Viaggio in Italia. Alla scoperta dei luoghi di persecuzione
giovedì 13 gennaio 2011
Via Tasso
Viaggio in Italia. Alla scoperta dei luoghi di persecuzione
Il carcere di via Tasso a Roma e il campo di Fossoli. La Risiera di San Sabba a Trieste e il campo di Ferramonti. L’Hotel Meina, sul lago Maggiore. Agnone, in provincia di Isernia, luogo di confino politico e l’isola degli Arrusi: San Domino nelle Tremiti dove negli anni del fascismo vennero reclusi gli omosessuali. I siti più emblematici della persecuzione e dello sterminio nazifascista tornano a noi, in tutta loro fisicità, in Parole chiare. Luoghi della memoria in Italia, 1938 – 2010 (Giuntina, 157 pp.). Il libro sarà presentato oggi pomeriggio alle 18 alla Biblioteca Romana, in Piazza dell'Accademia di San Luca.Nato da un’idea di Lia Tagliacozzo e Sira Fatucci per il Dipartimento informazione e relazioni esterne dell’UCEI diretto da Emanuele Ascarelli e realizzato grazie al Fondo internazionale assistenza alle vittime delle persecuzioni naziste in stato di bisogno, il volume, in libreria a gennaio, propone un lento e appassionato viaggio lungo la penisola nelle parole di sette autori contemporanei. I luoghi dei perseguitati – ebrei, zingari, omosessuali, antifascisti e gente qualunque – sono ritratti in bianco e nero dalle potenti immagini di Luigi Baldelli e raccontati da Fulvio Abbate, Eraldo Affinati, Marco Rossi Doria, Gianfranco Goretti, Ettore Mo, Elena Stancanelli ed Emanuele Trevi. Il risultato è una riflessione che, nella forma del reportage letterario, prende le mosse dall’oggi, dalle figure e dalle situazioni che oggi abitano quei luoghi, per ricostruire le vicende avvenute in quei posti al tempo delle persecuzioni. “La voce flebile che Eraldo Affinati racconta nelle prime righe del contributo a questo libro – scrivono le curatrici Lia Tagliacozzo e Sira Fatucci nella prefazione – chiarisce anche l’intento che ci ha mosse nel pensare e realizzare questo volume. Oggi, spiega la voce ascoltata da Affinati, fiori e alberi crescono nuovamente nei luoghi della persecuzione e dello sterminio”. “Dal canto nostro – proseguono – siamo certe che sia un buon segno: è la vita che nasce di nuovo e si appropria dei luoghi dell’orrore. Siamo certe anche che non tutto possa o debba essere conservato: la vita impone i suoi prezzi e una misura di smemoratezza è, forse, una tassa obbligata. Ma se si lascia che la natura riaffermi il proprio corso senza interrogarci su luoghi tanto segnati non è la vita a vincere ma l’oblio. Non scelta umana, etica, politica, ma il correre distratto degli eventi. Abbandono, non rinascita”.Eraldo Affinati, Pagine Ebraiche, gennaio 2011
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