Hamas: anime a confronto
martedì 31 gennaio 2012
Theran
Hamas: anime a confronto
Hamas: anime a confronto
Non vi è nulla che fermi Ismail Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, dal fare dichiarazioni in perfetto stile Ahmadinejad sul fatto che Israele ha i giorni contati e di chiedere l'istituzione di un esercito Jihad arabo per la liberazione della Palestina. Eppure dietro gli slogan pretenziosi, si nasconde una triste realtà che Hamas non può più tenere nascosta. In primo luogo, l'alleanza di Hamas con l'Iran è giunta al termine. Questo patto è stato innaturale fin dall’inizio, dato che un’organizzazione sunnita era alleata con un non-stato arabo sciita. La crisi si è acuita quando Hamas ha rifiutato gli ordini dell'Iran di sostenere Bashar Assad, Teheran gli ha chiuso le porte in faccia. Quel che è peggio, il flusso di denaro utilizzato da Hamas per pagare i circa 50.000 ufficiali e soldati a Gaza è oramai finito. Dove prenderà i soldi Hamas? L'organizzazione è impegnata in aspre dispute con l'Autorità palestinese e la Lega Araba relativamente ai fondi presumibilmente dovuti al gruppo. Hamas è stato anche costretto a lasciare la capitale Damasco. Dove andrà adesso ? Fino a poco tempo fa esisteva la speranza che la Giordania accogliesse la sede di Hamas ma la scorsa settimana la Giordania ha imposto limitazioni al numero dei rappresentanti da Hamas. Il primo ministro della Giordania ha infatti stabilito che il paese ospiterà solo alcuni elementi del gruppo anziani e delle loro famiglie che non svolgono attività politica. Quindi per il gruppo di Hamas l'opzione Giordana non è più praticabile. Rimarrebbe l'opzione Egitto ma con i Fratelli Musulmani che si sono posti l'obiettivo di presentarsi come pragmatici e realistici agli occhi del mondo, spostare la sede di un gruppo terroristico al Cairo sarebbe imbarazzante. Haniyeh durante la sua visita in Egitto ha parlato a lungo della volontà di sopprimere Israele ma i rappresentanti dei Fratelli Musulmani non hanno proferito parola. I Fratelli Musulmani in questo momento hanno bisogno di prendersi cura di circa 88 milioni di persone. Dopo tutto il movimento islamico ha conquistato alle urne l’onore di amministrare lo stato quindi se non riuscisse a dimostrare un miglioramento della condizione economica dell'Egitto, la rabbia per le strade si rivolterebbe ben presto contro i Fratelli Musulmani. Allo stesso tempo, spostare il quartier generale di Hamas a Gaza è fuori discussione perché alcuni personaggi di spicco del gruppo ritengono che Israele potrebbe colpirli. La cosiddetta "primavera araba" ed i suoi partiti islamici all’inizio della rivolta sembravano intenzionati a abbracciare il movimento di Hamas. Ma difficilmente potrebbe crearsi un un esercito Jihad contro Israele. Ogni stato arabo è attualmente in lotta con profondi problemi esistenziali interni e questo fatto sminuisce ogni problema che Hamas voglia porre in essere. Anche l'equilibrio di potere all'interno di Hamas sta cambiando. Il governo di Gaza sta acquistando forza a scapito della leadership esterna e cioè di Khaled Mashaal . In passato, Mashaal era il volto più popolare di Hamas mentre ora è Haniyeh ad essere percepito come potente. In questo contesto, si può capire la frustrazione di Mashaal e la sua dichiarata intenzione di lasciare l'organizzazione ed eventualmente costituire un gruppo rivale come un ramo dei Fratelli Musulmani. Questo significa un ritorno alla pista islamica a scapito della identità nazionale palestinese. Ciò che rimane è la riconciliazione con Fatah una mossa alla quale però Haniyeh ed i suoi soci si oppongono. Non c'è alcuna possibilità di fare delle elezioni, non c'è possibilità di riavvicinamento, e la politica palestinese a due teste è improvvisamente diventata a tre teste: l’Hamas nazionale, quello esterno e Abbas. Ogni guida ha una propria agenda politica e i suoi leader.http://www.focusmo.it/
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