentati di crederlo. In perfetta par condicio con la Kefiah, il tipico copricapo palestinese che anche in Occidente tante persone (i giovani studenti italiani lo indossano come una sciarpa) di destra e di sinistra ostentano da decenni come elemento simbolico di lotta ad Israele, dicono:“per la liberazione della Palestina”. Qui non si tratta di indossare paramenti simbolici e politici per moda o di ordinarne milioni di esemplari per fare bella figura e coprire la pelata politica! Se scoppierà finalmente la Pace tra Palestina e Israele, come tutti noi vivamente auspichiamo, sarà la fine di un incubo per l’intera umanità. E l’inizio dello sviluppo economico, turistico, sociale, culturale e politico non solo di due Popoli in due Stati sovrani, ma del mondo intero. Sarà vero? Le industrie belliche lo permetteranno? Il Presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama, ha promesso solennemente il grande Evento entro un anno solare di ulteriori negoziati ed allora sarà la Pace tra Israele e Palestina. Ma l’impressione, almeno in Italia, è quella di vivere davvero su un altro pianeta, sotto il segno dell’inadeguatezza non solo politica ma morale e culturale. A causa di una classe dirigente che continua a riciclare ed ospitare tra le sue fila: fascisti, comunisti, antisemiti, antisionisti, buffi personaggi rabbiosi e rancorosi di discutibile credibilità, professionalità e fedeltà. Una classe dirigente (ricattabile a causa del nostro inspiegabile deficit politico, energetico ed economico-finanziario, ma non di cervelli) che si ostina a riservare ogni genere d’onore ai dittatori del mondo in nome del petrolio, del gas naturale, di fantastiche autostrade sul deserto e di accattivanti sfilate di moda romane. Mentre i più grandi investimenti finanziari prendono il largo verso l’Estremo Oriente.Passino pure le avvenenti signorine pronte a tutto per l’imminente “conversione” religiosa: le future mussulmane neoprofesse dal volto integralmente coperto, saranno altrettanto sorridenti quando l’Islam diventerà pacificamente e demograficamente, in Europa e in Italia, la principale religione di stato? Passino pure gli scenari di fantapolitica hollywoodiana, da alcuni vagheggiati, sull’imminente fondazione di un Impero islamico mondiale, il Gran Califfato, che magari aprirà le porte pure agli extraterrestri. Passi pure lo scenario (più realistico?) che prevede la totale sconfitta militare e politica dell’Occidente armato solo di supertecnologie paradossalmente non in grado di superare la straordinaria efficienza delle comunicazioni ad personam dei terroristi integralisti a suon di pizzini mafiosi! Ma è l’ora di criticare apertamente le “lezioni” impartite dai mass-media mondiali e da certi compiacenti intellettuali di destra e di sinistra, su Israele. E tutto questo nell’era dell’Idrogeno, dell’Empatia e dell’Ingegneria Subnucleare civile, la cui Nuova Industria nei regimi democratici come l’Italia e Israele potrebbe facilmente soppiantare in pochissimi anni quella bellica e dei gas serra, del tutto obsolete e pericolose per la nostra civiltà. Per evitare scenari ben peggiori delle barzellette parlamentari e dei soliti discorsi rituali ancestrali che ormai saturano i lavori dei palazzi romani, in attesa delle elezioni politiche autentico sacro lavacro della nostra Democrazia, si può cominciare con l’indossare responsabilmente la Kippah. Contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo, migliaia di persone scendono in piazza il 7 ottobre 2010 a Roma perché è indispensabile porre fine alla valanga di fango e bugie che ogni giorno si rovescia su Israele. Perché Israele è l’unico Paese democratico, l’unico Stato di diritto compiuto in Medio Oriente, che può essere sicuro di essere attaccato qualsiasi cosa faccia: sia che i suoi atleti partecipino a un torneo, sia che i suoi film concorrano a un festival internazionale, sia che difenda la sua gente e le sue città da missili e attentati terroristici. Perché a questa manifestazione giungono da tutta Europa, politici, intellettuali, giovani che vogliono la verità su Israele. Basta con il doppio standard che viene usualmente utilizzato per relazionarsi a Israele: l’Onu, dedicandogli l’80% delle sue risoluzioni, lo condanna ad ogni passo, mentre i Paesi che violano i diritti umani, che compiono stermini e pulizie etniche, non vengono mai sanzionati. L’Onu dimentica l’Iran che impicca i diversi e lapida le donne; il Darfur dove si compie in silenzio un genocidio; la Cina che giustizia col colpo alla nuca gravando le spese della pallottola di stato sulla famiglia del condannato. Una grande parte dell’opinione pubblica mondiale è stanca di questa menzogna: la delegittimazione di Israele delegittima la Democrazia e lo Stato di diritto, corrompe le istituzioni internazionali che dovrebbero proteggere la Pace e combattere il terrorismo integralista organizzato, legittima le culture oppressive e violente contro le donne, i diversi e la libertà di pensiero. Di fatto giustifica le culture antidemocratiche. “Basta!” alle bugie su Israele.La manifestazione vuole affermare e difendere il diritto di Israele a esistere, una garanzia per la libertà di tutti noi, Palestinesi democratici compresi. L’incontro si svolge nella formula della maratona oratoria: ognuno dei partecipanti prenderà la parola per circa 5 minuti. Ad aprire la manifestazione sarà José Maria Aznar, Presidente dell’Associazione Friends of Israel ed ex primo ministro spagnolo. L’obiettivo è quello di rovesciare la delegittimazione di Israele che avviene a tutte le latitudini e senza freno: Israele, il Paese più apertamente minacciato del mondo, può essere sicuro di venire condannato dalle istituzioni e dalla stampa internazionale qualsiasi cosa faccia. Sia che cerchi di difendersi da attacchi terroristici e informatici, sia che si impegni a cercare di fermare il rifornimento di armi per Gaza, sia che semplicemente svolga le normali attività di qualsiasi Paese democratico. Le sue acquisizioni scientifiche, sportive, culturali, sociali, economiche, vengono sistematicamente boicottate e vilipese anche con la violenza. Per sostenere che anche l’Europa ama Israele con la Palestina alleata, entrambe nell’Alleanza Atlantica (Nato), e vuole che vivano in pace, bisogna informarsi. Per saperne di più è possibile visitare il sito: www.veritaperisraele.org. “Basta!” al vecchio, ma non logoro, stereotipo antisemita secondo cui l’ebreo è Giuda il traditore. Stereotipo gravissimo dopo Auschwitz e dopo il Concilio Vaticano II. Non si può più sorvolare sull’odio antiebraico, convinto ed esplicito, assumendo che questo odio sia bilanciato da una millantata amicizia per Israele. Le parole e le testimonianze delle persone hanno uno spessore e un effetto fondamentali nella nostra civiltà. Perciò non sono seconde ai fatti. Lo dice il mondo della comunicazione e del diritto in cui viviamo. Allo stesso tempo bisogna distinguere molto bene, singolarmente, chi sono i “paladini” di Israele. Potrebbero esserlo per convenienza. E sarebbe allora una beffa rischiosa. Perché un lasciapassare farebbe comodo a una destra ed a una sinistra. Antisemite, xenofobe, sguaiate e violente. E potrebbero cadere nell’oblio tutte le colpe (anche contro la scienza) che i fascismi hanno avuto nel passato dell’Italia e dell’Europa. C’è chi ha scelto un altro cammino, un ripensamento critico che deve essere riconosciuto. Ma altri fanno emergere un’inquietante continuità con i fascismi, come quello che ha proclamato le leggi razziste del 1938. E il fascismo italiano deve ancora rispondere dei suoi crimini davanti al tribunale della Storia. L’indignazione sotto una patina d’ironia è perfettamente legittima in una Democrazia ma altrettanto configurabile come una barzelletta che non spiega ai giovani per quale motivo gli ebrei italiani (ricordate il grande fisico Fermi, padre della prima pila nucleare negli Usa?) abbiano avuto difficoltà a partecipare fin dal 1918 alla vita politica e scientifica nazionale, dopo la loro grande partecipazione ai moti risorgimentali che 150 anni consacrarono l’Unità d’Italia; e, soprattutto, per quale motivo questo tema non abbia mai conquistato il rango di un dibattito parlamentare in grado di focalizzare l’attenzione del popolo sovrano stanco dei sepolcri imbiancati televisivi. Non possono essere giustificati comportamenti antisemiti. Il Governo italiano è il miglior amico dello Stato di Israele ma nelle nostre scuole e nei partiti (tutti) occorre vigilare molto attentamente. Allo stesso tempo, non bisogna confondere il piano tra Ebrei ed Israele. I cittadini italiani di religione ebraica che vengono offesi, giustamente chiedono di non essere più oggetto di ingiurie. Chi ha incarichi istituzionali dovrebbe fare attenzione a ciò che dice soprattutto quando si tratta di ebrei, rom e cittadini extracomunitari. Se non si è capaci di trasmettere ai giovani ed all’opinione pubblica la gravità dell’Olocausto e delle persecuzioni che gli Ebrei hanno subito, allora si faccia un passo indietro. Si torni a casa e sui banchi di scuola. Gran parte degli italiani crede che di fronte all’Olocausto gli Ebrei fossero in condizione di mettersi al sicuro. Purtroppo questa è una visione falsata anche da certa “fiction” con i numeri gonfiati degli Ebrei salvati che in realtà furono una percentuale minoritaria. Un secolo fa negli Stati Uniti si facevano sugli italiani le stesse battute che oggi in Italia si fanno sugli Ebrei o sugli stranieri che delinquono.Con barzellette del genere si finisce per smentire e offendere la memoria di tanti nostri poveri connazionali emigrati in giro per il mondo. Per questo motivo occorre un monitoraggio della stampa locale per combattere il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo. Su queste basi si fonda un progetto portato avanti da “Articolo 3”, l’Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova, recentemente approvato dalla Commissione europea. L’articolo 3 della nostra Costituzione repubblicana italiana, di cui in molti troppo spesso si dimentica il significato, afferma:“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Grazie agli sforzi comuni di diversi enti, nasceranno presto in Spagna, Portogallo, Francia, Romania, Estonia dei gruppi locali che, ripercorrendo l’esperienza di Articolo 3 e sotto la sua guida, si impegneranno a monitorare i mezzi di informazione locali. Il senso dell’iniziativa è quello di sviluppare una metodologia su base europea per ridurre l’impatto di quella che in ebraico potrebbe essere definita Hasbarah (הסברע) o cattiva informazione. Ossia, tutti quei messaggi istituzionali o dei media volti ad alimentare stereotipi, idee razziste, intolleranza, fomentando la paura o rabbia contro una determinata minoranza, generalizzando e semplificando un problema e puntando il dito contro un capro espiatorio. Per comprendere il peso di questa cattiva informazione basta riflettere su un dato veramente preoccupante che però passa sottotraccia: la prima causa di morte delle donne in Europa è dovuta a violenza domestica, nel nucleo famigliare. Non è l’extracomunitario, il romeno, il marocchino ma il marito, il compagno o il padre il primo pericolo per una donna. Sembra incredibile perché leggendo i giornali o guardando la televisione il dato passa inosservato, non così il presunto stupro di una donna italiana da parte di un Rom, che compare a titoli cubitali sul giornale. Se poi però si scopre che non è stato il Rom a compiere lo stupro, la rettifica saranno quattro righe al fondo del giornale! Intanto nella mente delle persone rimane la percezione che l’unico pericolo per la loro incolumità sia l’extracomunitario stupratore o bombarolo. L’importanza di questo progetto appare evidente. Un modo non solo per difendere i diritti delle minoranze ma anche per porre l’attenzione sui problemi reali della società, spesso dimenticati o fatti dimenticare fomentando rabbie e paure, allontanando la reciproca integrazione. E in Abruzzo sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando. Promotrice dell’iniziativa “Per la Verità, Per Israele” è la deputata e giornalista Fiamma Nirenstein. “Vogliamo sollevare l’allarme più potente rispetto all’esistenza d’Israele, cioè la minaccia armata dell’Iran e dei suoi amici Hamas ed Hezbollah” – scrive la Nirenstein. “Lo sfondo fattuale alla delegittimazione d’Israele, è la strategia dell’Iran. Ahmadinejad ha sottomesso l’Onu, così la più alta istanza mondiale è diventata una cassa di risonanza di vaneggiamenti pericolosi. Gli Stati Uniti hanno reagito con appeasement, aumentando l’eccitazione islamista. Gli armamenti di Hezbollah sono cresciuti a dismisura, Hamas può colpire Tel Aviv, Ahmadinejad può annunciare la fine d’Israele nelle sedi globali e noi gli stringiamo la mano. Qui stanno distruggendo pezzo dopo pezzo la struttura universalista e giusnaturalista uscita dalla Seconda guerra mondiale”. Veniamo alla delegittimazione culturale. “E’ un lavoro enorme compiuto dal mondo dell’estremismo islamista che comincia con un viaggio di Arafat in Vietnam, dove il leader palestinese chiese al generale Giap cosa dovesse fare per universalizzare la questione palestinese. Giap disse ad Arafat:‘Fate come noi vietnamiti, andate alla conquista degli intellettuali’.L’archeologo Barkai ha detto che la negazione di Gerusalemme come città ebraica è peggiore del negazionismo dell’Olocausto. E ci sono riusciti in questa impresa di conquista. Un negazionismo paragonabile alla distruzione dei Budda in Afghanistan. Delegittimare la presenza stessa di Israele nell’area come patria del popolo che ha reso quel luogo basilare per la storia dell’umanità è giustificato dal rifiuto a riconoscere che gli ebrei abbiano un diritto a proclamarvi e a farvi fiorire il loro paese. Un diritto storico, perché il popolo ebraico vi è nato, vi ha vissuto secoli, vi ha fondato il monoteismo, un diritto morale che ha fatto fiorire democrazia e benessere. Per la cultura araba, non solo palestinese, la presenza ebraica seguita a essere illegittima, malvagia, a termine. Israele è pronto a riconoscere uno stato palestinese. E’ ora che il mondo arabo sia pronto a riconoscere uno stato ebraico”.La delegittimazione è sparsa su tutto Israele,“inventandosi una crudeltà, un razzismo, una persecuzione, una volontà di conquista e un disprezzo della pace inesistenti. Sul caso della Mavi Marmara, la stampa globale ha accolto l’idea che gli ebrei avessero voluto attaccare e uccidere un gruppo di pacifisti”. La delegittimazione è persino sportiva. “Un gruppo di tennisti israeliani ha potuto giocare solo a porte chiuse in Svezia. Ad Hannover un gruppo di danza israeliano è stato preso a sassate da dimostranti che urlavano ‘Juden Raus’. In Turchia una partita di pallavolo è stata circondata da dimostranti violenti che urlavano ai poliziotti:‘Non siate i cani da guardia dei sionisti, Allah ve ne chiederà conto’. L’unione dei lavoratori inglesi del settore pubblico ha passato una mozione per il boicottaggio di Israele.Un grande giornale svedese ha scritto che gli israeliani uccidono i palestinesi per rubarne gli organi. I supermercati d’Europa decidono di boicottare le merci ebraiche. I film israeliani sono contestati, così le sue scoperte scientifiche, i prodotti tecnologici, i suoi accademici sono cacciati dalle università. Anni e anni che Israele vede piombare dal cielo i razzi e nessuno dice nulla. Un politico israeliano non può atterrare a Londra senza rischiare l’arresto. Amnesty e l’Onu attaccano Israele ogni giorno, assieme al consiglio dei Diritti umani”. E’ il diritto di esistere di Israele che è messo in discussione. “Non c’è diritto all’autodifesa, se Israele non si può difendere ed è condannato alla morte all’Onu. E’ un pericolo che corriamo tutti. Il mondo dovrebbe vergognarsi di come ha lasciato morire gli israeliani nei caffè, nei supermercati, nei ristoranti, quando si lodava sulla stampa la kamikaze venuta a uccidere famiglie intere. Questo moralismo mostruoso si rovescia sull’Europa tutta con l’antisemitismo che circola nelle sue città. Hanno distrutto il senso della lotta antirazzista, pensiamo a Durban. L’odio per Israele è la corruzione stessa della nostra civiltà”.La manifestazione vuole anche portare in dono ciò che Israele rappresenta. “La delegittimazione nasce da invidia per il dono prezioso di identità e di moralità che la nazione ebraica possiede: un ragazzo israeliano pieno di vita e di voglia di divertirsi, di ballare, di viaggiare è concentrato con tutto il cuore sul compito di proteggere la sua casa, la sua cultura. Un famoso medico ‘colono’ (Arieh Eldad) per salvare un bambino palestinese bruciato da un’esplosione lavora giorni e notti, per mesi interi, in ospedale. A Gaza, fino al minuto prima di essere costretti a sgomberare, i contadini ebrei raccoglievano i pomodorini ciliegia e i fiori di serra. Israele è un faro di vita, quando la vita è il valore più problematico e in pericolo del nostro tempo, quello più invidiato e che scorre nelle vene di questo popolo costantemente sotto minaccia”.Allora, indossiamo la Kippàh sinceramente. Consapevoli che la ricorrente quanto mai abusata ostentazione di amicizia nei confronti dello Stato di Israele e degli Ebrei, oltre a smascherare l’ipocrisia di alcuni esponenti politici, suona sospetta e richiama alla mente quell’immagine talmudica di colui che cerca, in modo surrettizio, di purificarsi nel Miqwè (bagno rituale), tenendo tra le mani un verme impuro. Israele non ha bisogno di sedicenti mitomani alla bisogna e di finti salvatori. Tremila anni di storia lo dimostrano ampiamente. Nella scuola post-sessantottina italiana siamo stati testimoni di una logica asimmetrica figlia di una stessa e identica filosofia. Quanti compagni di liceo che indossavano la Kefiah, abbiamo ascoltato nelle varie assemblee accanirsi velenosamente contro lo Stato di Israele e contro gli Ebrei. E cosa abbiamo fatto per frenare le loro assurde argomentazioni fasciste e comuniste? La tanto amara quanto realistica constatazione della Bibbia (Torah, Numeri, 23; 9):“il popolo ebraico se ne sta da solo”(cioè costretto a prendere coscienza che vi sono situazioni in cui deve cavarsela da solo e basarsi essenzialmente sulle proprie forze), è l’unica morale che oggi capiamo di aver appreso grazie ai nostri Fratelli Maggiori. Un giorno potrebbe accadere di nuovo a tutti noi, dopo la vittoria sul terrorismo integralista islamico. Schiavi sotto il giogo di spietati alieni nazisti. Il peggio che ci possa capitare. E questa sì che non è più una barzelletta! Ci vediamo a Gerusalemme. (di Nicola Facciolini)http://parcodeinebrodi.blogspot.com/
mercoledì 6 ottobre 2010
INDOSSARE LA KIPPÀH PER LA VERITÀ PER ISRAELE
L’Aquila, 05/10/2010 - Indossare la Kippàh Per la Verità Per Israele contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo. Per salvare la struttura universalista e giusnaturalista del Diritto, migliaia di persone scendono in piazza giovedì 7 ottobre 2010 a Roma: bisogna difendere ed onorare Israele e il Popolo Ebraico in Italia, in Europa e nel mondo.Intellettuali in testa. Il tema centrale della Maratona oratoria, a cui hanno già aderito moltissime personalità del mondo intellettuale, politico e del giornalismo non solo italiano, sarà appunto Israele nella percezione dell’opinione pubblica mondiale. Per sostenere che anche l’Europa ama Israele con la Palestina alleata, entrambe nell’Alleanza Atlantica, e vuole che vivano in pace. Per gli Ebrei la Kippah è simbolo di limite. Ciascuno deve sapere fin dove arriva e non tentare, nel delirio di onnipotenza, di andare oltre. “Basta!” alle bugie su Israele. Occorre un monitoraggio della stampa locale per combattere il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo.“Per una singolare evoluzione degli eventi negli ultimi giorni la Kippah è diventata nella società civile un simbolo opposto alla rozzezza e alla volgarità della politica: è un messaggio molto impegnativo, sia per chi la porta sempre, che per chi la mette ogni tanto e per chi non la mette mai”(Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma). Contro tutti gli antisemitismi, giovedì 7 ottobre 2010, in occasione della manifestazione “Per la Verità, Per Israele”, molte persone idealmente indosseranno la Kippàh con i colori dello stato ebraico, sventolando la Stella di Davide. Tutti noi dobbiamo opporci a qualsiasi forma di antisemitismo, sempre e ovunque, dal momento che questo fenomeno è in ascesa esponenziale nel mondo, in primis in Europa. La lotta culturale contro l’antisemitismo è una questione di civiltà, per la difesa della Democrazia, della Pace, dello Stato di diritto e delle Istituzioni internazionali. I giovani e i loro educatori ne sono consapevoli? Per gli Ebrei la Kippah (femminile singolare, il plurale fa Kippòt) è simbolo di limite. Ciascuno deve sapere fin dove arriva e non tentare, nel delirio di onnipotenza, di andare oltre. In questa prospettiva, secondo alcuni osservatori, sarebbe bene ordinare le Kippòt per tutta l’umanità che crede di essere la sola al centro dell’Universo. In particolare per coloro che qui sulla Terra non comprendono i limiti dell’umorismo ebraico e raccontano storielle intrise di pregiudizio politico-ideologico sulle tragedie umane come l’Olocausto. Il tema centrale della Maratona oratoria, a cui hanno già aderito moltissime personalità del mondo intellettuale, politico e del giornalismo non solo italiano, sarà appunto Israele nella percezione dell’opinione pubblica mondiale. Bisogna salvare la struttura universalista e giusnaturalista del Diritto. Non si possono più sottovalutare i fascismi, i negazionisti della Shoah, il razzismo (ma quali razze? Sulla Terra, fino a prova contraria, c’è soltanto una razza, quella umana), il pericolo che la nostra società corre sul piano della difesa dei più deboli. Gli ebrei non faranno sconti sull’antisemitismo e non svenderanno la memoria della Shoah. Non accetteranno compromessi neanche sui valori che hanno storicamente contraddistinto il loro impegno civile: tutela delle minoranze etniche e religiose, difesa della laicità dello stato, promozione dell’integrazione sociale e culturale, tenendo ben presenti e fermi i principi irrinunciabili, evitando calcoli di comodo nei rapporti con tutti i leader politici.La campagna di demonizzazione e delegittimazione quotidiana che avviene nei confronti dell’unica democrazia del Medio Oriente, quella israeliana, è sotto gli occhi di tutti. E qualcuno ignora sia la portata degli attacchi a Israele sia la nozione fondamentale di limite dell’umorismo ebraico. L’acquisto di centinaia di Kippòt da regalare a tutti i senatori affinché la indossino nell’aula del Senato in segno di omaggio al Popolo Ebraico ed a Israele, contiene qualche messaggio subliminare particolare? Non sarebbe il caso di fare qualche piccolo sforzo in più, magari cavalcando le onde della storia? Non crediamo, infatti, a un cambiamento culturale così repentino, radicale ed epocale nella politica e nella società italiana, in fatto di amicizia al Popolo Ebraico ed a Israele. Se la distribuzione di decine di Kippòt accadesse, almeno una volta, non soltanto in Senato ma anche in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, saremmo quasi tentati di crederlo. In perfetta par condicio con la Kefiah, il tipico copricapo palestinese che anche in Occidente tante persone (i giovani studenti italiani lo indossano come una sciarpa) di destra e di sinistra ostentano da decenni come elemento simbolico di lotta ad Israele, dicono:“per la liberazione della Palestina”. Qui non si tratta di indossare paramenti simbolici e politici per moda o di ordinarne milioni di esemplari per fare bella figura e coprire la pelata politica! Se scoppierà finalmente la Pace tra Palestina e Israele, come tutti noi vivamente auspichiamo, sarà la fine di un incubo per l’intera umanità. E l’inizio dello sviluppo economico, turistico, sociale, culturale e politico non solo di due Popoli in due Stati sovrani, ma del mondo intero. Sarà vero? Le industrie belliche lo permetteranno? Il Presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama, ha promesso solennemente il grande Evento entro un anno solare di ulteriori negoziati ed allora sarà la Pace tra Israele e Palestina. Ma l’impressione, almeno in Italia, è quella di vivere davvero su un altro pianeta, sotto il segno dell’inadeguatezza non solo politica ma morale e culturale. A causa di una classe dirigente che continua a riciclare ed ospitare tra le sue fila: fascisti, comunisti, antisemiti, antisionisti, buffi personaggi rabbiosi e rancorosi di discutibile credibilità, professionalità e fedeltà. Una classe dirigente (ricattabile a causa del nostro inspiegabile deficit politico, energetico ed economico-finanziario, ma non di cervelli) che si ostina a riservare ogni genere d’onore ai dittatori del mondo in nome del petrolio, del gas naturale, di fantastiche autostrade sul deserto e di accattivanti sfilate di moda romane. Mentre i più grandi investimenti finanziari prendono il largo verso l’Estremo Oriente.Passino pure le avvenenti signorine pronte a tutto per l’imminente “conversione” religiosa: le future mussulmane neoprofesse dal volto integralmente coperto, saranno altrettanto sorridenti quando l’Islam diventerà pacificamente e demograficamente, in Europa e in Italia, la principale religione di stato? Passino pure gli scenari di fantapolitica hollywoodiana, da alcuni vagheggiati, sull’imminente fondazione di un Impero islamico mondiale, il Gran Califfato, che magari aprirà le porte pure agli extraterrestri. Passi pure lo scenario (più realistico?) che prevede la totale sconfitta militare e politica dell’Occidente armato solo di supertecnologie paradossalmente non in grado di superare la straordinaria efficienza delle comunicazioni ad personam dei terroristi integralisti a suon di pizzini mafiosi! Ma è l’ora di criticare apertamente le “lezioni” impartite dai mass-media mondiali e da certi compiacenti intellettuali di destra e di sinistra, su Israele. E tutto questo nell’era dell’Idrogeno, dell’Empatia e dell’Ingegneria Subnucleare civile, la cui Nuova Industria nei regimi democratici come l’Italia e Israele potrebbe facilmente soppiantare in pochissimi anni quella bellica e dei gas serra, del tutto obsolete e pericolose per la nostra civiltà. Per evitare scenari ben peggiori delle barzellette parlamentari e dei soliti discorsi rituali ancestrali che ormai saturano i lavori dei palazzi romani, in attesa delle elezioni politiche autentico sacro lavacro della nostra Democrazia, si può cominciare con l’indossare responsabilmente la Kippah. Contro ogni forma di intolleranza e di antisemitismo, migliaia di persone scendono in piazza il 7 ottobre 2010 a Roma perché è indispensabile porre fine alla valanga di fango e bugie che ogni giorno si rovescia su Israele. Perché Israele è l’unico Paese democratico, l’unico Stato di diritto compiuto in Medio Oriente, che può essere sicuro di essere attaccato qualsiasi cosa faccia: sia che i suoi atleti partecipino a un torneo, sia che i suoi film concorrano a un festival internazionale, sia che difenda la sua gente e le sue città da missili e attentati terroristici. Perché a questa manifestazione giungono da tutta Europa, politici, intellettuali, giovani che vogliono la verità su Israele. Basta con il doppio standard che viene usualmente utilizzato per relazionarsi a Israele: l’Onu, dedicandogli l’80% delle sue risoluzioni, lo condanna ad ogni passo, mentre i Paesi che violano i diritti umani, che compiono stermini e pulizie etniche, non vengono mai sanzionati. L’Onu dimentica l’Iran che impicca i diversi e lapida le donne; il Darfur dove si compie in silenzio un genocidio; la Cina che giustizia col colpo alla nuca gravando le spese della pallottola di stato sulla famiglia del condannato. Una grande parte dell’opinione pubblica mondiale è stanca di questa menzogna: la delegittimazione di Israele delegittima la Democrazia e lo Stato di diritto, corrompe le istituzioni internazionali che dovrebbero proteggere la Pace e combattere il terrorismo integralista organizzato, legittima le culture oppressive e violente contro le donne, i diversi e la libertà di pensiero. Di fatto giustifica le culture antidemocratiche. “Basta!” alle bugie su Israele.La manifestazione vuole affermare e difendere il diritto di Israele a esistere, una garanzia per la libertà di tutti noi, Palestinesi democratici compresi. L’incontro si svolge nella formula della maratona oratoria: ognuno dei partecipanti prenderà la parola per circa 5 minuti. Ad aprire la manifestazione sarà José Maria Aznar, Presidente dell’Associazione Friends of Israel ed ex primo ministro spagnolo. L’obiettivo è quello di rovesciare la delegittimazione di Israele che avviene a tutte le latitudini e senza freno: Israele, il Paese più apertamente minacciato del mondo, può essere sicuro di venire condannato dalle istituzioni e dalla stampa internazionale qualsiasi cosa faccia. Sia che cerchi di difendersi da attacchi terroristici e informatici, sia che si impegni a cercare di fermare il rifornimento di armi per Gaza, sia che semplicemente svolga le normali attività di qualsiasi Paese democratico. Le sue acquisizioni scientifiche, sportive, culturali, sociali, economiche, vengono sistematicamente boicottate e vilipese anche con la violenza. Per sostenere che anche l’Europa ama Israele con la Palestina alleata, entrambe nell’Alleanza Atlantica (Nato), e vuole che vivano in pace, bisogna informarsi. Per saperne di più è possibile visitare il sito: www.veritaperisraele.org. “Basta!” al vecchio, ma non logoro, stereotipo antisemita secondo cui l’ebreo è Giuda il traditore. Stereotipo gravissimo dopo Auschwitz e dopo il Concilio Vaticano II. Non si può più sorvolare sull’odio antiebraico, convinto ed esplicito, assumendo che questo odio sia bilanciato da una millantata amicizia per Israele. Le parole e le testimonianze delle persone hanno uno spessore e un effetto fondamentali nella nostra civiltà. Perciò non sono seconde ai fatti. Lo dice il mondo della comunicazione e del diritto in cui viviamo. Allo stesso tempo bisogna distinguere molto bene, singolarmente, chi sono i “paladini” di Israele. Potrebbero esserlo per convenienza. E sarebbe allora una beffa rischiosa. Perché un lasciapassare farebbe comodo a una destra ed a una sinistra. Antisemite, xenofobe, sguaiate e violente. E potrebbero cadere nell’oblio tutte le colpe (anche contro la scienza) che i fascismi hanno avuto nel passato dell’Italia e dell’Europa. C’è chi ha scelto un altro cammino, un ripensamento critico che deve essere riconosciuto. Ma altri fanno emergere un’inquietante continuità con i fascismi, come quello che ha proclamato le leggi razziste del 1938. E il fascismo italiano deve ancora rispondere dei suoi crimini davanti al tribunale della Storia. L’indignazione sotto una patina d’ironia è perfettamente legittima in una Democrazia ma altrettanto configurabile come una barzelletta che non spiega ai giovani per quale motivo gli ebrei italiani (ricordate il grande fisico Fermi, padre della prima pila nucleare negli Usa?) abbiano avuto difficoltà a partecipare fin dal 1918 alla vita politica e scientifica nazionale, dopo la loro grande partecipazione ai moti risorgimentali che 150 anni consacrarono l’Unità d’Italia; e, soprattutto, per quale motivo questo tema non abbia mai conquistato il rango di un dibattito parlamentare in grado di focalizzare l’attenzione del popolo sovrano stanco dei sepolcri imbiancati televisivi. Non possono essere giustificati comportamenti antisemiti. Il Governo italiano è il miglior amico dello Stato di Israele ma nelle nostre scuole e nei partiti (tutti) occorre vigilare molto attentamente. Allo stesso tempo, non bisogna confondere il piano tra Ebrei ed Israele. I cittadini italiani di religione ebraica che vengono offesi, giustamente chiedono di non essere più oggetto di ingiurie. Chi ha incarichi istituzionali dovrebbe fare attenzione a ciò che dice soprattutto quando si tratta di ebrei, rom e cittadini extracomunitari. Se non si è capaci di trasmettere ai giovani ed all’opinione pubblica la gravità dell’Olocausto e delle persecuzioni che gli Ebrei hanno subito, allora si faccia un passo indietro. Si torni a casa e sui banchi di scuola. Gran parte degli italiani crede che di fronte all’Olocausto gli Ebrei fossero in condizione di mettersi al sicuro. Purtroppo questa è una visione falsata anche da certa “fiction” con i numeri gonfiati degli Ebrei salvati che in realtà furono una percentuale minoritaria. Un secolo fa negli Stati Uniti si facevano sugli italiani le stesse battute che oggi in Italia si fanno sugli Ebrei o sugli stranieri che delinquono.Con barzellette del genere si finisce per smentire e offendere la memoria di tanti nostri poveri connazionali emigrati in giro per il mondo. Per questo motivo occorre un monitoraggio della stampa locale per combattere il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo. Su queste basi si fonda un progetto portato avanti da “Articolo 3”, l’Osservatorio sulle discriminazioni di Mantova, recentemente approvato dalla Commissione europea. L’articolo 3 della nostra Costituzione repubblicana italiana, di cui in molti troppo spesso si dimentica il significato, afferma:“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Grazie agli sforzi comuni di diversi enti, nasceranno presto in Spagna, Portogallo, Francia, Romania, Estonia dei gruppi locali che, ripercorrendo l’esperienza di Articolo 3 e sotto la sua guida, si impegneranno a monitorare i mezzi di informazione locali. Il senso dell’iniziativa è quello di sviluppare una metodologia su base europea per ridurre l’impatto di quella che in ebraico potrebbe essere definita Hasbarah (הסברע) o cattiva informazione. Ossia, tutti quei messaggi istituzionali o dei media volti ad alimentare stereotipi, idee razziste, intolleranza, fomentando la paura o rabbia contro una determinata minoranza, generalizzando e semplificando un problema e puntando il dito contro un capro espiatorio. Per comprendere il peso di questa cattiva informazione basta riflettere su un dato veramente preoccupante che però passa sottotraccia: la prima causa di morte delle donne in Europa è dovuta a violenza domestica, nel nucleo famigliare. Non è l’extracomunitario, il romeno, il marocchino ma il marito, il compagno o il padre il primo pericolo per una donna. Sembra incredibile perché leggendo i giornali o guardando la televisione il dato passa inosservato, non così il presunto stupro di una donna italiana da parte di un Rom, che compare a titoli cubitali sul giornale. Se poi però si scopre che non è stato il Rom a compiere lo stupro, la rettifica saranno quattro righe al fondo del giornale! Intanto nella mente delle persone rimane la percezione che l’unico pericolo per la loro incolumità sia l’extracomunitario stupratore o bombarolo. L’importanza di questo progetto appare evidente. Un modo non solo per difendere i diritti delle minoranze ma anche per porre l’attenzione sui problemi reali della società, spesso dimenticati o fatti dimenticare fomentando rabbie e paure, allontanando la reciproca integrazione. E in Abruzzo sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando. Promotrice dell’iniziativa “Per la Verità, Per Israele” è la deputata e giornalista Fiamma Nirenstein. “Vogliamo sollevare l’allarme più potente rispetto all’esistenza d’Israele, cioè la minaccia armata dell’Iran e dei suoi amici Hamas ed Hezbollah” – scrive la Nirenstein. “Lo sfondo fattuale alla delegittimazione d’Israele, è la strategia dell’Iran. Ahmadinejad ha sottomesso l’Onu, così la più alta istanza mondiale è diventata una cassa di risonanza di vaneggiamenti pericolosi. Gli Stati Uniti hanno reagito con appeasement, aumentando l’eccitazione islamista. Gli armamenti di Hezbollah sono cresciuti a dismisura, Hamas può colpire Tel Aviv, Ahmadinejad può annunciare la fine d’Israele nelle sedi globali e noi gli stringiamo la mano. Qui stanno distruggendo pezzo dopo pezzo la struttura universalista e giusnaturalista uscita dalla Seconda guerra mondiale”. Veniamo alla delegittimazione culturale. “E’ un lavoro enorme compiuto dal mondo dell’estremismo islamista che comincia con un viaggio di Arafat in Vietnam, dove il leader palestinese chiese al generale Giap cosa dovesse fare per universalizzare la questione palestinese. Giap disse ad Arafat:‘Fate come noi vietnamiti, andate alla conquista degli intellettuali’.L’archeologo Barkai ha detto che la negazione di Gerusalemme come città ebraica è peggiore del negazionismo dell’Olocausto. E ci sono riusciti in questa impresa di conquista. Un negazionismo paragonabile alla distruzione dei Budda in Afghanistan. Delegittimare la presenza stessa di Israele nell’area come patria del popolo che ha reso quel luogo basilare per la storia dell’umanità è giustificato dal rifiuto a riconoscere che gli ebrei abbiano un diritto a proclamarvi e a farvi fiorire il loro paese. Un diritto storico, perché il popolo ebraico vi è nato, vi ha vissuto secoli, vi ha fondato il monoteismo, un diritto morale che ha fatto fiorire democrazia e benessere. Per la cultura araba, non solo palestinese, la presenza ebraica seguita a essere illegittima, malvagia, a termine. Israele è pronto a riconoscere uno stato palestinese. E’ ora che il mondo arabo sia pronto a riconoscere uno stato ebraico”.La delegittimazione è sparsa su tutto Israele,“inventandosi una crudeltà, un razzismo, una persecuzione, una volontà di conquista e un disprezzo della pace inesistenti. Sul caso della Mavi Marmara, la stampa globale ha accolto l’idea che gli ebrei avessero voluto attaccare e uccidere un gruppo di pacifisti”. La delegittimazione è persino sportiva. “Un gruppo di tennisti israeliani ha potuto giocare solo a porte chiuse in Svezia. Ad Hannover un gruppo di danza israeliano è stato preso a sassate da dimostranti che urlavano ‘Juden Raus’. In Turchia una partita di pallavolo è stata circondata da dimostranti violenti che urlavano ai poliziotti:‘Non siate i cani da guardia dei sionisti, Allah ve ne chiederà conto’. L’unione dei lavoratori inglesi del settore pubblico ha passato una mozione per il boicottaggio di Israele.Un grande giornale svedese ha scritto che gli israeliani uccidono i palestinesi per rubarne gli organi. I supermercati d’Europa decidono di boicottare le merci ebraiche. I film israeliani sono contestati, così le sue scoperte scientifiche, i prodotti tecnologici, i suoi accademici sono cacciati dalle università. Anni e anni che Israele vede piombare dal cielo i razzi e nessuno dice nulla. Un politico israeliano non può atterrare a Londra senza rischiare l’arresto. Amnesty e l’Onu attaccano Israele ogni giorno, assieme al consiglio dei Diritti umani”. E’ il diritto di esistere di Israele che è messo in discussione. “Non c’è diritto all’autodifesa, se Israele non si può difendere ed è condannato alla morte all’Onu. E’ un pericolo che corriamo tutti. Il mondo dovrebbe vergognarsi di come ha lasciato morire gli israeliani nei caffè, nei supermercati, nei ristoranti, quando si lodava sulla stampa la kamikaze venuta a uccidere famiglie intere. Questo moralismo mostruoso si rovescia sull’Europa tutta con l’antisemitismo che circola nelle sue città. Hanno distrutto il senso della lotta antirazzista, pensiamo a Durban. L’odio per Israele è la corruzione stessa della nostra civiltà”.La manifestazione vuole anche portare in dono ciò che Israele rappresenta. “La delegittimazione nasce da invidia per il dono prezioso di identità e di moralità che la nazione ebraica possiede: un ragazzo israeliano pieno di vita e di voglia di divertirsi, di ballare, di viaggiare è concentrato con tutto il cuore sul compito di proteggere la sua casa, la sua cultura. Un famoso medico ‘colono’ (Arieh Eldad) per salvare un bambino palestinese bruciato da un’esplosione lavora giorni e notti, per mesi interi, in ospedale. A Gaza, fino al minuto prima di essere costretti a sgomberare, i contadini ebrei raccoglievano i pomodorini ciliegia e i fiori di serra. Israele è un faro di vita, quando la vita è il valore più problematico e in pericolo del nostro tempo, quello più invidiato e che scorre nelle vene di questo popolo costantemente sotto minaccia”.Allora, indossiamo la Kippàh sinceramente. Consapevoli che la ricorrente quanto mai abusata ostentazione di amicizia nei confronti dello Stato di Israele e degli Ebrei, oltre a smascherare l’ipocrisia di alcuni esponenti politici, suona sospetta e richiama alla mente quell’immagine talmudica di colui che cerca, in modo surrettizio, di purificarsi nel Miqwè (bagno rituale), tenendo tra le mani un verme impuro. Israele non ha bisogno di sedicenti mitomani alla bisogna e di finti salvatori. Tremila anni di storia lo dimostrano ampiamente. Nella scuola post-sessantottina italiana siamo stati testimoni di una logica asimmetrica figlia di una stessa e identica filosofia. Quanti compagni di liceo che indossavano la Kefiah, abbiamo ascoltato nelle varie assemblee accanirsi velenosamente contro lo Stato di Israele e contro gli Ebrei. E cosa abbiamo fatto per frenare le loro assurde argomentazioni fasciste e comuniste? La tanto amara quanto realistica constatazione della Bibbia (Torah, Numeri, 23; 9):“il popolo ebraico se ne sta da solo”(cioè costretto a prendere coscienza che vi sono situazioni in cui deve cavarsela da solo e basarsi essenzialmente sulle proprie forze), è l’unica morale che oggi capiamo di aver appreso grazie ai nostri Fratelli Maggiori. Un giorno potrebbe accadere di nuovo a tutti noi, dopo la vittoria sul terrorismo integralista islamico. Schiavi sotto il giogo di spietati alieni nazisti. Il peggio che ci possa capitare. E questa sì che non è più una barzelletta! Ci vediamo a Gerusalemme. (di Nicola Facciolini)http://parcodeinebrodi.blogspot.com/
Etichette:
Abbiamo scelto.....
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento