mercoledì 9 febbraio 2011
Golan -memoriale guerra 1973
Tutte le paure di Israele per la rivolta egiziana
La rivolta di strada in Egitto ha gettato il governo di Israele e l’esercito in agitazione, con lo Stato maggiore chiuso da 24 ore in una serie di riunioni, per definire le strategie con lo scopo di ripensare al rapporto con il loro più importante alleato nella regione.La pianificazione militare di Israele si basa sulla pace con l’Egitto. Quasi la metà del gas naturale che viene usato è importato dall’Egitto; il principio di avere rapporti commerciali con le terre conquistate per legami diplomatici ha avuto inizio col trattato di pace con l’Egitto del 1979. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato il presidente Mubarak più di ogni altro leader straniero, fatto salvo il presidente Obama. Se Mubarak sarà allontanato dal potere, l’effetto su Israele potrebbe essere profondo.“Per gli Stati Uniti, l’Egitto è la chiave di volta della sua politica del Medio Oriente” afferma un funzionario. “Per Israele rappresenta l’intero arco”. Il funzionario ha parlato coperto dall’ anonimato, poiché Netanyahu ha ordinato ai suoi ministri e ai suoi funzionari di non fare commenti riguardo l’Egitto mentre gli eventi sono in svolgimento.Molti analisti riferiscono che anche se Mubarak fosse costretto a lasciare il suo incarico, coloro che lo rimpiazzerebbero potrebbero mantenere il trattato di pace con Israele in quanto costituisce la base per l’erogazione di oltre un miliardo di dollari di aiuti al Cairo da Washington e molti investimenti esteri. Tuttavia, altri hanno notato che la forza politica organizzata in modo migliore in Egitto sono i Fratelli Musulmani, avversi ad Israele e vicini ad Hamas, i governanti palestinesi a Gaza al cui commercio di armi si è sempre opposto il governo egiziano.Quando il governo ha evacuato le famiglie dei diplomatici dall’Egitto lo scorso fine settimana, le trasmissioni televisive dedicate agli affari pubblici e i giornali in Israele si sono concentrati sull’evoluzione degli eventi egiziani. La maggior parte delle previsioni erano disastrose. Due dei tre giornali con la maggiore diffusione, Yediot Aharonot e Maariv, avevano i titoli di prima pagina identici: “Un nuovo Medio Oriente”.Si tratta di un riferimento ironico alla frase usata frequentemente negli anni 90 dal Presidente Shimon Peres e da altri sostenitori della coesistenza che sostenevano che se Israele avesse fatto pace e con i suoi vicini, sarebbe sbocciata una regione più ricca e di larghe vedute. Gli eventi dei passati 5 anni – il sostituirsi di Hamas a Gaza, l’ascesa di Hezbollah in Libano, l’influenza dell’Iran in Iraq, il cambiamento di vedute della Turchia verso l’Iran e la Siria – hanno indirizzato molti israeliani verso destra, per il timore che con il passar del tempo l’intera regione sia contro di loro.Israele è preoccupata del fatto che la Giordania vive una condizione precaria e il rovesciamento positivo in Egitto potrebbe diffondersi anche a questa regione. E, qualora i Fratelli Musulmani conquistassero il potere in Egitto, ciò starebbe a significare non solo una forza islamista più forte a Gaza ma anche nella West Bank, attualmente guidata dall’autorità palestinese dominata da Al-fatah, così come in Giordania, e ciò significherebbe che Israele sarebbe circondato come non accadeva da decenni.Se anche l’Egitto divenisse ostile, ciò porterebbe all’arrestarsi di qualsiasi altro negoziato di pace con i palestinesi, sostengono alcuni funzionari e analisti. Un trattato di pace con la West Bank potrebbe rendere il territorio più docile e aumentare il controllo militare verso una Autorità palestinese relativamente più debole. Lo scambio di terre contro pace con autocrati come Mubarak non è una base valida per dei trattati permanenti, sostengono alcuni analisti.A lungo è esistita la preoccupazione che il sentimento più popolare in Egitto sia proprio quello anti-israeliano. Eli Shaker, ex ambasciatore di Israele al Cairo, ha dichiarato al quotidiano Yediot Aharonot che “Le sole persone in Egitto che si impegnano per la pace sono quelle più vicine a Mubarak e, qualora il prossimo presidente non sia uno di loro, allora saremo nei guai”.Mubarak ha appena nominato Omar Suleiman, il suo braccio destro e il capo della intelligence del Paese, come suo vice-presidente; gli israeliani dovrebbe sentirsi più rassicurati se sarà lui ad assumere la carica di presidente. Altri personaggi dell’establishment, meno positivi nei confronti di Israele, vorrebbero comunque mantenere un certo tipo di continuità. Tuttavia Israele teme che niente al momento sia certo.E’ stato anche notato che se Mubarak lasciasse il potere, Netanyahu rimarrebbe senza nemmeno un alleato nella regione. Il primo ministro turco Erdogan è stato molto critico nei confronti di Israele a partire dalla guerra di Gaza di due anni fa e ancora di più in relazione all’uccisione di 9 turchi da parte del comando israeliano a bordo di una nave che stava tentando di rompere il blocco di Gaza lo scorso maggio.Re Abdullah II di Giordania, sebbene tenga fede alle relazione pacifiche tra il suo paese e Israele, è stato critico nei confronti di Netanyahu da quando è salito al potere due ani fa e non ha accettato l’invito ad incontrarlo.Per l’esercito, un cambiamento significativo in Egitto significa un cambiamento strategico nella pianificazione. Giora Eiland, ex consigliere della sicurezza nazionale e membro onorario dell’Istituto Nazionale degli Studi sulla Sicurezza presso l’Università di Tel Aviv, ha affermato che se l’Egitto non cancellerà il suo trattato di pace con Israele domani o tra cinque anni, un governo dominato dai Fratelli Musulmani potrebbe significare che “ non si può escludere la possibilità di una guerra con l’Egitto”.“Durante gli ultimi 30 anni” ha riferito “quando abbiamo avuto degli scontri militari, sia nella prima che nella seconda guerra del Libano, nelle varie intifade, in tutti quegli eventi, potevamo essere sicuri che l’Egitto non sarebbe intervenuto militarmente”.Dan Schueftan, direttore del Centro Studi sulla Sicurezza Nazionale presso l’Università di Haifa, afferma che grazie al rattato con l’Egitto, Israele ha ridotto le sue spese per la difesa dal 23% del PIL del 1970 al 9% di oggi e ha attuato tagli significativi al suo esercito. La relazione con l’Egitto ha anche permesso ad Israele di ritirarsi da Gaza nel 2005, poiché l’Egitto ha garantito Gaza dal Sud.Nonostante il sostegno ad Israele da parte di Mubarak, molti israeliani sia della destra che della sinistra sono comprensivi verso il desiderio degli egiziani di liberarsi dall’autocrazia e costruire una democrazia. Tuttavia temono ciò che seguirà se le cose si sviluppassero troppo velocemente.“Sappiamo che tutto ciò è mosso dal desiderio di libertà, prosperità e opportunità e sosteniamo coloro che non vogliono vivere in una tirannia, tuttavia chi trarrà vantaggio da ciò che sta accadendo ora?” afferma uno dei funzionari più importanti. “Il sentimento prevalente è che si ha bisogno di una certa stabilità seguita dalle riforme. Si teme che elezioni improvvise porterebbero ad un risultato molto diverso”.Gli analisti israeliani hanno anche notato che l’Egitto ha lavorato molto per contrastare le ambizioni dell’Iran e la perdita dell’Egitto come contrappeso potrebbe avere delle conseguenze.Schueftan dell’Università di Haifa ha chiarito il proprio punto di vista affermando: “Se la prima pietra venisse spostata o anche messa in dubbio, il quadro generale di Israele muterebbe e le minacce diventerebbero più realistiche che mai”.*Articolo pubblicato sul New York Times il 30 gennaio 2011. Traduzione di Michela Onofri (7 febbraio 2011)
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