Attivisti filopalestinesi fanno irruzione
durante la conferenza di Grossman all’Elfo. Tafferugli, insulti e
l’accusa di genocidio rivolta ad Israele
E’ il tardo pomeriggio di sabato 17 novembre, al Teatro Elfo Puccini
di Corso Buenos Aires a Milano si presenta “Caduto fuori dal tempo”,
l’ultimo libro di David Grossman sulla perdita del figlio Uri, appena
ventenne, durante l’ultima guerra del Libano.Sul palco insieme a Grossman e al traduttore, Elio De Capitani e Simona Crippa, leggono alcuni passi tratti dal libro.La sala è gremita, c’è gente anche in piedi; tutti ascoltano attenti,
in alcuni momenti, visto l’argomento, quasi si sfiora la commozione. La
serata però non può non concludersi con una domanda sulla situazione
attuale fra Israele e Palestina, sui missili che cadono da Ashdod, fino a
Tel Aviv e persino a Gerusalemme. Nemmeno il tempo di finire la
domanda, che in sala scoppia la protesta. “Sei un falso” urla una donna
dalla seconda fila. Subito dopo un gruppo di attivisti filopaestinesi,
uomini e donne, fra i 30 e i 50 anni, scatta in piedi, alza le bandiere
palestinesi e insieme urla, impreca contro Israele, verso gli ebrei.
“Assassini!!”, ”State facendo un genocidio!”, “nazisti”. E mentre le
urla continuano, si muovono in gruppo verso il palco, lo occupano
letteralmente. Alle loro spalle rimangono Grossman, De Capitani, la
Crippa, il traduttore. Fra i quattro Grossman appare il più sorpreso,
del tutto spiazzato di fronte ad un finale che nessuno si aspettava,
nemmeno la gente in sala. Qualcuno protesta, qualcun’altro si alza, ma
di fatto, la messinscena anti-israeliana va avanti per diversi minuti,
senza che nessuno del servizio di sicurezza interno, nessuno
dell’organizzazione stessa del Teatro, intervenga per mettere fine a
quella che, a chi era presente, è apparsa come una vera e propria
irruzione. Interviene solo uno degli spettatori che indignato di fronte
all’inerzia generale e agli insulti rivolti ad Israele e agli ebrei, si
avvicina ad una donna con la bandiera palestinese fra le mani per
spostarla dal palco. Di nuovo urla. La scena prosegue per diversi minuti
fino a che i contestatori non scendono dal palco a conclusione del loro
discorso/invettiva contro Israele, appoggiati in questo anche da De
Capitani che ha commentato la scena dicendo che ”tutti hanno diritto di
parlare”.I contestatori scendono dal palco, ma non vengono allontanati dalla sala.Grossman può riprendere la parola, può rispondere alle accuse di
genocidio rivolte con tanta violenza ad Israele e agli ebrei. Ed è la
risposta di un uomo, e soprattutto di uno scrittore, perchè il suo primo
invito è a “scegliere le parole giuste” per descrivere, per parlare,
per protestare. “Potete parlare di violenza, perchè molti fatti sono
accaduti, ma genocidio significa uno sterminio che non si è
verificato”. ”Israele ha occupato la Palestina non con l’idea e neanche
sulla base di una teoria che sostiene l’idea del genocidio. Sapete
tutti cosa è accaduto nel 1967, quando cinque paesi arabi ci hanno
attaccati, il resto è storia e purtroppo anche tragedia. E quindi vi
chiederei di avere più attenzione per le parole, che siano delle parole
attinenti alla realtà, attinenti alla verità”.Le sue parole, di uomo, di padre, di ebreo, di israeliano, di
pacifista, ferito in profondità dalla tragedia della guerra, vengono
accolte dal pubblico in sala da applausi scroscianti.Ma evidentemente l’odio, l’antisemitismo acceca e rende sordi, perchè al
termine della serata gli insulti e le offese verso gli ebrei sono
proseguite fuori del teatro, più violente di prima se possibile.
“Dovevano uccidervi tutti nei campi di concentramento! Siete dei
nazisti!” “Schifosi”. A chi ha chiesto loro perchè mai nessuno alzi una
voce di protesta per i diritti civili della popolazione civile violati
in Siria, risposte prive di senso: “protesteremo anche contro
l’occupazione imperialista della Siria…”.“Ciò che mi ha lasciato sgomento più di tutto, più ancora degli
insulti” ci ha detto poi Gionata Tedeschi che era fra gli spettatori in
sala ieri sera insieme a Samuel Mordechai, a Paola Sereni, Liliana
Segre, Sami Sisa, solo per citare alcuni, ӏ stato lo spazio che il
personale del teatro – quello sul palco, come quello dietro le quinte –
ha lasciato a queste persone. Nessuno è intervenuto con adeguato
tempismo per fermarli, per allontanarli. Dopo l’irruzione, dopo gli
insulti, sono rimasti in sala, come se nulla fosse accaduto”. Il tutto
aggravato dal fatto che queste persone fossero sedute nelle prime file,
quelle cioè che normalmente vengono riservate agli ospiti.“Abbiamo avuto la sgradevole sensazione di trovarci di fronte a
persone che in qualche modo si conoscevano. Sono sensazioni, ma
rimangono in mente, proprio perchè si percepiscono a pelle.
L’atteggiamento comprensivo di De Capitani, del personale del teatro,
rimane impresso perchè inatteso – quanto e più delle offese”, ha
concluso amareggiato Tedeschi.http://www.mosaico-cem.it
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