mercoledì 21 novembre 2012
Cari
amici, vorrei entrare per un momento nella vostra riunione di redazione
- so che non mi escluderete, anche se è finita, anche se non ci sono -
per portarvi un saluto e la condivisa preoccupazione per come i media
stanno (in)formando. Ho letto il pezzo di Rachel Silvera, che non
conosco personalmente ma che leggo sempre: brava, bravissima, lo farò
circolare. Mai come in questi giorni le persone si rivolgono a me. Che
cosa curiosa.Voi lo sapete: io chi sono? Eppure, nella mente di
tante e tanti mantovani, rappresento, in qualche modo, una piccola
parte del piccolo ebraismo di qui; o meglio, pensano a me come tale. E
allora, appositamente, mi telefonano, mi fermano per strada, con la
'sciarpetta', alcuni, e mi chiedono di Israele, aggiungendo - con
sguardi spudorati - riferimenti diretti al 27 gennaio. Ed io rispondo
che sono triste, innanzitutto, e che cerco di leggere il più possibile
e più fonti possibili, ma che trovo un'informazione piuttosto
allineata. Penso: "Perché lo chiedi a me? Perché hai attraversato la
strada per raggiungermi, ti sei sbracciato perché io ti vedessi,
proprio per chiedermi questo? E che c'entra, dannazione, il 27 gennaio?
Di cosa intendi incolparmi e a che titolo (mio, tuo), esattamente, a
centinaia di chilometri da laggiù? Perché il tuo sguardo del 27 gennaio
scorso - così manieratamente compassionevole! non mi piaceva neppure
quello - oggi è minaccioso, mi sfida?".Sull'autobus gli occhi di
chi mi siede di fronte cadono spesso sulla mia stella di David, oppure
sul siddur. Normalmente sono incuriositi, a volte solidali. Ieri
mattina pareva che un ragazzo mi ci volesse strozzare con questa
catenina. Non sa nulla di me, e scommetto che non sa nulla neppure dei
palestinesi e degli israeliani. Eppure, come gli è stato facile
odiarmi. E un altro pezzo di antisemitismo ha nutrito il mio Paese. Vi
abbraccio, buon lavoro.Angelica Bertellini, http://www.moked.it/
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