domenica 18 marzo 2012

SOCIAL NETWORK E ANTISEMITISMO

L a notizia dell' arresto del giovane fanatico della jiihad islamica che preparava un attentato alla sinagoga milanese di via della Guastalla preoccupa e solleva molti problemi, tra i tanti anche quello sempre crescente dell' antisemitismo via web. Un recente rapporto del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano descrive un mondo inquietante: forum, chat, social network che ripropongono la mistica più vecchia e ritrita dell' odio antisemita in versione 2.0, per non parlare delle liste di proscrizione: elenchi a uso e consumo di tutti e dei neonazisti in particolare per «scovare l' ebreo camuffato... in modo che il giudeo possa risultare in qualche modo evidenziato a vita». Oggi sono più di ottomila i siti antisemiti presenti nel web, la crescita negli ultimi anni è stata esponenziale, nel 1995 ne esisteva uno solo. A questi vanno aggiunti quelli razzisti, xenofobi, omofobi, e altri ancora. In rete si trovano senza difficoltà i «protocolli dei Savi anziani di Sion» tradotti in tutte le lingue possibili, film come «Suss l' ebreo», capolavoro artistico del nazionalsocialismo prediletto da Himmler che ne impose la visione a tutti i membri delle SS, video sulla mafia russa in mano agli ebrei e notiziole varie del tipo «il traffico di organi umani in mano ai rabbini» oppure «Israele paradiso dei pedofili». Naturalmente in rete non manca la possibilità di procurarsi testi fondamentali che spiegano il funzionamento dell' industria dell' Olocausto sfruttata dagli ebrei a loro vantaggio. Come pure abbondano i testi negazionisti. Il peggio dell' immaginabile e dell' inimmaginabile. Purtroppo l' impatto dei social media è considerato di gran lunga maggiore di quello della carta stampata, basti pensare che ogni mese YouTube è visitato da circa 70 milioni di persone e che ogni giorno vi accede il 17,7 per cento degli utilizzatori di Internet. I risultati si vedono: nel 2009 sono stati registrati in tutto il mondo 1.129 episodi violenti di antisemitismo, il doppio di quelli avvenuti nel 2008 (559). Facebook, YouTube, Myspace diventano così pericolose incubatrici d' odio, luoghi visitati da navigatori dell' «orgoglio bianco», solo a scriverlo provo ribrezzo. Il social web diventa social antisemitismo. L' «antisemitismo 2.0», come è stato definito da uno dei più importanti studiosi del fenomeno, Andre Oboler, costituisce una pericolosa miscela di moderna tecnologia e neorazzismo, favorito dalle mutate condizioni socioculturali di questi ultimi anni che vedono riconoscere nuovi spazi politici a movimenti xenofobi e razzisti in tutto il mondo, Europa compresa. Nel web i problemi di accettabilità sociale dei contenuti vengono facilmente superati e aggirati, l' odio e le mistificazioni si diffondono senza problemi tra i diversi social network. L' antisemitismo, il razzismo e la xenofobia hanno trovato una nuova efficacissima e potente via di diffusione sfruttando i nuovi media e una delle più gravi malattie dell' umanità, l' indifferenza. E da questa, neanche l' Olocausto è riuscito a guarire il mondo. Harari Sergio http://archiviostorico.corriere.it/


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