Hamas vieta l'importazione a Gaza della frutta israeliana per
rispondere al blocco delle merci palestinesi Ma c'è anche un altro, meno
nobile, obiettivo
di FABIO SCUTO, http://www.repubblica.it/
La battaglia per l'autarchia di Gaza non è più solo uno slogan con cui
Hamas, che della Striscia è in qualche modo il padrone, nutre la sua
retorica. Certo Gaza e il suo milione e mezzo di abitanti sono sotto uno
stretto embargo economico israeliano. Da anni solo determinate
merci e non altre, passano attraverso l'unico valico destinato a
quest'uso, quello di Kerem Shalom, e di fatto è impedita l'esportazione
dei prodotti agricoli di Gaza. Per questo Hamas è sceso in campo
con la "battaglia della frutta": da lunedì scorso la frutta made in
Israel è bandita nella Striscia, se non per le banane e le mele, che nei
campi sulle rive del Mediterraneo non vengono coltivati. Per
gli integralisti si tratta di un "atto della resistenza" contro lo Stato
ebraico, ma la decisione si scontra con i commercianti, che temono una
rapida ascesa dei prezzi in una realtà dall'economia disastrata come
quella di Gaza.La disoccupazione nella Striscia sfiora il 40 per
cento; i tre settori portanti dell'economia - edilizia, agricoltura e
pesca - sono boccheggianti; un milione di palestinesi dipende per la
sopravvivenza dagli aiuti alimentari distribuiti dalle Nazione Unite.Tahseen
Al Saqqa, direttore del Ministero dell'agricoltura di Hamas, dice che
la decisione del suo governo è una risposta a quello che definisce il
rifiuto di Israele di autorizzare le esportazioni agricole palestinesi
come le fragole o l'uva prodotta in gran quantità nei campi dellaStriscia."Tutti i nostri possibili sbocchi per
l'esportazione sono chiusi", dice Saqqa, sostenendo che questo
incoraggerà il consumo di prodotti locali. L'accusa è smentita però da
Israele che limita il traffico merci dentro e fuori Gaza."Non
sono a conoscenza di nessuna richiesta di esportare prodotti da Gaza che
sia stata rifiutata", replica Guy Inbar, portavoce del ministero della
Difesa, che si occupa anche dei rapporti economici con i Territori.Resta
il fatto che sulle bancarelle lungo la Omar Moukthar Street, nel cuore
di Gaza City, i prezzi delle pesche sono quasi raddoppiati in meno di 48
ore, passando da 7 a 11 shekel al kilo. Cioè da un euro e mezzo a quasi
due euro al chilo.Lo stipendio medio a Gaza - per chi ha la
fortuna di averlo - non supera i 500 euro al mese. Con questi prezzi
solo poche famiglie potranno permettersi di mettere frutta sul tavolo da
pranzo. Dice Jaber Al Shanty, uno dei principali importatori di frutta
di Gaza: "Il divieto del governo di Hamas è irresponsabile e
irrealistico, i nostri prodotti locali non sono sufficienti a soddisfare
la domanda: in primavera cosa possiamo offrire oltre alle fragole e
all'uva?". Al Shanty fa poi notare che centinaia di palestinesi
che lavorano nella commercializzazione dei prodotti perderanno il
lavoro. Facile per Hikmat Abu Al Qombuz, un altro importatore, prevedere
che l'aumento dei prezzi sarà rapidissimo. Hamas veste questa
sua campagna per l'autarchia della Striscia, che governa dal 2007 dopo
il golpe islamico contro Abu Mazen, come "la resistenza contro il blocco
economico" di Israele ma la realtà sembra essere un'altra.Molte
restrizioni commerciali verso Gaza sono state rimosse e il numero dei
prodotti che è possibile importare nella Striscia da Israele è adesso
aumentato, ma queste merci quando arrivano attraverso il valico di Kerem
Shalom sono già gravate dalle tasse israeliane e tassarle ancora le
metterebbe fuori mercato. Grazie anche all'instabilità
dell'Egitto, negli ultimi due anni si è rafforzato il contrabbando che
passa attraverso i tunnel che collegano la Striscia al Sinai: lungo i 13
chilometri di frontiera sono in attività almeno seicento tunnel di
varia dimensione, gestiti in gran parte dai beduini egiziani e dai
fiorenti gruppi mafioso-jihadisti molto attivi nel sud e spesso
collegati con le bande che dal Sinai attaccano Israele. Altri
tunnel sono nelle mani di Hamas ed hanno un uso militare: servono a
contrabbandare armi e missili, arrivati in grandi quantità nell'ultimo
anno specialmente dagli arsenali libici. I tunnel commerciali sono la
vena giugulare con la quale la popolazione civile della Striscia si
rifornisce da anni. Attraverso le gallerie scavate nella sabbia
passa di tutto, lavatrici, frigoriferi, macchine del gas, salotti,
medicine, libri, penne, mucche, pecore, motociclette, auto. Un mafioso
jihadista di Khan Younis ha regalato uno zoo alla sua città con tigri,
leoni, giraffe e altri animali esotici, tutti passati attraverso i
tunnel del contrabbando con l'aiuto di veterinari.Il tunnel è
certamente la prima industria del sud di Gaza, e può far incassare anche
2 milioni di dollari al giorno al gruppo che lo gestisce. Su tutto
questo enorme giro economico Hamas esige una fetta, una tassazione del
7% su ogni singolo prodotto che attraversa il confine. Un giro
d'affari che fa di questa "tassa" la prima voce del bilancio di Hamas.
Nonostante tutti i ricarichi che i contrabbandieri mettono sulle merci
che dall'Egitto transitano nei tunnel, queste restano sempre molto più
economiche di quelle importate da Israele. La Striscia è invasa
da prodotti made in China a basso prezzo che arrivano dai tunnel. Il
caso emblematico è quello della benzina. Quella importata da Israele
costa 7 shekel al litro (1,5 euro), quella contrabbandata dal Sinai
attraverso i tunnel solo 3, perché il prezzo al litro in Egitto è molto
più basso, e anche dopo la tassa di Hamas è sempre più conveniente di
quella israeliana. Vista la corsa dei prezzi anche la frutta fresca
diventerà presto un genere di contrabbando.
Ottimi siti sui viaggi se ne trovano tantissimi, ma forse è più raro trovare un blog su questo argomento.Da anni organizzo viaggi in Israele con lo scopo di entrare nel cuore del Paese. Non viaggi di pellegrinaggio, ma di conoscenza, di cultura, di divertimento e di scambio.Israele è un Paese unico nel mondo proprio perché abitato da numerose etnie in un territorio molto piccolo.L’intento di ViaggiIsraele è quello di formare una “famiglia” con i viaggiatori che sono già venuti con me in Israele e con quelli che ci verranno. Foto, impressioni, esperienze: il blog sarà un salotto di scambi tra amici.Ci saranno anche notizie, avvenimenti, articoli particolarmente significativi sul mondo israeliano, per far crescere la conoscenza della realtà di un paese molte volte distorta o poca nota.Questo vuole essere un blog laico, leggero, divertente ma anche ricco di apporti umani. Si richiede rispetto e correttezza che sono fondamentali per ogni buona amicizia.
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