martedì 6 novembre 2012
Non più profughi ‘dimenticati’
di Michelle Huberman http://www.israele.net/
Se avete seguito il lavoro della mia organizzazione,
Harif, (che rappresenta gli ebrei del Medio Oriente e del Nord Africa
nel Regno Unito) saprete che fare campagna per i profughi ebrei dei
paesi arabi fino al mese scorso è stata una dura lotta.Tuttavia,
il problema è diventato generale da quando il congresso su
“Giustizia per i profughi ebrei dei paesi arabi” del mese scorso
a Gerusalemme e l’incontro alla sede dell’ONU a New York hanno
raccontato la propria storia presentando sostenitori eminenti come
Alan Dershowitz e Irwin Cotler.Circa 64 anni dopo la fondazione
dello Stato d’Israele, in quello che è stato spesso definito un
esodo dimenticato, 850.000 ebrei furono costretti a lasciare i paesi
arabi come profughi, abbandonando tutte le loro proprietà. Oltre
600.000 andarono in Israele, e fino all’ aliya russa degli anni
1990 le più grandi comunità in Israele furono marocchine e
irachene. Gli altri andarono soprattutto in Francia, Canada, nelle
Americhe, in Australia e nel Regno Unito.Oggi solo la merà circa
della popolazione israeliana è composta di ebrei dei paesi arabi e
musulmani. La principale domanda che tutti si pongono è perché
riconoscimento e riparazione sono oggi in discussione? Perché i
precedenti governi israeliani non hanno portato il problema davanti
all’ONU anni fa? In Israele il problema è quasi sconosciuto. Molti
della generazione più vecchia, che hanno ricordi traumatici di aver
assistito ad assassinii, torture e fughe o espulsioni dai paesi arabi
portando solo una valigia, hanno trovato le loro esperienze troppo
dolorose per raccontarle a figli e nipoti.Altre ragioni per cui
il governo israeliano non ha raccontato la storia dei profughi ebrei
sono state l’eurocentrismo dello stato israeliano, il desiderio di
integrare i profughi come immigranti che tornavano alla loro patria
ancestrale e la convinzione, specialmente della sinistra durante gli
anni di Oslo, che i profughi ebrei fossero un “ostacolo”alla
pace.Il problema dei diritti dei profughi è oggi un argomento
scottante nei media nazionali e internazionali. Portavoce e media
arabi sono stati attaccati. Non passa giorno senza un articolo
d’opinione su Ha’aretz, che critica o celebra l’iniziativa
diplomatica del governo israeliano.La posizione di Israele sui
profughi ebrei è cambiata solo da quando il partito Yisrael Beytenu
è entrato nel governo di coalizione nel 2009 sulla piattaforma di
una diplomazia su base dei diritti.Costruita su una risoluzione
del congresso che richiedeva la parità per i profughi ebrei e
palestinesi nel 2008 e una legge della Knesset del 2010 che faceva
della compensazione ai profughi ebrei una condizione per un accordo
di pace, l’iniziativa di fare dei profughi ebrei un problema
politico è venuta dal vice primo ministro Danny Ayalon, figlio di un
padre profugo algerino.Nel 2010 scrisse un editoriale nel
Jerusalem Post intitolato “Sono un profugo”. Questo fu seguito da
editoriali internazionali e da un video informativo, “La verità
sui profughi,” che ha già avuto oltre un milione di spettatori.
Danny Ayalon è stato la forza portante dietro al congresso e
all’incontro ONU del mese scorso.Allo stesso tempo, il Ministro
degli Esteri ha lanciato una pagina Facebook chiamata “Sono un
profugo”: qualunque profugo poteva caricare la sua storia online,
smentendo chi sosteneva che gli ebrei avessero lasciato i paesi arabi
di loro volontà.Descrivendo il convegno di Gerusalemme come
“storico,” Danny Ayalon ha detto: “lavoreremo per ottenere
giustizia per i profughi ebrei, che furono espulsi e torturati, e i
cui diritti sono stati calpestati.” Il convegno ha emesso una
dichiarazione che impegna il governo israeliano ad includere la
storia degli ebrei del Medio Oriente e del Nord Africa nel corso di
studi scolastico, a costruire un museo che commemora la loro ricca
tradizione ed ad aggiungere un Giorno della Memoria al calendario.In
Israele, la mancanza di conoscenza elementare, insieme al fatto che
molti della vecchia generazione tengono nascoste le loro storie, ha
portato i giovani israeliani ingenui ad ignorare i propri diritti,
pur ascoltando la “narrazione”dei nemici di Israele.Il lavoro
non è finito, sta solo cominciando. E stiamo aspettando di
annunciare la data per un Giorno dei Profughi Ebrei da inserire nel
calendario ebraico. La vera sfida consiste nel preparare un programma
educativo non solo per le scuole israeliane, ma anche per insegnare
agli ebrei della Diaspora la storia degli ebrei dei paesi
arabi.Organizzazioni come JJAC, Harif e JIMENA continueranno a
lavorare a fianco del Ministero degli Esteri per incitare ad inserire
programmi educativi simili nel Regno Unito e in America.Dobbiamo
ringraziare Danny Ayalon e l’attuale governo per aver inserito
questo problema fermamente nell’agenda internazionale. I profughi
dimenticati non lo sono più.(Da: Jerusalem Post, 17.10.12)
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La storia questa sconosciuta
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